
Il Santo Padre resta in prognosi riservata, sempre necessario l’ossigeno. Primi lievi segnali positivi a livello polmonare. Spunta un’insufficienza renale. «Bergoglio è vigile e ha partecipato alla messa domenicale».
Dopo la grave crisi respiratoria asmatiforme di sabato, che ha richiesto anche l’applicazione di ossigeno ad alti flussi, ieri la situazione clinica del Papa è apparsa più stazionaria.
La notte tra sabato e domenica, secondo quanto riportato dalla sala stampa vaticana, è «trascorsa tranquilla» e «il Papa ha riposato», mentre durante il giorno è rimasto vigile e ha partecipato alla messa. In mattinata, poi, sono stati effettuati nuovi esami clinici, i cui risultati sono stati resi noti soltanto in serata nel consueto bollettino. «Le condizioni del Santo Padre permangono critiche», si legge nella nota. «Tuttavia da ieri sera non ha presentato ulteriori crisi respiratorie. Ha effettuato le due unità di emazie concentrate (trasfusioni, ndr) con beneficio e con risalita del valore di emoglobina. Stabile è rimasta la piastrinopenia (la carenza di piastrine, ndr); tuttavia alcuni esami sanguigni dimostrano una iniziale, lieve, insufficienza renale, allo stato sotto controllo. Prosegue l’ossigenoterapia ad alti flussi attraverso le cannule nasali». «La complessità del quadro clinico e l’attesa necessaria affinché le terapie farmacologiche possano dare qualche riscontro», conclude il bollettino, «impongono che la prognosi resti riservata».
Ieri, intanto, il profilo X di papa Francesco è tornato a cinguettare per i milioni di fedeli che lo seguono. «In questi giorni mi sono giunti tanti messaggi di affetto e mi hanno particolarmente colpito le lettere e i disegni dei bambini», si legge in un post, «Grazie per questa vicinanza e per le preghiere di conforto che ho ricevuto da tutto il mondo». Poco prima, a interrompere un silenzio che si protraeva dal 16 febbraio, la ripresa delle comunicazioni social è stata affidata a un messaggio di speranza, lo stesso inviato ieri mattina ai diaconi radunatisi a San Pietro: «Vi esorto a continuare con gioia il vostro apostolato e - come ci suggerisce il Vangelo di oggi - a essere segno di un amore che abbraccia tutti, che trasforma il male in bene e genera un mondo fraterno. Non abbiate paura di rischiare l’amore!».
Il Santo Padre non ha fatto mancare le sue parole nemmeno per l’Angelus, benché rilasciate in forma scritta. «Da parte mia», ha annunciato, «proseguo fiducioso il ricovero al Policlinico Gemelli, portando avanti le cure necessarie; e anche il riposo fa parte della terapia! Ringrazio di cuore i medici e gli operatori sanitari di questo ospedale per l’attenzione che mi stanno dimostrando e per la dedizione con cui svolgono il loro servizio tra le persone malate». Nonostante la malattia, il Pontefice ha mantenuto la sua consueta attenzione alle guerre che insanguinano il mondo: «Si compie domani (oggi per chi legge, ndr) il terzo anniversario della guerra su larga scala contro l’Ucraina: una ricorrenza dolorosa e vergognosa per l’intera umanità!». «Mentre rinnovo la mia vicinanza al martoriato popolo ucraino», ha aggiunto Francesco, «vi invito a ricordare le vittime di tutti i conflitti armati e a pregare per il dono della pace in Palestina, in Israele e in tutto il Medio Oriente, in Myanmar, nel Kivu e in Sudan».
La messa per il Giubileo dei diaconi, nella basilica di San Pietro, è stata celebrata al suo posto da monsignor Rino Fisichella, pro-prefetto del dicastero per l’Evangelizzazione. «Nella celebrazione eucaristica dove la comunione assume una dimensione più piena e significativa», ha detto l’arcivescovo prima di leggere l’omelia del Pontefice, «sentiamo il Papa, benché in un letto d’ospedale, vicino e presente in mezzo a noi. Questo ci obbliga a rendere ancora più forte e più intensa la nostra preghiera perché il Signore lo assista nel momento della prova e della malattia».
«Al Santo Padre va il nostro pensiero e la nostra fervente preghiera per la sua salute», ha affermato invece il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato della Santa Sede, durante la messa da lui presieduta nella cattedrale di Sant’Alessandro di Bergamo, per l’ordinazione episcopale di monsignor Maurizio Bravi. Il numero uno della Cei, il cardinale e arcivescovo di Bologna Matteo Maria Zuppi, alle 20 di ieri ha guidato la recita del rosario nella chiesa felsinea di San Domenico. «Vogliamo stringerci al Santo Padre», ha dichiarato il porporato, «chiedendo al Signore di sostenerlo in questo momento di sofferenza, perché trovi sollievo e possa ristabilirsi al più presto. Sarà un modo concreto per rinnovargli la vicinanza e l’affetto delle comunità ecclesiali italiane, che da giorni hanno intensificato la loro preghiera».
La diocesi di Roma, invece, si è stretta intorno al Papa durante la messa presieduta dal cardinale vicario Baldassare Reina, alle 17.30 di ieri, nella basilica di San Giovanni in Laterano. Tutti i fedeli sono stati invitati dal celebrante, «in comunione di fede e di preghiera, ciascuno nella propria comunità̀» a innalzare «al Signore la nostra supplica per il Santo Padre, affinché́ lo sostenga con la sua grazia e lo ricolmi della forza necessaria per attraversare questo momento di prova».
A preoccuparsi per il pontefice, però, non c’è solo l’alto clero. Da quando le condizioni di salute si sono aggravate, fedeli provenienti da tutto il mondo continuano a radunarsi nel piazzale del Policlinico Gemelli, sotto la statua di Papa Giovanni II, per accompagnarlo in questo momento di prova. Un gruppo piuttosto nutrito di essi, tra cui anche diversi giovani, si è trovato ieri a mezzogiorno per recitare l’Angelus, alla presenza dell’ex vicario di Roma, il cardinale Angelo De Donatis.






