Il ministero della Sanità libanese ha aggiornato il numero delle persone uccise dall’inizio degli attacchi delle Idf: sono 634. Parallelamente, il governo di Beirut ha fornito anche le cifre degli sfollati, arrivati a oltre 800.000. Una cifra molto significativa in un Paese che ha meno di sette milioni di abitanti.
L’aviazione israeliana sta continuando a martellare la valle della Bekaa, roccaforte di Hezbollah nel Libano orientale, dove l’ultimo raid ha causato la morte di sette persone e il ferimento di altre 18. In questo caso, le vittime apparterrebbero, secondo l’agenzia di stampa nazionale Nna, a una famiglia siriana di rifugiati che abitava nel villaggio di Tamnine el-Tahta. Tel Aviv ha individuato tre obiettivi principali in Libano: l’area a Sud nel governatorato di Tiro, la periferia meridionale di Beirut, in particolare il quartiere di Dahieh e la valle delle Bekaa, sul confine siriano. Quest’ultima ha visto anche due operazioni con gli elicotteri, mentre gli ultimi attacchi a Sud hanno preso di mira il villaggio di Ash-Shihabiyah, dove Israele ha già eliminato alcuni leader della Forza Radwan, il gruppo d’élite del movimento sciita filo iraniano.
A Beirut tre missili hanno sventato un palazzo nel centro cittadino sospettato di essere un centro di comando di Hamas. L’Idf ha emesso un nuovo ordine di evacuazione per gli abitanti della periferia meridionale della capitale, mentre Hezbollah ha ribadito la fedeltà alla nuova Guida suprema e ha dichiarato di aver adottato misure ferme ed efficaci per resistere contro l’occupazione, l’aggressione e l’oppressione. L’esercito israeliano ha risposto che «non esiterà a prendere di mira chiunque si trovi nelle vicinanze dei membri di Hezbollah, delle loro strutture o dei loro mezzi di combattimento».
L’ambasciatore israeliano all’Onu ha detto che «Hezbollah non vuole difendere il Libano, ma servire gli interessi iraniani». Il Partito di Dio ha già lanciato contro Tel Aviv 880 razzi, alcune decine di fronti e missili anticarro; l’Idf si sta preparando a un significativo aumento di lanci.
Al Jazeera ha annunciato che nuovi attacchi aerei israeliani hanno colpito altre due città nel Libano meridionale, Toul, nel distretto di Nabatieh, e Zrarieh, nel distretto di Sidone.
L’esercito nazionale libanese si sta ritirando da diverse zone del Sud della nazione per evitare situazioni di conflitto, perché, nonostante i numerosi appelli del governo di Beirut di lasciare il monopolio della forza alle forze armate, la situazione sul campo rimane fuori controllo. L’Onu, per bocca del capo degli affari politici, ha chiesto ad Hezbollah di cessare i suoi attacchi contro Israele e di cooperare con gli sforzi del governo per affermare la piena autorità statale. Allo stesso tempo Tel Aviv deve interrompere la sua campagna militare in Libano e ritirare le sue forze dal territorio.
Il presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha affrontato il tema del Libano nel suo discorso al Senato esprimendo preoccupazione per la missione delle Nazioni Unite Unifil, che vede la presenza di oltre 1.000 militari italiani, e perplessità sulle regole di ingaggio che la missione ha sempre avuto ma che non erano e non sarebbero sufficienti per la crisi attuale.
Meloni ha chiesto che la sicurezza del personale delle Nazioni Unite venga garantita in ogni momento, facendo una richiesta specifica a Israele e condannando l’attacco che ha colpito il contingente ghanese.
Una preoccupazione condivisa dall’ambasciatore francese all’Onu, anche a nome di tutte le nazioni partecipanti all’Unifil. Lapidarie, invece, le parole di Donald Trump, che ha dichiarato: «Noi amiamo il Libano e il popolo libanese, ma dobbiamo liberarci di Hezbollah», facendo capire che il conflitto nel Paese dei Cedri non sarà breve.



