In Emilia Romagna chiunque necessiti di un pronto soccorso può essere costretto a saldare il conto, anche se è in gravi condizioni. In Toscana pagano 50 euro sia i codici bianchi, sia i verdi; in Campania, Veneto e Lombardia 25 euro solamente quelli meno critici.
In Emilia Romagna chiunque necessiti di un pronto soccorso può essere costretto a saldare il conto, anche se è in gravi condizioni. In Toscana pagano 50 euro sia i codici bianchi, sia i verdi; in Campania, Veneto e Lombardia 25 euro solamente quelli meno critici.Nascere in una Regione o in un’altra in Italia non è lo stesso. Si sa. E anche finire in un pronto soccorso piuttosto che in un altro può fare la differenza. Se non altro in termini economici. Il ministero della Salute prevede il pagamento di un ticket (il cui importo varia ra seconda delle varie Regioni) per le prestazioni erogate in pronto soccorso ospedaliero classificate con codice «bianco» (prestazioni non urgenti, paziente in condizioni non critiche ad eccezione di traumi ed avvelenamenti acuti) non seguite da ricovero. Sono esclusi dal pagamento i minori di 14 anni e gli assistiti che godono di esenzione. Il ticket non è previsto per le prestazioni erogate a pazienti cui è stato attribuito: codice rosso (paziente molto critico); codice giallo (paziente mediamente critico); codice verde (paziente poco critico). Fin qui tutto chiaro, ma al contrario di quanto scritto sul sito del ministero della Salute, a variare di Regione in Regione non è solo l’importo da pagare, ma anche il codice con cui si impone il pagamento a chi non gode di esenzioni.Lo spunto dell’indagine nasce da un fatto di cronaca: una donna accede e viene dimessa in un pronto soccorso di Piacenza con codice verde. Alle dimissioni le viene chiesto di pagare immediatamente un ticket da 25 euro più le visite specialistiche per un totale di 92 euro, da pagare il giorno stesso. La donna è la fidanzata di Filippo Merli un giornalista di Italia Oggi che denuncia il fatto sulle colonne del quotidiano per cui scrive. Eppure, quanto accaduto, in Emilia Romagna è nient’altro che ordinaria amministrazione. La Regione considerata fiore all’occhiello della sanità (almeno dal suo governatore Stefano Bonaccini) non segue i colori dei codici per decidere chi deve pagare e chi no. L’ospedale Sant’Orsola di Bologna, interpellato da La Verità, ad esempio ha chiarito: «Indipendentemente dal colore assegnato il ticket è dovuto, salvo casi particolari o essere in possesso di esenzione relativa alla patologia per la quale ha effettuato l’ingresso al pronto soccorso». Si evince, quindi, che, per ipotesi assurda, anche un codice arancione non seguito da ricovero potrebbe essere costretto a pagare il ticket, se giudicato come accesso inappropriato. I siti web delle Aziende sanitarie locali della Regione riportano: «Le cure in pronto soccorso sono gratuite nei soli casi di accesso considerati appropriati. L’accesso non appropriato al pronto soccorso comporta invece il pagamento di un ticket». Per dare un dato di esempio prendiamo i numeri dei codici verdi in tutti gli ospedali di Bologna nel 2022. Su un totale di 352.880 accessi 170.514 sono stati codici verdi, quasi il 50%. Un bel guadagno rispetto alle altre Regioni. Che l’Emilia Romagna incassi tanto con i ticket sanitari lo conferma anche uno studio prodotto da Osservatorio Cpi: è tra le Regioni (insieme a Valle d’Aosta, Toscana e province autonome) con la più alta spesa procapite in ticket per servizi sanitari. Questo, tuttavia, non ha impedito un buco da 800 milioni nella sanità. A proposito di altre regioni, l’Emilia Romagna non è l’unica a far pagare il ticket con codici diversi da quello bianco. Accade anche in Toscana: nell’altra Regione guidata dal centro sinistra, che infatti, sempre secondo l’osservatorio Cpi, incassa molto con i ticket sanitari, per le situazioni ritenute non gravi, classificate in pronto soccorso con codice di priorità 4 e 5 si paga il conto. E, attenzione, perché il ticket raddoppia: si paga addirittura 50 euro per la prima visita al pronto soccorso da aggiungere naturalmente a tutte le analisi diagnostiche eventualmente prescritte. Anche in Toscana non si fa riferimento ai colori ma, escludendo dal pagamento i codici di priorità 1,2 e 3, si può naturalmente ritenere che i numeri possano essere paragonati ai colori, dove gli ultimi due (il 4 e il 5) possono essere paragonati al verde e al bianco.Pure in Veneto funziona così: la giunta regionale, con una delibera pubblicata il 20 dicembre 2011, ha stabilito che saranno soggetti al pagamento del ticket sanitario tutti i pazienti che, alla dimissione dal pronto soccorso, abbiano ricevuto un codice bianco o verde. In Veneto, però, al contrario di Emilia Romagna e Toscana, la spesa per ticket sanitari e farmaci risulta bilanciata, sempre secondo lo studio di Osservatorio Cpi.In Lombardia si paga il ticket e le eventuali analisi diagnostiche prescritte solo per i codici bianchi: a tutti i cittadini identificati dal medico di pronto soccorso con codice verde, giallo o rosso è garantita l’erogazione gratuita di tutte le prestazioni di pronto soccorso.Spostandosi più a Sud, prendiamo l’esempio della Campania. Lì il ticket si paga con il codice bianco, ma se prima si pagava 50 euro per ogni prima visita di pronto soccorso, adesso la cifra si è uniformata a quella delle altre Regioni, dimezzandosi a 25 euro.Insomma Regione che vai, sanità che trovi e naturalmente con l’autonomia differenziata le cose difficilmente miglioreranno dal punto di vista dell’uniformità dei servizi erogati. Il tema era stato sollevato già ai tempi dell’ex ministro della Salute Beatrice Lorenzin, ma né lei né i suoi successori (Giulia Grillo prima e Roberto Speranza poi), sono riusciti a risolvere questa disparità. Ora decidere se intervenire o meno spetta all’attuale ministro della Salute Orazio Schillaci.
Antonio Tajani (Ansa)
Il ministro degli Esteri annuncia il dodicesimo pacchetto: «Comitato parlamentare informato». Poco dopo l’organo smentisce: «Nessuna comunicazione». Salvini insiste: «Sconcerto per la destinazione delle nostre risorse, la priorità è fermare il conflitto».
Non c’è intesa all’interno della maggioranza sulla fornitura di armi a Kiev. Un tema sul quale i tre partiti di centrodestra non si sono ancora mai spaccati nelle circostanze che contano (quindi al momento del voto), trovando sempre una sintesi. Ma se fin qui la convergenza è sempre finita su un sì agli aiuti militari, da qualche settimana la questione sembrerebbe aver preso un’altra piega. Il vicepremier Matteo Salvini riflette a fondo sull’opportunità di inviare nuove forniture: «Mandare aiuti umanitari, militari ed economici per difendere i civili e per aiutare i bambini e sapere che una parte di questi aiuti finisce in ville all’estero, in conti in Svizzera e in gabinetti d’oro, è preoccupante e sconcertate».
La caserma Tenente Francesco Lillo della Guardia di Finanza di Pavia (Ansa)
La confessione di un ex imprenditore getta altre ombre sul «Sistema Pavia»: «Il business serviva agli operatori per coprire attività illecite come il traffico di droga e armi. Mi hanno fatto fuori usando la magistratura. Il mio avversario? Forse un parente di Sempio».
Nel cuore della Lomellina, dove sono maturate le indagini sull’omicidio di Garlasco e dove sono ora concentrate quelle sul «Sistema Pavia», si sarebbe consumata anche una guerra del riso. Uno scontro tra titani europei della produzione, che da sempre viaggia sotto traccia ma che, ora che i riflettori sull’omicidio di Chiara Poggi si sono riaccesi, viene riportata alla luce. A stanare uno dei protagonisti della contesa è stato Andrea Tosatto, scrittore con due lauree (una in Psicologia e una in Filosofia) e una lunghissima serie di ironiche produzioni musicali (e non solo) sul caso Garlasco. Venerdì ha incontrato Fabio Aschei, che definisce «uno con tante cose da raccontare su ciò che succedeva nella Garlasco di Chiara Poggi».
Outlook IEA aumenta la domanda di petrolio. Dominio green cinese con il carbone. CATL porta in Spagna 2.000 lavoratori cinesi. Sanzioni USA sui chip, Pechino in difficoltà. Nord stream, scontro Polonia-Germania.
Non solo i water d’oro: dettagli choc nell’inchiesta che scuote i vertici del Paese. I media locali: la gente è senza luce e quelli se la spassano. La Corte dei Conti Ue già nel 2021 parlava di corruzione insanabile.
Con lo scandalo nel settore energetico è iniziato il momento più buio per il presidente Zelensky. I vertici di Kiev tentano di prendere le distanze dai protagonisti dell’inchiesta sulla corruzione. Ma con scarsi risultati. Il popolo è ben consapevole che chi conduceva una vita agiata faceva parte della cerchia ristretta del leader.





