True
2020-07-16
Ospitare i migranti sulle navi da crociera ci costa 4.800 euro a persona ogni mese
Ansa
Se ci era sembrata una mostruosità spendere 1,2 milioni di euro per la quarantena sul Moby Zaza, oggi possiamo solo dire che il governo giallorosso ha superato ogni decenza nell'accogliere clandestini che sbarcano, infetti, sulle nostre coste. Il bando pubblicato dalla Protezione civile per la nuova nave per la quarantena prevede la somma di 4.037.475 euro, più Iva, per la permanenza a bordo di 285 persone, di cui 250 migranti, per un periodo di 101 giorni.
Questo significa che «i cittadini italiani, molti dei quali senza reddito, senza forme di sostegno, con le loro tasse sono costretti a spendere 40.000 euro al giorno, ovvero 160 euro per migrante», protesta l'onorevole Paolo Grimoldi, segretario della Lega Lombarda, che ha calcolato quanto graverà sugli italiani questa spesa ingiusta: 4.800 euro al mese per clandestino accolto su una nave provvista di ogni comfort. Già dobbiamo sostenere il costo di 1,2 milioni di euro, più Iva e per la durata di 30 giorni, del traghetto Moby Zaza della Compagnia italiana di navigazione (Cin), operativo dal 12 maggio e che a Porto Empedocle ospita migranti positivi al Covid-19. Il contratto di affitto, in scadenza, era stato prorogato al 13 luglio dal ministro dell'Interno, Luciana Lamorgese e poi di altri dieci dieci giorni per consentire la conclusione del periodo di quarantena. Una spesa altissima, se confrontata con i 30-40 euro del costo giornaliero di un migrante in una struttura di accoglienza.
Lo scorso aprile, per parcheggiare in quarantena i clandestini, il ministro Paola De Micheli fece pubblicare sul sito del suo ministero dei Trasporti, della Protezione civile e della Croce rossa, un «Avviso per la presentazione di manifestazioni di interesse per il servizio di noleggio di unità navali battenti bandiera italiana e/o comunitaria». Il corrispettivo previsto dal bando era di 1.199.250 ero, più Iva, per i 30 giorni di esecuzione dell'appalto. Se la nave veniva utilizzata per più tempo (come sta accadendo), la cifra aumentava proporzionalmente. Quindi il conto sarà più salato rispetto agli 1,2 milioni di euro previsti inizialmente. Adesso, per un noleggio di più di tre mesi, le cifre chiaramente aumentano e il governo non batte ciglio nello stanziare fondi per la quarantena dei clandestini.
Potrebbe chiudere i porti, bloccare l'ondata di sbarchi giunta a quasi quota 10.000 (9.706 per l'esattezza) da inizio anno e provvedere alle esigenze degli italiani rimasti senza lavoro per l'emergenza Covid-19. Invece pubblica bandi per spendere milioni di euro nella sistemazione di comode cabine con servizi, vista mare e su Palermo. «Ricordiamo che questi clandestini spacciati per profughi provengono principalmente da Tunisia e Bangladesh, dove da oltre mezzo secolo non si combattono guerre», fa presente Grimoldi, «Sono migranti economici che non hanno alcun requisito per ottenere una forma di protezione, ma dovremo mantenere per i prossimi due anni in attesa del rigetto definitivo alla loro domanda di asilo e al successivo appello. E chi paga il conto? Gli italiani, gli stessi che non hanno la Cig, non hanno i sostegni promessi, ma devono pagare tutte le tasse, tutte le tasse entro fine luglio». Il governo ha previsto pure uno stanziamento di 310 milioni di euro per intensificare le procedure di riconoscimento della cittadinanza italiana e, per garantire la continuità delle attività e dei servizi di accoglienza dei progetti Siproimi (Sistema di protezione per titolari di protezione internazionale e minori stranieri non accompagnati), il ministro dell'Interno ha emanato un decreto per il finanziamento di oltre 172 milioni di euro, dal 1° luglio al 31 dicembre 2020. Senza contare quanto costa sottoporre migliaia di migranti al test del tampone, in forma gratuita per loro, a pagamento per noi cittadini.
Intanto gli abitanti di Lampedusa devono subire sbarchi quotidiani e vivere nell'angoscia di finire contagiati. «Il centro di accoglienza dell'isola sta scoppiando, vi sono più di 600 migranti, laddove la capienza massima è di 96 posti», ha scritto al capo della polizia, Franco Gabrielli, il segretario generale del sindacato di polizia Coisp, Domenico Pianese, segnalando che poliziotti sono «solo poche decine». Gli agenti, oltre a essere sottoposti a turni di lavoro massacranti, «devono garantire anche il servizio di scorta in nave verso Porto Empedocle, lasciando così l'isola sguarnita da controlli». Pianese non usa mezzi termini: «Siamo allo stremo delle forze, siamo seduti su una polveriera pronta a esplodere e abbiamo paura».
Voleva regolarizzare i clandestini. Ora Ricciardi chiude agli americani
Aprite tutto. Anzi no, chiudete tutto. Non è facile stare dietro a Walter Ricciardi, il medico e membro italiano del comitato esecutivo dell'Oms, nonché consigliere del ministro Speranza.
Ieri, in un'intervista a Repubblica di cui abbiamo apprezzato il linguaggio strettamente tecnico (il virus, ha detto, «è una brutta bestia, evoluta per diffondersi. Ha trovato il giusto equilibrio: non tanto grave da impedire a molti infettati di circolare, ma pur sempre pericoloso») il medico ha proposto di chiudere gli aeroporti. «A febbraio», ha detto, «avevamo chiuso solo i voli diretti. Oggi blocchiamo anche chi viene da un Paese a rischio con un volo indiretto. Abbiamo poi l'obbligo di quarantena per gli arrivi da fuori Schengen. Eppure sembra non bastare. Dovremmo chiudere i voli con alcuni Stati degli Usa. Quel che avviene il è sconcertante. Il paese a cui tutti guardiamo per gli studi scientifici sul Covid è fuori controllo. Dobbiamo difenderci dai paesi che fanno poco o nulla per frenare il virus».
Che la situazione negli Usa sia grave non ci piove, anche se sarebbe più credibile un esperto che lo affermasse senza aver condiviso a suo tempo un tweet di Michael Moore in cui si vedeva un tizio impegnato a prendere a calci e a bastonate un pupazzo di Donald Trump. Ma d'altra parte anche i camici bianchi hanno le loro preferenze geopolitiche: Ricciardi non può vedere gli Usa, mentre sembra avere un debole per i cinesi. E infatti, nella stessa intervista, ha detto che sulle scuole «dovremmo ispirarci ai Paesi orientali. Cina e Corea del Sud sembrano aver limitato i contagi». Magari relativamente alle scuole ha pure ragione, anche se ogni tanto sarebbe bene ricordare che l'aggettivo «sconcertante» andrebbe innanzitutto applicato alla primissima fase della gestione del virus da parte di Pechino, senza la quale non saremmo oggi qui a discutere di Covid.
Ma già a metà marzo Ricciardi si fece notare per un tweet in cui, dopo aver attaccato il governo inglese, se ne usciva con un «Viva l'Italia, viva l'Unione Europea, grazie Cina». Allora era sulla questione dei respiratori, ma, insomma, pare di capire che, ora per un motivo, domani per un altro, la Cina resti il modello del nostro luminare. Ma c'è un altro aspetto che colpisce: l'uomo che oggi chiede di erigere la linea Maginot alla dogana per i voli dagli Usa è lo stesso che, a metà aprile, firmò un documento redatto dagli economisti Leonardo Becchetti e Tito Boeri per la regolarizzazione di migranti clandestini. Si trattava di un appello in cui 350 accademici chiedevano una sanatoria per gli irregolari e il rilascio a tutti gli stranieri in condizioni di soggiorno illegale di un permesso di soggiorno, tale da farli iscrivere al Servizio sanitario nazionale.
Insomma, la solita tana libera tutti, che peraltro avrebbe avuto come effetto non secondario quello di lanciare l'ennesimo messaggio urbi et orbi: «Venite pure, con ogni mezzo, prima o poi le cose si aggiusteranno». Che quei clandestini arrivino magari da Paesi a rischio, che ne abbiano attraversati altri durante il viaggio, che siano stati a bordo di carrette del mare stipate all'inverosimile, poco conta: strappa più applausi una porta in faccia a Trump che un porto chiuso ai clandestini.
Continua a leggereRiduci
La Protezione civile ha pubblicato un bando da 4 milioni più Iva per la quarantena al largo di 250 richiedenti asilo per 101 giorni.Al consigliere di Roberto Speranza gli stranieri piacciono irregolari: «Stoppare i voli dagli Usa».Lo speciale contiene due articoli.Se ci era sembrata una mostruosità spendere 1,2 milioni di euro per la quarantena sul Moby Zaza, oggi possiamo solo dire che il governo giallorosso ha superato ogni decenza nell'accogliere clandestini che sbarcano, infetti, sulle nostre coste. Il bando pubblicato dalla Protezione civile per la nuova nave per la quarantena prevede la somma di 4.037.475 euro, più Iva, per la permanenza a bordo di 285 persone, di cui 250 migranti, per un periodo di 101 giorni. Questo significa che «i cittadini italiani, molti dei quali senza reddito, senza forme di sostegno, con le loro tasse sono costretti a spendere 40.000 euro al giorno, ovvero 160 euro per migrante», protesta l'onorevole Paolo Grimoldi, segretario della Lega Lombarda, che ha calcolato quanto graverà sugli italiani questa spesa ingiusta: 4.800 euro al mese per clandestino accolto su una nave provvista di ogni comfort. Già dobbiamo sostenere il costo di 1,2 milioni di euro, più Iva e per la durata di 30 giorni, del traghetto Moby Zaza della Compagnia italiana di navigazione (Cin), operativo dal 12 maggio e che a Porto Empedocle ospita migranti positivi al Covid-19. Il contratto di affitto, in scadenza, era stato prorogato al 13 luglio dal ministro dell'Interno, Luciana Lamorgese e poi di altri dieci dieci giorni per consentire la conclusione del periodo di quarantena. Una spesa altissima, se confrontata con i 30-40 euro del costo giornaliero di un migrante in una struttura di accoglienza. Lo scorso aprile, per parcheggiare in quarantena i clandestini, il ministro Paola De Micheli fece pubblicare sul sito del suo ministero dei Trasporti, della Protezione civile e della Croce rossa, un «Avviso per la presentazione di manifestazioni di interesse per il servizio di noleggio di unità navali battenti bandiera italiana e/o comunitaria». Il corrispettivo previsto dal bando era di 1.199.250 ero, più Iva, per i 30 giorni di esecuzione dell'appalto. Se la nave veniva utilizzata per più tempo (come sta accadendo), la cifra aumentava proporzionalmente. Quindi il conto sarà più salato rispetto agli 1,2 milioni di euro previsti inizialmente. Adesso, per un noleggio di più di tre mesi, le cifre chiaramente aumentano e il governo non batte ciglio nello stanziare fondi per la quarantena dei clandestini. Potrebbe chiudere i porti, bloccare l'ondata di sbarchi giunta a quasi quota 10.000 (9.706 per l'esattezza) da inizio anno e provvedere alle esigenze degli italiani rimasti senza lavoro per l'emergenza Covid-19. Invece pubblica bandi per spendere milioni di euro nella sistemazione di comode cabine con servizi, vista mare e su Palermo. «Ricordiamo che questi clandestini spacciati per profughi provengono principalmente da Tunisia e Bangladesh, dove da oltre mezzo secolo non si combattono guerre», fa presente Grimoldi, «Sono migranti economici che non hanno alcun requisito per ottenere una forma di protezione, ma dovremo mantenere per i prossimi due anni in attesa del rigetto definitivo alla loro domanda di asilo e al successivo appello. E chi paga il conto? Gli italiani, gli stessi che non hanno la Cig, non hanno i sostegni promessi, ma devono pagare tutte le tasse, tutte le tasse entro fine luglio». Il governo ha previsto pure uno stanziamento di 310 milioni di euro per intensificare le procedure di riconoscimento della cittadinanza italiana e, per garantire la continuità delle attività e dei servizi di accoglienza dei progetti Siproimi (Sistema di protezione per titolari di protezione internazionale e minori stranieri non accompagnati), il ministro dell'Interno ha emanato un decreto per il finanziamento di oltre 172 milioni di euro, dal 1° luglio al 31 dicembre 2020. Senza contare quanto costa sottoporre migliaia di migranti al test del tampone, in forma gratuita per loro, a pagamento per noi cittadini. Intanto gli abitanti di Lampedusa devono subire sbarchi quotidiani e vivere nell'angoscia di finire contagiati. «Il centro di accoglienza dell'isola sta scoppiando, vi sono più di 600 migranti, laddove la capienza massima è di 96 posti», ha scritto al capo della polizia, Franco Gabrielli, il segretario generale del sindacato di polizia Coisp, Domenico Pianese, segnalando che poliziotti sono «solo poche decine». Gli agenti, oltre a essere sottoposti a turni di lavoro massacranti, «devono garantire anche il servizio di scorta in nave verso Porto Empedocle, lasciando così l'isola sguarnita da controlli». Pianese non usa mezzi termini: «Siamo allo stremo delle forze, siamo seduti su una polveriera pronta a esplodere e abbiamo paura». <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/ospitare-i-migranti-sulle-navi-da-crociera-ci-costa-4-800-euro-a-persona-ogni-mese-2646414710.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="voleva-regolarizzare-i-clandestini-ora-ricciardi-chiude-agli-americani" data-post-id="2646414710" data-published-at="1594839523" data-use-pagination="False"> Voleva regolarizzare i clandestini. Ora Ricciardi chiude agli americani Aprite tutto. Anzi no, chiudete tutto. Non è facile stare dietro a Walter Ricciardi, il medico e membro italiano del comitato esecutivo dell'Oms, nonché consigliere del ministro Speranza. Ieri, in un'intervista a Repubblica di cui abbiamo apprezzato il linguaggio strettamente tecnico (il virus, ha detto, «è una brutta bestia, evoluta per diffondersi. Ha trovato il giusto equilibrio: non tanto grave da impedire a molti infettati di circolare, ma pur sempre pericoloso») il medico ha proposto di chiudere gli aeroporti. «A febbraio», ha detto, «avevamo chiuso solo i voli diretti. Oggi blocchiamo anche chi viene da un Paese a rischio con un volo indiretto. Abbiamo poi l'obbligo di quarantena per gli arrivi da fuori Schengen. Eppure sembra non bastare. Dovremmo chiudere i voli con alcuni Stati degli Usa. Quel che avviene il è sconcertante. Il paese a cui tutti guardiamo per gli studi scientifici sul Covid è fuori controllo. Dobbiamo difenderci dai paesi che fanno poco o nulla per frenare il virus». Che la situazione negli Usa sia grave non ci piove, anche se sarebbe più credibile un esperto che lo affermasse senza aver condiviso a suo tempo un tweet di Michael Moore in cui si vedeva un tizio impegnato a prendere a calci e a bastonate un pupazzo di Donald Trump. Ma d'altra parte anche i camici bianchi hanno le loro preferenze geopolitiche: Ricciardi non può vedere gli Usa, mentre sembra avere un debole per i cinesi. E infatti, nella stessa intervista, ha detto che sulle scuole «dovremmo ispirarci ai Paesi orientali. Cina e Corea del Sud sembrano aver limitato i contagi». Magari relativamente alle scuole ha pure ragione, anche se ogni tanto sarebbe bene ricordare che l'aggettivo «sconcertante» andrebbe innanzitutto applicato alla primissima fase della gestione del virus da parte di Pechino, senza la quale non saremmo oggi qui a discutere di Covid. Ma già a metà marzo Ricciardi si fece notare per un tweet in cui, dopo aver attaccato il governo inglese, se ne usciva con un «Viva l'Italia, viva l'Unione Europea, grazie Cina». Allora era sulla questione dei respiratori, ma, insomma, pare di capire che, ora per un motivo, domani per un altro, la Cina resti il modello del nostro luminare. Ma c'è un altro aspetto che colpisce: l'uomo che oggi chiede di erigere la linea Maginot alla dogana per i voli dagli Usa è lo stesso che, a metà aprile, firmò un documento redatto dagli economisti Leonardo Becchetti e Tito Boeri per la regolarizzazione di migranti clandestini. Si trattava di un appello in cui 350 accademici chiedevano una sanatoria per gli irregolari e il rilascio a tutti gli stranieri in condizioni di soggiorno illegale di un permesso di soggiorno, tale da farli iscrivere al Servizio sanitario nazionale. Insomma, la solita tana libera tutti, che peraltro avrebbe avuto come effetto non secondario quello di lanciare l'ennesimo messaggio urbi et orbi: «Venite pure, con ogni mezzo, prima o poi le cose si aggiusteranno». Che quei clandestini arrivino magari da Paesi a rischio, che ne abbiano attraversati altri durante il viaggio, che siano stati a bordo di carrette del mare stipate all'inverosimile, poco conta: strappa più applausi una porta in faccia a Trump che un porto chiuso ai clandestini.
Barack Obama e Angela Merkel (Getty Images)
La vicenda è descritta, con dovizia di fonti e particolari, in un libro appena uscito in Germania, scritto dal vicedirettore del settimanale Die Zeit, Holger Stark, con una trentennale esperienza di corrispondente dagli Usa.
Tutto parte da un’attività di intelligence del servizio segreto tedesco per l’estero (Bnd), che aveva scoperto che non tutte le chiamate in arrivo o in partenza dall’Air Force One erano criptate. E così, gli uomini dello spionaggio di Berlino si sono messi a origliare su una dozzina di frequenze, «non sempre tutte e non tutto il giorno, ma abbastanza sistematicamente da intercettare le comunicazioni del presidente degli Stati Uniti (e di altri funzionari governativi e militari Usa) in diverse occasioni», scrive Stark nel libro.
Il contenuto di quelle conversazioni è finito in una cartella segreta nella diretta disponibilità del presidente del Bnd e, secondo le fonti citate nel libro, è stato poi visibile a una ristretta cerchia di alti funzionari, prima di essere distrutto.
Il fatto ancora più rilevante è che - secondo fonti raccolte dal Washington Post - quella cartella sia stata a disposizione della Cancelliera Merkel. Nel 2014/2015 fu una commissione d’inchiesta sul Bnd a rendere nota l’esistenza di questa cartella, ma il Bnd era riuscito a tenere nascosto il segreto più importante: dentro c’erano le conversazioni di Obama dall’Air Force One. Uno scandalo di portata internazionale. Anche se le stesse fonti hanno precisato che non si sia trattato di un’operazione avente come obiettivo specifico il presidente Usa, quanto di «un’acquisizione accidentale».
La gravità di questa vicenda va inquadrata alla luce del fatto che stiamo parlando di un periodo in cui i rapporti transatlantici erano relativamente distesi e sereni, nulla di paragonabile alla tensione attuale. Lo scossone del Dieselgate era di là da venire, tuttavia Washington e Berlino si dedicavano già «attenzioni» riservate, non proprio abituali tra alleati. Fu la stessa Merkel, in una telefonata a Obama, a definire quelle pratiche «completamente inaccettabili».
Se questi sono i fatti - almeno quelli parzialmente ricostruiti da Stark - crediamo che sia agevole e non tacciabile di complottismo «unire alcuni puntini» e affermare che questa è l’ennesima tessera di un puzzle in cui gli Usa hanno sistematicamente mal tollerato e poi avversato la Ue a trazione tedesca. Considerata, senza mezzi termini, un produttore di squilibri macroeconomici nel mondo e verso gli Usa. Dopo alcuni interventi soft durante i due mandati di Obama, non possiamo dimenticare le parole di Peter Navarro, principale consigliere per il commercio e la politica industriale durante la prima presidenza di Donald Trump, che nel 2017 in un’intervista al Financial Times accusò la Germania di utilizzare un euro ampiamente sottovalutato come una sorta di «Deutsche Mark implicito», al fine di sfruttare partner commerciali come gli Usa e gli altri Paesi Ue.
Le critiche di Navarro si concentravano soprattutto sul saldo delle partite correnti della bilancia dei pagamenti, di cui il saldo commerciale costituisce la parte più rilevante. Tale saldo viene considerato eccessivo dal Fmi quando supera il 6% del Pil. Ebbene, la Germania dal 5% del 2005, è sempre stata ben oltre quel livello, con un massimo storico nel 2016 al 9 per cento. Solo la crisi energetica del 2022 ha causato una riduzione intorno al 4-5%, ma nel 2024 era di nuovo al 6% circa.
Un Paese la cui crescita dipende in misura così rilevante dal consumo degli altri Paesi, è un elemento di squilibrio nell’economia mondiale.
Non mancarono anche le critiche alla Germania per la dipendenza energetica dalla Russia, rafforzata dal progetto del gasdotto Nord Stream 2, descritto da Navarro come una minaccia alla sicurezza europea e americana, rendendo la Germania «prigioniera» della Russia.
L’elenco potrebbe continuare a lungo anche citando episodi sotto la presidenza di Joe Biden.
Il punto è che risultano oggi totalmente miopi le analisi e i commenti che scoprono l’acqua calda della rottura dell’ordine internazionale, avvenuta nel 2022 con l’invasione russa dell’Ucraina o con le parole di J.D. Vance a Monaco o sabato scorso, con la cattura di Nicolás Maduro. I fatti dimostrano che, almeno dall’inizio degli anni Dieci, gli Usa abbiano guardato alla Ue come a un fattore di rischio geopolitico ed economico da correggere e contenere. I cui costi di smantellamento superano, per ora, il costo di quei rischi e di quegli squilibri. Da Berlino erano perfettamente consapevoli di questa postura e si sono organizzati di conseguenza, spiando gli Usa.
Le anime candide che sembrano appena svegliate da un lungo sonno, puntando oggi il dito contro l’amministrazione Trump, dovrebbero chiedersi dove abbiano passato gli ultimi 15 anni.
Continua a leggereRiduci
Trump detta l’agenda globale: dopo il Venezuela, l’Iran è nel mirino e la Groenlandia diventa un dossier di sicurezza strategica contro Cina e Russia. Gli Usa tornano potenza muscolare, l’Europa reagisce con appelli e retorica. La lezione, quindi, è: il mondo è cambiato e l’Ue, così com’è, non conta più.