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Altro che patto Usa-Europa infranto. La Merkel spiava persino Obama

Altro che patto Usa-Europa infranto. La Merkel spiava persino Obama
Barack Obama e Angela Merkel (Getty Images)
Per chi, da qualche mese, si sta stracciando le vesti per la presunta rottura del patto atlantico a opera degli Usa, ieri è arrivata una brutta notizia. Mentre era noto che da Washington hanno spiato per anni la Cancelliera Angela Merkel, la novità è che i tedeschi hanno fatto altrettanto con il presidente Barack Obama. E la Cancelliera, che aveva avuto modo di lamentarsi pubblicamente con Obama per il trattamento subito («spiare tra amici non funziona»), ne era perfettamente al corrente, seppur non dall’inizio dell’attività.

Un libro scritto dall'ex vicedirettore di Die Zeit rivela le «acquisizioni accidentali» dei servizi tedeschi: «La Cancelliera sapeva».

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Accusato di finanziare gruppi Antifa. Soros rischia il blocco dei suoi conti
George Soros (Ansa)
Un procuratore Usa annuncia che la Open Society del «filantropo» potrebbe venire equiparata a un gruppo terroristico e messa fuori legge. Trump aveva contestato al magnate di sostenere la violenza politica.

In Italia ha finanziato con un milione e mezzo di euro +Europa, il partito di Emma Bonino e Riccardo Magi, che ha rivendicato l’appoggio economico di George Soros perché «sostiene in modo trasparente battaglie liberali sui diritti delle minoranze, sulla libertà di stampa, sui diritti civili e sull’antiproibizionismo». In America, però, l’impero filantropico del finanziere e attivista politico ungherese naturalizzato statunitense, la Open Society Foundations (Osf), noto per il suo massiccio impegno nelle cause liberal e progressiste, potrebbe diventare fuorilegge.

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Le truppe a Kiev sono già in ritirata. E Zelensky si lamenta con gli europei
Volodymyr Zelensky (Ansa)
Germania e Polonia scaricano Macron, l’America non firma il documento dei volenterosi, Starmer si rimette al Parlamento, Madrid invoca l’Onu. Il capo della resistenza protesta: «Dagli alleati non ho risposte chiare».

Nel giro di 24 ore, la passerella di Parigi per l’Ucraina si è sbriciolata: le truppe occidentali che c’erano, ma solo dopo la tregua che ancora non c’è, già non ci sono più. La Francia di Emmanuel Macron insiste per l’invio di un contingente, che in ogni caso sarebbe risicatissimo, a monitorare la linea di contatto tra i belligeranti. Ma dall’unico partner da sempre disposto a seguirla, il Regno Unito, è arrivata una prima frenata: il premier britannico, Keir Starmer, ha annunciato che dovrà interpellare il Parlamento. A casa sua, Volodymyr Zelensky ha risolto la pratica introducendo la legge marziale; ma alle nostre latitudini, le democrazie funzionano diversamente. Con la notevole eccezione dell’Italia che bombardò la Serbia, ai tempi di Massimo D’Alema presidente del Consiglio e di Sergio Mattarella suo vice.

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Domenico Pianese, segretario del COISP, spiega perché, anche quando pericolosi, gli immigrati irregolare non vengono espulsi dal nostro Paese, partendo dai casi di Aurora Livoli e del capotreno ucciso a Bologna. Tra decreti di espulsione inefficaci, burocrazia, accordi internazionali e decisioni giudiziarie, emerge un sistema che lascia liberi soggetti pericolosi e scarica il peso sulle forze dell’ordine.

Un secolo fa la prima trasmissione televisiva
John Logie Baird (a destra) durante una dimostrazione del suo apparecchio televisivo (Getty Images)

«Televisor», o «televisione». Nel gennaio del 1926 la parola suonò come un neologismo assoluto quando l’inventore John Logie Baird portò a termine con successo il suo più grande esperimento: trasmettere a distanza immagini in movimento in tempo reale.

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