Occhio, la destra punta ai veri ricchi
Giorgia Meloni (Ansa)
Dopo la tassa sugli extraprofitti, si discute quella sulle multinazionali, sempre sfuggite al Fisco. Mettere le mani prima lì che in tasca agli italiani sarebbe un’importante novità.

Dopo che il governo Meloni ha modificato il reddito di cittadinanza, togliendo il sussidio a chiunque sia in grado di lavorare, i 5 stelle e il Pd si sono uniti nel sostenere che l’attuale maggioranza toglie ai poveri per dare ai ricchi. In realtà, se si mette da parte la propaganda con cui la sinistra cerca di sopravvivere a una crisi strutturale che l’ha trasformata in una forza politica marginale, si scoprirà che nessun altro esecutivo si è spinto a toccare alcuni santuari finanziari come invece sta facendo quello in carica. Non parlo soltanto della tassa sugli extraprofitti che ha colpito le banche, e che – tra molte polemiche e qualche modifica – il governo intende comunque mantenere. No, penso alla global minimum tax, ovvero all’imposta che colpirà le multinazionali che oggi sfuggono al fisco.

È dai tempi del governo Letta, cioè da almeno dieci anni, che se ne parla. Infatti, avendo scoperto che i colossi dell’online, ma anche le grandi holding finanziarie, avevano trovato il modo di sottrarsi all’obbligo di pagare le tasse, al punto che alcuni giganti versavano pochi spiccioli, in Parlamento vennero depositate varie proposte per colpire i redditi dichiarati in alcuni Paesi fiscalmente favorevoli come l’Irlanda. Caduto il governo Letta e subentrato l’esecutivo guidato da Matteo Renzi, il provvedimento però sparì dai radar della politica, sepolto da generici proclami sulla lotta all’evasione delle imposte.

Così i grandi gruppi hanno potuto continuare a farla franca, accumulando in un decennio gigantesche fortune e moltiplicando gli utili. Ora, a quanto pare, Giorgia Meloni e il ministro dell’Economia sembrano intenzionati a metter mano alla faccenda e andare a pescare in quel giacimento inesplorato di risorse. Già, essendo a caccia di soldi, invece di fare ciò che hanno fatto tutti i suoi predecessori, cioè mettere le mani nelle tasche degli italiani (Giuliano Amato ha fatto scuola, soprattutto a sinistra), l’esecutivo punta a prenderli là dove ci sono, cioè nelle casse di chi finora non ha contribuito. Secondo una stima, sarebbero almeno 28 i miliardi dei grandi gruppi che sfuggono al fisco e un calcolo prudente porta a dire che si potrebbero incassare almeno 3 miliardi di extragettito. La misura recepisce una direttiva europea, ma sarebbe la prima volta che si comincia a far pagare chi non ha mai pagato.

Ora, se si pensa che il taglio al reddito di cittadinanza vale appena 900 milioni l’anno, mentre la somma delle imposte applicate a multinazionali e banche sfiora i 5 miliardi, si capisce che è difficile sostenere che questo governo toglie ai poveri per dare ai ricchi. Anzi, molte delle risorse prelevate dalle tasche degli istituti di credito e dalle casse delle multinazionali sono destinate a finire nei borsellini delle famiglie, a sostegno di politiche sociali, più efficaci di tanti bonus per rifare le facciate: soldi che sono finiti a sostenere chi la casa se la poteva ristrutturare da solo, senza farsela pagare dai contribuenti italiani.

Qualcuno, con l’approssimarsi della scadenza del primo anno della maggioranza di centrodestra, si è chiesto quale sia il bilancio di 12 mesi di governo Meloni. Beh, la risposta è questa: alcuni giganti che a lungo hanno goduto di un’area di intoccabilità oggi non sono più protetti. E non è poco.

Da non perdere

L'editoriale

Senza la Meloni saremmo già in bancarotta

Il governo più longevo, forse il primo che completerà la legislatura, non ci ha portato il Bengodi. Ma con Schlein & C. saremmo andati in default. Invece abbiamo lo spread a picco (meglio che con Draghi), 1 milione di occupati in più e l’80% di sbarchi in meno.

Senza la Meloni saremmo già in bancarotta
L'editoriale

Senza la Meloni saremmo già in bancarotta

Il governo più longevo, forse il primo che completerà la legislatura, non ci ha portato il Bengodi. Ma con Schlein & C. saremmo andati in default. Invece abbiamo lo spread a picco (meglio che con Draghi), 1 milione di occupati in più e l’80% di sbarchi in meno.

Ma l’Unione non vede la guerra ibrida di Kiev
L'editoriale

Ma l’Unione non vede la guerra ibrida di Kiev

La Commissione europea e l’Alleanza atlantica assumono toni bellicosi contro la Russia, sulla scia delle accuse teutoniche. Eppure dopo gli attacchi ucraini (accertati o addirittura rivendicati), da Nord Stream 1 e 2 fino alle «flotte fantasma», nessuno ha fiatato.

Non è la dolce morte la priorità del Veneto
Famiglia e Pro Vita

Non è la dolce morte la priorità del Veneto

Il Consiglio regionale discuterà oggi la proposta di legge dell’Associazione Coscioni sul suicidio assistito. E il centrodestra è a pezzi dopo la fuga in avanti di Zaia, contestata da Fdi e dal mondo cattolico. Una mossa incomprensibile, ideologica e autolesionista.