True
2021-11-15
Obiettivo: rubarci anche le feste 2021
iStock
Chi pensava di garantirsi un Natale tranquillo dopo la prima immunizzazione e con il green pass in tasca ha dovuto ricredersi. Le regioni che avevano chiuso gli hub vaccinali hanno dovuto riorganizzare gli spazi. I medici di base mandano a raffica messaggi sui cellulari degli assistiti raccomandando di fissare gli appuntamenti solo in situazioni gravi perché la precedenza ora è alla campagna antinfluenzale. E questa si intreccia con le terze dosi anti Covid con un ingorgo difficile da gestire. Le farmacie sono nel caos tra file giornaliere per i tamponi e per i vaccini. Sembra una corsa contro il tempo, in una atmosfera che è ancora quella drammatica dell'emergenza anche se i numeri dei contagi restano, con lievi oscillazioni, ampiamente sotto il livello di guardia e decisamente inferiori a quelli di altri Paesi europei. Chi aveva progettato un viaggio natalizio oltre frontiera ci ha già rinunciato: sono bastate le parole del ministro Roberto Speranza, che ha consigliato di rimanere in Italia, per far desistere anche i più temerari. Qualsiasi situazione che esca fuori dai binari stringenti dei protocolli di sicurezza ancora da allarme rosso sembra un azzardo. Di certo, questo non fa bene agli operatori turistici.
Ma nemmeno trascorrere il periodo festivo entro i confini nazionali è esente da incognite. Regna l'incertezza, amplificata da una certa dose di drammatizzazione a ogni bollettino con minimi aumenti di contagi. Rimarrà l'obbligo della mascherina al chiuso e potrebbe essere ripristinato il distanziamento obbligatorio al chiuso anche in luoghi dove non vige più, quali cinema o teatri. Già i profeti di sventura prevedono che per Natale qualche regione passerà dal bianco al giallo, con le conseguenti misure restrittive.
L'unica certezza è l'aumento dei prezzi. Sarà un Natale più caro. Panettoni e pandori sono rincarati del 10% con punte del 20%. Secondo l'osservatorio di Federconsumatori, il prezzo di 1 chilo di farina è salito da 0,79 euro di marzo, quando già si registravano alcune tensioni sui costi delle materie prime, a 1,09 euro di ottobre: + 38%. In aumento anche uova, nocciole, mandorle, spumante e vino. Sarà più oneroso andare al ristorante, mentre al bar è già scattato il caro-caffè: Assoutenti sottolinea che le quotazioni del caffè sono aumentate dell'80%, quelle del latte del 60%, lo zucchero segna un +30%.
La classica colazione con cappuccino e cornetto al bar potrebbe dunque presto passare da una media di 2,4 euro attuali a 3,4 euro. Sui listini incide la corsa al rialzo del gas e dell'elettricità. Il rincaro della benzina andrà a incidere sugli spostamenti giornalieri come sul trasporto delle merci e si farà sentire su addobbi e regali. Codacons prevede un aggiornamento dei listini del 5%. I pacchetti vacanza e le strutture ricettive potrebbero subire un incremento del 7%. E saranno sempre più un lusso le vacanze sulla neve. Prezzi in aumento in 8 impianti su 10 con picchi per Natale e Capodanno.
Lo skipass stagionale Valle d'Aosta costa 1.180 euro, in aumento di 110 euro rispetto agli ultimi due anni. Si devono aggiungere altri 200 euro per avere l'estensione a Zermatt. Inoltre scattano nuove regole: oltre all'obbligo del green pass e della mascherina, dal 1° gennaio c'è anche quello dell'assicurazione. E per evitare assembramenti lo skipass va acquistato online. Con questo scenario il Natale si trasforma da festa attesa a festa temuta.
Gli interventi delle nostre firme
Nicola Porro - Istituzioni e politica costruiscono una sinistra liturgia del terrore
Sarà un Natale in un clima di cupezza e rassegnazione. Le istituzioni e la politica stanno costruendo una liturgia del terrore. È un riflesso della politica per la quale se non ci fosse il governo staremmo nel disastro. È un modo per fare prevalere l'egemonia culturale della sinistra. Ogni giorno arrivano messaggi allarmistici; il virus, i contagi, l'ambiente a un passo dalla catastrofe. Una parte della politica alimenta il terrore e non si accorge di quali danni mostruosi procura. La drammatizzazione della realtà rischia di bloccare le prenotazioni per le feste e quindi impedisce a un settore economico colpito dalla crisi di risollevarsi. L'economia si nutre di numeri ma anche di aspirazioni individuali che non possono essere compresse. Ed è quello che si sta facendo. Ma io sono un ottimista. Gli italiani si sono vaccinati anche dalle superstizioni pseudoscientifiche, hanno sviluppato gli anticorpi contro le litanie contraddittorie dei virologi che solo in Italia continuano a occupare la scena.
Daniele Capezzone - Sarà un delirio emergenziale anche in assenza di emergenza
Confesso: non so come sarà il Natale, ma so come saranno i mesi di novembre e dicembre. Andrà in scena una lugubre, macabra, ininterrotta liturgia del terrore; un delirio emergenziale perfino in assenza di emergenza (come testimoniano i bassi livelli di occupazione delle terapie intensive); un rito, officiato da politica, «esperti» e mainstream media, volto ad allontanare ogni ipotesi di ritorno alla normalità. Non c'è bisogno di scomodare chissà quale «regìa» o «visione complottistica». Tutto è già sotto i nostri occhi: per un verso, c'è un dibattito politico sterilizzato fino all'elezione del nuovo presidente della Repubblica; e per un altro, c'è un prolungamento dell'uso politico ossessivo dell'emergenza sanitaria. Ora, può anche darsi che questo triste gioco funzioni (purtroppo la maggioranza degli italiani ha mostrato di subire qualunque prepotenza), ma saranno altri fattori a «guastare» il panorama. Non ci sarà nessun rilancio dell'economia reale; le pmi saranno falcidiate da scadenze fiscali killer; cresceranno i problemi concreti di liquidità per famiglie e imprese; si assisterà a una più o meno percettibile depressione dei settori più dinamici (autonomi e professionisti). Facciano attenzione i dirigenti di centrodestra. Mentre lo zoccolo duro degli elettori di centrosinistra (dipendenti pubblici, élites urbanizzate) questa situazione può reggerla benissimo, al contrario sono moltissimi gli elettori di centrodestra che non sopportano più.
Silvana De Mari - Ricorrenza piena di tristezza ma con più atti di coraggio
Il prossimo Natale sarà squallido come quello dell'anno scorso ma ci saranno più atti di coraggio. Le libertà più elementari sono state travolte. Innumerevoli persone devono subire una terapia genica sperimentale contro la propria volontà per salvare il lavoro. Nessuno mai si era sognato di sindacare sul numero di persone che si possono invitare a casa propria. È stata proclamata un'emergenza che non ha motivo di essere per curare una patologia curabile che, una volta curata, non ha la mortalità più alta di una comune influenza. Questo Natale sarà come quello scorso? Non ne ho la minima idea, nessuno è in grado di prevedere fino a che punto il governo annienterà la libertà degli italiani. Ma una cosa posso prevederla: sarà meno facile per il potere. Approfitto di questo Natale per ringraziare. Grazie a chi ha gestito una brutta malattia influenzale così da trasformarla in una emergenza sanitaria, grazie ai giornalisti asserviti, grazie ai virologi televisivi che ignorano l'esistenza del sistema immunitario, grazie agli idranti della polizia su uomini seduti a terra con i rosari in mano. Grazie a tutti voi, perché grazie a voi abbiamo riscoperto il coraggio, l'onore, la passione politica, abbiamo spento i televisori, siamo andati per strada. La gente come noi non molla mai. Sarà un Natale pieno di coraggio.
Paolo Del Debbio - Spero che il governo abbia il buon senso di evitare le chiusure
Spero che governo e istituzioni abbiano il buonsenso, pur mantenendo le misure di sicurezza, di capire che dopo due anni di paura le feste natalizie hanno un significato affettivo di ricongiunzione delle famiglie, degli amici, del microcosmo che è attorno a ognuno di noi. Sono realtà essenziali per la ripresa della vita. Ulteriori restrizioni sarebbero inopportune. Un terzo della salute degli anziani, come dicono le ricerche sanitarie, dipende dalla vicinanza con i familiari e le persone care. Sappiamo bene quanto hanno sofferto i nostri anziani nella fase dura della pandemia, soli nelle case di cura o nelle abitazioni. Poi c'è un aspetto economico. Alcune attività si stanno riprendendo ma tante altre sono stremate. Il periodo natalizio segna tradizionalmente la crescita dei consumi. Misure restrittive sarebbero penalizzanti. Inoltre non è pensabile che ogni sabato le manifestazioni costringano il commercio a vivere nell'insicurezza. I cortei andrebbero coordinati con le esigenze della vita dei centri urbani. Il Natale è anche il momento degli spostamenti, dei viaggi. Le strutture turistiche hanno bisogno di tempo per organizzarsi, non possono restare a lungo nell'incertezza, in attesa delle decisioni dell'ultimo minuto del governo. Bisognerebbe considerare che la situazione pandemica è sotto controllo e dare messaggi ottimistici, chiari e diretti. Abbiamo bisogno di un Natale di speranza e positività per recuperare la fiducia che muove l'economia.
Marcello Veneziani - Il ministro Speranza ha l'attitudine al ruolo di menagramo
L'impressione generale a circa un mese dal Natale è di essere nel caos totale. Mancano personalità e istituzioni di riferimento che siano affidabili. Si viaggia nell'incertezza totale. Oggi, anziché la paura del virus, è la situazione incontrollabile ed estremamente variabile a generare angoscia. Eppure penso che queste feste saranno migliori di quelle dello scorso anno, c'è una reattività collettiva abbastanza forte. Non credo che arriveremo al lockdown. Quando il ministro della Salute Roberto Speranza invita gli italiani a non viaggiare per le feste natalizie, non so come interpretarlo. Se è una attitudine al ruolo di menagramo, la previsione di qualcosa di grave in arrivo, o è una strategia perché ha in mente qualcosa e non vuole dircelo tutta in una volta. Forse è spinto anche da una mentalità da vecchia sinistra per la quale il divertimento è un peccato. C'è una sorta di compiacimento nel minacciare continuamente le restrizioni anche se la situazione è migliore di altri Paesi in Europa. L'incertezza in parte dipende dall'imponderabile diffusione del virus ma in parte dall'impreparazione di fondo delle istituzioni. I virologi hanno perso credibilità con le loro dichiarazioni contraddittorie. Ci hanno detto che il vaccino sarebbe stato risolutivo, ora siamo alla terza dose e ci fanno capire che non sarà l'ultima. È con questa cappa sulla testa che ci prepariamo al Natale.
Massimo Gandolfini - Dovremmo celebrare la vita invece si parla solo di clima
Sarà ancora un Natale di sofferenza anche se le condizioni pandemiche sono un po' cambiate rispetto a un anno fa. Le famiglie sono preoccupate per l'incertezza legata all'evoluzione del virus ma anche per la situazione economica. Le aspettative sul Pnrr sono state deluse. Non ci sono quei sostegni necessari ad alleggerire le difficoltà di questo periodo. I dati dell'Istat sull'aumento della povertà certificano una situazione che è sotto gli occhi di tutti ma che la politica continua a ignorare. L'assegno unico universale non è stato finanziato come doveva e i parametri Isee non sono stati modificati. Questa disattenzione è ancora più grave se si considera che usciamo da due anni di grandi difficoltà e lo scenario che abbiamo davanti non è chiaro. Non sarà un Natale di festa. E poi ci si stupisce della denatalità. Chi non ha una sicurezza economica non può pensare di mettere al mondo un figlio. Il calo delle nascite non si risolve con il reddito di cittadinanza o il bonus casa. La politica si occupa più del clima che del calo demografico. Il Natale celebra una nascita ma si parla di tutto, di Babbo Natale e dei panettoni, meno che di nascita. È in corso una battaglia ideologica culturale contro la vita. Si sta diffondendo la tesi che la sovrappopolazione è responsabile di tutto: sprechi di energia, inquinamento e cambiamenti climatici.
Gli interventi degli operatori turistici
Gianfranco Vissani - Difficile recuperare le perditeIl rincaro dei prezzi è ingiustificato
L'incertezza, le minacce di nuove restrizioni, la situazione pandemica in Europa più preoccupante, tutto ci indurrebbe a essere pessimisti. Ma io voglio trasmettere un atteggiamento positivo. Anche a Natale dobbiamo rispettare le misure di sicurezza, stare attenti, mangiare bene e sano. Non penso che ci sarà un altro lockdown, le vaccinazioni stanno aumentando, io ho già fatto la terza dose. L'ottimismo aiuta a far lavorare le aziende. Sarà difficile recuperare le perdite di un anno e mezzo di chiusure ma vedo che tante persone hanno desiderio di divertirsi, evadere, lasciarsi alle spalle il periodo difficile del Covid. Stanno già arrivando le telefonate per un veglione di Capodanno festoso, con musica e fuochi di artificio; a Natale il ristorante è chiuso e trascorrerò la giornata sulla neve con amici.Sento che tanti si lamentano dell'aumento dei prezzi. Queste festività arrivano in un periodo difficile e non ci si può approfittare con rincari ingiustificati anche se gas, elettricità e materie prime sono diventati un salasso.
Ho scuole di sci a Livigno e St Moritz: in Svizzera c'è molta più tranquillità
Sarà un inverno di ripartenza per il settore della neve che ha sofferto quasi 20 mesi di assenza di lavoro. Albergatori, ristoratori, impiantisti e maestri di sci sono stati duramente colpiti dalle restrizioni. Le prenotazioni stanno arrivando, la richiesta di vacanze sulla neve, anche solo di un fine settimana, è ripartita. Ma l'Italia subisce la concorrenza della Svizzera dove è richiesta solo la mascherina e non il green pass. Ho una scuola di sci a Livigno e una a Sankt Moritz e noto la differenza di comportamento. Sulle piste oltre frontiera c'è maggiore tranquillità. D'altronde, se tutti rispettano le regole di distanziamento negli impianti di risalita non ci sono problemi. Mi sembra che in Italia si stia esagerando, anche se in teoria il green pass dovrebbe consentire di trasportare un numero superiore di sciatori sugli impianti. Il mondo ora è governato da questo lasciapassare discriminante. C'è chi si lamenta dell'aumento dei prezzi delle strutture sciistiche. Ma i costi del personale sono saliti. Gli impianti devono avere l'addetto al green pass, la disinfezione delle cabine, la fornitura di prodotti igienizzanti. Tra difficoltà e incertezze, poter tornare a sciare a Natale sembra quasi una conquista.
Iginio Massari - Il panettone non mancherà anche se più costoso
Stanno usando il Covid per fare politica, una politica di coercizione. Ci hanno trasmesso un tale terrore del virus che ormai, prima di entrare in qualsiasi locale chiuso, ci cospargiamo le mani di gel disinfettante anche se l'abbiamo fatto poco prima. Talvolta penso che il Covid ha colpito più il cervello che i polmoni. Certo, i produttori di disinfettanti e di dispositivi di protezione sono felici. Vivremo il Natale con questa atmosfera. Anche se la tradizione degli acquisti è radicata, soprattutto dal punto di vista gastronomico, temo pesanti ripercussioni. Le decisioni sulle restrizioni dipenderanno molto dai nostri comportamenti. Recentemente in Svizzera ho notato che pochi usano la mascherina ma le persone sono più attente al distanziamento. Non penso che il virus si fermi alla frontiera. Qui esistono limiti di accesso nei locali ma mancano i controlli. Sarà un Natale anche di rincari. Da mesi aspetto una macchina utile al mio lavoro. Il burro, che fino a 5 mesi fa costava all'ingrosso 5,50 euro al chilo, ora è arrivato a 8 euro. Alcuni prodotti hanno subito un rincaro del 70%. Questo inciderà sulla tavola nel periodo natalizio. Di sicuro però non diminuiranno le vendite di panettoni: quello classico rappresenta ancora il 70% degli acquisti dolciari del Natale.
Arrigo Cipriani - Non vedo l'ora di riaccogliere i turisti a Venezia
Sono ottimista sulla riuscita di questo Natale. Non c'è più paura a spostarsi, Venezia è piena nei fine settimana e io ho già tutto esaurito per il Capodanno. C'è voglia di convivialità, di stare insieme, di riunirsi. Il periodo brutto è alle nostre spalle, gli ospedali non sono più nell'emergenza anche se si continua a fare del terrorismo. Forse la politica vuole tenere alta la paura ma senza un po' di ottimismo l'economia non riparte. Alcuni giornali esagerano con la drammatizzazione della realtà. Il mio ristorante a Londra è affollatissimo, fa 300 coperti al giorno e nessuno ha la mascherina, non credo che siano così folli, magari sono più coraggiosi di noi. In Italia c'è la tendenza a diffondere la paura, poi salta fuori che i positivi sono marginali rispetto alla totalità della popolazione e che stiamo meglio di tanti Paesi europei. La gente comincia a capirlo e presta meno attenzione ai virologi allarmisti. Io guardo con entusiasmo a Venezia piena nei fine settimana. Sono tornati i turisti stranieri, inglesi e francesi. Anche a New York, dove ho cinque ristoranti, quattro sale e un albergo ho tante prenotazioni. Lo stesso negli Emirati dove ho tre ristoranti. Il mondo si sta rimettendo in moto e questo Natale segnerà davvero la ripartenza. Spero a cominciare dall'Italia.
Continua a leggereRiduci
Rincari, rischi di nuove chiusure, assalto alle terze dosi, divieto di varcare i confini Un'altra fine anno senza luci? Rispondono le nostre firme e gli operatori turistici.Chi pensava di garantirsi un Natale tranquillo dopo la prima immunizzazione e con il green pass in tasca ha dovuto ricredersi. Le regioni che avevano chiuso gli hub vaccinali hanno dovuto riorganizzare gli spazi. I medici di base mandano a raffica messaggi sui cellulari degli assistiti raccomandando di fissare gli appuntamenti solo in situazioni gravi perché la precedenza ora è alla campagna antinfluenzale. E questa si intreccia con le terze dosi anti Covid con un ingorgo difficile da gestire. Le farmacie sono nel caos tra file giornaliere per i tamponi e per i vaccini. Sembra una corsa contro il tempo, in una atmosfera che è ancora quella drammatica dell'emergenza anche se i numeri dei contagi restano, con lievi oscillazioni, ampiamente sotto il livello di guardia e decisamente inferiori a quelli di altri Paesi europei. Chi aveva progettato un viaggio natalizio oltre frontiera ci ha già rinunciato: sono bastate le parole del ministro Roberto Speranza, che ha consigliato di rimanere in Italia, per far desistere anche i più temerari. Qualsiasi situazione che esca fuori dai binari stringenti dei protocolli di sicurezza ancora da allarme rosso sembra un azzardo. Di certo, questo non fa bene agli operatori turistici. Ma nemmeno trascorrere il periodo festivo entro i confini nazionali è esente da incognite. Regna l'incertezza, amplificata da una certa dose di drammatizzazione a ogni bollettino con minimi aumenti di contagi. Rimarrà l'obbligo della mascherina al chiuso e potrebbe essere ripristinato il distanziamento obbligatorio al chiuso anche in luoghi dove non vige più, quali cinema o teatri. Già i profeti di sventura prevedono che per Natale qualche regione passerà dal bianco al giallo, con le conseguenti misure restrittive.L'unica certezza è l'aumento dei prezzi. Sarà un Natale più caro. Panettoni e pandori sono rincarati del 10% con punte del 20%. Secondo l'osservatorio di Federconsumatori, il prezzo di 1 chilo di farina è salito da 0,79 euro di marzo, quando già si registravano alcune tensioni sui costi delle materie prime, a 1,09 euro di ottobre: + 38%. In aumento anche uova, nocciole, mandorle, spumante e vino. Sarà più oneroso andare al ristorante, mentre al bar è già scattato il caro-caffè: Assoutenti sottolinea che le quotazioni del caffè sono aumentate dell'80%, quelle del latte del 60%, lo zucchero segna un +30%. La classica colazione con cappuccino e cornetto al bar potrebbe dunque presto passare da una media di 2,4 euro attuali a 3,4 euro. Sui listini incide la corsa al rialzo del gas e dell'elettricità. Il rincaro della benzina andrà a incidere sugli spostamenti giornalieri come sul trasporto delle merci e si farà sentire su addobbi e regali. Codacons prevede un aggiornamento dei listini del 5%. I pacchetti vacanza e le strutture ricettive potrebbero subire un incremento del 7%. E saranno sempre più un lusso le vacanze sulla neve. Prezzi in aumento in 8 impianti su 10 con picchi per Natale e Capodanno. Lo skipass stagionale Valle d'Aosta costa 1.180 euro, in aumento di 110 euro rispetto agli ultimi due anni. Si devono aggiungere altri 200 euro per avere l'estensione a Zermatt. Inoltre scattano nuove regole: oltre all'obbligo del green pass e della mascherina, dal 1° gennaio c'è anche quello dell'assicurazione. E per evitare assembramenti lo skipass va acquistato online. Con questo scenario il Natale si trasforma da festa attesa a festa temuta.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/obiettivo-rubarci-anche-le-feste-2021-2655549239.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="gli-interventi-delle-nostre-firme" data-post-id="2655549239" data-published-at="1636921564" data-use-pagination="False"> Gli interventi delle nostre firme Nicola Porro - Istituzioni e politica costruiscono una sinistra liturgia del terroreSarà un Natale in un clima di cupezza e rassegnazione. Le istituzioni e la politica stanno costruendo una liturgia del terrore. È un riflesso della politica per la quale se non ci fosse il governo staremmo nel disastro. È un modo per fare prevalere l'egemonia culturale della sinistra. Ogni giorno arrivano messaggi allarmistici; il virus, i contagi, l'ambiente a un passo dalla catastrofe. Una parte della politica alimenta il terrore e non si accorge di quali danni mostruosi procura. La drammatizzazione della realtà rischia di bloccare le prenotazioni per le feste e quindi impedisce a un settore economico colpito dalla crisi di risollevarsi. L'economia si nutre di numeri ma anche di aspirazioni individuali che non possono essere compresse. Ed è quello che si sta facendo. Ma io sono un ottimista. Gli italiani si sono vaccinati anche dalle superstizioni pseudoscientifiche, hanno sviluppato gli anticorpi contro le litanie contraddittorie dei virologi che solo in Italia continuano a occupare la scena.Daniele Capezzone - Sarà un delirio emergenziale anche in assenza di emergenzaConfesso: non so come sarà il Natale, ma so come saranno i mesi di novembre e dicembre. Andrà in scena una lugubre, macabra, ininterrotta liturgia del terrore; un delirio emergenziale perfino in assenza di emergenza (come testimoniano i bassi livelli di occupazione delle terapie intensive); un rito, officiato da politica, «esperti» e mainstream media, volto ad allontanare ogni ipotesi di ritorno alla normalità. Non c'è bisogno di scomodare chissà quale «regìa» o «visione complottistica». Tutto è già sotto i nostri occhi: per un verso, c'è un dibattito politico sterilizzato fino all'elezione del nuovo presidente della Repubblica; e per un altro, c'è un prolungamento dell'uso politico ossessivo dell'emergenza sanitaria. Ora, può anche darsi che questo triste gioco funzioni (purtroppo la maggioranza degli italiani ha mostrato di subire qualunque prepotenza), ma saranno altri fattori a «guastare» il panorama. Non ci sarà nessun rilancio dell'economia reale; le pmi saranno falcidiate da scadenze fiscali killer; cresceranno i problemi concreti di liquidità per famiglie e imprese; si assisterà a una più o meno percettibile depressione dei settori più dinamici (autonomi e professionisti). Facciano attenzione i dirigenti di centrodestra. Mentre lo zoccolo duro degli elettori di centrosinistra (dipendenti pubblici, élites urbanizzate) questa situazione può reggerla benissimo, al contrario sono moltissimi gli elettori di centrodestra che non sopportano più.Silvana De Mari - Ricorrenza piena di tristezza ma con più atti di coraggioIl prossimo Natale sarà squallido come quello dell'anno scorso ma ci saranno più atti di coraggio. Le libertà più elementari sono state travolte. Innumerevoli persone devono subire una terapia genica sperimentale contro la propria volontà per salvare il lavoro. Nessuno mai si era sognato di sindacare sul numero di persone che si possono invitare a casa propria. È stata proclamata un'emergenza che non ha motivo di essere per curare una patologia curabile che, una volta curata, non ha la mortalità più alta di una comune influenza. Questo Natale sarà come quello scorso? Non ne ho la minima idea, nessuno è in grado di prevedere fino a che punto il governo annienterà la libertà degli italiani. Ma una cosa posso prevederla: sarà meno facile per il potere. Approfitto di questo Natale per ringraziare. Grazie a chi ha gestito una brutta malattia influenzale così da trasformarla in una emergenza sanitaria, grazie ai giornalisti asserviti, grazie ai virologi televisivi che ignorano l'esistenza del sistema immunitario, grazie agli idranti della polizia su uomini seduti a terra con i rosari in mano. Grazie a tutti voi, perché grazie a voi abbiamo riscoperto il coraggio, l'onore, la passione politica, abbiamo spento i televisori, siamo andati per strada. La gente come noi non molla mai. Sarà un Natale pieno di coraggio.Paolo Del Debbio - Spero che il governo abbia il buon senso di evitare le chiusureSpero che governo e istituzioni abbiano il buonsenso, pur mantenendo le misure di sicurezza, di capire che dopo due anni di paura le feste natalizie hanno un significato affettivo di ricongiunzione delle famiglie, degli amici, del microcosmo che è attorno a ognuno di noi. Sono realtà essenziali per la ripresa della vita. Ulteriori restrizioni sarebbero inopportune. Un terzo della salute degli anziani, come dicono le ricerche sanitarie, dipende dalla vicinanza con i familiari e le persone care. Sappiamo bene quanto hanno sofferto i nostri anziani nella fase dura della pandemia, soli nelle case di cura o nelle abitazioni. Poi c'è un aspetto economico. Alcune attività si stanno riprendendo ma tante altre sono stremate. Il periodo natalizio segna tradizionalmente la crescita dei consumi. Misure restrittive sarebbero penalizzanti. Inoltre non è pensabile che ogni sabato le manifestazioni costringano il commercio a vivere nell'insicurezza. I cortei andrebbero coordinati con le esigenze della vita dei centri urbani. Il Natale è anche il momento degli spostamenti, dei viaggi. Le strutture turistiche hanno bisogno di tempo per organizzarsi, non possono restare a lungo nell'incertezza, in attesa delle decisioni dell'ultimo minuto del governo. Bisognerebbe considerare che la situazione pandemica è sotto controllo e dare messaggi ottimistici, chiari e diretti. Abbiamo bisogno di un Natale di speranza e positività per recuperare la fiducia che muove l'economia.Marcello Veneziani - Il ministro Speranza ha l'attitudine al ruolo di menagramoL'impressione generale a circa un mese dal Natale è di essere nel caos totale. Mancano personalità e istituzioni di riferimento che siano affidabili. Si viaggia nell'incertezza totale. Oggi, anziché la paura del virus, è la situazione incontrollabile ed estremamente variabile a generare angoscia. Eppure penso che queste feste saranno migliori di quelle dello scorso anno, c'è una reattività collettiva abbastanza forte. Non credo che arriveremo al lockdown. Quando il ministro della Salute Roberto Speranza invita gli italiani a non viaggiare per le feste natalizie, non so come interpretarlo. Se è una attitudine al ruolo di menagramo, la previsione di qualcosa di grave in arrivo, o è una strategia perché ha in mente qualcosa e non vuole dircelo tutta in una volta. Forse è spinto anche da una mentalità da vecchia sinistra per la quale il divertimento è un peccato. C'è una sorta di compiacimento nel minacciare continuamente le restrizioni anche se la situazione è migliore di altri Paesi in Europa. L'incertezza in parte dipende dall'imponderabile diffusione del virus ma in parte dall'impreparazione di fondo delle istituzioni. I virologi hanno perso credibilità con le loro dichiarazioni contraddittorie. Ci hanno detto che il vaccino sarebbe stato risolutivo, ora siamo alla terza dose e ci fanno capire che non sarà l'ultima. È con questa cappa sulla testa che ci prepariamo al Natale.Massimo Gandolfini - Dovremmo celebrare la vita invece si parla solo di climaSarà ancora un Natale di sofferenza anche se le condizioni pandemiche sono un po' cambiate rispetto a un anno fa. Le famiglie sono preoccupate per l'incertezza legata all'evoluzione del virus ma anche per la situazione economica. Le aspettative sul Pnrr sono state deluse. Non ci sono quei sostegni necessari ad alleggerire le difficoltà di questo periodo. I dati dell'Istat sull'aumento della povertà certificano una situazione che è sotto gli occhi di tutti ma che la politica continua a ignorare. L'assegno unico universale non è stato finanziato come doveva e i parametri Isee non sono stati modificati. Questa disattenzione è ancora più grave se si considera che usciamo da due anni di grandi difficoltà e lo scenario che abbiamo davanti non è chiaro. Non sarà un Natale di festa. E poi ci si stupisce della denatalità. Chi non ha una sicurezza economica non può pensare di mettere al mondo un figlio. Il calo delle nascite non si risolve con il reddito di cittadinanza o il bonus casa. La politica si occupa più del clima che del calo demografico. Il Natale celebra una nascita ma si parla di tutto, di Babbo Natale e dei panettoni, meno che di nascita. È in corso una battaglia ideologica culturale contro la vita. Si sta diffondendo la tesi che la sovrappopolazione è responsabile di tutto: sprechi di energia, inquinamento e cambiamenti climatici. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/obiettivo-rubarci-anche-le-feste-2021-2655549239.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="gli-interventi-degli-operatori-turistici" data-post-id="2655549239" data-published-at="1636921564" data-use-pagination="False"> Gli interventi degli operatori turistici Gianfranco Vissani - Difficile recuperare le perditeIl rincaro dei prezzi è ingiustificatoL'incertezza, le minacce di nuove restrizioni, la situazione pandemica in Europa più preoccupante, tutto ci indurrebbe a essere pessimisti. Ma io voglio trasmettere un atteggiamento positivo. Anche a Natale dobbiamo rispettare le misure di sicurezza, stare attenti, mangiare bene e sano. Non penso che ci sarà un altro lockdown, le vaccinazioni stanno aumentando, io ho già fatto la terza dose. L'ottimismo aiuta a far lavorare le aziende. Sarà difficile recuperare le perdite di un anno e mezzo di chiusure ma vedo che tante persone hanno desiderio di divertirsi, evadere, lasciarsi alle spalle il periodo difficile del Covid. Stanno già arrivando le telefonate per un veglione di Capodanno festoso, con musica e fuochi di artificio; a Natale il ristorante è chiuso e trascorrerò la giornata sulla neve con amici.Sento che tanti si lamentano dell'aumento dei prezzi. Queste festività arrivano in un periodo difficile e non ci si può approfittare con rincari ingiustificati anche se gas, elettricità e materie prime sono diventati un salasso.Ho scuole di sci a Livigno e St Moritz: in Svizzera c'è molta più tranquillitàSarà un inverno di ripartenza per il settore della neve che ha sofferto quasi 20 mesi di assenza di lavoro. Albergatori, ristoratori, impiantisti e maestri di sci sono stati duramente colpiti dalle restrizioni. Le prenotazioni stanno arrivando, la richiesta di vacanze sulla neve, anche solo di un fine settimana, è ripartita. Ma l'Italia subisce la concorrenza della Svizzera dove è richiesta solo la mascherina e non il green pass. Ho una scuola di sci a Livigno e una a Sankt Moritz e noto la differenza di comportamento. Sulle piste oltre frontiera c'è maggiore tranquillità. D'altronde, se tutti rispettano le regole di distanziamento negli impianti di risalita non ci sono problemi. Mi sembra che in Italia si stia esagerando, anche se in teoria il green pass dovrebbe consentire di trasportare un numero superiore di sciatori sugli impianti. Il mondo ora è governato da questo lasciapassare discriminante. C'è chi si lamenta dell'aumento dei prezzi delle strutture sciistiche. Ma i costi del personale sono saliti. Gli impianti devono avere l'addetto al green pass, la disinfezione delle cabine, la fornitura di prodotti igienizzanti. Tra difficoltà e incertezze, poter tornare a sciare a Natale sembra quasi una conquista.Iginio Massari - Il panettone non mancherà anche se più costosoStanno usando il Covid per fare politica, una politica di coercizione. Ci hanno trasmesso un tale terrore del virus che ormai, prima di entrare in qualsiasi locale chiuso, ci cospargiamo le mani di gel disinfettante anche se l'abbiamo fatto poco prima. Talvolta penso che il Covid ha colpito più il cervello che i polmoni. Certo, i produttori di disinfettanti e di dispositivi di protezione sono felici. Vivremo il Natale con questa atmosfera. Anche se la tradizione degli acquisti è radicata, soprattutto dal punto di vista gastronomico, temo pesanti ripercussioni. Le decisioni sulle restrizioni dipenderanno molto dai nostri comportamenti. Recentemente in Svizzera ho notato che pochi usano la mascherina ma le persone sono più attente al distanziamento. Non penso che il virus si fermi alla frontiera. Qui esistono limiti di accesso nei locali ma mancano i controlli. Sarà un Natale anche di rincari. Da mesi aspetto una macchina utile al mio lavoro. Il burro, che fino a 5 mesi fa costava all'ingrosso 5,50 euro al chilo, ora è arrivato a 8 euro. Alcuni prodotti hanno subito un rincaro del 70%. Questo inciderà sulla tavola nel periodo natalizio. Di sicuro però non diminuiranno le vendite di panettoni: quello classico rappresenta ancora il 70% degli acquisti dolciari del Natale.Arrigo Cipriani - Non vedo l'ora di riaccogliere i turisti a VeneziaSono ottimista sulla riuscita di questo Natale. Non c'è più paura a spostarsi, Venezia è piena nei fine settimana e io ho già tutto esaurito per il Capodanno. C'è voglia di convivialità, di stare insieme, di riunirsi. Il periodo brutto è alle nostre spalle, gli ospedali non sono più nell'emergenza anche se si continua a fare del terrorismo. Forse la politica vuole tenere alta la paura ma senza un po' di ottimismo l'economia non riparte. Alcuni giornali esagerano con la drammatizzazione della realtà. Il mio ristorante a Londra è affollatissimo, fa 300 coperti al giorno e nessuno ha la mascherina, non credo che siano così folli, magari sono più coraggiosi di noi. In Italia c'è la tendenza a diffondere la paura, poi salta fuori che i positivi sono marginali rispetto alla totalità della popolazione e che stiamo meglio di tanti Paesi europei. La gente comincia a capirlo e presta meno attenzione ai virologi allarmisti. Io guardo con entusiasmo a Venezia piena nei fine settimana. Sono tornati i turisti stranieri, inglesi e francesi. Anche a New York, dove ho cinque ristoranti, quattro sale e un albergo ho tante prenotazioni. Lo stesso negli Emirati dove ho tre ristoranti. Il mondo si sta rimettendo in moto e questo Natale segnerà davvero la ripartenza. Spero a cominciare dall'Italia.
Luca Di Donna e Francesco Alcaro
Dopo Giovanni Buini e Dario Bianchi, ieri è stato il turno di Francesco Alcaro, imprenditore informatico fondatore della società Jarvit Srl, convocato dalla commissione Covid dopo che, lo scorso 15 aprile, Giacomo Amadori sulla Verità aveva pubblicato il contratto che legava l’imprenditore a Di Donna (che lavorava nello studio del professor Guido Alpa, come l’ex premier grillino). Alcaro, che nel 2020 stava lavorando su un progetto da 3 milioni di euro, ha riferito di essere stato approcciato da Di Donna ed Esposito i quali, in cambio della loro intermediazione, hanno richiesto una percentuale del 5% sul valore del progetto. Il manager ha sottoscritto il contratto raccontando che, quando ha ricevuto la mail dell’ex collega di Conte con la proposta, è andato a controllare sul sito dello studio Alpa chi fossero i componenti: «Ho fatto delle ricerche e ho ritenuto in quel caso che lo studio Alpa avesse una competenza molto importante perché c’erano figure che erano molto esposte e con esperienza». Quali? «Giuseppe Conte, ad esempio», è stata la replica di Alcaro.
L’imprenditore, una volta resosi conto che il lavoro sarebbe rimasto interamente in capo alla sua società («Il peso della realizzazione del progetto era al 90% sulla mia società e al 10% su di loro»), ha poi deciso di risolvere il contratto. La vicenda sarebbe finita qui, secondo Alfonso Colucci, capogruppo M5s in commissione Covid, che in una nota ha dichiarato che l’audizione di Alcaro è stata «un flop […] nel vano tentativo di far pronunciare ad Alcaro un addebito a carico di Conte o quantomeno dello stesso Di Donna».
Molte cose, però, non tornano. La prima è che Di Donna ed Esposito hanno mandato all’imprenditore le loro email, inerenti la realizzazione del piano da 3 milioni, proprio dal dominio internet dello studio Alpa dove, fino all’anno prima, Conte ha svolto la sua attività professionale: «Quello che ha determinato la mia scelta è stato proprio lo studio Alpa. Se la mail fosse arrivata da un altro indirizzo probabilmente ci avrei pensato molto di più», ha rivelato il manager. La seconda è che non è stato l’imprenditore a contattare Di Donna ed Esposito ma viceversa: nella testimonianza, Alcaro ha dichiarato di non ricordare se la prima telefonata operativa la avesse fatta lui o i due avvocati, ma ha confermato al presidente della commissione Covid Marco Lisei (Fdi) che sono stati proprio i due legali a proporre alla Jarvit i servizi e non lui ad averli cercati. Incalzato da Alice Buonguerrieri (Fdi), che gli chiedeva per quale motivo avesse accettato condizioni contrattuali capestro, la risposta di Alcaro è stata chiara: il fondatore della Jarvit ha confermato che Di Donna si era reso «certo della possibile riuscita del progetto». Ed è quantomeno curiosa questa certezza a fronte di una prestazione dei due avvocati che, a detta dell’imprenditore, non è stata soddisfacente.
«Quale attività avrebbe, dunque, dovuto fare il collega di Conte a fronte della richiesta di centinaia di migliaia di euro di parcella?», ha commentato Buonguerrieri. «Siamo ancora una volta di fronte a un’anomala ed enorme richiesta di denaro coperta dal solito contratto di consulenza farlocco, come già emerso nei casi di Giovanni Buini e Dario Bianchi. Fratelli d’Italia andrà fino in fondo a questa vicenda per capire come e perché un collega dell’allora premier Giuseppe Conte potesse avere tale accesso ai gangli decisionali del potere», ha concluso Buonguerrieri.
«L’audizione di oggi in commissione Covid ha visto per la terza volta un testimone affermare che in piena pandemia l’avvocato Luca Di Donna, collega di studio dell’allora presidente del Consiglio Giuseppe Conte, era intento a procacciare affari richiedendo percentuali a proprio favore. Questa nuova testimonianza rende ineludibili ulteriori indagini per appurare quanto Giuseppe Conte sapesse dell’operato di un suo collega di studio», hanno aggiunto Galeazzo Bignami e Lucio Malan, presidenti rispettivamente dei deputati e dei senatori di Fratelli d’Italia.
Resta da capire, in effetti, per quale motivo Conte non abbia ancora preso iniziative nei confronti dell’ex collega di studio. Certo è che la provocazione dell’ex premier lanciata in Aula contro i deputati di Fdi affinché facciano a meno dell’immunità per poi «vedersela in tribunale» lascia il tempo che trova: l’immunità parlamentare è funzionale all’incarico e i deputati non possono, sic et simpliciter, rinunciarvi. Dovrebbe essere semmai la giunta per le autorizzazioni a procedere a valutare, caso per caso, se revocarla, ma è difficile che lo faccia in assenza di denunce.
Continua a leggereRiduci
Ansa
Tra esse, in particolare, quella contenuta nel comma 3 dell’articolo 29, che abroga l’articolo 142 del Testo unico sulle spese di giustizia, in cui era prevista l’assistenza legale gratuita a favore degli stranieri extracomunitari nei processi avverso i provvedimenti di espulsione amministrativa adottati ai sensi dell’articolo 13 del decreto legislativo numero 286 del 1998. Si tratta di un primo, timido segnale della finalmente avvertita necessità di contrastare in qualche modo il fenomeno costituito dalla indiscriminata possibilità offerta a qualsiasi straniero extracomunitario entrato irregolarmente in Italia di avvalersi di assistenza legale a spese dello Stato per esperire tutti i possibili mezzi di impugnazione consentiti dal nostro ordinamento avverso i provvedimenti adottati nei suoi confronti sulla base della vigente normativa in materia di immigrazione.
Si tratta, però, appunto, soltanto di un timido segnale che, di fatto, sembra destinato a lasciare le cose come stanno. Tanto per cominciare, infatti, resta intatta la possibilità, per lo straniero extracomunitario, di ottenere l’ordinaria ammissione al patrocinio a spese dello Stato sulla base di una semplice e incontrollabile autocertificazione circa l’inesistenza o l’insufficienza di redditi prodotti all’estero, quando - come in realtà avviene, per le più varie ragioni, nella grande maggioranza dei casi - si ritenga che egli si sia trovato nell’impossibilità di ottenere una certificazione da parte dell’autorità consolare del suo Paese, come richiesto dall’articolo 79, comma 2, del Testo unico sulle spese di giustizia. Ciò sulla base della sentenza della Corte costituzionale numero 157 del 2021, dichiarativa della parziale incostituzionalità di detta ultima norma, appunto nella parte in cui non prevedeva che, in caso di impossibilità di ottenere la certificazione consolare, alla sua mancanza potesse supplirsi con un’autocertificazione dell’interessato. Secondariamente, resta pure intatta la previsione, contenuta nell’articolo 14, comma 4, del citato decreto legislativo numero 286/1998, in base alla quale lo straniero extracomunitario è in ogni caso ammesso al patrocinio a spese dello Stato nel procedimento di convalida del provvedimento con il quale viene disposto, in vista dell’espulsione, il suo trattenimento in un centro di permanenza per il rimpatrio (Cpr). Così come, infine, resta intatta la previsione dell’articolo 16, comma 2, del decreto legislativo numero 25 del 2008, per la quale, ai fini delle impugnazioni delle decisioni in materia di riconoscimento dello status di rifugiato o di altre forme di protezione internazionale, lo straniero - per via del richiamo all’articolo 94 del Testo unico sulle spese di giustizia che, a sua volta, richiama il già citato articolo 79, comma 2, del medesimo Testo unico - è ammesso al patrocinio a spese dello Stato alla sola condizione, per quanto riguarda il requisito reddituale, costituita dalla produzione della stessa autocertificazione prevista dalla sentenza della Corte costituzionale di cui si è detto in precedenza.
Vi è, peraltro, da osservare, a quest’ultimo proposito, che nella medesima sentenza si afferma che dovrebbe essere onere dell’interessato provare «di aver compiuto tutto quanto esigibile secondo correttezza e diligenza» per ottenere, senza poi esservi riuscito, la certificazione da parte dell’autorità consolare del suo Paese, solo a tale condizione potendosi ammettere che essa sia sostituita dall’autocertificazione dello stesso interessato. Ma la verifica di tale condizione, nella pratica quotidiana, viene spesso e volentieri omessa, prendendosi per buono, purché non palesemente inverosimile, solo quanto affermato dall’interessato a sostegno dell’asserita «impossibilità» di ottenere la certificazione in questione. Da qui una prima conclusione, e cioè quella che sarebbe opportuno prevedere come obbligatorio, con apposita norma, che, quando lo straniero sia ammesso al gratuito patrocinio sulla base dell’autocertificazione da lui prodotta, nel relativo provvedimento si attesti l’avvenuta effettuazione della suddetta verifica e si indichino le ragioni per le quali essa abbia avuto esito positivo.
Ma una seconda e più importante conclusione è quella alla quale dovrebbe giungersi con riguardo al già accennato fenomeno costituito dalle impugnazioni che, grazie alla indiscriminata disponibilità dell’assistenza legale gratuita, vengono sistematicamente proposte dagl’interessati avverso ogni sorta di provvedimenti ad essi sfavorevoli in materia di immigrazione, indipendentemente dall’esistenza o meno di ragionevoli prospettive di un loro accoglimento. Per eliminare o, almeno, ridurre significativamente tale fenomeno, sarebbe necessario prevedere che l’assistenza legale gratuita possa essere negata ogni qual volta l’impugnazione che si intenda proporre avverso un determinato provvedimento appaia chiaramente destinata all’insuccesso. Ciò in perfetta conformità a quanto espressamente previsto tanto all’articolo 20, comma 3, dell’ancora vigente direttiva europea numero 32 del 2013 quanto all’articolo 29, comma 3, lettera b), della direttiva europea numero 1.346 del 2024, applicabile a partire dal 12 giugno 2026, fermo restando che, come pure espressamente previsto da detta ultima norma, l’assistenza legale gratuita sarebbe sempre concessa al solo, limitato fine della proposizione dell’impugnazione avverso il provvedimento con il quale essa sia stata negata. E dovrebbe, in particolare, ritenersi destinata, di regola, all’insuccesso ogni impugnazione avverso provvedimenti di diniego della protezione internazionale adottati nei numerosi casi, elencati negli articoli 28 ter e 29 del Decreto legislativo numero 25 del 2008, in cui la relativa richiesta sia da considerare inammissibile o manifestamente infondata; casi tra i quali rientra, ad esempio, quello che il richiedente asilo provenga da un Paese da ritenersi «sicuro».
Ai fini dell’adozione degli auspicabili interventi normativi di cui si è detto, potrebbe rivelarsi provvidenziale il «pasticcio» creatosi con l’emanazione, contestualmente alla conversione in legge del decreto legge numero 23/2026, del decreto legge «correttivo» numero 55/2026. In sede di conversione, infatti, di quest’ultimo decreto, ad esso potrebbero apportarsi, vertendosi comunque nella stessa materia, le modifiche nelle quali verrebbero a sostanziarsi i suddetti interventi (nella speranza che, naturalmente, in ossequio all’ormai avvenuta trasformazione dello Stato in senso monarchico, vi sia anche l’assenso del Sovrano che ha sede sul colle più alto).
Continua a leggereRiduci
Ecco #DimmiLaVerità del 29 aprile 2026. Il nostro vicedirettore Giuliano Zulin ci spiega le prospettive della crisi energetica.
Agenti armati del CIMO (Corps d'Intervention et de Maintien de l'Ordre) mantengono una forte presenza di sicurezza mentre operai e lavoratori marciano per le strade di Port-au-Prince (Getty Images)
L’Onu approva una nuova forza multinazionale per tentare di stabilizzare Haiti, dove le gang controllano gran parte di Port-au-Prince. Ma tra collasso istituzionale, crisi umanitaria e fragilità politica, la transizione resta estremamente incerta.
Totalmente fuori dal radar dei grandi media internazionali l’isola caraibica di Haiti rimane in una situazione drammatica, dove le gang restano padrone del paese. Il rappresentante speciale delle Nazioni Unite per Haiti ha annunciato che una nuova forza multinazionale per combattere le bande criminali sarà dispiegata gradualmente nei prossimi mesi.
Questa Forza di Repressione delle gang inizierà a sostituire l'attuale Missione multinazionale a supporto della polizia haitiana, con l'obiettivo di ristabilire l’ordine e soprattutto il monopolio della forza da parte del governo di Port au Prince. Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato un nuovo dispiegamento di 5.500 fra soldati ed agenti di polizia ed il primo contingente formato da 400 militari provenienti dal Ciad è già arrivato ad Haiti.
Il Palazzo di Vetro sembra finalmente voler fare qualcosa per aiutare la nazione caraibica, che ormai da cinque anni è in mano alla criminalità organizzata. La missione precedente, formata da poliziotti provenienti dal Kenya, non era mai stata finanziata ed attrezzata in maniera adeguata e gli agenti africani erano stati ininfluenti nella battaglia per il controllo della capitale. Dal Ciad in totale dovrebbero arrivare 1500 uomini, un contingente delle forze armate articolato in due battaglioni di fanteria. Ad Haiti le bande armate controllano circa il 75% della capitale Port-au-Prince, approfittando del collasso istituzionale seguito all’uccisione del presidente Jovenel Moïse ed al crollo dello stato. La polizia haitiana non riesce più a difendere nemmeno i quartieri governativi e vive asserragliata nelle caserme, dove subisce continui attacchi. Questa missione delle Nazioni Unite deve anche affrontare il problema di ricostruire un’entità statale che in questi anni è andata completamente persa. Le forze armate inviate potranno aiutare la popolazione, ma non saranno assolutamente sufficienti a garantire una transazione democratica per questa nazione che ha vissuto moltissime crisi nella sua travagliata storia.
Ad Haiti lo stato infatti non esiste più: da mesi i trasporti pubblici sono sospesi, i rifiuti non vengono raccolti ed i salari non vengono pagati. La maggioranza della popolazione è al limite della sopravvivenza e nel 75% dei quartieri della capitale sono le gang ad amministrare la vita quotidiana degli abitanti. Nonostante questa situazione le Nazioni Unite hanno espresso un giudizio positivo sul nuovo esecutivo guidato da Alix Didier Fils-Aimé, che sta faticosamente cercando di garantire una certa continuità dello Stato, sostenuta dal Patto nazionale per la stabilità, un accordo firmato da un grande rappresentanza della società civile. Anche il fatto che il governo abbia potuto ricominciare a riunirsi nella capitale, dopo tre anni, è visto come un fatto positivo. Le organizzazioni internazionali denunciano però una situazione umanitaria in rapido peggioramento con circa 1 milione e mezzo di persone sfollate che vivono in campi profughi o presso famiglie ospitanti, mentre si stima che entro la fine del 2026 circa 6,5 milioni di haitiani avranno bisogno di immediata assistenza umanitaria.
Stando a un recente rapporto, tra dicembre e febbraio oltre 2.400 persone sono state uccise, molte delle quali sospettate di essere membri di bande criminali, mentre la polizia sta cercando di intensificare le operazioni arruolando molti giovani disoccupati. Secondo il rapporto del BINUH (United Nations Integrated Office in Haiti), si registra un aumento del 23% degli omicidi rispetto al periodo precedente, con operazioni contro le bande criminali che hanno causato la morte di almeno 158 civili e il ferimento di oltre 100.
Lo scorso anno, più di 9.000 persone sono state uccise ad Haiti, e il paese registra un tasso di omicidi pari a 76 ogni 100.000 abitanti, uno dei più alti al mondo. A dicembre dovrebbe tenersi il primo turno delle elezioni, ma tutto resta estremamente aleatorio. Intanto il Primo ministro haitiano Alix Didier Fils-Aimé ha affermato che il governo di transizione «resta pienamente impegnato ad aiutare Haiti a uscire da questa crisi» e ha sottolineato che intende aumentare il numero di agenti di polizia e soldati, ribadendo che «lo Stato sta riprendendo il posto che gli spetta di diritto ed Haiti non perirà».
Continua a leggereRiduci