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2021-11-15
Obiettivo: rubarci anche le feste 2021
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Chi pensava di garantirsi un Natale tranquillo dopo la prima immunizzazione e con il green pass in tasca ha dovuto ricredersi. Le regioni che avevano chiuso gli hub vaccinali hanno dovuto riorganizzare gli spazi. I medici di base mandano a raffica messaggi sui cellulari degli assistiti raccomandando di fissare gli appuntamenti solo in situazioni gravi perché la precedenza ora è alla campagna antinfluenzale. E questa si intreccia con le terze dosi anti Covid con un ingorgo difficile da gestire. Le farmacie sono nel caos tra file giornaliere per i tamponi e per i vaccini. Sembra una corsa contro il tempo, in una atmosfera che è ancora quella drammatica dell'emergenza anche se i numeri dei contagi restano, con lievi oscillazioni, ampiamente sotto il livello di guardia e decisamente inferiori a quelli di altri Paesi europei. Chi aveva progettato un viaggio natalizio oltre frontiera ci ha già rinunciato: sono bastate le parole del ministro Roberto Speranza, che ha consigliato di rimanere in Italia, per far desistere anche i più temerari. Qualsiasi situazione che esca fuori dai binari stringenti dei protocolli di sicurezza ancora da allarme rosso sembra un azzardo. Di certo, questo non fa bene agli operatori turistici.
Ma nemmeno trascorrere il periodo festivo entro i confini nazionali è esente da incognite. Regna l'incertezza, amplificata da una certa dose di drammatizzazione a ogni bollettino con minimi aumenti di contagi. Rimarrà l'obbligo della mascherina al chiuso e potrebbe essere ripristinato il distanziamento obbligatorio al chiuso anche in luoghi dove non vige più, quali cinema o teatri. Già i profeti di sventura prevedono che per Natale qualche regione passerà dal bianco al giallo, con le conseguenti misure restrittive.
L'unica certezza è l'aumento dei prezzi. Sarà un Natale più caro. Panettoni e pandori sono rincarati del 10% con punte del 20%. Secondo l'osservatorio di Federconsumatori, il prezzo di 1 chilo di farina è salito da 0,79 euro di marzo, quando già si registravano alcune tensioni sui costi delle materie prime, a 1,09 euro di ottobre: + 38%. In aumento anche uova, nocciole, mandorle, spumante e vino. Sarà più oneroso andare al ristorante, mentre al bar è già scattato il caro-caffè: Assoutenti sottolinea che le quotazioni del caffè sono aumentate dell'80%, quelle del latte del 60%, lo zucchero segna un +30%.
La classica colazione con cappuccino e cornetto al bar potrebbe dunque presto passare da una media di 2,4 euro attuali a 3,4 euro. Sui listini incide la corsa al rialzo del gas e dell'elettricità. Il rincaro della benzina andrà a incidere sugli spostamenti giornalieri come sul trasporto delle merci e si farà sentire su addobbi e regali. Codacons prevede un aggiornamento dei listini del 5%. I pacchetti vacanza e le strutture ricettive potrebbero subire un incremento del 7%. E saranno sempre più un lusso le vacanze sulla neve. Prezzi in aumento in 8 impianti su 10 con picchi per Natale e Capodanno.
Lo skipass stagionale Valle d'Aosta costa 1.180 euro, in aumento di 110 euro rispetto agli ultimi due anni. Si devono aggiungere altri 200 euro per avere l'estensione a Zermatt. Inoltre scattano nuove regole: oltre all'obbligo del green pass e della mascherina, dal 1° gennaio c'è anche quello dell'assicurazione. E per evitare assembramenti lo skipass va acquistato online. Con questo scenario il Natale si trasforma da festa attesa a festa temuta.
Gli interventi delle nostre firme
Nicola Porro - Istituzioni e politica costruiscono una sinistra liturgia del terrore
Sarà un Natale in un clima di cupezza e rassegnazione. Le istituzioni e la politica stanno costruendo una liturgia del terrore. È un riflesso della politica per la quale se non ci fosse il governo staremmo nel disastro. È un modo per fare prevalere l'egemonia culturale della sinistra. Ogni giorno arrivano messaggi allarmistici; il virus, i contagi, l'ambiente a un passo dalla catastrofe. Una parte della politica alimenta il terrore e non si accorge di quali danni mostruosi procura. La drammatizzazione della realtà rischia di bloccare le prenotazioni per le feste e quindi impedisce a un settore economico colpito dalla crisi di risollevarsi. L'economia si nutre di numeri ma anche di aspirazioni individuali che non possono essere compresse. Ed è quello che si sta facendo. Ma io sono un ottimista. Gli italiani si sono vaccinati anche dalle superstizioni pseudoscientifiche, hanno sviluppato gli anticorpi contro le litanie contraddittorie dei virologi che solo in Italia continuano a occupare la scena.
Daniele Capezzone - Sarà un delirio emergenziale anche in assenza di emergenza
Confesso: non so come sarà il Natale, ma so come saranno i mesi di novembre e dicembre. Andrà in scena una lugubre, macabra, ininterrotta liturgia del terrore; un delirio emergenziale perfino in assenza di emergenza (come testimoniano i bassi livelli di occupazione delle terapie intensive); un rito, officiato da politica, «esperti» e mainstream media, volto ad allontanare ogni ipotesi di ritorno alla normalità. Non c'è bisogno di scomodare chissà quale «regìa» o «visione complottistica». Tutto è già sotto i nostri occhi: per un verso, c'è un dibattito politico sterilizzato fino all'elezione del nuovo presidente della Repubblica; e per un altro, c'è un prolungamento dell'uso politico ossessivo dell'emergenza sanitaria. Ora, può anche darsi che questo triste gioco funzioni (purtroppo la maggioranza degli italiani ha mostrato di subire qualunque prepotenza), ma saranno altri fattori a «guastare» il panorama. Non ci sarà nessun rilancio dell'economia reale; le pmi saranno falcidiate da scadenze fiscali killer; cresceranno i problemi concreti di liquidità per famiglie e imprese; si assisterà a una più o meno percettibile depressione dei settori più dinamici (autonomi e professionisti). Facciano attenzione i dirigenti di centrodestra. Mentre lo zoccolo duro degli elettori di centrosinistra (dipendenti pubblici, élites urbanizzate) questa situazione può reggerla benissimo, al contrario sono moltissimi gli elettori di centrodestra che non sopportano più.
Silvana De Mari - Ricorrenza piena di tristezza ma con più atti di coraggio
Il prossimo Natale sarà squallido come quello dell'anno scorso ma ci saranno più atti di coraggio. Le libertà più elementari sono state travolte. Innumerevoli persone devono subire una terapia genica sperimentale contro la propria volontà per salvare il lavoro. Nessuno mai si era sognato di sindacare sul numero di persone che si possono invitare a casa propria. È stata proclamata un'emergenza che non ha motivo di essere per curare una patologia curabile che, una volta curata, non ha la mortalità più alta di una comune influenza. Questo Natale sarà come quello scorso? Non ne ho la minima idea, nessuno è in grado di prevedere fino a che punto il governo annienterà la libertà degli italiani. Ma una cosa posso prevederla: sarà meno facile per il potere. Approfitto di questo Natale per ringraziare. Grazie a chi ha gestito una brutta malattia influenzale così da trasformarla in una emergenza sanitaria, grazie ai giornalisti asserviti, grazie ai virologi televisivi che ignorano l'esistenza del sistema immunitario, grazie agli idranti della polizia su uomini seduti a terra con i rosari in mano. Grazie a tutti voi, perché grazie a voi abbiamo riscoperto il coraggio, l'onore, la passione politica, abbiamo spento i televisori, siamo andati per strada. La gente come noi non molla mai. Sarà un Natale pieno di coraggio.
Paolo Del Debbio - Spero che il governo abbia il buon senso di evitare le chiusure
Spero che governo e istituzioni abbiano il buonsenso, pur mantenendo le misure di sicurezza, di capire che dopo due anni di paura le feste natalizie hanno un significato affettivo di ricongiunzione delle famiglie, degli amici, del microcosmo che è attorno a ognuno di noi. Sono realtà essenziali per la ripresa della vita. Ulteriori restrizioni sarebbero inopportune. Un terzo della salute degli anziani, come dicono le ricerche sanitarie, dipende dalla vicinanza con i familiari e le persone care. Sappiamo bene quanto hanno sofferto i nostri anziani nella fase dura della pandemia, soli nelle case di cura o nelle abitazioni. Poi c'è un aspetto economico. Alcune attività si stanno riprendendo ma tante altre sono stremate. Il periodo natalizio segna tradizionalmente la crescita dei consumi. Misure restrittive sarebbero penalizzanti. Inoltre non è pensabile che ogni sabato le manifestazioni costringano il commercio a vivere nell'insicurezza. I cortei andrebbero coordinati con le esigenze della vita dei centri urbani. Il Natale è anche il momento degli spostamenti, dei viaggi. Le strutture turistiche hanno bisogno di tempo per organizzarsi, non possono restare a lungo nell'incertezza, in attesa delle decisioni dell'ultimo minuto del governo. Bisognerebbe considerare che la situazione pandemica è sotto controllo e dare messaggi ottimistici, chiari e diretti. Abbiamo bisogno di un Natale di speranza e positività per recuperare la fiducia che muove l'economia.
Marcello Veneziani - Il ministro Speranza ha l'attitudine al ruolo di menagramo
L'impressione generale a circa un mese dal Natale è di essere nel caos totale. Mancano personalità e istituzioni di riferimento che siano affidabili. Si viaggia nell'incertezza totale. Oggi, anziché la paura del virus, è la situazione incontrollabile ed estremamente variabile a generare angoscia. Eppure penso che queste feste saranno migliori di quelle dello scorso anno, c'è una reattività collettiva abbastanza forte. Non credo che arriveremo al lockdown. Quando il ministro della Salute Roberto Speranza invita gli italiani a non viaggiare per le feste natalizie, non so come interpretarlo. Se è una attitudine al ruolo di menagramo, la previsione di qualcosa di grave in arrivo, o è una strategia perché ha in mente qualcosa e non vuole dircelo tutta in una volta. Forse è spinto anche da una mentalità da vecchia sinistra per la quale il divertimento è un peccato. C'è una sorta di compiacimento nel minacciare continuamente le restrizioni anche se la situazione è migliore di altri Paesi in Europa. L'incertezza in parte dipende dall'imponderabile diffusione del virus ma in parte dall'impreparazione di fondo delle istituzioni. I virologi hanno perso credibilità con le loro dichiarazioni contraddittorie. Ci hanno detto che il vaccino sarebbe stato risolutivo, ora siamo alla terza dose e ci fanno capire che non sarà l'ultima. È con questa cappa sulla testa che ci prepariamo al Natale.
Massimo Gandolfini - Dovremmo celebrare la vita invece si parla solo di clima
Sarà ancora un Natale di sofferenza anche se le condizioni pandemiche sono un po' cambiate rispetto a un anno fa. Le famiglie sono preoccupate per l'incertezza legata all'evoluzione del virus ma anche per la situazione economica. Le aspettative sul Pnrr sono state deluse. Non ci sono quei sostegni necessari ad alleggerire le difficoltà di questo periodo. I dati dell'Istat sull'aumento della povertà certificano una situazione che è sotto gli occhi di tutti ma che la politica continua a ignorare. L'assegno unico universale non è stato finanziato come doveva e i parametri Isee non sono stati modificati. Questa disattenzione è ancora più grave se si considera che usciamo da due anni di grandi difficoltà e lo scenario che abbiamo davanti non è chiaro. Non sarà un Natale di festa. E poi ci si stupisce della denatalità. Chi non ha una sicurezza economica non può pensare di mettere al mondo un figlio. Il calo delle nascite non si risolve con il reddito di cittadinanza o il bonus casa. La politica si occupa più del clima che del calo demografico. Il Natale celebra una nascita ma si parla di tutto, di Babbo Natale e dei panettoni, meno che di nascita. È in corso una battaglia ideologica culturale contro la vita. Si sta diffondendo la tesi che la sovrappopolazione è responsabile di tutto: sprechi di energia, inquinamento e cambiamenti climatici.
Gli interventi degli operatori turistici
Gianfranco Vissani - Difficile recuperare le perditeIl rincaro dei prezzi è ingiustificato
L'incertezza, le minacce di nuove restrizioni, la situazione pandemica in Europa più preoccupante, tutto ci indurrebbe a essere pessimisti. Ma io voglio trasmettere un atteggiamento positivo. Anche a Natale dobbiamo rispettare le misure di sicurezza, stare attenti, mangiare bene e sano. Non penso che ci sarà un altro lockdown, le vaccinazioni stanno aumentando, io ho già fatto la terza dose. L'ottimismo aiuta a far lavorare le aziende. Sarà difficile recuperare le perdite di un anno e mezzo di chiusure ma vedo che tante persone hanno desiderio di divertirsi, evadere, lasciarsi alle spalle il periodo difficile del Covid. Stanno già arrivando le telefonate per un veglione di Capodanno festoso, con musica e fuochi di artificio; a Natale il ristorante è chiuso e trascorrerò la giornata sulla neve con amici.Sento che tanti si lamentano dell'aumento dei prezzi. Queste festività arrivano in un periodo difficile e non ci si può approfittare con rincari ingiustificati anche se gas, elettricità e materie prime sono diventati un salasso.
Ho scuole di sci a Livigno e St Moritz: in Svizzera c'è molta più tranquillità
Sarà un inverno di ripartenza per il settore della neve che ha sofferto quasi 20 mesi di assenza di lavoro. Albergatori, ristoratori, impiantisti e maestri di sci sono stati duramente colpiti dalle restrizioni. Le prenotazioni stanno arrivando, la richiesta di vacanze sulla neve, anche solo di un fine settimana, è ripartita. Ma l'Italia subisce la concorrenza della Svizzera dove è richiesta solo la mascherina e non il green pass. Ho una scuola di sci a Livigno e una a Sankt Moritz e noto la differenza di comportamento. Sulle piste oltre frontiera c'è maggiore tranquillità. D'altronde, se tutti rispettano le regole di distanziamento negli impianti di risalita non ci sono problemi. Mi sembra che in Italia si stia esagerando, anche se in teoria il green pass dovrebbe consentire di trasportare un numero superiore di sciatori sugli impianti. Il mondo ora è governato da questo lasciapassare discriminante. C'è chi si lamenta dell'aumento dei prezzi delle strutture sciistiche. Ma i costi del personale sono saliti. Gli impianti devono avere l'addetto al green pass, la disinfezione delle cabine, la fornitura di prodotti igienizzanti. Tra difficoltà e incertezze, poter tornare a sciare a Natale sembra quasi una conquista.
Iginio Massari - Il panettone non mancherà anche se più costoso
Stanno usando il Covid per fare politica, una politica di coercizione. Ci hanno trasmesso un tale terrore del virus che ormai, prima di entrare in qualsiasi locale chiuso, ci cospargiamo le mani di gel disinfettante anche se l'abbiamo fatto poco prima. Talvolta penso che il Covid ha colpito più il cervello che i polmoni. Certo, i produttori di disinfettanti e di dispositivi di protezione sono felici. Vivremo il Natale con questa atmosfera. Anche se la tradizione degli acquisti è radicata, soprattutto dal punto di vista gastronomico, temo pesanti ripercussioni. Le decisioni sulle restrizioni dipenderanno molto dai nostri comportamenti. Recentemente in Svizzera ho notato che pochi usano la mascherina ma le persone sono più attente al distanziamento. Non penso che il virus si fermi alla frontiera. Qui esistono limiti di accesso nei locali ma mancano i controlli. Sarà un Natale anche di rincari. Da mesi aspetto una macchina utile al mio lavoro. Il burro, che fino a 5 mesi fa costava all'ingrosso 5,50 euro al chilo, ora è arrivato a 8 euro. Alcuni prodotti hanno subito un rincaro del 70%. Questo inciderà sulla tavola nel periodo natalizio. Di sicuro però non diminuiranno le vendite di panettoni: quello classico rappresenta ancora il 70% degli acquisti dolciari del Natale.
Arrigo Cipriani - Non vedo l'ora di riaccogliere i turisti a Venezia
Sono ottimista sulla riuscita di questo Natale. Non c'è più paura a spostarsi, Venezia è piena nei fine settimana e io ho già tutto esaurito per il Capodanno. C'è voglia di convivialità, di stare insieme, di riunirsi. Il periodo brutto è alle nostre spalle, gli ospedali non sono più nell'emergenza anche se si continua a fare del terrorismo. Forse la politica vuole tenere alta la paura ma senza un po' di ottimismo l'economia non riparte. Alcuni giornali esagerano con la drammatizzazione della realtà. Il mio ristorante a Londra è affollatissimo, fa 300 coperti al giorno e nessuno ha la mascherina, non credo che siano così folli, magari sono più coraggiosi di noi. In Italia c'è la tendenza a diffondere la paura, poi salta fuori che i positivi sono marginali rispetto alla totalità della popolazione e che stiamo meglio di tanti Paesi europei. La gente comincia a capirlo e presta meno attenzione ai virologi allarmisti. Io guardo con entusiasmo a Venezia piena nei fine settimana. Sono tornati i turisti stranieri, inglesi e francesi. Anche a New York, dove ho cinque ristoranti, quattro sale e un albergo ho tante prenotazioni. Lo stesso negli Emirati dove ho tre ristoranti. Il mondo si sta rimettendo in moto e questo Natale segnerà davvero la ripartenza. Spero a cominciare dall'Italia.
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Rincari, rischi di nuove chiusure, assalto alle terze dosi, divieto di varcare i confini Un'altra fine anno senza luci? Rispondono le nostre firme e gli operatori turistici.Chi pensava di garantirsi un Natale tranquillo dopo la prima immunizzazione e con il green pass in tasca ha dovuto ricredersi. Le regioni che avevano chiuso gli hub vaccinali hanno dovuto riorganizzare gli spazi. I medici di base mandano a raffica messaggi sui cellulari degli assistiti raccomandando di fissare gli appuntamenti solo in situazioni gravi perché la precedenza ora è alla campagna antinfluenzale. E questa si intreccia con le terze dosi anti Covid con un ingorgo difficile da gestire. Le farmacie sono nel caos tra file giornaliere per i tamponi e per i vaccini. Sembra una corsa contro il tempo, in una atmosfera che è ancora quella drammatica dell'emergenza anche se i numeri dei contagi restano, con lievi oscillazioni, ampiamente sotto il livello di guardia e decisamente inferiori a quelli di altri Paesi europei. Chi aveva progettato un viaggio natalizio oltre frontiera ci ha già rinunciato: sono bastate le parole del ministro Roberto Speranza, che ha consigliato di rimanere in Italia, per far desistere anche i più temerari. Qualsiasi situazione che esca fuori dai binari stringenti dei protocolli di sicurezza ancora da allarme rosso sembra un azzardo. Di certo, questo non fa bene agli operatori turistici. Ma nemmeno trascorrere il periodo festivo entro i confini nazionali è esente da incognite. Regna l'incertezza, amplificata da una certa dose di drammatizzazione a ogni bollettino con minimi aumenti di contagi. Rimarrà l'obbligo della mascherina al chiuso e potrebbe essere ripristinato il distanziamento obbligatorio al chiuso anche in luoghi dove non vige più, quali cinema o teatri. Già i profeti di sventura prevedono che per Natale qualche regione passerà dal bianco al giallo, con le conseguenti misure restrittive.L'unica certezza è l'aumento dei prezzi. Sarà un Natale più caro. Panettoni e pandori sono rincarati del 10% con punte del 20%. Secondo l'osservatorio di Federconsumatori, il prezzo di 1 chilo di farina è salito da 0,79 euro di marzo, quando già si registravano alcune tensioni sui costi delle materie prime, a 1,09 euro di ottobre: + 38%. In aumento anche uova, nocciole, mandorle, spumante e vino. Sarà più oneroso andare al ristorante, mentre al bar è già scattato il caro-caffè: Assoutenti sottolinea che le quotazioni del caffè sono aumentate dell'80%, quelle del latte del 60%, lo zucchero segna un +30%. La classica colazione con cappuccino e cornetto al bar potrebbe dunque presto passare da una media di 2,4 euro attuali a 3,4 euro. Sui listini incide la corsa al rialzo del gas e dell'elettricità. Il rincaro della benzina andrà a incidere sugli spostamenti giornalieri come sul trasporto delle merci e si farà sentire su addobbi e regali. Codacons prevede un aggiornamento dei listini del 5%. I pacchetti vacanza e le strutture ricettive potrebbero subire un incremento del 7%. E saranno sempre più un lusso le vacanze sulla neve. Prezzi in aumento in 8 impianti su 10 con picchi per Natale e Capodanno. Lo skipass stagionale Valle d'Aosta costa 1.180 euro, in aumento di 110 euro rispetto agli ultimi due anni. Si devono aggiungere altri 200 euro per avere l'estensione a Zermatt. Inoltre scattano nuove regole: oltre all'obbligo del green pass e della mascherina, dal 1° gennaio c'è anche quello dell'assicurazione. E per evitare assembramenti lo skipass va acquistato online. Con questo scenario il Natale si trasforma da festa attesa a festa temuta.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/obiettivo-rubarci-anche-le-feste-2021-2655549239.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="gli-interventi-delle-nostre-firme" data-post-id="2655549239" data-published-at="1636921564" data-use-pagination="False"> Gli interventi delle nostre firme Nicola Porro - Istituzioni e politica costruiscono una sinistra liturgia del terroreSarà un Natale in un clima di cupezza e rassegnazione. Le istituzioni e la politica stanno costruendo una liturgia del terrore. È un riflesso della politica per la quale se non ci fosse il governo staremmo nel disastro. È un modo per fare prevalere l'egemonia culturale della sinistra. Ogni giorno arrivano messaggi allarmistici; il virus, i contagi, l'ambiente a un passo dalla catastrofe. Una parte della politica alimenta il terrore e non si accorge di quali danni mostruosi procura. La drammatizzazione della realtà rischia di bloccare le prenotazioni per le feste e quindi impedisce a un settore economico colpito dalla crisi di risollevarsi. L'economia si nutre di numeri ma anche di aspirazioni individuali che non possono essere compresse. Ed è quello che si sta facendo. Ma io sono un ottimista. Gli italiani si sono vaccinati anche dalle superstizioni pseudoscientifiche, hanno sviluppato gli anticorpi contro le litanie contraddittorie dei virologi che solo in Italia continuano a occupare la scena.Daniele Capezzone - Sarà un delirio emergenziale anche in assenza di emergenzaConfesso: non so come sarà il Natale, ma so come saranno i mesi di novembre e dicembre. Andrà in scena una lugubre, macabra, ininterrotta liturgia del terrore; un delirio emergenziale perfino in assenza di emergenza (come testimoniano i bassi livelli di occupazione delle terapie intensive); un rito, officiato da politica, «esperti» e mainstream media, volto ad allontanare ogni ipotesi di ritorno alla normalità. Non c'è bisogno di scomodare chissà quale «regìa» o «visione complottistica». Tutto è già sotto i nostri occhi: per un verso, c'è un dibattito politico sterilizzato fino all'elezione del nuovo presidente della Repubblica; e per un altro, c'è un prolungamento dell'uso politico ossessivo dell'emergenza sanitaria. Ora, può anche darsi che questo triste gioco funzioni (purtroppo la maggioranza degli italiani ha mostrato di subire qualunque prepotenza), ma saranno altri fattori a «guastare» il panorama. Non ci sarà nessun rilancio dell'economia reale; le pmi saranno falcidiate da scadenze fiscali killer; cresceranno i problemi concreti di liquidità per famiglie e imprese; si assisterà a una più o meno percettibile depressione dei settori più dinamici (autonomi e professionisti). Facciano attenzione i dirigenti di centrodestra. Mentre lo zoccolo duro degli elettori di centrosinistra (dipendenti pubblici, élites urbanizzate) questa situazione può reggerla benissimo, al contrario sono moltissimi gli elettori di centrodestra che non sopportano più.Silvana De Mari - Ricorrenza piena di tristezza ma con più atti di coraggioIl prossimo Natale sarà squallido come quello dell'anno scorso ma ci saranno più atti di coraggio. Le libertà più elementari sono state travolte. Innumerevoli persone devono subire una terapia genica sperimentale contro la propria volontà per salvare il lavoro. Nessuno mai si era sognato di sindacare sul numero di persone che si possono invitare a casa propria. È stata proclamata un'emergenza che non ha motivo di essere per curare una patologia curabile che, una volta curata, non ha la mortalità più alta di una comune influenza. Questo Natale sarà come quello scorso? Non ne ho la minima idea, nessuno è in grado di prevedere fino a che punto il governo annienterà la libertà degli italiani. Ma una cosa posso prevederla: sarà meno facile per il potere. Approfitto di questo Natale per ringraziare. Grazie a chi ha gestito una brutta malattia influenzale così da trasformarla in una emergenza sanitaria, grazie ai giornalisti asserviti, grazie ai virologi televisivi che ignorano l'esistenza del sistema immunitario, grazie agli idranti della polizia su uomini seduti a terra con i rosari in mano. Grazie a tutti voi, perché grazie a voi abbiamo riscoperto il coraggio, l'onore, la passione politica, abbiamo spento i televisori, siamo andati per strada. La gente come noi non molla mai. Sarà un Natale pieno di coraggio.Paolo Del Debbio - Spero che il governo abbia il buon senso di evitare le chiusureSpero che governo e istituzioni abbiano il buonsenso, pur mantenendo le misure di sicurezza, di capire che dopo due anni di paura le feste natalizie hanno un significato affettivo di ricongiunzione delle famiglie, degli amici, del microcosmo che è attorno a ognuno di noi. Sono realtà essenziali per la ripresa della vita. Ulteriori restrizioni sarebbero inopportune. Un terzo della salute degli anziani, come dicono le ricerche sanitarie, dipende dalla vicinanza con i familiari e le persone care. Sappiamo bene quanto hanno sofferto i nostri anziani nella fase dura della pandemia, soli nelle case di cura o nelle abitazioni. Poi c'è un aspetto economico. Alcune attività si stanno riprendendo ma tante altre sono stremate. Il periodo natalizio segna tradizionalmente la crescita dei consumi. Misure restrittive sarebbero penalizzanti. Inoltre non è pensabile che ogni sabato le manifestazioni costringano il commercio a vivere nell'insicurezza. I cortei andrebbero coordinati con le esigenze della vita dei centri urbani. Il Natale è anche il momento degli spostamenti, dei viaggi. Le strutture turistiche hanno bisogno di tempo per organizzarsi, non possono restare a lungo nell'incertezza, in attesa delle decisioni dell'ultimo minuto del governo. Bisognerebbe considerare che la situazione pandemica è sotto controllo e dare messaggi ottimistici, chiari e diretti. Abbiamo bisogno di un Natale di speranza e positività per recuperare la fiducia che muove l'economia.Marcello Veneziani - Il ministro Speranza ha l'attitudine al ruolo di menagramoL'impressione generale a circa un mese dal Natale è di essere nel caos totale. Mancano personalità e istituzioni di riferimento che siano affidabili. Si viaggia nell'incertezza totale. Oggi, anziché la paura del virus, è la situazione incontrollabile ed estremamente variabile a generare angoscia. Eppure penso che queste feste saranno migliori di quelle dello scorso anno, c'è una reattività collettiva abbastanza forte. Non credo che arriveremo al lockdown. Quando il ministro della Salute Roberto Speranza invita gli italiani a non viaggiare per le feste natalizie, non so come interpretarlo. Se è una attitudine al ruolo di menagramo, la previsione di qualcosa di grave in arrivo, o è una strategia perché ha in mente qualcosa e non vuole dircelo tutta in una volta. Forse è spinto anche da una mentalità da vecchia sinistra per la quale il divertimento è un peccato. C'è una sorta di compiacimento nel minacciare continuamente le restrizioni anche se la situazione è migliore di altri Paesi in Europa. L'incertezza in parte dipende dall'imponderabile diffusione del virus ma in parte dall'impreparazione di fondo delle istituzioni. I virologi hanno perso credibilità con le loro dichiarazioni contraddittorie. Ci hanno detto che il vaccino sarebbe stato risolutivo, ora siamo alla terza dose e ci fanno capire che non sarà l'ultima. È con questa cappa sulla testa che ci prepariamo al Natale.Massimo Gandolfini - Dovremmo celebrare la vita invece si parla solo di climaSarà ancora un Natale di sofferenza anche se le condizioni pandemiche sono un po' cambiate rispetto a un anno fa. Le famiglie sono preoccupate per l'incertezza legata all'evoluzione del virus ma anche per la situazione economica. Le aspettative sul Pnrr sono state deluse. Non ci sono quei sostegni necessari ad alleggerire le difficoltà di questo periodo. I dati dell'Istat sull'aumento della povertà certificano una situazione che è sotto gli occhi di tutti ma che la politica continua a ignorare. L'assegno unico universale non è stato finanziato come doveva e i parametri Isee non sono stati modificati. Questa disattenzione è ancora più grave se si considera che usciamo da due anni di grandi difficoltà e lo scenario che abbiamo davanti non è chiaro. Non sarà un Natale di festa. E poi ci si stupisce della denatalità. Chi non ha una sicurezza economica non può pensare di mettere al mondo un figlio. Il calo delle nascite non si risolve con il reddito di cittadinanza o il bonus casa. La politica si occupa più del clima che del calo demografico. Il Natale celebra una nascita ma si parla di tutto, di Babbo Natale e dei panettoni, meno che di nascita. È in corso una battaglia ideologica culturale contro la vita. Si sta diffondendo la tesi che la sovrappopolazione è responsabile di tutto: sprechi di energia, inquinamento e cambiamenti climatici. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/obiettivo-rubarci-anche-le-feste-2021-2655549239.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="gli-interventi-degli-operatori-turistici" data-post-id="2655549239" data-published-at="1636921564" data-use-pagination="False"> Gli interventi degli operatori turistici Gianfranco Vissani - Difficile recuperare le perditeIl rincaro dei prezzi è ingiustificatoL'incertezza, le minacce di nuove restrizioni, la situazione pandemica in Europa più preoccupante, tutto ci indurrebbe a essere pessimisti. Ma io voglio trasmettere un atteggiamento positivo. Anche a Natale dobbiamo rispettare le misure di sicurezza, stare attenti, mangiare bene e sano. Non penso che ci sarà un altro lockdown, le vaccinazioni stanno aumentando, io ho già fatto la terza dose. L'ottimismo aiuta a far lavorare le aziende. Sarà difficile recuperare le perdite di un anno e mezzo di chiusure ma vedo che tante persone hanno desiderio di divertirsi, evadere, lasciarsi alle spalle il periodo difficile del Covid. Stanno già arrivando le telefonate per un veglione di Capodanno festoso, con musica e fuochi di artificio; a Natale il ristorante è chiuso e trascorrerò la giornata sulla neve con amici.Sento che tanti si lamentano dell'aumento dei prezzi. Queste festività arrivano in un periodo difficile e non ci si può approfittare con rincari ingiustificati anche se gas, elettricità e materie prime sono diventati un salasso.Ho scuole di sci a Livigno e St Moritz: in Svizzera c'è molta più tranquillitàSarà un inverno di ripartenza per il settore della neve che ha sofferto quasi 20 mesi di assenza di lavoro. Albergatori, ristoratori, impiantisti e maestri di sci sono stati duramente colpiti dalle restrizioni. Le prenotazioni stanno arrivando, la richiesta di vacanze sulla neve, anche solo di un fine settimana, è ripartita. Ma l'Italia subisce la concorrenza della Svizzera dove è richiesta solo la mascherina e non il green pass. Ho una scuola di sci a Livigno e una a Sankt Moritz e noto la differenza di comportamento. Sulle piste oltre frontiera c'è maggiore tranquillità. D'altronde, se tutti rispettano le regole di distanziamento negli impianti di risalita non ci sono problemi. Mi sembra che in Italia si stia esagerando, anche se in teoria il green pass dovrebbe consentire di trasportare un numero superiore di sciatori sugli impianti. Il mondo ora è governato da questo lasciapassare discriminante. C'è chi si lamenta dell'aumento dei prezzi delle strutture sciistiche. Ma i costi del personale sono saliti. Gli impianti devono avere l'addetto al green pass, la disinfezione delle cabine, la fornitura di prodotti igienizzanti. Tra difficoltà e incertezze, poter tornare a sciare a Natale sembra quasi una conquista.Iginio Massari - Il panettone non mancherà anche se più costosoStanno usando il Covid per fare politica, una politica di coercizione. Ci hanno trasmesso un tale terrore del virus che ormai, prima di entrare in qualsiasi locale chiuso, ci cospargiamo le mani di gel disinfettante anche se l'abbiamo fatto poco prima. Talvolta penso che il Covid ha colpito più il cervello che i polmoni. Certo, i produttori di disinfettanti e di dispositivi di protezione sono felici. Vivremo il Natale con questa atmosfera. Anche se la tradizione degli acquisti è radicata, soprattutto dal punto di vista gastronomico, temo pesanti ripercussioni. Le decisioni sulle restrizioni dipenderanno molto dai nostri comportamenti. Recentemente in Svizzera ho notato che pochi usano la mascherina ma le persone sono più attente al distanziamento. Non penso che il virus si fermi alla frontiera. Qui esistono limiti di accesso nei locali ma mancano i controlli. Sarà un Natale anche di rincari. Da mesi aspetto una macchina utile al mio lavoro. Il burro, che fino a 5 mesi fa costava all'ingrosso 5,50 euro al chilo, ora è arrivato a 8 euro. Alcuni prodotti hanno subito un rincaro del 70%. Questo inciderà sulla tavola nel periodo natalizio. Di sicuro però non diminuiranno le vendite di panettoni: quello classico rappresenta ancora il 70% degli acquisti dolciari del Natale.Arrigo Cipriani - Non vedo l'ora di riaccogliere i turisti a VeneziaSono ottimista sulla riuscita di questo Natale. Non c'è più paura a spostarsi, Venezia è piena nei fine settimana e io ho già tutto esaurito per il Capodanno. C'è voglia di convivialità, di stare insieme, di riunirsi. Il periodo brutto è alle nostre spalle, gli ospedali non sono più nell'emergenza anche se si continua a fare del terrorismo. Forse la politica vuole tenere alta la paura ma senza un po' di ottimismo l'economia non riparte. Alcuni giornali esagerano con la drammatizzazione della realtà. Il mio ristorante a Londra è affollatissimo, fa 300 coperti al giorno e nessuno ha la mascherina, non credo che siano così folli, magari sono più coraggiosi di noi. In Italia c'è la tendenza a diffondere la paura, poi salta fuori che i positivi sono marginali rispetto alla totalità della popolazione e che stiamo meglio di tanti Paesi europei. La gente comincia a capirlo e presta meno attenzione ai virologi allarmisti. Io guardo con entusiasmo a Venezia piena nei fine settimana. Sono tornati i turisti stranieri, inglesi e francesi. Anche a New York, dove ho cinque ristoranti, quattro sale e un albergo ho tante prenotazioni. Lo stesso negli Emirati dove ho tre ristoranti. Il mondo si sta rimettendo in moto e questo Natale segnerà davvero la ripartenza. Spero a cominciare dall'Italia.
Jannik Sinner festeggia la vittoria contro Casper Ruud nella finale degli Internazionali Bnl d'Italia 2026 (Getty Images)
Il numero uno del mondo conquista gli Internazionali battendo Ruud in due set davanti al Centrale in festa e al presidente Mattarella. Nono Masters 1000 in carriera, sesto consecutivo e 34ª vittoria di fila: ora Jannik si presenta al Roland Garros da favorito anche sulla terra rossa.
Mezzo secolo dopo l’ultimo sussulto azzurro sulla terra rossa di Roma un tennista italiano torna a conquistare gli Internazionali. Nel 1976 fu Adriano Panatta. Oggi è stato Jannik Sinner a vincere il Masters 1000 di casa e lo ha fatto dominando la finale contro Casper Ruud. Una vittoria con vista su Parigi. Sei Masters 1000 consecutivi, il nono in carriera, la trentaquattresima vittoria di fila: numeri che raccontano solo in parte la superiorità mostrata dal numero uno del mondo anche sulla terra battuta, superficie che fino a poco tempo fa sembrava la meno adatta al suo tennis. Ora invece Sinner arriva al Roland Garros da uomo da battere.
Sul Centrale del Foro Italico, davanti al presidente della Repubblica Sergio Mattarella e a un pubblico interamente schierato dalla sua parte, l’altoatesino ha chiuso la pratica in due set, 6-4 6-4, dopo un’ora e quarantacinque minuti. Un successo mai realmente in discussione, nonostante un avvio complicato.
Ruud, specialista della terra e finalista Slam a Parigi, era partito meglio. Il norvegese aveva strappato subito il servizio a Sinner approfittando di qualche esitazione iniziale dell’azzurro, ancora contratto nei primi game. Ma la sensazione è stata immediata: appena alzato il livello, il match avrebbe preso una direzione precisa. E infatti il controbreak è arrivato subito, accompagnato da una crescita costante nelle percentuali al servizio e nella qualità degli scambi da fondo. Dal 2-0 Ruud del primo set si è passati rapidamente a un’altra partita. Sinner ha iniziato a comandare con il rovescio, ha trovato profondità con il dritto e soprattutto ha tolto ritmo al norvegese con palle corte continue, quasi una sfida tecnica oltre che tattica. Sul 4-4 è arrivato il break decisivo del primo parziale, chiuso poi a zero al servizio con la sicurezza dei più forti. Il secondo set è stato ancora più eloquente. Sinner ha strappato subito la battuta a Ruud e da quel momento ha gestito il vantaggio senza concedere quasi nulla. Il norvegese ha avuto una sola vera chance per rientrare, sul 4-3, quando si è procurato una palla break. Lì però il numero uno del mondo ha risposto come fanno i campioni: prima pesante, aggressione immediata dello scambio e occasione cancellata. Da quel momento il Centrale ha iniziato ad assaporare il momento storico. Sul 5-4 Sinner è andato a servire per il titolo e lo ha fatto senza tremare: quattro punti rapidi, braccia al cielo e festa romana. Cinquant’anni dopo Panatta, l’Italia ritrova un campione capace di vincere gli Internazionali da favorito e non da sorpresa.
La sensazione, più ancora del titolo, è che il dominio di Sinner stia diventando trasversale a ogni superficie. Ruud arrivava da un torneo eccellente, con vittorie importanti contro giocatori solidi sulla terra, ma in finale è sembrato quasi soffocato dal ritmo imposto dall’azzurro. Ogni volta che il norvegese provava ad allungare lo scambio, Sinner trovava un’accelerazione. Ogni tentativo di variazione veniva neutralizzato. L'altoatesino adesso guarda già a Parigi. Perché se negli ultimi anni il Roland Garros sembrava il territorio più difficile per il tennis di Sinner, oggi lo scenario è cambiato. Complice anche l'assenza già annunciata di Carlos Alcaraz, l’azzurro arriva allo Slam francese da numero uno del mondo, da dominatore del circuito e soprattutto con la sensazione di avere ormai aggiunto anche la terra al proprio repertorio.
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Erano solo illeciti amministrativi, bastava un’ammenda disposta ad esempio dal prefetto e notificata attraverso un verbale. Ha dovuto intervenire la Cassazione, e a Belluno un giudice che conosce il Codice penale, annullando i capi di imputazione perché «per la legge il fatto non è reato».
Intanto, due cittadini sono stati sotto procedimento penale quattro anni prima di essere assolti, spendendo soldi in avvocati e rovinandosi la vita. «I procedimenti non dovevano nemmeno essere avviati, i miei assistiti non dovevano neppure essere iscritti nel registro degli indagati», commenta l’avvocato Alberto Poli, che adesso chiederà allo Stato il pagamento di quanto hanno dovuto ingiustamente sborsare.
La Cassazione è intervenuta nel ricorso presentato contro la condanna alla pena pecuniaria di 150 euro, inflitta il 21 marzo 2025 dal giudice di Treviso Laura Contini a un professore di storia e di latino di Rovigo, Moreno Ferrari, per il reato dell’articolo 650 del Codice penale, che punisce l’inosservanza dei provvedimenti dell’autorità. Il professore, il 19 giugno 2021, in qualità di organizzatore di una manifestazione sulle politiche per il contenimento dell’emergenza sanitaria, non avrebbe osservato le prescrizioni imposte dal questore della provincia di Treviso.
«Ometteva di avvisare i partecipanti con ogni mezzo a propria disposizione del divieto di assembramento e dell’obbligo dell’uso dei dispositivi di protezione delle vie respiratorie». Ferrari aveva fatto appello, convertito in ricorso in Cassazione. Gli Ermellini l’hanno ritenuto fondato, disponendo l’annullamento «senza rinvio» della sentenza impugnata «perché il fatto non è previsto dalla legge come reato».
I giudici della Suprema Corte ricordano, infatti, che la disposizione dell’art. 3, comma 4, del decreto legge 23 febbraio 2020 che qualificava reato punibile ai sensi dell’art. 650 c.p. il mancato rispetto delle misure di contenimento emanate per fronteggiare lo stato di emergenza dovuto alla diffusione del Covid-19 «è stata sostituita dall’art. 4, comma 1, del d.l. 25 marzo 2020, n.19, in vigore dal giorno successivo e convertito con modificazioni dalla legge 22 maggio 2020, n.35, che ha depenalizzato, trasformandola in illecito amministrativo, la condotta di mancato rispetto delle citate misure di contenimento».
Ma il pm di Treviso, Daniela Brunetti, e il giudice Contini non sapevano che non è reato? Perché hanno avviato un processo, con diverse udienze e perché si è arrivati a una sentenza di condanna? Se la legge del 2020 stabiliva che «le disposizioni del presente articolo che sostituiscono sanzioni penali con sanzioni amministrative si applicano anche alle violazioni commesse anteriormente alla data di entrata in vigore del presente decreto», figuriamoci se non andava depenalizzato quanto sarebbe stato commesso un anno dopo, a giugno 2021.
La Cassazione non si limita a sottolineare che Procura e tribunale hanno preso un abbaglio, ma aggiunge che «è, peraltro, consolidato l’orientamento di questa Corte, al di là dell’esplicita previsione normativa ora illustrata, che la contravvenzione di cui all’art. 650 cod. penale, anche per l’espressa clausola di sussidiarietà, può ritenersi integrata solo qualora la condotta contestata sia relativa alla violazione di provvedimenti emessi per ragione di giustizia o di sicurezza pubblica o d’ordine pubblico o di igiene legittimamente adottati rispetto a situazioni non previste da una norma specifica, mentre va esclusa la sua applicazione per l’inottemperanza ad ordinanze applicative di leggi o regolamenti considerato che in queste ipotesi l’omissione è sanzionata, come il caso in esame, in via amministrativa».
Giudice e pm bocciati in pieno, ma intanto un cittadino ha dovuto subire un processo e presentare ricorso contro una sentenza assurda, che nemmeno riconosceva le attenuanti generiche. Senza contare che non era compito del professore far rispettare ai partecipanti l’utilizzo della mascherina (li aveva comunque avvertiti) e che egli godeva di un’esenzione terapeutica.
Per fortuna, a Belluno, il giudice Domenico Riposati è arrivato alle stesse conclusioni della Cassazione, ritenendo in primo grado che ciò di cui era imputata una mamma «non è reato». Patrizia Baldovin, il 14 febbraio 2022 aveva chiesto di non far indossare la mascherina al bimbo più piccolo che allora frequentava la terza elementare. Davanti al rifiuto della scuola, li aveva riportati a casa ma anche alla signora è stata imputata la violazione dell’art. 650 c.p.
La condotta penalmente perseguibile sarebbe consistita nell’aver accompagnato i figli minorenni presso un istituto scolastico senza dispositivi di protezione delle vie respiratorie, in violazione dell’ordinanza ministeriale dell’8 febbraio 2022 emanata per ragioni di igiene e sanità pubblica. Ma sempre la legge 35 del 2020 riportata dalla Cassazione, «escludeva l’applicazione dell’art. 650 per le violazioni delle misure di contenimento Covid-19, prevedendo, invece, una sanzione amministrativa pecuniaria», ribadisce l’avvocato Poli.
Si trattava di un illecito amministrativo, il giudice di Belluno ad aprile di quest’anno ha assolto la mamma ma la domanda rimane la stessa: perché si è messo in piedi un processo penale sapendo che non si trattava di un reato?
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Matteo Maria Zuppi (Imagoeconomica)
Nemmeno venti giorni fa, il Papa ha difeso il celibato dei sacerdoti. Ieri, il capo dei vescovi italiani, il cardinale Matteo Maria Zuppi, capofila del cattoprogressismo bolognese, ha dato l’impressione di pensarla diversamente: al Salone del libro, intervistato da Aldo Cazzullo, ha sostenuto che «probabilmente sì», la Chiesa cattolica aprirà ai preti sposati. «Ci sono già», ha aggiunto. «Qualcuno sorride e dice: “Sì, però…”. No no, è tutto regolare. Ci sono nelle Chiese orientali cattoliche, nelle Chiese di rito bizantino, come gli ucraini cattolici, i rumeni cattolici, gli albanesi cattolici». Il presidente della Conferenza episcopale, qui, ha omesso un paio di dettagli cruciali. Il primo è che, in quelle comunità, tra cui i maroniti e i melchiti, si possono ordinare uomini già coniugati, ma dopo l’ordinazione nessuno è autorizzato a contrarre matrimonio; inoltre, i vescovi sono scelti quasi sempre tra i celibi. In più, la prassi non è una innovazione modernista - tale apparirebbe in Occidente - bensì una antica e consolidata usanza. Dopodiché, bisogna tenere conto che già prima dell’editto di Costantino del 313, con cui l’Impero romano pose fine alle persecuzioni, i concili proibirono ai ministri i rapporti con le mogli e la generazione dei figli. «Continenza» e «castità» vennero qualificate come virtù di ascendenza apostolica dal Concilio di Cartagine del 390. La regola del celibato - una regola, non un dogma - fu introdotta dal Concilio Lateranense IV, nel 1215, dopo una lunga lotta contro il concubinato, comportamento che turbava i fedeli e che era stato duramente contrastato già durante il pontificato di Gregorio VII.
Questa ricchezza e questa fecondità storiche vengono ridotte, nel ragionamento di Zuppi, a una questione di apertura e inclusività: «L’importante», ha predicato ieri il porporato, «è che la Chiesa non si chiuda, perché questa è la visione che papa Francesco ci ha trasmesso con forza: una Chiesa missionaria, che non vive per sé stessa. Non si tratta semplicemente di cambiare le regole del club, ma di capire che cosa sia meglio perché la Chiesa raggiunga tutti, comunichi il Vangelo e risponda alla domanda spirituale e umana delle persone». È il pretesto per aprire una breccia nel muro? Già dai tempi del Sinodo per l’Amazzonia ricordato ieri dal cardinale, si proponeva di utilizzare i «viri probati», cioè uomini sposati ma di condotta esemplare e fede matura, «per garantire l’Eucarestia dove non ci sono preti». Tipico metodo bergogliano: avviare un processo e lasciare che, da un fiocco di neve, pian piano si origini una valanga.
Solo che il Papa è cambiato. E quello americano ha le idee chiare. Il 26 aprile scorso, ai nuovi sacerdoti ordinati nella Basilica di San Pietro, ha trasmesso un messaggio difficilmente equivocabile: «Come l’amore degli sposi», ha detto Leone XIV, «così l’amore che ispira il celibato per il Regno di Dio va custodito e sempre rinnovato». Custodire, rinnovare. Zuppi, purtroppo, si infila nel ginepraio delle distinzioni tra «situazioni molto diverse dal Nord Europa all’Africa, dall’America Latina all’Asia»; e nelle formulette sentimentali, per cui «il problema è il dono di sé» e, quindi, basta andare dove porta il cuore. Il paradosso dello spirito progressista sta nella sua torsione finale: l’innovazione rischia di tramutarsi nel ritorno al passato più deteriore. Tipo quello di preti che giacevano con le donne e che scandalizzavano il popolo, inducendo il pontefice a intervenire.
Ieri, tra l’altro, il porporato ha pensato bene di mettersi anche a battere cassa: ha svelato che il Papa argentino era preoccupato «che noi non facessimo le cose perché avevamo pochi soldi. Cioè la Chiesa con l’8 per mille ha una sua… Poi non basta, davvero non basta». Cazzullo gli ha chiesto quanto guadagni un vescovo: «Millequattro e qualcosa», ha risposto lui. Chissà: vuol chiedere un adeguamento all’inflazione?
Fatto sta che la questione del celibato sacerdotale, nell’ultimo periodo, è diventata un tema pop. Alberto Ravagnani, il «don» noto per i dibattiti social con Fedez, ha abbandonato la tonaca, in polemica con il divieto di intrattenere relazioni sentimentali. Alla sua «scelta» ha dedicato pure un libro. Giovanni Gatto, parroco in una frazione dell’Aquila, era finito sulle cronache nazionali per l’annuncio rivolto al suo vescovo e al Papa in persona: «Ho capito che non riesco più a fare il prete e quindi a stare solo». Leone, però, già a febbraio aveva spiegato come stanno le cose: «Non si tratta di inventare modelli nuovi né di ridefinire l’identità che abbiamo ricevuto, ma di tornare a proporre, con rinnovata intensità, il sacerdozio nel suo nucleo più autentico - essere alter Christus - lasciando che sia Lui a configurare la nostra vita, a unificare il nostro cuore e a dare forma a un ministero vissuto a partire dall’intimità con Dio, la dedizione fedele alla Chiesa e il servizio concreto alle persone che ci sono state affidate». Zuppi condivide?
Le veglie gay dividono l’episcopato
Oggi, i gruppi Lgbt del mondo intero celebrano l’ennesima Giornata internazionale contro l’omofobia, in attesa dei pride di giugno. Nel Belpaese, poi, già da alcuni anni, ogni maggio, il mese di Maria è anche il mese delle «veglie e dei culti contro l’omobitransfobia»: una locuzione che è divenuta uno slogan e una moralistica clava per i «cattolici arcobaleno» di Gionata, l’avanguardia catto-gay italiana. Secondo il loro conteggio, «sono oltre sessanta» le veglie che si terranno (o che si sono già tenute) durante questo mese in Europa, di cui ben 54 in Italia. La lista di parrocchie, conventi e santuari coinvolti è lunga: da Milano a Reggio Calabria, da Genova a Bolzano, da Catania a Cagliari, da Avellino a Padova e perfino a Bologna, nella diocesi di cui è ordinario il cardinale Matteo Maria Zuppi, presidente della Conferenza episcopale italiana. È utile indicare i nomi di quei vescovi che non solo hanno concesso dei luoghi di culto a queste discusse cerimonie - la cui cifra di fondo è l’ambiguità semantica e concettuale - ma si sono esposti in prima persona, presiedendo, approvando e omaggiando queste coloratissime manifestazioni.Si va da monsignor Enrico Solmi, vescovo di Parma, a monsignor Nicolò Anselmi, vescovo di Rimini; da monsignor Gherardo Gambelli, arcivescovo di Firenze, a monsignor Erio Castellucci, arcivescovo di Modena; da monsignor Gero Marino, vescovo di Savona, a monsignor Andrea Andreozzi, vescovo di Fano; da monsignor Sandro Salvucci, arcivescovo di Pesaro, a monsignor Domenico Pompili, vescovo di Verona; da monsignor Giuseppe Satriano, arcivescovo di Bari, a monsignor Livio Corazza, vescovo di Forlì e a monsignor Andrea Migliavacca, vescovo di Arezzo. Pensare che, proprio per evitare «gravi fraintendimenti» dottrinali ed etici sul punto, papa Karol Woytjla chiese ai vescovi italiani di ritirare «ogni appoggio» a «qualunque organizzazione» che volesse «sovvertire l’insegnamento della Chiesa». Vietando espressamente l’uso degli «edifici appartenenti alla Chiesa da parte di questi gruppi» (Lettera ai vescovi sulla cura delle persone omosessuali, 1986, n. 17).Toni Brandi, il battagliero presidente di Pro vita e famiglia, ha scritto un’accorata lettera ai vescovi italiani, comunicando «sentimenti di confusione» dinnanzi alle «veglie arcobaleno», che in nome della lotta all’omofobia, sembrano «incentivare comportamenti contrari alla dottrina cristiana» e «ispirati ai princìpi dell’ideologia gender». «Con sentimenti di filiale devozione», Pro vita e famiglia «implora» dunque i vescovi affinché non si dia spazio nelle chiese cattoliche delle loro diocesi ad «alcuna iniziativa» contraria al Vangelo e ai chiari «insegnamenti di papa Francesco e di papa Leone». I vescovi delle diocesi di Venezia, Vicenza, Cuneo, Reggio Calabria, Parma, Bolzano e Latina hanno risposto (o hanno fatto rispondere) al presidente Brandi. Cercando di rassicurarlo sulla «non eterodossia» delle veglie di preghiera da loro presiedute e associandosi volentieri a Pro vita sia nella difesa della famiglia e della morale, sia nella disapprovazione netta della funesta «ideologia del gender». Ma il problema è lungi dall’essere risolto.
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