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2021-11-15
Obiettivo: rubarci anche le feste 2021
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Chi pensava di garantirsi un Natale tranquillo dopo la prima immunizzazione e con il green pass in tasca ha dovuto ricredersi. Le regioni che avevano chiuso gli hub vaccinali hanno dovuto riorganizzare gli spazi. I medici di base mandano a raffica messaggi sui cellulari degli assistiti raccomandando di fissare gli appuntamenti solo in situazioni gravi perché la precedenza ora è alla campagna antinfluenzale. E questa si intreccia con le terze dosi anti Covid con un ingorgo difficile da gestire. Le farmacie sono nel caos tra file giornaliere per i tamponi e per i vaccini. Sembra una corsa contro il tempo, in una atmosfera che è ancora quella drammatica dell'emergenza anche se i numeri dei contagi restano, con lievi oscillazioni, ampiamente sotto il livello di guardia e decisamente inferiori a quelli di altri Paesi europei. Chi aveva progettato un viaggio natalizio oltre frontiera ci ha già rinunciato: sono bastate le parole del ministro Roberto Speranza, che ha consigliato di rimanere in Italia, per far desistere anche i più temerari. Qualsiasi situazione che esca fuori dai binari stringenti dei protocolli di sicurezza ancora da allarme rosso sembra un azzardo. Di certo, questo non fa bene agli operatori turistici.
Ma nemmeno trascorrere il periodo festivo entro i confini nazionali è esente da incognite. Regna l'incertezza, amplificata da una certa dose di drammatizzazione a ogni bollettino con minimi aumenti di contagi. Rimarrà l'obbligo della mascherina al chiuso e potrebbe essere ripristinato il distanziamento obbligatorio al chiuso anche in luoghi dove non vige più, quali cinema o teatri. Già i profeti di sventura prevedono che per Natale qualche regione passerà dal bianco al giallo, con le conseguenti misure restrittive.
L'unica certezza è l'aumento dei prezzi. Sarà un Natale più caro. Panettoni e pandori sono rincarati del 10% con punte del 20%. Secondo l'osservatorio di Federconsumatori, il prezzo di 1 chilo di farina è salito da 0,79 euro di marzo, quando già si registravano alcune tensioni sui costi delle materie prime, a 1,09 euro di ottobre: + 38%. In aumento anche uova, nocciole, mandorle, spumante e vino. Sarà più oneroso andare al ristorante, mentre al bar è già scattato il caro-caffè: Assoutenti sottolinea che le quotazioni del caffè sono aumentate dell'80%, quelle del latte del 60%, lo zucchero segna un +30%.
La classica colazione con cappuccino e cornetto al bar potrebbe dunque presto passare da una media di 2,4 euro attuali a 3,4 euro. Sui listini incide la corsa al rialzo del gas e dell'elettricità. Il rincaro della benzina andrà a incidere sugli spostamenti giornalieri come sul trasporto delle merci e si farà sentire su addobbi e regali. Codacons prevede un aggiornamento dei listini del 5%. I pacchetti vacanza e le strutture ricettive potrebbero subire un incremento del 7%. E saranno sempre più un lusso le vacanze sulla neve. Prezzi in aumento in 8 impianti su 10 con picchi per Natale e Capodanno.
Lo skipass stagionale Valle d'Aosta costa 1.180 euro, in aumento di 110 euro rispetto agli ultimi due anni. Si devono aggiungere altri 200 euro per avere l'estensione a Zermatt. Inoltre scattano nuove regole: oltre all'obbligo del green pass e della mascherina, dal 1° gennaio c'è anche quello dell'assicurazione. E per evitare assembramenti lo skipass va acquistato online. Con questo scenario il Natale si trasforma da festa attesa a festa temuta.
Gli interventi delle nostre firme
Nicola Porro - Istituzioni e politica costruiscono una sinistra liturgia del terrore
Sarà un Natale in un clima di cupezza e rassegnazione. Le istituzioni e la politica stanno costruendo una liturgia del terrore. È un riflesso della politica per la quale se non ci fosse il governo staremmo nel disastro. È un modo per fare prevalere l'egemonia culturale della sinistra. Ogni giorno arrivano messaggi allarmistici; il virus, i contagi, l'ambiente a un passo dalla catastrofe. Una parte della politica alimenta il terrore e non si accorge di quali danni mostruosi procura. La drammatizzazione della realtà rischia di bloccare le prenotazioni per le feste e quindi impedisce a un settore economico colpito dalla crisi di risollevarsi. L'economia si nutre di numeri ma anche di aspirazioni individuali che non possono essere compresse. Ed è quello che si sta facendo. Ma io sono un ottimista. Gli italiani si sono vaccinati anche dalle superstizioni pseudoscientifiche, hanno sviluppato gli anticorpi contro le litanie contraddittorie dei virologi che solo in Italia continuano a occupare la scena.
Daniele Capezzone - Sarà un delirio emergenziale anche in assenza di emergenza
Confesso: non so come sarà il Natale, ma so come saranno i mesi di novembre e dicembre. Andrà in scena una lugubre, macabra, ininterrotta liturgia del terrore; un delirio emergenziale perfino in assenza di emergenza (come testimoniano i bassi livelli di occupazione delle terapie intensive); un rito, officiato da politica, «esperti» e mainstream media, volto ad allontanare ogni ipotesi di ritorno alla normalità. Non c'è bisogno di scomodare chissà quale «regìa» o «visione complottistica». Tutto è già sotto i nostri occhi: per un verso, c'è un dibattito politico sterilizzato fino all'elezione del nuovo presidente della Repubblica; e per un altro, c'è un prolungamento dell'uso politico ossessivo dell'emergenza sanitaria. Ora, può anche darsi che questo triste gioco funzioni (purtroppo la maggioranza degli italiani ha mostrato di subire qualunque prepotenza), ma saranno altri fattori a «guastare» il panorama. Non ci sarà nessun rilancio dell'economia reale; le pmi saranno falcidiate da scadenze fiscali killer; cresceranno i problemi concreti di liquidità per famiglie e imprese; si assisterà a una più o meno percettibile depressione dei settori più dinamici (autonomi e professionisti). Facciano attenzione i dirigenti di centrodestra. Mentre lo zoccolo duro degli elettori di centrosinistra (dipendenti pubblici, élites urbanizzate) questa situazione può reggerla benissimo, al contrario sono moltissimi gli elettori di centrodestra che non sopportano più.
Silvana De Mari - Ricorrenza piena di tristezza ma con più atti di coraggio
Il prossimo Natale sarà squallido come quello dell'anno scorso ma ci saranno più atti di coraggio. Le libertà più elementari sono state travolte. Innumerevoli persone devono subire una terapia genica sperimentale contro la propria volontà per salvare il lavoro. Nessuno mai si era sognato di sindacare sul numero di persone che si possono invitare a casa propria. È stata proclamata un'emergenza che non ha motivo di essere per curare una patologia curabile che, una volta curata, non ha la mortalità più alta di una comune influenza. Questo Natale sarà come quello scorso? Non ne ho la minima idea, nessuno è in grado di prevedere fino a che punto il governo annienterà la libertà degli italiani. Ma una cosa posso prevederla: sarà meno facile per il potere. Approfitto di questo Natale per ringraziare. Grazie a chi ha gestito una brutta malattia influenzale così da trasformarla in una emergenza sanitaria, grazie ai giornalisti asserviti, grazie ai virologi televisivi che ignorano l'esistenza del sistema immunitario, grazie agli idranti della polizia su uomini seduti a terra con i rosari in mano. Grazie a tutti voi, perché grazie a voi abbiamo riscoperto il coraggio, l'onore, la passione politica, abbiamo spento i televisori, siamo andati per strada. La gente come noi non molla mai. Sarà un Natale pieno di coraggio.
Paolo Del Debbio - Spero che il governo abbia il buon senso di evitare le chiusure
Spero che governo e istituzioni abbiano il buonsenso, pur mantenendo le misure di sicurezza, di capire che dopo due anni di paura le feste natalizie hanno un significato affettivo di ricongiunzione delle famiglie, degli amici, del microcosmo che è attorno a ognuno di noi. Sono realtà essenziali per la ripresa della vita. Ulteriori restrizioni sarebbero inopportune. Un terzo della salute degli anziani, come dicono le ricerche sanitarie, dipende dalla vicinanza con i familiari e le persone care. Sappiamo bene quanto hanno sofferto i nostri anziani nella fase dura della pandemia, soli nelle case di cura o nelle abitazioni. Poi c'è un aspetto economico. Alcune attività si stanno riprendendo ma tante altre sono stremate. Il periodo natalizio segna tradizionalmente la crescita dei consumi. Misure restrittive sarebbero penalizzanti. Inoltre non è pensabile che ogni sabato le manifestazioni costringano il commercio a vivere nell'insicurezza. I cortei andrebbero coordinati con le esigenze della vita dei centri urbani. Il Natale è anche il momento degli spostamenti, dei viaggi. Le strutture turistiche hanno bisogno di tempo per organizzarsi, non possono restare a lungo nell'incertezza, in attesa delle decisioni dell'ultimo minuto del governo. Bisognerebbe considerare che la situazione pandemica è sotto controllo e dare messaggi ottimistici, chiari e diretti. Abbiamo bisogno di un Natale di speranza e positività per recuperare la fiducia che muove l'economia.
Marcello Veneziani - Il ministro Speranza ha l'attitudine al ruolo di menagramo
L'impressione generale a circa un mese dal Natale è di essere nel caos totale. Mancano personalità e istituzioni di riferimento che siano affidabili. Si viaggia nell'incertezza totale. Oggi, anziché la paura del virus, è la situazione incontrollabile ed estremamente variabile a generare angoscia. Eppure penso che queste feste saranno migliori di quelle dello scorso anno, c'è una reattività collettiva abbastanza forte. Non credo che arriveremo al lockdown. Quando il ministro della Salute Roberto Speranza invita gli italiani a non viaggiare per le feste natalizie, non so come interpretarlo. Se è una attitudine al ruolo di menagramo, la previsione di qualcosa di grave in arrivo, o è una strategia perché ha in mente qualcosa e non vuole dircelo tutta in una volta. Forse è spinto anche da una mentalità da vecchia sinistra per la quale il divertimento è un peccato. C'è una sorta di compiacimento nel minacciare continuamente le restrizioni anche se la situazione è migliore di altri Paesi in Europa. L'incertezza in parte dipende dall'imponderabile diffusione del virus ma in parte dall'impreparazione di fondo delle istituzioni. I virologi hanno perso credibilità con le loro dichiarazioni contraddittorie. Ci hanno detto che il vaccino sarebbe stato risolutivo, ora siamo alla terza dose e ci fanno capire che non sarà l'ultima. È con questa cappa sulla testa che ci prepariamo al Natale.
Massimo Gandolfini - Dovremmo celebrare la vita invece si parla solo di clima
Sarà ancora un Natale di sofferenza anche se le condizioni pandemiche sono un po' cambiate rispetto a un anno fa. Le famiglie sono preoccupate per l'incertezza legata all'evoluzione del virus ma anche per la situazione economica. Le aspettative sul Pnrr sono state deluse. Non ci sono quei sostegni necessari ad alleggerire le difficoltà di questo periodo. I dati dell'Istat sull'aumento della povertà certificano una situazione che è sotto gli occhi di tutti ma che la politica continua a ignorare. L'assegno unico universale non è stato finanziato come doveva e i parametri Isee non sono stati modificati. Questa disattenzione è ancora più grave se si considera che usciamo da due anni di grandi difficoltà e lo scenario che abbiamo davanti non è chiaro. Non sarà un Natale di festa. E poi ci si stupisce della denatalità. Chi non ha una sicurezza economica non può pensare di mettere al mondo un figlio. Il calo delle nascite non si risolve con il reddito di cittadinanza o il bonus casa. La politica si occupa più del clima che del calo demografico. Il Natale celebra una nascita ma si parla di tutto, di Babbo Natale e dei panettoni, meno che di nascita. È in corso una battaglia ideologica culturale contro la vita. Si sta diffondendo la tesi che la sovrappopolazione è responsabile di tutto: sprechi di energia, inquinamento e cambiamenti climatici.
Gli interventi degli operatori turistici
Gianfranco Vissani - Difficile recuperare le perditeIl rincaro dei prezzi è ingiustificato
L'incertezza, le minacce di nuove restrizioni, la situazione pandemica in Europa più preoccupante, tutto ci indurrebbe a essere pessimisti. Ma io voglio trasmettere un atteggiamento positivo. Anche a Natale dobbiamo rispettare le misure di sicurezza, stare attenti, mangiare bene e sano. Non penso che ci sarà un altro lockdown, le vaccinazioni stanno aumentando, io ho già fatto la terza dose. L'ottimismo aiuta a far lavorare le aziende. Sarà difficile recuperare le perdite di un anno e mezzo di chiusure ma vedo che tante persone hanno desiderio di divertirsi, evadere, lasciarsi alle spalle il periodo difficile del Covid. Stanno già arrivando le telefonate per un veglione di Capodanno festoso, con musica e fuochi di artificio; a Natale il ristorante è chiuso e trascorrerò la giornata sulla neve con amici.Sento che tanti si lamentano dell'aumento dei prezzi. Queste festività arrivano in un periodo difficile e non ci si può approfittare con rincari ingiustificati anche se gas, elettricità e materie prime sono diventati un salasso.
Ho scuole di sci a Livigno e St Moritz: in Svizzera c'è molta più tranquillità
Sarà un inverno di ripartenza per il settore della neve che ha sofferto quasi 20 mesi di assenza di lavoro. Albergatori, ristoratori, impiantisti e maestri di sci sono stati duramente colpiti dalle restrizioni. Le prenotazioni stanno arrivando, la richiesta di vacanze sulla neve, anche solo di un fine settimana, è ripartita. Ma l'Italia subisce la concorrenza della Svizzera dove è richiesta solo la mascherina e non il green pass. Ho una scuola di sci a Livigno e una a Sankt Moritz e noto la differenza di comportamento. Sulle piste oltre frontiera c'è maggiore tranquillità. D'altronde, se tutti rispettano le regole di distanziamento negli impianti di risalita non ci sono problemi. Mi sembra che in Italia si stia esagerando, anche se in teoria il green pass dovrebbe consentire di trasportare un numero superiore di sciatori sugli impianti. Il mondo ora è governato da questo lasciapassare discriminante. C'è chi si lamenta dell'aumento dei prezzi delle strutture sciistiche. Ma i costi del personale sono saliti. Gli impianti devono avere l'addetto al green pass, la disinfezione delle cabine, la fornitura di prodotti igienizzanti. Tra difficoltà e incertezze, poter tornare a sciare a Natale sembra quasi una conquista.
Iginio Massari - Il panettone non mancherà anche se più costoso
Stanno usando il Covid per fare politica, una politica di coercizione. Ci hanno trasmesso un tale terrore del virus che ormai, prima di entrare in qualsiasi locale chiuso, ci cospargiamo le mani di gel disinfettante anche se l'abbiamo fatto poco prima. Talvolta penso che il Covid ha colpito più il cervello che i polmoni. Certo, i produttori di disinfettanti e di dispositivi di protezione sono felici. Vivremo il Natale con questa atmosfera. Anche se la tradizione degli acquisti è radicata, soprattutto dal punto di vista gastronomico, temo pesanti ripercussioni. Le decisioni sulle restrizioni dipenderanno molto dai nostri comportamenti. Recentemente in Svizzera ho notato che pochi usano la mascherina ma le persone sono più attente al distanziamento. Non penso che il virus si fermi alla frontiera. Qui esistono limiti di accesso nei locali ma mancano i controlli. Sarà un Natale anche di rincari. Da mesi aspetto una macchina utile al mio lavoro. Il burro, che fino a 5 mesi fa costava all'ingrosso 5,50 euro al chilo, ora è arrivato a 8 euro. Alcuni prodotti hanno subito un rincaro del 70%. Questo inciderà sulla tavola nel periodo natalizio. Di sicuro però non diminuiranno le vendite di panettoni: quello classico rappresenta ancora il 70% degli acquisti dolciari del Natale.
Arrigo Cipriani - Non vedo l'ora di riaccogliere i turisti a Venezia
Sono ottimista sulla riuscita di questo Natale. Non c'è più paura a spostarsi, Venezia è piena nei fine settimana e io ho già tutto esaurito per il Capodanno. C'è voglia di convivialità, di stare insieme, di riunirsi. Il periodo brutto è alle nostre spalle, gli ospedali non sono più nell'emergenza anche se si continua a fare del terrorismo. Forse la politica vuole tenere alta la paura ma senza un po' di ottimismo l'economia non riparte. Alcuni giornali esagerano con la drammatizzazione della realtà. Il mio ristorante a Londra è affollatissimo, fa 300 coperti al giorno e nessuno ha la mascherina, non credo che siano così folli, magari sono più coraggiosi di noi. In Italia c'è la tendenza a diffondere la paura, poi salta fuori che i positivi sono marginali rispetto alla totalità della popolazione e che stiamo meglio di tanti Paesi europei. La gente comincia a capirlo e presta meno attenzione ai virologi allarmisti. Io guardo con entusiasmo a Venezia piena nei fine settimana. Sono tornati i turisti stranieri, inglesi e francesi. Anche a New York, dove ho cinque ristoranti, quattro sale e un albergo ho tante prenotazioni. Lo stesso negli Emirati dove ho tre ristoranti. Il mondo si sta rimettendo in moto e questo Natale segnerà davvero la ripartenza. Spero a cominciare dall'Italia.
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Rincari, rischi di nuove chiusure, assalto alle terze dosi, divieto di varcare i confini Un'altra fine anno senza luci? Rispondono le nostre firme e gli operatori turistici.Chi pensava di garantirsi un Natale tranquillo dopo la prima immunizzazione e con il green pass in tasca ha dovuto ricredersi. Le regioni che avevano chiuso gli hub vaccinali hanno dovuto riorganizzare gli spazi. I medici di base mandano a raffica messaggi sui cellulari degli assistiti raccomandando di fissare gli appuntamenti solo in situazioni gravi perché la precedenza ora è alla campagna antinfluenzale. E questa si intreccia con le terze dosi anti Covid con un ingorgo difficile da gestire. Le farmacie sono nel caos tra file giornaliere per i tamponi e per i vaccini. Sembra una corsa contro il tempo, in una atmosfera che è ancora quella drammatica dell'emergenza anche se i numeri dei contagi restano, con lievi oscillazioni, ampiamente sotto il livello di guardia e decisamente inferiori a quelli di altri Paesi europei. Chi aveva progettato un viaggio natalizio oltre frontiera ci ha già rinunciato: sono bastate le parole del ministro Roberto Speranza, che ha consigliato di rimanere in Italia, per far desistere anche i più temerari. Qualsiasi situazione che esca fuori dai binari stringenti dei protocolli di sicurezza ancora da allarme rosso sembra un azzardo. Di certo, questo non fa bene agli operatori turistici. Ma nemmeno trascorrere il periodo festivo entro i confini nazionali è esente da incognite. Regna l'incertezza, amplificata da una certa dose di drammatizzazione a ogni bollettino con minimi aumenti di contagi. Rimarrà l'obbligo della mascherina al chiuso e potrebbe essere ripristinato il distanziamento obbligatorio al chiuso anche in luoghi dove non vige più, quali cinema o teatri. Già i profeti di sventura prevedono che per Natale qualche regione passerà dal bianco al giallo, con le conseguenti misure restrittive.L'unica certezza è l'aumento dei prezzi. Sarà un Natale più caro. Panettoni e pandori sono rincarati del 10% con punte del 20%. Secondo l'osservatorio di Federconsumatori, il prezzo di 1 chilo di farina è salito da 0,79 euro di marzo, quando già si registravano alcune tensioni sui costi delle materie prime, a 1,09 euro di ottobre: + 38%. In aumento anche uova, nocciole, mandorle, spumante e vino. Sarà più oneroso andare al ristorante, mentre al bar è già scattato il caro-caffè: Assoutenti sottolinea che le quotazioni del caffè sono aumentate dell'80%, quelle del latte del 60%, lo zucchero segna un +30%. La classica colazione con cappuccino e cornetto al bar potrebbe dunque presto passare da una media di 2,4 euro attuali a 3,4 euro. Sui listini incide la corsa al rialzo del gas e dell'elettricità. Il rincaro della benzina andrà a incidere sugli spostamenti giornalieri come sul trasporto delle merci e si farà sentire su addobbi e regali. Codacons prevede un aggiornamento dei listini del 5%. I pacchetti vacanza e le strutture ricettive potrebbero subire un incremento del 7%. E saranno sempre più un lusso le vacanze sulla neve. Prezzi in aumento in 8 impianti su 10 con picchi per Natale e Capodanno. Lo skipass stagionale Valle d'Aosta costa 1.180 euro, in aumento di 110 euro rispetto agli ultimi due anni. Si devono aggiungere altri 200 euro per avere l'estensione a Zermatt. Inoltre scattano nuove regole: oltre all'obbligo del green pass e della mascherina, dal 1° gennaio c'è anche quello dell'assicurazione. E per evitare assembramenti lo skipass va acquistato online. Con questo scenario il Natale si trasforma da festa attesa a festa temuta.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/obiettivo-rubarci-anche-le-feste-2021-2655549239.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="gli-interventi-delle-nostre-firme" data-post-id="2655549239" data-published-at="1636921564" data-use-pagination="False"> Gli interventi delle nostre firme Nicola Porro - Istituzioni e politica costruiscono una sinistra liturgia del terroreSarà un Natale in un clima di cupezza e rassegnazione. Le istituzioni e la politica stanno costruendo una liturgia del terrore. È un riflesso della politica per la quale se non ci fosse il governo staremmo nel disastro. È un modo per fare prevalere l'egemonia culturale della sinistra. Ogni giorno arrivano messaggi allarmistici; il virus, i contagi, l'ambiente a un passo dalla catastrofe. Una parte della politica alimenta il terrore e non si accorge di quali danni mostruosi procura. La drammatizzazione della realtà rischia di bloccare le prenotazioni per le feste e quindi impedisce a un settore economico colpito dalla crisi di risollevarsi. L'economia si nutre di numeri ma anche di aspirazioni individuali che non possono essere compresse. Ed è quello che si sta facendo. Ma io sono un ottimista. Gli italiani si sono vaccinati anche dalle superstizioni pseudoscientifiche, hanno sviluppato gli anticorpi contro le litanie contraddittorie dei virologi che solo in Italia continuano a occupare la scena.Daniele Capezzone - Sarà un delirio emergenziale anche in assenza di emergenzaConfesso: non so come sarà il Natale, ma so come saranno i mesi di novembre e dicembre. Andrà in scena una lugubre, macabra, ininterrotta liturgia del terrore; un delirio emergenziale perfino in assenza di emergenza (come testimoniano i bassi livelli di occupazione delle terapie intensive); un rito, officiato da politica, «esperti» e mainstream media, volto ad allontanare ogni ipotesi di ritorno alla normalità. Non c'è bisogno di scomodare chissà quale «regìa» o «visione complottistica». Tutto è già sotto i nostri occhi: per un verso, c'è un dibattito politico sterilizzato fino all'elezione del nuovo presidente della Repubblica; e per un altro, c'è un prolungamento dell'uso politico ossessivo dell'emergenza sanitaria. Ora, può anche darsi che questo triste gioco funzioni (purtroppo la maggioranza degli italiani ha mostrato di subire qualunque prepotenza), ma saranno altri fattori a «guastare» il panorama. Non ci sarà nessun rilancio dell'economia reale; le pmi saranno falcidiate da scadenze fiscali killer; cresceranno i problemi concreti di liquidità per famiglie e imprese; si assisterà a una più o meno percettibile depressione dei settori più dinamici (autonomi e professionisti). Facciano attenzione i dirigenti di centrodestra. Mentre lo zoccolo duro degli elettori di centrosinistra (dipendenti pubblici, élites urbanizzate) questa situazione può reggerla benissimo, al contrario sono moltissimi gli elettori di centrodestra che non sopportano più.Silvana De Mari - Ricorrenza piena di tristezza ma con più atti di coraggioIl prossimo Natale sarà squallido come quello dell'anno scorso ma ci saranno più atti di coraggio. Le libertà più elementari sono state travolte. Innumerevoli persone devono subire una terapia genica sperimentale contro la propria volontà per salvare il lavoro. Nessuno mai si era sognato di sindacare sul numero di persone che si possono invitare a casa propria. È stata proclamata un'emergenza che non ha motivo di essere per curare una patologia curabile che, una volta curata, non ha la mortalità più alta di una comune influenza. Questo Natale sarà come quello scorso? Non ne ho la minima idea, nessuno è in grado di prevedere fino a che punto il governo annienterà la libertà degli italiani. Ma una cosa posso prevederla: sarà meno facile per il potere. Approfitto di questo Natale per ringraziare. Grazie a chi ha gestito una brutta malattia influenzale così da trasformarla in una emergenza sanitaria, grazie ai giornalisti asserviti, grazie ai virologi televisivi che ignorano l'esistenza del sistema immunitario, grazie agli idranti della polizia su uomini seduti a terra con i rosari in mano. Grazie a tutti voi, perché grazie a voi abbiamo riscoperto il coraggio, l'onore, la passione politica, abbiamo spento i televisori, siamo andati per strada. La gente come noi non molla mai. Sarà un Natale pieno di coraggio.Paolo Del Debbio - Spero che il governo abbia il buon senso di evitare le chiusureSpero che governo e istituzioni abbiano il buonsenso, pur mantenendo le misure di sicurezza, di capire che dopo due anni di paura le feste natalizie hanno un significato affettivo di ricongiunzione delle famiglie, degli amici, del microcosmo che è attorno a ognuno di noi. Sono realtà essenziali per la ripresa della vita. Ulteriori restrizioni sarebbero inopportune. Un terzo della salute degli anziani, come dicono le ricerche sanitarie, dipende dalla vicinanza con i familiari e le persone care. Sappiamo bene quanto hanno sofferto i nostri anziani nella fase dura della pandemia, soli nelle case di cura o nelle abitazioni. Poi c'è un aspetto economico. Alcune attività si stanno riprendendo ma tante altre sono stremate. Il periodo natalizio segna tradizionalmente la crescita dei consumi. Misure restrittive sarebbero penalizzanti. Inoltre non è pensabile che ogni sabato le manifestazioni costringano il commercio a vivere nell'insicurezza. I cortei andrebbero coordinati con le esigenze della vita dei centri urbani. Il Natale è anche il momento degli spostamenti, dei viaggi. Le strutture turistiche hanno bisogno di tempo per organizzarsi, non possono restare a lungo nell'incertezza, in attesa delle decisioni dell'ultimo minuto del governo. Bisognerebbe considerare che la situazione pandemica è sotto controllo e dare messaggi ottimistici, chiari e diretti. Abbiamo bisogno di un Natale di speranza e positività per recuperare la fiducia che muove l'economia.Marcello Veneziani - Il ministro Speranza ha l'attitudine al ruolo di menagramoL'impressione generale a circa un mese dal Natale è di essere nel caos totale. Mancano personalità e istituzioni di riferimento che siano affidabili. Si viaggia nell'incertezza totale. Oggi, anziché la paura del virus, è la situazione incontrollabile ed estremamente variabile a generare angoscia. Eppure penso che queste feste saranno migliori di quelle dello scorso anno, c'è una reattività collettiva abbastanza forte. Non credo che arriveremo al lockdown. Quando il ministro della Salute Roberto Speranza invita gli italiani a non viaggiare per le feste natalizie, non so come interpretarlo. Se è una attitudine al ruolo di menagramo, la previsione di qualcosa di grave in arrivo, o è una strategia perché ha in mente qualcosa e non vuole dircelo tutta in una volta. Forse è spinto anche da una mentalità da vecchia sinistra per la quale il divertimento è un peccato. C'è una sorta di compiacimento nel minacciare continuamente le restrizioni anche se la situazione è migliore di altri Paesi in Europa. L'incertezza in parte dipende dall'imponderabile diffusione del virus ma in parte dall'impreparazione di fondo delle istituzioni. I virologi hanno perso credibilità con le loro dichiarazioni contraddittorie. Ci hanno detto che il vaccino sarebbe stato risolutivo, ora siamo alla terza dose e ci fanno capire che non sarà l'ultima. È con questa cappa sulla testa che ci prepariamo al Natale.Massimo Gandolfini - Dovremmo celebrare la vita invece si parla solo di climaSarà ancora un Natale di sofferenza anche se le condizioni pandemiche sono un po' cambiate rispetto a un anno fa. Le famiglie sono preoccupate per l'incertezza legata all'evoluzione del virus ma anche per la situazione economica. Le aspettative sul Pnrr sono state deluse. Non ci sono quei sostegni necessari ad alleggerire le difficoltà di questo periodo. I dati dell'Istat sull'aumento della povertà certificano una situazione che è sotto gli occhi di tutti ma che la politica continua a ignorare. L'assegno unico universale non è stato finanziato come doveva e i parametri Isee non sono stati modificati. Questa disattenzione è ancora più grave se si considera che usciamo da due anni di grandi difficoltà e lo scenario che abbiamo davanti non è chiaro. Non sarà un Natale di festa. E poi ci si stupisce della denatalità. Chi non ha una sicurezza economica non può pensare di mettere al mondo un figlio. Il calo delle nascite non si risolve con il reddito di cittadinanza o il bonus casa. La politica si occupa più del clima che del calo demografico. Il Natale celebra una nascita ma si parla di tutto, di Babbo Natale e dei panettoni, meno che di nascita. È in corso una battaglia ideologica culturale contro la vita. Si sta diffondendo la tesi che la sovrappopolazione è responsabile di tutto: sprechi di energia, inquinamento e cambiamenti climatici. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/obiettivo-rubarci-anche-le-feste-2021-2655549239.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="gli-interventi-degli-operatori-turistici" data-post-id="2655549239" data-published-at="1636921564" data-use-pagination="False"> Gli interventi degli operatori turistici Gianfranco Vissani - Difficile recuperare le perditeIl rincaro dei prezzi è ingiustificatoL'incertezza, le minacce di nuove restrizioni, la situazione pandemica in Europa più preoccupante, tutto ci indurrebbe a essere pessimisti. Ma io voglio trasmettere un atteggiamento positivo. Anche a Natale dobbiamo rispettare le misure di sicurezza, stare attenti, mangiare bene e sano. Non penso che ci sarà un altro lockdown, le vaccinazioni stanno aumentando, io ho già fatto la terza dose. L'ottimismo aiuta a far lavorare le aziende. Sarà difficile recuperare le perdite di un anno e mezzo di chiusure ma vedo che tante persone hanno desiderio di divertirsi, evadere, lasciarsi alle spalle il periodo difficile del Covid. Stanno già arrivando le telefonate per un veglione di Capodanno festoso, con musica e fuochi di artificio; a Natale il ristorante è chiuso e trascorrerò la giornata sulla neve con amici.Sento che tanti si lamentano dell'aumento dei prezzi. Queste festività arrivano in un periodo difficile e non ci si può approfittare con rincari ingiustificati anche se gas, elettricità e materie prime sono diventati un salasso.Ho scuole di sci a Livigno e St Moritz: in Svizzera c'è molta più tranquillitàSarà un inverno di ripartenza per il settore della neve che ha sofferto quasi 20 mesi di assenza di lavoro. Albergatori, ristoratori, impiantisti e maestri di sci sono stati duramente colpiti dalle restrizioni. Le prenotazioni stanno arrivando, la richiesta di vacanze sulla neve, anche solo di un fine settimana, è ripartita. Ma l'Italia subisce la concorrenza della Svizzera dove è richiesta solo la mascherina e non il green pass. Ho una scuola di sci a Livigno e una a Sankt Moritz e noto la differenza di comportamento. Sulle piste oltre frontiera c'è maggiore tranquillità. D'altronde, se tutti rispettano le regole di distanziamento negli impianti di risalita non ci sono problemi. Mi sembra che in Italia si stia esagerando, anche se in teoria il green pass dovrebbe consentire di trasportare un numero superiore di sciatori sugli impianti. Il mondo ora è governato da questo lasciapassare discriminante. C'è chi si lamenta dell'aumento dei prezzi delle strutture sciistiche. Ma i costi del personale sono saliti. Gli impianti devono avere l'addetto al green pass, la disinfezione delle cabine, la fornitura di prodotti igienizzanti. Tra difficoltà e incertezze, poter tornare a sciare a Natale sembra quasi una conquista.Iginio Massari - Il panettone non mancherà anche se più costosoStanno usando il Covid per fare politica, una politica di coercizione. Ci hanno trasmesso un tale terrore del virus che ormai, prima di entrare in qualsiasi locale chiuso, ci cospargiamo le mani di gel disinfettante anche se l'abbiamo fatto poco prima. Talvolta penso che il Covid ha colpito più il cervello che i polmoni. Certo, i produttori di disinfettanti e di dispositivi di protezione sono felici. Vivremo il Natale con questa atmosfera. Anche se la tradizione degli acquisti è radicata, soprattutto dal punto di vista gastronomico, temo pesanti ripercussioni. Le decisioni sulle restrizioni dipenderanno molto dai nostri comportamenti. Recentemente in Svizzera ho notato che pochi usano la mascherina ma le persone sono più attente al distanziamento. Non penso che il virus si fermi alla frontiera. Qui esistono limiti di accesso nei locali ma mancano i controlli. Sarà un Natale anche di rincari. Da mesi aspetto una macchina utile al mio lavoro. Il burro, che fino a 5 mesi fa costava all'ingrosso 5,50 euro al chilo, ora è arrivato a 8 euro. Alcuni prodotti hanno subito un rincaro del 70%. Questo inciderà sulla tavola nel periodo natalizio. Di sicuro però non diminuiranno le vendite di panettoni: quello classico rappresenta ancora il 70% degli acquisti dolciari del Natale.Arrigo Cipriani - Non vedo l'ora di riaccogliere i turisti a VeneziaSono ottimista sulla riuscita di questo Natale. Non c'è più paura a spostarsi, Venezia è piena nei fine settimana e io ho già tutto esaurito per il Capodanno. C'è voglia di convivialità, di stare insieme, di riunirsi. Il periodo brutto è alle nostre spalle, gli ospedali non sono più nell'emergenza anche se si continua a fare del terrorismo. Forse la politica vuole tenere alta la paura ma senza un po' di ottimismo l'economia non riparte. Alcuni giornali esagerano con la drammatizzazione della realtà. Il mio ristorante a Londra è affollatissimo, fa 300 coperti al giorno e nessuno ha la mascherina, non credo che siano così folli, magari sono più coraggiosi di noi. In Italia c'è la tendenza a diffondere la paura, poi salta fuori che i positivi sono marginali rispetto alla totalità della popolazione e che stiamo meglio di tanti Paesi europei. La gente comincia a capirlo e presta meno attenzione ai virologi allarmisti. Io guardo con entusiasmo a Venezia piena nei fine settimana. Sono tornati i turisti stranieri, inglesi e francesi. Anche a New York, dove ho cinque ristoranti, quattro sale e un albergo ho tante prenotazioni. Lo stesso negli Emirati dove ho tre ristoranti. Il mondo si sta rimettendo in moto e questo Natale segnerà davvero la ripartenza. Spero a cominciare dall'Italia.
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Trump vola da Xi mentre la guerra in Iran pesa su economia e politica USA tra rincari, debiti, tensioni con la Cina e sfida elettorale.
Guido Guidesi (Ansa)
I numeri che accompagnano questa ambizione sono solidi. Con oltre il 23% del Pil nazionale e più di un quarto dell'export italiano, la Lombardia è già il principale motore economico del Paese. Dal 2021 al 2025 ha attratto 448 progetti su 1.158 complessivi in Italia, mantenendo una quota costante tra il 35% e il 45% del totale nazionale, con una crescita di 85-90 investimenti diretti esteri all’anno - il 35% in più rispetto al quinquennio precedente (lo dice il Financial Times). Dati ancora più significativi se confrontati con lo scenario globale: tra il 2023 e il 2024 i flussi internazionali di investimenti sono calati dell’11% e quelli europei del 5%, mentre la Lombardia ha segnato un +6%.
Nel periodo 2020-2025, grazie al progetto “Invest in Lombardy” – sviluppato in collaborazione con Milano & Partners – la Regione ha supportato oltre 1.400 aziende estere interessate a insediarsi sul territorio. Solo nel 2025, 34 di queste hanno già avviato o annunciato progetti concreti, con un impatto stimato di 2,8 miliardi di indotto e 6.200 nuovi posti di lavoro. Attualmente sono 428 i progetti in gestione attiva, concentrati nei settori a più alto valore aggiunto: manifattura avanzata (semiconduttori, Industria 4.0), Scienze della Vita (biotecnologie, farmaceutico), Clean Tech e IT/ICT.
«I numeri confermano il nostro primato italiano rispetto all’attrazione investimenti esteri: valiamo il 40% degli investimenti esteri che arrivano in Italia. Ma non possiamo però fermarci al primato nazionale, possiamo e dobbiamo migliorarci», ha dichiarato l’assessore allo Sviluppo economico Guido Guidesi, presentando la nuova strategia regionale.
«Questo è l’obiettivo della nuova strategia di attrazione degli investimenti in cui si evidenzia un ruolo più da protagonista e attivo di Regione Lombardia al fine di cogliere opportunità di nuovi investimenti presentandoci con ecosistemi completi: dalla ricerca, ai fornitori, alle competenze. Proviamo a giocarci la partita dell’attrazione in un campionato più difficile e maggiormente competitivo; alziamo il livello, proviamo a migliorarci; vogliamo essere meta internazionale e hub europeo», ha aggiunto Guidesi, sottolineando che con la nuova direttiva «andremo anche a cercarci gli investitori rispetto alle esigenze che abbiamo dal punto di vista della partecipazione ai nostri ecosistemi».
Tre le direttrici del piano di Guidesi. La prima è la qualità degli investimenti: la Regione punta sui settori ad alto valore aggiunto: ICT, scienze della vita, elettronica, aerospazio, chimica e agroalimentare avanzato. La seconda è la valorizzazione degli ecosistemi territoriali e in questo quadro si inseriscono le Zone di Innovazione e Sviluppo (ZIS), la Zona Logistica Semplificata di Cremona e Mantova, e l'iniziativa “Talenti – Trasferimento delle conoscenze”, che favorisce l’ingresso di dottori di ricerca e professionisti altamente qualificati nelle pmi lombarde. La terza direttrice è la semplificazione e la velocità dei processi, attraverso il rafforzamento del modello one-stop-shop per rendere più rapidi e prevedibili i percorsi di insediamento.
Per Giovanni Rossi, direttore generale di Promos Italia, «l'approccio internazionale è rafforzato da attività promozionali e roadshow nei principali mercati esteri, con “value proposition” focalizzate su settori ad alto valore aggiunto. La “business intelligence” permette di intercettare investitori qualificati e accompagnarli efficacemente nel percorso di insediamento. L'aftercare è considerato strategico per valorizzare le imprese già insediate e favorirne la crescita”, ha concluso Rossi.
Centrale nella strategia è il potenziamento di «Invest in Lombardy» come punto unico di accesso per gli investitori internazionali, capace di accompagnare le imprese lungo l'intero ciclo dell'investimento: dalla valutazione iniziale all'insediamento, fino ai servizi di aftercare.
Un riconoscimento al valore dell’ecosistema lombardo arriva dalle testimonianze delle imprese internazionali già presenti sul territorio. «Regione Lombardia ha accompagnato il nostro percorso di insediamento, supportandoci nel dialogo con il territorio e nello sviluppo delle competenze necessarie. La Lombardia si distingue per un ecosistema industriale solido e collaborativo, favorevole allo sviluppo di nuovi investimenti», ha evidenziato Carina Solsona Garriga, Coo di Affinity Petcare.
«Abbiamo scelto la Lombardia per la sua posizione strategica, la qualità delle infrastrutture e un ecosistema industriale unico a livello europeo, che consente di ottimizzare efficienza, sostenibilità e sviluppo produttivo», ha aggiunto Federico Castelli, amministratore delegato di Rockwool Italia.
«La Lombardia è più attrattiva di molte regioni europee grazie a una filiera industriale avanzata, competenze di altissimo livello e un forte orientamento all’export. Qui troviamo un luogo dove produrre, innovare e costruire valore nel lungo periodo», ha concluso Paolo Bertuzzi, Ceo & Managing Director di Turboden.
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Il primo dato da leggere con attenzione è la distribuzione dei sequestri. Circa la metà dei Paesi dell’America Latina e dei Caraibi registra un aumento, mentre l’altra metà segna una diminuzione. Non è una contraddizione, ma la prova di una trasformazione strutturale: il traffico non si riduce, si sposta. Ogni operazione di contrasto genera un effetto elastico che spinge le organizzazioni criminali verso aree meno controllate. È una dinamica ormai consolidata, che rende inefficace una risposta basata esclusivamente sulla repressione.
In questo scenario, la Colombia resta il cuore del sistema. Nel 2025 le autorità hanno sequestrato 445,9 tonnellate di cocaina, con un incremento del 59,4% rispetto alle 279,7 tonnellate dell’anno precedente. A queste si aggiungono altre 633 tonnellate sequestrate a livello internazionale con il supporto colombiano. Numeri che, più che indicare un successo, segnalano la scala del fenomeno. Il sequestro di 14 tonnellate in un solo container nel porto di Buenaventura rappresenta il più grande degli ultimi dieci anni e conferma la centralità della logistica marittima. Ancora più significativo è l’intercettazione di un narco-sottomarino telecomandato: un segnale che il traffico sta entrando in una fase di innovazione tecnologica avanzata, con l’obiettivo di ridurre i rischi e aumentare l’efficienza. Anche negli altri Paesi produttori emergono criticità profonde. In Perù sono state distrutte 55,6 tonnellate di droga, ma il fatto che il 70% sia classificato come «sostanze simili alla cocaina» solleva dubbi sulla qualità dei dati. L’eradicazione delle coltivazioni è salita a 34.200 ettari, rispetto ai 26.500 del 2024, con un’espansione significativa in aree sensibili come Ucayali e Huanuco. In Bolivia, i sequestri sono scesi a 17,1 tonnellate, ma il calo è in parte spiegato da un’anomalia statistica dell’anno precedente. In Venezuela, invece, i dati ufficiali parlano di 42,6 tonnellate sequestrate, ma la scarsa trasparenza impone cautela, mentre il controllo del traffico sembra passare sempre più nelle mani di gruppi locali.
Il baricentro operativo si sposta però nei Paesi di transito e nei grandi snodi logistici. L’Ecuador, con 75,9 tonnellate sequestrate sul territorio e 124 tonnellate in mare, conferma il suo ruolo strategico nelle rotte globali. Panama resta un passaggio obbligato, con 97 tonnellate sequestrate e operazioni di rilievo nelle acque del Pacifico. In Costa Rica, i sequestri sono aumentati del 72,4%, arrivando a 46,5 tonnellate, segno di un coinvolgimento crescente nelle catene del traffico. La logistica del narcotraffico si è ormai integrata con quella legale: container contaminati, rotte commerciali ibride e carichi mimetizzati tra merci regolari rendono sempre più difficile distinguere tra economia legittima e illegale. Un elemento trasversale è la corruzione. In diversi Paesi, dalle istituzioni locali fino ai livelli politici, emergono segnali di infiltrazione profonda. In Paraguay, casi giudiziari hanno coinvolto esponenti del potere politico; in Guatemala le organizzazioni criminali godono della protezione di funzionari pubblici; in Costa Rica un ex ministro della Sicurezza è stato arrestato per traffico di droga. Il narcotraffico non si limita a operare nei vuoti dello Stato: in molti casi riesce a condizionarne il funzionamento.
Sul fronte dei mercati di consumo, l’Europa si conferma il principale punto di arrivo. Il Belgio ha sequestrato 55 tonnellate di cocaina nel 2025, con un aumento del 25%, mentre la Francia ha registrato 31,3 tonnellate (+49%) e il Portogallo ha raggiunto un record di 25,6 tonnellate. Il porto di Anversa resta il principale hub, ma la pressione delle autorità sta spingendo i trafficanti a diversificare le rotte, puntando su scali minori e nuovi punti di ingresso. Le conseguenze sono visibili nelle città europee, dove la competizione tra gruppi criminali alimenta un’escalation di violenza.
Parallelamente, si rafforza l’espansione verso nuovi mercati. In Asia orientale e in Oceania si registrano sequestri record: 2,6 tonnellate in Corea del Sud e 7,8 tonnellate in Australia, con un aumento del 40%. Le rotte si allungano fino a 13.000 chilometri, collegando direttamente il Sud America a regioni finora marginali. È una scelta strategica: i cartelli cercano mercati meno saturi e più remunerativi rispetto a quello statunitense, dove i consumi restano stabili e i prezzi tendono a scendere. Proprio negli Stati Uniti si manifesta il paradosso più evidente. Nel 2025 sono state sequestrate 20,8 tonnellate di cocaina, in aumento rispetto alle 14,7 del 2024, nonostante l’intensificazione delle operazioni militari e dei raid navali. Il risultato è chiaro: la pressione aumenta, ma il flusso non si interrompe. Le organizzazioni criminali reagiscono spostando le rotte e adattando le modalità operative, dimostrando una capacità di resilienza superiore a quella degli apparati statali. Il quadro che emerge è quello di un sistema globale altamente efficiente. Il narcotraffico funziona come un mercato integrato, capace di innovare e di reagire in tempo reale. Gli Stati, invece, restano vincolati a logiche nazionali e strumenti spesso rigidi. Non è più solo una questione di sicurezza, ma uno scontro tra modelli organizzativi: da un lato strutture istituzionali lente e frammentate, dall’altro reti criminali flessibili, globali e tecnologicamente avanzate. La vera domanda, allora, non è quanta droga venga sequestrata. Ma quanta continui a passare.
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