Lo speciale contiene sette articoli.
Ci chiedono di tirare la cinghia, di fare sacrifici, di contenere la spesa pubblica, di rimettere a posto i conti, di non sforare i parametri di bilancio. Minacciano procedure d’infrazione per il rapporto deficit/Pil al 2,04 (e la Francia è arrivata anche oltre il 7%). Pretendono che accogliamo i miranti traghettati dalle Ong (magari quelle di nazionalità tedesca), ci esortano a non chiudere i porti e i confini, ma poi ci rispediscono gli immigrati alla frontiera di Ventimiglia, o ce li riportano, sedati, sugli aerei. Francia e Germania sono sempre pronte a bacchettarci. Ma con loro stesse sono sempre molto indulgenti. Basti pensare ai tedeschi, che hanno prima salvato le loro banche, coprendole di vagonate di miliardi, ma poi hanno preteso che l’Europa vietasse gli aiuti di Stato agli istituti di credito in sofferenza. E ci hanno obbligato a ripulire i crediti deteriorati, mentre la loro banca d’investimenti, Deutsche Bank, da anni sull’orlo del crack, si prepara a un maxi piano di esuberi. Angela Merkel, nel periodo della crisi, ha persino inondato la manifattura germanica di sussidi (69 miliardi). Il sistema pensionistico di Berlino rischia il collasso a causa dell’andamento demografico negativo. Eppure, all’Italia non è mai stato consentito di sovvenzionare la sua industria. E, dopo la tempesta dello spread, il nostro Paese è stato sottoposto alla cura Fornero, mentre Bruxelles vedeva all’orizzonte di quota 100 una vera e propria apocalisse finanziaria. Insomma, in Europa le regole valgono solo per i più fessi. I soliti noti, invece, bacchettano l’Italia, però rispettano i parametri solo quando fa loro comodo. Dalle banche alle emissioni inquinanti, dall’immigrazione alle finanze pubbliche. Ecco chi sono veramente quelli che ci fanno la morale.
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >