Nessuna trasparenza e troppi ritardi: la cassa integrazione manda in tilt Tridico
  • In 400.000 li aspettano, ma il sito Inps non monitora l’erogazione dei sussidi. E il governo pasticcia sul buco di due mesi nella Cig.
  • Pensioni: quota contributiva ridotta e indicizzazione nulla a causa del rovinoso crollo del Pil.

Lo speciale contiene due articoli.

Ancora una volta il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, raccoglie l’unanimità: dei dissensi, però, nel senso che, tra promesse senza riscontro, questioni di trasparenza e pasticci procedurali, imprenditori e lavoratori sono tutti infuriati.

Si ricorderà che meno di una settimana fa, intervistato da Repubblica, Tridico non aveva trovato nulla di meglio da fare che insultare le imprese, tacciate di «pigrizia e opportunismo»: «Stiamo sovvenzionando con la Cig anche aziende che potrebbero ripartire, magari al 50%, e grazie agli aiuti di Stato preferiscono non farlo […]. Per pigrizia, per opportunismo, magari sperando che passi la piena e il mercato riparta come prima». E ancora: «In alcuni settori ci possono anche essere imprenditori che non affrontano le difficoltà della riapertura “tanto c’è lo Stato” che paga l’80% della busta paga. Adesso basta scrivere “Covid” e noi paghiamo, senza controlli, senza burocrazia, senza sindacati».

Un’autentica provocazione: l’ente simbolo di caos e inefficienza, tra crash dei siti e ritardo nelle prestazioni, che si permette di accusare le aziende. Quindi c’è un imprenditore che già è in difficoltà, che non ha avuto sostegni veri (se non la lotteria dei 600 euro), non otterrà se non spiccioli a fondo perduto (appena il 20% della differenza tra il fatturato di aprile 2020 e quello di aprile 2019), è stato preso in giro con i presunti prestiti garantiti dallo Stato, si è comunque fatto carico della sorte dei suoi dipendenti, e – alla fine della fiera – viene pure svillaneggiato da Tridico. Con due ulteriori beffe: il fatto che, per ammissione della stessa Inps, ci siano ancora più di 400.000 domande (qualcuno fa stime ancora superiori) in attesa di essere liquidate, e il fatto che, in oltre la metà dei casi, siano state proprio le imprese ad anticipare le prestazioni a lavoratori che altrimenti non avrebbero visto un euro.

Reduce da questa clamorosa gaffe, il 10 giugno Tridico ha solennemente promesso l’effettuazione dei pagamenti: «Entro questa settimana sono sicuro che azzereremo tutto». Siamo a domenica, la settimana è – di tutta evidenza – conclusa, ma dei pagamenti non si ha notizia né conferma. Semmai, ogni giorno giungono testimonianze di situazioni tuttora bloccate.

E qui scatta un problema anche di trasparenza poiché, a meno di nostri errori e omissioni, anche sul sito Inps non è rintracciabile la situazione in tempo reale dei conguagli e dello smaltimento degli arretrati, cioè di quanti e quali siano i casi in cui l’impresa ha effettivamente anticipato ed è stata poi – come si dice in gergo – «conguagliata».

A tutto ciò (e su quest’ultimo punto la responsabilità è tutta politica, e quindi riguarda non Tridico, ma il governo e la maggioranza), permane un pasticcio normativo che l’esecutivo annuncia di voler affrontare, ma la toppa che Nunzia Catalfo e Roberto Gualtieri si preparano a cucire lascerà un buco ancora ben visibile. Di che si tratta? L’altra sera, in una nota congiunta, i titolari dei due ministeri hanno rispolverato un grande classico giallorosso, il gerundio combinato con il futuro: «Il ministero del Lavoro e delle Politiche sociali e il ministero dell’Economia e delle Finanze stanno redigendo un decreto legge, che sarà all’ordine del giorno di un prossimo Consiglio dei ministri, che permetterà alle aziende che hanno esaurito le 14 settimane di cassa integrazione previste dai decreti finora approvati dal governo di anticipare le ulteriori 4 settimane previste. Ciò permetterà di garantire ai lavoratori la continuità del sostegno al reddito. In questo modo, accompagniamo la ripartenza delle imprese più colpite dall’emergenza epidemiologica tutelando i loro dipendenti».

Occorre fare un passo indietro. Esistono aziende che stanno per esaurire le settimane di cassa integrazione, e che dunque, scadendo i tempi, sarebbero costrette a reintegrare i lavoratori, a maggior ragione esistendo fino a metà agosto il divieto di licenziamento. Si ricorderà che la normativa prevede 14 settimane (9 più 5) di cassa integrazione, più altre 4 per la cui domanda occorre però aspettare settembre. Morale: chi ha iniziato la cassa da tempo sta per esaurire le prime 14 settimane, e non può certo permettersi di attendere settembre. Da parte loro, i sindacati insistono affinché gli ammortizzatori abbiano copertura economica fino a fine anno, vista la situazione economica tutt’altro che rosea. E il governo che fa? Secondo il comunicato della Catalfo e di Gualtieri, si limita a permettere di anticipare a subito le ulteriori 4 settimane teoricamente previste a settembre. Ma ognuno capisce che è la stessa coperta corta: la si sposta un po’ più in su o più in giù, ma qualcosa resterà fatalmente scoperto. E la fine dell’estate – tra esaurimento degli ammortizzatori, fine dello stop ai licenziamenti, e massacro fiscale del 16 settembre, quando occorrerà pagare tutte le tasse rinviate da marzo – rischia di portare con sé uno tsunami di licenziamenti e fallimenti.


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