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2021-08-23
Neopagani d’Italia
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«L'uomo non può vivere senza inginocchiarsi davanti a qualcosa», ammoniva Fëdor Dostoevskij: «Se l'uomo rifiuta Dio, si inginocchia davanti a un idolo». A 140 anni dalla sua morte, ci si dovrebbe decidere a riconoscere valore sociologico a questa frase del celebre scrittore russo. Per un motivo semplice: perché ne ha. Lo prova la forte crescita, specie nell'Occidente dove le grandi religioni organizzate - cattolicesimo in primis - sono in difficoltà, del neopaganesimo. Un termine da immaginare come contenitore dato che a esso sono collegate tutta una serie di antiche tradizioni etniche e magiche caratterizzate da due elementi.
Il primo è quello messo in luce dai sociologi Stefania Palmisano e Nicola Pannofino, autori di un recente lavoro sul tema, Religione sotto spirito (Mondadori 2021), ossia la «la labilità di confini tra spiritualità e marketing, Oriente e Occidente, esoterismo e pratiche di benessere». I culti neopagani, sia chiaro, non sono riducibili solo a questo, ma di certo oggi beneficiano di una certa visione del mondo agile e fumosa al tempo stesso, «che concilia gli angeli con la reincarnazione, Osho con Gesù, e tende all'unificazione», per dirla con le parole di Palmisano e Pannofino rilasciate al settimanale Il Venerdì .
Il secondo elemento caratterizzante del neopaganesimo è, appunto, il suo boom. Difficile, in effetti, negare l'odierno revival della wicca, del druidismo, dello sciamanesimo e di credenze più o meno ancestrali - e più o meno rivisitate - che alcuni sociologi classificano con l'acronimo Sbnr, che sta per spiritual but not religious. Solo negli Stati Uniti, e solo dal 2006 al 2011, si stima che i culti neopagani abbiano conosciuto una crescita del 10%, con picchi di oltre il 30% di avanzamento per realtà come il panteismo e credenze di stampo naturalistico. Se si considera un arco temporale più esteso soffermandosi su un singolo culto, i riscontri sono ancora più netti.
Basti pensare che secondo il Trinity College, nel 1990, negli Stati Uniti le streghe wicca erano circa 8.000, non pochissime. Peccato però che nel 2008 risultassero 340.000 e, nel 2018, fossero addirittura quadruplicate. Con il risultato, secondo la Catholic news agency, che oggi questo culto interessa da 1 a 1,5 milioni di persone. Numeri impressionanti se si pensa che in totale i presbiteriani praticanti ammontano a 1,4 milioni. Non solo. Va precisato come negli Stati Uniti esistano persone avvicinatesi al mondo della stregoneria le quali, però, rigettano l'etichetta neopagana, perché la considerano limitante o perché, semplicemente, si riconoscono in una spiritualità individualista.
Ciò significa che, per quanto i dati del Pew research center stimino in appena lo 0,4% la popolazione Usa aderente alla fede wicca, è possibile che le streghe e simpatizzanti possano essere anche più di 1,5 milioni.
Anche in un Paese di tradizione cattolica come l'Italia il fenomeno va assumendo dimensioni sempre più significative; basti pensare che, se alla fine degli anni Novanta si parlava di qualche migliaio di adepti, statistiche più recenti portano quel numero, oggi, a oltre 200.000. Sbaglierebbe, però, chi prestasse troppa attenzione a tali numeri, sia perché sono inevitabilmente imprecisi, sia perché essi non considerano fino in fondo quel lato sommerso di persone che non sono neopagane e che, tuttavia, a tale realtà guardano con interesse, lasciandone traccia su Internet.
Emblematiche le considerazioni della giornalista Charlotte Richardson Andrews, la quale, in un accurato articolo sulla rivista Dazed del febbraio 2019, notava come l'anno prima, su Instagram, l'hashtag #WitchesofInstagram fosse ricorso su 2,2 milioni di post, quello #Pagan addirittura in 2,6 milioni. Certo, molti saranno stati contenuti ironici e scherzosi, ma sarebbe sbagliato sottovalutare l'interesse, in particolare dei giovani, alla sfera neopagana. Allo stesso modo, sarebbe fuorviante immaginare il fenomeno come caratteristico di una specifica classe sociale. Ancora 20 anni fa, infatti, Brandon A. Hale, antropologo dell'università dell'Illinois, dopo una ricerca sul campo condotta anche intervistando svariati adepti, osservò che «alcuni neopagani lavoravano come fornai, altri in prestigiose università dove erano all'opera per mappare il genoma umano».
Quel che appare plausibile è però un nesso, tornando a Dostoevskij, tra l'arretramento del cristianesimo e il revival neopagano. A suggerirlo, nel novembre 2018, era stato non un bollettino parrocchiale, bensì la laicissima rivista Newsweek, con un articolo a firma di Benjamin Fearnow. Beninteso: questo non autorizza a immaginare una sorta di travaso d'anime tra giovani che smettono di andare in chiesa e nuovi adepti ai culti neopagani, anche perché i più lasciano la pratica religiosa ma non cessano d'identificarsi almeno formalmente nel cristianesimo; tuttavia, è indiscutibile come i più esposti al fascino di certe credenze - caratterizzate dall'appeal del soprannaturale, ma spesso prive di implicazioni morali cogenti (di qui l'acronimo Sbnr) - siano i giovani e, nello specifico, proprio coloro che si lasciano alle spalle la formazione cristiana ricevuta.
«L’angoscia profonda dell’uomo di oggi che ha rifiutato Dio»
«La fragilità di ogni legame e la diffusa percezione dell'appartenenza come mancanza di libertà, creano certamente un clima quanto mai adatto al nomadismo spirituale, ma sono diversi gli elementi che concorrono a questo risultato». Così dice alla Verità Elena Melis, psicoterapeuta e responsabile nazionale della formazione degli operatori dei centri di ascolto del Gris, il Gruppo di ricerca e informazione socio-religiosa che da anni fa formazione e consulenza sulle religioni, le sette e la fenomenologia a esse correlate. «Il ritorno di un certo neopaganesimo», dice, «è l'uomo che rifiuta Dio e prova a fare di sé stesso un dio e si fabbrica idoli per curare la sua angoscia esistenziale».
Dottoressa, la tendenza del neopaganesimo, stregoni, sciamani e vampiri, è una realtà sempre più in espansione: che cosa sta succedendo?
«L'ateismo, sia teorico sia pratico, produce l'effetto della ricerca di idoli. Così si ripescano dal passato esperienze religiose abbandonate e perdute e, per renderle più attraenti e commercializzabili, vi si applica una sorta di lifting: si toglie ciò che non piace all'uomo moderno e si mette quanto è in sintonia con il gusto di oggi. Lo si fa sia prendendo elementi di esperienze religiose diverse, sia aggiungendo elementi nuovi, sia anche inventandoli di sana pianta. Il risultato spesso è un prodotto venduto come un prezioso pezzo antico che altro non è che un pezzo da raccolta indifferenziata».
In effetti, la religione oggi prevalente pare essere la cosidetta Sbnr, ovvero spiritual but not religious, spirituali ma non religiosi.
«Tutto favorisce il nomadismo spirituale, anche il mito moderno dell'eterna giovinezza, o meglio dire, dell'eterna adolescenza. La ribellione al mondo degli adulti, la pretesa di onnipotenza e segreta voglia di protezione, la mancanza di definizione di sé e di una visione chiara del futuro, la tendenza a vivere solo nel presente. Siamo in un grande supermarket emotivo, spiritualità compresa».
Faccia un esempio.
«La reincarnazione è una delle credenze diffuse in occidente dal neospiritualismo. Si tratta però di un'idea di reincarnazione molto diversa da quella delle tradizioni religiose orientali da cui è stata estrapolata. In Oriente infatti la reincarnazione è vista come una dolorosa condanna che l'uomo deve subire affinché possa essere purificato e finalmente liberato da questa necessità. In Occidente invece la reincarnazione è stata presentata come la possibilità di vivere sempre nuove vite e fare sempre nuove e illimitate esperienze. In questa visione niente è definitivo e la persona può illudersi di avere sempre infinite possibilità di scelta per poter essere tutto ciò che vuole e cambiare sempre la propria sorte. È il sogno americano che tutto sia possibile, se non in questa, almeno in un'altra vita».
Ma se a uno piace partecipare a un rito wicca o va in moschea o in una chiesa, che differenza fa?
«Queste partecipazioni non sono per niente indifferenti, ma hanno effetti molto diversi sui partecipanti, sia sul piano psicologico, sia sul piano esistenziale. Il rito infatti rappresenta una particolare fede, ma non è (come invece accade in teatro) una semplice rappresentazione: è anche un'azione che si compie nei confronti e insieme con qualcun altro, anche se invisibile. Perciò se questo essere spirituale esiste veramente, allora gli effetti non possono essere gli stessi, perché gli spiriti in questione non sono gli stessi».
Quindi, non tutto lo spirituale è per il benessere?
«Le malattie dello spirito sono riconosciute, denunciate e curate da almeno 4.000 anni: l'ebraismo-cristianesimo è ben conscio che esiste spirito e spirito, spiriti e spiriti! Se la spiritualità non si riduce solo a una ricerca di sé stessi e del proprio benessere emotivo - cosa che sarebbe più corretto inquadrare come una sorta di psicoterapia - ma è relazione tra il nostro spirito e altri spiriti (angeli, demoni, spiriti di defunti) e con Dio, allora le conseguenze di questa relazione sul nostro spirito, ma non solo, possono essere sia positive sia negative».
Forse lei parla così perché è cattolica?
«No, è una riflessione valida comunque, è per lo meno da ingenui pensare che tutti gli spiriti siano positivi, e molti di quelli che lo hanno pensato si sono dovuti ricredere. In ogni caso rilevo che nel nostro clima culturale, dove appunto predomina una spiritualità à la carte, l'unica moda che sembra tenere è quella dell'Abc: anything but catholic, tutto fuorché cattolico».
A proposito, la Conferenza episcopale spagnola recentemente ha diffuso un documento in cui si parla appunto di una diffusa «proposta neopagana» che mira a una società tutta emotiva e «sensitiva»…
«Questo potrebbe essere solo il primo passo. La “proposta neopagana" è, sì, in sintonia con l'attuale società emotiva e sensitiva, ma, se predominerà, potrebbe avere come prodotto finale non la società liquida ma la società assolutista, e come ideologia vincente non il politeismo, ma il satanismo».
Però, sembra che anche qualcuno che si definisce cattolico, e magari va a messa la domenica, non abbia problemi a credere nella reincarnazione o fare un giretto dal mago.
«Anche nei cattolici constatiamo purtroppo spesso una grave carenza di formazione che li porta a non saper distinguere ciò che è conforme agli insegnamenti della Chiesa da ciò che non lo è: a confondere la preghiera con il rito magico, il culto dei defunti con lo spiritismo e a pagarne poi le nefaste conseguenze».
Il cardinal Joseph Ratzinger ha sempre criticato la soluzione delle teorie pluralistiche per le quali una via di salvezza vale l'altra. Piuttosto proponeva la necessità di una critica delle religioni, capace di far emergere ciò che realmente corrisponde alla dignità umana nei culti e nella morale di queste realtà. Cosa significa?
«Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e adesso papa Francesco hanno tutti condannato con forza la teoria che tutte le religioni sono uguali, interpretazione questa di origine chiaramente laicista, e hanno invece cercato i punti di collaborazione negli aspetti positivi presenti in esse: appunto in ciò che corrisponde alla dignità umana. Questo ecumenismo cattolico è in antitesi totale con quello “qualunquista"».
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Diminuiscono i cattolici e crescono gli aderenti a sette etniche e magiche con streghe e druidi. Negli Usa i culti sono quadruplicati negli ultimi anni. Da noi aderiscono soprattutto giovani.«L'angoscia profonda dell'uomo di oggi che ha rifiutato Dio». La responsabile dei centri Gris, Elena Melis: «Queste religioni "vendute" come pezzi antichi con l'aggiunta di un po' di modernità». Lo speciale comprende due articoli. «L'uomo non può vivere senza inginocchiarsi davanti a qualcosa», ammoniva Fëdor Dostoevskij: «Se l'uomo rifiuta Dio, si inginocchia davanti a un idolo». A 140 anni dalla sua morte, ci si dovrebbe decidere a riconoscere valore sociologico a questa frase del celebre scrittore russo. Per un motivo semplice: perché ne ha. Lo prova la forte crescita, specie nell'Occidente dove le grandi religioni organizzate - cattolicesimo in primis - sono in difficoltà, del neopaganesimo. Un termine da immaginare come contenitore dato che a esso sono collegate tutta una serie di antiche tradizioni etniche e magiche caratterizzate da due elementi.Il primo è quello messo in luce dai sociologi Stefania Palmisano e Nicola Pannofino, autori di un recente lavoro sul tema, Religione sotto spirito (Mondadori 2021), ossia la «la labilità di confini tra spiritualità e marketing, Oriente e Occidente, esoterismo e pratiche di benessere». I culti neopagani, sia chiaro, non sono riducibili solo a questo, ma di certo oggi beneficiano di una certa visione del mondo agile e fumosa al tempo stesso, «che concilia gli angeli con la reincarnazione, Osho con Gesù, e tende all'unificazione», per dirla con le parole di Palmisano e Pannofino rilasciate al settimanale Il Venerdì .Il secondo elemento caratterizzante del neopaganesimo è, appunto, il suo boom. Difficile, in effetti, negare l'odierno revival della wicca, del druidismo, dello sciamanesimo e di credenze più o meno ancestrali - e più o meno rivisitate - che alcuni sociologi classificano con l'acronimo Sbnr, che sta per spiritual but not religious. Solo negli Stati Uniti, e solo dal 2006 al 2011, si stima che i culti neopagani abbiano conosciuto una crescita del 10%, con picchi di oltre il 30% di avanzamento per realtà come il panteismo e credenze di stampo naturalistico. Se si considera un arco temporale più esteso soffermandosi su un singolo culto, i riscontri sono ancora più netti.Basti pensare che secondo il Trinity College, nel 1990, negli Stati Uniti le streghe wicca erano circa 8.000, non pochissime. Peccato però che nel 2008 risultassero 340.000 e, nel 2018, fossero addirittura quadruplicate. Con il risultato, secondo la Catholic news agency, che oggi questo culto interessa da 1 a 1,5 milioni di persone. Numeri impressionanti se si pensa che in totale i presbiteriani praticanti ammontano a 1,4 milioni. Non solo. Va precisato come negli Stati Uniti esistano persone avvicinatesi al mondo della stregoneria le quali, però, rigettano l'etichetta neopagana, perché la considerano limitante o perché, semplicemente, si riconoscono in una spiritualità individualista. Ciò significa che, per quanto i dati del Pew research center stimino in appena lo 0,4% la popolazione Usa aderente alla fede wicca, è possibile che le streghe e simpatizzanti possano essere anche più di 1,5 milioni. Anche in un Paese di tradizione cattolica come l'Italia il fenomeno va assumendo dimensioni sempre più significative; basti pensare che, se alla fine degli anni Novanta si parlava di qualche migliaio di adepti, statistiche più recenti portano quel numero, oggi, a oltre 200.000. Sbaglierebbe, però, chi prestasse troppa attenzione a tali numeri, sia perché sono inevitabilmente imprecisi, sia perché essi non considerano fino in fondo quel lato sommerso di persone che non sono neopagane e che, tuttavia, a tale realtà guardano con interesse, lasciandone traccia su Internet. Emblematiche le considerazioni della giornalista Charlotte Richardson Andrews, la quale, in un accurato articolo sulla rivista Dazed del febbraio 2019, notava come l'anno prima, su Instagram, l'hashtag #WitchesofInstagram fosse ricorso su 2,2 milioni di post, quello #Pagan addirittura in 2,6 milioni. Certo, molti saranno stati contenuti ironici e scherzosi, ma sarebbe sbagliato sottovalutare l'interesse, in particolare dei giovani, alla sfera neopagana. Allo stesso modo, sarebbe fuorviante immaginare il fenomeno come caratteristico di una specifica classe sociale. Ancora 20 anni fa, infatti, Brandon A. Hale, antropologo dell'università dell'Illinois, dopo una ricerca sul campo condotta anche intervistando svariati adepti, osservò che «alcuni neopagani lavoravano come fornai, altri in prestigiose università dove erano all'opera per mappare il genoma umano».Quel che appare plausibile è però un nesso, tornando a Dostoevskij, tra l'arretramento del cristianesimo e il revival neopagano. A suggerirlo, nel novembre 2018, era stato non un bollettino parrocchiale, bensì la laicissima rivista Newsweek, con un articolo a firma di Benjamin Fearnow. Beninteso: questo non autorizza a immaginare una sorta di travaso d'anime tra giovani che smettono di andare in chiesa e nuovi adepti ai culti neopagani, anche perché i più lasciano la pratica religiosa ma non cessano d'identificarsi almeno formalmente nel cristianesimo; tuttavia, è indiscutibile come i più esposti al fascino di certe credenze - caratterizzate dall'appeal del soprannaturale, ma spesso prive di implicazioni morali cogenti (di qui l'acronimo Sbnr) - siano i giovani e, nello specifico, proprio coloro che si lasciano alle spalle la formazione cristiana ricevuta.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/neopagani-ditalia-2654754085.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="langoscia-profonda-delluomo-di-oggi-che-ha-rifiutato-dio" data-post-id="2654754085" data-published-at="1629663805" data-use-pagination="False"> «L’angoscia profonda dell’uomo di oggi che ha rifiutato Dio» «La fragilità di ogni legame e la diffusa percezione dell'appartenenza come mancanza di libertà, creano certamente un clima quanto mai adatto al nomadismo spirituale, ma sono diversi gli elementi che concorrono a questo risultato». Così dice alla Verità Elena Melis, psicoterapeuta e responsabile nazionale della formazione degli operatori dei centri di ascolto del Gris, il Gruppo di ricerca e informazione socio-religiosa che da anni fa formazione e consulenza sulle religioni, le sette e la fenomenologia a esse correlate. «Il ritorno di un certo neopaganesimo», dice, «è l'uomo che rifiuta Dio e prova a fare di sé stesso un dio e si fabbrica idoli per curare la sua angoscia esistenziale». Dottoressa, la tendenza del neopaganesimo, stregoni, sciamani e vampiri, è una realtà sempre più in espansione: che cosa sta succedendo? «L'ateismo, sia teorico sia pratico, produce l'effetto della ricerca di idoli. Così si ripescano dal passato esperienze religiose abbandonate e perdute e, per renderle più attraenti e commercializzabili, vi si applica una sorta di lifting: si toglie ciò che non piace all'uomo moderno e si mette quanto è in sintonia con il gusto di oggi. Lo si fa sia prendendo elementi di esperienze religiose diverse, sia aggiungendo elementi nuovi, sia anche inventandoli di sana pianta. Il risultato spesso è un prodotto venduto come un prezioso pezzo antico che altro non è che un pezzo da raccolta indifferenziata». In effetti, la religione oggi prevalente pare essere la cosidetta Sbnr, ovvero spiritual but not religious, spirituali ma non religiosi. «Tutto favorisce il nomadismo spirituale, anche il mito moderno dell'eterna giovinezza, o meglio dire, dell'eterna adolescenza. La ribellione al mondo degli adulti, la pretesa di onnipotenza e segreta voglia di protezione, la mancanza di definizione di sé e di una visione chiara del futuro, la tendenza a vivere solo nel presente. Siamo in un grande supermarket emotivo, spiritualità compresa». Faccia un esempio. «La reincarnazione è una delle credenze diffuse in occidente dal neospiritualismo. Si tratta però di un'idea di reincarnazione molto diversa da quella delle tradizioni religiose orientali da cui è stata estrapolata. In Oriente infatti la reincarnazione è vista come una dolorosa condanna che l'uomo deve subire affinché possa essere purificato e finalmente liberato da questa necessità. In Occidente invece la reincarnazione è stata presentata come la possibilità di vivere sempre nuove vite e fare sempre nuove e illimitate esperienze. In questa visione niente è definitivo e la persona può illudersi di avere sempre infinite possibilità di scelta per poter essere tutto ciò che vuole e cambiare sempre la propria sorte. È il sogno americano che tutto sia possibile, se non in questa, almeno in un'altra vita». Ma se a uno piace partecipare a un rito wicca o va in moschea o in una chiesa, che differenza fa? «Queste partecipazioni non sono per niente indifferenti, ma hanno effetti molto diversi sui partecipanti, sia sul piano psicologico, sia sul piano esistenziale. Il rito infatti rappresenta una particolare fede, ma non è (come invece accade in teatro) una semplice rappresentazione: è anche un'azione che si compie nei confronti e insieme con qualcun altro, anche se invisibile. Perciò se questo essere spirituale esiste veramente, allora gli effetti non possono essere gli stessi, perché gli spiriti in questione non sono gli stessi». Quindi, non tutto lo spirituale è per il benessere? «Le malattie dello spirito sono riconosciute, denunciate e curate da almeno 4.000 anni: l'ebraismo-cristianesimo è ben conscio che esiste spirito e spirito, spiriti e spiriti! Se la spiritualità non si riduce solo a una ricerca di sé stessi e del proprio benessere emotivo - cosa che sarebbe più corretto inquadrare come una sorta di psicoterapia - ma è relazione tra il nostro spirito e altri spiriti (angeli, demoni, spiriti di defunti) e con Dio, allora le conseguenze di questa relazione sul nostro spirito, ma non solo, possono essere sia positive sia negative». Forse lei parla così perché è cattolica? «No, è una riflessione valida comunque, è per lo meno da ingenui pensare che tutti gli spiriti siano positivi, e molti di quelli che lo hanno pensato si sono dovuti ricredere. In ogni caso rilevo che nel nostro clima culturale, dove appunto predomina una spiritualità à la carte, l'unica moda che sembra tenere è quella dell'Abc: anything but catholic, tutto fuorché cattolico». A proposito, la Conferenza episcopale spagnola recentemente ha diffuso un documento in cui si parla appunto di una diffusa «proposta neopagana» che mira a una società tutta emotiva e «sensitiva»… «Questo potrebbe essere solo il primo passo. La “proposta neopagana" è, sì, in sintonia con l'attuale società emotiva e sensitiva, ma, se predominerà, potrebbe avere come prodotto finale non la società liquida ma la società assolutista, e come ideologia vincente non il politeismo, ma il satanismo». Però, sembra che anche qualcuno che si definisce cattolico, e magari va a messa la domenica, non abbia problemi a credere nella reincarnazione o fare un giretto dal mago. «Anche nei cattolici constatiamo purtroppo spesso una grave carenza di formazione che li porta a non saper distinguere ciò che è conforme agli insegnamenti della Chiesa da ciò che non lo è: a confondere la preghiera con il rito magico, il culto dei defunti con lo spiritismo e a pagarne poi le nefaste conseguenze». Il cardinal Joseph Ratzinger ha sempre criticato la soluzione delle teorie pluralistiche per le quali una via di salvezza vale l'altra. Piuttosto proponeva la necessità di una critica delle religioni, capace di far emergere ciò che realmente corrisponde alla dignità umana nei culti e nella morale di queste realtà. Cosa significa? «Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e adesso papa Francesco hanno tutti condannato con forza la teoria che tutte le religioni sono uguali, interpretazione questa di origine chiaramente laicista, e hanno invece cercato i punti di collaborazione negli aspetti positivi presenti in esse: appunto in ciò che corrisponde alla dignità umana. Questo ecumenismo cattolico è in antitesi totale con quello “qualunquista"».
Ansa
Si tratta di un piano che prevedrebbe la riscossione di pedaggi e che riguarderebbe le navi commerciali di Paesi che cooperano che l’Iran. «A seguito del passaggio di navi provenienti da paesi dell’Asia orientale, in particolare Cina, Giappone e Pakistan, abbiamo ricevuto oggi informazioni che indicano che anche gli europei hanno avviato negoziati con la marina delle Guardie rivoluzionarie per ottenere il permesso di transito», ha riferito ieri la televisione di Stato iraniana. Dall’altra parte, Centcom ha fatto sapere che, da quando è in vigore il blocco statunitense ai porti della Repubblica islamica, sono state deviate 78 navi, mentre quattro sono state bloccate.
Nel frattempo, il processo diplomatico tra Washington e Teheran continua a rivelarsi in salita. In questo quadro, secondo il New York Times, Usa e Israele si starebbero preparando a riprendere gli attacchi militari contro la Repubblica islamica la prossima settimana. Tra le opzioni sul tavolo vi sarebbero bombardamenti contro siti militari e infrastrutture, l’occupazione militare dell’isola di Kharg e l’invio di soldati sul terreno per sequestrare le scorte di uranio arricchito iraniano. «Gli americani capiscono che i negoziati con l’Iran non porteranno da nessuna parte», ha dichiarato un funzionario iraniano a Channel 12, per poi aggiungere: «Ci stiamo preparando a giorni o settimane di lotta e ad attendere la decisione finale di Trump. Ne sapremo di più tra 24 ore».
Dall’altra parte, il Pakistan continua a premere per rilanciare la diplomazia. Ieri, il ministro dell’Interno di Islamabad, Mohsin Naqvi, ha infatti effettuato una visita a sorpresa a Teheran per incontrare dei funzionari iraniani e, secondo l’agenzia di stampa Tasnim, per cercare di «facilitare i colloqui» tra Washington e la Repubblica islamica. «La parte americana ha richiesto risposte su punti specifici sollevati da Washington. Si registrano progressi positivi per quanto riguarda lo Stretto di Hormuz. La porta è aperta ai negoziati sulle questioni ancora in sospeso, incluso il programma nucleare iraniano», hanno riferito, a tal proposito, fonti pakistane.
A questo punto, bisognerà capire che cosa deciderà di fare Donald Trump, il quale ieri ha detto che l’Iran attraverserà un periodo «molto brutto» se non accetterà un accordo. Durante la recentissima visita del presidente americano a Pechino, Xi Jinping ha auspicato la riapertura di Hormuz, sostenendo inoltre che Teheran non dovrebbe avere l’arma atomica. Non è tuttavia chiaro se il presidente cinese cercherà (o sarà anche solo in grado) di convincere la Repubblica islamica ad ammorbidire le sue posizioni. Dall’altra parte, mentre Israele preme per la ripresa delle operazioni belliche, JD Vance, all’interno dell’amministrazione americana, continua a rivelarsi una delle voci più favorevoli alla diplomazia. Mercoledì scorso, il numero due della Casa Bianca si era detto cautamente ottimista sui colloqui con Teheran. «Penso che stiamo facendo progressi. La questione fondamentale è: stiamo facendo progressi sufficienti per soddisfare la linea rossa del presidente?», aveva affermato.
Il problema, per Trump, è che, almeno al momento, nel regime khomeinista sta prevalendo l’ala dei pasdaran: quella, cioè, favorevole alla linea dura con Washington. Di contro, l’anima più dialogante è, per adesso, stata marginalizzata. «L’Iran resta impegnato nella diplomazia e nelle soluzioni pacifiche», ha dichiarato il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian, in un messaggio indirizzato a Leone XIV, elogiando «la posizione morale e logica» del papa «sulle recenti aggressioni militari contro l’Iran».
A meno che la diplomazia non riparta, Trump, che ha necessità di una rapida riapertura di Hormuz per abbassare il costo dell’energia, si trova davanti a un dilemma. Da una parte, potrebbe dichiarare unilateralmente vittoria e ritirarsi: ciò gli eviterebbe il pantano, sì, ma lasciare lo Stretto in mano agli iraniani significherebbe una vittoria economica, geopolitica e d’immagine per Teheran. Dall’altra parte, l’inquilino della Casa Bianca potrebbe riprendere i bombardamenti, ma il pericolo per lui sarebbe, a quel punto, quello di restare impelagato in una crisi dalla durata indefinita. Tuttavia, non è detto che la Repubblica islamica abbia necessariamente il fattore tempo dalla sua parte. Mercoledì, l’Associated Press rilevava che, in Iran, l’inflazione è alle stelle e che si stanno registrando massicce perdite di posti di lavoro. Ebbene, non è esattamente chiaro quanto il regime possa gestire questa situazione. Frattanto, Vladimir Putin continua a cercare di ritagliarsi uno spazio diplomatico nella crisi in atto, con l’obiettivo di recuperare influenza in Medio Oriente: non a caso, ieri lo zar ha discusso di Iran col presidente degli Emirati arabi, Mohammed bin Zayed al Nahyan.
Nel frattempo, il dipartimento di Stato americano ha annunciato una proroga del cessate il fuoco tra Israele e Libano di 45 giorni, per poi rendere noto che, il 29 maggio, il Pentagono ospiterà un incontro tra le delegazioni militari delle due nazioni. Ciononostante, ieri lo Stato ebraico ha condotto degli attacchi contro Hezbollah nella parte meridionale del Paese dei Cedri, mentre l’Idf ha confermato di aver ucciso il capo dell’ala militare di Hamas a Gaza, Izz ad-Din al-Haddad.
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Jannik Sinner (Ansa)
Sport strano, il tennis. Una partita può durare due giorni e farti attraversare la notte abbracciato ai dubbi e alle incertezze. Chi dorme? Rigiochi mentalmente tutti i colpi dei game appena finiti. Ripassi quel dritto uscito di un centimetro. Rivedi la tattica, il piano gara. Si decide tutto l’indomani, nervi saldi. Però, all’italiano testa fredda basta vincere i suoi due servizi per planare in finale agli Internazionali d’Italia. Oggi, 50 anni dopo Adriano Panatta: «Vincere Roma ti dà un posto nella storia». Mezzo secolo dopo quel formidabile 1976, Roma, Parigi e la Coppa Davis. Jannik lo sa. Conosce l’appuntamento che lo attende oltre l’ostacolo di questi pochi game contro lo scorbutico Medvedev.
Dopo il primo set incamerato venerdì sera in 32 minuti, la sfida con il russo, già numero 1 del mondo, ora sceso al nono posto ma rinato con l’arrivo del nuovo coach Thomas Johansson, sembrava una pratica di rapida soluzione, come i turni precedenti qui al Foro Italico (32 le vittorie consecutive nei Master 1000, record tolto a Novak Djokovic). Invece, il secondo set si era complicato, l’umidità di una giornata piovosa che aveva ritardato l’inizio del match, i problemi di stomaco e il vomito. Nel secondo set Jannik era andato sotto 0-3, mentre dall’altra parte Daniil imprimeva il suo ritmo, comandando il gioco e costringendolo a troppe rincorse. Il numero 1 era risalito nel punteggio fino al 5 pari. Ma poi, alla terza occasione aveva dovuto cedere il set, il primo perso in tutto il torneo. All’inizio del terzo, Sinner scuoteva la testa, sfiduciato, ma un passaggio a vuoto del russo gli consegnava il break. L’arrivo della pioggia costringeva al rinvio al giorno successivo.
Dopo la notte, ora si ricomincia. Anche per uno freddo come il rosso di Sesto Pusteria sono tante le variabili da tenere a bada. L’aspetto psicologico. Il controllo. Il non offrire occasioni all’avversario di recuperare lo svantaggio. Dopo l’ace fulminante che avvicina il russo sul 3-4, Jannik va al servizio e se lo prende senza lasciare un punto. Medvedev, invece, con un doppio fallo gli concede due match point consecutivi, ma li annulla con un altro ace e una prima vincente. Ora Jannik serve sul 5-4 per conquistarsi il posto in finale. Va sotto 0-15 poi risale e con un dritto dopo un’ottima prima conquista un’altra palla match. Un’altra prima e due rovesci incrociati inchiodano l’avversario. L’appuntamento con la storia è confermato. «Anche per uno come me che non ha mai problemi, ieri sera non è stato facile prendere sonno», ha ammesso a fine match.
Oggi è il gran giorno, ma sarebbe sbagliato sottovalutare il norvegese Casper Ruud. È un giocatore che dà il meglio sulla terra rossa, è stato già due volte finalista a Parigi, ha disputato un torneo convincente, impreziosito dall’eliminazione di Luciano Darderi con un inequivocabile doppio 6-1. I precedenti tra i due dicono 4 a 0 per Jannik. Quest’anno il norvegese appare molto più solido e preparato di un anno fa quando, nei quarti qui al Foro Italico, Sinner gli aveva lasciato un solo game. Poi, in finale, a Jannik era sfuggita l’occasione al cospetto di un Carlos Alcaraz superiore e più agonista di lui che veniva dallo stop per il caso Clostebol. Stavolta, in tribuna ci sarà anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Speriamo porti fortuna e che si goda lo spettacolo, preceduto dall’antipasto della finale di doppio maschile che parla anche lei italiano dopo il successo di Simone Bolelli e Andrea Vavassori sui vincitori degli Open d’Australia Harrison-Skupski. Nel 2025 il capo dello Stato aveva presenziato alla finale di Jasmine Paolini, non a quella di Jannik. E qualcuno aveva interpretato quella scelta come una risposta alla mancata partecipazione del numero 1 del mondo al ricevimento al Quirinale delle squadre nazionali dopo la conquista della Coppa Davis e della Billie Jean King Cup. Invece, oggi il presidente ci sarà, a completare un periodo di visibilità sportiva, dopo la recente visita dei tennisti per i trofei conquistati anche nel 2025, e il ricevimento delle squadre finaliste della Coppa Italia di calcio.
Sinner è il numero 1 del mondo, ha già vinto quattro slam, ma non si è ancora consacrato nel torneo di casa. Un italiano che vince gli Internazionali d’Italia fa la storia. Prima di Panatta, nel 1976, ci era riuscito due volte Nicola Pietrangeli, nel 1961 e nel 1957. E andando ancora più indietro, Giovanni Palmieri (1934) e Emanuele Sertorio (1933). Questa, però, è preistoria più che storia. A premiare il vincitore sarà proprio Panatta. E speriamo che, 50 anni dopo il suo 1976, venga il 2026 di Sinner.
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Giorgia Meloni (Ansa)
«Quanto accaduto a Modena», ha commentato, «dove un uomo ha investito diversi pedoni e poi avrebbe accoltellato un passante, è gravissimo. Esprimo la mia vicinanza alle persone ferite e alle loro famiglie. Rivolgo anche un ringraziamento ai cittadini che con coraggio sono intervenuti per fermare il responsabile e alle forze dell’ordine per il loro intervento. Ho sentito il sindaco», ha aggiunto la premier, «e resto in costante contatto con le autorità per seguire l’evolversi della vicenda. Confido che il responsabile risponda fino in fondo delle sue azioni». Sergio Mattarella ha telefonato al sindaco di Modena «per avere notizie dei feriti, esprimendo vicinanza alla Città e chiedergli di trasmettere i ringraziamenti a quei cittadini che con coraggio hanno bloccato il colpevole», fanno sapere dalla presidenza della Repubblica.
Il presidente del Senato, Ignazio La Russa, ha parlato di «un’azione di brutale violenza e che nella dinamica ricorda tristemente molti episodi simili avvenuti in Europa. A nome mio personale e del Senato della Repubblica», ha sottolineato, «rivolgo affettuosa vicinanza alla comunità di Modena, sinceri ringraziamenti a quei cittadini che con grande coraggio hanno fermato l’aggressore e i migliori auguri di pronta guarigione ai numerosi feriti». «Sono scioccato», ha sottolineato il presidente della Camera, Lorenzo Fontana, «per quanto avvenuto a Modena. Seguo con grande apprensione gli sviluppi di questa gravissima vicenda ed esprimo la mia vicinanza ai feriti e alle loro famiglie. Un sentito ringraziamento alle forze dell’ordine, ai soccorsi e a quanti, con grande coraggio, sono intervenuti».
«Prego per la salute di tutti i feriti. Alcuni di loro», ha scritto suo social il vicepremier Antonio Tajani, «purtroppo sono in gravi condizioni. Per fortuna l’autore di questa violenta e brutale aggressione è stato fermato». «Salim El Koudri. Questo il nome del criminale di seconda generazione», ha commentato il vicepremier Matteo Salvini, «che a Modena ha falciato, con la sua auto a folle velocità, dei passanti innocenti. Fermato da coraggiosi cittadini nonostante avesse un coltello, è stato arrestato. Non ci può essere nessuna giustificazione per un delitto così infame». «In attesa di ulteriori informazioni», ha fatto sapere la Lega, «da parte delle forze dell’ordine, una cosa è certa: in troppe città italiane l’integrazione delle cosiddette “seconde generazioni” è fallita. Altro che ius soli o cittadinanze facili, bisogna proseguire con ancora più determinazione sulla strada di permessi di soggiorno revocabili in caso di reati gravi. Certe persone non sono assolutamente integrabili, inutile che per motivi ideologici qualcuno neghi la drammatica evidenza».
«La nostra piena e totale vicinanza», ha sottolineato il segretario del Pd, Elly Schlein, «va alle persone ferite, alcune in condizioni molto gravi, e alle loro famiglie. Così come siamo vicini a tutta la comunità modenese e grati ai soccorritori e al personale sanitario per il delicato lavoro di queste ore». «Tutto il Movimento 5 stelle», ha scritto sui social il leader Giuseppe Conte, «si stringe attorno alla comunità di Modena, ai feriti, ai loro familiari. Ringraziamo le persone che sono intervenute con coraggio e senso civico per contribuire a fermare subito chi ha compiuto questa ignobile aggressione, i soccorritori e le forze dell’ordine sul posto. Auspichiamo si faccia rapidamente luce su quanto accaduto e che chi è responsabile paghi per questo folle gesto».
Parole di condanna per l’accaduto e di solidarietà per le vittime sono arrivate da tantissimi esponenti politici, tra i quali Matteo Renzi, Angelo Bonelli, Nicola Fratoianni. In mattinata, l’ex segretario del Pd, Walter Veltroni, aveva detto di ritenere che «la sicurezza sia un tema della sinistra perché ad avere bisogno di sicurezza sono soprattutto i più deboli. Il tema dell’immigrazione va governato da diverse parti».
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