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2021-08-23
Neopagani d’Italia
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«L'uomo non può vivere senza inginocchiarsi davanti a qualcosa», ammoniva Fëdor Dostoevskij: «Se l'uomo rifiuta Dio, si inginocchia davanti a un idolo». A 140 anni dalla sua morte, ci si dovrebbe decidere a riconoscere valore sociologico a questa frase del celebre scrittore russo. Per un motivo semplice: perché ne ha. Lo prova la forte crescita, specie nell'Occidente dove le grandi religioni organizzate - cattolicesimo in primis - sono in difficoltà, del neopaganesimo. Un termine da immaginare come contenitore dato che a esso sono collegate tutta una serie di antiche tradizioni etniche e magiche caratterizzate da due elementi.
Il primo è quello messo in luce dai sociologi Stefania Palmisano e Nicola Pannofino, autori di un recente lavoro sul tema, Religione sotto spirito (Mondadori 2021), ossia la «la labilità di confini tra spiritualità e marketing, Oriente e Occidente, esoterismo e pratiche di benessere». I culti neopagani, sia chiaro, non sono riducibili solo a questo, ma di certo oggi beneficiano di una certa visione del mondo agile e fumosa al tempo stesso, «che concilia gli angeli con la reincarnazione, Osho con Gesù, e tende all'unificazione», per dirla con le parole di Palmisano e Pannofino rilasciate al settimanale Il Venerdì .
Il secondo elemento caratterizzante del neopaganesimo è, appunto, il suo boom. Difficile, in effetti, negare l'odierno revival della wicca, del druidismo, dello sciamanesimo e di credenze più o meno ancestrali - e più o meno rivisitate - che alcuni sociologi classificano con l'acronimo Sbnr, che sta per spiritual but not religious. Solo negli Stati Uniti, e solo dal 2006 al 2011, si stima che i culti neopagani abbiano conosciuto una crescita del 10%, con picchi di oltre il 30% di avanzamento per realtà come il panteismo e credenze di stampo naturalistico. Se si considera un arco temporale più esteso soffermandosi su un singolo culto, i riscontri sono ancora più netti.
Basti pensare che secondo il Trinity College, nel 1990, negli Stati Uniti le streghe wicca erano circa 8.000, non pochissime. Peccato però che nel 2008 risultassero 340.000 e, nel 2018, fossero addirittura quadruplicate. Con il risultato, secondo la Catholic news agency, che oggi questo culto interessa da 1 a 1,5 milioni di persone. Numeri impressionanti se si pensa che in totale i presbiteriani praticanti ammontano a 1,4 milioni. Non solo. Va precisato come negli Stati Uniti esistano persone avvicinatesi al mondo della stregoneria le quali, però, rigettano l'etichetta neopagana, perché la considerano limitante o perché, semplicemente, si riconoscono in una spiritualità individualista.
Ciò significa che, per quanto i dati del Pew research center stimino in appena lo 0,4% la popolazione Usa aderente alla fede wicca, è possibile che le streghe e simpatizzanti possano essere anche più di 1,5 milioni.
Anche in un Paese di tradizione cattolica come l'Italia il fenomeno va assumendo dimensioni sempre più significative; basti pensare che, se alla fine degli anni Novanta si parlava di qualche migliaio di adepti, statistiche più recenti portano quel numero, oggi, a oltre 200.000. Sbaglierebbe, però, chi prestasse troppa attenzione a tali numeri, sia perché sono inevitabilmente imprecisi, sia perché essi non considerano fino in fondo quel lato sommerso di persone che non sono neopagane e che, tuttavia, a tale realtà guardano con interesse, lasciandone traccia su Internet.
Emblematiche le considerazioni della giornalista Charlotte Richardson Andrews, la quale, in un accurato articolo sulla rivista Dazed del febbraio 2019, notava come l'anno prima, su Instagram, l'hashtag #WitchesofInstagram fosse ricorso su 2,2 milioni di post, quello #Pagan addirittura in 2,6 milioni. Certo, molti saranno stati contenuti ironici e scherzosi, ma sarebbe sbagliato sottovalutare l'interesse, in particolare dei giovani, alla sfera neopagana. Allo stesso modo, sarebbe fuorviante immaginare il fenomeno come caratteristico di una specifica classe sociale. Ancora 20 anni fa, infatti, Brandon A. Hale, antropologo dell'università dell'Illinois, dopo una ricerca sul campo condotta anche intervistando svariati adepti, osservò che «alcuni neopagani lavoravano come fornai, altri in prestigiose università dove erano all'opera per mappare il genoma umano».
Quel che appare plausibile è però un nesso, tornando a Dostoevskij, tra l'arretramento del cristianesimo e il revival neopagano. A suggerirlo, nel novembre 2018, era stato non un bollettino parrocchiale, bensì la laicissima rivista Newsweek, con un articolo a firma di Benjamin Fearnow. Beninteso: questo non autorizza a immaginare una sorta di travaso d'anime tra giovani che smettono di andare in chiesa e nuovi adepti ai culti neopagani, anche perché i più lasciano la pratica religiosa ma non cessano d'identificarsi almeno formalmente nel cristianesimo; tuttavia, è indiscutibile come i più esposti al fascino di certe credenze - caratterizzate dall'appeal del soprannaturale, ma spesso prive di implicazioni morali cogenti (di qui l'acronimo Sbnr) - siano i giovani e, nello specifico, proprio coloro che si lasciano alle spalle la formazione cristiana ricevuta.
«L’angoscia profonda dell’uomo di oggi che ha rifiutato Dio»
«La fragilità di ogni legame e la diffusa percezione dell'appartenenza come mancanza di libertà, creano certamente un clima quanto mai adatto al nomadismo spirituale, ma sono diversi gli elementi che concorrono a questo risultato». Così dice alla Verità Elena Melis, psicoterapeuta e responsabile nazionale della formazione degli operatori dei centri di ascolto del Gris, il Gruppo di ricerca e informazione socio-religiosa che da anni fa formazione e consulenza sulle religioni, le sette e la fenomenologia a esse correlate. «Il ritorno di un certo neopaganesimo», dice, «è l'uomo che rifiuta Dio e prova a fare di sé stesso un dio e si fabbrica idoli per curare la sua angoscia esistenziale».
Dottoressa, la tendenza del neopaganesimo, stregoni, sciamani e vampiri, è una realtà sempre più in espansione: che cosa sta succedendo?
«L'ateismo, sia teorico sia pratico, produce l'effetto della ricerca di idoli. Così si ripescano dal passato esperienze religiose abbandonate e perdute e, per renderle più attraenti e commercializzabili, vi si applica una sorta di lifting: si toglie ciò che non piace all'uomo moderno e si mette quanto è in sintonia con il gusto di oggi. Lo si fa sia prendendo elementi di esperienze religiose diverse, sia aggiungendo elementi nuovi, sia anche inventandoli di sana pianta. Il risultato spesso è un prodotto venduto come un prezioso pezzo antico che altro non è che un pezzo da raccolta indifferenziata».
In effetti, la religione oggi prevalente pare essere la cosidetta Sbnr, ovvero spiritual but not religious, spirituali ma non religiosi.
«Tutto favorisce il nomadismo spirituale, anche il mito moderno dell'eterna giovinezza, o meglio dire, dell'eterna adolescenza. La ribellione al mondo degli adulti, la pretesa di onnipotenza e segreta voglia di protezione, la mancanza di definizione di sé e di una visione chiara del futuro, la tendenza a vivere solo nel presente. Siamo in un grande supermarket emotivo, spiritualità compresa».
Faccia un esempio.
«La reincarnazione è una delle credenze diffuse in occidente dal neospiritualismo. Si tratta però di un'idea di reincarnazione molto diversa da quella delle tradizioni religiose orientali da cui è stata estrapolata. In Oriente infatti la reincarnazione è vista come una dolorosa condanna che l'uomo deve subire affinché possa essere purificato e finalmente liberato da questa necessità. In Occidente invece la reincarnazione è stata presentata come la possibilità di vivere sempre nuove vite e fare sempre nuove e illimitate esperienze. In questa visione niente è definitivo e la persona può illudersi di avere sempre infinite possibilità di scelta per poter essere tutto ciò che vuole e cambiare sempre la propria sorte. È il sogno americano che tutto sia possibile, se non in questa, almeno in un'altra vita».
Ma se a uno piace partecipare a un rito wicca o va in moschea o in una chiesa, che differenza fa?
«Queste partecipazioni non sono per niente indifferenti, ma hanno effetti molto diversi sui partecipanti, sia sul piano psicologico, sia sul piano esistenziale. Il rito infatti rappresenta una particolare fede, ma non è (come invece accade in teatro) una semplice rappresentazione: è anche un'azione che si compie nei confronti e insieme con qualcun altro, anche se invisibile. Perciò se questo essere spirituale esiste veramente, allora gli effetti non possono essere gli stessi, perché gli spiriti in questione non sono gli stessi».
Quindi, non tutto lo spirituale è per il benessere?
«Le malattie dello spirito sono riconosciute, denunciate e curate da almeno 4.000 anni: l'ebraismo-cristianesimo è ben conscio che esiste spirito e spirito, spiriti e spiriti! Se la spiritualità non si riduce solo a una ricerca di sé stessi e del proprio benessere emotivo - cosa che sarebbe più corretto inquadrare come una sorta di psicoterapia - ma è relazione tra il nostro spirito e altri spiriti (angeli, demoni, spiriti di defunti) e con Dio, allora le conseguenze di questa relazione sul nostro spirito, ma non solo, possono essere sia positive sia negative».
Forse lei parla così perché è cattolica?
«No, è una riflessione valida comunque, è per lo meno da ingenui pensare che tutti gli spiriti siano positivi, e molti di quelli che lo hanno pensato si sono dovuti ricredere. In ogni caso rilevo che nel nostro clima culturale, dove appunto predomina una spiritualità à la carte, l'unica moda che sembra tenere è quella dell'Abc: anything but catholic, tutto fuorché cattolico».
A proposito, la Conferenza episcopale spagnola recentemente ha diffuso un documento in cui si parla appunto di una diffusa «proposta neopagana» che mira a una società tutta emotiva e «sensitiva»…
«Questo potrebbe essere solo il primo passo. La “proposta neopagana" è, sì, in sintonia con l'attuale società emotiva e sensitiva, ma, se predominerà, potrebbe avere come prodotto finale non la società liquida ma la società assolutista, e come ideologia vincente non il politeismo, ma il satanismo».
Però, sembra che anche qualcuno che si definisce cattolico, e magari va a messa la domenica, non abbia problemi a credere nella reincarnazione o fare un giretto dal mago.
«Anche nei cattolici constatiamo purtroppo spesso una grave carenza di formazione che li porta a non saper distinguere ciò che è conforme agli insegnamenti della Chiesa da ciò che non lo è: a confondere la preghiera con il rito magico, il culto dei defunti con lo spiritismo e a pagarne poi le nefaste conseguenze».
Il cardinal Joseph Ratzinger ha sempre criticato la soluzione delle teorie pluralistiche per le quali una via di salvezza vale l'altra. Piuttosto proponeva la necessità di una critica delle religioni, capace di far emergere ciò che realmente corrisponde alla dignità umana nei culti e nella morale di queste realtà. Cosa significa?
«Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e adesso papa Francesco hanno tutti condannato con forza la teoria che tutte le religioni sono uguali, interpretazione questa di origine chiaramente laicista, e hanno invece cercato i punti di collaborazione negli aspetti positivi presenti in esse: appunto in ciò che corrisponde alla dignità umana. Questo ecumenismo cattolico è in antitesi totale con quello “qualunquista"».
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Diminuiscono i cattolici e crescono gli aderenti a sette etniche e magiche con streghe e druidi. Negli Usa i culti sono quadruplicati negli ultimi anni. Da noi aderiscono soprattutto giovani.«L'angoscia profonda dell'uomo di oggi che ha rifiutato Dio». La responsabile dei centri Gris, Elena Melis: «Queste religioni "vendute" come pezzi antichi con l'aggiunta di un po' di modernità». Lo speciale comprende due articoli. «L'uomo non può vivere senza inginocchiarsi davanti a qualcosa», ammoniva Fëdor Dostoevskij: «Se l'uomo rifiuta Dio, si inginocchia davanti a un idolo». A 140 anni dalla sua morte, ci si dovrebbe decidere a riconoscere valore sociologico a questa frase del celebre scrittore russo. Per un motivo semplice: perché ne ha. Lo prova la forte crescita, specie nell'Occidente dove le grandi religioni organizzate - cattolicesimo in primis - sono in difficoltà, del neopaganesimo. Un termine da immaginare come contenitore dato che a esso sono collegate tutta una serie di antiche tradizioni etniche e magiche caratterizzate da due elementi.Il primo è quello messo in luce dai sociologi Stefania Palmisano e Nicola Pannofino, autori di un recente lavoro sul tema, Religione sotto spirito (Mondadori 2021), ossia la «la labilità di confini tra spiritualità e marketing, Oriente e Occidente, esoterismo e pratiche di benessere». I culti neopagani, sia chiaro, non sono riducibili solo a questo, ma di certo oggi beneficiano di una certa visione del mondo agile e fumosa al tempo stesso, «che concilia gli angeli con la reincarnazione, Osho con Gesù, e tende all'unificazione», per dirla con le parole di Palmisano e Pannofino rilasciate al settimanale Il Venerdì .Il secondo elemento caratterizzante del neopaganesimo è, appunto, il suo boom. Difficile, in effetti, negare l'odierno revival della wicca, del druidismo, dello sciamanesimo e di credenze più o meno ancestrali - e più o meno rivisitate - che alcuni sociologi classificano con l'acronimo Sbnr, che sta per spiritual but not religious. Solo negli Stati Uniti, e solo dal 2006 al 2011, si stima che i culti neopagani abbiano conosciuto una crescita del 10%, con picchi di oltre il 30% di avanzamento per realtà come il panteismo e credenze di stampo naturalistico. Se si considera un arco temporale più esteso soffermandosi su un singolo culto, i riscontri sono ancora più netti.Basti pensare che secondo il Trinity College, nel 1990, negli Stati Uniti le streghe wicca erano circa 8.000, non pochissime. Peccato però che nel 2008 risultassero 340.000 e, nel 2018, fossero addirittura quadruplicate. Con il risultato, secondo la Catholic news agency, che oggi questo culto interessa da 1 a 1,5 milioni di persone. Numeri impressionanti se si pensa che in totale i presbiteriani praticanti ammontano a 1,4 milioni. Non solo. Va precisato come negli Stati Uniti esistano persone avvicinatesi al mondo della stregoneria le quali, però, rigettano l'etichetta neopagana, perché la considerano limitante o perché, semplicemente, si riconoscono in una spiritualità individualista. Ciò significa che, per quanto i dati del Pew research center stimino in appena lo 0,4% la popolazione Usa aderente alla fede wicca, è possibile che le streghe e simpatizzanti possano essere anche più di 1,5 milioni. Anche in un Paese di tradizione cattolica come l'Italia il fenomeno va assumendo dimensioni sempre più significative; basti pensare che, se alla fine degli anni Novanta si parlava di qualche migliaio di adepti, statistiche più recenti portano quel numero, oggi, a oltre 200.000. Sbaglierebbe, però, chi prestasse troppa attenzione a tali numeri, sia perché sono inevitabilmente imprecisi, sia perché essi non considerano fino in fondo quel lato sommerso di persone che non sono neopagane e che, tuttavia, a tale realtà guardano con interesse, lasciandone traccia su Internet. Emblematiche le considerazioni della giornalista Charlotte Richardson Andrews, la quale, in un accurato articolo sulla rivista Dazed del febbraio 2019, notava come l'anno prima, su Instagram, l'hashtag #WitchesofInstagram fosse ricorso su 2,2 milioni di post, quello #Pagan addirittura in 2,6 milioni. Certo, molti saranno stati contenuti ironici e scherzosi, ma sarebbe sbagliato sottovalutare l'interesse, in particolare dei giovani, alla sfera neopagana. Allo stesso modo, sarebbe fuorviante immaginare il fenomeno come caratteristico di una specifica classe sociale. Ancora 20 anni fa, infatti, Brandon A. Hale, antropologo dell'università dell'Illinois, dopo una ricerca sul campo condotta anche intervistando svariati adepti, osservò che «alcuni neopagani lavoravano come fornai, altri in prestigiose università dove erano all'opera per mappare il genoma umano».Quel che appare plausibile è però un nesso, tornando a Dostoevskij, tra l'arretramento del cristianesimo e il revival neopagano. A suggerirlo, nel novembre 2018, era stato non un bollettino parrocchiale, bensì la laicissima rivista Newsweek, con un articolo a firma di Benjamin Fearnow. Beninteso: questo non autorizza a immaginare una sorta di travaso d'anime tra giovani che smettono di andare in chiesa e nuovi adepti ai culti neopagani, anche perché i più lasciano la pratica religiosa ma non cessano d'identificarsi almeno formalmente nel cristianesimo; tuttavia, è indiscutibile come i più esposti al fascino di certe credenze - caratterizzate dall'appeal del soprannaturale, ma spesso prive di implicazioni morali cogenti (di qui l'acronimo Sbnr) - siano i giovani e, nello specifico, proprio coloro che si lasciano alle spalle la formazione cristiana ricevuta.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/neopagani-ditalia-2654754085.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="langoscia-profonda-delluomo-di-oggi-che-ha-rifiutato-dio" data-post-id="2654754085" data-published-at="1629663805" data-use-pagination="False"> «L’angoscia profonda dell’uomo di oggi che ha rifiutato Dio» «La fragilità di ogni legame e la diffusa percezione dell'appartenenza come mancanza di libertà, creano certamente un clima quanto mai adatto al nomadismo spirituale, ma sono diversi gli elementi che concorrono a questo risultato». Così dice alla Verità Elena Melis, psicoterapeuta e responsabile nazionale della formazione degli operatori dei centri di ascolto del Gris, il Gruppo di ricerca e informazione socio-religiosa che da anni fa formazione e consulenza sulle religioni, le sette e la fenomenologia a esse correlate. «Il ritorno di un certo neopaganesimo», dice, «è l'uomo che rifiuta Dio e prova a fare di sé stesso un dio e si fabbrica idoli per curare la sua angoscia esistenziale». Dottoressa, la tendenza del neopaganesimo, stregoni, sciamani e vampiri, è una realtà sempre più in espansione: che cosa sta succedendo? «L'ateismo, sia teorico sia pratico, produce l'effetto della ricerca di idoli. Così si ripescano dal passato esperienze religiose abbandonate e perdute e, per renderle più attraenti e commercializzabili, vi si applica una sorta di lifting: si toglie ciò che non piace all'uomo moderno e si mette quanto è in sintonia con il gusto di oggi. Lo si fa sia prendendo elementi di esperienze religiose diverse, sia aggiungendo elementi nuovi, sia anche inventandoli di sana pianta. Il risultato spesso è un prodotto venduto come un prezioso pezzo antico che altro non è che un pezzo da raccolta indifferenziata». In effetti, la religione oggi prevalente pare essere la cosidetta Sbnr, ovvero spiritual but not religious, spirituali ma non religiosi. «Tutto favorisce il nomadismo spirituale, anche il mito moderno dell'eterna giovinezza, o meglio dire, dell'eterna adolescenza. La ribellione al mondo degli adulti, la pretesa di onnipotenza e segreta voglia di protezione, la mancanza di definizione di sé e di una visione chiara del futuro, la tendenza a vivere solo nel presente. Siamo in un grande supermarket emotivo, spiritualità compresa». Faccia un esempio. «La reincarnazione è una delle credenze diffuse in occidente dal neospiritualismo. Si tratta però di un'idea di reincarnazione molto diversa da quella delle tradizioni religiose orientali da cui è stata estrapolata. In Oriente infatti la reincarnazione è vista come una dolorosa condanna che l'uomo deve subire affinché possa essere purificato e finalmente liberato da questa necessità. In Occidente invece la reincarnazione è stata presentata come la possibilità di vivere sempre nuove vite e fare sempre nuove e illimitate esperienze. In questa visione niente è definitivo e la persona può illudersi di avere sempre infinite possibilità di scelta per poter essere tutto ciò che vuole e cambiare sempre la propria sorte. È il sogno americano che tutto sia possibile, se non in questa, almeno in un'altra vita». Ma se a uno piace partecipare a un rito wicca o va in moschea o in una chiesa, che differenza fa? «Queste partecipazioni non sono per niente indifferenti, ma hanno effetti molto diversi sui partecipanti, sia sul piano psicologico, sia sul piano esistenziale. Il rito infatti rappresenta una particolare fede, ma non è (come invece accade in teatro) una semplice rappresentazione: è anche un'azione che si compie nei confronti e insieme con qualcun altro, anche se invisibile. Perciò se questo essere spirituale esiste veramente, allora gli effetti non possono essere gli stessi, perché gli spiriti in questione non sono gli stessi». Quindi, non tutto lo spirituale è per il benessere? «Le malattie dello spirito sono riconosciute, denunciate e curate da almeno 4.000 anni: l'ebraismo-cristianesimo è ben conscio che esiste spirito e spirito, spiriti e spiriti! Se la spiritualità non si riduce solo a una ricerca di sé stessi e del proprio benessere emotivo - cosa che sarebbe più corretto inquadrare come una sorta di psicoterapia - ma è relazione tra il nostro spirito e altri spiriti (angeli, demoni, spiriti di defunti) e con Dio, allora le conseguenze di questa relazione sul nostro spirito, ma non solo, possono essere sia positive sia negative». Forse lei parla così perché è cattolica? «No, è una riflessione valida comunque, è per lo meno da ingenui pensare che tutti gli spiriti siano positivi, e molti di quelli che lo hanno pensato si sono dovuti ricredere. In ogni caso rilevo che nel nostro clima culturale, dove appunto predomina una spiritualità à la carte, l'unica moda che sembra tenere è quella dell'Abc: anything but catholic, tutto fuorché cattolico». A proposito, la Conferenza episcopale spagnola recentemente ha diffuso un documento in cui si parla appunto di una diffusa «proposta neopagana» che mira a una società tutta emotiva e «sensitiva»… «Questo potrebbe essere solo il primo passo. La “proposta neopagana" è, sì, in sintonia con l'attuale società emotiva e sensitiva, ma, se predominerà, potrebbe avere come prodotto finale non la società liquida ma la società assolutista, e come ideologia vincente non il politeismo, ma il satanismo». Però, sembra che anche qualcuno che si definisce cattolico, e magari va a messa la domenica, non abbia problemi a credere nella reincarnazione o fare un giretto dal mago. «Anche nei cattolici constatiamo purtroppo spesso una grave carenza di formazione che li porta a non saper distinguere ciò che è conforme agli insegnamenti della Chiesa da ciò che non lo è: a confondere la preghiera con il rito magico, il culto dei defunti con lo spiritismo e a pagarne poi le nefaste conseguenze». Il cardinal Joseph Ratzinger ha sempre criticato la soluzione delle teorie pluralistiche per le quali una via di salvezza vale l'altra. Piuttosto proponeva la necessità di una critica delle religioni, capace di far emergere ciò che realmente corrisponde alla dignità umana nei culti e nella morale di queste realtà. Cosa significa? «Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e adesso papa Francesco hanno tutti condannato con forza la teoria che tutte le religioni sono uguali, interpretazione questa di origine chiaramente laicista, e hanno invece cercato i punti di collaborazione negli aspetti positivi presenti in esse: appunto in ciò che corrisponde alla dignità umana. Questo ecumenismo cattolico è in antitesi totale con quello “qualunquista"».
I rottami del motorino sul quale viaggiava Sofia Barberi, 23 anni, morta a Ceriale dopo lo scontro con una Cinquecento guidata da una neopatentata (Ansa). Nel riquadro il frame tratto dal video girato e pubblicato su Instagram da un ragazzo, in cui viene ripreso il luogo dell'incidente in cui ha perso la vita la 23enne. Scena accompagnata dalle risate del giovane
Nel video, pubblicato in una storia Instagram da un ragazzo marocchino che era a bordo della Fiat 500 coinvolta nello schianto, vengono riprese le conseguenze dell’incidente. Sui due sedili anteriori ci sono due ragazze giovanissime. Su quelli posteriori due giovani marocchini (probabilmente minorenni). Poi, nonostante la consapevolezza che una vita si era spezzata troppo presto e che un’altra era appesa solo a un filo di speranza, arrivano le parole, pronunciate tra le risate, che hanno scatenato rabbia e indignazione: «Porca puttana, addio amica mia, free Noemi. Free Noemi. Ve lo giuro, questa è morta… abbiamo rotto tutto stanotte, bro’. Per un mese niente lavoro fratello, tentato omicidio ci han fatto». I filmati sono finiti rapidamente anche negli uffici investigativi dei carabinieri. Che hanno acquisito anche un secondo video ritenuto di rilievo per le indagini. Perché sembra mostrare alcuni momenti precedenti allo schianto.
La Verità è in possesso anche di un terzo filmato, girato probabilmente dopo le attività in caserma: si vedono i due ragazzi protagonisti anche degli altri due video seduti sul sedile posteriore di un’auto guidata da un ragazzo più grande. Uno dei due ha tra le mani una cartina, poi rollata. Sembrano ancora particolarmente su di giri mentre si riprendono. E alla fine uno dei due dice: «Comandiamo noi». Quando il caso esplode sui social, arriva però una parziale retromarcia. Nel pomeriggio il giovanotto è tornato sui social con un video di scuse: «Ragazzuoli, io chiedo scusa per le storie che ho messo. Non avevo capito la gravità delle cose, sono un coglione. Me ne vergogno. Non pensavo le cose fossero così gravi. Chiedo veramente scusa, una ragazza ha perso la vita e, boh, mi spiace veramente tanto. Scusate veramente per le storie». E ammette: «Ero ubriaco, non capivo la situazione, mi dispiace».
Ma la polemica non si è fermata. Durissimo l’intervento della Croce bianca di Finale Ligure, intervenuta sul luogo dell’incidente: «Vedere qualcuno fare l’idiota sui social» mentre i soccorritori «facevano l’impossibile sull’asfalto, mentre delle famiglie venivano distrutte per sempre da una notizia che nessuno vorrebbe mai ricevere», lascia «senza parole e con un profondo senso di nausea e sdegno». L’incidente si è verificato intorno all’1 per cause che, per prudenza, gli investigatori definiscono come «ancora in fase di accertamento».
Le vittime viaggiavano su una moto. Come i due ragazzi finiti sull’asfalto, all’alba, al confine tra Marina di Pietrasanta e Forte dei Marmi, non lontano dalla discoteca Twiga. Da Ceriale alla Versilia, il copione cambia nei dettagli ma non nell’esito: ragazzi giovanissimi e famiglie costrette a fare i conti con una tragedia arrivata all’improvviso. Per un’inversione a «U» di un Suv Range Rover. Lo scooter che arriva sulla corsia opposta e l’impatto. Definitivo. Gabriele Martini, 17 anni, muore sul colpo. Il passeggero, sbalzato anche lui dall’urto, trasportato in elicottero all’ospedale Cisanello di Pisa e ricoverato in gravi condizioni. Dall’altra parte, invece, un buco nero. Perché le tre persone che si trovavano a bordo del Suv con targa svizzera coinvolto nell’incidente dopo la manovra improvvisa (l’inversione di marcia effettuata poco prima dell’impatto) si sono allontanate a piedi e hanno perdere le loro tracce.
Per Gabriele, residente a Viareggio e figlio di un operatore socio-sanitario del Pronto soccorso dell’ospedale Versilia, i soccorritori che hanno tentato a lungo di rianimarlo si sono dovuti arrendere per constatare il decesso. Nel frattempo è scattata la caccia. I carabinieri hanno disposto controlli straordinari sul territorio. Raccolgono testimonianze e analizzano le immagini dei sistemi di videosorveglianza. Nel pomeriggio arriva la svolta. Il presunto conducente del Suv viene individuato a Forte dei Marmi. Si chiama Luigi Giordano, ha 27 anni, è originario di Catania e risiede a Trezzano sul Naviglio, nel Milanese. Secondo quanto ricostruito, sarebbe stato lui a fermare una volante della polizia e a dire: «Quello di stamattina sono io». Dopo l’interrogatorio è stato portato in ospedale per gli accertamenti tossicologici e alcolemici. Poi gli è stato contestato l’omicidio stradale con l’aggravante della fuga. In auto con lui c’erano due ragazze che sono poi state identificate dai carabinieri.
A Ceriale come in Versilia restano i filmati da analizzare e le indagini sulla dinamica da completare. Ma anche un vuoto che le indagini potranno spiegare, ma non colmare.
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Emmanuel Macron (Ansa)
Cos’è successo al presidente degli Stati Uniti? Perché questo attacco a freddo al presidente del Consiglio? Su Hormuz «Hegseth era già stato chiaro il giorno prima e Trump non dimentica». Lo dice a microfoni spenti alla Verità un imprenditore che lavora ogni giorno con l’America e che era ai tavoli nella trattativa sui dazi lo scorso anno. Cosa aveva detto il segretario americano alla Guerra? «È stato vergognoso, questi alleati hanno messo a rischio i figli e le figlie dell’America, i nostri figli e le nostre figlie», ha accusato da Bruxelles, a pochi secondi dalla fine del G7. E poi l’affondo con le medie potenze «propense a parlare di un ordine internazionale basato sulle regole» che ancora pensano di essere nell’era del «passaggio gratis, degli scrocconi». Il riferimento evidente era per l’Italia e la Spagna. Nel 2025 i membri europei della Nato in realtà hanno aumentato le spese per la difesa del 14%, fino a circa 739 miliardi di euro, record dagli anni Cinquanta, però non tutti gli Stati hanno investito allo stesso modo: la Polonia è arrivata a spendere il 4,48% del Pil in armi e sicurezza. A seguire Lituania, Lettonia ed Estonia: i Baltici timorosi di Putin. Molto più indietro l’Italia, che si è fermata al 2,01% del Pil, la Francia al 2,05%, mentre Spagna, Belgio e Portogallo vivacchiano al 2% secco. L’obiettivo siglato lo scorso anno invece è di arrivare al 5%. Per il nostro Paese si tratterebbe di mettere sul piatto oltre 60 miliardi di euro. Dove trovarli? Soldi che, tra l’altro, secondo Oxford Economics finiscono fuori dal Continente: circa il 40% della spesa della Ue per equipaggiamenti militari è assorbita da importazioni da Paesi extra Ue.
Trump e l’amministrazione Usa aspettano che tiriamo fuori i soldi. E lui, come ha spiegato il segretario alla Guerra, «ce l’ha con noi come con tutti gli altri per il mancato supporto sia morale che concreto per la guerra all’Iran. Si è sentito, e si sente tutt’ora, tradito», sottolinea ancora la fonte che fa la spola tra le due sponde dell’Atlantico. Per questo Donald non tratta i leader europei come «alleati» e quindi li maltratta, se può.
Al di là della Nato e del mancato appoggio dell’Europa nella guerra all’Iran - vedi l’attacco alla Meloni sull’utilizzo delle basi militari - c’è però dell’altro. Qualcosa di extra militare, di economico, come si intuisce da un intervento su X di Andrea Stroppa, molto vicino a Elon Musk: «All’inizio di questa relazione Trump-Meloni avevo detto, privatamente e pubblicamente, che bisognava sfruttarla per le nostre aziende - grandi, medie e piccole - facendo accordi strategici. Volete che compriamo da voi o che vi sosteniamo su alcuni dossier? Bene, in cambio vogliamo investimenti, posti di lavoro, opportunità economiche». Secondo Stroppa non è mai partito questo circolo virtuoso a causa nostra. Il tema investimenti, in testa all’agenda Trump da sempre, alla fine poi muove anche la politica. Si è visto in questo anno e mezzo, dopo il suo ritorno alla Casa Bianca, che il tycoon spara su tutti i leader europei per i suoi tornaconti: da Sànchez a Merz, passando per Starmer, fino a uno dei suoi bersagli preferiti, ovvero Macron, addirittura imitato durante una conferenza. A Versailles invece il presidente francese sembrava un amicone di Donald. E infatti dal primo «Choose France» del 2018, un anno dopo l’arrivo al potere di Macron, sono stati annunciati oltre 230 progetti. Secondo la società di consulenza EY, la Francia è da sette anni consecutivi il Paese che attira più investimenti esteri in Europa. Molti di questi investimenti sono americani, legati ai Data center, ad esempio, ma pure la giapponese SoftBank investirà 75 miliardi nell’intelligenza artificiale nel Paese transalpino.
Nel rapporto Transatlantic Economy 2026 la Francia risulta tra i maggiori destinatari di investimenti diretti americani in Europa, mentre l’Italia si colloca in una fascia inferiore: 120-150 miliardi di dollari verso Parigi rispetto ai 40-60 miliardi con destinazione Roma.
Tutto questo per dire che c’è qualcuno che, a suon di soldi e capacità di attrarre ancora più soldi, cerca di soppiantare la Meloni nel cuore di Donald. In fondo ci sono elezioni importanti nei prossimi mesi: prima il Mid-term negli Usa, poi nel 2027 toccherà alla Francia e all’Italia. Fatalità... Ovviamente, in un’ottica di Make America Great Again, Trump guarda al suo interesse: più produzione, più occupazione, più export. I numeri, nonostante analisi catastrofiste che si leggono da mesi, vedono un Pil Usa in calo ma con una performance quattro volte superiore a quello dell’eurozona, lavoratori oltre le attese e un deficit commerciale quasi dimezzato a forza di esportare idrocarburi. L’Italia, complice il blocco di Hormuz, è arrivata a importare quasi metà del Gnl dall’America. E la nostra dipendenza incide nei rapporti geopolitici, mentre in Francia il nucleare e gli acquisti di gas liquefatto da Mosca permettono a Macron di essere più «indipendente».
Meloni e Trump, salvo la possibilità di una clamorosa defezione da parte del tycoon, si rivedranno comunque al vertice Nato ad Ankara il 7 luglio. Chissà se fra venti giorni l’incidente diplomatico sarà ricucito o se qualche cosiddetto alleato europeo cercherà di allontanare ancora di più Italia e Usa.
La sinistra vuole usare il duello per spingere Giorgia nelle grinfie Ue
L’attacco del presidente americano Donald Trump alla premier Giorgia Meloni che avrebbe dovuto compattare gli schieramenti politici a difesa del Paese, è stato colto dal campo largo come l’ennesima occasione per buttarla nella caciara europeista. Per la serie, se questo è successo è perché c’è carenza di Europa e andando di sillogismo, se c’è poca Europa è perché Meloni ha rotto il fronte ed è andata avanti in modo autonomo.
«La premier paga per essere stata appiattita sulla politica estera di Trump ed essersi illusa di aver creato un ponte tra Italia e Stati Uniti. Cosa aspetta Meloni a dirsi decisamente pro Unione Europea?», ommenta il segretario di Più Europa Riccardo Magi, pur riconoscendo che «Trump è completamente fuori controllo» e non merita «alcun Nobel se non quello al bullismo».
Stessa musica dal M5S. Secondo Riccardo Ricciardi, capogruppo dei grillini alla Camera, «quanto sta accadendo, le parole del presidente Usa, sono frutto del servilismo mostrato in questi anni. Di chi ha avuto un atteggiamento di sudditanza verso Trump e Netanyahu al punto da fargli credere di poter umiliare il nostro Paese ogni volta che vogliono. FdI la smetta di guardarsi attorno alla ricerca di appigli: l’artefice di questo capolavoro politico è una sola, ed è Giorgia Meloni».
Daniela Ruffino di Azione dice che se «Trump è la malattia, l’Europa è la cura». E declina così il concetto di «malattia» che avrebbe come unica cura la maggiore accentuazione della Ue. «L’Occidente si sta perdendo nei meandri mentali di Donald Trump. Il suo disprezzo per i diritti umani, per gli istituti della democrazia e la divisione dei poteri, fanno di lui la più grave minaccia alle libertà civili mai nata nel cuore della democrazia americana». Ruffino sottolinea che «le aggressioni ai singoli leader europei» del presidente degli Stati Uniti, «non fanno distinzioni politiche, come troppo a lungo ha sperato Giorgia Meloni: per Trump è l’Unione Europea nel suo insieme un fardello mal sopportato e sul piano commerciale un concorrente da combattere. Prima il governo italiano prende atto di questa realtà e prima si potrà, nell’unica sede appropriata che è l’Europa, trovare la cura alla malattia. Trump è il simbolo del declino dell’Occidente. Sarà bene che gli alleati europei gli parlino il linguaggio crudo della verità, cioè il fallimento catastrofico dell’avventura iraniana».
Matteo Renzi va più diretto. Da Chicago dove è volato per partecipare all’inaugurazione dell’Obama Presidential Center, ha ricordato «quale fosse il rapporto tra Europa e Stati Uniti dieci anni fa. È quello che ci serve oggi: rispetto reciproco, non un dibattito da asilo». L’ex presidente del Consiglio, ha detto che «l’Europa deve svegliarsi, smetterla con la cultura Maga e tornare a costruire un’alternativa fondata sugli Stati Uniti d’Europa».
La vice presidente del Parlamento europeo, Pina Picierno, se da una parte prende le difese di Meloni, dall’altra, tiene la barra dritta verso l’Europa che resta l’obiettivo del discorso. «Meloni ha fatto bene a replicare con la durezza e la chiarezza necessarie alle parole ignobili di Donald Trump, sempre più fuori controllo e sempre più inadeguato a rappresentare un grande Paese come gli Stati Uniti d’America. L’Italia e l’Europa non hanno mai implorato nessuno; è vero invece che in questi mesi abbiamo osservato con sgomento Trump con il cappello in mano davanti a Putin, Xi, e a tutti nemici delle democrazie liberali. Donald Trump è una sciagura per il popolo americano e per il mondo libero».
Ma dove vogliono andare a parare questi richiami a rafforzare il ruolo dell’Ue? L’obiettivo della sinistra è portare l’Italia a prendere posizione contro il meccanismo di voto all’unanimità in Europa. L’attacco decisivo alla sovranità degli Stati che Paesi come Ungheria, la Polonia e Italia contrastano. Perché non usare lo scontro con Trump per spingere l’Italia nelle grinfie dell’Ue?
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Estate, serve un’idea per far diventare la colazione un gioco ed evitare le “dipendenze” da prodotti iperprocessati. Torniamo a fare in casa i biscotti? Che ne dite? Magari coinvolgiamo anche i bambini; del resto c’è stata più di una generazione cresciuta con il Dolceforno! Questi biscotti sono facili da fare, moderni perché strizzano l’occhio ai corn flakes, poco zuccherati e soprattutto sono ottimi da portare sotto l’ombrellone come rompifame per i più piccoli. Ma anche i grandi ne approfitteranno.
Ingredienti – 350 gr di farina 00, 16 gr di lievito istantaneo per dolci in polvere, 100 gr di burro di primo affioramento, 2 uova di generose dimensioni, 90 gr di zucchero semolato, 100 gr di uvetta, 30 gr di corn flakes, un bicchierino di Marsala (facoltativo), due o tre cucchiai di zucchero a velo (facoltativi).
Procedimento – Mettete l’uvetta a rinvenire nel Marsala o se avete bambini piccoli in un po’ di acqua calda. Montate a bianco nella planetaria o in una ciotola con le fruste elettriche lo zucchero con le uova. Ora aggiungete il burro che avrete fatto ammorbidire e continuate ad amalgamare. A questo punto unite alle uova farina e lievito e seguitate a impastare. Otterrete una pasta abbastanza dura, aggiungete l‘uva passa scolata, ma non strizzata dal liquido di rinvenimento e impastate un’ultima volta. Sistemate un foglio di carta forno su di una placca poi con l’aiuto di un cucchiaio fate tante palline o delle quenelles dall’impasto che passerete nei corn flakes in modo che aderiscano bene all’impasto. Infornate a 180° gradi per circa una mezz’ora. Fate intiepidire e se volete servite cospargendo di zucchero a velo.
Come far divertire i bambini – Fatevi aiutare a fare le palline di biscotto e a passarle nel corn flakes.
Abbinamento – Logica vuole che usando il Marsala si continui con quello, perfetto è lo Zibibbo di Pantelleria, ma noi siamo andati su un altro passito siciliano: la Malvasia delle Lipari. E restando nelle isole anche un Aleatico dell’Elba farebbe ottima figura.
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