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2021-08-23
Neopagani d’Italia
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«L'uomo non può vivere senza inginocchiarsi davanti a qualcosa», ammoniva Fëdor Dostoevskij: «Se l'uomo rifiuta Dio, si inginocchia davanti a un idolo». A 140 anni dalla sua morte, ci si dovrebbe decidere a riconoscere valore sociologico a questa frase del celebre scrittore russo. Per un motivo semplice: perché ne ha. Lo prova la forte crescita, specie nell'Occidente dove le grandi religioni organizzate - cattolicesimo in primis - sono in difficoltà, del neopaganesimo. Un termine da immaginare come contenitore dato che a esso sono collegate tutta una serie di antiche tradizioni etniche e magiche caratterizzate da due elementi.
Il primo è quello messo in luce dai sociologi Stefania Palmisano e Nicola Pannofino, autori di un recente lavoro sul tema, Religione sotto spirito (Mondadori 2021), ossia la «la labilità di confini tra spiritualità e marketing, Oriente e Occidente, esoterismo e pratiche di benessere». I culti neopagani, sia chiaro, non sono riducibili solo a questo, ma di certo oggi beneficiano di una certa visione del mondo agile e fumosa al tempo stesso, «che concilia gli angeli con la reincarnazione, Osho con Gesù, e tende all'unificazione», per dirla con le parole di Palmisano e Pannofino rilasciate al settimanale Il Venerdì .
Il secondo elemento caratterizzante del neopaganesimo è, appunto, il suo boom. Difficile, in effetti, negare l'odierno revival della wicca, del druidismo, dello sciamanesimo e di credenze più o meno ancestrali - e più o meno rivisitate - che alcuni sociologi classificano con l'acronimo Sbnr, che sta per spiritual but not religious. Solo negli Stati Uniti, e solo dal 2006 al 2011, si stima che i culti neopagani abbiano conosciuto una crescita del 10%, con picchi di oltre il 30% di avanzamento per realtà come il panteismo e credenze di stampo naturalistico. Se si considera un arco temporale più esteso soffermandosi su un singolo culto, i riscontri sono ancora più netti.
Basti pensare che secondo il Trinity College, nel 1990, negli Stati Uniti le streghe wicca erano circa 8.000, non pochissime. Peccato però che nel 2008 risultassero 340.000 e, nel 2018, fossero addirittura quadruplicate. Con il risultato, secondo la Catholic news agency, che oggi questo culto interessa da 1 a 1,5 milioni di persone. Numeri impressionanti se si pensa che in totale i presbiteriani praticanti ammontano a 1,4 milioni. Non solo. Va precisato come negli Stati Uniti esistano persone avvicinatesi al mondo della stregoneria le quali, però, rigettano l'etichetta neopagana, perché la considerano limitante o perché, semplicemente, si riconoscono in una spiritualità individualista.
Ciò significa che, per quanto i dati del Pew research center stimino in appena lo 0,4% la popolazione Usa aderente alla fede wicca, è possibile che le streghe e simpatizzanti possano essere anche più di 1,5 milioni.
Anche in un Paese di tradizione cattolica come l'Italia il fenomeno va assumendo dimensioni sempre più significative; basti pensare che, se alla fine degli anni Novanta si parlava di qualche migliaio di adepti, statistiche più recenti portano quel numero, oggi, a oltre 200.000. Sbaglierebbe, però, chi prestasse troppa attenzione a tali numeri, sia perché sono inevitabilmente imprecisi, sia perché essi non considerano fino in fondo quel lato sommerso di persone che non sono neopagane e che, tuttavia, a tale realtà guardano con interesse, lasciandone traccia su Internet.
Emblematiche le considerazioni della giornalista Charlotte Richardson Andrews, la quale, in un accurato articolo sulla rivista Dazed del febbraio 2019, notava come l'anno prima, su Instagram, l'hashtag #WitchesofInstagram fosse ricorso su 2,2 milioni di post, quello #Pagan addirittura in 2,6 milioni. Certo, molti saranno stati contenuti ironici e scherzosi, ma sarebbe sbagliato sottovalutare l'interesse, in particolare dei giovani, alla sfera neopagana. Allo stesso modo, sarebbe fuorviante immaginare il fenomeno come caratteristico di una specifica classe sociale. Ancora 20 anni fa, infatti, Brandon A. Hale, antropologo dell'università dell'Illinois, dopo una ricerca sul campo condotta anche intervistando svariati adepti, osservò che «alcuni neopagani lavoravano come fornai, altri in prestigiose università dove erano all'opera per mappare il genoma umano».
Quel che appare plausibile è però un nesso, tornando a Dostoevskij, tra l'arretramento del cristianesimo e il revival neopagano. A suggerirlo, nel novembre 2018, era stato non un bollettino parrocchiale, bensì la laicissima rivista Newsweek, con un articolo a firma di Benjamin Fearnow. Beninteso: questo non autorizza a immaginare una sorta di travaso d'anime tra giovani che smettono di andare in chiesa e nuovi adepti ai culti neopagani, anche perché i più lasciano la pratica religiosa ma non cessano d'identificarsi almeno formalmente nel cristianesimo; tuttavia, è indiscutibile come i più esposti al fascino di certe credenze - caratterizzate dall'appeal del soprannaturale, ma spesso prive di implicazioni morali cogenti (di qui l'acronimo Sbnr) - siano i giovani e, nello specifico, proprio coloro che si lasciano alle spalle la formazione cristiana ricevuta.
«L’angoscia profonda dell’uomo di oggi che ha rifiutato Dio»
«La fragilità di ogni legame e la diffusa percezione dell'appartenenza come mancanza di libertà, creano certamente un clima quanto mai adatto al nomadismo spirituale, ma sono diversi gli elementi che concorrono a questo risultato». Così dice alla Verità Elena Melis, psicoterapeuta e responsabile nazionale della formazione degli operatori dei centri di ascolto del Gris, il Gruppo di ricerca e informazione socio-religiosa che da anni fa formazione e consulenza sulle religioni, le sette e la fenomenologia a esse correlate. «Il ritorno di un certo neopaganesimo», dice, «è l'uomo che rifiuta Dio e prova a fare di sé stesso un dio e si fabbrica idoli per curare la sua angoscia esistenziale».
Dottoressa, la tendenza del neopaganesimo, stregoni, sciamani e vampiri, è una realtà sempre più in espansione: che cosa sta succedendo?
«L'ateismo, sia teorico sia pratico, produce l'effetto della ricerca di idoli. Così si ripescano dal passato esperienze religiose abbandonate e perdute e, per renderle più attraenti e commercializzabili, vi si applica una sorta di lifting: si toglie ciò che non piace all'uomo moderno e si mette quanto è in sintonia con il gusto di oggi. Lo si fa sia prendendo elementi di esperienze religiose diverse, sia aggiungendo elementi nuovi, sia anche inventandoli di sana pianta. Il risultato spesso è un prodotto venduto come un prezioso pezzo antico che altro non è che un pezzo da raccolta indifferenziata».
In effetti, la religione oggi prevalente pare essere la cosidetta Sbnr, ovvero spiritual but not religious, spirituali ma non religiosi.
«Tutto favorisce il nomadismo spirituale, anche il mito moderno dell'eterna giovinezza, o meglio dire, dell'eterna adolescenza. La ribellione al mondo degli adulti, la pretesa di onnipotenza e segreta voglia di protezione, la mancanza di definizione di sé e di una visione chiara del futuro, la tendenza a vivere solo nel presente. Siamo in un grande supermarket emotivo, spiritualità compresa».
Faccia un esempio.
«La reincarnazione è una delle credenze diffuse in occidente dal neospiritualismo. Si tratta però di un'idea di reincarnazione molto diversa da quella delle tradizioni religiose orientali da cui è stata estrapolata. In Oriente infatti la reincarnazione è vista come una dolorosa condanna che l'uomo deve subire affinché possa essere purificato e finalmente liberato da questa necessità. In Occidente invece la reincarnazione è stata presentata come la possibilità di vivere sempre nuove vite e fare sempre nuove e illimitate esperienze. In questa visione niente è definitivo e la persona può illudersi di avere sempre infinite possibilità di scelta per poter essere tutto ciò che vuole e cambiare sempre la propria sorte. È il sogno americano che tutto sia possibile, se non in questa, almeno in un'altra vita».
Ma se a uno piace partecipare a un rito wicca o va in moschea o in una chiesa, che differenza fa?
«Queste partecipazioni non sono per niente indifferenti, ma hanno effetti molto diversi sui partecipanti, sia sul piano psicologico, sia sul piano esistenziale. Il rito infatti rappresenta una particolare fede, ma non è (come invece accade in teatro) una semplice rappresentazione: è anche un'azione che si compie nei confronti e insieme con qualcun altro, anche se invisibile. Perciò se questo essere spirituale esiste veramente, allora gli effetti non possono essere gli stessi, perché gli spiriti in questione non sono gli stessi».
Quindi, non tutto lo spirituale è per il benessere?
«Le malattie dello spirito sono riconosciute, denunciate e curate da almeno 4.000 anni: l'ebraismo-cristianesimo è ben conscio che esiste spirito e spirito, spiriti e spiriti! Se la spiritualità non si riduce solo a una ricerca di sé stessi e del proprio benessere emotivo - cosa che sarebbe più corretto inquadrare come una sorta di psicoterapia - ma è relazione tra il nostro spirito e altri spiriti (angeli, demoni, spiriti di defunti) e con Dio, allora le conseguenze di questa relazione sul nostro spirito, ma non solo, possono essere sia positive sia negative».
Forse lei parla così perché è cattolica?
«No, è una riflessione valida comunque, è per lo meno da ingenui pensare che tutti gli spiriti siano positivi, e molti di quelli che lo hanno pensato si sono dovuti ricredere. In ogni caso rilevo che nel nostro clima culturale, dove appunto predomina una spiritualità à la carte, l'unica moda che sembra tenere è quella dell'Abc: anything but catholic, tutto fuorché cattolico».
A proposito, la Conferenza episcopale spagnola recentemente ha diffuso un documento in cui si parla appunto di una diffusa «proposta neopagana» che mira a una società tutta emotiva e «sensitiva»…
«Questo potrebbe essere solo il primo passo. La “proposta neopagana" è, sì, in sintonia con l'attuale società emotiva e sensitiva, ma, se predominerà, potrebbe avere come prodotto finale non la società liquida ma la società assolutista, e come ideologia vincente non il politeismo, ma il satanismo».
Però, sembra che anche qualcuno che si definisce cattolico, e magari va a messa la domenica, non abbia problemi a credere nella reincarnazione o fare un giretto dal mago.
«Anche nei cattolici constatiamo purtroppo spesso una grave carenza di formazione che li porta a non saper distinguere ciò che è conforme agli insegnamenti della Chiesa da ciò che non lo è: a confondere la preghiera con il rito magico, il culto dei defunti con lo spiritismo e a pagarne poi le nefaste conseguenze».
Il cardinal Joseph Ratzinger ha sempre criticato la soluzione delle teorie pluralistiche per le quali una via di salvezza vale l'altra. Piuttosto proponeva la necessità di una critica delle religioni, capace di far emergere ciò che realmente corrisponde alla dignità umana nei culti e nella morale di queste realtà. Cosa significa?
«Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e adesso papa Francesco hanno tutti condannato con forza la teoria che tutte le religioni sono uguali, interpretazione questa di origine chiaramente laicista, e hanno invece cercato i punti di collaborazione negli aspetti positivi presenti in esse: appunto in ciò che corrisponde alla dignità umana. Questo ecumenismo cattolico è in antitesi totale con quello “qualunquista"».
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Diminuiscono i cattolici e crescono gli aderenti a sette etniche e magiche con streghe e druidi. Negli Usa i culti sono quadruplicati negli ultimi anni. Da noi aderiscono soprattutto giovani.«L'angoscia profonda dell'uomo di oggi che ha rifiutato Dio». La responsabile dei centri Gris, Elena Melis: «Queste religioni "vendute" come pezzi antichi con l'aggiunta di un po' di modernità». Lo speciale comprende due articoli. «L'uomo non può vivere senza inginocchiarsi davanti a qualcosa», ammoniva Fëdor Dostoevskij: «Se l'uomo rifiuta Dio, si inginocchia davanti a un idolo». A 140 anni dalla sua morte, ci si dovrebbe decidere a riconoscere valore sociologico a questa frase del celebre scrittore russo. Per un motivo semplice: perché ne ha. Lo prova la forte crescita, specie nell'Occidente dove le grandi religioni organizzate - cattolicesimo in primis - sono in difficoltà, del neopaganesimo. Un termine da immaginare come contenitore dato che a esso sono collegate tutta una serie di antiche tradizioni etniche e magiche caratterizzate da due elementi.Il primo è quello messo in luce dai sociologi Stefania Palmisano e Nicola Pannofino, autori di un recente lavoro sul tema, Religione sotto spirito (Mondadori 2021), ossia la «la labilità di confini tra spiritualità e marketing, Oriente e Occidente, esoterismo e pratiche di benessere». I culti neopagani, sia chiaro, non sono riducibili solo a questo, ma di certo oggi beneficiano di una certa visione del mondo agile e fumosa al tempo stesso, «che concilia gli angeli con la reincarnazione, Osho con Gesù, e tende all'unificazione», per dirla con le parole di Palmisano e Pannofino rilasciate al settimanale Il Venerdì .Il secondo elemento caratterizzante del neopaganesimo è, appunto, il suo boom. Difficile, in effetti, negare l'odierno revival della wicca, del druidismo, dello sciamanesimo e di credenze più o meno ancestrali - e più o meno rivisitate - che alcuni sociologi classificano con l'acronimo Sbnr, che sta per spiritual but not religious. Solo negli Stati Uniti, e solo dal 2006 al 2011, si stima che i culti neopagani abbiano conosciuto una crescita del 10%, con picchi di oltre il 30% di avanzamento per realtà come il panteismo e credenze di stampo naturalistico. Se si considera un arco temporale più esteso soffermandosi su un singolo culto, i riscontri sono ancora più netti.Basti pensare che secondo il Trinity College, nel 1990, negli Stati Uniti le streghe wicca erano circa 8.000, non pochissime. Peccato però che nel 2008 risultassero 340.000 e, nel 2018, fossero addirittura quadruplicate. Con il risultato, secondo la Catholic news agency, che oggi questo culto interessa da 1 a 1,5 milioni di persone. Numeri impressionanti se si pensa che in totale i presbiteriani praticanti ammontano a 1,4 milioni. Non solo. Va precisato come negli Stati Uniti esistano persone avvicinatesi al mondo della stregoneria le quali, però, rigettano l'etichetta neopagana, perché la considerano limitante o perché, semplicemente, si riconoscono in una spiritualità individualista. Ciò significa che, per quanto i dati del Pew research center stimino in appena lo 0,4% la popolazione Usa aderente alla fede wicca, è possibile che le streghe e simpatizzanti possano essere anche più di 1,5 milioni. Anche in un Paese di tradizione cattolica come l'Italia il fenomeno va assumendo dimensioni sempre più significative; basti pensare che, se alla fine degli anni Novanta si parlava di qualche migliaio di adepti, statistiche più recenti portano quel numero, oggi, a oltre 200.000. Sbaglierebbe, però, chi prestasse troppa attenzione a tali numeri, sia perché sono inevitabilmente imprecisi, sia perché essi non considerano fino in fondo quel lato sommerso di persone che non sono neopagane e che, tuttavia, a tale realtà guardano con interesse, lasciandone traccia su Internet. Emblematiche le considerazioni della giornalista Charlotte Richardson Andrews, la quale, in un accurato articolo sulla rivista Dazed del febbraio 2019, notava come l'anno prima, su Instagram, l'hashtag #WitchesofInstagram fosse ricorso su 2,2 milioni di post, quello #Pagan addirittura in 2,6 milioni. Certo, molti saranno stati contenuti ironici e scherzosi, ma sarebbe sbagliato sottovalutare l'interesse, in particolare dei giovani, alla sfera neopagana. Allo stesso modo, sarebbe fuorviante immaginare il fenomeno come caratteristico di una specifica classe sociale. Ancora 20 anni fa, infatti, Brandon A. Hale, antropologo dell'università dell'Illinois, dopo una ricerca sul campo condotta anche intervistando svariati adepti, osservò che «alcuni neopagani lavoravano come fornai, altri in prestigiose università dove erano all'opera per mappare il genoma umano».Quel che appare plausibile è però un nesso, tornando a Dostoevskij, tra l'arretramento del cristianesimo e il revival neopagano. A suggerirlo, nel novembre 2018, era stato non un bollettino parrocchiale, bensì la laicissima rivista Newsweek, con un articolo a firma di Benjamin Fearnow. Beninteso: questo non autorizza a immaginare una sorta di travaso d'anime tra giovani che smettono di andare in chiesa e nuovi adepti ai culti neopagani, anche perché i più lasciano la pratica religiosa ma non cessano d'identificarsi almeno formalmente nel cristianesimo; tuttavia, è indiscutibile come i più esposti al fascino di certe credenze - caratterizzate dall'appeal del soprannaturale, ma spesso prive di implicazioni morali cogenti (di qui l'acronimo Sbnr) - siano i giovani e, nello specifico, proprio coloro che si lasciano alle spalle la formazione cristiana ricevuta.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/neopagani-ditalia-2654754085.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="langoscia-profonda-delluomo-di-oggi-che-ha-rifiutato-dio" data-post-id="2654754085" data-published-at="1629663805" data-use-pagination="False"> «L’angoscia profonda dell’uomo di oggi che ha rifiutato Dio» «La fragilità di ogni legame e la diffusa percezione dell'appartenenza come mancanza di libertà, creano certamente un clima quanto mai adatto al nomadismo spirituale, ma sono diversi gli elementi che concorrono a questo risultato». Così dice alla Verità Elena Melis, psicoterapeuta e responsabile nazionale della formazione degli operatori dei centri di ascolto del Gris, il Gruppo di ricerca e informazione socio-religiosa che da anni fa formazione e consulenza sulle religioni, le sette e la fenomenologia a esse correlate. «Il ritorno di un certo neopaganesimo», dice, «è l'uomo che rifiuta Dio e prova a fare di sé stesso un dio e si fabbrica idoli per curare la sua angoscia esistenziale». Dottoressa, la tendenza del neopaganesimo, stregoni, sciamani e vampiri, è una realtà sempre più in espansione: che cosa sta succedendo? «L'ateismo, sia teorico sia pratico, produce l'effetto della ricerca di idoli. Così si ripescano dal passato esperienze religiose abbandonate e perdute e, per renderle più attraenti e commercializzabili, vi si applica una sorta di lifting: si toglie ciò che non piace all'uomo moderno e si mette quanto è in sintonia con il gusto di oggi. Lo si fa sia prendendo elementi di esperienze religiose diverse, sia aggiungendo elementi nuovi, sia anche inventandoli di sana pianta. Il risultato spesso è un prodotto venduto come un prezioso pezzo antico che altro non è che un pezzo da raccolta indifferenziata». In effetti, la religione oggi prevalente pare essere la cosidetta Sbnr, ovvero spiritual but not religious, spirituali ma non religiosi. «Tutto favorisce il nomadismo spirituale, anche il mito moderno dell'eterna giovinezza, o meglio dire, dell'eterna adolescenza. La ribellione al mondo degli adulti, la pretesa di onnipotenza e segreta voglia di protezione, la mancanza di definizione di sé e di una visione chiara del futuro, la tendenza a vivere solo nel presente. Siamo in un grande supermarket emotivo, spiritualità compresa». Faccia un esempio. «La reincarnazione è una delle credenze diffuse in occidente dal neospiritualismo. Si tratta però di un'idea di reincarnazione molto diversa da quella delle tradizioni religiose orientali da cui è stata estrapolata. In Oriente infatti la reincarnazione è vista come una dolorosa condanna che l'uomo deve subire affinché possa essere purificato e finalmente liberato da questa necessità. In Occidente invece la reincarnazione è stata presentata come la possibilità di vivere sempre nuove vite e fare sempre nuove e illimitate esperienze. In questa visione niente è definitivo e la persona può illudersi di avere sempre infinite possibilità di scelta per poter essere tutto ciò che vuole e cambiare sempre la propria sorte. È il sogno americano che tutto sia possibile, se non in questa, almeno in un'altra vita». Ma se a uno piace partecipare a un rito wicca o va in moschea o in una chiesa, che differenza fa? «Queste partecipazioni non sono per niente indifferenti, ma hanno effetti molto diversi sui partecipanti, sia sul piano psicologico, sia sul piano esistenziale. Il rito infatti rappresenta una particolare fede, ma non è (come invece accade in teatro) una semplice rappresentazione: è anche un'azione che si compie nei confronti e insieme con qualcun altro, anche se invisibile. Perciò se questo essere spirituale esiste veramente, allora gli effetti non possono essere gli stessi, perché gli spiriti in questione non sono gli stessi». Quindi, non tutto lo spirituale è per il benessere? «Le malattie dello spirito sono riconosciute, denunciate e curate da almeno 4.000 anni: l'ebraismo-cristianesimo è ben conscio che esiste spirito e spirito, spiriti e spiriti! Se la spiritualità non si riduce solo a una ricerca di sé stessi e del proprio benessere emotivo - cosa che sarebbe più corretto inquadrare come una sorta di psicoterapia - ma è relazione tra il nostro spirito e altri spiriti (angeli, demoni, spiriti di defunti) e con Dio, allora le conseguenze di questa relazione sul nostro spirito, ma non solo, possono essere sia positive sia negative». Forse lei parla così perché è cattolica? «No, è una riflessione valida comunque, è per lo meno da ingenui pensare che tutti gli spiriti siano positivi, e molti di quelli che lo hanno pensato si sono dovuti ricredere. In ogni caso rilevo che nel nostro clima culturale, dove appunto predomina una spiritualità à la carte, l'unica moda che sembra tenere è quella dell'Abc: anything but catholic, tutto fuorché cattolico». A proposito, la Conferenza episcopale spagnola recentemente ha diffuso un documento in cui si parla appunto di una diffusa «proposta neopagana» che mira a una società tutta emotiva e «sensitiva»… «Questo potrebbe essere solo il primo passo. La “proposta neopagana" è, sì, in sintonia con l'attuale società emotiva e sensitiva, ma, se predominerà, potrebbe avere come prodotto finale non la società liquida ma la società assolutista, e come ideologia vincente non il politeismo, ma il satanismo». Però, sembra che anche qualcuno che si definisce cattolico, e magari va a messa la domenica, non abbia problemi a credere nella reincarnazione o fare un giretto dal mago. «Anche nei cattolici constatiamo purtroppo spesso una grave carenza di formazione che li porta a non saper distinguere ciò che è conforme agli insegnamenti della Chiesa da ciò che non lo è: a confondere la preghiera con il rito magico, il culto dei defunti con lo spiritismo e a pagarne poi le nefaste conseguenze». Il cardinal Joseph Ratzinger ha sempre criticato la soluzione delle teorie pluralistiche per le quali una via di salvezza vale l'altra. Piuttosto proponeva la necessità di una critica delle religioni, capace di far emergere ciò che realmente corrisponde alla dignità umana nei culti e nella morale di queste realtà. Cosa significa? «Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e adesso papa Francesco hanno tutti condannato con forza la teoria che tutte le religioni sono uguali, interpretazione questa di origine chiaramente laicista, e hanno invece cercato i punti di collaborazione negli aspetti positivi presenti in esse: appunto in ciò che corrisponde alla dignità umana. Questo ecumenismo cattolico è in antitesi totale con quello “qualunquista"».
Ansa
Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha comunicato che almeno tre italovenezuelani sarebbero rimasti uccisi nel sisma, cinque sarebbero feriti e altri 35 sicuramente dispersi, ma, come ha aggiunto, la comunità degli italiani iscritti all’Aire, cioè censiti come italiani in Venezuela, è composta da circa 150.000 persone e per questo motivo il nostro ministero sta monitorando con grande attenzione quello che accade. L’area colpita vede la presenza di oltre 65.000 italiani che rappresentano la spina dorsale economica del Venezuela e che sono membri attivi sia a livello politico che sociale nella società sudamericana.
I due eventi sismici, distanti meno di un minuto, hanno devastato il Nord-ovest venezuelano colpendo sia sulla costa che nell’interno. Il fenomeno sarebbe avvenuto fra i 10 e i 20 chilometri di profondità, ma nonostante questo gli edifici colpiti non hanno retto, soprattutto la seconda scossa dopo che la prima aveva messo a dura prova costruzioni vecchie e con poca manutenzione. Il bilancio è arrivato a 920 vittime, al momento in cui stiamo scrivendo, oltre 4.000 feriti e almeno 50.000 dispersi, ma sui media locali e su Internet appaiono continuamente foto di persone scomparse che si aggiungono alle migliaia già segnalate.
Da Caracas arrivano storie sempre più drammatiche e i cittadini della capitale e dello Stato di La Guaira raccontano di scavare con le mani fra le macerie alla ricerca dei propri cari. A Caracas stanno arrivando un centinaio di esperti in soccorso in caso di calamità naturali fra vigili del fuoco, protezione civile e l’unità di crisi, ma il governo italiano è intenzionato a sostenere con forza la popolazione venezuelana in questo momento di difficoltà. Le Nazioni unite hanno dichiarato che le persone colpite dal sisma sono 6,8 milioni, in crescita costante anche per le scosse di assestamento che non danno tregua. La presidente ad interim Delcy Rodriguez ha annunciato la militarizzazione dello Stato di La Guaira, con l’obiettivo di facilitare le operazioni di soccorso nella zona più disastrata del Paese.
Le famiglie rimaste senza casa che dovranno essere accolte in campi profughi sono già più di 70.000, ma arrivano anche buone notizie come quella di un neonato estratto vivo dalle macerie e di una donna salvata dopo 36 ore dal crollo della propria abitazione a La Guaira. L’Unione europea ha già attivato il suo meccanismo di protezione civile, ma oltre all’Italia, altre nazioni si stanno muovendo anche autonomamente. La Spagna ha messo a disposizione 54 militari esperti in operazioni di soccorso, la Francia ha annunciato che attiverà un team di 85 soccorritori, mentre dalla Germania arriveranno sei aerei da trasporto con materiale tecnico. Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha reso disponibile un secondo velivolo dell’Aeronautica militare che trasporterà personale specializzato e attrezzature dei Vigili del fuoco. Nell’annunciare l’iniziativa ha dichiarato: «Un impegno concreto che conferma la vocazione dell’Italia all’aiuto» verso «chi soffre».
Ma la situazione sanitaria del Paese appare drammatica per la carenza di materiale negli ospedali, soprattutto in alcune zone che risultano addirittura irraggiungibili. Il primo a lanciare l’allarme è stato il presidente della Federazione medica che due giorni prima del sisma aveva chiesto trasparenza riguardo alla distribuzione di 71 tonnellate di medicinali consegnate dagli Stati Uniti. Un appello all’Italia arriva anche da Maria Andreina De Grazia, figlia dell’ex deputato italiano Americo De Grazia a lungo incarcerato dal regime di Maduro, che chiede al nostro Paese di restare accanto al Venezuela e soprattutto di non dimenticare i prigionieri i politici italovenezuelani ancora nelle carceri del regime.
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La nuova Audi A6 allroad
Audi rinnova la A6 allroad quattro, giunta alla quinta generazione, facendo così evolvere uno dei modelli più iconici della gamma di questo marchio. Più larga, tecnologica ed elettrificata, la nuova allroad conferma la propria doppia vocazione: grande viaggiatrice su strada e compagna affidabile lontano dall’asfalto. Per la prima volta nella storia del modello, accanto al tradizionale V6 TDI arriva infatti una variante plug-in hybrid da 367 CV.
«Audi A6 allroad è un’icona dei quattro anelli e da sempre è caratterizzata da una doppia anima: eccezionalmente confortevole nell’utilizzo quotidiano e al tempo stesso in grado di spingersi agevolmente dove finisce l’asfalto», ha dichiarato Rouven Mohr, Chief Technical Officer di Audi AG, sottolineando il ruolo della trazione integrale quattro e delle sospensioni pneumatiche adattive. Sul piano stilistico, la nuova A6 allroad si distingue per un corpo vettura più muscoloso. Per la prima volta è più larga di oltre 11 centimetri rispetto alla A6 Avant da cui deriva, con carreggiate maggiorate e una presenza su strada ancora più marcata. Il look all terrain è enfatizzato da passaruota dedicati, protezioni sottoscocca, mancorrenti specifici e un’altezza da terra superiore. La gamma prevede cerchi fino a 21 pollici e otto colori per la carrozzeria.
Tra gli elementi tecnici più caratterizzanti figurano le sospensioni pneumatiche adattive di serie, sviluppate appositamente per questo modello. L’escursione massima raggiunge i 55 millimetri e consente di modificare l’assetto in funzione della velocità e della modalità di guida selezionata. In autostrada la vettura si abbassa per migliorare efficienza e stabilità, mentre nelle modalità dedicate all’off-road aumenta sensibilmente la distanza dal suolo per affrontare terreni difficili.La nuova A6 allroad è basata sulla piattaforma Premium Platform Combustion (PPC) e beneficia di una scocca più rigida, sospensioni multilink a cinque bracci e sterzo progressivo evoluto. È inoltre disponibile lo sterzo integrale, che migliora agilità alle basse velocità e stabilità alle andature più elevate.
La principale novità riguarda la gamma motori. Debutta infatti la prima Audi A6 allroad e-hybrid quattro, che abbina il quattro cilindri 2.0 TFSI da 252 CV a un motore elettrico da 143 CV per una potenza complessiva di 367 CV e 500 Nm di coppia. Le prestazioni sono brillanti, con uno 0-100 km/h coperto in 5,5 secondi, mentre la batteria da 25,9 kWh garantisce fino a 95 chilometri di autonomia elettrica WLTP. La ricarica in corrente alternata fino a 11 kW permette di completare il pieno di energia in circa due ore e mezza. Accanto alla versione plug-in viene proposta la motorizzazione V6 3.0 TDI da 299 CV, dotata della tecnologia mild hybrid plus a 48 Volt. Il sistema integra un powertrain generator capace di fornire fino a 24 CV e 230 Nm supplementari, migliorando efficienza e risposta all’acceleratore. Il motore beneficia inoltre di una sofisticata sovralimentazione a due stadi che combina turbocompressore tradizionale e compressore elettrico, garantendo prestazioni elevate e una risposta immediata. La vettura accelera da 0 a 100 km/h in 5,4 secondi. Entrambe le motorizzazioni sono abbinate alla trazione integrale quattro ultra, che gestisce in modo predittivo la distribuzione della coppia tra avantreno e retrotreno, privilegiando l’efficienza senza rinunciare alla motricità.
Grande attenzione è stata dedicata anche alla digitalizzazione. L’abitacolo adotta la nuova architettura elettronica Audi con integrazione di ChatGPT nell’assistente vocale e sistema operativo Android Automotive OS. Il cosiddetto Audi Digital Stage comprende il quadro strumenti digitale da 11,9 pollici e il display OLED curvo da 14,5 pollici, cui può aggiungersi uno schermo dedicato al passeggero.Completano il quadro i proiettori Matrix LED digitali di nuova generazione, i gruppi ottici OLED 2.0 e numerosi sistemi di assistenza alla guida e di comunicazione con l’ambiente circostante. Lunga 5,02 metri e con una capacità di carico fino a 1.497 litri, la nuova Audi A6 allroad quattro arriverà nelle concessionarie italiane nel quarto trimestre del 2026, con prezzi a partire da 82.350 euro per la versione V6 TDI e da 88.650 euro per la variante plug-in hybrid.
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I nuovi modelli di Maserati, Grecale, GranTurismo e GranCabrio, sfilano in Piazza Unità d'Italia a Trieste
Maserati rinnova la propria gamma con il debutto di Nuova Grecale, Nuova GranTurismo e Nuova GranCabrio, tre modelli che rappresentano un importante aggiornamento strategico per il marchio nell’anno del centenario del Tridente. Le novità puntano a rafforzare il posizionamento del brand nel segmento luxury attraverso una proposta che unisce design, eleganza, prestazioni, artigianalità e innovazione tecnologica, nel solco della tradizione Maserati.
«Con la nuova gamma del Tridente rafforziamo la peculiarità che da sempre ci definisce: il Gran Turismo italiano, in cui design, eleganza, prestazioni e maestria artigianale si fondono in un equilibrio di eleganza mai ostentata, ma sempre orientata alla performance», ha dichiarato Santo Ficili, Ceo di Alfa Romeo e Coo di Maserati. Ficili ha inoltre sottolineato la volontà del marchio di continuare a crescere nel segmento del lusso attraverso l’ampliamento dell’offerta e lo sviluppo delle tecnologie che meglio esprimono il carattere del brand, «dallo sviluppo di motorizzazioni iconiche come il V6 Nettuno all’evoluzione delle performance della gamma Folgore».
Il rinnovamento stilistico completa un percorso avviato dal Centro Stile Maserati con la MCXtrema, la vettura da pista che ha introdotto un nuovo linguaggio formale caratterizzato da frontali più orizzontali, netti e aggressivi. Un’impostazione successivamente sviluppata sulla GT2 Stradale e sulla MCPURA e oggi applicata alle nuove GranTurismo, GranCabrio e Grecale.
Le nuove GranTurismo e GranCabrio si presentano con un design aggiornato, interni ulteriormente raffinati e contenuti tecnici evoluti. Al centro dell’offerta rimane il motore V6 Nettuno 3.0 biturbo, disponibile fino a 590 CV nella versione Trofeo, capace di spingere la GranTurismo oltre i 320 km/h. Il propulsore sfrutta la tecnologia di combustione a precamera derivata dal motorsport e condivisa con la MCPURA, confermando il trasferimento tecnologico tra competizioni e produzione stradale. Tutta la gamma dispone di serie della trazione integrale e delle sospensioni pneumatiche regolabili, soluzioni che consentono di coniugare comfort e dinamica di guida. Le due granturismo mantengono inoltre quattro veri posti, una caratteristica distintiva che permette di unire sportività e praticità nell’utilizzo quotidiano. Le nuove GranTurismo e GranCabrio sono disponibili in tre configurazioni. Le versioni da 490 CV privilegiano comfort ed eleganza, mentre le Trofeo da 590 CV esaltano il carattere sportivo grazie a scarico dedicato, assetto specifico e dettagli in fibra di carbonio. Al vertice si collocano le varianti Folgore, dotate di una tecnologia elettrica a 800 Volt con tre motori, oltre 1.200 CV installati e 760 CV disponibili alle ruote. La GranTurismo Folgore raggiunge i 325 km/h, mentre la GranCabrio Folgore, prima cabriolet completamente elettrica del segmento, arriva a 290 km/h. Importanti anche gli interventi sul piano aerodinamico e stilistico. Il frontale è stato completamente riprogettato con nuove prese d’aria, air curtain e splitter ottimizzati per incrementare l’efficienza aerodinamica e la deportanza. All’interno debuttano un nuovo volante ispirato al mondo delle corse, un Maserati Digital Clock ridisegnato, un’interfaccia grafica aggiornata e un sistema di monitoraggio che rileva distrazione e affaticamento del conducente. Ampio spazio viene dedicato alla personalizzazione attraverso il programma BOTTEGAFUORISERIE, che introduce nuove colorazioni esterne, finiture dedicate e inedite combinazioni per gli interni. Per la prima volta, anche la capote della GranCabrio può essere completamente personalizzata nell’ambito delle configurazioni Bespoke.
Accanto alle due granturismo, la nuova Grecale rafforza il proprio ruolo all’interno della gamma Maserati. Il D-SUV luxury della Casa modenese evolve con aggiornamenti estetici e tecnici che ne accentuano il carattere sportivo senza rinunciare a comfort e versatilità. Il nuovo frontale presenta una fascia più marcata e ribassata che accentua la percezione di larghezza, mentre paraurti e griglie ridisegnati migliorano l’efficienza aerodinamica. L’abitacolo viene aggiornato con un nuovo volante, un orologio digitale rivisitato e un selettore PRND con tecnologia aptica. Materiali autentici come pelle, legno e fibra di carbonio contribuiscono a elevare la qualità percepita, mentre il sistema MIA con display Ultra HD da 12,3 pollici, l’head-up display e l’impianto audio Sonus faber completano una dotazione tecnologica di alto livello.
Tra le principali novità tecniche figura il debutto del V6 Nettuno da 390 CV, disponibile nelle versioni Grecale V6 e Modena V6. Al vertice resta la Trofeo V6 da 530 CV, che accelera da 0 a 100 km/h in 3,8 secondi e raggiunge i 285 km/h. La Grecale Folgore conferma invece la proposta elettrica del modello, migliorando ulteriormente autonomia ed efficienza grazie a interventi aerodinamici e a nuovi algoritmi di gestione energetica. Le tre novità sono sviluppate e prodotte in Italia, tra Modena e Cassino, a testimonianza del forte legame tra Maserati e il territorio nazionale. Il lancio assume inoltre un valore simbolico nell’anno in cui il marchio celebra sia il centenario del Tridente sia il centenario della prima vittoria sportiva ottenuta da Alfieri Maserati alla Targa Florio del 1926, ribadendo il legame storico tra le vetture da competizione e quelle stradali.
Particolare attenzione è stata dedicata anche alla sostenibilità. Gli interni in pelle provengono da fornitori certificati secondo gli standard del Leather Working Group, di cui Maserati è membro attivo, confermando l’impegno verso una visione sempre più responsabile del lusso. Contestualmente al lancio debutta anche il nuovo Web Configurator Maserati, una piattaforma fotorealistica che consente ai clienti di visualizzare in tempo reale la propria vettura in ambientazioni tridimensionali immersive. Il nuovo strumento rappresenta un ulteriore passo nell’evoluzione del customer journey del marchio, integrando in un’unica esperienza showroom fisico e ambiente digitale con una qualità visiva di livello cinematografico.
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Giuseppe Valditara (Imagoeconomica)
Il ministro dell’Istruzione e del merito l’aveva già annunciato in altre occasioni: il recupero della tradizione e della memoria storica della civiltà occidentale è essenziale nella formazione delle generazioni future. Non si tratta di un ritorno al passato, di un orgoglio vagamente nostalgico, quanto della ripresa di un patrimonio essenziale oggi più che mai capace di affrontare le sfide del futuro. Riguardo alle quali torna utile anche l’apertura all’Intelligenza artificiale, adottata non certo in maniera selvaggia, bensì come strumento di lavoro da usare con spirito critico e finalizzato a funzioni all’interno di discipline precise. Quanto ai chiacchierati Promessi sposi, che fine fanno? Restano invariabilmente al secondo anno del percorso per l’importanza che questo libro ha nella «storia linguistica, culturale e civile» italiana. «Proprio in ragione di tale importanza», si legge nelle note del ministro, «è questo l’unico libro, oltre alla Commedia di Dante, la cui lettura sia (e debba restare) obbligatoria, in forma integrale o per ampi brani».
Le nuove Indicazioni nazionali per i licei, che modificano quelle del ministro Maria Stella Gelmini risalenti al 2010, sono state elaborate da una commissione ministeriale e sottoposte «a un lungo lavoro di ascolto, a decine di audizioni con il mondo associativo, scientifico e sindacale, comprese le associazioni delle famiglie» e sono giunte alla «stesura definitiva dopo un confronto con chi la scuola la vive ogni giorno». Per la prima volta hanno contribuito a questo lavoro anche le rappresentanze studentesche con un impegno costruttivo e proposte puntuali. La riforma Valditara si prefigge un rafforzamento dell’identità sul piano della formazione degli studenti e un’accelerazione nell’innovazione delle materie tecnico scientifiche, le cosiddette Stem (Scienza, tecnologia, ingegneria e matematica).
Al centro del nuovo impianto pedagogico e didattico c’è la persona. La formazione del giovane avviene attraverso quella che il ministro chiama «la rivoluzione del buon senso». Il liceo nelle sue diverse declinazioni è la scuola dell’adolescenza, ovvero «il tempo delle cose che accadono per la prima volta». Per la costruzione di una corretta soggettività giovanile, capace di relazioni emotive consapevoli e non discriminatorie, è necessario favorire rapporti con figure adulte autorevoli e coinvolgere in modo sistematico le famiglie degli studenti in una corresponsabilità che riguarda l’orientamento, la valutazione e il lavoro quotidiano in classe. L’obiettivo dei licei è valorizzare i talenti, promuovendo il merito in un corretto rapporto tra libertà e norma all’interno del quale lo spirito critico è la capacità di esprimere anche il dissenso, purché in modo argomentato.
Consistenti le novità didattiche definite e auspicate. Nel biennio di letteratura è consigliato l’approfondimento dei poemi classici della civiltà europea (Odissea ed Eneide) e, superando certe proteste pregiudiziali, «di alcune pagine della Bibbia, “grande codice” di ispirazione delle letterature». Detto del mantenimento dei Promessi sposi, la maggiore apertura agli autori contemporanei non sostituisce il canone, ma si aggiunge a esso. Nei primi due anni è raccomandata la lettura integrale di almeno sei autori contemporanei, italiani o stranieri. In filosofia si suggerisce un insegnamento comparato e, nell’ambito dell’educazione alla cittadinanza, l’approfondimento dei principi che hanno ispirato la Costituzione. Insieme alla letteratura e alla filosofia, anche la storia e la storia dell’arte si concentreranno sul recupero dell’identità occidentale. Ma lo studente, sottolinea il testo del ministro, «dovrà altresì essere in grado di riconoscere le caratteristiche delle civiltà più significative collocandone i percorsi storici entro un quadro comparativo di lungo periodo». La matematica, non più proposta come tecnica ma come percorso di crescita all’interno del quale anche l’errore sarà «un’opportunità di apprendimento e di confronto», è sottoposta a profonda revisione. In particolare, insegnando concetti e linguaggi che sono alla base dell’Intelligenza artificiale, al quinto anno se ne favorisce un uso consapevole per sviluppare una comprensione critica e responsabile del funzionamento di questi sistemi per imparare a «valutarne l’affidabilità e le implicazioni». Lo stesso uso vigile dell’IA è suggerito per gli ultimi anni di latino e greco, materie nelle quali la traduzione automatica, di cui si registra l’enorme espansione, non deve sostituire le strategie di problem solving.
La riforma del liceo punta a formare studenti che sappiano da dove vengono e dove vanno. Che siano, perciò più occidentali, usino l’intelligenza artificiale con giudizio e leggano con disinvoltura i testi della letteratura italiana ed europea. E i docenti? Non basta che si aggiornino, devono studiare anche loro, auspica Valditara. Giusto. Magari, sia detto sommessamente, facendo in modo che possano ritrovare l’orgoglio di una professione fondamentale ma, in realtà, fortemente mortificata.
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