Nelle mani degli usurai
  • Associazioni in allarme: con le aziende in ginocchio per la chiusura forzata e il governo inerte, la malavita gode. «Lo strozzinaggio esploderà tra due o tre mesi» Ma è già il reato della fase 2: a marzo boom del 9,1%
  • Il prefetto Annapaola Porzio e il pm Salvatore De Luca: la crisi occasione per la mafia di recuperare credito. Se lo Stato non c’è, subentrano i clan
  • La testimonianza di Antonio Anile, ex broker finito nella rete dei ricattatori e oggi in prima fila nel combatterli
  • Monsignor D’Urso: «Vanno sospesi i mutui alle famiglie impoverite. Da Conte nessuna risposta».

Lo speciale contiene quattro articoli

Torino, Fondazione San Matteo, un giorno come tanti altri nel lockdown del coronavirus. Il telefono non smette di squillare. «Mi hanno portato via tutto, ora vivo dentro il mio camion, è l’unica cosa che mi è rimasta ma non so per quanto. Avevo bisogno di 5.000 euro per rimetterlo a posto, altrimenti non potevo lavorare. Non riesco a togliermeli di torno, mi chiedono di più, sempre di più, mi minacciano. Ho bisogno di soldi, aiutatemi». Dall’altra parte del telefono: «Li denunci, avrà la nostra assistenza». «Non posso, ho due figli piccoli». E chiude.

Chiamate come questa ne stanno arrivando a decine alle associazioni della lotta all’usura. Il fenomeno si sta intensificando di giorno in giorno ed è solo la punta di un’iceberg. Dietro ogni vittima degli strozzini che trova il coraggio anche solo per alzare il telefono, ce ne sono cinquanta, cento, che vivono nel silenzio di una realtà buia fatta di ricatti, minacce, di asservimento totale in una condizione che è peggio della schiavitù, perché, come dice alla Verità Roberto Mollo, presidente della Fondazione San Matteo, le vittime non vengono solo spogliate dei beni ma perdono il loro essere uomini, diventano automi, marionette nelle mani del malavitoso.

«Noi adesso stiamo vedendo i prodromi di un fenomeno che», prevede Mollo, «esploderà tra uno o due mesi, quando professionisti, piccoli artigiani e commercianti, partite Iva, ambulanti avranno esaurito i pochi risparmi in cassa. La crisi dura emergerà in autunno e allora sarà una mattanza. Avete presente la rete a strascico? Gli usurai l’hanno gettata nel mare degli indebitati, a breve la ritireranno e sarà pesca grossa. La trappola può scattare anche partendo da un prestito di 50-100 euro».

Vincenza Rando, vicepresidente nazionale di Libera associazioni nomi e numeri contro le mafie, di cui è stata anche avvocato di parte civile in vari processi contro la criminalità organizzata, sta vagliando le informazioni che arrivano dai vari enti e fondazioni impegnati contro l’usura. «Le segnalazioni si stanno intensificando e sta emergendo anche una mutazione delle dinamiche messe in atto dalla malavita. I clan stanno costituendo specie di associazioni benefiche che aiutano le famiglie in difficoltà, cominciando dalla semplice consegna della spesa. Hanno intensificato l’azione di ramificazione sul territorio. In questa fase prestano denaro non a tassi elevati, anche come quelli bancari, perché l’obiettivo non è il denaro, che hanno già in abbondanza da altre attività, ma il controllo di aree sempre più vaste. Stanno seminando, poi arriverà il momento di presentare il conto e allora sarà il consenso elettorale, o il trasporto di droga o la segnalazione di altre persone in difficoltà».

Chiediamo da quali categorie arrivano le chiamate più frequenti. «Ristoratori, piccoli artigiani, albergatori, piccolissime imprese che di solito agiscono sul filo della liquidità», spiega Rando. «Nelle chiamate ci dicono che ricevono offerte di denaro da più parti. Si sta invertendo il fenomeno, i finti benefattori stanno dilagando. Prima era l’indebitato a cercare». Vincenza Rando parla anche di un altro meccanismo di usura: «I fallimenti pilotati dalla malavita per impossessarsi a costi bassi dei beni delle aziende. Il primo passo è il prestito usuraio all’imprenditore in difficoltà. Quando questo non riesce a pagare le rate, ecco che la malavita fa entrare un socio in azienda che prima affianca il proprietario e poi fagocita l’attività o la porta al fallimento». Fondamentale per arginare questa spirale, dice Rando, è che lo Stato «non lasci spazi tra vecchie e nuove povertà».

«L’usura che sta dilagando oggi emergerà come denunce e intervento dell’autorità giudiziaria tra un paio di anni», ci spiega Lino Busà, responsabile nazionale di Sos impresa di Confesercenti. «Ora chi cade nell’usura non sa ancora di essere una vittima, pensa solo di aver risolto il problema della liquidità. Le denunce, pochissime, arrivano quando scattano le minacce, le ritorsioni, con l’espoliazione dei beni», continua Busà. «Le richieste di aiuto stanno arrivando da proprietari di piccoli negozi di alimentari, di calzature, di fiori, di mobili, ambulanti. Spesso sono persone tra i 48 e i 55 anni che, espulse dal lavoro con la precedente crisi economica, hanno tentato in questi anni di riconvertirsi aprendo un’attività. Sono i più fragili, magari già indebitati con le banche che li incalzano e ora il Covid ha inferto loro il colpo di grazia. Alcuni ci dicono che hanno già prestiti a strozzo e che le difficoltà a rientrare sono aumentate. Bastano poche migliaia di euro per avere il cappio al collo. Chi ha bisogno di soldi, li vuole subito e solo gli strozzini fanno questo servizio immediato». Ma il dilagare dell’usura porterà anche a un aumento delle denunce? «Non penso», replica il responsabile di Sos impresa. «Chi cade in questo girone infernale è vittima non solo dei suoi carnefici ma anche della vergogna. Uscire allo scoperto vuol dire esporsi al giudizio della propria famiglia, dell’ambiente sociale in cui si vive. L’usura poi corrode nell’intimo, annichilisce qualsiasi voglia di reagire, porta ad azioni inconcepibili prima. La malavita costringe a fare il corriere di partite di droga o a tenerla in casa, a dare abitazione fittizia ad immigrati per avere il permesso di soggiorno».

Quanto alla giustizia, spesso si rivela un deterrente inefficace. «Non più del 30% delle denunce di usura si conclude con una condanna», racconta Busà. «Un processo per usura è complicato perché è difficile l’acquisizione delle prove, dal momento che l’attività si svolge con soldi contanti. Poi gli usurai hanno buoni avvocati. Se condannati in primo grado, fanno appello e arrivano fino alla Cassazione. Passano anni e il reato cade nella prescrizione. Nel frattempo l’usuraio continua a svolgere la sua attività. L’usura è un reato vasto a cui non si può sfuggire con facilità. Lo strozzino non agisce da solo ma tramite una rete».

Il coordinatore provinciale di Bergamo di Libera, Francesco Breviario, fotografa per La Verità la situazione nel Nord. «Riceviamo sempre più segnalazioni di aziende che stanno esaurendo la liquidità e temono di non farcela. Ricordate la telefonata intercettata tra due imprenditori dell’Aquila che definivano una botta di fortuna il terremoto del 2009, pensando ai soldi che avrebbero potuto intascare con gli appalti per la ricostruzione delle zone distrutte? Quelle parole ci devono servire da monito per vigilare». L’Osservatorio del Piemonte sui fenomeni di usura e estorsione ha rilevato un aumento da 1 a 10 del numero delle persone (imprenditori soprattutto) che sarebbero in condizioni economicamente critiche. «La criminalità organizzata si sta attrezzando per sostituire il welfare che non arriva», afferma Breviario.

La pericolosità della situazione è nei numeri di un sondaggio effettuato da Cribis-Workininvoice su oltre mille imprese, in cui emerge che il 70% del campione ha liquidità al massimo per tre mesi. Su questi l’usura ha acceso i riflettori. Al Viminale i primi segnali del fenomeno cominciano ad arrivare. Solo a marzo l’usura ha registrato un aumento del 9,1%. Una escalation superiore a qualsiasi altro reato.

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