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Si avvia la rotativa del nuovo Panorama

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Ecco il primo numero del nuovo Panorama, mentre nella notte viene prodotto dalla stamperia Farina di Roma. Le fasi che compaiono nel video sono quelle, tradizionali, che si susseguono per la fattura di un settimanale: prima l'incisione delle lastre da stampa, poi l'inchiostratura, la messa a punto della carta, quindi l'avvio della rotativa, le copie che iniziano a uscire.

Il prodotto degli ultimi giorni di lavoro della redazione, e della notte di stampa che compare nel video, è il numero che i lettori troveranno in edicola da giovedì 8 novembre, sia pure con un grado ancora parziale di trasformazione rispetto al vecchio Panorama.

È un giornale che dopo 56 anni lascia la casa madre, la Mondadori, per un editore più piccolo che però negli ultimi due anni ha dimostrato di essere più dinamico di tanti giganti dell'editoria: La Verità.

Nel suo primo editoriale Maurizio Belpietro, il nuovo direttore, scrive che Panorama resterà un settimanale libero e «che non dovrà rispondere a padroni o padrini», ma soltanto a chi lo comprerà in edicola: lo farà senza stravolgere la sua fisionomia, ma sarà sorprendente, «con inchieste e opinioni che altrove non sarà possibile trovare». Un Panorama tutto nuovo.

«Proprietari di case da avvelenare». Raimo straparla, rischia la cattedra
Christian Raimo (Ansa)
Le nuove «esternazioni» avvicinano l’insegnante «rosso» a un’ulteriore sanzione.

Il professore, ultras della sinistra, Christian Raimo, gioca col fuoco. Alla terza sospensione per lui scatta il licenziamento che, a questo punto, si fa sempre più vicino. La nuova provocazione del docente di liceo (insegna storia e filosofia in un istituto di istruzione superiore), scrittore ed ex assessore alla Cultura del III Municipio di Roma dal 2018 al 2021, ha scatenato un altro putiferio mediatico e chissà che stavolta non si approssimi per lui l’allontanamento dalla professione.

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Quante inesattezze del Colle su guerra e leggi internazionali. Ma guai a criticarlo
Sergio Mattarella (Ansa)
A proposito di violazioni del diritto, Sergio Mattarella rimuove Serbia e Afghanistan. Nel Golfo sembra che l’Iran sia l’unico colpevole.

Ci sono taciti accordi non scritti ma inviolabili nel giornalismo italiano. Uno di questi è che gli uomini politici si possono criticare tutti, tranne uno: il presidente della Repubblica. Le sue parole devono essere semplicemente trasmesse. Sulla stampa, ormai, nemmeno il Papa gode di un simile riguardo.

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Suez 1956. Così l'Italia superò la crisi petrolifera
Suez, novembre 1956: relitti di navi affondate bloccano il canale (Getty Images)

Agli inizi del boom economico, il blocco del petrolio fece temere il peggio. L'azione del governo italiano riuscì a limitare i danni, salvando industria e consumi in crescita con l'intervento diretto sugli oneri fiscali. Mentre l'Eni di Mattei si espandeva in Medio Oriente.

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Così il premier durante l'informativa alla Camera sull'azione del governo, che ha toccato anche i temi di Hormuz, della crisi in Medio Oriente e del rapporto con gli Stati Uniti.

Quindi la stoccata alla leader Pd sul rapporto Europa-Usa e l'unità dell'Occidente: «Mi verrebbe da dire, prendendo a prestito una frase cara a Elly Schlein, che noi siamo testardamente unitari. E se può permettersi di esserlo lei rispetto alle variopinte forze politiche che compongono il campo largo, potrò ben permettermelo io rispetto a Europa e Stati Uniti che stanno insieme da molto, molto tempo».

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