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2023-03-22
La Mocro Maffia minaccia l'Europa e il Nord Africa
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Barranquilla, le autorità colombiane sequestrano mezza tonnellata di cocaina destinata ai Paesi Bassi (Ansa)
Il Belgio e l’Olanda hanno superato la Spagna e sono diventati i principali punti di arrivo in Europa per la cocaina trafficata dall'America Latina. Le 65,6 tonnellate di droga intercettate al porto di Anversa nel 2020 sono quasi raddoppiate nel 2022. E il Marocco come scrive Le Monde «è diventato un anello cruciale della catena».
Una storia che inizia negli anni Settanta, quando i Paesi Bassi decisero di dare il via libera al nascente mercato della cannabis. Una circostanza che spinse i criminali olandesi e belgi di origine marocchina a coinvolgere amici, parenti e i coltivatori di cannabis nelle montagne settentrionali della regione del Rif in Marocco. Poi visti i lauti guadagni ottenuti con il traffico di hashish si è passati alla cocaina che sta letteralmente inondando l’Europa, diventata uno dei mercati più redditizi per le esportazioni dei grandi cartelli latino americani della droga che si servono principalmente dei grandi porti del nord dell’Europa come Amburgo, Anversa e Rotterdam. La cocaina che arriva in Europa parte dalla Bolivia, dalla Colombia e dal Perù, dove si coltivano le migliori foglie di coca da cui si estrae la droga e un panetto da un chilogrammo si vende a 350 dollari poi, una volta miscelato con un cocktail di acidi e solventi chimici diventa, «coca», del valore di oltre 1.000 dollari il chilo. Un business che fa sì che in Europa nello spaccio al dettaglio i 1.000 dollari possono diventare anche 50.000 euro. Non esiste al mondo un business più redditizio che il traffico di cocaina che è controllato a livello globale dalla ‘ndrangheta, dai cartelli messicani (Sinaloa e Jalisco) che si avvalgono per la distribuzione sul territorio di mafie locali, ad esempio quella albanese, quella marocchina e nigeriana.
Per Antonio Nicaso, docente universitario e saggista tra i massimi esperti della criminalità globale, «nel 2020 sono state prodotte 2.000 tonnellate di cocaina, più del doppio rispetto al 2014. È un mercato difficile da quantificare, ma che oscilla tra gli 80 e i 110 miliardi di dollari americani l’anno, di cui almeno 15-30 in Europa. Dopo le interruzioni derivanti dal distanziamento sociale e dalle misure di controllo delle frontiere introdotte durante la pandemia, il mercato dell’offerta e del consumo si è ripreso rapidamente. È un mercato più digitalizzato con acquisti che avvengono sempre più realizzati con l’uso di applicazioni di social media e servizi criptati». Un traffico che come spiega Nicaso ha fatto esplodere «il fatturato della ‘ndrangheta, che secondo alcune stime, è nell’ordine delle decine di miliardi, ma comunque non meno di 50 miliardi di euro».
La Mocro Maffia si è affermata in questo commercio fin dagli anni '90 operando principalmente dal Belgio e dai Paesi Bassi e controllando la distribuzione di un terzo del mercato europeo della cocaina. I narcotrafficanti latinoamericani che usano sempre più spesso il Marocco e altri Paesi del Maghreb e gli spacciatori in Marocco e in Europa, come la Mocro Maffia, per il loro traffico transnazionale di cocaina. I cartelli colombiani e messicani hanno utilizzato il gruppo per facilitare la rotta della droga in Europa attraverso la città meridionale spagnola di Algeciras. Come ci conferma Antonio Nicaso: «La Mocro-Maffia è un’organizzazione criminale emergente con cui la ’ndrangheta mantiene buoni rapporti, grazie anche al ruolo strategico che riveste nelle rotte internazionali della droga il porto di Rotterdam. È un’organizzazione che è stata inizialmente sottovalutata, ma che negli ultimi anni ha manifestato tutta la sua pericolosità». Ma perché il porto di Rotterdam? Da quando le autorità spagnole e italiane hanno rafforzato i controlli alle frontiere e nei loro porti i cartelli della droga hanno puntato tutto sui porti in Belgio e nei Paesi Bassi, dove anche a causa degli enormi volumi di traffico di container rendono difficile per le autorità affrontare il problema. Nel suo rapporto del 2021, l'autorità portuale di Rotterdam scriveva che «stava lavorando con varie agenzie del porto per mantenere la sicurezza e combattere la criminalità legata alla droga».
A due anni di distanza poco o nulla è cambiato perché la corruzione ad ogni livello è il fattore chiave del traffico di cocaina dall'America Latina a Rotterdam e Anversa attraverso l'Africa e per i cartelli della droga latinoamericani, la capacità della Mocro Maffia di corrompere i funzionari governativi delle dogane ne fa un alleato strategico. Come scritto nell’inchiesta del 23 dicembre 2021 di Le Monde «L’Europe des narcos» gli scambi audio intercettati tramite l'app Sky ECC rivelano come i membri della Mocro Maffia «si vantassero di aver corrotto i doganieri nel porto di Dakar, utilizzato come punto di transito. Allo stesso modo, i portuali di Anversa e Rotterdam vengono pagati fino a 100.000 euro per spostare i container ed evitare i controlli doganali e di polizia» in due Paesi come Belgio e Paesi Bassi che da tempo sono centri di riciclaggio di denaro. Anversa, la capitale mondiale della lavorazione dei diamanti, è diventata una destinazione ideale per riciclare i proventi della droga (a volte pagati in diamanti), e anche il settore immobiliare belga è utilizzato per il riciclaggio di denaro. A proposito dell’Olanda, i trafficanti di droga ogni anno riciclano 16 miliardi di euro nel settore finanziario altamente digitalizzato e orientato a livello internazionale e dell'economia aperta orientata al commercio del Paese. La creazione di società di comodo è un canale fondamentale per il riciclaggio di denaro nei Paesi Bassi. I Paesi Bassi sono la diciassettesima economia più grande del mondo e la settima più grande dell'Unione Europea, con un Pil nel 2020 di 914 miliardi di dollari. Come parte della zona euro, rientra nella Banca centrale europea. Il Paese è anche un centro finanziario globale con un settore dei servizi finanziari altamente sviluppato. È un importante snodo dei trasporti commerciali, con una certa produzione industriale, nonché l'estrazione e la lavorazione del petrolio. Il settore bancario rappresenta una parte molto ampia dell'economia, con un rapporto tra attività bancarie e Pil dei Paesi Bassi pari al 314% nel 2020. Come scrive Risk Screen: «Negli ultimi anni, diverse importanti banche olandesi sono state pesantemente sanzionate dalle autorità per gravi violazioni della legge antiriciclaggio».
La Mocro Maffia usa la violenza per espandere la sua presenza nel mercato della cocaina tanto che negli ultimi 10 anni oltre 100 persone sono morte negli scontri tra la Mocro Maffia e i narcotrafficanti belgi. Derk Wiersum, un avvocato di Amsterdam specializzato in reti di criminalità organizzata e traffico di droga, e Peter R. de Vries, giornalista che si occupava di traffico di droga, sono stati assassinati nel 2019 e nel 2021, presumibilmente dalla Mocro Maffia che è anche sospettata di aver ordinato l’omicidio del figlio di un giudice marocchino che indagava su di loro. La Mocro Maffia non teme nessuno. Nel settembre 2021, i servizi di sicurezza olandesi hanno lanciato un allarme, che riteneva che il primo ministro Mark Rutte fosse minacciato dalla Mocro Maffia e allo stesso modo, la principessa ereditaria olandese Catharina-Amalia viene protetta da pesanti misure di sicurezza a seguito delle minacce legate al gruppo. Per Hans Werdmölder autore del libro Nederland Narcostaat: «La Mocro Maffia prospera nei Paesi Bassi in parte perché le autorità pubbliche disorganizzate si trovano di fronte alla criminalità organizzata .Il governo e le forze dell'ordine devono alzare il tiro per contrastare la minaccia. Nei Paesi Bassi, in Belgio e in Marocco (e in Nord Africa) mancano adeguate attrezzature di sorveglianza moderne come droni, scanner mobili e robot. L'installazione o l'ammodernamento di tali apparecchiature e la formazione delle forze dell'ordine per utilizzarle potrebbero consentire un migliore rilevamento negli hub di transito della droga in Marocco e nei porti di Rotterdam e Anversa».
In pochi anni la Mocro Maffia è diventata un importante gruppo di trafficanti in Europa e i suoi saldi legami con i gruppi criminali organizzati in Marocco e in America Latina ne fanno una minaccia persistente e crescente per l'Europa, gli Stati nordafricani e le loro popolazioni. Occorre intensificare le operazioni transnazionali come quella che ha portato all'arresto di 49 membri di gruppi della criminalità organizzata nel novembre 2022. Senza tutto questo, la Mocro Maffia avrà la strada spianata per aumentare la propria rete di traffici di droga tra i due Continenti.
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Il Belgio e l’Olanda hanno superato la Spagna e sono diventati i principali punti di arrivo in Europa per la cocaina trafficata dall'America Latina. Le 65,6 tonnellate di droga intercettate al porto di Anversa nel 2020 sono quasi raddoppiate nel 2022. E il Marocco come scrive Le Monde «è diventato un anello cruciale della catena».Una storia che inizia negli anni Settanta, quando i Paesi Bassi decisero di dare il via libera al nascente mercato della cannabis. Una circostanza che spinse i criminali olandesi e belgi di origine marocchina a coinvolgere amici, parenti e i coltivatori di cannabis nelle montagne settentrionali della regione del Rif in Marocco. Poi visti i lauti guadagni ottenuti con il traffico di hashish si è passati alla cocaina che sta letteralmente inondando l’Europa, diventata uno dei mercati più redditizi per le esportazioni dei grandi cartelli latino americani della droga che si servono principalmente dei grandi porti del nord dell’Europa come Amburgo, Anversa e Rotterdam. La cocaina che arriva in Europa parte dalla Bolivia, dalla Colombia e dal Perù, dove si coltivano le migliori foglie di coca da cui si estrae la droga e un panetto da un chilogrammo si vende a 350 dollari poi, una volta miscelato con un cocktail di acidi e solventi chimici diventa, «coca», del valore di oltre 1.000 dollari il chilo. Un business che fa sì che in Europa nello spaccio al dettaglio i 1.000 dollari possono diventare anche 50.000 euro. Non esiste al mondo un business più redditizio che il traffico di cocaina che è controllato a livello globale dalla ‘ndrangheta, dai cartelli messicani (Sinaloa e Jalisco) che si avvalgono per la distribuzione sul territorio di mafie locali, ad esempio quella albanese, quella marocchina e nigeriana.Per Antonio Nicaso, docente universitario e saggista tra i massimi esperti della criminalità globale, «nel 2020 sono state prodotte 2.000 tonnellate di cocaina, più del doppio rispetto al 2014. È un mercato difficile da quantificare, ma che oscilla tra gli 80 e i 110 miliardi di dollari americani l’anno, di cui almeno 15-30 in Europa. Dopo le interruzioni derivanti dal distanziamento sociale e dalle misure di controllo delle frontiere introdotte durante la pandemia, il mercato dell’offerta e del consumo si è ripreso rapidamente. È un mercato più digitalizzato con acquisti che avvengono sempre più realizzati con l’uso di applicazioni di social media e servizi criptati». Un traffico che come spiega Nicaso ha fatto esplodere «il fatturato della ‘ndrangheta, che secondo alcune stime, è nell’ordine delle decine di miliardi, ma comunque non meno di 50 miliardi di euro».La Mocro Maffia si è affermata in questo commercio fin dagli anni '90 operando principalmente dal Belgio e dai Paesi Bassi e controllando la distribuzione di un terzo del mercato europeo della cocaina. I narcotrafficanti latinoamericani che usano sempre più spesso il Marocco e altri Paesi del Maghreb e gli spacciatori in Marocco e in Europa, come la Mocro Maffia, per il loro traffico transnazionale di cocaina. I cartelli colombiani e messicani hanno utilizzato il gruppo per facilitare la rotta della droga in Europa attraverso la città meridionale spagnola di Algeciras. Come ci conferma Antonio Nicaso: «La Mocro-Maffia è un’organizzazione criminale emergente con cui la ’ndrangheta mantiene buoni rapporti, grazie anche al ruolo strategico che riveste nelle rotte internazionali della droga il porto di Rotterdam. È un’organizzazione che è stata inizialmente sottovalutata, ma che negli ultimi anni ha manifestato tutta la sua pericolosità». Ma perché il porto di Rotterdam? Da quando le autorità spagnole e italiane hanno rafforzato i controlli alle frontiere e nei loro porti i cartelli della droga hanno puntato tutto sui porti in Belgio e nei Paesi Bassi, dove anche a causa degli enormi volumi di traffico di container rendono difficile per le autorità affrontare il problema. Nel suo rapporto del 2021, l'autorità portuale di Rotterdam scriveva che «stava lavorando con varie agenzie del porto per mantenere la sicurezza e combattere la criminalità legata alla droga».A due anni di distanza poco o nulla è cambiato perché la corruzione ad ogni livello è il fattore chiave del traffico di cocaina dall'America Latina a Rotterdam e Anversa attraverso l'Africa e per i cartelli della droga latinoamericani, la capacità della Mocro Maffia di corrompere i funzionari governativi delle dogane ne fa un alleato strategico. Come scritto nell’inchiesta del 23 dicembre 2021 di Le Monde «L’Europe des narcos» gli scambi audio intercettati tramite l'app Sky ECC rivelano come i membri della Mocro Maffia «si vantassero di aver corrotto i doganieri nel porto di Dakar, utilizzato come punto di transito. Allo stesso modo, i portuali di Anversa e Rotterdam vengono pagati fino a 100.000 euro per spostare i container ed evitare i controlli doganali e di polizia» in due Paesi come Belgio e Paesi Bassi che da tempo sono centri di riciclaggio di denaro. Anversa, la capitale mondiale della lavorazione dei diamanti, è diventata una destinazione ideale per riciclare i proventi della droga (a volte pagati in diamanti), e anche il settore immobiliare belga è utilizzato per il riciclaggio di denaro. A proposito dell’Olanda, i trafficanti di droga ogni anno riciclano 16 miliardi di euro nel settore finanziario altamente digitalizzato e orientato a livello internazionale e dell'economia aperta orientata al commercio del Paese. La creazione di società di comodo è un canale fondamentale per il riciclaggio di denaro nei Paesi Bassi. I Paesi Bassi sono la diciassettesima economia più grande del mondo e la settima più grande dell'Unione Europea, con un Pil nel 2020 di 914 miliardi di dollari. Come parte della zona euro, rientra nella Banca centrale europea. Il Paese è anche un centro finanziario globale con un settore dei servizi finanziari altamente sviluppato. È un importante snodo dei trasporti commerciali, con una certa produzione industriale, nonché l'estrazione e la lavorazione del petrolio. Il settore bancario rappresenta una parte molto ampia dell'economia, con un rapporto tra attività bancarie e Pil dei Paesi Bassi pari al 314% nel 2020. Come scrive Risk Screen: «Negli ultimi anni, diverse importanti banche olandesi sono state pesantemente sanzionate dalle autorità per gravi violazioni della legge antiriciclaggio».La Mocro Maffia usa la violenza per espandere la sua presenza nel mercato della cocaina tanto che negli ultimi 10 anni oltre 100 persone sono morte negli scontri tra la Mocro Maffia e i narcotrafficanti belgi. Derk Wiersum, un avvocato di Amsterdam specializzato in reti di criminalità organizzata e traffico di droga, e Peter R. de Vries, giornalista che si occupava di traffico di droga, sono stati assassinati nel 2019 e nel 2021, presumibilmente dalla Mocro Maffia che è anche sospettata di aver ordinato l’omicidio del figlio di un giudice marocchino che indagava su di loro. La Mocro Maffia non teme nessuno. Nel settembre 2021, i servizi di sicurezza olandesi hanno lanciato un allarme, che riteneva che il primo ministro Mark Rutte fosse minacciato dalla Mocro Maffia e allo stesso modo, la principessa ereditaria olandese Catharina-Amalia viene protetta da pesanti misure di sicurezza a seguito delle minacce legate al gruppo. Per Hans Werdmölder autore del libro Nederland Narcostaat: «La Mocro Maffia prospera nei Paesi Bassi in parte perché le autorità pubbliche disorganizzate si trovano di fronte alla criminalità organizzata .Il governo e le forze dell'ordine devono alzare il tiro per contrastare la minaccia. Nei Paesi Bassi, in Belgio e in Marocco (e in Nord Africa) mancano adeguate attrezzature di sorveglianza moderne come droni, scanner mobili e robot. L'installazione o l'ammodernamento di tali apparecchiature e la formazione delle forze dell'ordine per utilizzarle potrebbero consentire un migliore rilevamento negli hub di transito della droga in Marocco e nei porti di Rotterdam e Anversa».In pochi anni la Mocro Maffia è diventata un importante gruppo di trafficanti in Europa e i suoi saldi legami con i gruppi criminali organizzati in Marocco e in America Latina ne fanno una minaccia persistente e crescente per l'Europa, gli Stati nordafricani e le loro popolazioni. Occorre intensificare le operazioni transnazionali come quella che ha portato all'arresto di 49 membri di gruppi della criminalità organizzata nel novembre 2022. Senza tutto questo, la Mocro Maffia avrà la strada spianata per aumentare la propria rete di traffici di droga tra i due Continenti.
Ansa
Del resto quando degradi l’idea stessa di cultura allo schema del prodotto di consumo e quando utilizzi ostentatamente le strategie di marketing per dire che «il marketing è oppressione», quando denunci la mercificazione e vendi il tuo letto disfatto per milioni di sterline, allora sei tu ad essere il cuore stesso del sistema che pensavi di denunciare. E mentre diventi multimilionario e ti godi il riconoscimento del ruolo di artista e di intellettuale - ormai le due cose non possono più essere disgiunte - non ti accorgi che nel frattempo il «popolo» al quale pensi di parlare non è la massa ma è l’élite straricca di coloro che frequentano il salotto del tuo gallerista per partecipare al gioco (fiscale) dell’arte contemporanea.
L’ultimo grande eroe dell’arte trasgressiva e della denuncia sociale è caduto l’altro giorno sotto una meritata salva di fischi e derisioni. L’opera raffigurante un uomo che marcia accecato dalla propria bandiera, installata nottetempo in Waterloo Place a Londra senza autorizzazione apparente e con la solita modalità «pirata» dal collettivo che utilizza il nome Banksy, viene immediatamente adottata dal Westminster City Council e dal sindaco Sadiq Khan: alle prime luci dell’alba compaiono barriere di protezione e dichiarazioni ufficiali con tanto di cartella stampa che definiscono l’installazione «un vibrante contributo alla scena artistica pubblica».
Senonché la Bbc fa un servizio in cui solleva dubbi sulla presunta «trasgressività» dell’installazione provocando l’ulteriore conferma dall’amministrazione londinese che dichiara che l’opera «non è autorizzata» ma che verrà mantenuta e transennata fino alle elezioni locali come «motivo di riflessione contro i nazionalismi». Inaspettatamente, però, su X si solleva una pressoché unanime protesta non tanto contro l’installazione, che ha un effettivo potenziale comunicativo e «di rottura» inferiore ad un manifesto pubblicitario di una serie Netflix, quanto nei confronti del palese e ormai ridicolo cortocircuito tra politica, artisti sovvenzionati e mercato dell’arte. Tutti elementi interni al mondo della Sinistra che ormai non riesce più a fuoriuscire dai riti e dai linguaggi che ha stabilito con tale solerzia e convinzione da giungere all’inevitabile deriva finale: il comico.
I più furbi, notando le reazioni del pubblico, si sono a loro volta uniformati alla nuova ondata di rigetto ed hanno, candidamente e con la nonchalance che ne contraddistingue l’esistenza, elaborato nuove analisi nelle quali effettivamente si riconosce che Banksy è un paraculo, che è da sempre d’accordo con le istituzioni (o almeno da quando ha una quotazione di mercato) e che la politica gli ha in pratica commissionato l’opera. Improvvisamente anche per le riviste impegnate l’artista-collettivo multimilionario, da decenni allineato all’agenda ufficiale, che finanzia le Ong immigrazioniste e che non perde occasione per condannare il populismo, non solo incarna «il provocative conformism» ma la sua opera non fa altro che «proiettare l’ansia elitaria verso il populismo reazionario piuttosto che sfidare il vero potere». I commentatori chic britannici si sono così accorti che Banksy più che ad Andy Warhol guarda a Greta Thunberg offrendo al mercato ribelle il prodotto giusto, quello che consente la trasgressione estetica confermando l’ortodossia culturale.
Esattamente come le magliette dei trasgressivi che attaccano le pericolosissime masse populiste e corrono a difendere il debole e inerme Quirinale, esattamente come le solite «battaglie culturali» sempre allineate al mainstream e sempre dotate di merchandising già pronto il primo giorno di «manifestazioni spontanee», ormai ogni discorso ribelle è merce che consolida il dominio producendo verità attraverso il consenso culturale.
Il fatto è che mai nella storia si è chiesto alle avanguardie una ricetta politica alternativa ma solo la lucidità per denunciare la narrazione dominante e distaccarsene radicalmente. La ribellione al sistema di un Johnny Rotten rifuggiva ogni programma politico e si limitava a smascherare ogni forma di falsa coscienza; oggi l’artista contemporaneo non vede l’ora di farsi cooptare dal potere e di farsi quotare nel sistema dell’arte contemporanea, correndo a confermare ogni battaglia culturale woke e decidendo così di farsi attivista politico proprio mentre l’ex cantante dei Sex Pistols liquida il woke come «una banda di pazzi» e ammette che oggi è la sinistra ad incarnare tutto ciò che è divertente odiare. E mentre Rolling Stone retrocede Eric Clapton dalla decima alla trentacinquesima posizione della sua hall of fame per «le sue critiche al vaccino Covid e la sua scelta di non discriminare l’ingresso ai suoi concerti durante la pandemia», siamo tutti chiamati a ricordare che l’arte autentica è affermazione vitale e non risentimento mascherato da progressismo, rifiuto della conformità e non ricerca ossessiva delle benedizioni istituzionali.
Questa volta, con l’ennesima installazione pedagogica del buon Banksy, si cominciano ad intravedere i segni di un diffuso rigetto nei confronti di forme obsolete, utili solo a mantenere privilegi elitari, controllo della narrazione ed estromissione dei veri temi critici dall’agenda narrativa dominante. Fino a che un giorno chi scrive quell’agenda si accorgerà che viene letta solo ai vernissage di certe gallerie.
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Michele Emiliano (Ansa)
Dal rapporto burrascoso con il governatore della Puglia e suo ex pupillo, Antonio Decaro, a un ritorno in toga, Emiliano va a ruota libera in un’intervista rilasciata a Telenorba. Dopo 23 anni di aspettativa politica è in attesa della decisione della Terza commissione del Csm per ottenere il via libera a un’altra aspettativa per diventare consulente giuridico della Regione Puglia, domanda già bocciata tre volte.
Ieri doveva arrivare la decisione che non è arrivata. La discussione sul contratto proposto da Decaro al suo predecessore (con uno stipendio di circa 130.000 euro all’anno) ha fatto emergere diverse obiezioni, tra cui quella secondo cui «un consigliere non è la stessa cosa di un operativo: il via libera creerebbe un precedente per il quale tutti gli enti territoriali potrebbero chiedere un magistrato in aspettativa per affidargli compiti dirigenziali.
«Il presidente Decaro mi ha chiesto di dargli una mano come consulente», spiega Emiliano, «io gli ho detto: “Sono disposto a darti consulenze pure telefoniche gratuitamente”, però evidentemente voleva darmi il segno della sua vicinanza. Io avevo detto che era una costruzione un po’ ardita, ma lui ha voluto andare avanti. Dopodiché il Pd ha chiesto alla commissione sugli incidenti del lavoro di inserirmi come consulente. Ma se io dovessi scegliere, non vedrei l’ora di rimettermi la toga, di andare a fare il pubblico ministero in una Procura».
La legge attuale impedisce ai magistrati che hanno fatto politica di rientrare negli uffici giudiziari, ma a lui questa legge non si applica essendo andato in aspettativa prima. «Temo solo che la Procura dove rischio di andare sarebbe un po’ perseguitata dai giornalisti», aggiunge. Ecco la scusa. «Sto cercando di evitare di rientrare in servizio proprio per evitare questo. Dopodiché, se mi costringono a rientrare, sarò felicissimo perché chi nasce magistrato muore magistrato».
Ma non esita a dire anche che «se il Pd decidesse di candidarmi» alle Politiche 2027 «sarei felice», perché «la politica obiettivamente è la bacchetta magica che se funziona, cambia tutto, come al contrario se non funziona fa un disastro». A Emiliano ha cambiato davvero tutto.
Quindi? «Non è che uno per sopravvivere deve fare politica per forza», insiste. «Mi rendo conto però che se qualcuno mi chiedesse di fare il deputato farebbe una cosa intelligente perché ho una certa esperienza. Se non me lo chiedesse perché sono troppo ingombrante a me la vita non me la cambiano». E ne ha anche per il sindaco di Genova, Silvia Salis, che scarica per ingraziarsi il segretario Pd, Elly Schlein: «Non credo abbia le carte in regola per essere candidata premier del centrosinistra. È appena diventata sindaco, non ha nessuna storia politica e non ha nessuna connessione con tutto il mondo progressista. È una figura interessante per il futuro, non per il presente».
Emiliano manda poi una serie di messaggi a Decaro, delfino che si è smarcato dal suo mentore. «Antonio è reo confesso: lo dice chiaramente a tutti che soffre la mia presenza, ma questo lo capisco». Tuttavia, gli tende la mano: «Io, comunque, qualunque cosa dovesse fare Antonio, sono dalla sua parte e lo sosterrò in tutte le maniere perché ovviamente, come diceva mia madre, l’ho fatto io, non è che lo posso distruggere».
Nel corso dell’intervista, Emiliano ha anche presentato il suo romanzo noir, L’Alba di San Nicola, raccontandone la genesi: «Se non mi avessero messo a riposo forzato, probabilmente non l’avrei finito. È stato un momento per riorganizzare la propria vita».
Anche se per il momento la vita di Emiliano assomiglia di più a un giallo.
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Nicola Magrini (Ansa)
L’affermazione è stata fatta nel contesto delle misure prese durante la seconda ondata, da settembre a dicembre 2020. Innanzitutto, l’ex dg ha voluto precisare che nei primi protocolli di trattamento domiciliare Aifa le indicazioni «non erano di vigile attesa ma di watchful waiting, monitoraggio attento e presente, non da remoto, dell’evoluzione clinica del paziente».
Peccato che la circolare dell’allora ministro della Salute, Roberto Speranza, firmata il 30 novembre 2020 dall’ex direttore generale della Prevenzione sanitaria Giovanni Rezza e uscita dopo 8 mesi con le linee guida sulla gestione domiciliare dei pazienti con infezione da Sars-Cov-2, riportasse proprio «vigile attesa» e «trattamenti sintomatici (ad esempio paracetamolo)». L’accoppiata tachipirina e vigile attesa che lasciava senza cure centinaia di migliaia di persone atterrite dal virus, quando rimanevano contagiate e sapevano di non poter andare al Pronto soccorso. Quanto al «monitoraggio non da remoto», sappiamo che la maggior parte dei medici si rifiutava di visitare i propri assistiti, lasciandoli spesso anche senza risposte telefoniche. Magrini, che è specializzato in farmacologia clinica, ha poi spiegato ai parlamentari della commissione che gli studi clinici randomizzati (Rct) sono lo strumento più affidabile anche durante la pandemia per valutare efficacia e sicurezza dei farmaci. «Undici trattamenti non hanno dimostrato nessuna efficacia su mortalità, durata ricovero e ventilazione e qualche potenziale danno. Li cito rapidamente, l’idrossiclorochina, il lopinavir […] il plasma dei convalescenti che in Italia ha avuto faticose polemiche, l’aspirina…».
Non si è trattato solo dell’ennesimo insulto al professor Giuseppe De Donno, l’ex primario di pneumologia dell’ospedale Carlo Poma di Mantova che per primo aveva iniziato la cura del Covid con le trasfusioni di plasma iperimmune (e che si tolse la vita nel luglio del 2021), ma anche della negazione dell’efficacia dell’infusione di sangue di contagiati dal coronavirus, opportunamente trattato, in altri pazienti, riconosciuta da studi autorevoli.
Come quello dell’ottobre 2023, uscito su The New England Journal of Medicine (Nejm) e che dimostrava una mortalità ridotta nei pazienti affetti da sindrome da distress respiratorio acuto (Ards), indotta da Covid-19, ai quali era stato somministrato plasma raccolto da donatori convalescenti, entro 5 giorni dall’inizio della ventilazione meccanica invasiva. Non solo, tra l’inizio di aprile 2020 e la fine di agosto 2020, quasi 100.000 pazienti ricoverati in circa 2.200 ospedali statunitensi con infezioni da Sars-CoV-2 furono trattati con plasma convalescente nell’ambito di un programma autorizzato dalla Fda.
In Italia, invece, lo studio clinico randomizzato e controllato chiamato Tsunami, promosso da Istituto superiore della sanità e Aifa «non evidenziò benefici» e la cura venne bocciata. Forse perché costava poco. Ancora oggi, Magrini insiste nel definire il plasma iperimmune inefficace, magari con qualche potenziale danno. E vogliamo parlare dell’aspirina? Solo guardando agli studi dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri pubblicati nel 2021, 2022 e 2023, era documentata l’importanza di farmaci antinfiammatori non steroidei quali l’aspirina. Nel gennaio di quest’anno, un nuovo lavoro pubblicato su Frontiers in Immunology, prendeva in esame i meccanismi molecolari dell’effetto dell’aspirina sulla struttura della proteina Spike, riducendo la capacità del virus di legarsi alle cellule dell’ospite e limitando il danno polmonare. E per fortuna che l’ex dg di Aifa ha affermato: «Le linee guida terapeutiche progrediscono con il progredire delle evidenze, che nel caso del Covid sono progredite di mese in mese, in alcuni momenti anche di settimana in settimana». Nessun mea culpa per quello che la nostra agenzia regolatoria impedì che venisse attuato, escludendo trattamenti importanti?
Magrini ha spiegato in commissione che aveva ragione l’articolo apparso il 14 aprile su Nejm dal titolo «Valutazione dei farmaci durante la pandemia di Covid-19», nel quale «Jerry Avorn affermava che avremo problemi, come disegni di studi clinici inadeguati e sicurezza in studi randomizzati prima della immissione sul mercato o loro autorizzazione». Nel testo si affermava che «l’ampliamento dell’accesso a terapie sperimentali non ancora completamente valutate potrebbe avere diverse conseguenze indesiderate» e Magrini ha fatto l’esempio di Trump. «Diceva che aveva l’intuito che funzionasse l’idrossiclorochina, la preoccupazione della scienza era di un input politico […] occorre proteggere le persone da farmaci inefficaci o poco sicuri». L’ex dg non ha dubbi: «La salute dei singoli pazienti, sia della popolazione si preserverà restando fedeli ai principi di valutazione delle attività regolatorie». Il giudizio su Aifa, guardando all’epoca pandemica, invece per molti italiani non è affatto positivo.
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Secondo Il Tg 1 Andrea Sempio sarebbe stato intercettato in macchina mentre parlava da solo. Dopo aver visto i suoi video insieme a Stasi avrebbe telefonato a Chiara per farle delle avances, ma lei lo avrebbe duramente respinto. Marco Poggi, però, difende l'amico: mai visto con lui i video di Chiara