
Un quartiere della capitale francese ostaggio di decine di marocchini arrivati in Europa senza genitori. Passano le giornate tra rapine, stupri e risse. E la notte per dormire occupano le lavanderie a gettoni.Probabilmente gli cambierebbero nome, se ne conoscessero l'origine: ma le centinaia di immigrati musulmani che ogni venerdì invadono le moschee e, per il sovrannumero, le strade del quartiere Goutte-d'Or, a Parigi, probabilmente ignorano che quella «goccia d'oro» fa riferimento al peccaminoso vino bianco prodotto un tempo nella zona. Memorie di una Francia che non c'è più: oggi in questa striscia di terra tra Montmartre e Saint-Denis, a nord di Parigi, il 37% degli abitanti è nato all'estero. Non è quello che si definisca un quartiere facile, Goutte-d'Or. Eppure, da una ventina di mesi a questa parte, persino gli abitanti «storici» della zona hanno cominciato ad avere paura quando, come in uno scenario quasi post atomico, hanno cominciato a girare per le strade dei ragazzini pronti a tutto con lo sguardo allucinato. Vengono dal Marocco e vanno dove li porta la notte, la fame, la rabbia. «Soli, drogati, violenti, il corpo coperto di piaghe e bruciature, non parlano una parola di francese e seminano la paura»: non è Marine Le Pen a parlarne in questi termini, ma il salotto buono del giornalismo liberal transalpino, ovvero Le Monde. I primi ragazzini perduti venuti dal Marocco sono apparsi attorno a boulevard Barbès, un bel viale alberato: un luogo qualunque di Parigi, se guardi i palazzi. Un luogo qualunque dell'Africa, se guardi i volti. Ma in quei giovanissimi marocchini c'era qualcosa di diverso. I primi avevano tra i 10 e i 13 anni, i più anziani al massimo 16 o 17: sin da subito hanno rifiutato ogni aiuto. Vanno e vengono, fanno razzie e poi scompaiono, per ricomparire poi a Barcellona o a Göteborg . Nelle comunità in cui vengono rinchiusi restano ostili, violentano gli altri ospiti, poi fuggono. Sono induriti dalla strada e mettono sul piatto degli operatori, così gonfi di buoni sentimenti global, l'altra faccia del sogno multiculturale. Come se non bastasse, portano in Europa le loro guerre tribali, come la faida tra quelli di Tangeri e quelli di Fès. Il loro ritrovo, da qualche tempo, è in square Alain-Bashung: un'elegante piazza adibita a giardino, con scivoli per bambini e passeggiate. Ma non passeggia più nessuno, da quelle parti. «Non solo evito di passare per quella piazza», spiega una giovane madre a Le Parisien, «ma non ho neanche il coraggio di guardare nella loro direzione quando passo di lì. Gridano, insultano i passanti, bevono e si drogano». Lo scorso dicembre, una foto del quartiere diffusa su Twitter scatenò l'indignazione della Francia: in una lavanderia a gettoni, da una fila di lavatrici automatiche si vedevano spuntare altrettante esili gambe. Dormono così, i giovani marocchini di Goutte-d'Or: nelle lavatrici. Attualmente se ne contano un'ottantina: una goccia (non esattamente d'oro, stavolta) nella metropoli cosmopolita parigina, ma abbastanza per far accendere un campanello d'allarme. Anche perché, è chiaro, si tratta solo della punta dell'iceberg. Qualche settimana fa, La Verità lanciava l'allarme: in Marocco ci sono 25.000 minorenni allo sbando. Una bomba innescata, scrivevamo. E ora sta scoppiando. Questi baby migranti, vivono di espedienti: rubano, si drogano, fanno a botte. Con chi passa, ma anche tra loro. Hanno la pelle devastata, dalle malattie cutanee o dalle mutilazioni, inflitte dagli altri o da sé stessi. «Qualcuno ha subito violenze sessuali e succede che si violentino tra loro», spiega a Le Monde la sociologa Olivier Peyroux, dell'associazione Trajectoires, a cui il Comune di Parigi ha affidato sei mesi fa il compito di studiare il fenomeno. Servirebbe l'esercito, chiamano gli psicologi, ma tant'è. Di certo c'è che le autorità parigine stanno prendendo molto sul serio la cosa. Il rapporto di Trajectoires svela che non si tratta di orfani: la gran parte di loro è scappata di casa, le loro foto sono appese nei commissariati marocchini, tra le foto dei minori scomparsi nel nulla. Hanno tutti in testa l'Europa e, all'inizio, un avvenire ben diverso da quello a cui stanno andando incontro, finendo quasi subito nelle reti dei trafficanti, di uomini e di droga. Le sostanze stupefacenti sono un altro elemento della storia. Poco più che bambini, i piccoli migranti si fanno di tutto, optando ovviamente per ciò che è più economico: colla, solventi chimici, farmaci antiepilettici come il Ritrovil, e soprattutto il Karkoubi, un miscuglio di droghe e psicofarmaci venduto in compresse che arrivano illegalmente dall'Algeria. È una droga che azzera i freni inibitori e ti fa sentire onnipotente. Una pillola ha costi variabili, ma si parte da 2 dirham, ovvero pochi centesimi. Secondo il media locale Yabiladi, già nel 2007 l'80% dei giovani detenuti aveva commesso reati sotto effetto di Karkoubi, che è un po' l'equivalente nordafricano del Krokodil in Russia. Quando lo assumono, questi piccoli disperati sentono il mondo nelle proprie mani. E in fondo è proprio questo che hanno promesso loro i santoni del mondo «a colori».
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