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Sfilata di Rick Owens (Ansa)
  • L'imprenditore Giambattista Tirelli, che produce e commercializza marchi come Fisico e Rick Owens: «Siamo passati da abiti di cashmere per pochi a un brand apprezzato in tutto il mondo per la sua qualità italiana. Andiamo bene in Giappone, Russia e Stati Uniti».
  • La moda per il prossimo autunno/inverno arriva a Parigi, in barba all'allarme coronavirus.

Lo speciale contiene due articoli e gallery fotografiche

La settimana della moda parigina

In tempi di coronavirus, la Parigi della moda continua la sua settimana dedicata alle presentazioni per il prossimo inverno. Dopo New York passata totalmente indenne, Milano colpita negli ultimi due giorni con le sfilate di Giorgio Armani, Laura Biagiotti e Moncler a porte chiuse, la Ville Lumiere, non avendo ancora casi accertati, ha dato il via alla kermesse. Tra i nomi di grido, ha aperto Dior il 25 febbraio e chiuderanno Chanel, Luis Vuitton, Miu Miu e Lacoste il 3 marzo.

La sfilata di Dior disegnata dalla bravissima Maria Grazia Chiuri è stata un inno al femminismo e in particolare a Carla Lanzi critica d'arte fiorentina che visse intensamente le rivolte ideali degli anni Settanta. Periodo storico che decretava anche una moda di grande eleganza, di charme e di avanguardia. Le modelle hanno sfilato alle Tuileries tra l'installazione del collettivo Claire Fontaine e un tappeto di fogli di giornale Le Monde, che fanno da richiamo all'attualità della vita oltre che del fashion. Poi le scritte al neon, tutte in inglese, con tante frasi tratte dai volumi di Carla Lonzi, come «Quando le donne scioperano il mondo si ferma», «Le donne sono la luna che muove le maree», «Consenso», «Siamo tutte donne clitoridee». In prima fila Demi Moore, Cara Delevingne e altri nomi dello stesso calibro.«Questa collezione è un diario visivo, ho voluto mettere nello show i riferimenti della mia memoria a quel 1978 cruciale per me, ancora adolescente. Ho rivisto le foto di famiglia e quelle di quegli anni e oggi le ho riviste con occhi diversi». Sulle musiche di Morricone, Lucio Battisti e un finale a sorpresa con Mina che canta Se telefonando, hanno sfilato i tradizionali capi check che si alternano a trasparenze, frange e bandana che, senza dubbio, uno degli accessori must.Il mix and match regna sovrano così come i tailleur dal taglio maschile e le giacche avvitate da abbinare a fantasiose gonne a spacchi e frange preziose, pantaloni svasati in stile Seventies. «Questa collezione è un diario visivo - ha spiegato Maria Grazia Chiuri - ho voluto mettere nello show i riferimenti della mia memoria a quel 1978 cruciale per me, ancora adolescente. Ho rivisto le foto di famiglia e quelle di quegli anni e oggi le ho riviste con occhi diversi. Mi sono ispirata al manifesto femminista di Carla Lonzi per questo defilé e sono felice che il 23 marzo si inaugurerà una mostra, I Say I ispirata al suo pensiero alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma, celebrazione della potente affermazione di sé che è stata il femminismo, anche per le relazioni tra donne».

Jonathan Anderson, dal 2013 direttore creativo di Loewe, marchio spagnolo nato nell'alta pelletteria e nel portafoglio del Gruppo Lvmh, ha presentato forme austere ed esagerate che ogni volta conquistano il pubblico per la loro unicità. «Stavolta mi sono ispirato al Giappone e alla sua cultura» racconta Jonathan Anderson che ha inserito negli abiti e negli accessori dei pezzi di ceramica dell'artista Takuro Kuwata. E alle forme giapponese si ispirano le grandi maniche di certi vestiti, i colletti scultura, i pantaloni legati all'orlo, i pantaloni che ai lati sembrano avere le ali. Magnifiche le scarpe che ti vorresti subito mettere col fiore sul cinturino, belli i secchielli color cuoio, le ampiezze esagerate delle gonne che sfiorano terra. Nessun gioiello addosso alle modelle per non rompere l'incanto/incantesimo di Loewe. I volumi sono estremi, sospesi, cascanti e minuziosamente studiati. Maniche rigonfie. Scollature rialzate. Colletti scultorei. Corpetti lisci ed esplosioni di volume nei drappeggi. E all'improvviso, l'isteria di un copricapo piumato.

La collezione autunno inverno 2020-2021 di Chloé, firmata dal direttore creativo Natacha Ramsay-Levi, rivendica il suo spirito libero mixando con sapienza l'invito fatto a tre personalità di fama mondiale a partecipare al fashion show: Rita Ackermann, l'americana-ungherese famosa per i lavori di corpi astratti, Marianne Faithfull, cantante e attrice britannica, e Marion Verboom, la scultrice di Nantes. Tre donne differenti, scelte dalla stilista per regalare una visione diversa e unica per capi rigorosamente femminili. «Non sono una stilista a cui piace lavorare da sola - ha spiegato Natacha Ramsay-Levi subito prima della sfilata - Naturalmente, ci sono momenti di solitudine per schiarirmi le idee, ma la mia ispirazione arriva spesso dal lavoro creativo di un team. Ecco perché ho chiesto a questo trio di donne di accompagnarmi in questo momento importante». In passerella, una palette colori che ai classici marroni e nero affianca pennellate di verde e albicocca, fino al rosso laccato e giallo cadmio. Le silhouette sono seducenti ma anche impalpabili come nei drappeggi e negli intarsi degli abiti degli abiti lunghi. Ma fanno bella mostra di sé anche i dipinti di Rita Ackermann che sono riprodotti su alcuni capi e su una selezione di accessori, tra cui borse e gioielli.

Sono uomini e donne sempre in viaggio, quelli immaginati per Kenzo da Felipe Oliveira Baptista. Dopo otto anni in Lacoste, lo stilista prende il testimone da Carol Lim e Humberto Leon alla direzione creativa del marchio - fondato da Kenzo Takada nel 1970 - declinando nell'abbigliamento e negli accessori il tema del nomadismo, in un momento storico in cui si tende invece a chiudersi e a respingere il diverso. Gli outfit sono protettivi, avvolgenti, a volte reversibili e non manca il piumino che si può trasformare in sacco a pelo. «In questa collezione ho voluto abbinare i concetti di comfort e poesia», spiega il designer. Oliveira Baptista gioca su sovrapposizioni e ampiezze, alternando modelli monocromatici - con il nero, il grigio e il blu fra le tonalità dominanti - con esplosioni di colore e fantasia nei capi-tavolozza legati al dna della griffe: qui i grandi felini (in primis la tigre, da sempre simbolo di Kenzo) diventano motivi grafici d'impatto, realizzati insieme all'artista Julio Pomar, mentre su mantelle, caban e maxi gilet irrompono fiori sgargianti e il verde intenso della giungla. Tra gli accessori, i marsupi in pelle con tre scomparti di diverse dimensioni si dividono la scena con le capienti borse da portare a mano e i cappelli, studiati per proteggere da pioggia e intemperie. Fatte per camminare a lungo le calzature, mentre un must have è la borraccia.

Per la sua ultima collezione alla direzione creativa di Rochas, Alessandro Dell'Acqua rielabora dagli archivi alcuni dei capi più rappresentativi del marchio, in modo da legare in un continuo richiamo il passato e il presente. La sua è una donna austera ma femminile, che mescola per gioco il guardaroba maschile e femminile, concedendosi anche qualche tocco sparkling con gli occhiali da sole pipistrello: accessori da cui la grande dame Hélène Rochas, moglie del celebre couturier, non si separava mai. Dell'Acqua riscopre il soprabito, il vestito in lurex e la camicia ricamata con strass dorati, anche nella variante maschile in lana e cachemire, oltre alla gonna a frange cosparsa di paillettes oppure a pieghe in vernice, leggera come un guanto. Per la sera non passa inosservato l'ampio cappotto voluminoso, dall'effetto grafico, che nasconde abiti realizzati in stoffe pregiate, prese in prestito dall'alta moda. Lo stilista sperimenta materiali inediti, come l'acetato nero per le frange e il cotone reciso, che sembra piuma, spingendosi fino al lurex cucito a punto pelliccia e lo shearling, trattato come fosse pelliccia vera.

Women Ready to wear, autumn winter 2020 2021, fashion week, Paris, FRA, from the house of Kenzo