Finale d’anno ad alta quota per Piazza Affari, che chiude il 2025 con un rialzo che supera il 30% a quasi 45.000 punti. Il titolo migliore è Fincantieri salito del 141%. Per il 2026 non si parla più dei massimi del 2007 o del 2008, già superati più volte nel corso dell’anno, né di quelli del 2001, rimasti un tabù fino a pochi mesi fa.
L’orizzonte guarda a territori inesplorati, oltre la soglia simbolica dei 50.000 punti, record assoluto toccato all’inizio del millennio. Un traguardo che non appare più proibitivo se si guarda alla cavalcata degli ultimi tre anni.A gennaio 2023 l’indice principale di Milano arrancava appena sopra i 24.000 punti; oggi ha salutato il 2025 a quota 45 mila portando al 90% il guadagno dei tre anni con una progressione che non sembra aver esaurito la spinta. La capitalizzazione complessiva ha raggiunto 1.042 miliardi di euro, certificando la dimensione raggiunta dal mercato italiano. Unica nota negativa l’alto numero di delisting. Nel corso dell’anno hanno lasciato Piazza Affari 29 società, con 2,5 miliardi di euro di capitalizzazione persa. Le new entry sono state 21 per un valore complessivo di 593 milioni. E allora facciamo una selezione dei titoli del 2025. Non è una classifica dei migliori titoli del 2025.
Cercheremo di capire se la corsa dei titoli chee indichiamo potrà proseguire nel 2026 tenendo conto che secondo tutte le previsioni saranno ancora banche e difesa a guidare il rialzo. Abbiamo costruito così la nostra Nazionale di Piazza Affari usando come riferimento per la classificazione la formazione che giocò la partita del secolo: Italia-Germania 4 a 3. Probabilmente la selezione più talentuosa mai scesa in campo con i colori Azzurri. Unica licenza la presenza di Gigio Donnarumma, il cui blasone si sta coprendo di gloria. I titoli scelti sono tredici come i giocatori che scesero in campo il 17 giugno 1970. In panchina al posto di Ferruccio Valcareggi mettiamo Gianni Tamburi di cui non si ricorda un investimento finito male. Tra parentesi mettiamo il rialzo dall’inizio dell’anno
BANCA INTESA (+54%)
Non è la performance più alta fra le banche ma l’abbiamo scelta nel ruolo di Donnarumma perché appare il titolo che meglio di altri potrà fermare le incursioni ribassiste.
La generosità dei dividendi e la loro sostenibilità sono una garanzia per i cassettisti.
ENEL (+26%)
Titolo lento ma roccioso come Tarcisio Burgnich che comunque in quella partita riuscì anche a segnare un gol. E in questo guizzo c’è anche la strategia di Enel. Perché le nuove tecnologie hanno bisogno di data center affamati di elettricità. Infatti l’Intelligenza sarà anche artificiale ma l’energia è naturale. Che cosa di meglio delle azioni del colosso elettrico? Altro titolo per cassettisti.
POSTE ITALIANE (+57%)
Somiglia molto a Giacinto Facchetti cui non a caso l’abbiamo abbinato. Un difensore praticamente insuperabile che al momento opportuno era capace di scattare in avanti. Non a caso Gianni Brera voleva che venisse schierato all’ala. Poste è un po’ così. Negli anni difficili della Borsa ha resistito alle incursioni ribassiste. Ora ha cominciato a correre. Dopo l’acquisizione di Tim è ancora più veloce.
AVIO (+161%)
Entriamo a centro campo con Mario Bertini che interpretava alla perfezione il mediano cantato da Luciano Ligabue («Una vita a recuperar palloni e lavorare sui polmoni») . Avio ha consumato molti anni in Borsa facendo la vita da mediano. Finché gli investitori non hanno scoperto che le sue componenti missilistiche nate per portare in orbita i satelliti europei del programma Ariane possono indossare anche la divisa militare, di gran moda ultimamente.
COEUR MINING (+160%):
L’abbiamo paragonata a Roberto Rosato, padre spirituale di Cannavaro. Difensore centrale abituato a guardare prima le gambe dell’avversario e poi il pallone. Coeur Mining è altrettanto rocciosa visto che possiede cinque miniere d’oro e d’argento. Le quotazioni di entrambi i metalli sono cresciute molto. Ma la corsa dovrebbe proseguire. Soprattutto per l’argento.
TELECOM (+105%)
L’abbinamento con Fabrizio Poletti che entrò in campo sostituendo Rosato all’inizio dei tempi supplementari. L’inizio fu disastroso. Un suo errore favorì il momentaneo vantaggio della Germania. Poi giocò la sua onesta partita. Lo stesso Telecom che ai tempi supplementari si è messa correre. I top sono lontani. Proprio per questo potrebbe salire ancora.
PRYSMIAN (+37%)
Un anno con una crescita composta e senza strappi. Proprio come Pierluigi Cera,padrone assoluto dell’area di rigore e primo costruttore del gioco. Prysmian è un’eccellenza italiana, una delle poche multinazionali di cui dispone la nostra industria.
LEONARDO (+89%)
Una corsa senza soste iniziata 2 anni anni fa quando il titolo valeva 8 euro. Oggi è a 49. Instancabile come Angelo Domenghini. Copriva la fascia d’ala, avanti e indietro a portare la palla senza fermarsi mai.
UNICREDIT (+85%)
Il primo dei fuoriclasse come Sandro Mazzola, che in quel torneo divise il ruolo con Rivera. La famosa staffetta. Il titolo Unicredit è uno grandi campioni di Piazza Affari: in tre anni ha guadagnato il 600% e non è finita.
BANCA MEDIOLANUM (+71%)
Non poteva che essere abbinata a Gianni Rivera. La bandiera del Milan con la più milanese delle banche. Bilanci solidi e governance di ferro. L’amministratore delegato Massimo Doris ha già annunciato l’aumento del dividendo.
BANCO BPM (+67%)
È il titolo attorno al quale si giocheranno gli ultimi scampoli del risiko bancario. Se ci sono ancora gol importanti da fare verranno da qui. Inevitabile l’accostamento con Roberto Boninsegna che segnò la rete che diede agli Azzurri l’illusione della vittoria. Dopo il pareggio i supplementari e la mezz’ora più emozionante del calcio italiano.
OVS (+44%)
Che fatica. Proprio come quella che faceva Picchio De Sisti. Mezz’ala di gran classe è entrato nella Hall of Fame di Roma e Fiorentina. Si muoveva con talento e correttezza a servizio di quella prima linea che riuniva un gruppo di campioni come poche altre volte nella storia della Nazionale. Con la stessa fatica con cui si muove Ovs nel mondo della moda e dell’abbigliamento con la concorrenza di grandi multinazionali.
FERRARI (-21%)
È stata la grande delusione del 2025. Ora gli azionisti sperano che si possa riprendere come accadeva a Gigi Riva dopo i terribili infortuni che lo hanno fermato. Il titolo Ferrari è stato il top del mercato fino a quando John Elkann non ha deciso di vendere il 4% delle azioni incassando 4 miliardi. Un segnale negativo che è diventato allarme con la presentazione in autunno del piano industriale. A peggiorare la narrazione contribuiscono i mancati successi in F1. La gestione sportiva, per quanto costosa pesa poco nel bilancio dell’azienda. Le vittorie però alimentano il mito.




