
Non sarà mai adeguatamente riconosciuto il determinante contributo che, in questi giorni di tribolazione politica, il Pd sta offrendo alla linguistica, soprattutto sul fronte dei sinonimi. Invece di «inciucio», i dem preferiscono invece discettare di «lodo» e di «governo politico di legislatura». Definizione, quest'ultima, lanciata nell'agone da Goffredo Bettini in una intervista pubblicata dal Corriere della sera per aprire a una maxi ammucchiata con i tanti odiati (una volta) grillini. «È un tentativo difficilissimo ma vale la pena di provarci», ha spiegato. «Salvini non lo contrasti né con gli insulti né con le polemiche sulla moto d'acqua o sulle sue mutande, né tantomeno con un governicchio che gli darebbe l'arma, fasulla ma efficace, di sostenere che stiamo facendo un golpe per evitare il voto democratico». Secondo Bettini, infatti, «soltanto un accordo di legislatura, basato su una profonda riflessione politica, può consentire al Pd e al M5s di rispondere alla rivoluzione conservatrice lanciata dal leader della Lega». La proposta ha trovato immediatamente convinte e frizzanti adesioni.
L'ex vicesegretario e già ministro renziano, Dario Franceschini, su Twitter l'ha fatta sua dopo che già il 22 luglio scorso, proprio con una intervista al quotidiano di Via Solferino, aveva suggerito qualcosa di molto simile. «Bettini indica un percorso difficile ma intelligente che credo valga la pena provare a percorrere. Sarà pieno di insidie e potremo provarci solo con un patto interno al Pd: lavorare tutti come una squadra, unita intorno al segretario».
Un altro segretario dem (anzi ex reggente), Maurizio Martina, gli ha fatto eco definendo la tesi bettiniana «giusta e da sostenere». «È chiaro che i margini di un confronto con il Movimento 5 stelle sono assai limitati ma rimangono possibili se matureranno una nuova consapevolezza politica, alternativa al pericolo estremista di Matteo Salvini», ha detto. «Non accordi di corto respiro ma una vera svolta utile al Paese a partire da Europa, lavoro, scuola, ambiente. Mettendo in discussione anche le folli politiche migratorie del ministro uscente della paura». Da Parigi, dov'è si è messo en marche sotto l'ala protettrice del presidente Emmanuel Macron, si è rifatto vivo addirittura Sandro Gozi. Il prodian-renziano di ferro, con un trascorso da sottosegretario alle Politiche estere, ha proposto una maggioranza «Ursula von der Leyen» anche in Italia, dopo il voto di Strasburgo che ha visto dalla stessa parte M5s, Pd e Forza Italia e dall'altra Lega e Fdi in occasione dell'elezione della nuova presidente della Commissione. «Come vedo la crisi italiana da Parigi? In questo momento», ha spiegato all'agenzia Agi, «si sta avviando un nuovo ciclo politico europeo, e quindi l'auspicio è che l'Italia non sia in contraddizione con questo, o che non sia un semplice spettatore passivo». E questo perché «il tentativo di costruire una nuova maggioranza, un governo che dovrebbe avere ampio respiro è certamente positivo. C'è la possibilità di avviare un nuovo ciclo politico italiano, in parallelo a quello europeo».
Segnali di vita son giunti infine dal deputato Francesco Boccia, che definisce il «lodo Bettini» come «il buon senso della politica fatta con lungimiranza e trasparenza». E ha aggiunto: «Goffredo ha sintetizzato con intelligenza quello che pensa la stragrande maggioranza degli italiani che votano centrosinistra. Niente scorciatoie: voto subito o M5s che rinnegano le scelte di Governo fatte con la Lega, si raccordano su questioni dirimenti per il Paese impegnando l'intera legislatura e cambiano gruppo dirigente». Poche idee, e confuse, insomma. In tutto questo bailamme, con un passaggio al Senato cruciale, uno si immagina che il segretario del partito sia in plancia di comando a tenere la barra dritta del partito. E invece Zingaretti che fa? Si preoccupa dei migranti: «I 151 tenuti in ostaggio sulla Open Arms dal Viminale siano fatti sbarcare. Questa è una priorità rispetto a tutto il resto».






