- L’ex ct azzurro presentato in Arabia: «Ho parlato con questa Federazione da metà agosto». Dall’Italia si è dimesso il 13, ha trovato in tre giorni un posto da 25 milioni? La Figc medita una causa, occhio alle ritorsioni.
- Le toghe madrilene indagano per aggressione sessuale dopo il bacio alla calciatrice. La madre del presidente federale si barrica in una chiesa a fare lo sciopero della fame.
Lo speciale contiene due articoli.
L’immagine perfetta di questa storia è nel video ufficiale della federazione araba, in cui si vede Roberto Mancini scegliere una cravatta verde e bianca, i colori della monarchia saudita. Le bandiere si cambiano come le cravatte, appunto. Questione di soldi e c’è poco da scandalizzarsi: il calcio moderno corre dietro ai milioni e c’è sempre qualcuno che ne ha più di te. Il nuovo allenatore della nazionale di calcio saudita si è presentato ufficialmente ieri a Riad e ha fatto attenzione a difendere la propria credibilità. «Ho iniziato a parlare con la Federazione (araba, ndr) a metà agosto», ha buttato lì con nonchalance Mancini, che si era dimesso da ct dell’Italia con un’email giusto il 13 agosto. Insomma, capita di trovare un nuovo lavoro da 25 milioni l’anno in tre giorni. E per iniziare l’avventura in un posto dove è persino difficile allenarsi, viste le temperature, l’ex campione doriano ha scelto di ripartire dal proprio (grande) passato di calciatore con un appello un po’ piacione: «Chiamatemi Mancio».
La conferenza stampa di ieri pomeriggio a Riad non è sfuggita alla regola di ogni presentazione pallonara: buone intenzioni, condite da banalità in serie. Ad accompagnare Mancio c’era Yasser Al Misehal, presidente della federazione calcistica locale, che non essendo un dirigente italiano ha ceduto subito la parola al protagonis.ta di giornata. Convenevoli a parte («Sono contento di lavorare qui», «sono orgoglioso di essere con voi»), il nuovo allenatore ha spiegato: «Ho iniziato a parlare con la federazione a metà agosto ed è normale che alcuni dei miei assistenti non sapevano di questa situazione. Alcuni devono sbrigare delle cose in Italia, ma siamo abbastanza per cominciare a lavorare». Insomma, niente tradimenti. Come obiettivi, si dà la vittoria della Coppa d’Asia dopo 26 anni e, ovviamente, la qualificazione ai prossimi Mondiali. Il tutto insegnando ai suoi nuovi giocatori, che da qualche giorno sta studiando in video, «ad attaccare bene, ad attaccare tanto».
Ma il tema del giorno è anche la stratosferica campagna acquisti del campionato di serie A saudita, con l’arrivo nel deserto di campioni come Cristiano Ronaldo, Neymar, Milinkovic-Savic, Gabri Veiga, Demiral, Ibanez e Kessié. L’ex allenatore azzurro non smonta certo quello che è un chiaro progetto politico della monarchia e non si lamenta, anzi. «Penso che per il campionato saudita sia positivo che arrivino tutte queste star», dice convinto, «perché possono aiutare ad alzare il livello del campionato. È successo anche in Italia, con tanti stranieri arrivati da noi che ci hanno aiutato a migliorare a livello tecnico». Si riferiva probabilmente a quando giocava lui.
La presentazione ufficiale era stata preceduta di qualche ora dalla pubblicazione di un video della federcalcio araba girato in Italia, con un concentrato impressionante di luoghi comuni. In un minuto, si vede Mancini che in una Roma imperiale beve il caffè e sceglie la cravatta, tra opere d’arte e statuine del presepe. Poi esce in camicia bianca, va al bar e alla fine dice: «Ho fatto la storia in Europa, ora voglio farla in Arabia Saudita». Auguri. Di sicuro non è stata felicissima la scelta di inquadrare una statua equestre di Carlo Alberto a capo chino, sopra un basamento che ricorda la vittoria di Goito ma anche la sua abdicazione. Ma al di là della qualità del video promozionale, va detto che anche la scelta di Mancini novello re d’Arabia di farsi bello in uno spot che sfrutta totalmente il fascino italiano poteva essere meglio meditata. Come sempre, cravatte e ciuffi a parte, è tutta questione di stile.
C’è invece qualcosa di pericoloso nella sostanza nelle mosse che la Federazione italiana, guidata dall’ineffabile Carlo Gravina, starebbe pensando per rivalersi sul ct «traditore». Secondo quanto riportava ieri La Gazzetta dello Sport, la Fgci sta ancora valutando se e come far causa a Mancini per aver dovuto cercare in gran fretta un sostituto, poi trovato con Luciano Spalletti. E ci sarebbe anche un cavillo che si commenta da solo: la Fgci ha ricevuto le dimissioni, ma non le ha ancora accettate. Sicuramente, un’azione legale pesante contro il passaggio in Arabia di Mancini, oltre a non essere il massimo per l’immagine di quel che resta del calcio nostrano, esporrebbe i club della massima serie al rischio di «ritorsioni» dei sauditi. I quali, da qui alla chiusura del calciomercato prevista per il primo settembre, potrebbero tranquillamente portarsi via i nostri calciatori migliori.
Prima di volare a Riad, Mancini ha passato il weekend a Jesi con i genitori, ma non l’hanno lasciato stare neppure dalle sue parti. Il sindaco di Pesaro, Matteo Ricci, vicepresidente del Pd, ha chiesto che la Regione cancelli il contratto pubblicitario con lui perché «abbiamo bisogno di messaggi e testimonial positivi e unificanti, non divisivi». Il presidente delle Marche, Francesco Acquaroli, ha respinto l’idea e ha fatto notare che la promozione turistica «oggi più che mai è mirata sui mercati esteri». Insomma, prima di pensionare il marchigiano più famoso d’Arabia, e forse del mondo, è meglio pensarci bene.
Milioni o non milioni, tradimenti o non tradimenti, il calcio comunque va avanti. Sabato 9 settembre Spalletti esordisce come ct azzurro contro la Macedonia del Nord a Skopjie e il giorno prima Mancini siederà per la prima volta sulla panchina dell’Arabia saudita a Newcastle, in un’amichevole con la Costa Rica. Insomma, parlerà il campo ed è meglio così.
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