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2021-04-18
Dal ruolo di Malta ai diari di bordo. I buchi nelle accuse all’ex ministro
Ansa
Nonostante le evidenti contraddizioni, l'ex ministro dell'Interno, Matteo Salvini, dovrà affrontare un processo: il giudice dell'udienza preliminare del tribunale di Palermo ha accolto la richiesta di rinvio a giudizio che aveva avanzato la Procura per il caso dell'Ong spagnola Open Arms, tutta concentrata sulla mancata assegnazione del Pos, il place of safety. Il comandante della Open Arms, Marc Reig Creus, nell'agosto 2019 rimase con 14 passeggeri a bordo, raccolti in tre diverse operazioni in mare, in attesa di un attracco per 20 giorni, sei dei quali di fronte alla costa di Lampedusa. Durante il governo Conte bis, però, ci sono Pos concessi anche dopo dieci giorni, come è accaduto con la Ocean Viking. E anche con il ministro Luciana Lamorgese in alcuni casi si sono verificate attese che vanno dai cinque ai dieci giorni. Il giudice non deve averne tenuto conto. Così come non deve essere stato considerato il concomitante e prevalente obbligo di Malta ad assumesse la responsabilità degli eventi e guidare la Open Arms verso lo sbarco alla Valletta, che contestò la propria competenza e la responsabilità di coordinamento dell'evento, rilevando che i migranti erano stati soccorsi al di fuori dell'area Sar di Malta. Solo per l'ultimo soccorso di 39 migranti, Malta si era resa disponibile per lo sbarco. «Il comandante della nave rifiutò questa soluzione», ha affermato con forza l'avvocato Giulia Bongiorno, che difende Salvini, in udienza, «assumendo che avrebbe potuto provocare rivolte da parte delle persone imbarcate nei precedenti episodi». Il governo di Malta inviò quindi una mail alla Open Arms mettendo in copia l'Rcc Spagna: «Non avete nemmeno l'autorità per imporre le vostre condizioni al Ree competente, facendo così ostacolate un soccorso. È stato messo in copia per conoscenza al vostro Stato di bandiera, per informarlo delle vostre azioni». Il comandante se ne fregò. E anche il governo spagnolo, visto che dall'Italia era stata affermata la competenza di quello Stato che, quindi, avrebbe dovuto assumere il coordinamento degli eventi, fornendo o garantendo che fosse fornito un porto sicuro.
Fu il ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi, a ricordare agli spagnoli «che le autorità italiane non hanno in alcun momento assunto il coordinamento delle operazioni di soccorso, avvenute ben al di fuori della area Sar di responsabilità italiana». È qui che avrebbe preso uno scivolone chi ha redatto la relazione del tribunale di Palermo secondo la quale al 14 agosto 2019 l'Italia avrebbe avuto una competenza «concorrente» con Malta. Il comandante della Open Arms, dunque, contravvenendo alle regole Sar, non consentì lo sbarco sul territorio maltese degli ultimi 39 migranti, trattenendo tutti a bordo e continuando a stazionare in area maltese. «In quei giorni», ricostruisce Bongiorno, «Open arms non è abbandonata a sé stessa, è stata sorvolata da tutti e tutti offrono aiuto. Aerei militari, petroliere, aerei di ricognizione, Ocean Viking, altri natanti, un veliero. Con un certo numero di migranti a bordo, decisamente superiore a quelli indicati per la capienza, Open arms decide di bighellonare per 13 giorni. Ma con Salvini si ritiene grave il tempo atteso prima del Pos, ovvero meno della metà del tempo. Dal 14 al 20 agosto. Non c'è sequestro di persona se si bighellona 13 giorni, ma c'è sequestro se si è ormeggiati la metà del tempo?».
Il reato di sequestro di persona, con minori coinvolti, è punito con una pena che arriva fino a 15 anni di carcere. Ma anche sul numero dei passeggeri Bongiorno nutre dei dubbi: «Non si capisce il numero di migranti a bordo. Il 9 agosto risulta che c'era una imbarcazione che stava rientrando a Lampedusa, affianca un gommone di Open Arms, e da un video risulta un trasbordo di scatole e di alcune persone sul gommone. Ma i migranti non sono oggetti. Non possono essere trattati così». Poi la Open Arms puntò verso l'Italia. «Era ormeggiata il 14 agosto», sottolinea in udienza Bongiorno, «c'era la crisi di governo. Una serie di persone salgono e scendono, salgono politici e il sindaco di Lampedusa, il presidente della Ong, una squadra di psicologi, vengono fatte alcune evacuazioni mediche, risalgono psicologi e l'armatore. E poi, visto che siamo a processo perché questa nave era abbandonata a sé stessa e nessuno poteva muoversi, il 14 agosto c'è una chiamata di Open Arms alla capitaneria. Sa cosa chiedono, signor giudice? “Vogliamo scendere per fare acquisti"». Ed effettivamente si parte per lo shopping, «stile via del Corso o via Montenapoleone», chiosa Bongiorno. Open Arms, insomma, non era una zattera in mezzo al mare. «C'è una pagina del diario», ricorda ancora Bongiorno, «15 agosto 2019 alle 3.23. Il comandante annota: “Lampedusa ci dà il Pos in ormeggio". Cioè un posto sicuro. Come si può scrivere in un capo di imputazione che manca un Pos?». E ad affermarlo fu proprio il comandante della Open Arms. Nonostante queste e tante altre evidenze, il gup di Palermo ha sentenziato: «Non ci sono gli elementi per il non luogo a procedere di Salvini».
Il leader del Carroccio replica sui social: «Avanti a testa alta, convinto di avere da ministro servito l'Italia nel rispetto della legge». E se per la Gregoretti (anche in quel caso a Salvini è contestato il reato di sequestro di persona per il ritardo dello sbarco di 131 migranti nel luglio del 2019 ad Augusta), l'ex ministro e il suo difensore hanno potuto mettere in cassaforte un risultato importante, ovvero la richiesta, formulata il 10 aprile scorso dalla Procura, di non luogo a procedere, per Open Arms, nonostante il divieto di ingresso di Open Arms in acque italiane, come evidenziato dalla Bongiorno, sarebbe stato firmato oltre che da Salvini anche dai ministri «Danilo Toninelli ed Elisabetta Trenta», a processo ci andrà solo il Capitano della Lega. Prima udienza il 15 settembre prossimo, davanti ai giudici della seconda sezione penale.
Il Pd glissa, Lucano riesuma il «modello Riace»
Dopo il rinvio a giudizio di Matteo Salvini, per Enrico Letta si profila un classico scavalcamento a sinistra. Il fondatore dell'Ong spagnola Open arms, Oscar Camps, non ha gradito le prove di disgelo dell'altro giorno tra il leader leghista e il segretario dem: «Letta ha chiesto scusa a Salvini per aver indossato la mia felpa di Open Arms? Sono politici, oggi si baciano e domani litigano». Quanto alla decisione del gup, l'attivista l'ha buttata sullo scontro apocalittico: «Che il processo sia l'occasione per giudicare un pezzo di storia europea». La sua organizzazione, su Twitter, giubilava: «Felici per tutte le persone che abbiamo tratto in salvo». A rincarare la dose, l'alleata Mediterranea saving humans: «C'è un giudice, più d'uno, a Palermo. E da oggi possiamo sperare che presto il rispetto del diritto internazionale possa essere ripristinato nel nostro Paese».
Sui guai giudiziari del nemico politico, ma alleato nel governo Draghi, il Pd ieri ha preferito glissare. Nessuna reazione persino da chi, sui taxi del mare, ci saliva, per solidarietà con i migranti, come Matteo Orfini e Maurizio Martina. S'è esposto solo Erasmo Palazzotto, di Leu, che nel 2019 era finito indagato per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, essendosi imbarcato sul veliero Alex, di Mediterranea: «Non so se ci sarà un giudice a Palermo o a Berlino che la condannerà per la sua disumanità, senatore Salvini, quello che so è che per il momento, anche se si dà molto da fare nella sua veste di lotta e di governo, quella stagione illegittima e disumana è archiviata». Soddisfatti anche i legali delle parti civili. Ma la reazione più surreale arriva da Mimmo Lucano, il quale, deciso a rientrare in politica in Regione Calabria al fianco di Luigi de Magistris, ha approfittato del rinvio a giudizio dell'ex ministro del Carroccio per riabilitare il modello Riace: «Io non ho mai soddisfazione quando qualcuno finisce a giudizio anche se si tratta di una persona che ha una visione lontana dalla mia. Al di là degli aspetti processuali spero che questo serva a Matteo Salvini per riflettere. Spero che in parte possa comprendere le sofferenze degli altri. Riace non è stata una teoria ma una realtà autentica, con storie di sofferenze che sono state raccontate al mondo: quando arrivavano i migranti noi abbiamo aperto le porte, facendo rinascere il nostro borgo, facendolo diventare una comunità del mondo». Per Totò Martello, sindaco di Lampedusa, che pure si lamenta quando l'hotspot della sua isola si trasforma una polveriera, la decisione del gup è «una ulteriore conferma di quello che è avvenuto nell'anno in cui Salvini era a capo del Viminale».
Di segno opposto, naturalmente, gli interventi del centrodestra. Giorgia Meloni ha definito «scioccante» il rinvio a giudizio di Salvini, il quale «ha fatto solo quello che il suo mandato gli imponeva di fare: difendere i confini della nazione e combattere l'immigrazione clandestina di massa». Per il capogruppo di Fi alla Camera, Roberto Occhiuto, con l'ex ministro è stato adottato il «metodo Berlusconi», il che dimostra che non è più rinviabile «una organica riforma della Giustizia». Di decisione che «rischia di apparire politica, in una sede però che dalla politica dovrebbe prescindere», ha parlato Maurizio Gasparri.
Giulia Bongiorno, avvocato di Salvini, ha sottolineato che il rinvio a giudizio non implica una «valutazione negativa». Semplicemente, il giudice ha stabilito di «andare in un altro grado per approfondire». Il senatore, però, è contrariato, anche se ha rivendicato il successo del suo pressing per le riaperture: «Sono contento per aver contribuito a dissequestrare milioni di italiani». E ha proseguito: «Passare per sequestratore proprio no. Ho agito da padre e cristianamente sopporto. Quello che si è deciso in quest'aula ha un sapore politico più che giudiziario. Nei prossimi mesi gli italiani potranno assistere a chi interpreta la Giustizia alla Palamara. Al processo emergeranno delle verità. Io ricordo a me stesso che si tratta di una nave spagnola, che ha raccolto migranti in acque libiche e maltesi, ha rifiutato uno sbarco a Malta, un porto in Spagna, un secondo porto in Spagna e ha rifiutato l'arrivo di una nave spagnola».
Salvini, che si è fermato a Capaci per rendere omaggio a Giovanni Falcone, ha ricordato anche l'articolo 52 della Costituzione, per cui la difesa della patria è sacro dovere del cittadino: «Vado a processo per questo, per aver difeso il mio Paese? Ci vado a testa alta, anche a nome vostro. Prima l'Italia. Sempre». E l'odissea giudiziaria continua.
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Caso Open Arms, il leghista rinviato a giudizio. Giulia Bongiorno: «La decisione fu condivisa». Ignorate le funzioni di Elisabetta Trenta e Danilo Toninelli, come gli analoghi alt alle navi Ong imposti da Luciana Lamorgese. E le carte sono piene di sviste.Solidarietà da Fi e Giorgia Meloni: «Scelta scioccante». E Oscar Camps rimbrotta Enrico Letta: «S'è scusato per la foto con me».Lo speciale contiene due articoli.Nonostante le evidenti contraddizioni, l'ex ministro dell'Interno, Matteo Salvini, dovrà affrontare un processo: il giudice dell'udienza preliminare del tribunale di Palermo ha accolto la richiesta di rinvio a giudizio che aveva avanzato la Procura per il caso dell'Ong spagnola Open Arms, tutta concentrata sulla mancata assegnazione del Pos, il place of safety. Il comandante della Open Arms, Marc Reig Creus, nell'agosto 2019 rimase con 14 passeggeri a bordo, raccolti in tre diverse operazioni in mare, in attesa di un attracco per 20 giorni, sei dei quali di fronte alla costa di Lampedusa. Durante il governo Conte bis, però, ci sono Pos concessi anche dopo dieci giorni, come è accaduto con la Ocean Viking. E anche con il ministro Luciana Lamorgese in alcuni casi si sono verificate attese che vanno dai cinque ai dieci giorni. Il giudice non deve averne tenuto conto. Così come non deve essere stato considerato il concomitante e prevalente obbligo di Malta ad assumesse la responsabilità degli eventi e guidare la Open Arms verso lo sbarco alla Valletta, che contestò la propria competenza e la responsabilità di coordinamento dell'evento, rilevando che i migranti erano stati soccorsi al di fuori dell'area Sar di Malta. Solo per l'ultimo soccorso di 39 migranti, Malta si era resa disponibile per lo sbarco. «Il comandante della nave rifiutò questa soluzione», ha affermato con forza l'avvocato Giulia Bongiorno, che difende Salvini, in udienza, «assumendo che avrebbe potuto provocare rivolte da parte delle persone imbarcate nei precedenti episodi». Il governo di Malta inviò quindi una mail alla Open Arms mettendo in copia l'Rcc Spagna: «Non avete nemmeno l'autorità per imporre le vostre condizioni al Ree competente, facendo così ostacolate un soccorso. È stato messo in copia per conoscenza al vostro Stato di bandiera, per informarlo delle vostre azioni». Il comandante se ne fregò. E anche il governo spagnolo, visto che dall'Italia era stata affermata la competenza di quello Stato che, quindi, avrebbe dovuto assumere il coordinamento degli eventi, fornendo o garantendo che fosse fornito un porto sicuro. Fu il ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi, a ricordare agli spagnoli «che le autorità italiane non hanno in alcun momento assunto il coordinamento delle operazioni di soccorso, avvenute ben al di fuori della area Sar di responsabilità italiana». È qui che avrebbe preso uno scivolone chi ha redatto la relazione del tribunale di Palermo secondo la quale al 14 agosto 2019 l'Italia avrebbe avuto una competenza «concorrente» con Malta. Il comandante della Open Arms, dunque, contravvenendo alle regole Sar, non consentì lo sbarco sul territorio maltese degli ultimi 39 migranti, trattenendo tutti a bordo e continuando a stazionare in area maltese. «In quei giorni», ricostruisce Bongiorno, «Open arms non è abbandonata a sé stessa, è stata sorvolata da tutti e tutti offrono aiuto. Aerei militari, petroliere, aerei di ricognizione, Ocean Viking, altri natanti, un veliero. Con un certo numero di migranti a bordo, decisamente superiore a quelli indicati per la capienza, Open arms decide di bighellonare per 13 giorni. Ma con Salvini si ritiene grave il tempo atteso prima del Pos, ovvero meno della metà del tempo. Dal 14 al 20 agosto. Non c'è sequestro di persona se si bighellona 13 giorni, ma c'è sequestro se si è ormeggiati la metà del tempo?». Il reato di sequestro di persona, con minori coinvolti, è punito con una pena che arriva fino a 15 anni di carcere. Ma anche sul numero dei passeggeri Bongiorno nutre dei dubbi: «Non si capisce il numero di migranti a bordo. Il 9 agosto risulta che c'era una imbarcazione che stava rientrando a Lampedusa, affianca un gommone di Open Arms, e da un video risulta un trasbordo di scatole e di alcune persone sul gommone. Ma i migranti non sono oggetti. Non possono essere trattati così». Poi la Open Arms puntò verso l'Italia. «Era ormeggiata il 14 agosto», sottolinea in udienza Bongiorno, «c'era la crisi di governo. Una serie di persone salgono e scendono, salgono politici e il sindaco di Lampedusa, il presidente della Ong, una squadra di psicologi, vengono fatte alcune evacuazioni mediche, risalgono psicologi e l'armatore. E poi, visto che siamo a processo perché questa nave era abbandonata a sé stessa e nessuno poteva muoversi, il 14 agosto c'è una chiamata di Open Arms alla capitaneria. Sa cosa chiedono, signor giudice? “Vogliamo scendere per fare acquisti"». Ed effettivamente si parte per lo shopping, «stile via del Corso o via Montenapoleone», chiosa Bongiorno. Open Arms, insomma, non era una zattera in mezzo al mare. «C'è una pagina del diario», ricorda ancora Bongiorno, «15 agosto 2019 alle 3.23. Il comandante annota: “Lampedusa ci dà il Pos in ormeggio". Cioè un posto sicuro. Come si può scrivere in un capo di imputazione che manca un Pos?». E ad affermarlo fu proprio il comandante della Open Arms. Nonostante queste e tante altre evidenze, il gup di Palermo ha sentenziato: «Non ci sono gli elementi per il non luogo a procedere di Salvini». Il leader del Carroccio replica sui social: «Avanti a testa alta, convinto di avere da ministro servito l'Italia nel rispetto della legge». E se per la Gregoretti (anche in quel caso a Salvini è contestato il reato di sequestro di persona per il ritardo dello sbarco di 131 migranti nel luglio del 2019 ad Augusta), l'ex ministro e il suo difensore hanno potuto mettere in cassaforte un risultato importante, ovvero la richiesta, formulata il 10 aprile scorso dalla Procura, di non luogo a procedere, per Open Arms, nonostante il divieto di ingresso di Open Arms in acque italiane, come evidenziato dalla Bongiorno, sarebbe stato firmato oltre che da Salvini anche dai ministri «Danilo Toninelli ed Elisabetta Trenta», a processo ci andrà solo il Capitano della Lega. 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Quanto alla decisione del gup, l'attivista l'ha buttata sullo scontro apocalittico: «Che il processo sia l'occasione per giudicare un pezzo di storia europea». La sua organizzazione, su Twitter, giubilava: «Felici per tutte le persone che abbiamo tratto in salvo». A rincarare la dose, l'alleata Mediterranea saving humans: «C'è un giudice, più d'uno, a Palermo. E da oggi possiamo sperare che presto il rispetto del diritto internazionale possa essere ripristinato nel nostro Paese». Sui guai giudiziari del nemico politico, ma alleato nel governo Draghi, il Pd ieri ha preferito glissare. Nessuna reazione persino da chi, sui taxi del mare, ci saliva, per solidarietà con i migranti, come Matteo Orfini e Maurizio Martina. S'è esposto solo Erasmo Palazzotto, di Leu, che nel 2019 era finito indagato per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, essendosi imbarcato sul veliero Alex, di Mediterranea: «Non so se ci sarà un giudice a Palermo o a Berlino che la condannerà per la sua disumanità, senatore Salvini, quello che so è che per il momento, anche se si dà molto da fare nella sua veste di lotta e di governo, quella stagione illegittima e disumana è archiviata». Soddisfatti anche i legali delle parti civili. Ma la reazione più surreale arriva da Mimmo Lucano, il quale, deciso a rientrare in politica in Regione Calabria al fianco di Luigi de Magistris, ha approfittato del rinvio a giudizio dell'ex ministro del Carroccio per riabilitare il modello Riace: «Io non ho mai soddisfazione quando qualcuno finisce a giudizio anche se si tratta di una persona che ha una visione lontana dalla mia. Al di là degli aspetti processuali spero che questo serva a Matteo Salvini per riflettere. Spero che in parte possa comprendere le sofferenze degli altri. Riace non è stata una teoria ma una realtà autentica, con storie di sofferenze che sono state raccontate al mondo: quando arrivavano i migranti noi abbiamo aperto le porte, facendo rinascere il nostro borgo, facendolo diventare una comunità del mondo». Per Totò Martello, sindaco di Lampedusa, che pure si lamenta quando l'hotspot della sua isola si trasforma una polveriera, la decisione del gup è «una ulteriore conferma di quello che è avvenuto nell'anno in cui Salvini era a capo del Viminale». Di segno opposto, naturalmente, gli interventi del centrodestra. Giorgia Meloni ha definito «scioccante» il rinvio a giudizio di Salvini, il quale «ha fatto solo quello che il suo mandato gli imponeva di fare: difendere i confini della nazione e combattere l'immigrazione clandestina di massa». Per il capogruppo di Fi alla Camera, Roberto Occhiuto, con l'ex ministro è stato adottato il «metodo Berlusconi», il che dimostra che non è più rinviabile «una organica riforma della Giustizia». Di decisione che «rischia di apparire politica, in una sede però che dalla politica dovrebbe prescindere», ha parlato Maurizio Gasparri. Giulia Bongiorno, avvocato di Salvini, ha sottolineato che il rinvio a giudizio non implica una «valutazione negativa». Semplicemente, il giudice ha stabilito di «andare in un altro grado per approfondire». Il senatore, però, è contrariato, anche se ha rivendicato il successo del suo pressing per le riaperture: «Sono contento per aver contribuito a dissequestrare milioni di italiani». E ha proseguito: «Passare per sequestratore proprio no. Ho agito da padre e cristianamente sopporto. Quello che si è deciso in quest'aula ha un sapore politico più che giudiziario. Nei prossimi mesi gli italiani potranno assistere a chi interpreta la Giustizia alla Palamara. Al processo emergeranno delle verità. Io ricordo a me stesso che si tratta di una nave spagnola, che ha raccolto migranti in acque libiche e maltesi, ha rifiutato uno sbarco a Malta, un porto in Spagna, un secondo porto in Spagna e ha rifiutato l'arrivo di una nave spagnola». Salvini, che si è fermato a Capaci per rendere omaggio a Giovanni Falcone, ha ricordato anche l'articolo 52 della Costituzione, per cui la difesa della patria è sacro dovere del cittadino: «Vado a processo per questo, per aver difeso il mio Paese? Ci vado a testa alta, anche a nome vostro. Prima l'Italia. Sempre». E l'odissea giudiziaria continua.
Antonio Tajani (Ansa)
Tutto il traffico areo è paralizzato nella zona del Golfo: almeno 5.000 i voli cancellati, mentre nell’area sarebbero 58.000 gli italiani coinvolti. Da Mascate è passato anche il ministro della Difesa, Guido Crosetto, rimasto bloccato due giorni fa a Dubai, come migliaia di italiani, sotto il bombardamento iraniano, per rientrare in serata in Italia con il Gulfstream G550 dell’Aeronautica militare, partito dalla base di Pratica di Mare.
Crosetto, investito da molte critiche, in particolare dai deputati pentastellati della commissione Difesa che hanno presentato un’interrogazione sul perché l’Italia non sia stata avvisata dell’attacco israelo-americano a Teheran, prima di muoversi verso l’Oman ha rilasciato una nota durissima. Ha scritto su «X»: «Sto rientrando in Italia continuando a gestire da ieri la situazione con tutti gli strumenti tecnici necessari per farlo anche all’estero. Rientrerò da solo, per evitare l’esposizione a ulteriori pericoli ad altri. Ho già bonificato all’Aeronautica Militare una somma che è il triplo di quello che pagano i passeggeri sui voli di Stato. Lascerò qui la mia famiglia (che comprende la scelta), dopo essermi sincerato che per loro, come per gli altri cittadini italiani e stranieri, non ci siano rischi rilevanti se non quelli di nefasta casualità».
Crosetto ha poi precisato: «Trovo vergognoso e basso questo modo di fare polemica. Non penso che si possa strumentalizzare una situazione creatasi per eventi, l’attacco a Dubai, che non erano considerati tra le ipotesi di risposta iraniana. Ciò detto la mia presenza qui è stata utile nella gestione della crisi così come lo sono stati i contatti con i miei colleghi europei e mediorientali e quella che avrò con il Pentagono». A rispondere in Parlamento di quanto sta avvenendo sarà oggi il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, che ieri ha ricordato: «Abbiamo costituito al ministero degli Esteri una task force Golfo affinché tutti gli italiani possano essere assistiti nella maniera migliore possibile». Tajani in risposta a chi dice che il governo italiano è stato ignorato ha precisato: «Non sapevo della presenza di Crosetto a Dubai, ma lui è partito prima dell’attacco: noi siamo stati informati quando l’operazione era già iniziata. Mi ha chiamato il ministro degli Esteri israeliano, Gideon Sa’ar, per avvertirmi di quanto stavano facendo in accordo con gli americani». A Dubai c’è la maggiore concentrazione di italiani e ci sono molti studenti minorenni in gita. Tajani ha rassicurato: «In questo momento il console d’Italia è a contatto con questi ragazzi; sono tutti assistiti, sistemati negli alberghi ed è tutto garantito dal governo degli Emirati Arabi Uniti come mi aveva assicurato il ministro degli Esteri». Ad Abu Dhabi, dove c’è un’altra massiccia presenza di italiani, si è avuto un momento critico perché - ha comunicato il ministro degli Esteri - «è stato colpito un grattacielo vicino alla nostra sede diplomatica». La cantante Big Mama ha lanciato un appello: «Siamo bloccati a Dubai, sentiamo i missili sopra di noi, siamo tantissimi, sono terrorizzata». Un gruppo di italiani è fermo nell’isola di The Palm. Daniele Bovo, un ragazzo veronese di 21 anni, si è improvvisato reporter dagli Emirati e ha raccontato attimi di grande paura. A Dubai sono bloccati in aeroporto imprenditori pugliesi che di ritorno dall’India, una volta fatto scalo, non sono potuti ripartire. In totale gli italiani che si trovano nell’area di conflitto sono circa 58.000. Una mappa approssimativa ne stima 22.400 residenti tra Dubai e Abu Dhabi a cui si aggiungono circa 2.000 turisti. In Iran, dove da tempo c’è la massima allerta, si trovano 470 connazionali, in Libano ce ne sono 3.900 e circa 2.000 in Giordania. In Israele sono presenti 20.800 italiani e mille di questi militano nell’esercito di Tel Aviv, in Arabia Saudita ci sono 3.500 connazionali, in Qatar 3.200, in Kuwait 1.000, nel Bahrein circa 780 e in Iraq poco più di 550.
Ora si aggiunge anche un altro velato timore. I servizi britannici avvertono che due missili iraniani hanno colpito Cipro, ma Nicosia ha smentito. L’ex consigliere per la sicurezza della Casa Bianca, Jhon R. Bolton, conversando con Repubblica ha affermato che l’Italia sarebbe un possibile bersaglio, ipotesi già affacciata dall’ambasciatore israeliano a Roma Jonathan Peled. Teoricamente è possibile: i missili Soumar hanno una gittata di 3.000 chilometri, ma noi siamo un bersaglio al limite e comunque abbiamo un efficiente scudo sia nazionale che europeo, anche se dall’inizio dell’operazione israelo-americana a Teheran la base Nato di Aviano è in stato di massima allerta.
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Che cosa spinge un pilota a volare senza nessun altro a bordo? Magari a intraprendere un volo lungo e rischioso? Ecco una storia, poco nota, che aiuta a capire noi stessi!
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Da allora gli Stati Uniti hanno provato in mille modi a piegare l’Iran, prima con le cattive, poi con le buone, quindi di nuovo con le cattive. All’inizio sostennero il regime di Saddam Hussein, nella speranza che facesse cadere quello di Khomeini, poi - finita una guerra che durò otto anni e provocò un milione di morti - provarono con le sanzioni economiche. Quindi, con l’arrivo di Barack Obama, tentarono la via dell’accordo, per impedire che Teheran proseguisse l’arricchimento dell’uranio e si dotasse della bomba atomica. Infine, una volta eletto al suo primo mandato Donald Trump, ritornarono alla dottrina delle maniere forti. Resosi conto che l’Iran continuava i piani per ottenere armamenti nucleari, prima ruppe le intese rimettendo le sanzioni e poi autorizzò l’uccisione del capo delle forze speciali iraniane, un’organizzazione che negli anni aveva tessuto una formidabile rete di alleanze militari nella regione. Già, perché l’Iran in mezzo secolo ha cercato di imporre all’islam la sua guida, sposando la causa palestinese e finanziando un’infinità di movimenti terroristici. Hezbollah in Libano, Hamas a Gaza, gli Huthi nello Yemen, più chiunque fosse in grado di destabilizzare il Medio Oriente. Gli sciiti di Teheran hanno armato fino ai denti tutti, persino gruppi sunniti, con l’obiettivo di conquistare un giorno la Mecca, sfrattando la monarchia saudita. Per capire che cosa questo ha significato è sufficiente pensare a che cosa sia successo negli anni in Libano, Siria, Yemen, Gaza, Iraq e via.
Dunque appare piuttosto curioso che, come ha fatto ieri Ezio Mauro su Repubblica, si definisca l’intervento degli Stati Uniti e di Israele una «Guerra del disordine mondiale». Ciò a cui abbiamo assistito per anni è stato proprio questo: un conflitto permanente che nella regione aveva come obiettivo il caos. Gli ayatollah miravano a spazzare via i governi di Arabia, Giordania, Egitto, per imporre il loro predominio. Per definire ciò che sta accadendo a Teheran si rispolverano vecchie categorie del passato. Si parla di «nuovo imperialismo» e si rivendica la necessità di rilanciare l’Onu, ovvero quella stessa organizzazione che non soltanto ha assistito impotente a ogni conflitto, ma negli anni ha consentito a regimi sanguinari come quello iraniano di salire in cattedra e rappresentare la difesa dei diritti civili. Il responsabile Esteri del Pd, Giuseppe Provenzano, sostiene che l’unica via per risolvere la crisi e ripristinare il diritto internazionale sia il dialogo, senza rendersi conto che la diplomazia è stata sepolta da quasi mezzo secolo di dittatura.
«Infiammare il Golfo è un boomerang», ammonisce l’ex ministro montiano Andrea Riccardi, a capo della comunità di Sant’Egidio, aggiungendo: «Ora Putin e Xi avranno campo libero». Ma se c’è una cosa che si capisce dalle reazioni di Russia e Cina è proprio che la fine degli ayatollah mette in seria difficoltà anche Mosca e Pechino. La prima non potrà più disporre dei droni di fabbricazione iraniana che tanto sono serviti per contrastare le forze dell’Ucraina. La seconda invece non avrà più modo di contare sul petrolio di Teheran per alimentare la sua economia. E il gigante asiatico, senza il combustibile iraniano e venezuelano, non può far correre le sue fabbriche e sarà costretto a rallentare.
Altro che disordine mondiale. Se l’operazione di Stati Uniti e Israele riuscirà a decapitare il regime teocratico di Teheran, il mondo sarà un po’ meno minacciato. O per lo meno questo è ciò che si spera.
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Prima dell’escalation, le stime per il 2026 indicavano un mercato in eccesso di offerta, con prezzi attorno ai 60 dollari. Ora gli analisti avvertono che, se le interruzioni persistessero, oggi i futures del Brent potrebbero anche schizzare a 100 dollari. Secondo Rystad Energy, l’impatto potenziale della chiusura – anche considerando deviazioni via oleodotti sauditi ed emiratini – equivarrebbe a una perdita netta di 8-10 milioni di barili al giorno; le stime parlano di 6,5-7,5 milioni di barili deviabili, ma resterebbe un calo vicino al 13% dell’offerta globale. In base all’analisi storica di Bloomberg Economics, una riduzione dell’1% dell’offerta tende a spingere i prezzi del 4%. Non sorprende che JPMorgan Chase veda scenari a 120-130 dollari, mentre Rabobank è più cauta (oltre 90 nel breve). L’Opec+, l’organizzazione dei Paesi esportatori di oro nero allargata alla Russia, ha annunciato ieri un aumento di 206.000 barili al giorno da aprile: meno dello 0,2% della domanda mondiale, insufficiente a compensare un blocco prolungato.
«Il fattore chiave è Hormuz», ha osservato Ajay Parmar di Icis. La chiusura può avvenire di fatto anche senza atto formale: se le assicurazioni rifiutano la copertura «war risk», le navi smettono di navigare. I premi sono già saliti oltre il 50%: assicurare una petroliera da 100 milioni di dollari costa circa 375.000 dollari a viaggio, contro i 250.000 precedenti. Oltre 150 petroliere risultano ancorate oltre lo Stretto secondo Al Jazeera e i pasdaran avrebbero colpito tre navi, con un morto, feriti e danni. Il colosso Msc ha ordinato alle navi nel Golfo di mettersi al riparo, così come Maersk ha sospeso i transiti.
Il conto non è solo petrolifero. Il Gnl, ovvero il gas liquefatto, è il vero nervo scoperto europeo. In Italia le importazioni nel 2025 hanno superato 20,9 miliardi di metri cubi, un terzo dei consumi nazionali (erano il 23,7% un anno prima), in crescita del 41% sul 2024. Il 90% dei carichi è arrivato da Stati Uniti (44,3%, oltre 9 miliardi di mc), Qatar (24,4%) e Algeria (21,3%). Un blocco di Hormuz avrebbe dunque ripercussioni immediate sui prezzi spot europei e sulle bollette del gas e della luce, dato che metà della produzione di elettricità in Italia è figlia del gas.
L’onda lunga della guerra tocca poi trasporti e commercio. La chiusura parziale degli spazi aerei in Iran, Iraq, Israele e nei Paesi del Golfo ha provocato la più ampia interruzione dei voli dalla pandemia: migliaia di cancellazioni, hub come Dubai in tilt. Secondo i dati raccolti dal sito di tracciamento dei voli FlightAware, domenica mattina oltre 6.700 voli risultavano in ritardo e 1.900 cancellati in tutto il mondo, numeri da sommare alle migliaia del giorno prima.
Dicevamo del commercio... l’interscambio Italia-Paesi del Golfo vale 29,4 miliardi di euro. Solo verso gli Emirati le esportazioni hanno toccato 7,9 miliardi nel 2024 (+19,4%), con un avanzo di 6 miliardi: meccanica, macchinari, moda, gioielli, arredo e agroalimentare. Centinaia di imprese italiane operano nell’area dove risiedono 13.000 connazionali.
Ci aspettano giorni di incertezza, dunque, che è nemica del business. Ma i rincari energetici inevitabilmente impattano sull’inflazione. Secondo uno studio della Federal Reserve, ogni aumento di 10 dollari del petrolio può aggiungere 20 punti base all’inflazione. Se i prezzi salissero di 30-40 dollari, l’effetto sui listini energetici e sui costi industriali sarebbe significativo. «Non sono preoccupato», ha detto Donald Trump, che può contare su produzione petrolifera e di gas di tutto rispetto. Ma per mercati, imprese e famiglie il conto della guerra è già iniziato.
Il fattore determinante sarà comunque il tempo. La durata del conflitto. A metà giugno si temeva il peggio, quando Israele e Iran iniziarono a bombardarsi a vicenda, poi in 12 giorni si concluse la guerra. E i rincari rientrarono. Proprio in virtù di questo precedente un ottimista storico dei mercati come Ed Yardeni ha spiegato: «Non ci sorprenderebbe se l’eventuale svendita dell’S&P 500 (l’indice più rappresentativo di Wall Street, ndr) di lunedì si trasformasse in un rally, trainato dalle aspettative di un calo dei prezzi del petrolio una volta terminata l’ultima guerra in Medio Oriente. Anche il prezzo dell’oro potrebbe registrare un’altra flessione lunedì. I rendimenti obbligazionari potrebbero scendere a causa sia della domanda di beni rifugio sia delle prospettive post-belliche di un calo dei prezzi del petrolio». Chi avrà ragione? Di sicuro la finanza ragiona diversamente dagli imprenditori e dai cittadini, che invece pagano e basta. Intanto, le Borse di Dubai e Abu Dhabi oggi e domani resteranno chiuse.
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