Il M5s in trincea sulla prescrizione
I grillini non cedono sulla riforma Bonafede, prime schermaglie con Forza Italia. La norma sulla durata dei processi resta il terreno di scontro nella maggioranza.

Se il buongiorno si vede dal mattino, le possibilità che la maggioranza possa trovare una sintesi sulla riforma della giustizia restano al lumicino. Anche dopo il garbato ultimatum del Guardasigilli Marta Cartabia, che non ha esitato a legare alla riforma dei processi penale, civile e del Csm l’erogazione, da parte dell’Ue, dei soldi del Recovery. Il day after parlamentare all’uscita del ministro e alle prime proposte dei tecnici ingaggiati da Via Arenula, infatti, lascia fin troppo facilmente intuire che la resistenza di M5s a ogni ipotesi di modifica delle norme sulla prescrizione, che possano essere lette come una plateale sconfessione della riforma Bonafede (peraltro già in procinto di essere modificata dalla fu maggioranza giallorossa), sarà tale da rendere impossibile ogni accordo, anche al ribasso.

In mezzo alle numerose reazioni positive o quanto meno possibiliste sull’impianto delle riforme, che hanno caratterizzato i commenti dei responsabili giustizia delle varie forze politiche, si sono distinti i toni polemici dei grillini, che già a caldo avevano intravisto delle «criticità» nelle proposte del ministro. Il problema, però, è che effettivamente i tecnici del ministero hanno fatto capire, pur con modi garbati, che non ci potrà essere riforma senza la cancellazione della prescrizione in salsa grillina. E così, quando ancora tutto è fermo, senza nemmeno gli emendamenti annunciati dal governo per la prossima settimana su cui ragionare, ci sono già state le prime scintille: il sottosegretario forzista Francesco Paolo Sisto ha affermato che «il processo eterno finirà» e che «alla prescrizione bisognerà mettere mano», aggiungendo che i tecnici del ministero hanno chiarito che «nessuno è d’accordo con la prescrizione di Bonafede». Tanto è bastato per innescare, a stretto giro di posta, la replica del capogruppo grillino in commissione Giustizia alla Camera, Eugenio Saitta, il quale ha parlato di «parole e proposte provocatorie e irricevibili che non aggiungono nulla di concreto al dibattito».

L’impressione, però, è che quando il dibattito entrerà nel vivo, le cose non cambieranno di molto, a dispetto dell’atteggiamento più positivo assunto dagli altri partiti: il Pd ha parlato di riforma «saggia e coraggiosa» che va sostenuta, mentre la Lega, pur impegnata assieme ai Radicali sul fronte referendario, ha condiviso, per bocca di Giulia Bongiorno, alcuni presupposti della riforma prospettata dalla Cartabia anche se la priorità, per l’ex ministro della Pubblica amministrazione, è quella di mettere mano al Csm e stroncare il sistema correntizio.

Sulla prescrizione le proposte sul tavolo sono due, ed entrambe andrebbero a smantellare la disciplina introdotta da Bonafede (che blocca la prescrizione dopo la sentenza di primo grado): la prima prevede che il decorso della prescrizione si interrompa per due anni dopo la condanna di primo grado e per un anno dopo quella d’appello. Se entro questi periodi non si arriva a sentenza, la sospensione cessa e il calcolo riparte, comprendendo anche il tempo dell’interruzione. La seconda ipotesi prevede lo stop alla prescrizione dopo l’esercizio dell’azione penale, ma a patto che il processo abbia una durata inferiore ai quattro anni in primo grado, tre in appello e due in Cassazione, altrimenti c’è l’improcedibilità. Sempre sul fronte penale, le altre proposte principali sono quella di impedire che il pm possa appellare le sentenze di assoluzione e di condanna (ferma restando la possibilità di ricorrere in Cassazione) e l’estensione del ricorso a pene e riti alternativi.

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