True
2026-01-31
L’opposizione scimmiotta i partigiani per un convegno sulla remigrazione
Ansa
Poco prima che l’iniziativa abbia inizio, la sala viene occupata da una brigata di deputati di Pd, M5s, Avs e Azione (tra gli altri Angelo Bonelli, Nicola Fratoianni, Matteo Orfini, Filippo Sensi, Arturo Scotto, Riccardo Ricciardi, Francesco Silvestri, Gilda Sportiello, Carmela Auriemma, Gianni Cuperlo). Furgiuele si siede al banco dei relatori ma al posto dei suoi invitati ci sono i parlamentari d’opposizione, che sventolano la Costituzione e cantano Bella ciao. Il parapiglia è, in realtà, contenuto: qualche leggero spintone e qualche parolaccia, nessun episodio violento o comunque da rivedere al Var, le classiche urla «Via i nazisti dalla Camera!» alle quali si ribatte con «La democrazia di cui vi riempite la bocca qui non viene rispettata!» e via così. Gustoso lo scambio di battute tra Furgiuele e Ricciardi del M5s: «Lui, è quello che ha fatto la decima in Aula», dice Ricciardi indicando il leghista; «Certo che l’ho fatta! Infatti il presidente della Camera mi ha cacciato», risponde un impagabilmente flemmatico Furgiuele. Ridono un po’ tutti: i tempi sono cambiati, si pensa più a fare i video per i social che a fronteggiarsi con asprezza. Per recuperare almeno qualche insulto degno di nota occorre accontentarsi di un «Oh cretino, abbassa il tono» (Furgiuele a Cuperlo) con risposta «Oh stupido!» (Cuperlo a Furgiuele), con Ricciardi che commenta con malignità: «Furgiuele che dà dello stupido a Cuperlo è già qualificante».
Gli «ospiti» dunque nella sala stampa non ci sono, e mai entreranno: per la prima volta nella storia di Montecitorio, infatti, la conferenza stampa, così come tutte le altre previste per la giornata, viene annullata per motivi di ordine pubblico. Furgiuele tenta un blitz da un altro ingresso, ma niente da fare: i protagonisti della (non) conferenza stampa si radunano così all’esterno del palazzo, protestano, urlano a favor di telecamere: «Antifascisti mafiosi!» e a Riccardo Magi, che espone una foto di Giacomo Matteotti, qualcuno risponde «Matteotti sta bene dove sta» (ironia della sorte, Ricciardi rivela un paio di ore dopo su X che la prossima iniziativa programmata da Furgiuele, dal titolo assai meno divisivo «Dal made in Italy al made by italians, verso il diritto alla bellezza e alla felicità» si svolgerà nella Sala Matteotti di Montecitorio.
Al termine della giornata la sensazione è che tutti i protagonisti abbiano raggiunto il loro obiettivo: la sinistra può vantarsi di «aver impedito l’ingresso dei nazisti in Parlamento» mentre Furgiuele e i suoi hanno conquistato i titoli dei siti e dei tg e possono gridare alla censura antidemocratica. Suscita ilarità più che stupore il commento della capogruppo Avs alla Camera, Luana Zanella, che propone di «giungere a una regolamentazione che escluda l’ospitalità a gruppi che si richiamano all’ideologia fascista, come quelli che predicano la remigrazione e che praticano la violenza»: Daspo a vita da Montecitorio quindi anche ai gruppi, ai gruppetti e gruppettari dei centri sociali che sfasciano le città e aggrediscono le forze dell’ordine.
All’insegna della più profonda amarezza il commento che l’europarlamentare Roberto Vannacci affida a Facebook: «Oggi a Montecitorio», denuncia Vannacci, «è morta la democrazia. A un parlamentare è stato impedito con la forza di poter democraticamente esprimere le sue opinioni in uno spazio della Camera dei deputati e in un evento regolarmente autorizzato, programmato e pianificato. Una formazione chiassosa di parlamentari di sinistra, guidati da Bonelli, ha occupato l’Aula causando problemi di sicurezza e facendo annullare non solo quella ma tutte le conferenze stampa organizzate nella giornata. Quando si lascia decidere a una sola fazione del Parlamento chi può parlare e chi no, la democrazia è morta e la tirannia impera. I primi a violare uno dei principi fondamentali della nostra Carta costituzionale», aggiunge Vannacci, «sono stati questi sgangherati parlamentari che, evidentemente, non conoscono l’articolo 21 oppure lo applicano solo a loro uso e consumo secondo una rodata consuetudine della sinistra (puoi parlare solo se la pensi come me). Mi auguro un deciso intervento del capo dello Stato che è garante e custode della nostra Costituzione».
«Ritengo», sottolinea il leader della Lega, Matteo Salvini, «che interrompere una discussione, un ragionamento, una conferenza stampa, un incontro pubblico di qualcuno che legalmente ne ha fatto richiesta, non sia democratico, non sia civile, non sia tollerabile».
Continua a leggereRiduci
Un manipolo di deputati (Pd, M5s, Avs, +Europa e Azione) occupa la sala della Camera e fa annullare la conferenza stampa voluta dal leghista Furgiuele. Calpestata la Costituzione sulle note di «Bella ciao».Una grottesca sceneggiata, con qualche tratto di involontaria comicità, quella che ha visto ieri come teatro la sala stampa della Camera dei deputati, dove la programmata conferenza stampa promossa dal deputato leghista Domenico Furgiuele, vicino a Roberto Vannacci, per il lancio della raccolta firme per la proposta di legge d’iniziativa popolare sulla remigrazione, è stata bloccata dai parlamentari d’opposizione e poi definitivamente annullata. La conferenza, già al centro di feroci polemiche nei giorni scorsi, prevedeva gli interventi dei promotori della proposta di legge, tra i quali Casapound (già protagonista nel 2011 di un’iniziativa alla Camera su Ezra Pound e contro l’usura), il Veneto Fronte Skinheads, la rete dei Patrioti e Brescia ai bresciani.Poco prima che l’iniziativa abbia inizio, la sala viene occupata da una brigata di deputati di Pd, M5s, Avs e Azione (tra gli altri Angelo Bonelli, Nicola Fratoianni, Matteo Orfini, Filippo Sensi, Arturo Scotto, Riccardo Ricciardi, Francesco Silvestri, Gilda Sportiello, Carmela Auriemma, Gianni Cuperlo). Furgiuele si siede al banco dei relatori ma al posto dei suoi invitati ci sono i parlamentari d’opposizione, che sventolano la Costituzione e cantano Bella ciao. Il parapiglia è, in realtà, contenuto: qualche leggero spintone e qualche parolaccia, nessun episodio violento o comunque da rivedere al Var, le classiche urla «Via i nazisti dalla Camera!» alle quali si ribatte con «La democrazia di cui vi riempite la bocca qui non viene rispettata!» e via così. Gustoso lo scambio di battute tra Furgiuele e Ricciardi del M5s: «Lui, è quello che ha fatto la decima in Aula», dice Ricciardi indicando il leghista; «Certo che l’ho fatta! Infatti il presidente della Camera mi ha cacciato», risponde un impagabilmente flemmatico Furgiuele. Ridono un po’ tutti: i tempi sono cambiati, si pensa più a fare i video per i social che a fronteggiarsi con asprezza. Per recuperare almeno qualche insulto degno di nota occorre accontentarsi di un «Oh cretino, abbassa il tono» (Furgiuele a Cuperlo) con risposta «Oh stupido!» (Cuperlo a Furgiuele), con Ricciardi che commenta con malignità: «Furgiuele che dà dello stupido a Cuperlo è già qualificante». Gli «ospiti» dunque nella sala stampa non ci sono, e mai entreranno: per la prima volta nella storia di Montecitorio, infatti, la conferenza stampa, così come tutte le altre previste per la giornata, viene annullata per motivi di ordine pubblico. Furgiuele tenta un blitz da un altro ingresso, ma niente da fare: i protagonisti della (non) conferenza stampa si radunano così all’esterno del palazzo, protestano, urlano a favor di telecamere: «Antifascisti mafiosi!» e a Riccardo Magi, che espone una foto di Giacomo Matteotti, qualcuno risponde «Matteotti sta bene dove sta» (ironia della sorte, Ricciardi rivela un paio di ore dopo su X che la prossima iniziativa programmata da Furgiuele, dal titolo assai meno divisivo «Dal made in Italy al made by italians, verso il diritto alla bellezza e alla felicità» si svolgerà nella Sala Matteotti di Montecitorio. Al termine della giornata la sensazione è che tutti i protagonisti abbiano raggiunto il loro obiettivo: la sinistra può vantarsi di «aver impedito l’ingresso dei nazisti in Parlamento» mentre Furgiuele e i suoi hanno conquistato i titoli dei siti e dei tg e possono gridare alla censura antidemocratica. Suscita ilarità più che stupore il commento della capogruppo Avs alla Camera, Luana Zanella, che propone di «giungere a una regolamentazione che escluda l’ospitalità a gruppi che si richiamano all’ideologia fascista, come quelli che predicano la remigrazione e che praticano la violenza»: Daspo a vita da Montecitorio quindi anche ai gruppi, ai gruppetti e gruppettari dei centri sociali che sfasciano le città e aggrediscono le forze dell’ordine. All’insegna della più profonda amarezza il commento che l’europarlamentare Roberto Vannacci affida a Facebook: «Oggi a Montecitorio», denuncia Vannacci, «è morta la democrazia. A un parlamentare è stato impedito con la forza di poter democraticamente esprimere le sue opinioni in uno spazio della Camera dei deputati e in un evento regolarmente autorizzato, programmato e pianificato. Una formazione chiassosa di parlamentari di sinistra, guidati da Bonelli, ha occupato l’Aula causando problemi di sicurezza e facendo annullare non solo quella ma tutte le conferenze stampa organizzate nella giornata. Quando si lascia decidere a una sola fazione del Parlamento chi può parlare e chi no, la democrazia è morta e la tirannia impera. I primi a violare uno dei principi fondamentali della nostra Carta costituzionale», aggiunge Vannacci, «sono stati questi sgangherati parlamentari che, evidentemente, non conoscono l’articolo 21 oppure lo applicano solo a loro uso e consumo secondo una rodata consuetudine della sinistra (puoi parlare solo se la pensi come me). Mi auguro un deciso intervento del capo dello Stato che è garante e custode della nostra Costituzione». «Ritengo», sottolinea il leader della Lega, Matteo Salvini, «che interrompere una discussione, un ragionamento, una conferenza stampa, un incontro pubblico di qualcuno che legalmente ne ha fatto richiesta, non sia democratico, non sia civile, non sia tollerabile».
Al «Giorno della Verità» sono intervenuti Georg Gufler, Chief Executive Officer di Doppelmayr Italia; Fulvio Giuliani, giornalista e responsabile comunicazione di Interporto Rivers; e Stefano Paggi, Chief Technology & Operation Officer di FiberCop, in un confronto moderato dal vicedirettore de La Verità Giuliano Zulin. Al centro del dibattito la trasformazione della competitività italiana tra mobilità sostenibile, infrastrutture digitali e logistica integrata.
Georg Gufler, Chief Executive Officer di Doppelmayr Italia; Fulvio Giuliani, giornalista e responsabile comunicazione di Interporto Rivers; e Stefano Paggi, Chief Technology & Operation Officer di FiberCop, insieme al vicedirettore de La Verità Giuliano Zulin che ha moderato il panel. Sono i protagonisti del confronto La fabbrica del futuro, andato in scena al «Giorno della Verità», dedicato alla sfida della competitività nella rivoluzione digitale italiana.
Al centro del dibattito l’idea di una fabbrica del futuro più veloce, connessa e integrata tra sistemi di trasporto, logistica e infrastrutture digitali. Un modello in cui, è stato sottolineato, la circolazione delle merci e delle informazioni diventa elemento decisivo di sviluppo.
Gufler ha descritto la mobilità come una sfida centrale per lo sviluppo sostenibile dei territori, illustrando l’attività di Doppelmayr Italia, società attiva da oltre 130 anni e con più di 600 installazioni realizzate in Italia tra impianti turistici e urbani. Tra i punti chiave del suo intervento, il ruolo dei sistemi a fune come soluzione complementare alle infrastrutture tradizionali, con tempi di realizzazione più rapidi e costi inferiori rispetto ad altre opere, oltre a benefici in termini di impatto ambientale e consumo di suolo.
Nel panel è stato inoltre citato un progetto realizzato a Parigi, con cinque stazioni collegate alla rete metropolitana e ferroviaria, che avrebbe consentito una riduzione dei tempi di percorrenza di circa 22 minuti.
Ampio spazio anche alla digitalizzazione delle infrastrutture. Paggi ha richiamato il ruolo di FiberCop e l’obiettivo di estendere la connessione veloce a circa 20 milioni di unità tra famiglie e imprese, sottolineando la centralità della rete come infrastruttura strategica per la competitività del Paese.
Sul fronte logistico, Giuliani ha illustrato il ruolo degli interporti come nodi fondamentali per lo smistamento delle merci. In Italia ne esistono circa trenta, ha ricordato, e rappresentano una componente ancora poco conosciuta ma strategica della catena logistica nazionale. L’interporto di Marghera è stato indicato come esempio di crescita recente, con oltre un milione e mezzo di tonnellate movimentate nell’anno.
Nel dibattito è emersa anche la necessità di rafforzare il trasporto intermodale e le connessioni con i traffici marittimi e le direttrici europee, così come la possibilità di utilizzare sistemi innovativi anche per il cosiddetto «ultimo miglio» urbano.
Infine, è stato affrontato il tema delle tecnologie avanzate, dall’intelligenza artificiale alla crittografia quantistica, considerate strumenti destinati a incidere sia sull’elaborazione dei dati sia sulla sicurezza delle reti digitali.
In chiusura, una riflessione sul bisogno di accelerare il cambiamento infrastrutturale e produttivo del Paese, tra investimenti, innovazione e superamento delle resistenze alla trasformazione.
Continua a leggereRiduci
Il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti
Nessun attrito con il ministro della Difesa Guido Crosetto sul tema dei fondi per il comparto militare. Lo ha chiarito il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti intervenendo al «Giorno della Verità», rispondendo a una domanda sulle presunte tensioni interne al governo.
«Il mestiere del ministro dell’Economia è vedere che tutti i ministri, legittimamente, chiedono stanziamenti e finanziamenti, e chi deve quadrare il bilancio deve utilizzare in modo saggio e opportuno le risorse», ha spiegato Giorgetti, sottolineando come non vi sia «nessun conflitto in particolare».
Nel suo intervento il titolare del Mef ha richiamato anche il contesto internazionale e gli impegni dell’Italia, che hanno inciso sulle scelte di bilancio e sul confronto con le istituzioni europee. In questo quadro, ha ricordato, si è sviluppato un negoziato con la Commissione Ue, che avrebbe recepito le richieste italiane legate alla gestione della spesa e alla considerazione di alcuni capitoli come parte del più ampio concetto di sicurezza nazionale.
Giorgetti ha insistito sulla necessità di una gestione «saggia» delle risorse pubbliche, soprattutto in una fase in cui le richieste di spesa aumentano in diversi settori e i margini di bilancio restano limitati.
Ampio spazio anche al tema dei conti pubblici e del debito, con riferimento alle dinamiche legate alle revisioni statistiche e agli effetti delle politiche fiscali adottate negli ultimi anni. Il ministro ha ricordato come alcuni dati siano ancora provvisori e soggetti a revisione da parte di Istat ed Eurostat, con una definizione attesa nei prossimi mesi.
Nel corso del dialogo è emersa anche la questione del Superbonus, richiamato da Giorgetti come esempio di misura che ha avuto un impatto rilevante sui conti pubblici e che ha richiesto successivi interventi correttivi. Una scelta che, nelle sue parole, si inserisce nel contesto delle decisioni prese in fase emergenziale e poi ritarate dai governi successivi.
Più in generale, il ministro ha ribadito l’esigenza di tenere insieme crescita, sostenibilità del debito e rispetto dei vincoli europei, in un quadro che resta complesso e condizionato da variabili economiche e geopolitiche. Le previsioni, ha osservato, dipendono infatti da molteplici fattori e possono cambiare in base all’evoluzione dello scenario internazionale.
Continua a leggereRiduci
Guido Crosetto e Maurizio Belpietro
,Il ministro della Difesa Guido Crosetto intervistato dal direttore Maurizio Belpietro al Giorno della Verità spiega: «Nessun problema con Giorgetti, mai litigato con lui fondi per la Difesa».
Per gli Usa non esiste alcuna ragione per lamentarsi dell'Italia. Il ministro della Difesa liquida così la questione Roma Washington e la presunta rottura dei rapporti tra Giorgia Meloni e Donald Trump dovuta alla famosa telefonata sfogo del presidente degli Stati Uniti. Crosetto, incalzato dal direttore Belpietro, ha riconosciuto che esiste da parte degli Stati Uniti un malessere dovuto al fatto che l'Europa negli ultimi anni ha speso troppo poco per la Difesa. Un argomento che però «aveva già sollevato Obama prima e Biden poi, prima di lui». Crosetto ha spiegato che non esiste l'impegno di portare le spese per la difesa al 3,5% e che «il 5 comprende la parte di sicurezza, quindi le forze di polizia. Un impegno fatto al 2035. L'impegno che esiste è preso dal Parlamento: un aumento dello 0,15 ogni anno». E «quest'anno non c'è stato», ha riconosciuto il ministro, spiegando: mi è chiaro: «non siamo usciti dalla procedura di infrazione». Crosetto ha però detto di aspettarsi che nella finanziaria del prossimo anno «l'impegno che ci siamo presi, che ripeto non è il 3,5, ma è lo 0,15 per anno, sarà portato avanti. Il ministro si è detto convinto che «Giorgetti è assolutamente consapevole di questa cosa».
In questa occasione a Belpietro spiega che con Giorgetti non c'è alcun tipo di discussione e non c'è mai stata. «So che Giancarlo (Giorgetti, ndr) sa perfettamente quali sarebbero le cose che io vorrei. Io so perfettamente quali sono le cose che lui può fare e i tempi con cui può farle, per cui è impossibile che noi litighiamo» ma «sul Safe dipende dalla possibilità che lui ha». Poi si chiede: «I paesi del nord e est Europa sono spaventati da Putin, non so se a torto o a ragione, ma stanno spendendo in difesa più di chiunque altro. Putin arriverà a 2,4 milioni di soldati. Qualcuno mi deve spiegare a cosa servono visto che sono troppi anche per l'Ucraina».
Per Crosetto le crisi e le guerre sono dovute alla «sfida degli Usa con la Cina, iniziata 15-20 anni che sta arrivando a un punto di rottura". D'altro canto la guerra ha cambiato faccia e questa sfida «sarà sempre di più sull'intelligenza artificiale, chi arriva prima, sulla quantistica, sul computer quantistico, sullo spazio», ha detto Crosetto, osservando che la Cina ha «un'unica regia e un unico attore che è lo Stato", con una strategia centrale e investimenti massicci. Gli Stati uniti, al contrario, stanno fondando una parte della propria risposta su grandi multinazionali tecnologiche, alcune delle quali hanno ormai capacità superiori a quelle degli Stati. «Perché è la prima volta nella storia dell'umanità che ci sono aziende private che dispongono di strumenti tecnologici superiori a quelli di cui dispongono gli Stati» ha precisato Crosetto, riferendosi a Space X di Elon Musk. Per Crosetto il nodo per Trump resta Israele, perché «la capacità militare di Israele non può reggere senza l'aiuto degli Usa. Israele è ossessionato dall'eliminazione di Hezbollah in Libano. Ma eliminare Hezbollah significa eliminare il Libano. Quindi non è possibile».
Continua a leggereRiduci