
«Al momento nessun partito, ma tutto può succedere, io non cambio le mie idee». L’ex generale Roberto Vannacci, intervistato ieri sera dal condirettore della Verità Massimo de’ Manzoni alla Festa dei lettori controcorrente ad Abano Terme, ha toccato tutti i massimi temi di attualità. Dal suo progetto politico alla remigrazione, da Trump all’Ucraina, passando per l’Unione europea che «andrebbe riformata».
La «vannaccimania», come la chiama De’ Manzoni, è ingranata. Anche se l’europarlamentare non si sbilancia. «Non sono cambiato, anzi, continuo a dire che bianco è bianco e nero è nero. Il grigio non mi piace e continuo ad andare dritto per i miei ideali. Allo stato attuale, al di là del grande rumore dei giornali, non c’è nulla, ma il domani non posso ipotecarlo».
Mai dire mai insomma. Un Vannacci possibilista. Se gli chiedi se sia vero che non fonderà mai un partito lui risponde: «Non è vero, chi lo sa, non lo escludo, vedremo come andrà a finire. Se sarò capace di intercettare le aspettative dell’elettorato senza cambiare i miei valori allora va bene». E sull’altro tema di lasciare la Lega? «Intanto continuo sulla mia strada, l’unica fedeltà è ai valori, alle idee e ai principi, se l’elettorato mi vorrà seguire bene, altrimenti vorrà dire che ho sbagliato. Io non cambio idea come tira il vento». Salvini avvertito.
Futuro nazionale è un logo che piace già a molti. Soprattutto a quelle anime scontente di destra. «Credo che ci siano molti cittadini che hanno visto in parte tradite le loro aspettative, un malcontento elevato che coinvolge tutti quanti, basta vedere il tasso di assenteismo. Molta popolazione non si sente rappresentata dall’offerta politica attuale. Ma non andando a votare non delegittimo chi viene votato piuttosto gli do ancora più valore. Chi viene eletto beneficia anche di quel voto non espresso da parte di chi non va votare».
Ma anche Vannacci fa parte di un partito che ha deluso molti, essendo vicesegretario della Lega. Forse anche lui ha contribuito a questa delusione? «No, non me la sento perché sono sempre stato coerente con le mie convinzioni. Anche se nella Lega ci sono posizioni diverse».
E sull’Ucraina? Vannacci è contrario al supporto militare. «Sono convinto che sia al di fuori di qualsiasi interesse europeo e nazionale e questo supporto non fa altro che allungare l’agonia della guerra, più distruzione e più misera, sia da parte ucraina che europea».
Da europarlamentare, ovviamente, Vannacci esprime la sua idea anche sull’istituzione che rappresenta, che secondo lui andrebbe «totalmente cambiata». «Certo, non possiamo distruggerla e ripartire da capo, ma possiamo riformarla. Si possono porre dei correttivi a questa Unione che non fa gli interessi delle singole nazioni ma solo di alcune. Dal 1992 ad oggi è dimezzata la sua quota sul Pil mondiale, dal 30 al 15%. Anche il Mercosur è uno scellerato accordo che metterà in crisi agricoltura e lavoratori. Da quando c’è l’Ue le nazioni sono diventate tutte più povere».
E poi ricorda Prodi con la famosa frase, dopo l’avvento dell’euro, «lavorerete un giorno in meno ma sarete pagati come se lavoraste un giorno in più». «Invece si è perso il potere d’acquisto e le capacità produttive, con la desertificazione industriale di tutta l’eurozona e la farsa del Green deal. In ambito internazionale poi siamo insignificanti. È oggettivo che questa Ue sia un fallimento. Una dittatura autoreferenziale».
E poi un grande elogio a Trump. «È l’attore internazionale che più di tutti sta lavorando per disarticolare questa Ue. Senza una crisi queste istituzioni non si possono riformare perché sono autoconservative e tendono a erigere muri. Trump sta dando una mano a tutti coloro che vorrebbero una riforma dell’Ue. Anche la Groenlandia aveva solo lo scopo di mettere l’Ue e alcuni leader in crisi e su questo ha fatto filotto. L’Ue ha risposto come un paziente epilettico facendo male a sé stessa. Un’isteria totale».
Infine, il concetto più caro a Vannacci, la remigrazione. «Ecco, l’Ue ci ha riempito dei disperati della terra». «Non è la deportazione con vagoni piombati verso la morte, come la sinistra vuol far credere. Si è giocato sul termine deportazione e quello che sta succedendo negli Usa. Ma to deport in inglese vuole dire rimpatriare e remigrare vuol dire rimpatriare. Non è nemmeno un rimpatrio forzato ma chi non ha diritto di venire in Italia deve tornare al suo Paese e ciò non è una bestemmia. E non è vero che sfuggono dalla guerra. Solo il 15% hanno diritto di asilo». Ma allora perché vengono da noi? «Perché si approfittano del nostro Stato sociale che ci siamo conquistati con il nostro lavoro». E favorisce i metodi coatti per chi non rispetta le regole. «La forza è meglio non usarla ma quando è necessario va usata. E i signori in divisa vanno protetti perché difendono tutti noi. Poi non ci lamentiamo se l’insicurezza aumenta. C’è bisogno di qualcuno che modifichi queste leggi e che le renda non interpretabili ma blindate. Non è possibile vivere in una situazione dove le forze dell’ordine hanno paura ad usare l’arma. Non possono aver paura a svolgere il proprio dovere perché va a finire che non lo svolgono. Se vengo aggredito devo avere il diritto di reagire senza la paura di essere incriminato per omicidio volontario. E la connessione tra immigrazione e delinquenza è una cosa oggettiva. L’immigrazione di massa è pericolosa perché disarticola la nostra società e la frantuma. E l’immigrazione islamica, in particolare, non è compatibile con i nostri valori».
E dalla sala si levarono 92 minuti di applausi.






