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2026-01-30
La Meloni blinda i soldati di «Strade sicure»
Ansa
Ma soprattutto, quello del premier è un segnale politico all’opposizione. La quale invoca più polizia nello stesso momento in cui denuncia la «deriva securitaria» del governo. Incartandosi sul caso degli agenti americani dell’Ice alle Olimpiadi. Il sindaco del capoluogo lombardo, Beppe Sala, ha escluso che parteciperà alla manifestazione di protesta di domani, citando impegni istituzionali. Però, ha aggiunto, «quello che dovevo dire sull’Ice credo di averlo detto, l’idea che sul nostro territorio ci sia questa milizia non mi va». Persino Antonio Guterres, segretario Onu, si è preoccupato: «La sovranità dell’Italia sia rispettata». Ansia mal riposta. Salvini, ieri, ha precisato che «ci saranno due tecnici civili nelle sale operative, quindi non ci saranno poliziotti americani per le strade di Milano, di Cortina, di Bormio». Perciò Antonio Tajani ha definito «inutile fare manifestazioni per tre funzionari che vanno al consolato». Per non sbagliare, +Europa, a Roma, ha anticipato gli attivisti di Pd, Cgil, Anpi e compagnia che si ritroveranno Milano: ieri, con i fischietti, i radicali si sono messi a rumoreggiare davanti l’ambasciata Usa di via Veneto.
Anche Giovanni Donzelli di Fdi, sentito da Rai Radio 1, ha ricordato che «in Italia ci sono leggi ben chiare e ci sono le nostre forze di sicurezza», quindi al personale dell’Ice è preclusa la possibilità di «fare cose come le vediamo negli Stati Uniti». Non dovesse bastare, mercoledì prossimo, alle Camere, il titolare del Viminale, Matteo Piantedosi, terrà un’informativa sullo scandalo montato come la panna dai progressisti. «Il governo ha dato subito disponibilità a riferire», ha sottolineato il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani. Maurizio Lupi, di Noi moderati, ha riconosciuto che, dopo i chiarimenti sulle attività degli agenti Usa, «continuare con le polemiche è assurdo e dimostra solo la loro strumentalità». «Voglio che ci sia sicurezza», si è limitata a commentare Daniela Santanchè, ministro del Turismo. «Più sicurezza, più libertà». Eppure, nella maggioranza qualcuno continua a borbottare. L’azzurra Letizia Moratti, ai microfoni di Sky, pur ribadendo che «l’Ice non avrà nessun ruolo rispetto all’operatività, che è un compito esclusivo dello Stato italiano», ha fatto sapere che reputa «inopportuno» l’intervento di un «corpo dedicato alle tematiche che riguardano l’immigrazione».
L’opposizione non molla l’osso. Alessandro Onorato, assessore ai Grandi eventi di Roma, ha detto di ritenere «una provocazione» la presenza dell’Ice. La stessa formula usata, in un’intervista alla Stampa, da Romano Prodi. Nicola Fratoianni la considera «assolutamente folle». La capogruppo renziana in Senato, Raffaella Paita, ha chiesto all’esecutivo di «puntare i piedi con gli Stati Uniti», giacché l’invio dei membri dell’agenzia è «squalificante per il Paese».
Sarebbe stato peggio ritrovarsi i pasdaran, che l’Ue si appresta a qualificare come terroristi. Tajani, ieri, ha confermato che non è previsto il loro arrivo. «La stessa ambasciata dell’Iran», ha rilevato il titolare della Farnesina, «ha smentito». Nessun problema, invece (e giustamente), per i consulenti per la sicurezza della polizia criminale tedeschi, i quali, come ha comunicato il Comitato olimpico della Germania, saranno «collegati tramite funzionari presso le rappresentanze in Italia con le autorità locali».
La controversia sugli americani, intanto, rischia di estendersi al di là delle Alpi: si è appreso che il colosso tecnologico francese Capgemini ha siglato un contratto con l’Ice, che comunque, ha specificato l’azienda, è «oggetto di un ricorso».
Massimiliano Romeo, capogruppo della Lega in Senato, ha rivendicato le «priorità» della destra: «Scendere nelle piazze», anziché «per protestare contro l’eventuale presenza dell’Ice alle Olimpiadi, per la tutela delle forze dell’ordine», che grazie al pacchetto Sicurezza non saranno indagate «automaticamente quando si difendono nell’espletamento del loro dovere».
Per Milano, in fondo, rimane valido il dato statistico: è più probabile che un cittadino finisca conciato per le feste da una delle «risorse» libere di scorrazzare per la metropoli, che per mano di uno scherano di Donald Trump.
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Il premier visita i militari con i nuovi mezzi a Termini: «Altro che depotenziare la missione». La sinistra polemizza ancora sull’Ice alle Olimpiadi. In ansia persino l’Onu. Ma Matteo Salvini chiarisce: «Solo tecnici in sala operativa». Antonio Tajani: «Protestano per tre persone».Quelli di Avs dicono che, «con le ricette di Matteo Salvini in tema di sicurezza, l’Ice sarebbe già in Italia». Per il momento ci sono i militari di «Strade sicure». Il giorno dopo l’annuncio del potenziamento del presidio di Termini e del Colosseo, con l’impiego di altri tre blindati e 12 uomini, Giorgia Meloni è andata alla stazione di Roma «a ringraziare i nostri militari impegnati a difesa della sicurezza dei cittadini». «Altro che depotenziamento di “Strade sicure”», ha scritto su Instagram, dove ha pubblicato una sua foto con i soldati, accanto ai Puma dell’esercito. Il suo intervento pone fine alla querelle sorta nel centrodestra sui fondi del riarmo: il vicepremier leghista e Guido Crosetto avevano bisticciato a proposito del rifinanziamento della missione di pattugliamento delle città. Il leader del Carroccio chiedeva di stanziare più soldi per quella che per gli arsenali; e il ministro della Difesa parlava di «polemica inutile», poiché i soldi c’erano già.Ma soprattutto, quello del premier è un segnale politico all’opposizione. La quale invoca più polizia nello stesso momento in cui denuncia la «deriva securitaria» del governo. Incartandosi sul caso degli agenti americani dell’Ice alle Olimpiadi. Il sindaco del capoluogo lombardo, Beppe Sala, ha escluso che parteciperà alla manifestazione di protesta di domani, citando impegni istituzionali. Però, ha aggiunto, «quello che dovevo dire sull’Ice credo di averlo detto, l’idea che sul nostro territorio ci sia questa milizia non mi va». Persino Antonio Guterres, segretario Onu, si è preoccupato: «La sovranità dell’Italia sia rispettata». Ansia mal riposta. Salvini, ieri, ha precisato che «ci saranno due tecnici civili nelle sale operative, quindi non ci saranno poliziotti americani per le strade di Milano, di Cortina, di Bormio». Perciò Antonio Tajani ha definito «inutile fare manifestazioni per tre funzionari che vanno al consolato». Per non sbagliare, +Europa, a Roma, ha anticipato gli attivisti di Pd, Cgil, Anpi e compagnia che si ritroveranno Milano: ieri, con i fischietti, i radicali si sono messi a rumoreggiare davanti l’ambasciata Usa di via Veneto.Anche Giovanni Donzelli di Fdi, sentito da Rai Radio 1, ha ricordato che «in Italia ci sono leggi ben chiare e ci sono le nostre forze di sicurezza», quindi al personale dell’Ice è preclusa la possibilità di «fare cose come le vediamo negli Stati Uniti». Non dovesse bastare, mercoledì prossimo, alle Camere, il titolare del Viminale, Matteo Piantedosi, terrà un’informativa sullo scandalo montato come la panna dai progressisti. «Il governo ha dato subito disponibilità a riferire», ha sottolineato il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani. Maurizio Lupi, di Noi moderati, ha riconosciuto che, dopo i chiarimenti sulle attività degli agenti Usa, «continuare con le polemiche è assurdo e dimostra solo la loro strumentalità». «Voglio che ci sia sicurezza», si è limitata a commentare Daniela Santanchè, ministro del Turismo. «Più sicurezza, più libertà». Eppure, nella maggioranza qualcuno continua a borbottare. L’azzurra Letizia Moratti, ai microfoni di Sky, pur ribadendo che «l’Ice non avrà nessun ruolo rispetto all’operatività, che è un compito esclusivo dello Stato italiano», ha fatto sapere che reputa «inopportuno» l’intervento di un «corpo dedicato alle tematiche che riguardano l’immigrazione».L’opposizione non molla l’osso. Alessandro Onorato, assessore ai Grandi eventi di Roma, ha detto di ritenere «una provocazione» la presenza dell’Ice. La stessa formula usata, in un’intervista alla Stampa, da Romano Prodi. Nicola Fratoianni la considera «assolutamente folle». La capogruppo renziana in Senato, Raffaella Paita, ha chiesto all’esecutivo di «puntare i piedi con gli Stati Uniti», giacché l’invio dei membri dell’agenzia è «squalificante per il Paese».Sarebbe stato peggio ritrovarsi i pasdaran, che l’Ue si appresta a qualificare come terroristi. Tajani, ieri, ha confermato che non è previsto il loro arrivo. «La stessa ambasciata dell’Iran», ha rilevato il titolare della Farnesina, «ha smentito». Nessun problema, invece (e giustamente), per i consulenti per la sicurezza della polizia criminale tedeschi, i quali, come ha comunicato il Comitato olimpico della Germania, saranno «collegati tramite funzionari presso le rappresentanze in Italia con le autorità locali». La controversia sugli americani, intanto, rischia di estendersi al di là delle Alpi: si è appreso che il colosso tecnologico francese Capgemini ha siglato un contratto con l’Ice, che comunque, ha specificato l’azienda, è «oggetto di un ricorso». Massimiliano Romeo, capogruppo della Lega in Senato, ha rivendicato le «priorità» della destra: «Scendere nelle piazze», anziché «per protestare contro l’eventuale presenza dell’Ice alle Olimpiadi, per la tutela delle forze dell’ordine», che grazie al pacchetto Sicurezza non saranno indagate «automaticamente quando si difendono nell’espletamento del loro dovere». Per Milano, in fondo, rimane valido il dato statistico: è più probabile che un cittadino finisca conciato per le feste da una delle «risorse» libere di scorrazzare per la metropoli, che per mano di uno scherano di Donald Trump.
Jacopo Luchini vince la medaglia d'oro nello snowboard, specialità banked slalom, alle Paralimpiadi di Milano-Cortina 2026 (Ansa)
Quattro medaglie oggi portano gli azzurri a quota 14 podi a Milano-Cortina, battendo il record di Lillehammer: oro per Jacopo Luchini nello snowboard banked slalom SB-UL, Emanuel Perathoner nello snowboard banked slalom SB-LL2 e René De Silvestro nello slalom gigante categoria sitting, e argento per Giacomo Bertagnolli nello slalom gigante ipovedenti insieme alla guida Andrea Ravelli. Un traguardo storico che segue il successo alle Olimpiadi invernali.
Milano-Cortina 2026 ha scritto oggi un nuovo capitolo nella storia dello sport paralimpico italiano. Con quattro medaglie conquistate nella giornata odierna, infatti, la spedizione azzurra ha raggiunto quota 14 podi, superando il record di Lillehammer 1994, che resisteva da oltre trent’anni.
Il giorno è iniziato sulle piste di Socrepes con Jacopo Luchini, protagonista nello snowboard banked slalom SB-UL. L’azzurro ha chiuso la prova con il tempo di 56”28, davanti ai due atleti cinesi Wang Pengyao (56”62) e Jiang Zihao (57”03), conquistando così il suo primo oro di giornata e il quarto complessivo per l’Italia a questi Giochi. «Ci si prova sempre a pensare ad una giornata così… quattro anni fa avevo perso la medaglia per otto centesimi, oggi il tempo mi ha ripagato con gli interessi», ha commentato Luchini. Non è mancato il bis dello snowboard con Emanuel Perathoner, che ha dominato il banked slalom SB-LL2. L’azzurro, già vincitore sabato nello snowboard cross, si è confermato il primo snowboarder italiano a realizzare la doppietta d’oro nella stessa Paralimpiade. «La pista era meglio oggi che in training, era più ghiacciata e la preferisco così», ha spiegato Perathoner, che con il tempo di 54”28 ha preceduto lo svizzero Fabrice Von Gruenigen e l’australiano Ben Tudhope. Sul fronte dello sci alpino, Giacomo Bertagnolli ha centrato l’argento nello slalom gigante ipovedenti insieme alla guida Andrea Ravelli. L’azzurro, al comando dopo la prima manche, ha chiuso a soli 34 centesimi dall’austriaco Johannes Aigner. «Siamo quattro su quattro, ma a parte il bronzo iniziale che è stata la sorpresa abbiamo replicato pari pari Pechino», ha dichiarato Bertagnolli. Con questa medaglia, Bertagnolli eguaglia le 12 conquistate in carriera da Bruno Oberhammer, diventando uno degli atleti italiani più medagliati della storia paralimpica. La giornata si è chiusa con il trionfo di René De Silvestro nello slalom gigante categoria sitting. L’azzurro ha preceduto l’olandese Niels De Langen e il norvegese Jesper Pedersen, aggiungendo una medaglia d’oro inedita alla sua collezione e portando l’Italia a quota 14 podi, record assoluto per le Paralimpiadi invernali italiane. «Volevo così tanto questa medaglia che non potevo cadere. I salti? Quando faccio qualcosa di buono finisco sempre a stupire un po’ tutti», ha commentato De Silvestro indicando la figlia con orgoglio.
Il presidente del Comitato italiano paralimpico, Marco Giunio De Sanctis, ha definito la giornata «meravigliosa» e ha sottolineato come lo snowboard, disciplina in cui l’Italia non aveva mai ottenuto grandi risultati, sia oggi tra i protagonisti di questa spedizione. Anche i grandi campioni dello sci italiano, come Alberto Tomba e Deborah Compagnoni, hanno assistito alle gare, applaudendo i successi degli azzurri e la loro capacità di ispirare nuovi atleti.
Oltre alle vittorie, la giornata ha registrato anche i piazzamenti degli altri azzurri: Federico Pelizzari ha chiuso quarto nel gigante standing, Luca Palla undicesimo, mentre Davide Bendotti non ha completato la prova a causa di una caduta. Nel biathlon, Marco Pisani e Cristian Toninelli hanno chiuso rispettivamente diciottesimo e tredicesimo nelle sprint di inseguimento, con l’obiettivo di migliorare domani nella staffetta.
Con la settima giornata, Milano-Cortina conferma il trend eccezionale della spedizione italiana: sei ori, cinque argenti e tre bronzi, un bottino che segna il record assoluto di medaglie in una Paralimpiade invernale per l’Italia. Il sogno olimpico continua, con nuovi appuntamenti sulle piste e nuovi traguardi da inseguire.
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Philippe Donnet (Ansa)
Partiamo dai numeri, che sono quelli che alla fine contano davvero. Generali chiude il primo anno del nuovo piano con risultati che non si erano mai visti. L’utile netto sale a 4,17 miliardi, in crescita del 12%. Il risultato operativo supera per la prima volta la soglia degli 8 miliardi, fermandosi poco sopra quota 8,1 con un incremento vicino al 10%. Insomma, il Leone continua a ruggire. Donnet, che guida una nave grande in mari agitati, spiega che Generali è abituata a «navigare bene nella tempesta». E tempeste, nel mondo finanziario e geopolitico, non mancano certo. Il messaggio agli azionisti è semplice: continuiamo a guadagnare bene e continueremo a darvi soddisfazioni. La maniera migliore per ricucire i rapporti con i grandi azionisti come Caltagirone e gli eredi Del Vecchio.
La cedola sale a 1,64 euro per azione, con un incremento del 14,7%, superiore alle attese degli analisti. Quasi 2,4 miliardi distribuiti agli azionisti. Donnet lancia anche un nuovo programma di buyback da 500 milioni di euro. In altre parole, soldi che tornano direttamente nelle tasche dei soci. Quando si distribuisce così tanta liquidità significa che il motore gira forte. Le masse gestite dal gruppo arrivano a sfiorare i 900 miliardi di euro, in crescita del 4,3%. Il risparmio gestito porta a casa oltre 1,19 miliardi di utile operativo. Ma il cuore pulsante resta l’attività assicurativa. I premi lordi complessivi salgono a 98,1 miliardi. La solidità patrimoniale resta robusta. In termini semplici: il capitale per coprire i rischi è più che abbondante. Accanto a Donnet, il nuovo direttore generale e vice ceo Giulio Terzariol prova a sintetizzare il momento dei mercati partendo da vicino: «Le assicurazioni non coprono i rischi di guerra». Ma la parte più interessante arriva quando si passa alla geografia della finanza. È cambiato l’azionista di riferimento di Mediobanca, la storica custode della quota strategica di Generali. Un passaggio che ha riacceso i riflettori sugli equilibri del capitalismo tricolore, con i soci Francesco Gaetano Caltagirone e la holding Delfin della famiglia Del Vecchio molto attivi nel riassetto del sistema. Donnet, con diplomazia d’ordinanza, dice di avere «rapporti positivi e istituzionali con tutti gli azionisti». Il riferimento è alla mancata alleanza con la francese Natixis nella gestione del risparmio, stoppata anche in nome della difesa della sovranità nazionale. Il ceo del Leone tira fuori la mossa più elegante della giornata. Se davvero il risparmio italiano deve restare in Italia, dice in sostanza Donnet, allora Generali è prontissima a dare una mano. L’accordo di bancassurance tra Banca Monte dei Paschi e la francese Axa scade il prossimo anno. «Il nostro mestiere è anche la gestione del risparmio», osserva Donnet. «Forse saremo un candidato per sostituire Axa». Pertanto: «Se possiamo rimpatriare questo risparmio italiano in Italia, saremo felici di farlo». Non solo patriottismo (Donnet ha preso la cittadinanza italiana) e tentativo di allacciare nuovi rapporti con la capogruppo: gli sportelli del Monte rappresentano una rete commerciale importante per vendere polizze, previdenza e prodotti di investimento. In altre parole, un affare che vale miliardi. E non è l’unica partita aperta. Generali guarda con interesse anche all’espansione dell’accordo di bancassurance con Unicredit, oggi limitato al Centro ed Est Europa. L’idea è ampliarlo e rafforzarlo sostituendo Amundi, altro gruppo francese. Intanto, mentre a Trieste si parlava di utili record, il titolo Generali a Piazza Affari chiudeva la seduta in controtendenza, salendo dell’1,48% a 33,6 euro. Segno che il mercato apprezza la traiettoria del Leone. Il prossimo appuntamento sarà l’assemblea del 23 aprile. Una riunione un po’ particolare: per la prima volta dopo il periodo Covid gli azionisti non saranno presenti fisicamente e voteranno solo tramite il rappresentante designato. Ma non è detto che mancherà lo spettacolo. Perché quando si parla di Generali, di Mediobanca e di finanza italiana, qualcosa succede sempre.
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«Quella Notte» (Netflix)
Il romanzo da cui Netflix ha deciso di trarre ispirazione, in Italia, non è mai arrivato. Non tradotto. Esiste solo la sua versione inglese, quella che il Sunday Times ha celebrato annoverandola tra i propri bestseller. Veloce, dinamico, capace di prendere le distanze dal classico giallo procedurale per trovare una complessità diversa, allargando l'ambito psicologico fino a interrogarsi sui confini che l'etica e la morale dovrebbero imporre ad ognuno di noi.
That Night, com'è stato intitolato in lingua originale il romanzo di Gillian McAllister, non ha falle, per la critica statunitense. Che, venerdì 13 marzo, sarà chiamata a valutare una nuova versione di questo libro perfetto: la serie televisiva che di qui ha avuto origine.Quella Notte, i cui episodi saranno rilasciati su Netflix nella modalità canonica del cofanetto, è l'adattamento televisivo del romanzo mai tradotto. E, con lo stesso ritmo, ne racconta la storia. Una storia difficile da valutare, quella di una donna, Elena, partita per una vacanza che avrebbe dovuto essere leggera. Aveva scelto la Repubblica Dominicana per passare qualche giorno lontano dalla città, sulle spiagge in cui il mare sovrasti i pensieri. Ma, poco dopo il proprio arrivo, con la macchina presa a nolo, ha investito un uomo. Lo ha ucciso e lasciato sul ciglio della strada. Elena è scappata, per paura. Paura della prigione in un Paese straniero, paura di essere separata dal figlio piccolo. Paura di ammettere il proprio errore, di non riuscire a giustificarlo come tale, di essere considerata un'assassina. Così, anziché fare quello che avrebbe dovuto, chiamare le autorità competenti, lascia che sia il panico a guidare le proprie azioni, scegliendo la famiglia. Sono le sue sorelle le prime persone che Elena avvisa, Paula e Cris. E sono loro a cedere al legame di sangue, acconsentendo a coprire l'omicidio. Peggio, ad insabbiarlo. Avevano le stesse paure di Elena, temevano il nipotino rimanesse senza sua madre. Coprono, dunque, rendendosi complici di un crimine che avrebbe dovuto essere denunciato.
Quella Notte comincia qui, allontanandosi dall'incedere tipico del giallo per raccontarne una variabile, il calvario di chi del giallo è parte, la pressione psicologica, l'ansia che schiaccia e toglie il fiato. E, ad agitare le coscienze, il dubbio e la colpa. Lo show, come il romanzo dal quale è tratto, cerca di interrogarsi sui limiti dell'etica individuale, capendo quanto possa essere elastica: fin dove si possano spingere gli esseri umani per proteggere se stessi e coloro che amano. La risposta è ambigua, volutamente fumosa. Tra le sorelle, una sembra patire meno il senso di colpa. L'altra vorrebbe aggiustare il tiro, fare diversamente. Non c'è moralismo, né la condanna dell'una o dell'altra. Solo l'interrogativo, declinato con lo schema sempre efficace di episodi breve e intensi.
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