La crisi economica e industriale della Germania inizia a mostrare i suoi effetti anche sui titoli di Stato, creando una situazione potenzialmente esplosiva, che rischia di travolgere la ormai ex locomotiva d’Europa.
Secondo alcuni osservatori l’asta di ieri dei titoli di Stato decennali è tecnicamente fallita. Un’esagerazione, forse, ma sta di fatto che dei 5 miliardi di euro offerti, sono state presentate offerte per soli 4,5 miliardi e collocati solo 3,8 miliardi di euro, con un rendimento del 2,89%, notevolmente superiore al 2,73% registrato nell’asta precedente di febbraio. Si tratta di un tasso che non si vedeva dal gennaio 2023. Al momento la situazione sembra sotto controllo, anche in virtù del meccanismo che tutela il sistema delle aste di titoli pubblici in Germania attraverso un intervento del governo a copertura delle falle. Nello specifico, i 1,2 miliardi trattenuti dall’autorità che emette il debito verranno poi collocati sul mercato secondario, attraverso la cosiddetta clausola salva-Bund, che in Italia non esiste. Resta, però, il fatto che il Paese che per anni ha puntato il dito contro gli altri Stati Ue che si trovano in difficoltà oggi si trova ad affrontare una sorta di contrappasso dantesco. Che se da un lato può far sorridere se la mente torna all’ex cancelliera Angela Merkel che, insieme al presidente francese Nicolas Sarkozy, rideva dell’Italia, dall’altro rischia di avere ricadute pesantissime sulla forza economica di un’Europa che sempre di più appare come un vaso di coccio tra i vasi di ferro.
Va detto però che, complici i timori degli investitori per l’imprevedibilità dei costi della guerra in Iran, anche l’America sembra non essere più quella di un tempo, tanto che il rendimento dei titoli del Tesoro trentennali è arrivato a toccare quasi il 4,90%, il livello più alto in un mese, poiché i mercati, già preoccupati per l’inflazione causata dal petrolio, temono che i governi dovranno indebitarsi di più per pagare la spesa per la Difesa e per proteggere le famiglie dai maggiori costi energetici.
In generale, le obbligazioni globali stanno perdendo i guadagni ottenuti da inizio anno. Oltre che in Germania, i rendimenti obbligazionari sono aumentati vertiginosamente anche in Paesi come Regno Unito, Australia e Giappone. Il timore degli addetti ai lavori è che gli investitori, in virtù dell’aumento dei costi della guerra e del rischio di un aumento dei deficit, possano richiedere maggiori compensi per le obbligazioni a più lunga scadenza. Se a ciò si aggiungono le pressioni inflazionistiche derivanti dall’impennata dei prezzi dell’energia, si tratta di un cocktail volatile per gli investitori obbligazionari.
La Casa Bianca non ha fornito una stima dei costi della campagna, ma al Congresso sono già in corso discussioni per un finanziamento aggiuntivo di circa 50 miliardi di dollari. Un’asta di 22 miliardi di dollari in titoli del Tesoro trentennali sarà il primo banco di prova per l’attuale interesse degli investitori per questi titoli. I rendimenti su tutte le scadenze sono aumentati vertiginosamente dall’inizio del conflitto, con gli investitori che stanno anche valutando l’impatto inflazionistico a breve termine dell’impennata dei prezzi del petrolio.
Il deficit di bilancio degli Stati Uniti si è ridotto negli ultimi mesi, sebbene si sia attestato comunque intorno ai mille miliardi di dollari nei cinque mesi fino a febbraio. Ma gli investitori stanno già tenendo conto dell’impatto di una sentenza della Corte suprema che ha annullato i dazi commerciali statunitensi, che avevano fruttato al governo decine di miliardi di dollari di entrate. Soldi che adesso rischiano di dover tornare indietro, visto che molti importatori si preparano a fare cause milionarie.




