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2026-02-13
L’Italia: «Il motore Roma-Berlino c’è, nessuno però si senta lasciato fuori»
Ursula von der Leyen (Ansa)
«I temi della competitività sono molti», ha detto a inizio giornata il premier, Giorgia Meloni, in un punto stampa. Su tutti c’è quello degli Ets. «Occorre rivederlo profondamente e frenare la speculazione finanziaria che lo caratterizza». Palazzo Chigi ha spiegato che «le tre priorità delineate nel documento orientativo predisposto da Italia, Germania e Belgio sono: completamento del mercato unico; semplificazione regolatoria e riduzione dei prezzi dell’energia; politica commerciale ambiziosa e pragmatica».
«Personalmente, e a nome dell’Italia», ha proseguito Meloni, «mi sono concentrata e mi concentrerò soprattutto sulla questione dei prezzi dell’energia». Sui quali aveva già annunciato nuovi interventi anche in ambito nazionale. Sul rapporto con la Germania, sul quale si sono molto concentrati i giornalisti, il premier spiega «c’è sicuramente un motore tedesco-italiano in questo momento, una convergenza con il cancelliere Friedrich Merz su questi temi. Stiamo rafforzando la nostra cooperazione bilaterale, ma non è una cosa che si fa contro o escludendo qualcun altro», riferendosi a Parigi. «La Francia partecipa al tavolo sulla competitività che abbiamo promosso: è un bene, perché è un Paese molto importante per discutere di queste materie».
Eppure c’è grande attenzione sul presidente francese, Emmanuel Macron, e il suo improvviso isolamento. Tanto che le agenzie di stampa si sono affrettate a battere che camminasse vicino al cancelliere Merz recandosi alla riunione informale Ue, come se fosse una cosa particolarmente strana. Il nodo sono gli eurobond (Macron li vuole, Merz replica: «Non posso acconsentire»), perché mentre è chiaro che tutti sono per la semplificazione, sull’emissione di debito pubblico le posizioni tra Roma e Berlino sono decisamente distanti. Per Macron all’Unione europea servono «innovazione, semplificazione, diversificazione e derisking. Serve più finanza, è un fatto: dovremo lavorare su come fare più investimenti nell’innovazione». E se dovesse occorrere «andare sui mercati» per raccogliere capitali, «non ci sono tabù su questo». L’Unione dei mercati dei capitali «sembra creare convergenza», ha aggiunto, «abbiamo deciso che da qui a giugno dobbiamo finalizzare l’agenda, altrimenti procederemo a cooperazione rafforzata».
Macron ha anche sostenuto, tra le altre cose, l’introduzione di una regola «buy european» per dare la preferenza ai prodotti europei negli investimenti pubblici. Questo però darebbe inevitabilmente contro agli Stati Uniti e a Donald Trump, e a molti, soprattutto alla Meloni, non appare una strategia vincente o perlomeno costruttiva.
Ma chi si aspettava che questo vertice portasse misure concrete rimarrà deluso. Data la sua natura informale. «Non ci saranno decisioni, ma piuttosto un dibattito sulla competitività e sul consolidamento del mercato unico europeo», ha dichiarato Merz arrivando. Il cancelliere tedesco ha spiegato che l’obiettivo è preparare il terreno per le decisioni che saranno prese al prossimo vertice ordinario dei leader dell’Ue a fine marzo a Bruxelles.
Il vertice informale si è concluso intorno alle 18.30 e il presidente del Consiglio, Meloni, è ripartita subito dopo con la sua delegazione. A tenere la conferenza stampa finale, come previsto, Von der Leyen e il presidente del consiglio Ue, Antonio Costa. I due vertici hanno sostanzialmente dichiarato l’avvio di una roadmap per costituire un mercato unico europeo «Un’Europa, un mercato. Questo è stato infatti oggi il titolo della discussione e questa è la nostra ambizione: un’Europa, un mercato. Vogliamo esserci entro la fine del 2027», ha spiegato Von der Leyen. «Meno direttive e più regolamenti», per evitare il cosiddetto gold-plating, la pratica degli Stati membri di aggiungere requisiti alle norme Ue, ha sintetizzato il presidente della Commissione. Il che lascia intuire che si intende dare meno autonomia decisionale agli Stati membri.
«Abbiamo concordato che vogliamo completare la fase uno dell’Unione dei risparmi e degli investimenti, che include l’integrazione del mercato, la supervisione e la cartolarizzazione entro giugno. Se entro allora non ci sarà un progresso sufficiente, prenderemo in considerazione l’introduzione di una cooperazione rafforzata», ha precisato Von der Leyen. «Questo significa che almeno nove Stati membri, se vogliono procedere più velocemente e decidere di essere più ambiziosi, possono farlo tramite la cooperazione rafforzata». Un modo per superare di fatto il potere di veto degli Stati membri.
E intanto Costa continua a ripetere che, anche se bisogna trovare «soluzioni pragmatiche», «la transizione energetica resta la migliore strategia a lungo termine» per l’energia europea.
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Ad Alden Biesen il presidente del Consiglio indica la priorità: «Concentriamoci sui prezzi dell’energia». E invita Parigi a collaborare sulla competitività. Ursula von der Leyen: «Presenterò la road map sul mercato unico».Nessuna decisione, se non l’avvio di una roadmap per chiudere un mercato unico europeo entro la fine del 2027. Queste le conclusioni del vertice informale Ue sulla competitività di Alden Biesen, vicino a Maastricht, nei Paesi Bassi. Più interessante politicamente il pre-summit che si è tenuto tra 20 nazioni convocate da Italia e Germania. Oltre alle nazioni organizzatrici e al presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, c’erano Slovacchia, Ungheria, Polonia, Danimarca, Bulgaria, Lussemburgo, Finlandia, Croazia, Belgio, Cipro, Francia, Austria, Repubblica Ceca, Olanda, Romania, Grecia e Svezia. «I temi della competitività sono molti», ha detto a inizio giornata il premier, Giorgia Meloni, in un punto stampa. Su tutti c’è quello degli Ets. «Occorre rivederlo profondamente e frenare la speculazione finanziaria che lo caratterizza». Palazzo Chigi ha spiegato che «le tre priorità delineate nel documento orientativo predisposto da Italia, Germania e Belgio sono: completamento del mercato unico; semplificazione regolatoria e riduzione dei prezzi dell’energia; politica commerciale ambiziosa e pragmatica». «Personalmente, e a nome dell’Italia», ha proseguito Meloni, «mi sono concentrata e mi concentrerò soprattutto sulla questione dei prezzi dell’energia». Sui quali aveva già annunciato nuovi interventi anche in ambito nazionale. Sul rapporto con la Germania, sul quale si sono molto concentrati i giornalisti, il premier spiega «c’è sicuramente un motore tedesco-italiano in questo momento, una convergenza con il cancelliere Friedrich Merz su questi temi. Stiamo rafforzando la nostra cooperazione bilaterale, ma non è una cosa che si fa contro o escludendo qualcun altro», riferendosi a Parigi. «La Francia partecipa al tavolo sulla competitività che abbiamo promosso: è un bene, perché è un Paese molto importante per discutere di queste materie». Eppure c’è grande attenzione sul presidente francese, Emmanuel Macron, e il suo improvviso isolamento. Tanto che le agenzie di stampa si sono affrettate a battere che camminasse vicino al cancelliere Merz recandosi alla riunione informale Ue, come se fosse una cosa particolarmente strana. Il nodo sono gli eurobond (Macron li vuole, Merz replica: «Non posso acconsentire»), perché mentre è chiaro che tutti sono per la semplificazione, sull’emissione di debito pubblico le posizioni tra Roma e Berlino sono decisamente distanti. Per Macron all’Unione europea servono «innovazione, semplificazione, diversificazione e derisking. Serve più finanza, è un fatto: dovremo lavorare su come fare più investimenti nell’innovazione». E se dovesse occorrere «andare sui mercati» per raccogliere capitali, «non ci sono tabù su questo». L’Unione dei mercati dei capitali «sembra creare convergenza», ha aggiunto, «abbiamo deciso che da qui a giugno dobbiamo finalizzare l’agenda, altrimenti procederemo a cooperazione rafforzata». Macron ha anche sostenuto, tra le altre cose, l’introduzione di una regola «buy european» per dare la preferenza ai prodotti europei negli investimenti pubblici. Questo però darebbe inevitabilmente contro agli Stati Uniti e a Donald Trump, e a molti, soprattutto alla Meloni, non appare una strategia vincente o perlomeno costruttiva.Ma chi si aspettava che questo vertice portasse misure concrete rimarrà deluso. Data la sua natura informale. «Non ci saranno decisioni, ma piuttosto un dibattito sulla competitività e sul consolidamento del mercato unico europeo», ha dichiarato Merz arrivando. Il cancelliere tedesco ha spiegato che l’obiettivo è preparare il terreno per le decisioni che saranno prese al prossimo vertice ordinario dei leader dell’Ue a fine marzo a Bruxelles. Il vertice informale si è concluso intorno alle 18.30 e il presidente del Consiglio, Meloni, è ripartita subito dopo con la sua delegazione. A tenere la conferenza stampa finale, come previsto, Von der Leyen e il presidente del consiglio Ue, Antonio Costa. I due vertici hanno sostanzialmente dichiarato l’avvio di una roadmap per costituire un mercato unico europeo «Un’Europa, un mercato. Questo è stato infatti oggi il titolo della discussione e questa è la nostra ambizione: un’Europa, un mercato. Vogliamo esserci entro la fine del 2027», ha spiegato Von der Leyen. «Meno direttive e più regolamenti», per evitare il cosiddetto gold-plating, la pratica degli Stati membri di aggiungere requisiti alle norme Ue, ha sintetizzato il presidente della Commissione. Il che lascia intuire che si intende dare meno autonomia decisionale agli Stati membri. «Abbiamo concordato che vogliamo completare la fase uno dell’Unione dei risparmi e degli investimenti, che include l’integrazione del mercato, la supervisione e la cartolarizzazione entro giugno. Se entro allora non ci sarà un progresso sufficiente, prenderemo in considerazione l’introduzione di una cooperazione rafforzata», ha precisato Von der Leyen. «Questo significa che almeno nove Stati membri, se vogliono procedere più velocemente e decidere di essere più ambiziosi, possono farlo tramite la cooperazione rafforzata». Un modo per superare di fatto il potere di veto degli Stati membri. E intanto Costa continua a ripetere che, anche se bisogna trovare «soluzioni pragmatiche», «la transizione energetica resta la migliore strategia a lungo termine» per l’energia europea.
Ansa
Un circuito verticale e gerarchico in cui il giudizio di un docente può pesare più di quanto accada in un normale liceo. In questo microcosmo la Procura di Milano colloca una storiaccia in cui la cifra penale, almeno secondo l’impostazione accusatoria, non sarebbe soltanto quella della sessualità o dell’invadenza fisica, ma soprattutto quella dell’abuso di potere. Perché nelle 24 pagine dell’ordinanza cautelare non sono centrali solo le palpatine o le fotografie intime richieste. L’inchiesta ruota principalmente attorno al presunto utilizzo della cattedra come strumento di pressione psicologica, del voto come leva e della maturità come elemento di condizionamento. Accuse che hanno portato un professore di italiano e latino in forza alla scuola militare dal 2024 (ma non un militare, lui) agli arresti domiciliari.
«Quanto ce l’hai lungo?», chiese, annota l’accusa, a uno degli alunni. E subito dopo: «Ho corretto il compito di italiano, è da otto, ma se mi racconti dettagli intimi con la tua fidanzata diventa otto e mezzo». L’indagato, scrive il gip del Tribunale di Milano Elio Sparacino nella sua ordinanza, «era solito, secondo quanto emerso, avvicinare gli studenti maschi, cingerli da dietro e accarezzarli sul collo, sulle spalle simulando un massaggio per scendere fino al petto e, come raccontato da tutte le persone offese, stringere per alcuni secondi i pettorali dei giovani facendo anche sovente apprezzamenti sulla loro tonicità muscolare». Un comportamento che per il gip «già di per sé» integrerebbe «pienamente» il reato di violenza sessuale. La Procura, poi, porta anche il conto delle vittime: «Sette». Ma, con due studenti in particolare, il prof avrebbe adottato «una condotta particolarmente aggressiva». Il loro «andamento scolastico traballante», secondo l’accusa, li avrebbe resi «più esposti alle azioni dell’indagato». E, così, sono scattate anche le accuse di «concussione e maltrattamenti». Gli studenti, infatti, stando alle accuse, non l’avrebbero percepito come un professore un po’ invadente. Ma come uno che poteva aiutarti o crearti problemi scolasticamente. Che avrebbe potuto «darti una mano» alla maturità. O lasciarti solo.
In una telefonata intercettata, il prof, un po’ spazientito, dice a uno studente che se non si fosse mostrato accondiscendente alle sue richieste «avrebbe dovuto farcela con le proprie forze». Nelle carte compare spesso la parola «aiuto». Aiuto con i voti, per i debiti, durante le verifiche, per arrivare all’esame. E poi c’erano «le lezioni private gratuite, dietro l’invio di foto e video a carattere erotico». Uno degli studenti ha raccontato che il prof gli avrebbe inviato dei bonifici e un «buono Amazon da cento euro». Un altro riferisce di essere stato portato in un’aula vuota e palpeggiato. Un altro ancora parla di richieste continue di video sessuali e fotografie intime. Oppure delle foto dei preservativi usati durante i suoi rapporti sessuali. Tutto sempre dentro un clima ambiguo, tra il paternalismo, la protezione e la pressione psicologica. «L’anno prossimo», avrebbe detto il prof, «quando sarai promosso mi racconterai le tue cose sconce». E lo studente, evidentemente preoccupato, ha ammesso in Procura: «Quest’anno abbiamo la maturità e lui è un membro interno».
Nel corso di chiacchierate private, con messaggi su Telegram, in chat che si autodistruggono. «Una volta, per esempio», racconta una delle vittime, «durante la lezione si è avvicinato e mi ha chiesto se avessi fatto sesso con la mia ragazza la notte precedente, con battute del tipo “Ma quanto sei durato?”». Un’intercettazione riportata nell’ordinanza colpisce per la normalità con cui viene evocato il rapporto di dipendenza. Il prof ricorda allo studente tutto quello che avrebbe fatto per lui durante l’anno scolastico. Gli parla dei voti, gli ricorda di essergli «sempre stato vicino». Fino alla frase che per gli investigatori rappresenta il cuore della vicenda: «Un po’ di gratitudine la potresti concretamente mostrare ogni tanto». Un modo di fare che, secondo l’accusa, avrebbe prodotto negli studenti la percezione che il professore potesse influenzare il loro futuro. Uno dei ragazzi verbalizza proprio questa paura: «Io non vado molto bene a scuola e quindi potrei rischiare la bocciatura ed essere estromesso dalla scuola».
C’è però chi, nel marzo scorso, ha parlato con i superiori (con un colonnello), raccontando i comportamenti del professore. Addirittura scatta le fotografie degli abbracci. Finché alcuni studenti non hanno raccontato che il prof avrebbe fatto capire di essere già a conoscenza dell’attività investigativa grazie a «non precisati informatori». Solo un mese fa uno dei ragazzi è tornato dagli inquirenti per precisare che, «mentre si trovava con un compagno di scuola fuori dalla caserma», il prof si sarebbe avvicinato e, «dopo avergli offerto un lecca-lecca», gli avrebbe proposto «di distruggere il suo telefono dietro il pagamento della somma di 400 o 500 euro». Il gip tira le somme: «Pare evidente che, dopo aver saputo dell’indagine a suo carico» e «nella convinzione» che l’alunno «gli sarebbe rimasto fedele, ha cercato in tutti i modi di ostacolare gli accertamenti degli inquirenti». I domiciliari vengono motivati con l’assenza di precedenti penali e perché i fatti contestati sarebbero legati esclusivamente all’ambiente scolastico. Ma il rischio di inquinamento probatorio viene considerato concreto.
L’Esercito italiano ha assicurato «il proprio sostegno all’operato della magistratura e la massima disponibilità nei confronti delle autorità inquirenti». Poi ha condannato in modo fermo «ogni forma di abuso, prevaricazione o comportamento contrario e incompatibile con i propri valori e con la propria missione istituzionale». Tradita, secondo l’accusa, dal prof di italiano e latino.
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Come già noto, sono a disposizione per il triennio 2026-2028 circa 14 miliardi, cioè lo 0,3% del Pil annuo. La deroga, però, non riguarda le accise e qui si pone un problema. Anche se i prezzi dei carburanti sono in calo (in base ai dati del Mimit, il ministero delle Imprese, il prezzo medio del diesel self è di 1,988 euro/litro rispetto a 1,994 del 3 giugno e quello della benzina self è 1,930 euro contro 1,934 euro del 3 giugno), senza interventi il costo alla pompa domani subirebbe uno scatto al rialzo. La verde salirebbe a due euro il litro mentre il diesel a circa 2,1 euro. Il governo, però, ha intenzione di non lasciar cadere gli interventi contro il caro carburanti che, come annunciato dal ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, saranno rinnovati con un decreto ministeriale direttamente sabato, al momento della scadenza del taglio delle accise.
Escludendo un decreto legge o un disegno di legge, si avrebbe una attivazione rapida, demandando l’attuazione pratica al ministero dell’Economia. Questi verificherebbe le maggiori entrate Iva del mese precedente dovute al rincaro dei carburanti, sfruttando il saldo attivo di cassa per abbassare le accise. Ciò sarebbe possibile perché non si verrebbe a creare un extra deficit e quindi rientrerebbe nel solco delle indicazioni di Bruxelles. Il messaggio politico del governo è chiaro: al di là delle condizioni dettate dalla Ue, per abbattere i rincari dei carburanti useremo le risorse aggiuntive. Il meccanismo delle accise mobili verrebbe attivato dopo la prima settimana di ogni mese quando viene contabilizzata la cifra del periodo precedente. Fino ad ora, dal 18 marzo, data del primo intervento, sono stati spesi circa 2 miliardi di euro.
Ancora, però, non è chiaro il risultato finale per il consumatore, cioè come l’intervento sarà modulato. «Dobbiamo effettivamente valutare quant’è la disponibilità e fino al giorno 6 non l’abbiamo per motivi tecnici. In base a quello e alle condizioni di mercato, vedremo come prorogare queste forme di intervento», ha detto Giorgetti al question time in aula al Senato in risposta a un’interrogazione del Pd sugli interventi per contrastare l’aumento del costo dei carburanti. Poi ha precisato che «l’esatto dimensionamento economico dello sgravio necessita di un monitoraggio in tempo reale, in modo da incrociare i margini di bilancio accertati alla scadenza esatta con i trend dei listini petroliferi globali, garantendo la sostenibilità dei conti pubblici».
Nei giorni scorsi si era diffusa l’ipotesi dell’introduzione di un contributo una tantum da 100 euro destinato ai nuclei con un Isee non superiore a 15.000 euro. La platea potenziale sarebbe di circa 1,2 milioni di famiglie. Il sostegno verrebbe erogato tramite il sistema della social card, già utilizzato per altre misure di contrasto al caro vita, con l’obiettivo di indirizzare le risorse verso chi risente maggiormente dell’aumento dei prezzi dell’energia e dei carburanti. La differenza rispetto al taglio delle accise sarebbe significativa anche sotto il profilo finanziario. Il nuovo bonus avrebbe un costo stimato intorno ai 120 milioni di euro, una cifra decisamente inferiore rispetto ai circa 2 miliardi spesi dall’esecutivo negli ultimi mesi per mantenere ridotte le imposte sui carburanti.
La copertura potrebbe arrivare dall’incremento del gettito Iva generato proprio dall’aumento dei prezzi alla pompa. Di questa misura, però, Giorgetti ieri non ha parlato né è entrata all’ordine del giorno del Consiglio dei ministri. Quanto ai 14 miliardi di flessibilità concessi da Bruxelles solo, però, per potenziare le rinnovabili, siccome l’Italia è ancora sotto procedura Ue sui conti, andrebbero contabilizzate nel deficit. Oppure, secondo ipotetico scenario, l’Italia potrebbe aspettare le nuove stime sul disavanzo a settembre e, si osserva nella maggioranza, se confermassero una soglia sotto il 3% e l’uscita dalla procedura, scorporare le spese. Il tutto, a ogni modo, solo dopo che la flessibilità sia operativa, dopo il via libera dell’Ecofin. Una scelta politica che, stando alle parole del ministro Giorgetti, «non avverrà nel chiuso del ministero» ma «imporrà un confronto con il Parlamento», e sulla quale c’è da immaginare che peseranno gli effetti dello choc energetico sulle famiglie e sulle imprese, effetti che «non si sono ancora pienamente manifestati».
Il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida ha sottolineato che, «oltre al taglio generalizzato delle accise, del quale beneficia in maniera proporzionale anche il settore agricolo, il governo ha previsto, con gli ultimi decreti legge, un contributo straordinario sotto forma di credito d’imposta per l’acquisto di carburante a beneficio del comparto e della pesca con uno stanziamento di oltre 100 milioni di euro».
L’Unione consumatori lamenta la vaghezza delle dichiarazioni di Giorgetti: «Mancano due giorni è ancora non sono stati chiariti i termini della proroga», ha affermato ieri il presidente Massimiliano Dona. «Non vorremmo che, dopo la riduzione dello sconto sulla benzina da 20 a 5 centesimi previsto dal decreto-legge numero 63 del 30 aprile 2026, dopo quella sul gasolio da 20 a 10 centesimi introdotto con il decreto legge numero 89 del 22 maggio 2026, ora seguisse un terzo taglio».
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Il recupero degli immobili pubblici è destinato principalmente alle fasce economicamente più fragili. L’housing sociale, invece, è rivolto a quelle famiglie che non possiedono i requisiti per accedere alle case popolari ma che, allo stesso tempo, hanno difficoltà a sostenere i prezzi del mercato immobiliare.
Il Piano prevede l’impiego di circa 10 miliardi di euro di risorse pubbliche, ai quali si aggiungeranno investimenti privati. Per incentivare la partecipazione degli operatori privati, lo Stato offre procedure burocratiche semplificate. In cambio, almeno il 70% degli alloggi realizzati dovrà essere assegnato a prezzi calmierati, garantendo uno sconto minimo del 33% rispetto ai valori di mercato.
L’obiettivo dichiarato è aumentare l’offerta di abitazioni accessibili, ridurre il disagio abitativo e facilitare l’accesso alla casa per famiglie, giovani lavoratori e cittadini con redditi medio-bassi.
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