
Il teologo: «Impensabile che la Segreteria di Stato compia operazioni rilevanti senza autorizzazione del Papa. La Chiesa “povera per i poveri" è utopia: nemmeno il santo di Assisi ne parlò, anche lui aveva chi lo aiutava».Teologo, liturgista, già consultore della Congregazione per il culto divino, della Congregazione per la dottrina della fede e della Congregazione per le cause dei santi, don Nicola Bux è stato amico personale di Benedetto XVI. E legge la crisi della Chiesa, tra scandali finanziari e sessuali, come figlia del disinteresse per la liturgia. Angelo Becciu avrebbe fatto arrivare 700.000 euro agli accusatori australiani di George Pell, travolto da un processo per pedofilia, da cui è stato assolto, proprio quando questi stava scavando sui conti della Segreteria di Stato. Possibile che un cardinale faccia fabbricare prove false contro un altro porporato? È già successo nella storia della Chiesa?«Di situazioni del genere la Chiesa ne ha attraversate, nella sua storia bimillenaria. Non c'è molto di cui meravigliarsi».Dice?«Cristo s'è affidato a uomini, mica ad angeli».Crede che il calvario di Pell abbia avuto una regia vaticana?«Io ho conosciuto Pell e mi ha dato l'impressione di essere una persona integerrima, dai principi chiari, ma nello stesso tempo molto mite e disponibile».Quindi?«Sono sicuro che ce l'ha messa tutta per onorare il suo mandato alla Segreteria per l'Economia. Anche se non sono del tutto convinto della sua competenza in materia economica...».Rimase sorpreso delle accuse mossegli in Australia?«Le trovai incredibili. Ed ero certo che una qualche regia, in effetti, partisse da Roma, tra le prime e tra le seconde file».Che intende?«Nella Segreteria e nelle Congregazioni le autorità sono anche i segretari, i sottosegretari, i sostituti. Non solo i titolari».Dove vuole arrivare? Al fatto che Becciu è stato sostituto per gli Affari generali della Segreteria di Stato?«Non fu nominato da questo Papa, ma i quasi otto anni dell'attuale Pontificato li ha trascorsi tutti...».A Santa Marta bisognava accorgersene prima, se qualche cosa non quadrava?«A meno che non siamo di fronte a una totale disonestà personale, dobbiamo dire che un diplomatico come Becciu non può agire se non con il mandato del superiore».Il Pontefice stesso?«Becciu è stato anche nunzio. E i nunzi non rappresentano il Vaticano. Rappresentano personalmente il Papa».Molti, però, stanno dipingendo il ritratto di un Francesco tradito dai suoi collaboratori. «È una narrazione comprensibile, ma non giustificabile».Perché?«La responsabilità delle figure come Becciu è sempre da ricondurre al Pontefice. Certo, lui può non essere al corrente di certi dettagli. Ma non si può pensare che la Segreteria di Stato compia operazioni rilevanti senza l'autorizzazione del Papa».La Segreteria, negli anni, si è trasformata in un organo autoreferenziale? «L'abitudine a mettere da parte fondi e a secretare qua e là è dura a morire».Sì?«Tanto che Benedetto XVI, insieme a Ettore Gotti Tedeschi, aveva caldeggiato l'approvazione della normativa antiriciclaggio».E allora?«Tra gli oppositori di Gotti Tedeschi c'era anche Becciu».Ma questo cosa prova?«Può darsi che semplicemente la Segreteria cercasse di preservare la propria autonomia e - quindi - il proprio “portafoglio"».Meglio la Chiesa «povera per i poveri»?«Mah. Nel collegio apostolico c'era già chi teneva la cassa; e c'era lo stuolo di donne facoltose, redente da Cristo, come la moglie dell'amministratore di Erode, che avevano messo a disposizione i loro beni».Allora?«Quella della Chiesa “povera per i poveri" mi sembra un'utopia. La missione ha i suoi costi. Quello che va condannato è l'accumulo per sé stesso».A cosa deve essere finalizzato il denaro?«Ai due servizi principali della Chiesa: la verità e la carità».Perché, allora, va tanto di moda quello slogan pauperista?«Penso sia un'ideologia di derivazione sudamericana. Nemmeno San Francesco teorizzava una cosa del genere».No? Il poverello d'Assisi?«San Francesco postulò per sé e per chi voleva seguirlo la scelta della povertà individuale; però pure lui aveva Jacopa de' Settesoli, che dava una mano dal punto di vista economico».Cosa serve per fare pulizia in Vaticano?«Sono slogan che mi lasciano perplesso».In che senso?«Questo, in particolare, mi ricorda la glasnost dell'ultima fase dell'Unione sovietica».Intende alludere al fatto che, dopo la perestroika, l'Urss crollò?«Eh già. Io eviterei questi allineamenti al lessico della politica: trasparenza, tolleranza zero...».Se ne parlò al tempo del sinodo sugli abusi.«Ma per la Chiesa, certe frasi fatte non dovrebbero avere alcun senso».Perché?«Se Cristo avesse voluto la tolleranza zero, avrebbe fatto sparire il mondo intero già da parecchio tempo».E la trasparenza?«Cristo s'è fidato degli uomini. E il loro problema vero è quello della conversione».La conversione?«L'uomo si deve convertire, che sia una volta per tutte o più volte nella vita. La parola chiave dev'essere questa: conversione».Cosa comporta?«Solo un uomo che si converte è un uomo che fa le cose in modo pulito e trasparente - ed è capace di “tollerare"».Come ci si converte?«Ecco. Il guaio è la caduta verticale dell'interesse per il culto divino».Con che conseguenze?«Lo stato di decadenza della sacra liturgia, del culto divino, ha trascinato con sé la morale: quando si manipola il culto a Dio, si manipola facilmente anche la morale».Può fare un esempio?«La confessione ridotta a una seduta psicologica, in cui si fa una “chiacchierata". Magari, nel frattempo, il prete, anziché indossare la stola, si mette in maniche camicia, o confessa continuando a fumare».C'è una mondanizzazione della Chiesa anche nel linguaggio?«Esatto. E la colpa è anzitutto dei chierici, perché è da loro, come scrisse già Charles Péguy un secolo fa, che comincia la scristianizzazione».Cosa combinano i chierici?«Hanno scambiato la liturgia per un intrattenimento mondano. Ma allora, cosa ci si può aspettare a livello morale? Non è un caso se, dopo gli abusi sessuali, siamo arrivati agli abusi finanziari».Che effetto ha questa deriva sulla comunità dei fedeli?«La massa più superficiale si sente confermata nel proposito di allontanarsi dalla Chiesa, se non di ripudiare il battesimo».C'è una componente non superficiale?«È quella comprensiva dei peccati della Chiesa. Ma è esigua».E dove andrà a finire la Chiesa? Diverrà una sorta di Ong?«La riduzione della Chiesa a grande associazione di assistenza sociale è sicuramente un lato del problema. Lo testimonia un altro slogan che va di moda».Quale?«Il “prete di strada". Quando mai il prete è stato “di strada"?».Ce lo dica lei.«Ci sono moltissimi sacerdoti che hanno curato i cosiddetti “accattoni", ma non solo con il proposito di sbarbarli o di offrire loro una doccia, bensì con lo scopo di catechizzarli e portarli in chiesa».Questa crisi recherà anche qualche innovazione positiva? In fondo, Cristo ci promise che «le fiamme dell'inferno» non prevarranno sulla sua Chiesa.«Il lato positivo è che, come diceva Benedetto XVI, si moltiplicheranno le minoranze che decidono di vivere in maniera più spirituale, per preservarsi da tale deriva. Ma anche qui, bisogna stare attenti».A cosa?«Spesso si menziona la cosiddetta “opzione Benedetto", che è di Benedetto XVI come fu di San Benedetto da Norcia».Ebbene?«Non è che San Benedetto si chiamò fuori dal mondo, dicendo: “Basta che mi salvo io"».Cosa fece?«Partì, sì, dal problema centrale: vivere solo con Dio. Ma poi non rimase solo».Deve essere sempre presente una dimensione comunitaria, ecclesiale, appunto?«Sì. L'obiettivo di San Benedetto non era di isolarsi dal mondo, bensì di fermentarlo dall'interno. Tant'è che il movimento benedettino ha gettato le radici dell'Europa».Come si recupera questa maniera più radicale di vivere il Vangelo?«Partendo, appunto, dal culto divino. Stava a cuore a Benedetto XVI ed è da lì che prese le mosse anche il Concilio Vaticano II».La liturgia è centrale?«Lo è. Perché il mondo rende culto al demonio, che è infatti “principe di questo mondo". La Chiesa, nel mondo, deve invece rendere culto a Dio, per assolvere alle sue due finalità». Ovvero?«La gloria di Dio e la salvezza delle anime. Più la Chiesa lo fa, più rimane sé stessa, più è in grado di salvare l'umanità».
Emanuele Fiano (Ansa)
L’ex deputato pd chiede di boicottare un editore ospite alla fiera patrocinata da Gualtieri e «reo» di avere un catalogo di destra.
Per architettare una censura coi fiocchi bisogna avere un prodotto «nero» ed etichettarlo con la dicitura «neofascista» o «neonazista». Se poi scegli un ebreo (si può dire in questo contesto oppure è peccato?) che è stato pure censurato come testimonial, hai fatto bingo. La questione è questa: l’ex parlamentare Pd, Emanuele Fiano, che già era passato alla cronaca come bersaglio dei pro Pal colpevoli di non averlo fatto parlare all’Università Ca’ Foscari di Venezia e contro il quale qualche idiota aveva mimato la P38, sta premendo per censurare una casa editrice colpevole di pubblicare dei libri pericolosi perché di destra. Anzi, di estrema destra.
Un frame del video dell'aggressione a Costanza Tosi (nel riquadro) nella macelleria islamica di Roubaix
Giornalista di «Fuori dal coro», sequestrata in Francia nel ghetto musulmano di Roubaix.
Sequestrata in una macelleria da un gruppo di musulmani. Minacciata, irrisa, costretta a chiedere scusa senza una colpa. È durato più di un’ora l’incubo di Costanza Tosi, giornalista e inviata per la trasmissione Fuori dal coro, a Roubaix, in Francia, una città dove il credo islamico ha ormai sostituito la cultura occidentale.
Scontri fra pro-Pal e Polizia a Torino. Nel riquadro, Walter Mazzetti (Ansa)
La tenuità del reato vale anche se la vittima è un uomo in divisa. La Corte sconfessa il principio della sua ex presidente Cartabia.
Ennesima umiliazione per le forze dell’ordine. Sarà contenta l’eurodeputata Ilaria Salis, la quale non perde mai occasione per difendere i violenti e condannare gli agenti. La mano dello Stato contro chi aggredisce poliziotti o carabinieri non è mai stata pesante, ma da oggi potrebbe diventare una piuma. A dare il colpo di grazia ai servitori dello Stato che ogni giorno vengono aggrediti da delinquenti o facinorosi è una sentenza fresca di stampa, destinata a far discutere.
Mohamed Shahin (Ansa). Nel riquadro, il vescovo di Pinerolo Derio Olivero (Imagoeconomica)
Per il Viminale, Mohamed Shahin è una persona radicalizzata che rappresenta una minaccia per lo Stato. Sulle stragi di Hamas disse: «Non è violenza». Monsignor Olivero lo difende: «Ha solo espresso un’opinione».
Per il Viminale è un pericoloso estremista. Per la sinistra e la Chiesa un simbolo da difendere. Dalla Cgil al Pd, da Avs al Movimento 5 stelle, dal vescovo di Pinerolo ai rappresentanti della Chiesa valdese, un’alleanza trasversale e influente è scesa in campo a sostegno di un imam che è in attesa di essere espulso per «ragioni di sicurezza dello Stato e prevenzione del terrorismo». Un personaggio a cui, già l’8 novembre 2023, le autorità negarono la cittadinanza italiana per «ragioni di sicurezza dello Stato». Addirittura un nutrito gruppo di antagonisti, anche in suo nome, ha dato l’assalto alla redazione della Stampa. Una saldatura tra mondi diversi che non promette niente di buono.






