True
2019-07-16
L’indagata di Bibbiano faceva campagna per il «corso gender» nelle scuole emiliane
Facebook
Martedì 26 marzo, a Reggio Emilia, si tiene un convegno intitolato: «W l'amore. Facciamo il punto». Sulla locandina si può leggere: «Per contrastare la violenza in tutte le sue forme è necessario che nelle scuole sia inclusa, tra le discipline, l'educazione sentimentale, affettiva, sessuale, alle relazioni e alle differenze di genere». A promuovere l'evento sono Sinistra italiana, Arcigay, Rete degli studenti e altri. Sul sito di Radio Spada (radiospada.org) potete trovare un ampio servizio che contiene anche filmati dell'incontro. A prima vista, sembra trattarsi del consueto dibattito fra illuminati progressisti sui temi della sessualità, con l'immancabile orientamento Lgbt. Ma, in questo caso, c'è anche qualcosa di più.
Al tavolo dei relatori - prima a prendere la parola - c'è una donna di nome Fadia Bassmaji. È lei a coordinare la discussione. Ed è sempre lei a contribuire all'organizzazione dell'evento tramite Sinonimia, la sua società che «organizza eventi, progetti culturali, fornisce consulenze per Comuni e associazioni». Il nome della Bassmaji probabilmente non vi suonerà nuovo. La signora, infatti, è una dei protagonisti dell'inchiesta «Angeli e demoni», in qualità di indagata.
La nostra, in passato, ha avuto una relazione sentimentale con l'assistente sociale Federica Anghinolfi. E proprio grazie ai buoni uffici di quest'ultima, Fadia - assieme alla sua attuale compagna Daniela Bedogni (con cui è unita civilmente) - aveva ottenuto in affidamento una bambina, la piccola Katia, che ora è stata tolta alla coppia per maltrattamenti.
Come la Anghinolfi, anche la Bassmaji è - secondo il gip di Reggio Emilia - «assai attiva» nel mondo arcobaleno. In particolare, si è dedicata alla promozione dell'affido a coppie Lgbt, molto spesso all'interno di eventi sponsorizzati o comunque sostenuti dalle amministrazioni rosse. Eventi come quello che si è tenuto il 26 marzo scorso.
In quel frangente non si parlava di affido, bensì di un altro argomento che al mondo arcobaleno sta molto a cuore: l'educazione sessuale. Scopo dell'incontro, infatti, era quello di celebrare «W l'amore». Si tratta di un «progetto sperimentale» che la Regione Emilia Romagna ha lanciato nel 2013 (e giunto alla 6 edizione) per «l'educazione all'affettività e alla sessualità nei preadolescenti delle scuole secondarie di primo grado».
Tale progetto, ha spiegato Silvana Borsari (referente per l'Area materno infantile della Regione Emilia Romagna) presentava un aspetto particolarmente innovativo: «Il target di età più basso (13-14 anni) rispetto a quello fino ad allora di riferimento». Insomma, stiamo parlando di un corso di educazione sessuale che si tiene nelle scuole e si rivolge ai giovanissimi. A quanto risulta, nel corso degli anni l'età dei piccoli destinatari è ulteriormente scesa. Sul sito di «W l'amore», infatti, si trova materiale studiato anche per ragazzini dagli 8 ai 12 anni.
È sempre il sito a mostrare con chiarezza quale sia l'orientamento ideologico di tutta l'iniziativa. Entrando nella sezione adolescenti, subito si apre una finestrella che propaganda la contraccezione gratuita in Emilia Romagna. E basta un paio di clic per trovare la pagina in cui si spiega che «in Italia le ragazze minorenni possono prendere i contraccettivi e la pillola del giorno dopo, anche senza dirlo ai genitori. È una cosa possibile per legge (194/78). Contatta lo spazio giovani più vicino a te tempestivamente se hai avuto un rapporto sessuale non protetto». Si trovano poi materiali informativi sulla masturbazione e sugli anticoncezionali in genere, sono consigliati film e serie da vedere. Soprattutto, però, ovunque sono presenti riferimenti alle differenze di genere e orientamento sessuale. Per farla breve, potremmo dire che «W l'amore» è il prototipo del «corso gender». Che sia questo l'approccio si evince anche da un volume uscito nel 2018 e intitolato Percorsi di educazione affettiva e sessuale per preadolescenti. Il progetto «W l'amore» (Erickson). Il testo in questione è curato da Loretta Raffuzzi assieme a Paola Marmocchi ed Eleonora Strazzari dell'Azienda Usl di Bologna, ovvero le due responsabili regionali di tutto l'ambaradan.
Nel libro troviamo un ampio capitolo curato da Margherita Graglia, coordinatrice del Tavolo interistituzionale per il contrasto all'omotransnegatività e per l'inclusione delle persone Lgbt del Comune di Reggio Emilia.Sll'omotransnegatività, infatti, il progetto «W l'amore» insiste particolarmente. La Graglia spiega che l'omotransnegatività «costituisce il fattore di rischio maggiore per la salute delle persone Lgbt», specie se adolescenti. Chi ne è vittima, precisa la signora, sperimenta lo «stress da minoranza», caratterizzato «non solo dalle esperienze dirette di discriminazione (discriminazione esperita), ma anche dalla paura di poterle subire (discriminazione anticipata)». Dunque l'omotransnegatività va sradicata subito: «Risulta necessario che gli educatori, gli insegnanti e le famiglie siano adeguatamente (in)formati sui temi dell'identità sessuale, rimuovendo stereotipi e pregiudizi personali». Insomma: serve una bella rieducazione arcobaleno, e «W l'amore» è perfetto per raggiungere l'obiettivo.
Il lavoro da fare, tuttavia, è ancora parecchio, come chiarisce, sempre nel volume succitato, l'antropologa Nicoletta Landi. Costei è stata invitata a seguire «W l'amore» e a produrre riflessioni in proposito. Sentendo parlare gli operatori e gli insegnanti coinvolti nel progetto, la studiosa ha «spesso percepito una visione di tipo eteronormativo». Già: l'approccio non era abbastanza arcobaleno per i suoi gusti. Inoltre - anche se parlano di sesso e masturbazione - i corsi non scendono abbastanza nello specifico.
La Landi, infatti, ha dovuto far notare alcune carenze a un'operatrice coinvolta in «W l'amore»: «Perché quando parlate di penetrazione considerate solo quella genitale tra un uomo e una donna? Perché non parlare anche di sesso anale o di uso di sex toys tra magari due ragazze?». E certo: un bel corso sull'uso dei vibratori a scuola sarebbe sicuramente molto apprezzato.
Ecco, questo è il progetto che Fadia Bassmaji, indagata di «Angeli e demoni», ha sponsorizzato il 26 marzo. Assieme a lei c'era l'immancabile Roberta Mori. Cioè la stessa esponente Pd che celebrava il modello Bibbiano e la stessa che, oggi, battaglia perché passi la legge bavaglio regionale sull'omotransnegatività. Sempre gli stessi nomi, sempre lo stesso ambiente: e vengono pure a dirci che, in tutta questa brutta storia, l'ideologia e la politica non c'entrano nulla...
Su eventi Lgbt e «servizi esemplari» è sempre il Pd a metterci il cappello
Dal Partito democratico continuano a far finta di nulla. Oppure, se proprio si sono esposti troppo nel recente passato, tentano qualche difesa d'ufficio. Ci sono esponenti dem che a partire dall'inaugurazione del centro La Cura di Bibbiano, teatro dell'inchiesta «Angeli e demoni», si sono trovati spesso a braccetto con alcuni degli indagati. Un esempio. Mentre Fadia Bassmaji, la mamma della coppia Lgbt di «Angeli e demoni», promuoveva l'educazione sentimentale nelle scuole, l'inchiesta racconta che lavorava ai fianchi, con l'assistente sociale e con la sua nuova compagna, la bambina che le avevano affidato per demolire l'affetto per i veri genitori. A marzo l'ultimo convegno: «W l'amore». Con i soliti patrocini, primi fra tutti Sinistra italiana e Arcigay. Al fianco della signora Bassmaji c'erano due insegnanti e Roberta Mori, presidente della Commissione per le pari opportunità della Regione Emilia Romagna, tra i promotori della legge sull'omotransnegatività, candidata Pd alle scorse elezioni europee e indicata dal sito Votoarcobaleno come candidato gayfriendly, che tra un gazebo per la campagna di adesione alla Conferenza nazionale delle donne dem, un retweet di Nicola Zingaretti, una prima pagina dell'Espresso contro Matteo Salvini e un tweet con le dichiarazioni dell'avvocato di Carola Rackete, senza tralasciare un articolo approfondito sull'icona Lgbt Lady Oscar per celebrare l'anniversario della presa della Bastiglia, non ha mai nascosto certe simpatie.
Tanto da finire, proprio insieme a Bassmaji, in un video che documentava un interessante convegno. Il luogo delle riprese è l'epicentro dello scandalo sugli affidi illegali, la Val d'Enza. Il paese è Bibbiano, quello del sindaco finito ai domiciliari, Andrea Carletti. Nel Teatro Metropolis il 26 maggio 2016 viene registrato «Quando la notte abita il giorno». Sottotitolo: «L'ascolto del minore vittima di abuso sessuale e maltrattamento. Sospetto, rivelazione, assistenza e giustizia». Patrocinio della Provincia Reggio Emilia e della Regione Emilia Romagna. La regista è Bassmaj. All'incontro partecipano alcuni dei protagonisti dell'inchiesta. Uno su tutti, il guru della onlus Hansel e Gretel, Claudio Foti (anche lui finito ai domiciliari), Fausto Nicolini, direttore generale dell'Ausl di Reggio Emilia (indagato per abuso d'ufficio).
Roberta Mori interviene per 5 minuti. Il suo è un endorsement «all'esperienza esemplare» di «prevenzione e contrasto della violenza» messa in campo con il modello Val d'Enza. Ossia il Sistema di Angeli e demoni. Un'esperienza che all'epoca la Mori riteneva «esemplare per tutta la regione Emilia Romagna». Ed è per questo che nell'incipit dell'intervento e nelle conclusioni ringrazia gli amministratori. Uno dei quali ai domiciliari e altri due indagati. «Tra i plausi», scrivono sul sito web di Radio Spada, «di Federica Anghinolfi (la responsabile del servizio sociale dell'Unione della Val d'Enza finita nell'inchiesta, ndr). Il tutto con neoconsiglieri ed ex assessori comunali Pd». E non è l'unico incontro pubblico con la stessa squadra in campo. È nel settembre 2016 che la Mori partecipa all'inaugurazione del centro La Cura, con tanto di saluti introduttivi del sindaco Carletti. Ma non è necessario andare troppo indietro nel tempo per documentare le relazioni.
Uno degli eventi più recenti a cui la signora Bassmaji ha partecipato è il convegno «Affido e adozioni nel mondo Lgbt», andato in scena al Cassero di Bologna il 13 giugno scorso. Quando la Bassmaji ha pubblicato su Facebook la notizia dell'evento, qualcuno sotto ha commentato: «Ottima iniziativa da replicare a Reggio Emilia».
L'idea è molto piaciuta anche a Roberta Mori, che ha commentato pubblicando un grosso cuore arcobaleno. E dopo tutto questo sostegno fare un passo indietro forse è diventato imbarazzante. E allora il 6 luglio, nonostante i contenuti dell'inchiesta «Angeli e demoni» fossero già sui giornali, Mori ha continuato a difendere il modello che tanto le piaceva: «Il sistema dei nostri servizi contribuisce alla tenuta sociale». E il sito web Reggionline ha sottolineato che la presidente della Commissione Parità «non ci sta a vedere messa in dubbio la validità di un sistema sociale che ha contribuito a fare dell'Emilia Romagna un esempio in Italia e non solo».
Cristina Fantinati, commissaria provinciale di Reggio Emilia di Forza Italia, ha ricordato, a proposito delle componenti Pd che sostenevano il modello Val d'Enza, citando anche Roberta Mori, che «probabilmente erano tutti in buona fede, probabilmente hanno preso tutti un abbaglio, probabilmente nessuno si era mai accorto di nulla, ma la responsabilità politica c'è tutta ed è gravissima».
E Roberta Mori, dal canto suo, su Twitter postava: «Riconoscere un errore e scusarsi è un'azione importantissima, trasforma un paradigma, ripara antiche ferite, rende possibile l'elaborazione collettiva di un pregiudizio e delle sue ripercussioni traumatiche». La frase era dell'American psychoanalytic association che si scusava per aver, sottolinea Mori, «patologizzato Lgbt». Parole che, però, dovrebbero valere anche per Bibbiano e per gli affidi illeciti.
Fabio Amendolara
«L’Espresso» schiera l’amico di Foti
Voi credevate che lo scandalo di Bibbiano fosse sparito dai giornaloni. E invece no. Prima, è arrivato il Corriere della Sera, che spiegava come gli assistenti sociali emiliani avessero inventato gli abusi delle famiglie in Val d'Enza solo perché, da piccoli, erano stati a loro volta abusati. Poi, L'Espresso, che ospita un commento dello psichiatra Luigi Cancrini, ex deputato comunista, già vicepresidente della Commissione parlamentare infanzia e socio del Cismai, il Coordinamento italiano dei servizi contro il maltrattamento e l'abuso all'infanzia. Un'associazione la cui sigla compare in quasi tutti i recenti casi di abusi sui minori. A partire da Veleno: una ginecologa, all'epoca vicina al Cismai, lavorava a stretto contatto con l'ex moglie di Claudio Foti, il direttore scientifico del centro Hansel e Gretel. E, ancora, le consulenti del tribunale di Torino, la psicologa dei servizi sociali di Mirandola, Valeria Donati e le sue colleghe emiliane, avevano fatto parte, o avevano seguito i corsi di formazione, proprio del Cismai. L'ente si è attirato, negli anni, anche numerose critiche dalla comunità scientifica. In molti, infatti, hanno rilevato che le sue linee guida sull'ascolto dei bambini tendono a far affiorare gli abusi pure dove non ci sono: basta indulgere nelle cosiddette «domande suggestive» («dove ti ha toccato papà?», il che implica che papà ti abbia toccato).
Ebbene, che cosa s'è inventato ora il settimanale di Marco Damilano? Due pagine in cui Cancrini prova a smorzare i toni, lamentando che «Angeli e demoni» ha scatenato «uno scontro ideologico» che mina «la capacità di riflettere». Alla fine della giostra, viene fuori che il vero pericolo non sono gli assistenti sociali che strappano i figli ai genitori con false accuse di violenze, bensì le «famiglie maltrattanti». Osserva Cancrini: «A subire maltrattamenti in famiglia sono il 9,5% dei bambini italiani e più del 90% degli abusi sessuali su minori avvengono dentro le famiglie». Siamo alle solite: sono mamme e papà «tradizionali» l'origine del male. Sarà per questa endemica diffusione della violenza in famiglia, per «l'enormità di un problema da affrontare con tutta l'urgenza che merita», che «fra gli operatori» si è creato «un clima di vicinanza eccessiva alla sofferenza dei bambini», tale da portare «alcuni di loro a immaginare degli abusi e a non valutare con sufficiente pazienza le risorse dei loro genitori».
E che volete che sia. Le famiglie «naturali» sono talmente inclini a maltrattare i figli, che è normale se gli assistenti sociali «immaginano» pure le violenze che non esistono e non ascoltano «con sufficiente pazienza» i genitori. Vorrete mica prendervela con loro? Vorrete mica contestare l'affido di una bimba, da parte dell'attivista Lgbt Federica Anghinolfi, alla sua ex amante lesbica e alla nuova compagna, che poi hanno «imposto un orientamento sessuale» alla ragazzina, con un comportamento che il gip ha definito «ideologicamente e ossessivamente orientato? Vorrete mica insinuare che c'è un mercimonio di bambini? Folli! Cancrini, anzi, ci rassicura persino sul risvolto più impressionante dello scandalo di Bibbiano, quello della fabbricazione di falsi ricordi nel bambino attraverso strumentazioni elettriche: «Anche nel caso in cui un terapeuta decide di indurre in lui una leggera trance (utilizzando tecniche del tipo Emdr, che io non uso, ma di cui ho tuttavia un grande rispetto), la possibilità di indurre in lui dei ricordi falsi è sostanzialmente assente». Ecco: sono tecniche di cui avere «grande rispetto».
Eppure, l'assurdità più grande è un'altra. Ed è che L'Espresso chiami a minimizzare il caso in cui è coinvolto il dominus di Hansel e Gretel, Claudio Foti… un amico di Claudio Foti. Già, perché che Cancrini e Foti fossero, da anni, almeno professionalmente vicini, è evidente. Nel lontano giugno del 2004, ad esempio, parteciparono insieme a un convegno in Campidoglio a Roma, tra i cui organizzatori figurava il centro Hansel e Gretel. Nel 2010, erano entrambi al V congresso del Cismai a Taormina. Nel 2014, intervennero nello stesso ciclo di conferenze a Pirri (Cagliari), organizzato dalla fondazione Domus de luna, di cui Cancrini era direttore scientifico. Nel 2013, un nuovo congresso del Cismai, al Lingotto di Torino, entrambi relatori lo stesso giorno. In parole povere, è un po' come se L'Espresso avesse chiamato il Gatto a difendere la Volpe.
E meno male che Cancrini chiede «una campagna stampa» sull'emergenza dei bambini maltrattati. La campagna stampa serve ai minori, o ai (presunti) orchi di Bibbiano?
Alessandro Rico
L’Emilia crea una commissione per assolversi
Dovrebbe essere una «commissione tecnica» formata da esperti super partes, capace di valutare «l'intero sistema di tutela dei minori» e individuare «le eventuali falle e distorsioni» a protezione dei più piccoli. Peccato che tutti i suoi membri abbiano lavorato, fino ad oggi, non solo nel medesimo ambito ma anche nello stesso territorio di coloro dei quali ora sono chiamati a dare un giudizio. La Regione Emilia Romagna, sull'onda dello scandalo sui bambini rubati, emerso con l'inchiesta Angeli e Demoni ha optato per una reazione d'ufficio. Da un lato il Pd ha fatto calare il silenzio sui legami strettissimi della sinistra con i servizi e i soggetti coinvolti, dall'altro il presidente, Stefano Bonaccini, ha giocato la carta istituzionale della commissione d'inchiesta. I nomi chiamati a giudicare l'operato di quel pool di psicologi, assistenti sociali, neuropsichiatri e operatori che secondo gli inquirenti avrebbero creato un sistema tentacolare, intessendo rapporti oltre il lecito con le più disparate figure e con la complicità della politica sono professionisti che lavorano nell'ambito dell'infanzia e nel territorio regionale e, a loro volta, sono stati indicati dall'assessore regionale alle Politiche per la salute, Sergio Venturi. Il coordinatore è Giuliano Limonta, neuropsichiatra infantile, già direttore del dipartimento di Salute mentale e delle dipendenze patologiche dell'Azienda sanitaria di Piacenza e di coordinatore dei programmi aziendali per i disturbi del comportamento alimentare dell'area Vasta Emilia Nord (Piacenza, Parma, Reggio Emilia e Modena). Gli altri membri del gruppo di lavoro sono: Susi Pelotti, professoressa ordinaria e direttrice della Scuola di specializzazione di Medicina legale dell'Università di Bologna; Francesca Mantovani, ricercatrice dell'Università di Bologna su valutazione delle capacità genitoriali nei casi di rischio e di pregiudizio e valutazione delle cure parentali attraverso l'utilizzo di strumenti e un lavoro multidisciplinare; Filippo Dario Vinci, avvocato, responsabile dell'Ufficio metropolitano tutele del Comune di Bologna e coordinatore del Tavolo metropolitano sui temi tutelari; Stefano Costa, neuropsichiatra infantile nell'Azienda sanitaria di Bologna; Pietro Pellegrini, psichiatria e psicoterapeuta direttore di Unità operativa complessa del Centro di salute mentale e di Neuropsichiatria dell'infanzia e dell'adolescenza dell'Azienda sanitaria di Parma. E ancora provengono dalla Regione Emilia-Romagna, le dottoresse Maura Forni, responsabile del Servizio politiche sociali e Mila Ferri, responsabile del Servizio salute mentale.
Alessia Pedrielli
Continua a leggereRiduci
Fadia Bassmaji, protagonista dell'inchiesta di Reggio Emilia, promuoveva il progetto pro Lgbt «W l'amore» per i ragazzini.La dem Roberta Mori era una presenza costante agli incontri organizzati dal giro della Val d'Enza. Sia che si trattasse di attività rivolte a bambini e adolescenti, sia che fossero in gioco temi arcobaleno.Sul settimanale, lo psichiatra Luigi Cancrini, socio Cismai, minimizza i fatti di Bibbiano Peccato che abbia partecipato a numerosi convegni assieme al capo di Hansel e Gretel.A indagare sulla gestione dei minorenni sono stati chiamati solo esperti «interni».Lo speciale contiene quattro articoli Martedì 26 marzo, a Reggio Emilia, si tiene un convegno intitolato: «W l'amore. Facciamo il punto». Sulla locandina si può leggere: «Per contrastare la violenza in tutte le sue forme è necessario che nelle scuole sia inclusa, tra le discipline, l'educazione sentimentale, affettiva, sessuale, alle relazioni e alle differenze di genere». A promuovere l'evento sono Sinistra italiana, Arcigay, Rete degli studenti e altri. Sul sito di Radio Spada (radiospada.org) potete trovare un ampio servizio che contiene anche filmati dell'incontro. A prima vista, sembra trattarsi del consueto dibattito fra illuminati progressisti sui temi della sessualità, con l'immancabile orientamento Lgbt. Ma, in questo caso, c'è anche qualcosa di più. Al tavolo dei relatori - prima a prendere la parola - c'è una donna di nome Fadia Bassmaji. È lei a coordinare la discussione. Ed è sempre lei a contribuire all'organizzazione dell'evento tramite Sinonimia, la sua società che «organizza eventi, progetti culturali, fornisce consulenze per Comuni e associazioni». Il nome della Bassmaji probabilmente non vi suonerà nuovo. La signora, infatti, è una dei protagonisti dell'inchiesta «Angeli e demoni», in qualità di indagata. La nostra, in passato, ha avuto una relazione sentimentale con l'assistente sociale Federica Anghinolfi. E proprio grazie ai buoni uffici di quest'ultima, Fadia - assieme alla sua attuale compagna Daniela Bedogni (con cui è unita civilmente) - aveva ottenuto in affidamento una bambina, la piccola Katia, che ora è stata tolta alla coppia per maltrattamenti. Come la Anghinolfi, anche la Bassmaji è - secondo il gip di Reggio Emilia - «assai attiva» nel mondo arcobaleno. In particolare, si è dedicata alla promozione dell'affido a coppie Lgbt, molto spesso all'interno di eventi sponsorizzati o comunque sostenuti dalle amministrazioni rosse. Eventi come quello che si è tenuto il 26 marzo scorso. In quel frangente non si parlava di affido, bensì di un altro argomento che al mondo arcobaleno sta molto a cuore: l'educazione sessuale. Scopo dell'incontro, infatti, era quello di celebrare «W l'amore». Si tratta di un «progetto sperimentale» che la Regione Emilia Romagna ha lanciato nel 2013 (e giunto alla 6 edizione) per «l'educazione all'affettività e alla sessualità nei preadolescenti delle scuole secondarie di primo grado». Tale progetto, ha spiegato Silvana Borsari (referente per l'Area materno infantile della Regione Emilia Romagna) presentava un aspetto particolarmente innovativo: «Il target di età più basso (13-14 anni) rispetto a quello fino ad allora di riferimento». Insomma, stiamo parlando di un corso di educazione sessuale che si tiene nelle scuole e si rivolge ai giovanissimi. A quanto risulta, nel corso degli anni l'età dei piccoli destinatari è ulteriormente scesa. Sul sito di «W l'amore», infatti, si trova materiale studiato anche per ragazzini dagli 8 ai 12 anni. È sempre il sito a mostrare con chiarezza quale sia l'orientamento ideologico di tutta l'iniziativa. Entrando nella sezione adolescenti, subito si apre una finestrella che propaganda la contraccezione gratuita in Emilia Romagna. E basta un paio di clic per trovare la pagina in cui si spiega che «in Italia le ragazze minorenni possono prendere i contraccettivi e la pillola del giorno dopo, anche senza dirlo ai genitori. È una cosa possibile per legge (194/78). Contatta lo spazio giovani più vicino a te tempestivamente se hai avuto un rapporto sessuale non protetto». Si trovano poi materiali informativi sulla masturbazione e sugli anticoncezionali in genere, sono consigliati film e serie da vedere. Soprattutto, però, ovunque sono presenti riferimenti alle differenze di genere e orientamento sessuale. Per farla breve, potremmo dire che «W l'amore» è il prototipo del «corso gender». Che sia questo l'approccio si evince anche da un volume uscito nel 2018 e intitolato Percorsi di educazione affettiva e sessuale per preadolescenti. Il progetto «W l'amore» (Erickson). Il testo in questione è curato da Loretta Raffuzzi assieme a Paola Marmocchi ed Eleonora Strazzari dell'Azienda Usl di Bologna, ovvero le due responsabili regionali di tutto l'ambaradan. Nel libro troviamo un ampio capitolo curato da Margherita Graglia, coordinatrice del Tavolo interistituzionale per il contrasto all'omotransnegatività e per l'inclusione delle persone Lgbt del Comune di Reggio Emilia.Sll'omotransnegatività, infatti, il progetto «W l'amore» insiste particolarmente. La Graglia spiega che l'omotransnegatività «costituisce il fattore di rischio maggiore per la salute delle persone Lgbt», specie se adolescenti. Chi ne è vittima, precisa la signora, sperimenta lo «stress da minoranza», caratterizzato «non solo dalle esperienze dirette di discriminazione (discriminazione esperita), ma anche dalla paura di poterle subire (discriminazione anticipata)». Dunque l'omotransnegatività va sradicata subito: «Risulta necessario che gli educatori, gli insegnanti e le famiglie siano adeguatamente (in)formati sui temi dell'identità sessuale, rimuovendo stereotipi e pregiudizi personali». Insomma: serve una bella rieducazione arcobaleno, e «W l'amore» è perfetto per raggiungere l'obiettivo. Il lavoro da fare, tuttavia, è ancora parecchio, come chiarisce, sempre nel volume succitato, l'antropologa Nicoletta Landi. Costei è stata invitata a seguire «W l'amore» e a produrre riflessioni in proposito. Sentendo parlare gli operatori e gli insegnanti coinvolti nel progetto, la studiosa ha «spesso percepito una visione di tipo eteronormativo». Già: l'approccio non era abbastanza arcobaleno per i suoi gusti. Inoltre - anche se parlano di sesso e masturbazione - i corsi non scendono abbastanza nello specifico. La Landi, infatti, ha dovuto far notare alcune carenze a un'operatrice coinvolta in «W l'amore»: «Perché quando parlate di penetrazione considerate solo quella genitale tra un uomo e una donna? Perché non parlare anche di sesso anale o di uso di sex toys tra magari due ragazze?». E certo: un bel corso sull'uso dei vibratori a scuola sarebbe sicuramente molto apprezzato. Ecco, questo è il progetto che Fadia Bassmaji, indagata di «Angeli e demoni», ha sponsorizzato il 26 marzo. Assieme a lei c'era l'immancabile Roberta Mori. Cioè la stessa esponente Pd che celebrava il modello Bibbiano e la stessa che, oggi, battaglia perché passi la legge bavaglio regionale sull'omotransnegatività. Sempre gli stessi nomi, sempre lo stesso ambiente: e vengono pure a dirci che, in tutta questa brutta storia, l'ideologia e la politica non c'entrano nulla...<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/lindagata-di-bibbiano-faceva-campagna-per-il-corso-gender-nelle-scuole-emiliane-2639198979.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="su-eventi-lgbt-e-servizi-esemplari-e-sempre-il-pd-a-metterci-il-cappello" data-post-id="2639198979" data-published-at="1775674756" data-use-pagination="False"> Su eventi Lgbt e «servizi esemplari» è sempre il Pd a metterci il cappello Dal Partito democratico continuano a far finta di nulla. Oppure, se proprio si sono esposti troppo nel recente passato, tentano qualche difesa d'ufficio. Ci sono esponenti dem che a partire dall'inaugurazione del centro La Cura di Bibbiano, teatro dell'inchiesta «Angeli e demoni», si sono trovati spesso a braccetto con alcuni degli indagati. Un esempio. Mentre Fadia Bassmaji, la mamma della coppia Lgbt di «Angeli e demoni», promuoveva l'educazione sentimentale nelle scuole, l'inchiesta racconta che lavorava ai fianchi, con l'assistente sociale e con la sua nuova compagna, la bambina che le avevano affidato per demolire l'affetto per i veri genitori. A marzo l'ultimo convegno: «W l'amore». Con i soliti patrocini, primi fra tutti Sinistra italiana e Arcigay. Al fianco della signora Bassmaji c'erano due insegnanti e Roberta Mori, presidente della Commissione per le pari opportunità della Regione Emilia Romagna, tra i promotori della legge sull'omotransnegatività, candidata Pd alle scorse elezioni europee e indicata dal sito Votoarcobaleno come candidato gayfriendly, che tra un gazebo per la campagna di adesione alla Conferenza nazionale delle donne dem, un retweet di Nicola Zingaretti, una prima pagina dell'Espresso contro Matteo Salvini e un tweet con le dichiarazioni dell'avvocato di Carola Rackete, senza tralasciare un articolo approfondito sull'icona Lgbt Lady Oscar per celebrare l'anniversario della presa della Bastiglia, non ha mai nascosto certe simpatie. Tanto da finire, proprio insieme a Bassmaji, in un video che documentava un interessante convegno. Il luogo delle riprese è l'epicentro dello scandalo sugli affidi illegali, la Val d'Enza. Il paese è Bibbiano, quello del sindaco finito ai domiciliari, Andrea Carletti. Nel Teatro Metropolis il 26 maggio 2016 viene registrato «Quando la notte abita il giorno». Sottotitolo: «L'ascolto del minore vittima di abuso sessuale e maltrattamento. Sospetto, rivelazione, assistenza e giustizia». Patrocinio della Provincia Reggio Emilia e della Regione Emilia Romagna. La regista è Bassmaj. All'incontro partecipano alcuni dei protagonisti dell'inchiesta. Uno su tutti, il guru della onlus Hansel e Gretel, Claudio Foti (anche lui finito ai domiciliari), Fausto Nicolini, direttore generale dell'Ausl di Reggio Emilia (indagato per abuso d'ufficio). Roberta Mori interviene per 5 minuti. Il suo è un endorsement «all'esperienza esemplare» di «prevenzione e contrasto della violenza» messa in campo con il modello Val d'Enza. Ossia il Sistema di Angeli e demoni. Un'esperienza che all'epoca la Mori riteneva «esemplare per tutta la regione Emilia Romagna». Ed è per questo che nell'incipit dell'intervento e nelle conclusioni ringrazia gli amministratori. Uno dei quali ai domiciliari e altri due indagati. «Tra i plausi», scrivono sul sito web di Radio Spada, «di Federica Anghinolfi (la responsabile del servizio sociale dell'Unione della Val d'Enza finita nell'inchiesta, ndr). Il tutto con neoconsiglieri ed ex assessori comunali Pd». E non è l'unico incontro pubblico con la stessa squadra in campo. È nel settembre 2016 che la Mori partecipa all'inaugurazione del centro La Cura, con tanto di saluti introduttivi del sindaco Carletti. Ma non è necessario andare troppo indietro nel tempo per documentare le relazioni. Uno degli eventi più recenti a cui la signora Bassmaji ha partecipato è il convegno «Affido e adozioni nel mondo Lgbt», andato in scena al Cassero di Bologna il 13 giugno scorso. Quando la Bassmaji ha pubblicato su Facebook la notizia dell'evento, qualcuno sotto ha commentato: «Ottima iniziativa da replicare a Reggio Emilia». L'idea è molto piaciuta anche a Roberta Mori, che ha commentato pubblicando un grosso cuore arcobaleno. E dopo tutto questo sostegno fare un passo indietro forse è diventato imbarazzante. E allora il 6 luglio, nonostante i contenuti dell'inchiesta «Angeli e demoni» fossero già sui giornali, Mori ha continuato a difendere il modello che tanto le piaceva: «Il sistema dei nostri servizi contribuisce alla tenuta sociale». E il sito web Reggionline ha sottolineato che la presidente della Commissione Parità «non ci sta a vedere messa in dubbio la validità di un sistema sociale che ha contribuito a fare dell'Emilia Romagna un esempio in Italia e non solo». Cristina Fantinati, commissaria provinciale di Reggio Emilia di Forza Italia, ha ricordato, a proposito delle componenti Pd che sostenevano il modello Val d'Enza, citando anche Roberta Mori, che «probabilmente erano tutti in buona fede, probabilmente hanno preso tutti un abbaglio, probabilmente nessuno si era mai accorto di nulla, ma la responsabilità politica c'è tutta ed è gravissima». E Roberta Mori, dal canto suo, su Twitter postava: «Riconoscere un errore e scusarsi è un'azione importantissima, trasforma un paradigma, ripara antiche ferite, rende possibile l'elaborazione collettiva di un pregiudizio e delle sue ripercussioni traumatiche». La frase era dell'American psychoanalytic association che si scusava per aver, sottolinea Mori, «patologizzato Lgbt». Parole che, però, dovrebbero valere anche per Bibbiano e per gli affidi illeciti. Fabio Amendolara <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/lindagata-di-bibbiano-faceva-campagna-per-il-corso-gender-nelle-scuole-emiliane-2639198979.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="lespresso-schiera-lamico-di-foti" data-post-id="2639198979" data-published-at="1775674756" data-use-pagination="False"> «L’Espresso» schiera l’amico di Foti Voi credevate che lo scandalo di Bibbiano fosse sparito dai giornaloni. E invece no. Prima, è arrivato il Corriere della Sera, che spiegava come gli assistenti sociali emiliani avessero inventato gli abusi delle famiglie in Val d'Enza solo perché, da piccoli, erano stati a loro volta abusati. Poi, L'Espresso, che ospita un commento dello psichiatra Luigi Cancrini, ex deputato comunista, già vicepresidente della Commissione parlamentare infanzia e socio del Cismai, il Coordinamento italiano dei servizi contro il maltrattamento e l'abuso all'infanzia. Un'associazione la cui sigla compare in quasi tutti i recenti casi di abusi sui minori. A partire da Veleno: una ginecologa, all'epoca vicina al Cismai, lavorava a stretto contatto con l'ex moglie di Claudio Foti, il direttore scientifico del centro Hansel e Gretel. E, ancora, le consulenti del tribunale di Torino, la psicologa dei servizi sociali di Mirandola, Valeria Donati e le sue colleghe emiliane, avevano fatto parte, o avevano seguito i corsi di formazione, proprio del Cismai. L'ente si è attirato, negli anni, anche numerose critiche dalla comunità scientifica. In molti, infatti, hanno rilevato che le sue linee guida sull'ascolto dei bambini tendono a far affiorare gli abusi pure dove non ci sono: basta indulgere nelle cosiddette «domande suggestive» («dove ti ha toccato papà?», il che implica che papà ti abbia toccato). Ebbene, che cosa s'è inventato ora il settimanale di Marco Damilano? Due pagine in cui Cancrini prova a smorzare i toni, lamentando che «Angeli e demoni» ha scatenato «uno scontro ideologico» che mina «la capacità di riflettere». Alla fine della giostra, viene fuori che il vero pericolo non sono gli assistenti sociali che strappano i figli ai genitori con false accuse di violenze, bensì le «famiglie maltrattanti». Osserva Cancrini: «A subire maltrattamenti in famiglia sono il 9,5% dei bambini italiani e più del 90% degli abusi sessuali su minori avvengono dentro le famiglie». Siamo alle solite: sono mamme e papà «tradizionali» l'origine del male. Sarà per questa endemica diffusione della violenza in famiglia, per «l'enormità di un problema da affrontare con tutta l'urgenza che merita», che «fra gli operatori» si è creato «un clima di vicinanza eccessiva alla sofferenza dei bambini», tale da portare «alcuni di loro a immaginare degli abusi e a non valutare con sufficiente pazienza le risorse dei loro genitori». E che volete che sia. Le famiglie «naturali» sono talmente inclini a maltrattare i figli, che è normale se gli assistenti sociali «immaginano» pure le violenze che non esistono e non ascoltano «con sufficiente pazienza» i genitori. Vorrete mica prendervela con loro? Vorrete mica contestare l'affido di una bimba, da parte dell'attivista Lgbt Federica Anghinolfi, alla sua ex amante lesbica e alla nuova compagna, che poi hanno «imposto un orientamento sessuale» alla ragazzina, con un comportamento che il gip ha definito «ideologicamente e ossessivamente orientato? Vorrete mica insinuare che c'è un mercimonio di bambini? Folli! Cancrini, anzi, ci rassicura persino sul risvolto più impressionante dello scandalo di Bibbiano, quello della fabbricazione di falsi ricordi nel bambino attraverso strumentazioni elettriche: «Anche nel caso in cui un terapeuta decide di indurre in lui una leggera trance (utilizzando tecniche del tipo Emdr, che io non uso, ma di cui ho tuttavia un grande rispetto), la possibilità di indurre in lui dei ricordi falsi è sostanzialmente assente». Ecco: sono tecniche di cui avere «grande rispetto». Eppure, l'assurdità più grande è un'altra. Ed è che L'Espresso chiami a minimizzare il caso in cui è coinvolto il dominus di Hansel e Gretel, Claudio Foti… un amico di Claudio Foti. Già, perché che Cancrini e Foti fossero, da anni, almeno professionalmente vicini, è evidente. Nel lontano giugno del 2004, ad esempio, parteciparono insieme a un convegno in Campidoglio a Roma, tra i cui organizzatori figurava il centro Hansel e Gretel. Nel 2010, erano entrambi al V congresso del Cismai a Taormina. Nel 2014, intervennero nello stesso ciclo di conferenze a Pirri (Cagliari), organizzato dalla fondazione Domus de luna, di cui Cancrini era direttore scientifico. Nel 2013, un nuovo congresso del Cismai, al Lingotto di Torino, entrambi relatori lo stesso giorno. In parole povere, è un po' come se L'Espresso avesse chiamato il Gatto a difendere la Volpe. E meno male che Cancrini chiede «una campagna stampa» sull'emergenza dei bambini maltrattati. La campagna stampa serve ai minori, o ai (presunti) orchi di Bibbiano? Alessandro Rico <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem3" data-id="3" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/lindagata-di-bibbiano-faceva-campagna-per-il-corso-gender-nelle-scuole-emiliane-2639198979.html?rebelltitem=3#rebelltitem3" data-basename="lemilia-crea-una-commissione-per-assolversi" data-post-id="2639198979" data-published-at="1775674756" data-use-pagination="False"> L’Emilia crea una commissione per assolversi Dovrebbe essere una «commissione tecnica» formata da esperti super partes, capace di valutare «l'intero sistema di tutela dei minori» e individuare «le eventuali falle e distorsioni» a protezione dei più piccoli. Peccato che tutti i suoi membri abbiano lavorato, fino ad oggi, non solo nel medesimo ambito ma anche nello stesso territorio di coloro dei quali ora sono chiamati a dare un giudizio. La Regione Emilia Romagna, sull'onda dello scandalo sui bambini rubati, emerso con l'inchiesta Angeli e Demoni ha optato per una reazione d'ufficio. Da un lato il Pd ha fatto calare il silenzio sui legami strettissimi della sinistra con i servizi e i soggetti coinvolti, dall'altro il presidente, Stefano Bonaccini, ha giocato la carta istituzionale della commissione d'inchiesta. I nomi chiamati a giudicare l'operato di quel pool di psicologi, assistenti sociali, neuropsichiatri e operatori che secondo gli inquirenti avrebbero creato un sistema tentacolare, intessendo rapporti oltre il lecito con le più disparate figure e con la complicità della politica sono professionisti che lavorano nell'ambito dell'infanzia e nel territorio regionale e, a loro volta, sono stati indicati dall'assessore regionale alle Politiche per la salute, Sergio Venturi. Il coordinatore è Giuliano Limonta, neuropsichiatra infantile, già direttore del dipartimento di Salute mentale e delle dipendenze patologiche dell'Azienda sanitaria di Piacenza e di coordinatore dei programmi aziendali per i disturbi del comportamento alimentare dell'area Vasta Emilia Nord (Piacenza, Parma, Reggio Emilia e Modena). Gli altri membri del gruppo di lavoro sono: Susi Pelotti, professoressa ordinaria e direttrice della Scuola di specializzazione di Medicina legale dell'Università di Bologna; Francesca Mantovani, ricercatrice dell'Università di Bologna su valutazione delle capacità genitoriali nei casi di rischio e di pregiudizio e valutazione delle cure parentali attraverso l'utilizzo di strumenti e un lavoro multidisciplinare; Filippo Dario Vinci, avvocato, responsabile dell'Ufficio metropolitano tutele del Comune di Bologna e coordinatore del Tavolo metropolitano sui temi tutelari; Stefano Costa, neuropsichiatra infantile nell'Azienda sanitaria di Bologna; Pietro Pellegrini, psichiatria e psicoterapeuta direttore di Unità operativa complessa del Centro di salute mentale e di Neuropsichiatria dell'infanzia e dell'adolescenza dell'Azienda sanitaria di Parma. E ancora provengono dalla Regione Emilia-Romagna, le dottoresse Maura Forni, responsabile del Servizio politiche sociali e Mila Ferri, responsabile del Servizio salute mentale. Alessia Pedrielli
A sinistra Giampaolo Ricci, capitano dell'Olimopia Milano. A destra Haley Bugeja, attaccante dell'Inter femminile
Dal 7 al 12 aprile il Csi Milano lancia Fuori Rosa, mobilitazione contro la violenza di genere. Coinvolte oltre 650 società sportive e atleti di Serie A. Un gesto simbolico sui campi e una campagna social per promuovere rispetto e consapevolezza.
Nel mondo dello sport, dove il linguaggio è spesso quello della competizione, arriva un messaggio che va oltre il risultato. Dal 7 al 12 aprile il Centro Sportivo Italiano di Milano chiama a raccolta società, atleti e appassionati per una mobilitazione contro la violenza di genere. Il nome scelto è diretto: Fuori Rosa: la violenza di genere non si convoca.
L’iniziativa si sviluppa soprattutto sui social, ma coinvolge concretamente i campi e le palestre di tutta la provincia. Oltre 650 società sportive affiliate al comitato milanese sono invitate a partecipare con un gesto simbolico: esporre un cartellino rosa prima delle partite o durante gli allenamenti, condividendo immagini e contenuti per ribadire un concetto semplice — la violenza non ha spazio, nemmeno nello sport. A dare visibilità alla campagna è anche un video che riunisce volti noti di discipline diverse. Dal calcio femminile con Lavinia Tornaghi e Haley Bugeja, al basket con Giampaolo Ricci, fino al volley con Damiano Catania e Tommaso Ichino. Sport diversi, un’unica presa di posizione: rompere il silenzio.
Dietro la mobilitazione c’è un tema che resta urgente. Secondo i dati più recenti dell’Istat, in Italia oltre 6 milioni di donne hanno subito nel corso della vita una forma di violenza fisica o sessuale. Un fenomeno che riguarda anche da vicino il territorio lombardo e che chiama in causa non solo le istituzioni, ma l’intera società.
Per il Csi Milano, lo sport ha un ruolo che va oltre l’attività agonistica. Ogni giorno, nei campi e negli oratori, passa un’idea di educazione che coinvolge migliaia di giovani. È su questo terreno che si inserisce Fuori Rosa, con l’obiettivo di trasformare una settimana di sensibilizzazione in un percorso più ampio e continuo. La campagna rientra infatti nelle Giornate a Tema, un progetto con cui alcune giornate di campionato vengono dedicate a questioni sociali ritenute centrali. In questo caso, il focus è sulla prevenzione e sul riconoscimento della violenza di genere, anche attraverso strumenti concreti messi a disposizione delle società sportive. A supporto dell’iniziativa, il comitato milanese ha attivato una collaborazione con la Rete Antiviolenza Milano e con la Rete Artemide, che hanno contribuito con materiali informativi e di supporto. L’obiettivo è rendere le comunità sportive più consapevoli e preparate ad affrontare situazioni di violenza, dentro e fuori dai contesti agonistici.
Il messaggio, alla fine, è lineare: lo sport non può restare neutrale. In una realtà che coinvolge oltre 100 mila atleti e centinaia di società solo nell’area milanese, la scelta è quella di utilizzare il campo come spazio educativo, capace di trasmettere valori che vanno oltre il gioco.
Continua a leggereRiduci
Perché Hormuz è tanto importante? C’è modo di aggirarlo? Oltre la metà della produzione globale petrolifera e di altri combustibili si sposta per nave. Il piccolo canale di acqua che separa Oman e Iran è uno degli snodi strategici più importanti per volume di transito.
Undici anni fa, nel 2015, la fornitura mondiale di petrolio e di altri combustibili è stata di 96,7 milioni di barili al giorno: il 61% di questo numero, che equivale quasi a 60 milioni di barili, è transitato via mare su navi e secondo i dati Unctad (Conferenza delle Nazioni unite per il commercio e lo sviluppo), la quota delle petroliere sul tonnellaggio mondiale è scesa dal 50% del 1980 al 28% del 2016. Ciò nondimeno, la dipendenza energetica dai passaggi marittimi rimane assoluta.
Sbaglia chi pensa che il destino dei popoli si scelga solo nei gabinetti di potere o nelle cancellerie degli Stati. Neanche i campi di battaglia vantano il primato di poter pesare in modo così decisivo sulla bilancia della geopolitica quanto l’importanza che assumono i mari. Ma la geografia marittima, al pari della terraferma, ha le sue strade, le sue rotte e i suoi caselli. Oltre l’80% delle merci globali viaggia oggi su questa immensa infrastruttura blu; un sistema tanto vasto, quanto fragile, che poggia il suo intero equilibrio sui chokepoint. Si tratta di punti di strozzatura - o colli di bottiglia. Sono canali e stretti dove lo spazio si contrae fino a poche centinaia di metri, trasformando la fluidità del commercio globale in un potenziale incubo logistico.
La merce più importante in circolazione sul mare è, inutile dirlo, il petrolio, il cui flusso attraverso tali snodi marittimi tanto importanti a livello globale è consultabile sul sito della Us Energy information administration (l’Eia). L’ente ha individuato sette punti fondamentali: sono essi lo Stretto di Hormuz, oggi più che mai infaustamente attuale, che separa la Penisola Arabica dall’Iran e il Golfo Persico dall’Oceano Indiano; lo Stretto di Malacca (che collega gli Oceani Indiano e Pacifico); il Canale di Suez, che mette in comunicazione Mar Rosso e Mar Mediterraneo; lo Stretto di Bab el-Mandem, che al pari di Hormuz, tiene distanti la Penisola Arabica dal continente africano; il sistema del Bosforo e dei Dardanelli, tra Europa e Asia; il Canale di Panama, anello di congiunzione tra Atlantico e Pacifico; e infine gli Stretti danesi, ossia i tre canali marittimi principali - Piccolo Belt, Grande Belt e Øresund - che collegano il Mar Baltico al Mare del Nord attraverso il Kattegat e lo Skagerrak. Situati in Danimarca, separano la penisola dello Jutland dalle isole danesi e dalla Svezia.
Vi è poi un ultimo tratto di mare, né stretto né canale, che tuttavia resta un passaggio imprescindibile delle rotte su mare, ed è il Capo di Buona Speranza, estremità meridionale della penisola del Capo, in Sudafrica che consente alle navi di poter doppiare il continente.
La logistica del greggio non è però un flusso indistinto: si tratta piuttosto di una complessa gerarchia regolata dal sistema Afra, acronimo che sta per Average freight rate assessment, una valutazione media dei noli marittimi, spesso utilizzata come benchmark nel settore petrolifero per i contratti di spedizione a lungo termine. Dalle piccole navi General Purpos, capaci di stivare tra i 70.000 e i 190.000 barili, alle Medium Range e alle onnipresenti Afra Max (tra 80.000 e 120.000 tonnellate di portata lorda), ogni classe di naviglio deve fare i conti con i limiti fisici degli stretti. Le navi Long Range (LR), fondamentali per i carichi di prodotti raffinati, sono i giganti che misurano la tenuta di questi passaggi obbligati.
Lo Stretto di Hormuz rimane il grimaldello della geopolitica energetica. Nel 2016, ha registrato il transito record di 18,5 milioni di barili al giorno, pari a quasi un terzo di tutto il greggio trasportato via mare. La sua importanza è vitale per l’Asia: in condizioni normali, ossia non quelle delle settimane in cui stiamo vivendo, l’80% del greggio che attraversa questo braccio di mare tra Iran e Oman è diretto verso mercati affamati come Cina, Giappone, India e Corea del Sud. Non solo: fino a prima della guerra, il Qatar vi faceva transitare 3,7 trilioni di metri cubi di gas naturale liquefatto, coprendo oltre il 30% del commercio globale di settore.
Il problema di Hormuz, lo si è ben visto, è l’assenza di reali alternative. Le opzioni per aggirarlo sono assai limitate: solo l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti disponevano di oleodotti operativi, pure con una capacità residua inutilizzata di circa 3,9 milioni di barili al giorno nel 2016. Altre infrastrutture, come l’oleodotto iracheno verso il porto saudita di Mu’ajjiz o la storica Tapine, il Trans-Arabian Pipeline che va da Qaisumah in Arabia Saudita a Sidon in Libano che insieme all’oleodotto strategico tra Iraq e Turchia verso il Libano, giacciono inattive, vittime instabilità ben più remote della contingente.
Spostandosi a Oriente, lo Stretto di Malacca si conferma il secondo snodo mondiale. Con 16 milioni di barili al giorno nel 2016, rappresenta la via più breve tra il Medio Oriente e i mercati asiatici. Per Pechino, Malacca è una questione di sopravvivenza: il 15-20% del traffico mondiale si concentra in soli 30 chilometri di larghezza.
Ma l’instabilità cronica del Vicino e Medio Oriente non ha smesso di riscrivere nemmeno le statistiche del Canale di Suez e dello Stretto di Bab el-Mandeb. Quest’ultimo, noto storicamente come «la Porta delle Lacrime», è il passaggio obbligato tra l’Oceano Indiano e il Mar Rosso. Se nel 2016 vi transitavano 4,8 milioni di barili al giorno, nei tempi più recenti è stato l’epicentro di una crisi senza precedenti. Tra il novembre 2023 e il gennaio 2025, gli insorti Houthi hanno condotto centinaia di attacchi con missili e droni contro il naviglio mercantile. E, a scaso di equivoci, le conseguenze sono state disastrose: il traffico attraverso Suez, che fino al 2023 gestiva il 12% del commercio mondiale, è crollato del 50% nel corso del 2024. Le navi sono state costrette a doppiare il Capo di Buona Speranza, allungando la rotta di circa 2.700 miglia (e dieci giorni di navigazione) tra l’Arabia Saudita e gli Stati Uniti. Anche il transito di Gnl attraverso Suez è sceso drasticamente, passando dal 18% del 2011 a una quota che già nel 2016 si era attestata al 9% a causa della concorrenza americana e della mutata domanda europea.
Vi sono poi gli ultimi sistemi. Lo Stretto del Bosforo e quello di Dardanelli in Turchia rappresentano ancora un’importante strettoia per il transito di liquidi petroliferi dalla regione del Mar Caspio. Mentre il Canale di Panama non è una rotta significativa per il commercio petrolifero degli Stati Uniti. L’espansione del canale, recentemente completata, non dovrebbe modificare in modo significativo i flussi di petrolio e di prodotti petroliferi, ad eccezione delle esportazioni di propano dagli Stati Uniti.
Continua a leggereRiduci