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Da Maduro ai ghiacci: Trump c’è, l’Europa no

Da Maduro ai ghiacci: Trump c’è, l’Europa no
Ursula von der Leyen (Ansa)
L’arresto di Maduro svela gli obiettivi del tycoon: limitare l’influenza del Dragone sul mondo e accaparrarsi le materie prime. Davanti al braccio di ferro tra Usa e Cina, l’Ue sta a guardare. Mentre si suicida con il green.

Dimenticate gli ideali dell’Occidente. Democrazia, libertà, diritto internazionale non sono mai stati al centro di Absolute resolve, nome in codice con cui gli Stati Uniti hanno chiamato la loro operazione speciale in Venezuela. L’arresto di Maduro ha come unico motivo ispiratore gli affari e il controllo geopolitico delle materie prime che consentono all’America di mantenere il predominio economico sul mondo. Trump ha deciso di intervenire in Sud America e minaccia di prendersi, con le buone o le cattive, la Groenlandia perché vuole limitare l’attivismo della Cina a livello globale. In discussione c’è la cosiddetta Via della seta, che non è un’autostrada ma una strategia commerciale e politica per estendere l’influenza di Pechino sul resto del mondo, a partire dall’Africa e dall’Europa per finire appunto alla parte meridionale del continente americano.

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Il presidente Usa Donald Trump è atterrato a Pechino per un vertice con Xi Jinping. Si tratta della prima visita di un presidente americano in Cina da quasi un decennio, in un incontro volto a ridurre le tensioni tra le due superpotenze.
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Merz bocciato da nove tedeschi su dieci
Friedrich Merz (Ansa)
Dopo appena un anno di governo, il cancelliere ha solo il 13% dei consensi: non era mai successo a nessuno dei predecessori. Ieri i sindacati lo hanno riempito di fischi quando ha annunciato le sue prossime mosse: tagli alle pensioni e giornata lavorativa di 12 ore.

«I tedeschi devono darsi una mossa». E giù fischi. « Non siamo stati capaci di modernizzarci, ora siamo alla resa dei conti». A questo punto i boati e i lazzi con pollice verso travolgono il palchetto sul quale Friedrich Merz sta spiegando i componenti della medicina amara per far uscire la Germania dalla crisi sistemica in atto.

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Partito in rivolta, ministri dimissionari e tensioni sui bond. Starmer verso l’addio
Keir Starmer (Ansa)
Per andarsene il premier britannico attenderebbe il benservito del Labour. Interessi sui titoli di Stato ai massimi dal 2008.

Downing Street è diventato un bunker. Dentro c’è il premier Keir Starmer, in evidente crisi di popolarità e leadership; fuori ci sono tre ministri e un sottosegretario di peso che si sono già dimessi e un’ottantina di deputati del suo partito, il Labour, che gli hanno manifestato la loro sfiducia.

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Altra corsa ai vaccini a mRna dopo l’inefficacia di quelli anti Covid
(IStock)
Cavaleri (Ema): «I sieri anti Sars-Cov-2 stimolano il sistema immunitario». Ma gli studi dimostrano l’opposto. Zero processi a Guerra, Ruocco e Pompa sul mancato aggiornamento del piano pandemico: tutto prescritto.

Nella corsa a giustificare investimenti ingenti per produrre in tempi rapidi un vaccino contro l’Hantavirus, diventato un’emergenza solo per i pochi casi riscontrati sulla nave da crociera Mv Hondius, vengono rilasciate dichiarazioni sorprendenti.

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