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2026-02-21
Il Viminale dovrà pagare 21 milioni per l’occupazione cara a Vip e prelati
Konrad Krajewski (Ansa)
Una tenaglia tagliente che stringe fino a produrre ferite milionarie. La Investire Sgr Spa, società che gestisce il Fip (Fondo immobili pubblici) e che è proprietario dell’edificio occupato, un colosso di cemento di dieci piani e 21.000 metri quadrati, ex sede dell’Inpdap, ha dimostrato in Tribunale di averle tentate tutte: «Denunce e querele alla Procura, l’invio di numerose diffide ed esposti alle amministrazioni competenti, l’attivazione di un giudizio dinanzi al giudice amministrativo per ottenere l’inclusione dell’immobile nel Piano di sgombero predisposto dalla prefettura». E tutte le iniziative, riassumono i giudici, sono andate a segno: «Il tribunale aveva emesso, il 31 marzo 2020, il sequestro preventivo» e dopo le diffide e un ricorso al Tar il prefetto aveva inserito lo sgombero dell’immobile al nono posto degli interventi prioritari, «in ragione del rischio per l’incolumità e la salute pubblica, delle criticità strutturali e igienico-sanitarie e delle implicazioni per l’ordine pubblico». Altro che «esempio» di inclusione, come è stato presentato di recente da una cordata guidata dal regista Leonardo Di Costanzo (che ha raccolto 800 adesioni del calibro di Marco Bellocchio, Barbara Bobulova, Francesca Comencini, Niccolò Fabi, Pierfrancesco Favino, Matteo Garrone, Alessandro Gassman, Elio Germano, Sabina Guzzanti, Nanni Moretti e Vittoria Puccini), in cui convivono 25 nazionalità e dove la dispersione scolastica è pari a zero. Ma la propaganda non è entrata nel procedimento giudiziario. C’è entrato invece un passaggio decisivo: su richiesta del pubblico ministero, il 31 marzo 2020 viene disposto dal gip il sequestro preventivo dell’immobile. Un provvedimento che è rimasto sulla carta.
La sentenza lo precisa in modo netto: «Non risulta mai eseguito l’ordine del giudice». Ed è a quel punto che si è aperto il fronte della responsabilità. Secondo il tribunale, «non rientra nel potere discrezionale della pubblica amministrazione stabilire se dare o meno attuazione a un provvedimento dell’autorità giudiziaria». L’inosservanza di quel dovere «integra una condotta colposa generatrice di responsabilità».
Presidenza del Consiglio e ministero dell’Interno hanno eccepito un difetto di giurisdizione del giudice ordinario. Che è stato respinto. Perché, spiegano i giudici, «viene in rilievo un diritto soggettivo nei cui confronti la pubblica amministrazione deve esercitare un’attività vincolata». Non c’è discrezionalità politica. C’è un obbligo giuridico. E spetta al tribunale civile occuparsene. La presidenza del Consiglio, però, viene estromessa: «La domanda (di risarcimento, ndr) nei confronti della presidenza del Consiglio deve essere dichiarata inammissibile». Ma sul ministero dell’Interno il giudizio è diverso. Il tribunale gli accolla «l’inadempimento all’obbligo legale di intervento ai fini del rilascio dell’immobile». Non solo. Viene riconosciuta anche una violazione delle «regole di correttezza e buona fede».
Sul piano del risarcimento la sentenza richiama un principio consolidato: nel caso di occupazione illegittima, «la perdita del godimento» del bene integra un danno emergente risarcibile, da compensare con il «valore locativo di mercato del bene quale equivalente economico». Il danno, insomma, è la perdita concreta dell’utilità economica dell’immobile. La bolletta, e questa volta don Krajewski non arriverà in soccorso, ammonta a 21.182.118 euro per il danno, 206.932 euro per ogni mese dal dicembre 2025 fino alla liberazione dell’immobile (siamo già a 2.897.048 euro) e 150.00 euro per il mancato guadagno relativo alle sei annualità successive al 2025. Non mancano le rivalutazioni varie e le spese legali: 108.394 euro. E mentre i giudici escludono attenuanti «rappresentate dall’impossibilità di eseguire quanto disposto dall’autorità giudiziaria a fronte della mancata indicazione di soluzioni alloggiative alternative da parte degli enti locali», l’amministrazione Gualtieri, che aveva avanzato l’idea di acquistare l’immobile dal fondo di Investire Sgr per riqualificarlo, sembra sparita. Gli esponenti della Chiesa, invece, continuano a frequentare il casermone, dove per le iniziative del Giubileo sono già passati monsignor Baldassarre Reina, vicario generale della Diocesi romana, e don Mattia Ferrari, il cappellano della Ong Mediterranea saving humans dell’ex tuta bianca Luca Casarini. La sentenza contiene anche un ultimo passaggio: «È vero che l’occupazione illecita, e quindi il reato è stato posto in essere da soggetti terzi», ma il «danno conseguente deve essere imputato al ministero dell’lnterno». L’unico a pagare. Anche questa volta.
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Contribuenti beffati: il ministero dell’Interno è stato condannato a risarcire il danno per il mancato sgombero dello Spin Time, il palazzo in mano all’estrema sinistra a cui don Bolletta riattivò il contatore.Mentre sindacati, associazioni, comunisti col Rolex e personaggi del mondo dello spettacolo moltiplicano gli appelli per chiedere di non sgomberare Spin Time, la maxi occupazione abitativa all’Esquilino sostenuta anche da don Bolletta, l’elemosiniere di papa Francesco, cardinale Konrad Krajewski, che nel 2019 riattaccò personalmente i contatori che erano stati sigillati dal fornitore (lasciando il suo biglietto da visita per firmare il gesto), i giudici della Seconda sezione civile del tribunale di Roma condannano il ministero dell’Interno al pagamento di oltre 21 milioni di euro per «l’illegittima occupazione del fabbricato a far data dal 12 ottobre 2013» e per «la mancata esecuzione di un provvedimento giudiziario di sequestro preventivo e di quelli amministrativi di sgombero». È il cortocircuito perfetto tra piazza e giustizia. Una tenaglia tagliente che stringe fino a produrre ferite milionarie. La Investire Sgr Spa, società che gestisce il Fip (Fondo immobili pubblici) e che è proprietario dell’edificio occupato, un colosso di cemento di dieci piani e 21.000 metri quadrati, ex sede dell’Inpdap, ha dimostrato in Tribunale di averle tentate tutte: «Denunce e querele alla Procura, l’invio di numerose diffide ed esposti alle amministrazioni competenti, l’attivazione di un giudizio dinanzi al giudice amministrativo per ottenere l’inclusione dell’immobile nel Piano di sgombero predisposto dalla prefettura». E tutte le iniziative, riassumono i giudici, sono andate a segno: «Il tribunale aveva emesso, il 31 marzo 2020, il sequestro preventivo» e dopo le diffide e un ricorso al Tar il prefetto aveva inserito lo sgombero dell’immobile al nono posto degli interventi prioritari, «in ragione del rischio per l’incolumità e la salute pubblica, delle criticità strutturali e igienico-sanitarie e delle implicazioni per l’ordine pubblico». Altro che «esempio» di inclusione, come è stato presentato di recente da una cordata guidata dal regista Leonardo Di Costanzo (che ha raccolto 800 adesioni del calibro di Marco Bellocchio, Barbara Bobulova, Francesca Comencini, Niccolò Fabi, Pierfrancesco Favino, Matteo Garrone, Alessandro Gassman, Elio Germano, Sabina Guzzanti, Nanni Moretti e Vittoria Puccini), in cui convivono 25 nazionalità e dove la dispersione scolastica è pari a zero. Ma la propaganda non è entrata nel procedimento giudiziario. C’è entrato invece un passaggio decisivo: su richiesta del pubblico ministero, il 31 marzo 2020 viene disposto dal gip il sequestro preventivo dell’immobile. Un provvedimento che è rimasto sulla carta. La sentenza lo precisa in modo netto: «Non risulta mai eseguito l’ordine del giudice». Ed è a quel punto che si è aperto il fronte della responsabilità. Secondo il tribunale, «non rientra nel potere discrezionale della pubblica amministrazione stabilire se dare o meno attuazione a un provvedimento dell’autorità giudiziaria». L’inosservanza di quel dovere «integra una condotta colposa generatrice di responsabilità». Presidenza del Consiglio e ministero dell’Interno hanno eccepito un difetto di giurisdizione del giudice ordinario. Che è stato respinto. Perché, spiegano i giudici, «viene in rilievo un diritto soggettivo nei cui confronti la pubblica amministrazione deve esercitare un’attività vincolata». Non c’è discrezionalità politica. C’è un obbligo giuridico. E spetta al tribunale civile occuparsene. La presidenza del Consiglio, però, viene estromessa: «La domanda (di risarcimento, ndr) nei confronti della presidenza del Consiglio deve essere dichiarata inammissibile». Ma sul ministero dell’Interno il giudizio è diverso. Il tribunale gli accolla «l’inadempimento all’obbligo legale di intervento ai fini del rilascio dell’immobile». Non solo. Viene riconosciuta anche una violazione delle «regole di correttezza e buona fede». Sul piano del risarcimento la sentenza richiama un principio consolidato: nel caso di occupazione illegittima, «la perdita del godimento» del bene integra un danno emergente risarcibile, da compensare con il «valore locativo di mercato del bene quale equivalente economico». Il danno, insomma, è la perdita concreta dell’utilità economica dell’immobile. La bolletta, e questa volta don Krajewski non arriverà in soccorso, ammonta a 21.182.118 euro per il danno, 206.932 euro per ogni mese dal dicembre 2025 fino alla liberazione dell’immobile (siamo già a 2.897.048 euro) e 150.00 euro per il mancato guadagno relativo alle sei annualità successive al 2025. Non mancano le rivalutazioni varie e le spese legali: 108.394 euro. E mentre i giudici escludono attenuanti «rappresentate dall’impossibilità di eseguire quanto disposto dall’autorità giudiziaria a fronte della mancata indicazione di soluzioni alloggiative alternative da parte degli enti locali», l’amministrazione Gualtieri, che aveva avanzato l’idea di acquistare l’immobile dal fondo di Investire Sgr per riqualificarlo, sembra sparita. Gli esponenti della Chiesa, invece, continuano a frequentare il casermone, dove per le iniziative del Giubileo sono già passati monsignor Baldassarre Reina, vicario generale della Diocesi romana, e don Mattia Ferrari, il cappellano della Ong Mediterranea saving humans dell’ex tuta bianca Luca Casarini. La sentenza contiene anche un ultimo passaggio: «È vero che l’occupazione illecita, e quindi il reato è stato posto in essere da soggetti terzi», ma il «danno conseguente deve essere imputato al ministero dell’lnterno». L’unico a pagare. Anche questa volta.
A Cornate d’Adda scatta l’Alps Open, apertura italiana del tour 2026 con oltre 130 professionisti. In Lombardia il golf vale fino a 185 milioni di euro tra circoli, turismo ed eventi, e si rafforza come leva strategica per attrarre investimenti e valorizzare il territorio.
Nel cuore della Lombardia, tra il verde del Parco dell’Adda e un sistema economico sempre più attento alla leva sportiva, il golf torna protagonista. Da domani all’11 aprile il Villa Paradiso Alps Open inaugura la stagione italiana dell’Alps Tour, portando sul campo del Golf Club Villa Paradiso oltre 130 professionisti provenienti da diversi Paesi.
L’appuntamento, aperto al pubblico, si inserisce in una strategia più ampia che vede Assolombarda puntare sul golf non solo come disciplina sportiva, ma come strumento di promozione territoriale e occasione di sviluppo economico. Il torneo rientra infatti nel progetto Open Horizons: Lombardia, Capitale del Golf, pensato per rafforzare il posizionamento della regione come punto di riferimento nazionale e internazionale del settore. I numeri raccontano un comparto tutt’altro che marginale. Secondo lo studio L’indotto del golf in Lombardia, il valore complessivo generato oscilla tra i 165 e i 185 milioni di euro. Una cifra che tiene insieme più livelli: dai ricavi diretti dei circoli, stimati tra 59 e 62 milioni, fino all’impatto turistico, che rappresenta la quota più consistente con un range tra 103 e 118 milioni. Più contenuto, ma comunque significativo, il contributo legato alla vendita di attrezzature e abbigliamento, mentre i grandi eventi continuano a incidere, con l’Open d’Italia che in regione vale tra 8 e 9 milioni a edizione.
La Lombardia, del resto, è già oggi il principale polo golfistico italiano. Con 65 circoli affiliati alla Federazione Italiana Golf — pari al 18% del totale nazionale — e oltre 26 mila tesserati, quasi un terzo dei golfisti italiani, la regione si colloca davanti a realtà consolidate come Piemonte, Veneto e Lazio.
In questo contesto, il progetto Open Horizons mira a costruire una rete stabile tra istituzioni, club e imprese. L’obiettivo è quello di trasformare il golf in un sistema integrato capace di generare valore lungo tutta la filiera: dallo sport al turismo, fino alle relazioni economiche. Un’impostazione che punta a superare la dimensione puramente sportiva, per diventare leva strategica di attrattività. Accanto al circuito professionistico, si muove anche il calendario dedicato al mondo imprenditoriale. Nei giorni scorsi è partita infatti l’edizione 2026 del Assolombarda Golf Tour, un percorso in cinque tappe che toccherà alcuni dei principali circoli lombardi e farà nuovamente tappa proprio al Villa Paradiso l’8 maggio. Un’iniziativa che ha recentemente ottenuto un riconoscimento agli Italian Golf Awards, premiata per il suo rilievo nazionale tra i circuiti a brand golfistico.
Il filo conduttore resta lo stesso: utilizzare il golf come piattaforma di connessione, capace di mettere in relazione sport, territorio e impresa. Un modello che, almeno in Lombardia, sta provando a trasformare una disciplina di nicchia in un asset economico sempre più strutturato.
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