Le nomine dell’Inps restano in alto mare. Ma il sindacato prepara le barricate

È in arrivo «Occupy Inps». Il nome del presidente dell'istituto previdenziale è ancora in alto mare e il sindacato di base dell'Usb è pronto alla mobilitazione. Il grido di battaglia è: «Politica e poteri forti assediano l'Inps». A innescare la protesta è stato l'articolo a favore di Tito Boeri uscito sul Corriere della Sera firmato da Federico Fubini che il sindacato associa, per l'appunto, ai poteri forti e, in particolare, al finanziere George Soros, «vicino agli ambienti liberal del Partito democratico statunitense» e che «intrattiene rapporti con il Partito democratico italiano». Secondo l'Usb «si spiega così l'intervento di Fubini a favore del presidente uscente» Tito Boeri. Uno scenario che porta all'annuncio delle barricate: «Ancora una volta l'Inps è in pericolo e quando questo accade dobbiamo mobilitarci tutti insieme per respingere l'assalto degli speculatori e di chi vuole impossessarsi dell'Istituto per i propri affari». Per fare sentire la «propria voce» l'Usb ha indetto per oggi assemblee in tutte le sedi, nelle quali denunciare «i ritardi nella nomina del vertice dell'Istituto» e «la carenza di personale». «Se il governo non ci darà ascolto, organizzeremo una forte protesta con inevitabili ripercussioni sulla produzione, compresi i recenti provvedimenti emanati dal governo. Vengano Di Maio e Salvini a lavorare nelle sedi, a rischiare l'incolumità ogni giorno allo sportello», è la conclusione del volantino.
Ma se il sindacato più agguerrito minaccia di rallentare le attività legate al reddito di cittadinanza e a quota 100, la partita per la nomina del presidente dell'Inps è sempre più confusa. Il vicepremier Matteo Salvini se ne occuperà la settimana prossima, di ritorno dalla Sardegna. Il leader leghista ha in agenda alcuni incontri con candidati presidente e consiglieri del cda. Sull'altro fronte del governo, a quanto risulta alla Verità, venerdì scorso, qualcuno, in rappresentanza dei 5 stelle, avrebbe sondato dal ministero del Lavoro la disponibilità della direttrice generale Gabriella Di Michele a ricoprire l'incarico di commissario traghettatore.
Ha provato a fornirci qualche chiarimento il sottosegretario al Welfare, Claudio Durigon, il quale teme che per avere il nome del presidente occorrerà attendere la conversione, prevista per marzo, del decretone su quota 100 e reddito di cittadinanza, lo stesso provvedimento che riorganizza la governance dell'Inps. «Ma se non ci metteremo d'accordo sul suo nome neanche dopo aver nominato il cda sarà politicamente grave per tutti noi».
L'idea del commissario traghettatore non piace a Durigon: «Scegliere un tecnico per un mese è una sconfitta per la politica. Sono molto perplesso». Per il sottosegretario la soluzione migliore sarebbe che tra oggi e domani venisse indicato un commissario destinato a essere confermato presidente. Ma tale ipotesi sembra sempre più lontana. Chiediamo a Durigon se continui a essere in pole position il ticket Pasquale Tridico-Mauro Nori, come presidente e vicepresidente. «Penso che Tridico creda in questa nomina (…) Ma anche se io non ho nessuna preclusione nei loro confronti, non ci sono solo Tridico e Nori. C'è una rosa di persone che non si ferma a questi due nomi». Sembra di capire che ci sia un nuovo candidato forte.
«Il nome? Non lo posso fare. Non lo devo fare. Scriva che ci sono altri nomi al vaglio», continua il deputato leghista. Per Nori, ex dg dell'Inps, si parla anche di un ritorno al vecchio incarico. «Io penso che Gabiella Di Michele resterà al suo posto ancora tre anni», chiosa il sottosegretario. «Ha un contratto, ha lavorato bene sia sul reddito che sulle pensioni, non è stata mai messa in discussione. È una persona che ha dato una grande mano in questa fase e, personalmente, io ho lavorato assolutamente bene con lei».
Quindi non è in ballo la nomina del dg? «No. C'è da scegliere i membri del cda, il presidente e, volendo, la figura del vicepresidente. E poi c'è l'Anpal (Agenzia nazionale politiche attive lavoro, ndr), in cui bisogna scegliere figure importanti, come quella del dg». Comunque, a parere di Durigon, il commissario traghettatore non sarà né la Di Michele, né l'ex capo segreteria di Boeri, Luciano Busacca («per scegliere lui, tanto valeva allora lasciare tutto come prima»).
Intanto l'ex presidente ieri si è giocato la sua carta in questa complicata partita, cercando di azzoppare Nori. Boeri ha inviato una lettera alla Stampa in cui ha fatto capire di essere rimasto stranito per un ritratto molto positivo che il quotidiano torinese ha dedicato all'ex dg dell'Inps, suo acerrimo nemico. A dargli particolarmente fastidio deve essere stato il fatto che l'articolo sia uscito su un giornale del gruppo di cui Boeri è collaboratore. Nell'epistola, l'ex presidente ha spiegato perché non riconfermò Nori come dg: «Ebbi l'impressione che mi nascondesse informazioni rilevanti sull'istituto. A posteriori ritengo che questa mia intuizione fosse fondata. Durante la gestione Nori si sono registrate molte irregolarità nelle procedure d'appalto (segnalate dalla delibera 662 2018 dell'Anac), sono stati elargiti trattamenti di fine servizio nettamente superiori a quelli consentiti dalla legge (vicenda oggetto di segnalazione alla Corte dei Conti) e sono state create ben 48 posizioni dirigenziali (…) senza alcun tentativo di eliminare sovrapposizioni di funzioni e contenere le spese».
Il quotidiano torinese ha obiettato che «le segnalazioni ad Autorità anticorruzione e Procura sugli appalti furono fatte dallo stesso Nori» e che «non risultano sanzioni a carico dell'ex dg». Non basta: «I rilievi dell'Anac riguardano peraltro appalti di competenza di dirigenti», promossi dallo stesso Boeri.
Pure il sindacato si è schierato in difesa di Nori, che i poteri forti, rappresentati dal già citato Fubini, starebbero cercando di «stroncare»: «Se l'ex dirigente dell'Inps, oggi in forza alla Corte dei conti, avesse avuto qualcosa da nascondere avrebbe chiesto l'intervento dell'Anac? Ormai è chiaro che c'è chi non vuole che Mauro Nori torni all'Inps e alcune testate giornalistiche ipotizzano che ci sia proprio Tito Boeri dietro gli interventi della Repubblica e del Corriere della Sera, quotidiani che, nel tempo, non hanno fatto mistero di essere molto vicini al professore della Bocconi». Resta da capire se i gilet gialli dell'Inps riusciranno a paralizzare il lavoro dell'istituto.

































