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2020-08-24
Labirinti e avventura, alla scoperta degli sport di orientamento
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Una mappa, una bussola, e via. Sono sufficienti questi due strumenti per praticare l'orienteering, uno sport in cui la competizione sta nel percorrere nel minor tempo possibile un tragitto caratterizzato dai punti di controllo, definiti lanterne, utilizzando solamente i due attrezzi a disposizione, una carta topografica disegnata appositamente con segni convenzionali unificati in tutto il mondo e una bussola, e facendo leva sul proprio senso di orientamento. Conosciuti da pochi, gli sport di orientamento coinvolgono oltre 3 milioni di persone al mondo, mentre in Italia, i tesserati sono più di 9.000, distribuiti all'interno di 170 società. Si può gareggiare individualmente o in squadra e il luogo ideale dove farlo è il bosco, ma esistono gare effettuate anche nei parchi pubblici, nelle campagne o addirittura nei centri storici delle città, tra le quali spicca Venezia. Dei veri e propri labirinti immersi nel verde e nei paesaggi di montagna o campagna, all'interno dei quali avventurarsi e districarsi per raggiungere il proprio obiettivo. Che poi, in fin dei conti, è l'essenza di ogni sport a qualsiasi latitudine. Non solo per gli agonisti. In Liguria, per esempio, nei pressi del monte Antola è stata attrezzata un'area dove è stato installato un percorso per chiunque voglia cimentarsi e divertirsi in questo sport.
All'interno dell'orienteering esistono vari tipi di discipline. La più diffusa e conosciuta è la corsa orientamento; poi c'è la mountain bike orientamento dove l'atleta deve raggiungere il punto di arrivo a bordo di una bicicletta con la mappa che viene posta su un leggio fissato sul manubrio; poi c'è lo sci orientamento che si svolge sulle piste su cui si fa lo sci di fondo; e, infine, c'è l'orientamento di precisione, dove l'obiettivo non è quello di raggiungere i punti di controllo segnati sulla cartina, bensì individuarli da dei punti di osservazione piazzati su dei sentieri facilmente agibili e identificarli da altri fasulli posizionati lì vicino. Quest'ultima disciplina è stata creata per permettere anche agli atleti paralimpici di praticare l'orienteering. Le quattro pratiche appena elencate sono, per ora, le uniche quattro riconosciute dalla Iof. Negli Stati Uniti, per esempio, è molto in voga l'orientamento in canoa presso i delta dei fiumi; così come c'è chi si diverte a praticare questo sport a cavallo o in macchina. Esiste, poi, l'orientamento subacqueo, anche se come disciplina non appartiene alla Fiso, ma alla Fipsas, Federazione italiana pesca sportiva e attività subacquee. Si tratta di un'attività che ha origini militari dove gli atleti devono trovare i punti prestabiliti sulla mappa in immersione.
Molto importante, per lo sviluppo di questo sport nel nostro Paese, è la spinta che viene data a livello scolastico, dove specialmente nelle scuole medie e superiori viene praticata la corsa orientamento con gli studenti che vanno poi a gareggiare nelle fasi provinciali e regionali.
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Si tratta di uno sport sano e facilmente accessibile a più fasce di età, ma soprattutto, uno sport che come pochi altri per caratteristiche si sposa con la natura. Oltre l'aspetto sociale, generato dalla diffusione su scala nazionale con numerosi eventi organizzati ogni anno dalla Federazione che consentono agli atleti delle varie società di interagire, va considerato anche quello puramente salutare, visto che l'orienteering è in grado di garantire a chi lo pratica una buona dose di esercizio fisico e mentale. Uno sport per tutti quindi dove, come si legge sul sito ufficiale, «l'atleta corre per raggiungere un risultato agonistico, la famiglia e il principiante per divertirsi in compagnia e trascorrere una sana giornata all'aria aperta».
Gli sport di orientamento nascono oltre un secolo fa nei Paesi scandinavi, più precisamente nel 1897 nel Sud Ovest della Norvegia, a Bergen, dove si disputò una prova di sci orientamento. Notizie di una prima gara ufficiale risalgono, però, al 1919 a Stoccolma. Per oltrepassare i confini dei Paesi del Nord Europa, però, si è dovuto attendere il 1961, anno in cui a Copenaghen venne istituita la Iof, ovvero la Federazione internazionale di orienteering. Sei anni più tardi, nel 1967, toccò anche all'Italia scoprire gli sport di orientamento con delle gare nel Trentino e nel Lazio, regioni dalle quali negli anni a seguire si propagò nel resto della penisola. Venne fondato nel 1982 il Ciso, il Comitato italiano sport orientamento, trasformato poi nel 1986 in Fiso, Federazione italiana sport orientamento, con sede a Trento. Fu proprio negli anni Ottanta che questo sport spiccò il salto verso l'agonismo, tanto che nel decennio successivo sono stati raccolti i primi risultati importanti a livello internazionale con le quattro medaglie d'oro vinte da Nicolò Corradini ai campionati del mondo tra il 1994 e il 2000 nella specialità dello sci-orienteering. Ed è in Italia che si sono svolte le principali competizioni negli ultimi anni. Già a partire dal 1993, quando a Castelrotto, in Alto Adige, si tennero i campionati mondiali junior di corsa orientamento, gli Europei di mountain bike orientamento in Toscana nel 2007, i campionati mondiali junior di corsa orientamento in Trentino nel 2009, i mondiali di mountain bike orientamento in Veneto nel 2011, i mondiali di corsa orientamento e orientamento di precisione in Trentino e Veneto nel 2014. Gettando uno sguardo al futuro, invece, nel 2022 si svolgeranno in Puglia, più precisamente sul Gargano, i mondiali master di orienteering, finora ospitati dall'Italia in altre due occasioni, nel 2004 ad Asiago (Vicenza) e nel 2013 al Sestriere (Torino).
Gli sport di orientamento non fanno ancora parte del novero delle discipline olimpiche. Un primo tentativo fu fatto nel 1996 ma la lontananza delle grandi città dove solitamente si svolgono i Giochi rispetto al luogo dove si svolgono le gare non ha mai fatto decollare l'iniziativa. Va ricordato, però, che all'edizione delle Olimpiadi invernali del 1998 a Nagano, in Giappone, fu incluso a scopo dimostrativo lo sci orientamento, circostanza nella quale vinse la medaglia d'oro l'italiano Corradini.
Softair, la guerra simulata a colpi di pallini di plastica

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Far finta di essere soldati, o giocare a guardie e ladri, è da sempre uno dei grandi classici da bambini. Per i più grandi, invece, esiste il softair, un'attività ludico sportiva dove si simula una situazione di guerra, tenendo lontani atti di violenza in quanto qualsiasi contatto fisico non è minimamente consentito dal regolamento. Con il passare degli anni, però, il softair non è più considerato solo un gioco, ma è diventato uno sport a tutti gli effetti, riconosciuto anche dal Coni che nel 2017 lo ha inserito all'interno del Tiro dinamico sportivo con il nome di Arma air soft. La Fitds, Federazione italiana tiro dinamico sportivo, conta 150 società affiliate, 4.500 tesserati e 13.200 partecipanti alle gare.
Indossando le tute mimetiche, l'elmetto e le protezioni necessarie, i giocatori, solitamente divisi in due o più gruppi rivali, fanno il proprio ingresso sul campo da gioco, solitamente una riproduzione di ambienti che possono variare dal bosco al centro urbano, e simulano una situazione militare utilizzando delle fedeli riproduzioni di armi in dotazione alle forze armate, come la Beretta 92, la Colt M4 o l'Ak47, che sparano pallini in plastica biodegradabila di un diametro di 6 millimetri, del peso compreso tra i 200 e i 300 milligrammi e con energia inferiore a 1 joule, visto che il massimo consentito è pari a 0,99 joule, tanto quanto per risultare innocuo il contatto con gli esseri umani. L'energia minima per provocare lesioni alla pelle umana è almeno 3 joule. Ovviamente, quando ci si trova all'interno del campo, vanno rispettate determinate regole e indossati i necessari dispositivi di protezione individuale, tra cui gli occhiali protettivi per evitare il contatto tra i proiettili e gli occhi
L'origine di questa pratica è da cercare in Giappone negli anni Ottanta dello scorso secolo, mentre in Italia, così come nel resto d'Europa, è spopolato nel decennio successivo quando sono nati diversi enti di coordinamento nazionali tra le quali l'Associazione sportiva nazionale War Games diventata poi Federazione italiana giochi tattici.
Agli occhi di chi non lo conosce a fondo in tutte le sue sfaccettature, questo sport può sembrare diseducativo e violento. Ma non è così. Se eseguito nel pieno rispetto delle regole, condizione che del resto va posta alla base di qualsiasi disciplina sportiva, è un'attività in grado di far sviluppare abilità di intelligenza tattica e di condivisione degli obiettivi a livello di squadra. Non a caso, viene anche usato all'interno delle esercitazioni militari come strumento di team building, problem solving e formazione aziendale.
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Anche se poco conosciute, sono a tutti gli effetti discipline agonistiche e con una propria federazione, la Fiso. Si praticano tra i boschi, sui prati, ma anche nei centri abitati, in bici, a cavallo e in acqua. A inventarli furono i norvegesi più di 100 anni fa. In Italia si contano oltre 9.000 tesserati. In tutto il mondo appassionano 3 milioni di persone.Dalle battaglie tra amici alle competizioni tra squadre: il softair, la guerra simulata a colpi di proiettili di plastica, è diventato uno sport vero e proprio.Lo speciale contiene due articoli.Una mappa, una bussola, e via. Sono sufficienti questi due strumenti per praticare l'orienteering, uno sport in cui la competizione sta nel percorrere nel minor tempo possibile un tragitto caratterizzato dai punti di controllo, definiti lanterne, utilizzando solamente i due attrezzi a disposizione, una carta topografica disegnata appositamente con segni convenzionali unificati in tutto il mondo e una bussola, e facendo leva sul proprio senso di orientamento. Conosciuti da pochi, gli sport di orientamento coinvolgono oltre 3 milioni di persone al mondo, mentre in Italia, i tesserati sono più di 9.000, distribuiti all'interno di 170 società. Si può gareggiare individualmente o in squadra e il luogo ideale dove farlo è il bosco, ma esistono gare effettuate anche nei parchi pubblici, nelle campagne o addirittura nei centri storici delle città, tra le quali spicca Venezia. Dei veri e propri labirinti immersi nel verde e nei paesaggi di montagna o campagna, all'interno dei quali avventurarsi e districarsi per raggiungere il proprio obiettivo. Che poi, in fin dei conti, è l'essenza di ogni sport a qualsiasi latitudine. Non solo per gli agonisti. In Liguria, per esempio, nei pressi del monte Antola è stata attrezzata un'area dove è stato installato un percorso per chiunque voglia cimentarsi e divertirsi in questo sport.All'interno dell'orienteering esistono vari tipi di discipline. La più diffusa e conosciuta è la corsa orientamento; poi c'è la mountain bike orientamento dove l'atleta deve raggiungere il punto di arrivo a bordo di una bicicletta con la mappa che viene posta su un leggio fissato sul manubrio; poi c'è lo sci orientamento che si svolge sulle piste su cui si fa lo sci di fondo; e, infine, c'è l'orientamento di precisione, dove l'obiettivo non è quello di raggiungere i punti di controllo segnati sulla cartina, bensì individuarli da dei punti di osservazione piazzati su dei sentieri facilmente agibili e identificarli da altri fasulli posizionati lì vicino. Quest'ultima disciplina è stata creata per permettere anche agli atleti paralimpici di praticare l'orienteering. Le quattro pratiche appena elencate sono, per ora, le uniche quattro riconosciute dalla Iof. Negli Stati Uniti, per esempio, è molto in voga l'orientamento in canoa presso i delta dei fiumi; così come c'è chi si diverte a praticare questo sport a cavallo o in macchina. Esiste, poi, l'orientamento subacqueo, anche se come disciplina non appartiene alla Fiso, ma alla Fipsas, Federazione italiana pesca sportiva e attività subacquee. Si tratta di un'attività che ha origini militari dove gli atleti devono trovare i punti prestabiliti sulla mappa in immersione.Molto importante, per lo sviluppo di questo sport nel nostro Paese, è la spinta che viene data a livello scolastico, dove specialmente nelle scuole medie e superiori viene praticata la corsa orientamento con gli studenti che vanno poi a gareggiare nelle fasi provinciali e regionali. iStock Si tratta di uno sport sano e facilmente accessibile a più fasce di età, ma soprattutto, uno sport che come pochi altri per caratteristiche si sposa con la natura. Oltre l'aspetto sociale, generato dalla diffusione su scala nazionale con numerosi eventi organizzati ogni anno dalla Federazione che consentono agli atleti delle varie società di interagire, va considerato anche quello puramente salutare, visto che l'orienteering è in grado di garantire a chi lo pratica una buona dose di esercizio fisico e mentale. Uno sport per tutti quindi dove, come si legge sul sito ufficiale, «l'atleta corre per raggiungere un risultato agonistico, la famiglia e il principiante per divertirsi in compagnia e trascorrere una sana giornata all'aria aperta».Gli sport di orientamento nascono oltre un secolo fa nei Paesi scandinavi, più precisamente nel 1897 nel Sud Ovest della Norvegia, a Bergen, dove si disputò una prova di sci orientamento. Notizie di una prima gara ufficiale risalgono, però, al 1919 a Stoccolma. Per oltrepassare i confini dei Paesi del Nord Europa, però, si è dovuto attendere il 1961, anno in cui a Copenaghen venne istituita la Iof, ovvero la Federazione internazionale di orienteering. Sei anni più tardi, nel 1967, toccò anche all'Italia scoprire gli sport di orientamento con delle gare nel Trentino e nel Lazio, regioni dalle quali negli anni a seguire si propagò nel resto della penisola. Venne fondato nel 1982 il Ciso, il Comitato italiano sport orientamento, trasformato poi nel 1986 in Fiso, Federazione italiana sport orientamento, con sede a Trento. Fu proprio negli anni Ottanta che questo sport spiccò il salto verso l'agonismo, tanto che nel decennio successivo sono stati raccolti i primi risultati importanti a livello internazionale con le quattro medaglie d'oro vinte da Nicolò Corradini ai campionati del mondo tra il 1994 e il 2000 nella specialità dello sci-orienteering. Ed è in Italia che si sono svolte le principali competizioni negli ultimi anni. Già a partire dal 1993, quando a Castelrotto, in Alto Adige, si tennero i campionati mondiali junior di corsa orientamento, gli Europei di mountain bike orientamento in Toscana nel 2007, i campionati mondiali junior di corsa orientamento in Trentino nel 2009, i mondiali di mountain bike orientamento in Veneto nel 2011, i mondiali di corsa orientamento e orientamento di precisione in Trentino e Veneto nel 2014. Gettando uno sguardo al futuro, invece, nel 2022 si svolgeranno in Puglia, più precisamente sul Gargano, i mondiali master di orienteering, finora ospitati dall'Italia in altre due occasioni, nel 2004 ad Asiago (Vicenza) e nel 2013 al Sestriere (Torino).Gli sport di orientamento non fanno ancora parte del novero delle discipline olimpiche. Un primo tentativo fu fatto nel 1996 ma la lontananza delle grandi città dove solitamente si svolgono i Giochi rispetto al luogo dove si svolgono le gare non ha mai fatto decollare l'iniziativa. Va ricordato, però, che all'edizione delle Olimpiadi invernali del 1998 a Nagano, in Giappone, fu incluso a scopo dimostrativo lo sci orientamento, circostanza nella quale vinse la medaglia d'oro l'italiano Corradini.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/labirinti-e-avventura-alla-scoperta-degli-sport-di-orientamento-2647048416.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="softair-la-guerra-simulata-a-colpi-di-pallini-di-plastica" data-post-id="2647048416" data-published-at="1598024554" data-use-pagination="False"> Softair, la guerra simulata a colpi di pallini di plastica iStock Far finta di essere soldati, o giocare a guardie e ladri, è da sempre uno dei grandi classici da bambini. Per i più grandi, invece, esiste il softair, un'attività ludico sportiva dove si simula una situazione di guerra, tenendo lontani atti di violenza in quanto qualsiasi contatto fisico non è minimamente consentito dal regolamento. Con il passare degli anni, però, il softair non è più considerato solo un gioco, ma è diventato uno sport a tutti gli effetti, riconosciuto anche dal Coni che nel 2017 lo ha inserito all'interno del Tiro dinamico sportivo con il nome di Arma air soft. La Fitds, Federazione italiana tiro dinamico sportivo, conta 150 società affiliate, 4.500 tesserati e 13.200 partecipanti alle gare. Indossando le tute mimetiche, l'elmetto e le protezioni necessarie, i giocatori, solitamente divisi in due o più gruppi rivali, fanno il proprio ingresso sul campo da gioco, solitamente una riproduzione di ambienti che possono variare dal bosco al centro urbano, e simulano una situazione militare utilizzando delle fedeli riproduzioni di armi in dotazione alle forze armate, come la Beretta 92, la Colt M4 o l'Ak47, che sparano pallini in plastica biodegradabila di un diametro di 6 millimetri, del peso compreso tra i 200 e i 300 milligrammi e con energia inferiore a 1 joule, visto che il massimo consentito è pari a 0,99 joule, tanto quanto per risultare innocuo il contatto con gli esseri umani. L'energia minima per provocare lesioni alla pelle umana è almeno 3 joule. Ovviamente, quando ci si trova all'interno del campo, vanno rispettate determinate regole e indossati i necessari dispositivi di protezione individuale, tra cui gli occhiali protettivi per evitare il contatto tra i proiettili e gli occhiL'origine di questa pratica è da cercare in Giappone negli anni Ottanta dello scorso secolo, mentre in Italia, così come nel resto d'Europa, è spopolato nel decennio successivo quando sono nati diversi enti di coordinamento nazionali tra le quali l'Associazione sportiva nazionale War Games diventata poi Federazione italiana giochi tattici.Agli occhi di chi non lo conosce a fondo in tutte le sue sfaccettature, questo sport può sembrare diseducativo e violento. Ma non è così. Se eseguito nel pieno rispetto delle regole, condizione che del resto va posta alla base di qualsiasi disciplina sportiva, è un'attività in grado di far sviluppare abilità di intelligenza tattica e di condivisione degli obiettivi a livello di squadra. Non a caso, viene anche usato all'interno delle esercitazioni militari come strumento di team building, problem solving e formazione aziendale.
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In venti contro 4 li aggrediscono armati di spranghe. Le immagini sono al vaglio della Digos. Uno dei quattro militanti è stato trasportato in ospedale in codice giallo.
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Domani 9 gennaio a Milano arrivano migliaia di trattori per dire no all’accordo; si mobilitano da Rivolta agricola, agli allevatori piemontesi, fino ai Comitati degli agricoltori ormai diffusi in tutto il Nord e Centro Italia. Fanno quello che sta succedendo in Francia dove da settimane il Paese è bloccato dalle proteste, in Polonia dove alla fine dell’anno i trattori hanno bloccato le autostrade, in Ungheria, in Romania e in Repubblica Ceca dove oltre al no al trattato commerciale con Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay a cui si aggiunge la Bolivia, c’è anche il no all’ingresso dell’Ucraina nell’Ue. Queste proteste stanno raffreddando i governi e l’intesa che appena 48 ore fa era data per fatta dopo che Giorgia Meloni aveva ottenuto la disponibilità di Ursula von der Leyen a mettere sulla prossima Pac 45 miliardi (all’Italia ne andrebbero 10 con un miliardo di vantaggio rispetto alla quota consolidata) è tornata in discussione.
Ieri il presidente della Commissione aveva favorito una riunione dei ministri agricoli dei 27 con i commissari all’agricoltura e al commercio per arrivare alla ratifica del Mercosur. Il nostro ministro Francesco Lollobrigida ha detto: «Firmiamo solo se ci sono delle garanzie. Guardiamo agli accordi che eliminano le barriere tariffarie e non tariffarie con uno sguardo positivo, ma non si può mettere in discussione il nostro sistema economico o una parte di questo». Tradotto: senza clausola di reciprocità (sui fitofarmaci, sui controlli sanitari e di qualità, sull’utilizzo di manodopera regolare) il Mercosur non passa. Lollobrigida ha rivendicato che la Commissione si è «convinta ad accettare la proposta italiana sulla Pac che torna centrale nelle politiche europee. La dotazione finanziaria», ha specificato, «deve garantire alcuni settori rispetto alle fluttuazioni di mercato. Ma non ci interessa pagare il funerale a qualcuno, ci interessa che qualcuno resti in vita e continui a produrre». La preoccupazione è per un’invasione di prodotti del Sudamerica (il Brasile è già il primo fornitore dell’Ue di materia agricola per quasi 10 miliardi): dalla carne alla soia, dal riso allo zucchero.
Ieri si è svolto anche un vertice dei Paesi di Visegrad. I ministri di Polonia, Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca hanno detto: «Siamo qui per difendere i nostri agricoltori, la sicurezza alimentare non deve essere oggetto dei giochi politici». L’ungherese Itsvan Nagy ha aggiunto: «Sono a Bruxelles sul campo di battaglia, le preoccupazioni degli agricoltori sono giustificate». Gianmarco Centinaio, vicepresidente del Senato (Lega, ex ministro agricolo) annuncia: «La Commissione europea non può pensare che le garanzie chieste dai nostri agricoltori siano in vendita. Un conto sono le risorse per la Pac, finalmente aumentate grazie al governo italiano, un altro conto è l’accordo Mercosur, per il quale serve reciprocità. Condivido la richiesta degli agricoltori e venerdì andrò ad ascoltare quanti scenderanno in piazza a Milano».
Del pari la Coldiretti sta in guardia sul Mercosur: un sì dell’Italia senza clausola di reciprocità è inaccettabile. Ettore Prandini, presidente, e Vincenzo Gesmundo, segretario, in una nota sostengono: l’annuncio dei 10 miliardi in più sulla Pac «ottenuto grazie al ruolo determinante svolto dal governo e dal ministro Lollobrigida» così come la marcia indietro sui tagli e le modifiche al fondo sulle aree rurali sono positivi, ma ora «devono seguire atti legislativi europei». Coldiretti non si fida della «tecnocrazia di Bruxelles» e annuncia: «Proseguiamo la mobilitazione permanente: dal 20 gennaio e fino alla fine del mese manifestazioni coinvolgeranno oltre 100.000 soci; inizieremo con Lombardia, Piemonte, Veneto e Lazio e si proseguirà in Emilia-Romagna, Toscana, Puglia, Campania, Sicilia e Sardegna. Saranno le occasioni per difendere le conquiste ottenute sulla Pac e chiarire la nostra contrarietà a un accordo Mercosur che non garantisca parità di trattamento tra agricoltori europei e sudamericani».
In Francia i trattori stanno preparando l’assedio di Parigi. Ieri è stato approvato un decreto che blocca l’import dal Sudamerica e l’ex ministro dell’Interno Bruno Retailleau ha detto: «Se Emmanuel Macron firma il Mercosur presento la mozione di sfiducia al governo». La baronessa Von der Leyen deve attendere.
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Ansa
Cupi riverberi, brividi bipartisan senza senso, rigurgiti di una stagione dialetticamente isterica nelle piazze e pure dentro le istituzioni; tutti ricordano Maurizio Landini che pochi mesi fa da un palco invocava «la rivolta sociale». Sull’aggressione romana, le forze dell’ordine hanno sintetizzato i racconti delle vittime: gli assalitori erano a volto coperto, in possesso di coltelli e di radio per comunicare senza il rischio di essere intercettati. Il presidente di Gioventù nazionale Roma, Francesco Todde, ha parlato di «un commando di più di 20 professionisti dell’odio politico» e ha spiegato: «I nostri ragazzi sono stati aggrediti con violenza mentre affiggevano un manifesto che parla di libertà, con l’obiettivo di ricordare come figli d’Italia tutti i ragazzi caduti in quegli anni di violenza infame, mentre l’odio politico portava al massacro di chi credeva nelle sue idee. Mai il nostro movimento si è contraddistinto per attacchi pianificati e violenti per ragioni politiche; al contrario questo episodio si aggiunge alla lunga lista di aggressioni ai nostri danni. Speriamo che la stampa, che un anno fa fece un gran rumore sul pericolo fascismo in Gioventù nazionale, parli anche di questo».
Difficile. Ancora più difficile che qualcuno si scomodi per la targa distrutta a Milano in memoria dell’agente ucciso dagli ultrà della rivoluzione permanente. Perché a tenere banco sono i proiettili alla Cgil, nella logica molto gauchiste dei «dos pesos y dos misuras» (copyright Paolo Pillitteri). Su quelli, con dinamiche e retroscena tutti da scoprire, si è immediatamente scatenata la grancassa del campo largo. Elly Schlein ha lanciato l’allarme selettivo: «Quanto accaduto a Primavalle è inaccettabile, esplodere colpi d’arma da fuoco contro la sede di un sindacato è un gesto di gravità inaudita. È urgente alzare la guardia, i sindacati sono presidi di democrazia e nessuna intimidazione ne depotenzierà il valore».
Più equilibrato Roberto Gualtieri, che si è ricordato di essere sindaco anche del Tuscolano: «Roma è una città che ripudia ogni forma di violenza politica, sia quando si manifesta contro sedi di partito, sindacati e associazioni, sia quando prende la forma di aggressione di strada come avvenuto nella notte in via Tuscolana ai danni dei militanti di Gioventù nazionale mentre affiggevano manifesti. La libertà di espressione e il confronto civile sono gli unici strumenti attraverso cui si costruisce la convivenza democratica».
Riguardo all’idiosincrasia nei confronti delle commemorazioni altrui, gli anni di piombo rimangono un nervo scoperto per la sinistra, che non ha mai voluto farci i conti tramandando alle galassie studentesche e ai centri sociali la mistica fasulla dei «compagni che sbagliano» e dei ragazzi «che volevano fare la rivoluzione». Dipinti come pulcini teneri e inconsapevoli, in realtà erano assassini, ben consci che le P38 sparavano proiettili veri ad altezza d’uomo. È surreale come, a distanza di mezzo secolo, quella parte politica faccia una fatica pazzesca a sopportare che chi ha avuto dei morti (in campo avverso o fra le forze dell’ordine) possa pretendere di ricordarli.
La commemorazione delle vittime (Franco Bigonzetti, Francesco Ciavatta, Stefano Recchioni) nel 48° anniversario di Acca Larenzia ha dato spunto a Giorgia Meloni per rilanciare un richiamo non certo alla memoria condivisa - dopo 50 anni a sinistra non si riesce neppure a condividere la pietà per i defunti -, ma a una pacificazione nazionale. Era l’obiettivo di Francesco Cossiga, Carlo Azeglio Ciampi e Luciano Violante ma oggi, con il governo di centrodestra in sella, per l’opposizione è più facile evocare toni da guerra civile. Con indignazione lunare a giorni alterni per il pericolo fascismo.
La premier ha sottolineato come «quelli del terrorismo e dell’odio politico sono stati anni bui, in cui troppo sangue innocente è stato versato, da più parti. Ferite che hanno colpito famiglie, comunità, l’intero popolo italiano a prescindere dal colore politico. L’Italia merita una vera e definitiva pacificazione nazionale». Riferendosi alla battaglia politica attuale, Meloni ha aggiunto: «Quando il dissenso diventa aggressione, quando un’idea viene zittita con la forza, la democrazia perde sempre. Abbiamo il dovere di custodire la memoria e di ribadire con chiarezza che la violenza politica, in ogni sua forma, è sempre una sconfitta. Non è mai giustificabile. Non deve mai più tornare».
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Ecco #DimmiLaVerità dell'8 gennaio 2026. Il commento del nostro Fabio Amendolara: «Gli immigrati che delinquono vengono espulsi ma restano comunque in Italia. E a volte uccidono».