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2019-03-09
La triptorelina in Gran Bretagna c’è. Ma sono già pentiti «Aumento di suicidi»
Ansa
Mentre in Italia si apre al medicinale per il cambio di sesso degli adolescenti, in Gran Bretagna, dove lo usano da anni, si chiude. Eppure sarebbe buona regola, nonché sintomo d'intelligenza, imparare dagli errori altrui. Sono gli stessi medici inglesi a sollevare dubbi sugli effetti della triptorelina, che di fatto congela la pubertà in attesa che il minorenne possa scegliere in seguito la sua identità sessuale.
Con l'assunzione di questo farmaco viene infatti inibita la secrezione di gonadotropine con la conseguenza di sopprimere le funzioni testicolari e ovarica, ritardando lo sviluppo dei caratteri sessuali secondari. Che cosa possa provocare nell'organismo un simile bombardamento ormonale a lungo termina? Non si sa. Di certo non si tratta di prendere un'aspirina, anche se in Inghilterra il ricorso a questa terapia farmacologica è diventato quasi di prassi.
E qui sta il problema: da mesi si sta discutendo sui pericoli e l'opportunità di sottoporre dei ragazzini, ancora confusi nelle loro scelte, a cure le cui conseguenze sono pericolose. Ci si chiede anche come mai ci siano così tanti minorenni decisi a intraprendere il percorso della transizione sessuale. E se ad alimentare il fenomeno spingano le potenti associazioni che lottano per i diritti dei transessuali.
Sono le cifre in crescita esponenziale a destare sospetti e interrogativi. Dal 2014 il numero di richieste pervenute al Gender identity development service (Gids) di Londra, l'unico centro del Regno Unito a occuparsi dei bambini e ragazzi che vogliono cambiare sesso, è aumentato del 400%, passando da 468 a 2.519 pazienti all'anno. Stiamo parlando di minorenni, come ha raccontato sulla Verità Francesco Borgonovo, che agiscono con il consenso dei genitori.
L'ultima denuncia in ordine di tempo piove da Michael Biggs, non un opinionista da talk show ma stimato professore di sociologia a Oxford, che accusa il Gids di aver occultato i risultati negativi della cura sugli adolescenti transgender, continuando nel frattempo a riempirli di ormoni. La ricerca svolta da Biggs rivela che dopo un anno di trattamento i pazienti tendono all'autolesionismo «cercando deliberatamente di ferirsi o di uccidersi». Inoltre i genitori hanno anche riferito «un significativo aumento dei problemi comportamentali ed emotivi» e una «significativa diminuzione del benessere fisico». Insomma, il trattamento che dovrebbe risolvere un problema d'identità non avrebbe alcun effetto positivo, neppure da un punto di vista psicologico. Anzi il disagio aumenta, tanto che le famiglie denunciano in tutti i casi un intensificarsi dei «problemi comportamentali». Secondo Biggs «i farmaci bloccanti della pubertà hanno esacerbato e non risolto la disforia di genere», ma nonostante questo centinaia di giovanissimi con età inferiore ai 16 anni continuano a essere trattatati con quella che lui definisce «droga».
In definitiva il risultato sarebbe l'opposto del voluto: anziché permettere ai ragazzi di riflettere con più calma sulla scelta futura e, al contempo, mitigare l'impatto psicologico, si crea nel paziente ancora più confusione. Compreso l'insorgere di pulsioni suicide. Ricordiamo che mentre Oltre Manica si moltiplicano gli allarmi, in Italia l'Aifa ha appena stabilito «l'estensione della prescrivibilità e rimborsabilità» di questo farmaco.
Come sottolinea un altro professore dell'Università di Oxford, Carl Heneghan, prima di usare tali ormoni sono necessarie ricerche «rigorose» e «approfondite» sugli effetti delle «droghe» somministrate ai giovani transgender. Ricerche che non sono state fatte con il dovuto scrupolo e quindi «genitori e figli non sono messi in grado di prendere una decisione informata e basata sulle prove». Ma perché tanta fretta? Che qualcosa al Gender identity development service, che dipende dal servizio sanitario nazionale, non funzionasse lo si è scoperto dopo la denuncia di David Bell, ex presidente della Società psicanalitica britannica e capo del personale clinico del Gids. Ha sbattuto la porta dopo aver scritto un report che ha fatto scoppiare lo scandalo, sostenendo che il servizio per il cambio di sesso dei minorenni non è in grado di valutare adeguatamente i suoi giovanissimi pazienti. E ha anche denunciato che il Gids riceve parecchie pressioni, in particolare da parte dii gruppi di potere legati agli attivisti transessuali. Sollecitazioni che sono state ammesse pubblicamente anche da Polly Carmichael, direttrice del centro.
A ulteriore conferma di uno scenario inquietante sono arrivate anche le dimissioni di Marcus Evans, stimato terapeuta che sedeva ai vertici della fondazione che guida il Gids. Il motivo lo spiega lo stesso professore in un lungo articolo sul Daily Mail: «Questi trattamenti hanno conseguenze di vasta portata e sconosciute e, senza una sufficiente esplorazione dei sentimenti e delle motivazioni del bambino, possono avere effetti devastanti sulla sua vita, la sua identità e il suo sviluppo». Secondo il luminare, i medici che si occupano del cambio di sesso dei minorenni subiscono troppe pressioni, e prendono decisioni precipitose: «C'è pressione da parte del bambino che si trova in stato di angoscia», spiega Evans, «c'è pressione da parte della famiglia e degli amici, c'è pressione da parte delle lobby pro trans. E tutto questo mette sotto pressione il medico, che vorrebbe aiutare il paziente a risolvere il suo stato d'angoscia fornendo una soluzione rapida».
Concludendo, i ragazzi stanno peggio di prima, non risolvono i conflitti interiori e non si sa a quale rischi saranno esposti sul lungo periodo. Siamo proprio sicuri che sia un diritto o piuttosto è una forma di tortura?
Carlo Piano
Marvel disegnerà un supereroe gay. «Promuoviamo la diversità di genere»
«Il mondo è pronto per un supereroe gay». A lanciare la novità, nutrendo l'ideologia gender fluid, è stata la Marvel, questa volta.
Victoria Alonso, amministratore delegato degli Studios, ha utilizzato la premiere statunitense di Captain Marvel per dichiarare i propri intenti. «È una questione che mi sta molto a cuore (quella legata alla presenza in video di supereroi omosessuali, ndr)», ha detto a Variety, «Tutto il successo dei Marvel Studios è dovuto alla presenza di persone che sono incredibilmente differenti tra loro. E, d'altronde, perché non dovrebbe essere così? Perché dovremmo essere riconosciuti solo da un determinato genere di persone?», si è chiesta la Alonso, inerpicandosi in una sequela di domande retoriche culminata nel sillogismo con il quale ha legato la diversità degli spettatori alla necessità di diversificare il proprio prodotto.
«Il nostro pubblico è globale, vario ed inclusivo», ha cominciato, «se non facessimo così, falliremmo. Se non spingessimo sul pedale della diversità, su quello dell'inclusività, non riusciremmo ad ottenere i nostri continui successi», ha concluso Victoria Alonso, le cui parole sono arrivate dopo giorni caldi. Giorni in cui, ad Hollywood, è circolata la voce di un insolito meccanismo di casting. La Marvel, si è detto senza che ciò trovasse però alcuna conferma negli Studios, avrebbe deciso di ingaggiare per Gli Eterni - nuova pellicola in programma - un protagonista dichiaratamente gay. Un attore che abbia fatto outing e che possa, perciò, interpretare al meglio il primo supereroe omosessuale che gli studi Marvel abbiano mai visto.
La Alonso sul casting ha mantenuto intatto il proprio riserbo: «Siamo impegnati nella ricerca del miglior cast possibile. Quando potremo, quando saremo pronti ad annunciarlo, lo faremo», si è limitata a dire, confermando, se non le modalità, quantomeno la volontà di portare al cinema un eroe gay. «Perché il mondo è pronto». Perché la diversità è cosa fattuale. E perché conformarsi, con solerzia e rapidità, ai diktat di Hollywood è necessario, e pure redditizio.
Quel che la Alonso, nel proprio monologo, si è dimenticata di dire è che la decisione di Marvel è stata presa a tavolino. È stata studiata e calcolata con la freddezza interessata riservata ai prospetti economici. Kevin Feige d'altronde lo aveva annunciato: «Porteremo sempre più donne all'interno dell'universo Marvel, nei prossimi anni, e cercheremo di promuovere la diversità di genere, sia per quel che riguarda i personaggi, sia per quel che riguarda le persone che lavorano ai nostri film», aveva detto il presidente degli Studios, compiacendosi degli ottimi risultati ottenuti da Black Panther, primo lungometraggio dedicato ad un supereroe di colore. «Sono convinto che, con diverse voci, si possano ottenere storie migliori e sorprendenti», si era detto Feige, vagheggiando uno scenario che negli ultimi dodici mesi ha assunto vita e concretezza.
La Marvel ha sfornato il primo film, Captain Marvel, dedicato ad un'eroina femminile e «venduto» alla Sony Miles Morales, primo Spiderman di colore. Il personaggio, ideato nel 2008, cavalcando l'entusiasmo seguito all'elezione americana di Barack Obama, è stato fatto protagonista di Spiderman: un nuovo universo e si è aggiudicato l'Oscar al miglior film di animazione. La Marvel, allora, ha tirato dritto per la propria strada e annunciato la decisione di inserire all'interno del proprio universo un supereroe gay.
La creatura dovrebbe fare capolino nel film Gli Eterni, live-action con il quale gli Studios porteranno al cinema l'infinito dissidio tra Eterni e Devianti. Ma quali connotati debba avere, ancora, non è stato definito. Victoria Alonso si è ben guardata dal dire alcunché e così pure Kevin Faige. La cortina di silenzio è stata innalzata e un ennesimo passo verso la dittatura del gender fluid si è compiuto.
Claudia Casiraghi
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Londra è più avanti nell'uso del farmaco, tuttavia molti medici lanciano l'allarme: «Calo del benessere fisico e danni emotivi».Il presidente Marvel Victoria Alonso: «Il mondo è pronto» per il primo omosessuale con dei poteri.Lo speciale contiene due articoli.Mentre in Italia si apre al medicinale per il cambio di sesso degli adolescenti, in Gran Bretagna, dove lo usano da anni, si chiude. Eppure sarebbe buona regola, nonché sintomo d'intelligenza, imparare dagli errori altrui. Sono gli stessi medici inglesi a sollevare dubbi sugli effetti della triptorelina, che di fatto congela la pubertà in attesa che il minorenne possa scegliere in seguito la sua identità sessuale. Con l'assunzione di questo farmaco viene infatti inibita la secrezione di gonadotropine con la conseguenza di sopprimere le funzioni testicolari e ovarica, ritardando lo sviluppo dei caratteri sessuali secondari. Che cosa possa provocare nell'organismo un simile bombardamento ormonale a lungo termina? Non si sa. Di certo non si tratta di prendere un'aspirina, anche se in Inghilterra il ricorso a questa terapia farmacologica è diventato quasi di prassi. E qui sta il problema: da mesi si sta discutendo sui pericoli e l'opportunità di sottoporre dei ragazzini, ancora confusi nelle loro scelte, a cure le cui conseguenze sono pericolose. Ci si chiede anche come mai ci siano così tanti minorenni decisi a intraprendere il percorso della transizione sessuale. E se ad alimentare il fenomeno spingano le potenti associazioni che lottano per i diritti dei transessuali. Sono le cifre in crescita esponenziale a destare sospetti e interrogativi. Dal 2014 il numero di richieste pervenute al Gender identity development service (Gids) di Londra, l'unico centro del Regno Unito a occuparsi dei bambini e ragazzi che vogliono cambiare sesso, è aumentato del 400%, passando da 468 a 2.519 pazienti all'anno. Stiamo parlando di minorenni, come ha raccontato sulla Verità Francesco Borgonovo, che agiscono con il consenso dei genitori. L'ultima denuncia in ordine di tempo piove da Michael Biggs, non un opinionista da talk show ma stimato professore di sociologia a Oxford, che accusa il Gids di aver occultato i risultati negativi della cura sugli adolescenti transgender, continuando nel frattempo a riempirli di ormoni. La ricerca svolta da Biggs rivela che dopo un anno di trattamento i pazienti tendono all'autolesionismo «cercando deliberatamente di ferirsi o di uccidersi». Inoltre i genitori hanno anche riferito «un significativo aumento dei problemi comportamentali ed emotivi» e una «significativa diminuzione del benessere fisico». Insomma, il trattamento che dovrebbe risolvere un problema d'identità non avrebbe alcun effetto positivo, neppure da un punto di vista psicologico. Anzi il disagio aumenta, tanto che le famiglie denunciano in tutti i casi un intensificarsi dei «problemi comportamentali». Secondo Biggs «i farmaci bloccanti della pubertà hanno esacerbato e non risolto la disforia di genere», ma nonostante questo centinaia di giovanissimi con età inferiore ai 16 anni continuano a essere trattatati con quella che lui definisce «droga». In definitiva il risultato sarebbe l'opposto del voluto: anziché permettere ai ragazzi di riflettere con più calma sulla scelta futura e, al contempo, mitigare l'impatto psicologico, si crea nel paziente ancora più confusione. Compreso l'insorgere di pulsioni suicide. Ricordiamo che mentre Oltre Manica si moltiplicano gli allarmi, in Italia l'Aifa ha appena stabilito «l'estensione della prescrivibilità e rimborsabilità» di questo farmaco. Come sottolinea un altro professore dell'Università di Oxford, Carl Heneghan, prima di usare tali ormoni sono necessarie ricerche «rigorose» e «approfondite» sugli effetti delle «droghe» somministrate ai giovani transgender. Ricerche che non sono state fatte con il dovuto scrupolo e quindi «genitori e figli non sono messi in grado di prendere una decisione informata e basata sulle prove». Ma perché tanta fretta? Che qualcosa al Gender identity development service, che dipende dal servizio sanitario nazionale, non funzionasse lo si è scoperto dopo la denuncia di David Bell, ex presidente della Società psicanalitica britannica e capo del personale clinico del Gids. Ha sbattuto la porta dopo aver scritto un report che ha fatto scoppiare lo scandalo, sostenendo che il servizio per il cambio di sesso dei minorenni non è in grado di valutare adeguatamente i suoi giovanissimi pazienti. E ha anche denunciato che il Gids riceve parecchie pressioni, in particolare da parte dii gruppi di potere legati agli attivisti transessuali. Sollecitazioni che sono state ammesse pubblicamente anche da Polly Carmichael, direttrice del centro. A ulteriore conferma di uno scenario inquietante sono arrivate anche le dimissioni di Marcus Evans, stimato terapeuta che sedeva ai vertici della fondazione che guida il Gids. Il motivo lo spiega lo stesso professore in un lungo articolo sul Daily Mail: «Questi trattamenti hanno conseguenze di vasta portata e sconosciute e, senza una sufficiente esplorazione dei sentimenti e delle motivazioni del bambino, possono avere effetti devastanti sulla sua vita, la sua identità e il suo sviluppo». Secondo il luminare, i medici che si occupano del cambio di sesso dei minorenni subiscono troppe pressioni, e prendono decisioni precipitose: «C'è pressione da parte del bambino che si trova in stato di angoscia», spiega Evans, «c'è pressione da parte della famiglia e degli amici, c'è pressione da parte delle lobby pro trans. E tutto questo mette sotto pressione il medico, che vorrebbe aiutare il paziente a risolvere il suo stato d'angoscia fornendo una soluzione rapida».Concludendo, i ragazzi stanno peggio di prima, non risolvono i conflitti interiori e non si sa a quale rischi saranno esposti sul lungo periodo. Siamo proprio sicuri che sia un diritto o piuttosto è una forma di tortura?Carlo Piano<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/la-triptorelina-in-gran-bretagna-ce-ma-sono-gia-pentiti-aumento-di-suicidi-2631063527.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="marvel-disegnera-un-supereroe-gay-promuoviamo-la-diversita-di-genere" data-post-id="2631063527" data-published-at="1780297040" data-use-pagination="False"> Marvel disegnerà un supereroe gay. «Promuoviamo la diversità di genere» «Il mondo è pronto per un supereroe gay». A lanciare la novità, nutrendo l'ideologia gender fluid, è stata la Marvel, questa volta. Victoria Alonso, amministratore delegato degli Studios, ha utilizzato la premiere statunitense di Captain Marvel per dichiarare i propri intenti. «È una questione che mi sta molto a cuore (quella legata alla presenza in video di supereroi omosessuali, ndr)», ha detto a Variety, «Tutto il successo dei Marvel Studios è dovuto alla presenza di persone che sono incredibilmente differenti tra loro. E, d'altronde, perché non dovrebbe essere così? Perché dovremmo essere riconosciuti solo da un determinato genere di persone?», si è chiesta la Alonso, inerpicandosi in una sequela di domande retoriche culminata nel sillogismo con il quale ha legato la diversità degli spettatori alla necessità di diversificare il proprio prodotto. «Il nostro pubblico è globale, vario ed inclusivo», ha cominciato, «se non facessimo così, falliremmo. Se non spingessimo sul pedale della diversità, su quello dell'inclusività, non riusciremmo ad ottenere i nostri continui successi», ha concluso Victoria Alonso, le cui parole sono arrivate dopo giorni caldi. Giorni in cui, ad Hollywood, è circolata la voce di un insolito meccanismo di casting. La Marvel, si è detto senza che ciò trovasse però alcuna conferma negli Studios, avrebbe deciso di ingaggiare per Gli Eterni - nuova pellicola in programma - un protagonista dichiaratamente gay. Un attore che abbia fatto outing e che possa, perciò, interpretare al meglio il primo supereroe omosessuale che gli studi Marvel abbiano mai visto. La Alonso sul casting ha mantenuto intatto il proprio riserbo: «Siamo impegnati nella ricerca del miglior cast possibile. Quando potremo, quando saremo pronti ad annunciarlo, lo faremo», si è limitata a dire, confermando, se non le modalità, quantomeno la volontà di portare al cinema un eroe gay. «Perché il mondo è pronto». Perché la diversità è cosa fattuale. E perché conformarsi, con solerzia e rapidità, ai diktat di Hollywood è necessario, e pure redditizio. Quel che la Alonso, nel proprio monologo, si è dimenticata di dire è che la decisione di Marvel è stata presa a tavolino. È stata studiata e calcolata con la freddezza interessata riservata ai prospetti economici. Kevin Feige d'altronde lo aveva annunciato: «Porteremo sempre più donne all'interno dell'universo Marvel, nei prossimi anni, e cercheremo di promuovere la diversità di genere, sia per quel che riguarda i personaggi, sia per quel che riguarda le persone che lavorano ai nostri film», aveva detto il presidente degli Studios, compiacendosi degli ottimi risultati ottenuti da Black Panther, primo lungometraggio dedicato ad un supereroe di colore. «Sono convinto che, con diverse voci, si possano ottenere storie migliori e sorprendenti», si era detto Feige, vagheggiando uno scenario che negli ultimi dodici mesi ha assunto vita e concretezza. La Marvel ha sfornato il primo film, Captain Marvel, dedicato ad un'eroina femminile e «venduto» alla Sony Miles Morales, primo Spiderman di colore. Il personaggio, ideato nel 2008, cavalcando l'entusiasmo seguito all'elezione americana di Barack Obama, è stato fatto protagonista di Spiderman: un nuovo universo e si è aggiudicato l'Oscar al miglior film di animazione. La Marvel, allora, ha tirato dritto per la propria strada e annunciato la decisione di inserire all'interno del proprio universo un supereroe gay. La creatura dovrebbe fare capolino nel film Gli Eterni, live-action con il quale gli Studios porteranno al cinema l'infinito dissidio tra Eterni e Devianti. Ma quali connotati debba avere, ancora, non è stato definito. Victoria Alonso si è ben guardata dal dire alcunché e così pure Kevin Faige. La cortina di silenzio è stata innalzata e un ennesimo passo verso la dittatura del gender fluid si è compiuto. Claudia Casiraghi
Ecco #EdicolaVerità, la rassegna stampa del 1° giugno con Carlo Cambi
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Ancora una volta la Francia paga la «colpa» dei campioni. Al fischio finale di Psg-Arsenal, con la squadra parigina che ha conquistato la sua seconda e consecutiva Champions, in 15 città si è scatenata la guerriglia urbana. Gli scontri più violenti si sono avuti a Parigi con un bilancio terrificante: un morto e uno in fin di vita, altri 219 feriti di cui almeno 8 gravissimi, secondo il bilancio del ministro dell’Interno Laurent Nuñez, che ha affermato: «Sono stati eseguiti 457 arresti, le persone fermate sono 780. La stragrande maggioranza è uscita di casa per festeggiare e tutto è andato benissimo. Ma qualche individuo, e non si tratta di tifosi del Psg, ma di gente che neppure guarda le partite, è uscito per creare incidenti e disordini. Noi siamo qui per impedirglielo».
Ci sono molti feriti anche tra gli uomini delle Gendarmerie: un bilancio parla di 8, un altro di oltre 200. È la seconda volta che accade. Lo scorso anno, quando il Psg superò l’Inter, ci furono le stesse scene di violenza: oltre 200 feriti e gli arrestati furono poco meno di 500. È evidente che chi vuole scatenare i disordini attende le manifestazioni di massa spontanee come i festeggiamenti dei tifosi per mettere a ferro e fuoco le città. Come è del tutto evidente che a fomentare e a dare braccia a questi disordini sono i «cattivi ragazzi» delle banlieue. La strategia è infiltrarsi nel tifo: i luoghi in cui sono scoppiati i disordini sono il Parco dei Principi, dove migliaia di persone si erano radunate per assistere alla finale del Psg contro i Gunners che si è disputata a Budapest, e gli Champs-Élysées, dove sabato sera si sono date appuntamento per festeggiare non meno di 20.000 persone. S’è detto che il disagio delle banlieue nasce dalla mancata integrazione: una cosa è sicura, questi sono dediti alla disintegrazione. Almeno un centinaio di auto è stato distrutto, negozi assaltati, cassonetti dati alle fiamme. Tutta la cintura parigina è stata interessata dai tafferugli con centinaia di cariche della polizia. Sono state organizzate finte partite di calcio sulla tangenziale Nord di Parigi per bloccare il traffico. Scontri si sono avuti a Barbès, Strasbourg-Saint-Denis e Porte Maillot. Ci sono stati blocchi stradali nei quartieri periferici, sono saltate le corse degli autobus e sono state chiuse alcune stazioni della metropolitana. Solo a metà della notte, tra sabato e domenica, la polizia è riuscita a riprendere il controllo della situazione.
Ma se Parigi è stata l’epicentro di questa guerra delle banlieue contro la Gendarmerie, altri scontri ci sono stati a Rennes, Strasburgo, Grenoble, Clermont-Ferrand, Tolosa, Nancy e Pau. Bordeaux e Montpellier sono state teatro di una vera rivolta urbana dopo che alcuni infiltrati nei cortei dei tifosi hanno incendiato cassonetti e animato una mini «intifada» contro gli agenti. A Tolosa vetrine infrante, cassonetti bruciati, autobus presi di mira, con le forze dell’ordine che hanno dovuto sparare lacrimogeni per fermare i disordini. Che il clima fosse pessimo è confermato dal fatto che erano stati preventivamente reclutati 22.000 agenti, solo a Parigi erano 8.000. E si è stati col fiato sospeso per tutta la giornata di ieri quando il pullman scoperto con a bordo la squadra del Psg ha percorso le strade della capitale che era blindatissima prima di incontrare il presidente Emmanuel Macron all’Eliseo e poi recarsi al Parco dei Principi in una cornice di almeno 100.000 supporter.
«Stavolta», ha detto il ministro dell’Interno Nuñez, «non tollereremo alcun eccesso, niente disordini. Continueremo ad esercitare la massima fermezza». E, almeno fino al momento in cui scriviamo, pare avere funzionato. Anche in Francia la notte è lunga.
Il vicepremier Matteo Salvini, che già un anno fa era stato molto critico sugli scontri, ha affidato a X un suo commento: «Parigi dopo la vittoria del Psg in Champions. Guerriglia urbana, molti fermati ovviamente sono di quelle “seconde generazioni” ben integrate e che ci pagheranno le pensioni… Bardella e Le Pen, l’anno prossimo tocca a voi provare a rimediare ai disastri di Macron e dei socialisti». Marine Le Pen ha subito raccolto l’invito e anche lei su X commenta: «Solo in Francia la vittoria di un club di calcio scatena rivolte. Solo in Francia tutti si sentono costretti a chiudersi in casa la sera di una vittoria per evitare di trovarsi di fronte alla violenza». Durissimo Jordan Bardella, che ha parlato «di un’atmosfera di violenza insopportabile in Francia, ci sono delle bande che mettono nel mirino i beni pubblici, i commerci, le forze dell’ordine sempre con lo stesso modo di operare; distruggere, provocare violenza. Ma non si può tacere che di fronte a queste violenze ci sono due tipi di uomini politici: coloro che si preoccupano per ciò che sta diventando la Francia, e quelli che stanno nella bambagia del potere e considerano che tutto va bene». Il riferimento più che esplicito è a tutto lo schieramento non di destra rimasto muto di fronte al sabato di guerriglia. Solo Macron, come riferisce Le Figaro , ricevendo la squadra del Psg ha commentato: «Abbiamo visto delle scene inaccettabili, non voglio che ci abituiamo a Parigi e nelle altre città a questo clima e voglio ringraziare il ministro dell’Interno per l’azione di contrasto». Ma i francesi tra un anno votano e si ricorderanno di quel che è accaduto.
L’ascia dei magrebini ferisce Trento
Quella di sabato doveva essere una bella serata nel centro di Pergine Valsugana, città di 21.000 abitanti in provincia di Trento. Era stato organizzato tutto nel dettaglio: concerti in piazza, street food e tanti giovani impegnati nel «boulder», l’arrampicata verticale, sui muri dei palazzi storici.
Poi, all’improvviso, il caos in piazza Garibaldi, dove un gruppo di giovani magrebini non ha voluto più saperne dell’atmosfera festaiola. Iniziano a girare per il centro, infastidendo chiunque capiti loro a tiro. Vanno da un kebabbaro e gli mostrano un’ascia, che poi ripongono. Si spostano. Infastidiscono. Sono un branco. Forse sono anche un po’ invidiosi di quella bella festa, che gli altri si stanno godendo mentre loro sono incapaci di farlo. A un certo punto, incontrano dei biker. Scoppia un diverbio. I magrebini estraggono una bottiglia di vetro da un cestino e la mostrano, come a dire: questa ve la possiamo spaccare sulla testa. Non succede nulla, però, almeno per il momento. Il gruppo si allontana, urlando improperi incomprensibili ai più. Poco dopo, però, ritorna. Uno tiene in mano un’ascia. Un altro, invece, una chiave a croce (quella, per capirci, per cambiare le gomme delle auto). Il diverbio tra i magrebini e i biker si riaccende. La lama, fortunatamente non troppo affilata, comincia a girare nell’aria. Un uomo, preoccupato per le proprie figlie, cerca di fare da scudo e viene colpito alla schiena. «C’era parecchio sangue», racconta Daniele Lazzeri, presidente della fondazione Nodo di Gordio che in quel momento si trovava alla festa. «Le forze dell’ordine sono intervenute subito», prosegue Lazzeri, «dicevano all’aggressore di stare fermo e lo hanno tenuto lì per più di un’ora, che lui ha utilizzato per fare un comizio, dicendo “trentini di merda, dovete morire tutti”. La gente, a un certo punto, ha cominciato ad avvicinarsi molto all’aggressore perché non ce la faceva più».
Ciò che colpisce, in questa vicenda, è pure l’arrivo a tutta velocità di una macchina, chiamata da uno dei magrebini, poco dopo il primo diverbio. Il mezzo è arrivato contromano, forse con l’obiettivo di colpire, senza riuscirci, le moto dei biker. E andando vicino, troppo vicino, a un gruppo di bambini che giocava lì vicino.
Per Francesca Gerosa, presidente di Fratelli d’Italia in Trentino, «poteva essere una strage in una serata affollata. Auspico che si faccia presto chiarezza su quanto accaduto e che per i colpevoli siano riservate pene esemplari, senza attenuanti di alcun tipo. Nessuna giustificazione, nessuna pietà, nessuna tolleranza. Questa è casa nostra, e ci dobbiamo poter vivere serenamente».
Kevin Toller, consigliere comunale di Fratelli d’Italia a Pergine Valsugana, racconta alla Verità: «Una bellissima festa in paese rovinata da un gruppo di nordafricani che prima prende ad accettate un ragazzo, si schianta con la macchina ad altissima velocità entrando in contromano con il rischio di investire i bambini che stavano giocando per poi scagliarsi contro i “trentini di merda”. È un fatto gravissimo che conferma la necessità di una stretta sempre maggiore contro l’immigrazione. Abbiamo rischiato un secondo attentato come a Modena, potremmo contare i morti in questo momento».
Già, perché per alcuni istanti i più hanno temuto il peggio. Vedendo quella macchina sfrecciare contromano e le lame che tagliavano la notte hanno pensato a un attentato. Questa volta non è andata così, grazie a Dio. Ma è comunque un sintomo. Molti terroristi prima di fare il «grande passo» e abbracciare la jihad erano semplici casseurs, teppistelli di periferia. Vuoti, in una società che, secondo loro, non li accettava. E così hanno trovato rifugio nella guerra santa, in un ideale di morte in grado di dare un senso alla loro vita. Piccoli segni che qualcosa nel sistema dell’integrazione non sta funzionando. E di cui sarebbe bene prenderne atto e agire di conseguenza. Prima che sia troppo tardi. Ammesso che non lo sia già.
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