True
2020-08-04
La sinistra Usa fa la fortuna dei criminali
Ansa
Non c'è pace a Minneapolis. Dopo la morte di George Floyd lo scorso maggio, il locale dipartimento di polizia è finito nella bufera. Il consiglio municipale punta ad arrivare a un suo smantellamento, mentre, a giugno, ha votato per tagliare 1,5 milioni di dollari al budget per le forze dell'ordine. E, nel frattempo, il corpo di polizia si è progressivamente indebolito. Secondo lo Star Tribune (il principale quotidiano del Minnesota), dalla morte di Floyd il dipartimento di Minneapolis avrebbe infatti perso - tra licenziamenti e dimissioni - complessivamente circa 100 agenti (il 10% delle forze disponibili in città).
La situazione sembra addirittura destinata a peggiorare, visto che entro la fine dell'anno si stima che il dipartimento possa lasciare a casa fino a un terzo dei propri dipendenti. Questo stato di cose starebbe già facendo sentire il proprio peso. Sempre stando a quanto riportato dallo Star Tribune, parrebbe che non pochi residenti stiano lamentando non soltanto un'impennata nei crimini, ma anche risposte tardive e inadeguate da parte dei poliziotti. In particolare, negli ultimi tre mesi si è assistito a un notevole incremento di sparatorie, rapine e furti d'auto. In tutto questo, il sito del canale televisivo locale, Kstp, ha riportato che la polizia di Minneapolis avrebbe fornito ai cittadini alcuni «consigli» per prevenire il rischio di rapine e violenze. In particolare, tra le altre cose, si invita a: non camminare da soli, prepararsi ad abbandonare cellulare e portafogli, portare con sé solo gli oggetti di cui si ha strettamente bisogno. In altre parole, le forze dell'ordine non sono più in grado di tutelare la sicurezza e le proprietà dei cittadini.
D'altronde, quello che sta accadendo a Minneapolis è soltanto un esempio di che cosa significa indebolire o smantellare i dipartimenti di polizia, come auspicato dagli attivisti di Black lives matter. Una linea che ha soltanto un esito possibile: lasciare le fasce più deboli della popolazione in balìa della criminalità. Non sarà forse un caso che, rispetto all'anno scorso, si sta assistendo a un notevole aumento di reati (a partire da omicidi e sparatorie) in varie città americane: Atlanta, Chicago, Houston, Portland, Seattle, Philadelphia, New York e Los Angeles. Città che hanno, in alcuni casi, tagliato recentemente il budget della propria polizia (si pensi a New York e Los Angeles). Città che da anni sono inoltre guidate da amministrazioni democratiche. Un «dettaglio» interessante, visto che negli Stati Uniti a nominare i vertici della polizia cittadina sono proprio i sindaci. D'altronde, tanto per avere un'idea di cosa sta succedendo, basta sottolineare che, secondo il Chicago Sun-Times, a Chicago si è registrato un aumento degli omicidi del 139% rispetto a luglio 2019, mentre per lo stesso periodo Atlanta ha visto un incremento di oltre il doppio.
Si tratta di un fattore potenzialmente problematico per il candidato democratico, Joe Biden, che pur essendosi detto contrario a tagliare i finanziamenti alle forze dell'ordine, si è ritrovato nei fatti sconfessato su questo fronte da alcuni sindaci del suo stesso partito. Senza poi considerare che l'ex vicepresidente sia molto evasivo in materia di ordine pubblico: si ostina a sostenere che la maggior parte delle proteste siano «pacifiche», ha polemizzato contro Trump quando quest'ultimo ha inviato agenti federali a Portland per proteggere il locale palazzo di giustizia e non ha preso posizione chiara su fatti come l'occupazione del centro di Seattle lo scorso giugno da parte dei manifestanti di Black lives matter. È anche probabilmente per questo che, secondo il sito Axios, sondaggi interni al comitato di Trump parrebbero confermare l'efficacia della strategia del presidente nell'additare Biden come una marionetta nelle mani dell'estrema sinistra. Ne consegue che, al di là della pandemia, l'altro grande tema dirimente per questa campagna elettorale sia costituito proprio dall'ordine pubblico. Perché, esattamente come per la questione del coronavirus, anche in questo caso viene chiamata in causa la sopravvivenza stessa del cittadino: dalla salvaguardia della sua sicurezza fisica a quella della sua proprietà. E, in tal senso, non è chiaro quanto alla fine potrà essere apprezzata l'ambiguità di Biden su questo punto. Del resto, pochi giorni fa, oltre 100 agenzie di polizia del Wisconsin si sono tirate indietro, davanti alla richiesta di garantire ordine e sicurezza a Milwaukee, nel corso della convention nazionale del Partito democratico (prevista tra due settimane): una decisione presa, dopo che una commissione cittadina ha emanato una direttiva per vietare l'uso dei lacrimogeni. Secondo l'Associated press, gli agenti temono infatti di non avere a disposizione strumenti adeguati per fronteggiare eventuali disordini.
Tutto questo, mentre alcuni procuratori distrettuali, sostenuti da George Soros, sono ormai in prima linea per imporre agende soft in materia di ordine pubblico. È per esempio il caso del procuratore distrettuale di Philadelphia, Larry Krasner, che sul Washington Post ha criticato l'invio di agenti federali a Portland, accusando Trump di autoritarismo. Certo: è pur vero che un recente sondaggio Ipsos mostra che il 54% degli americani si dica insoddisfatto di come il presidente sta gestendo l'ordine pubblico. Tuttavia, a giugno, lo stesso istituto registrava un 58% di scontenti su questo tema. Un segnale? Chissà. La strada per novembre è ancora lunga.
Ultimatum di Trump a Microsoft: 45 giorni per acquisire Tik Tok
Oltre che per il Covid, l'estate 2020 passerà agli annali anche come quella di Tik Tok. Il popolare social media, lanciato dalla cinese Bytedance, oltre a essere seguito da milioni di giovani, infatti, di recente sembra essere finito in cima all'agenda dei potenti del mondo. Il presidente americano Donald Trump lo considera un pericolo, perché è convinto che sia al servizio del governo cinese e da tempo è tentato dall'idea di silenziarlo. Satya Nadella, Ceo di Microsoft, invece, ha intenzione di comperarlo ed è stato costretto a incontrare Trump per rassicurarlo sul fatto che, qualora ci riuscisse, terrà conto delle sue preoccupazioni. Il suo progetto è quello di completare i negoziati entro il 15 settembre, ottenendo la cessione non solo delle operazioni della piattaforma in Usa (che vanta 100 milioni di utenti), ma anche in Australia, Nuova Zelanda e Canada. In modo da poter sfidare Facebook e Google. E su questo ieri è arrivato l'ok condizionato della Casa Bianca: Trump ha autorizzato Microsoft a trattare l'acquisto dell'app, a condizione che riesca a ottenere un accordo entro 45 giorni.
Nel frattempo, in Europa, la piattaforma è finita al centro delle attenzioni delle più prestigiose università inglesi. Come segnalato dal Times, Bytedance ha offerto a ciascuno dei 24 atenei del Russell group 5.000 sterline (circa 5.500 euro) di pubblicità gratuita per proporre i propri corsi. In giugno ha persino organizzato un workshop dedicato agli atenei nell'intento di presentare vantaggi e pregi della piattaforma. Al momento sono tre le istituzioni che hanno accolto l'invito. La prima è stata l'università di Glasgow, che ha aperto il suo profilo a gennaio e ha oltre 11.000 followers. Sull'account ci sono video con studenti che danzano davanti al chiostro e altre proposte divertenti, per sottolineare le emozioni e le possibilità della vita universitaria nel prestigioso ateneo scozzese. A fine giugno, poi, pure la blasonata Cambridge ha deciso di tentare questa avventura social. Secondo il Times, per cedere gli spazi pubblicitari gratuiti la piattaforma chiedeva all'ateneo di postare almeno due video alla settimana, ma l'università ha sostenuto di non aver accettato l'accordo. L'account però è stato aperto e al momento contiene sette video che hanno raggranellato 570.000 visualizzazioni. Sempre Cambridge, poi, è stata partner della piattaforma cinese nel lanciare il progetto #Learnontiktok, ovvero «Impara con Tik Tok», che è stato sostenuto anche dall'English heritage, la più austera delle associazioni britanniche che si occupano di salvaguardia dei beni culturali e architettonici. A luglio, poi, anche l'università di Liverpool ha aperto il proprio profilo e di certo altre ne seguiranno. Soprattutto in questo momento in cui le iscrizioni sono in calo, un po' per via della Brexit, un po' perché, con lo spauracchio dell'insegnamento a distanza, molti allievi hanno chiesto un rinvio di un anno nell'inizio dei corsi. A questo punto ogni forma di pubblicità è ben accetta, anche quella online. E paradossalmente poco importa che gli allievi debbano fare battute, danzare e ballare dentro il campus anziché parlare dei benefici di una formazione culturale di alto livello. Tra i social network, poi, Tik Tok ha un impatto di primo piano, visto che una ricerca di Yougov sostiene che il 27 per cento degli inglesi tra i 18 e i 24 anni lo usa quotidianamente. Tutti potenziali clienti, che vale la pena di provare a conquistare.
Continua a leggereRiduci
Impennata di reati a Minneapolis, teatro della morte di George Floyd e città simbolo della lotta per togliere fondi alla polizia. I cittadini ora sono indifesi e vengono invitati dalle autorità ad arrendersi ai furti. Ma l'escalation riguarda tutte le città governate dai dem.Intanto l'app Tik Tok fa impazzire i più importanti atenei inglesi offrendogli pubblicità gratis.Lo speciale contiene due articoli.Non c'è pace a Minneapolis. Dopo la morte di George Floyd lo scorso maggio, il locale dipartimento di polizia è finito nella bufera. Il consiglio municipale punta ad arrivare a un suo smantellamento, mentre, a giugno, ha votato per tagliare 1,5 milioni di dollari al budget per le forze dell'ordine. E, nel frattempo, il corpo di polizia si è progressivamente indebolito. Secondo lo Star Tribune (il principale quotidiano del Minnesota), dalla morte di Floyd il dipartimento di Minneapolis avrebbe infatti perso - tra licenziamenti e dimissioni - complessivamente circa 100 agenti (il 10% delle forze disponibili in città). La situazione sembra addirittura destinata a peggiorare, visto che entro la fine dell'anno si stima che il dipartimento possa lasciare a casa fino a un terzo dei propri dipendenti. Questo stato di cose starebbe già facendo sentire il proprio peso. Sempre stando a quanto riportato dallo Star Tribune, parrebbe che non pochi residenti stiano lamentando non soltanto un'impennata nei crimini, ma anche risposte tardive e inadeguate da parte dei poliziotti. In particolare, negli ultimi tre mesi si è assistito a un notevole incremento di sparatorie, rapine e furti d'auto. In tutto questo, il sito del canale televisivo locale, Kstp, ha riportato che la polizia di Minneapolis avrebbe fornito ai cittadini alcuni «consigli» per prevenire il rischio di rapine e violenze. In particolare, tra le altre cose, si invita a: non camminare da soli, prepararsi ad abbandonare cellulare e portafogli, portare con sé solo gli oggetti di cui si ha strettamente bisogno. In altre parole, le forze dell'ordine non sono più in grado di tutelare la sicurezza e le proprietà dei cittadini. D'altronde, quello che sta accadendo a Minneapolis è soltanto un esempio di che cosa significa indebolire o smantellare i dipartimenti di polizia, come auspicato dagli attivisti di Black lives matter. Una linea che ha soltanto un esito possibile: lasciare le fasce più deboli della popolazione in balìa della criminalità. Non sarà forse un caso che, rispetto all'anno scorso, si sta assistendo a un notevole aumento di reati (a partire da omicidi e sparatorie) in varie città americane: Atlanta, Chicago, Houston, Portland, Seattle, Philadelphia, New York e Los Angeles. Città che hanno, in alcuni casi, tagliato recentemente il budget della propria polizia (si pensi a New York e Los Angeles). Città che da anni sono inoltre guidate da amministrazioni democratiche. Un «dettaglio» interessante, visto che negli Stati Uniti a nominare i vertici della polizia cittadina sono proprio i sindaci. D'altronde, tanto per avere un'idea di cosa sta succedendo, basta sottolineare che, secondo il Chicago Sun-Times, a Chicago si è registrato un aumento degli omicidi del 139% rispetto a luglio 2019, mentre per lo stesso periodo Atlanta ha visto un incremento di oltre il doppio. Si tratta di un fattore potenzialmente problematico per il candidato democratico, Joe Biden, che pur essendosi detto contrario a tagliare i finanziamenti alle forze dell'ordine, si è ritrovato nei fatti sconfessato su questo fronte da alcuni sindaci del suo stesso partito. Senza poi considerare che l'ex vicepresidente sia molto evasivo in materia di ordine pubblico: si ostina a sostenere che la maggior parte delle proteste siano «pacifiche», ha polemizzato contro Trump quando quest'ultimo ha inviato agenti federali a Portland per proteggere il locale palazzo di giustizia e non ha preso posizione chiara su fatti come l'occupazione del centro di Seattle lo scorso giugno da parte dei manifestanti di Black lives matter. È anche probabilmente per questo che, secondo il sito Axios, sondaggi interni al comitato di Trump parrebbero confermare l'efficacia della strategia del presidente nell'additare Biden come una marionetta nelle mani dell'estrema sinistra. Ne consegue che, al di là della pandemia, l'altro grande tema dirimente per questa campagna elettorale sia costituito proprio dall'ordine pubblico. Perché, esattamente come per la questione del coronavirus, anche in questo caso viene chiamata in causa la sopravvivenza stessa del cittadino: dalla salvaguardia della sua sicurezza fisica a quella della sua proprietà. E, in tal senso, non è chiaro quanto alla fine potrà essere apprezzata l'ambiguità di Biden su questo punto. Del resto, pochi giorni fa, oltre 100 agenzie di polizia del Wisconsin si sono tirate indietro, davanti alla richiesta di garantire ordine e sicurezza a Milwaukee, nel corso della convention nazionale del Partito democratico (prevista tra due settimane): una decisione presa, dopo che una commissione cittadina ha emanato una direttiva per vietare l'uso dei lacrimogeni. Secondo l'Associated press, gli agenti temono infatti di non avere a disposizione strumenti adeguati per fronteggiare eventuali disordini. Tutto questo, mentre alcuni procuratori distrettuali, sostenuti da George Soros, sono ormai in prima linea per imporre agende soft in materia di ordine pubblico. È per esempio il caso del procuratore distrettuale di Philadelphia, Larry Krasner, che sul Washington Post ha criticato l'invio di agenti federali a Portland, accusando Trump di autoritarismo. Certo: è pur vero che un recente sondaggio Ipsos mostra che il 54% degli americani si dica insoddisfatto di come il presidente sta gestendo l'ordine pubblico. Tuttavia, a giugno, lo stesso istituto registrava un 58% di scontenti su questo tema. Un segnale? Chissà. La strada per novembre è ancora lunga. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/la-sinistra-usa-fa-la-fortuna-dei-criminali-2646872848.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="ultimatum-di-trump-a-microsoft-45-giorni-per-acquisire-tik-tok" data-post-id="2646872848" data-published-at="1596478068" data-use-pagination="False"> Ultimatum di Trump a Microsoft: 45 giorni per acquisire Tik Tok Oltre che per il Covid, l'estate 2020 passerà agli annali anche come quella di Tik Tok. Il popolare social media, lanciato dalla cinese Bytedance, oltre a essere seguito da milioni di giovani, infatti, di recente sembra essere finito in cima all'agenda dei potenti del mondo. Il presidente americano Donald Trump lo considera un pericolo, perché è convinto che sia al servizio del governo cinese e da tempo è tentato dall'idea di silenziarlo. Satya Nadella, Ceo di Microsoft, invece, ha intenzione di comperarlo ed è stato costretto a incontrare Trump per rassicurarlo sul fatto che, qualora ci riuscisse, terrà conto delle sue preoccupazioni. Il suo progetto è quello di completare i negoziati entro il 15 settembre, ottenendo la cessione non solo delle operazioni della piattaforma in Usa (che vanta 100 milioni di utenti), ma anche in Australia, Nuova Zelanda e Canada. In modo da poter sfidare Facebook e Google. E su questo ieri è arrivato l'ok condizionato della Casa Bianca: Trump ha autorizzato Microsoft a trattare l'acquisto dell'app, a condizione che riesca a ottenere un accordo entro 45 giorni. Nel frattempo, in Europa, la piattaforma è finita al centro delle attenzioni delle più prestigiose università inglesi. Come segnalato dal Times, Bytedance ha offerto a ciascuno dei 24 atenei del Russell group 5.000 sterline (circa 5.500 euro) di pubblicità gratuita per proporre i propri corsi. In giugno ha persino organizzato un workshop dedicato agli atenei nell'intento di presentare vantaggi e pregi della piattaforma. Al momento sono tre le istituzioni che hanno accolto l'invito. La prima è stata l'università di Glasgow, che ha aperto il suo profilo a gennaio e ha oltre 11.000 followers. Sull'account ci sono video con studenti che danzano davanti al chiostro e altre proposte divertenti, per sottolineare le emozioni e le possibilità della vita universitaria nel prestigioso ateneo scozzese. A fine giugno, poi, pure la blasonata Cambridge ha deciso di tentare questa avventura social. Secondo il Times, per cedere gli spazi pubblicitari gratuiti la piattaforma chiedeva all'ateneo di postare almeno due video alla settimana, ma l'università ha sostenuto di non aver accettato l'accordo. L'account però è stato aperto e al momento contiene sette video che hanno raggranellato 570.000 visualizzazioni. Sempre Cambridge, poi, è stata partner della piattaforma cinese nel lanciare il progetto #Learnontiktok, ovvero «Impara con Tik Tok», che è stato sostenuto anche dall'English heritage, la più austera delle associazioni britanniche che si occupano di salvaguardia dei beni culturali e architettonici. A luglio, poi, anche l'università di Liverpool ha aperto il proprio profilo e di certo altre ne seguiranno. Soprattutto in questo momento in cui le iscrizioni sono in calo, un po' per via della Brexit, un po' perché, con lo spauracchio dell'insegnamento a distanza, molti allievi hanno chiesto un rinvio di un anno nell'inizio dei corsi. A questo punto ogni forma di pubblicità è ben accetta, anche quella online. E paradossalmente poco importa che gli allievi debbano fare battute, danzare e ballare dentro il campus anziché parlare dei benefici di una formazione culturale di alto livello. Tra i social network, poi, Tik Tok ha un impatto di primo piano, visto che una ricerca di Yougov sostiene che il 27 per cento degli inglesi tra i 18 e i 24 anni lo usa quotidianamente. Tutti potenziali clienti, che vale la pena di provare a conquistare.
Ansa
L’amministratore delegato di Rheinmetall, Armin Papperger, ha spiegato al quotidiano Welt am Sonntag che la Francia sta valutando un taglio drastico ai finanziamenti per il carro, la cui entrata in servizio era prevista per il 2040 e che doveva sostituire il Leopard 2 e il Leclerc. «Se hai a disposizione meno soldi», ha sospirato il manager, «non andrai più veloce. E noi siamo già molto lenti». Il Mgcs, finora, ha ricevuto solo 25 milioni. L’interoperabilità dei sistemi d’arma tra Paesi alleati? Può attendere.
Secondo quanto ha riferito venerdì l’Handelsblatt, le banderuole scioviniste dei francesi stanno compromettendo pure un altro programma: l’Eurodrone. Dassault, infatti, avrebbe chiesto un risarcimento ad Airbus perché potrà lavorare solo a una quota minoritaria del progetto, che coinvolge anche Germania, Spagna e Italia.
Se la passava meglio il concorrente italo-nipponico-britannico del Fcas, il Global combat air programme (Gcap). Il jet multiruolo stealth verrebbe costruito da Leonardo, dall’inglese Bae systems e dalla giapponese Mitsubishi. Restano sbarrate le porte ai tedeschi, i quali avevano manifestato interesse per la joint venture dopo il divorzio dai transalpini. Ma adesso sono le turbolenze politiche londinesi a tarpare le ali all’aereo del futuro: Keir Starmer ha perso il ministro della Difesa, John Healey, irritato per gli stanziamenti insufficienti al settore militare. La svolta laburista, pensata per tamponare l’emorragia di voti dirottando risorse sul welfare, potrebbe ripercuotersi sul sodalizio con Roma e Tokyo: i tempi di realizzazione del velivolo (2035) potrebbero dilatarsi.
In un contesto frammentato come quello del Vecchio continente, le liti non devono stupire. Il disimpegno americano, con la prospettiva di un allontanamento dell’egemone, ha innescato la competizione tra Stati di peso comparabile per intestarsi il primato militare, in una fase storica in cui l’hard power sta ridiventando un fattore di potenza cruciale. È l’ennesima dimostrazione che quello dell’orso russo è più un pretesto che un’emergenza: se veramente temessimo l’imminente invasione da parte delle truppe di Vladimir Putin, avremmo un autentico incentivo ad accantonare gli egoismi nazionali. Invece, ognuno va per sé: la Polonia si sta armando fino ai denti e potrebbe ereditare i rimasugli di supporto statunitense che Donald Trump, in cattivi rapporti con Berlino, sta sottraendo alla Germania; il debole governo di Friedrich Merz è riuscito a mettere da parte una cifra monstre - quasi 1.000 miliardi di euro - per rendere la Bundeswehr l’esercito convenzionale più forte d’Europa; la Francia ha meno disponibilità di cassa, ma non può sopportare che il suo dominio bellico venga minacciato; e poi c’è il caso italiano.
Giorgia Meloni sa che il consenso dei cittadini per le politiche marziali caldeggiate da Bruxelles è scarso. I recenti attriti sulla negata sospensione del Patto di stabilità hanno spinto l’esecutivo a congelare l’adesione al fondo Safe, nonostante i malumori del ministro della Difesa, Guido Crosetto. Il quale, nel frattempo, studia un piano per reclutare 40.000 soldati entro il 2033.
Per accedere ai prestiti dell’Ue (denaro che andrà restituito), i progetti devono coinvolgere almeno due Stati membri, a meno che non si tratti di appalti a tempo limitato. Ma se le collaborazioni sono così fragili, per quale motivo dovremmo infilarci in un meccanismo che ci vincolerebbe a elargizioni poco liberali dall’Europa? Magari, a beneficio di Rheinmetall, o di altri concorrenti francesi? Ieri è toccato alla Grecia firmare l’accordo, per pagare un sistema antidroni. Noi non abbiamo difficoltà a raccogliere capitali sui mercati, a tassi favorevoli. Possiamo contare su colossi come Leonardo. Nulla ci impedisce di metterci in proprio e di sceglierci i partner che preferiamo, a prescindere dalla sorveglianza della Commissione. Se il mondo è diventato pericoloso e bisogna attrezzarsi per sopravvivere, non è a Ursula che ci conviene consegnare la nostra sicurezza. Voi comprereste un’auto usata da quella donna?
Continua a leggereRiduci
iStock
L’indagine è nata dalle querele presentate dalle donne vittime di atti sessuali, subiti in occasione della consegna dei prodotti alimentari richiesti online tramite la piattaforma per cui l’uomo lavorava.
Dagli accertamenti è emerso che, l’8 febbraio scorso, il rider, utilizzando l’account di una terza persona, ha appoggiato la bicicletta e ha consegnato a una giovane donna due casse d’acqua all’ingresso dello stabile: a quel punto ha iniziato a palpeggiarle il seno e altre parti del corpo. In un primo momento la vittima è rimasta impietrita e incapace di reagire, poi è riuscita a divincolarsi, scappando nell’androne condominiale ed entrando in ascensore. Ma l’uomo non ha desistito e ha lasciato il condominio solo dopo qualche minuto in cui la ragazza è rimasta chiusa in ascensore.
Successivamente, il 13 febbraio, il rider ha effettuato una consegna all’interno di un palazzo e, con il pretesto di richiedere alla ragazza destinataria dell’ordine una recensione sul cellulare, si è avvicinato e le ha palpeggiato il seno con entrambe le mani. Anche il 16 marzo, sempre all’ingresso di un condominio, l’uomo, impugnando la busta contenente l’ordine, ha infilato la mano sinistra sotto al sacchetto e ha palpeggiato il seno della ragazza davanti a lui. Sono in corso accertamenti relativi ad almeno altri sette episodi, del tutto simili per modalità d’azione.
Le segnalazioni arrivate in merito al rider arrestato, oltre ad essere numerose, risalgono a episodi avvenuti almeno da maggio 2025, un periodo di tempo molto lungo. Per questo, le forze dell’ordine ritengono che i comportamenti penalmente rilevanti dell’uomo appaiano abituali e, pertanto, invitano eventuali altre vittime a farsi avanti e denuciare le molestie subite.
In Toscana, invece, sta per andare a processo un tentativo di stupro ai danni di una novantenne da parte di un tunisino di 59 anni, accoltellato da un familiare sessantaduenne della vittima.
L’incredibile episodio di violenza contro l’anziana è avvenuto a Montespertoli, tranquillo Comune di 13.000 abitanti immerso nelle campagne tra Firenze e Siena.
La vicenda risale alla prima metà dello scorso anno, quando, secondo quanto ricostruito dalle indagini, il tunisino, residente a Colle Val D’Elsa, in Provincia di Siena, aveva accesso all’abitazione della pensionata, dove lavorava come operaio, intento a effettuare alcuni lavori di ristrutturazione all’immobile nel quale viveva la donna. È in quel contesto che l’uomo, stando alla ricostruzione della Procura di Firenze, avrebbe abusato della novantenne. Secondo quanto riporta il quotidiano La Nazione, che cita alcuni virgolettati degli atti d’indagine, la violenza sarebbe consistita «nell’afferrarle la testa con entrambe le mani e nell’iniziare a baciarla sull’orecchio per poi spostarsi verso la bocca», nonché «nel palpeggiarle e stringerle al contempo il seno destro» e a costringerla a subire tali atti sessuali contro la propria volontà.
Venuto a conoscenza dello stupro, il nipote dell’anziana avrebbe affrontato l’operaio tunisino e, dopo aver gridato «cosa hai fatto alla nonna?», lo avrebbe colpito due volte al torace con un coltello lungo 18 centimetri, causandogli ferite guaribili in dieci giorni.
Naturalmente la rissa tra i due non è passata inosservata nella pacifica cittadina e ha portato all’intervento delle forze dell’ordine, dando il via a una doppia indagine da parte della Procura di Firenze, sia sull’accoltellamento che sullo stupro. Nei mesi scorsi il pubblico ministero titolare del fascicolo d’indagine ha chiesto il rinvio a giudizio per entrambi. Il nordafricano è accusato di violenza sessuale ai danni della novantenne, con l’aggravante di aver commesso il fatto approfittando di circostanze di tempo, di luogo e di persona tali da ostacolare la pubblica e la privata difesa, nonché con abuso di relazioni domestiche e di prestazioni d’opera.
Al nipote della donna, invece, dalla Procura viene contestata l’accusa di lesioni personali aggravate dall’utilizzo del coltello, considerato un’arma bianca. I due si incontreranno di nuovo durante l’udienza preliminare, fissata per il prossimo 7 ottobre presso il tribunale di Firenze. E quasi certamente dovranno affrontare un processo a tratti kafkiano, che potrebbe portare alla condanna di entrambi.
Continua a leggereRiduci