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Ma cosa c'è da festeggiare se i francesi si pappano la Fiat?

Ma cosa c'è da festeggiare se i francesi si pappano la Fiat?
Ansa
Il fiume di champagne che ha riempito i giornali in festa rischia di annebbiare la mente al governo. Di certo c'è che il cda resterà in mano ai francesi (Stato compreso). Se ci sarà da tagliare, indovinate da dove inizieranno.
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La Rai mette in panchina Petrecca ma nessuno cita Bulbarelli e il Colle
Paolo Petrecca (Ansa)
L’ad Rossi vede il direttore: niente cerimonia finale. Silenzio sul blitz del Quirinale.

Gli effetti sono dirompenti, le cause restano accuratamente sotto il tappeto. Il «caso Bulbarelli» è diventato il «caso Petrecca», e la Rai - per mano del suo amministratore delegato Giampaolo Rossi -, ha battuto un colpo. Ieri infatti Rossi ha incontrato il direttore di RaiSport al centro della impacciata telecronaca dell’evento inaugurale dei XXV Giochi olimpici invernali chiedendo una «assunzione di responsabilità» a Paolo Petrecca stesso e all’azienda tutta. Tradotto: niente conduzione della cerimonia di chiusura di Milano-Cortina e parziale contentino all’agitazione del comitato di redazione della testata pubblica.

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Nell’impero di Renzi entra una casa a Roma
Matteo Renzi (Ansa)
L’anno scorso il senatore di Italia viva si è regalato un appartamento, nel quartiere Trieste, da 1,25 milioni. La proprietà si aggiunge a due ville fiorentine che in tutto ne valgono 3,2. Dal 2018 i redditi complessivi sarebbero pari a 17 milioni di euro.

Paperone e immobiliarista. Matteo Renzi, mentre polemizzava con Giorgia Meloni per l’acquisto da parte della premier di una villa da 1,25 milioni di euro, zitto zitto si è comprato pure lui casa a Roma, investendo 1,25 milioni in una delle zone più esclusive della Capitale, il quartiere Trieste. Un immobile che si aggiunge a due ville fiorentine acquistate nella stessa via: una da 1,3 milioni e 11 vani (2018) e a un’altra da 1,825 milioni e 11,5 locali.

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Bimbi con crisi di panico notturne, mamma Trevallion non può consolarli
Ansa
Gli avvocati della famiglia nel bosco denunciano: ormai le assistenti sociali si sono irrigidite e violano i loro stessi codici deontologici. Ignorate le perizie dei neuropsichiatri che chiedono di restituire i piccoli.

Alla fine di gennaio, i neuropsichiatri della Asl di Vasto hanno certificato che per i tre bambini della famiglia del bosco sarebbe «indispensabile favorire e ripristinare una consuetudine nella situazione affettiva, attraverso la garanzia di continuità dei legami familiari, al fine di estinguere i comportamenti di disagio evidenziati dai bambini, nell’ottica di una necessaria condivisione con la famiglia degli obiettivi didattici, di adattamento alla collettività tra pari e di scelte per il benessere dei minori». Semplificando, significa che i piccoli dovrebbero essere ricongiunti alla famiglia onde poter ritrovare serenità. Eppure sono ancora separati dal padre e di fatto anche dalla madre. Continuano a rimanere nella casa protetta di Vasto, dove vivono - così dicono la zia e la nonna che sono riuscite ad andare a trovarli - una situazione di tensione e angoscia.

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Boni Castellane racconta un fatto agghiacciante che viene dal Canada: una donna sottoposta a eutanasia contro la sua volontà, dopo aver revocato il consenso. Entra in scena una terza entità: lo Stato, che valuta, decide e – se lo ritiene opportuno – impone la morte.

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