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La Cartabia all’ultima spiaggia per l’ex br

La Cartabia all’ultima spiaggia per l’ex br
Marta Cartabia (Getty Images)
Oggi l'incontro tra il Guardasigilli e il collega francese: a mezzanotte scadono i termini per l'estradizione di Luigi Bergamin. Resterà in libertà pure un suo altro compagno d'armi se, entro un mese, non saranno attivate le procedure per l'arresto.
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Noi magistrati del Sì ci stiamo battendo per il nostro 25 aprile
(iStock). Nel riquadro, Natalia Ceccarelli, giudice Corte d’appello di Napoli
Siamo diventati parte di una vera «primavera» e siamo amati dalla gente. Serve un futuro senza correnti e raccomandazioni.

Quando Carmen Giuffrida mi ha chiamato, in una fredda mattina di gennaio, e mi ha proposto di aderire al manifesto di un manipolo di magistrati per il Sì, confesso, ho tentennato. Non per la giustezza dello schieramento - di cui non dubitavo, avendo avuto modo di osservare da vicino le allegre scorribande correntizie - bensì per il timore della lapidazione che, puntuale, si sarebbe abbattuta sul miniclub di kamikaze in gestazione.

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La guerra di domani è realtà. Tra droni e mitragliatrici come si preparano i soldati

La terza edizione dell’Expo week defence a Livorno, organizzata da Extrema Ratio in collaborazione con il Comfose: «Pronti per ogni scenario, ma evitare i conflitti».

A guardarlo da fuori, il mondo delle forze speciali sembra semplice. Non facile, ovviamente, perché le prove sono dure, lo stress continuo, così come l’addestramento. Semplice nel senso che solitamente (e sbagliando parecchio) si pensa unicamente all’addestramento e all’impiego in missione (del resto ne I ragazzi della Folgore, Alberto Bechi Luserna parla proprio dell’«odor di impiego», inteso come il desiderio di essere essere mandati chissà dove nel mondo per fare ciò a cui ci si è preparati per anni). Ma non c’è solo questo. Anzi: il centro di tutto, forse, è lo studio, come certifica l’attività del Comfose, il comando delle forze speciali dell’esercito.

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Chi sostiene il No difende una reliquia fascista
Benito Mussolini con Dino Grandi, ministro della Giustizia e autore dell'«Ordinamento Grandi» che nel 1941 stabilì l'unificazione delle carriere dei magistrati. (Getty Images)
La non separazione delle carriere è un’invenzione del 1941, sopravvissuta al regime e passata alla Repubblica. Quanti la propugnano come «baluardo democratico» stanno abbracciando un retaggio di autoritarismo. Infischiandosene della responsabilità delle toghe.

Il dottor Nicola Gratteri ha fatto una terrificante lista dei votanti Sì al prossimo referendum sulla riforma Nordio: inquisiti, rei mafiosi, massoni, Willy il coyote, lo sceriffo di Nottingham. La signora Elena Schlein in arte Elly ha sottolineato che Casapound vota Sì, quindi alla lista dei reprobi che votano Sì si è aggiunto il fascismo.

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Il leader del fronte antiriforma dà dei cessi ai «sanitari per il Sì»
Giovanni Bachelet (Imagoeconomica). Nel riquadro, il post in cui dà dei cessi a chi voterà Sì
Giovanni Bachelet la fa fuori dal vaso. Deliri all’incontro pubblicizzato dalla Diocesi di Milano.

Svolta trash per i maggiorenti del fronte contrario alla riforma della giustizia: per schernire il neonato comitato dei sanitari per il Sì, Giovanni Bachelet, presidente del Comitato società civile per il No ed ex deputato Pd, ha pensato bene di accomunarlo alla foto di un wc (e di un bidet). Si dice che quando si è a corto di argomenti, il «bene-rifugio» sia l’insulto gratuito. E dare sostanzialmente dei «cessi» agli avversari politici e di pensiero non può essere altrimenti catalogato se non come insulto.

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