2025-06-17
Quanto può resistere l’Iran e che cosa rischia Israele
Missili balistici iraniani su Tel Aviv la notte del 16 giugno (Getty Images)
Il premier: «Siamo sulla buona strada». E prova a coinvolgere Trump nella guerra. Il presidente Herzog: «Il popolo deve ribellarsi agli ayatollah e cambiare regime».In giornata si erano diffuse voci sulla volontà di Teheran di negoziare. La Guida suprema starebbe trattando con Putin la fuga a Mosca. Gli 007 israeliani avevano scoperto l’uso del plutonio per costruire ordigni atomici.Lo speciale contiene due articoli.Proseguono gli attacchi reciproci tra Israele e Iran. Ieri, Benjamin Netanyahu ha affermato che lo Stato ebraico «controlla i cieli sopra Teheran». «Si tratta di un cambiamento nell’intera campagna», ha proseguito, aggiungendo che Gerusalemme è «sulla buona strada» per debellare le potenzialità nucleari e balistiche della Repubblica islamica. Inoltre, il premier israeliano, parlando con Abc News, non ha escluso l’eventualità di uccidere Ali Khamenei. «Non intensificherà il conflitto ma lo farà finire», ha detto, riferendosi all’eventuale eliminazione dell’ayatollah.«Vorrei chiarire l’ovvio: non c’è alcuna intenzione di danneggiare fisicamente i residenti di Teheran, come il dittatore assassino fa con i cittadini di Israele», ha dichiarato, dal canto suo, il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz. «Gli abitanti di Teheran saranno costretti a farsi carico dei costi della dittatura e a evacuare le proprie case dalle zone in cui sarà necessario colpire obiettivi del regime e infrastrutture di sicurezza a Teheran», ha continuato. «L’autorità di radiodiffusione di propaganda e incitamento del regime iraniano è stata colpita dall’Idf in seguito a un’evacuazione su larga scala dei residenti locali», ha anche affermato Katz, poco dopo che i militari israeliani avevano bombardato l’edificio della televisione statale iraniana Irib: edificio che, secondo l’Idf, «è stato utilizzato dalle forze armate per portare avanti operazioni militari sotto copertura civile». Ieri sera, l’Iran ha lanciato un nuovo attacco contro Israele: l’Idf ha reso noto che sarebbe stato lanciato un numero limitato di missili. Mentre La Verità andava in stampa, non si contavano gravi danni o feriti, tuttavia, in quelle stesse ore, Teheran annunciava di prepararsi al «più grande e intenso attacco missilistico» contro lo Stato ebraico.Frattanto, l’ambasciatore americano in Israele, Mike Huckabee, ha riferito che, nella nottata tra domenica e lunedì, la caduta di un missile iraniano ha causato «lievi danni» a una struttura diplomatica degli Stati Uniti a Tel Aviv. Nonostante il personale statunitense non sia stato ferito, la circostanza rischia di aggravare le già notevoli tensioni che intercorrono tra Washington e Teheran. Israele sta cercando da giorni di convincere la Casa Bianca a entrare in guerra contro gli ayatollah: lo stesso Netanyahu, domenica, ha ammesso di non poter escludere un cambio di regime in Iran. Un argomento, questo, su cui ieri è intervenuto anche il presidente israeliano, Isaac Herzog. «Il popolo iraniano è stato oppresso per decenni e tutti noi crediamo che ne abbiano abbastanza e che questa sia la sua occasione per ribellarsi e cambiare il regime», ha dichiarato. Israele non crede inoltre alla possibilità di rilanciare i colloqui sul nucleare tra americani e khomeinisti. «Vogliono continuare a tenere questi colloqui fasulli in cui mentono, imbrogliano, ingannano gli Stati Uniti», ha detto Netanyahu, riferendosi agli iraniani.Dall’altra parte, Trump, da sempre scettico verso i regime change, sembra restio a un intervento militare diretto degli Usa, per quanto domenica non lo abbia del tutto scartato. Teheran, dal canto suo, è sempre più debole e avverte una crescente pressione su di sé. Non a caso, ieri il Wall Street Journal ha riferito che gli ayatollah avrebbero usato intermediari arabi per comunicare a Stati Uniti e Israele di voler riprendere urgentemente i colloqui sul nucleare. Reuters, al contempo, ha riportato che l’Iran avrebbe domandato all’Arabia Saudita e all’Oman di chiedere alla Casa Bianca di spingere lo Stato ebraico ad accettare un cessate il fuoco immediato. In cambio, il regime khomeinista avrebbe offerto di mostrarsi maggiormente flessibile nei negoziati sull’energia atomica con Washington. «Basta una telefonata da Washington per mettere a tacere uno come Netanyahu. Questo potrebbe aprire la strada a un ritorno alla diplomazia», ha inoltre twittato, sempre ieri, il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi. Insomma, Teheran appare sempre più debole. A questo punto, sarà Trump a dover decidere che cosa fare: se, cioè, cercare di frenare Israele e proporsi come paciere oppure se entrare in guerra al suo fianco.Ieri, parlando a margine del G7 in Canada, il presidente americano ha ribadito il proprio sostegno allo Stato ebraico. «Gli iraniani vorrebbero parlare, ma avrebbero dovuto farlo prima. Io avevo 60 giorni, e loro avevano 60 giorni. Al sessantunesimo giorno ho detto: non abbiamo un accordo», ha anche affermato, riferendosi ai negoziati de facto naufragati sul programma nucleare iraniano. «Devono raggiungere un accordo, ed è doloroso per entrambe le parti, ma direi che l’Iran non vincerà questa guerra e dovrebbero parlare, e dovrebbero farlo immediatamente, prima che sia troppo tardi», ha proseguito. Non solo. Secondo la Cnn, Trump si è anche rifiutato di firmare il comunicato, proposto dai leader europei, che chiede una de-escalation nel conflitto tra Gerusalemme e Teheran. Nel frattempo, la portaerei statunitense Nimitz si sta spostando rapidamente verso il Medio Oriente.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/israele-iran-guerra-2672380146.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="bombardata-la-tv-di-stato-iraniana-ora-la-reazione-piu-dura-di-sempre" data-post-id="2672380146" data-published-at="1750105601" data-use-pagination="False"> Bombardata la tv di Stato iraniana: «Ora la reazione più dura di sempre» Israele ha ripreso ieri i bombardamenti su Teheran, concentrando le operazioni nelle aree orientali e occidentali della capitale, dove mentre scriviamo continuano a registrarsi violente esplosioni. Tra le zone colpite figurano Chitgar, il vasto centro commerciale Iranmal, Shahrak Bagheri e i pressi del quartiere olimpico. Nel frattempo, numerosi residenti del Distretto 3 stanno organizzando la fuga dalla città, in seguito all’avviso di evacuazione diramato in lingua farsi dalle Forze di difesa israeliane (Idf) che hanno annunciato raid mirati nella zona. Diverse esplosioni di forte intensità sono state segnalate nella zona occidentale di Teheran. Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa Fars, gli attacchi israeliani avrebbero colpito strutture militari situate nell’area. Poco prima dei raid, un portavoce delle Idf aveva lanciato un «avvertimento urgente» alla popolazione civile, esortando gli abitanti del Distretto 3 della Capitale a evacuare immediatamente. Le Idf avevano infatti annunciato operazioni imminenti per colpire «infrastrutture militari del regime iraniano» presenti nella zona.Nonostante le perdite subite, il generale Mohammad Pakpour, a capo delle forze terrestri del Corpo dei Guardiani della rivoluzione islamica (Ircg), ha assicurato che le manovre militari iraniane proseguiranno, anche in caso di cessazione degli attacchi israeliani: «Anche se i raid sionisti dovessero fermarsi, porteremo comunque a termine la nostra missione», ha dichiarato ai media ufficiali. Il vertice dei Pasdaran ha affermato: «Sono stati centrati obiettivi strategici e le operazioni proseguiranno». Tuttavia, non appena Pakpour ha fatto queste dichiarazioni - dopo aver lanciato un appello alla popolazione - l’aviazione israeliana ha colpito la sede della televisione di Stato iraniana a Teheran, dove ci sarebbero delle vittime. Poco prima dell’attacco il ministro della Difesa Israel Katz aveva affermato: «Il portavoce della propaganda e dell’incitamento iraniano sta per scomparire». I media statali iraniani hanno riferito che, in risposta, l’Iran si sta preparando per il «più grande e intenso attacco missilistico» contro Israele.A Teheran regna il caos ma l’Iran ha comunicato a Oman e Qatar che non intraprenderà nessun negoziato con gli Stati Uniti finché le città iraniane «continueranno a essere bersaglio degli attacchi israeliani» e finché la risposta militare di Teheran non sarà completata. Lo ha riferito un diplomatico regionale alla Cnn. Secondo la stessa fonte, le notizie circolate nei media secondo cui Teheran avrebbe chiesto a Oman e Qatar di svolgere un ruolo di mediazione con Washington per ottenere un cessate il fuoco con Israele e rilanciare i colloqui sul nucleare «sono imprecise». Lo riferisce l’agenzia Reuters, che cita due fonti iraniane e tre fonti regionali.Ma la Guida suprema dell’Iran Ali Khamenei dove si trova? È in un rifugio sotterraneo nell’area di Lavizan, nel nord-est della Capitale dove è stato portato poche ore dopo l’inizio dei bombardamenti israeliani. A riferirlo sono state due fonti interne all’Iran, citate da Iran International. Secondo queste fonti, insieme al leader supremo si trovano tutti i membri della sua famiglia, incluso il figlio Mojtaba. Secondo alcune fonti Israele avrebbe avuto la possibilità di eliminare Khamenei già nella notte del primo attacco, ma avrebbe preferito lasciarlo in vita per dargli un’ultima occasione: quella di smantellare definitivamente il programma di arricchimento dell’uranio. Anche se ieri Netanyahu non ha escluso l’eventualità di uccidere la Guida suprema. Già in passato, Donald Trump aveva concesso a Khamenei due mesi per fermare il programma nucleare iraniano. Ma la Guida suprema ha ignorato tanto l’avvertimento statunitense quanto quello israeliano. Ora, visto l’esito della guerra questa possibilità si presenta nuovamente: quella di valutare con lucidità la potenza militare israeliana e dare l’ordine di fermare le attività nucleari. Nel frattempo, fonti iraniane contrarie al regime hanno riferito che lo staff di Khamenei starebbe «negoziando con autorità russe un possibile piano di evacuazione con le rispettive famiglie, qualora la situazione precipitasse». Lo riporta Iran International, testata d’opposizione con sede a Londra, spesso citata dai media israeliani. Intanto, più passano le ore e più si chiariscono i contorni che hanno fatto scattare l’operazione israeliana, preparata nel dettaglio per anni. Israele ha colpito l’Iran dopo aver ottenuto informazioni di intelligence che indicavano una ripresa della produzione di plutonio nel reattore ad acqua pesante di Arak, sito che è stato bombardato sabato. Più rapido da convertire in arma, più letale e più semplice da utilizzare rispetto all’uranio arricchito, il plutonio rappresenta una minaccia molto più immediata. Mentre l’attenzione della comunità internazionale restava concentrata sull’arricchimento dell’uranio, la vera sfida si stava sviluppando in silenzio attraverso l’acqua pesante. Arak ha segnato un punto di svolta. Il plutonio presenta caratteristiche che lo rendono particolarmente adatto alla costruzione di armi nucleari. L’attenzione dell’opinione pubblica e dei media internazionali si è concentrata quasi esclusivamente sull’arricchimento dell’uranio, analizzando le riserve disponibili, i livelli percentuali raggiunti e il rispetto degli accordi internazionali. In questo scenario, la minaccia rappresentata dal plutonio è rimasta in secondo piano. Le reali capacità dell’impianto di Arak sono state regolarmente sottovalutate, nonostante le severe restrizioni imposte dall’Accordo internazionale sull’energia nucleare iraniana. Solo in seguito all’offensiva israeliana è emersa con chiarezza l’entità del pericolo.
Maria Rita Parsi (Imagoeconomica)
La sede di Bankitalia. Nel riquadro, Claudio Borghi (Imagoeconomica)