True
2026-03-15
Vacanza in Marocco in primavera: sui passi del gran tour tra le città imperiali
iStock
E poi i souk con ottimo artigianato locale; la cucina orientale di tradizione millenaria; la cordialità della popolazione che ti accoglie con genuina ospitalità. E, ancora, caratteristici villaggi berberi, foreste di cedro e distese di ulivi; montagne innevate che fanno da sfondo a dune di sabbia e a palme, vere e proprie cartoline non solo da fotografare con la macchina, ma, anche, con la mente. Suggestioni che rimangono per una vita.
Si vedranno anche palazzi reali; fiumi costeggiati da palmeti e fiori; medine, moschee e madrase con un’architettura delicata, caratteristica e con decorazioni di grande fattura. Colori ovunque: da quelli delle lane appena tinte messe ad asciugare su mura millenarie ai maestosi portoni azzurri, al rosso e blu di molti abiti e accessori, alle mura color ocra, dal verde dei palmeti al rosso rosato della sabbia all’azzurro del cielo.
Un viaggio in Marocco è un’immersione continua tra storia millenaria, città imperiali, tradizioni vive e paesaggi che cambiano a ogni tappa. Ci sono diversi itinerari per andare alla scoperta di questo Paese ma il «Tour delle città imperiali» è, senza dubbio, il più completo. Infatti accompagna lungo un itinerario affascinante, capace di raccontare l’anima autentica del Paese, dalle metropoli sull’oceano fino alle capitali spirituali e culturali. Il percorso inizia a Casablanca, cuore economico del Marocco, dove modernità e memoria coloniale convivono armoniosamente. Piazza Mohammed V rappresenta il centro pulsante della città, con i suoi edifici anni Trenta, i portici animati e la suggestiva fontana monumentale che, al calar del sole, si trasforma in uno spettacolo di luci. Sul lungomare della Corniche, tra locali eleganti e viste sull’Atlantico, si respira l’anima cosmopolita della città, mentre la moschea di Hassan II, con il minareto più alto del mondo, si impone come simbolo assoluto di Casablanca. In una mattina di viaggio si raggiunge Rabat, capitale amministrativa affacciata sull’oceano. La sua Medina ordinata e luminosa, protetta dalla Muraglia degli Andalusi, racconta secoli di dominazioni e culture intrecciate. Dall’esterno si ammira il Palazzo reale, mentre la Torre di Hassan, vestigia di una moschea mai completata, testimonia l’ambizione degli Almohadi. Dichiarata Patrimonio Unesco, è uno dei monumenti più iconici del Paese. Il viaggio prosegue verso Meknes, la «Versailles del Marocco», circondata da imponenti mura e porte monumentali come Bab Mansour. Medina, kasbah, moschee e granai reali rivelano la grandezza della dinastia alawita.
Poco distante, le rovine romane di Volubilis emergono tra uliveti e colline, offrendo uno dei siti archeologici più suggestivi del Nord Africa, dove mosaici e templi raccontano il passato romano della regione. Arrivati a Fez, capitale spirituale del Marocco, si entra in un mondo senza tempo. La Medina di Fès el-Bali, labirinto di oltre novemila vicoli, è un’esplosione di suoni, colori e profumi: souk brulicanti, fontane scolpite, madrase decorate e le celebri concerie. Qui si trova l’Università Al Karaouine, una delle più antiche al mondo, cuore religioso e culturale della città. Anche la città nuova, con le porte dorate del Palazzo Reale, completa il ritratto di una Fez maestosa e profonda.
Lasciata Fez, l’itinerario attraversa villaggi berberi, foreste e centri agricoli come Beni Mellal, fino a raggiungere Marrakech, la leggendaria «città rossa». Tra la moschea della Koutoubia, i giardini Menara, le Tombe saadiane e il Palazzo Bahia, la città svela il suo glorioso passato imperiale. Al tramonto, la piazza Djemaa El Fna si anima di incantatori di serpenti, musicisti e artisti di strada, trasformandosi in uno spettacolo unico al mondo, riconosciuto dall’Unesco. Da non perdere una visita ai Giardini Majorelle, oasi di pace e colore.
Ecco, in breve, un tour completo e coinvolgente, capace di regalare emozioni autentiche e una visione profonda del Marocco, terra di contrasti, bellezza e accoglienza senza tempo. Tra gli operatori che organizzano questo viaggio, Passatempo (info@passatempo.it) popone anche una partenza per il ponte del Primo maggio.
Continua a leggereRiduci
Dalle metropoli sull’oceano fino al deserto: un itinerario affascinante, capace di raccontare l’anima autentica del Paese.Del Marocco, che ho visitato in diverse occasioni, serbo ricordi indelebili di tramonti su dune di sabbia incendiate dal sole; di cene nel deserto nelle oasi orlate di palme da dattero; della vivacità di città storiche e autentiche - anche se ormai diventate cosmopolite a partire da Marrakech - e degli aperitivi sulle terrazze affacciate sulla sua indescrivibile quanto vitale e pulsante piazza Djemaa El Fna.E poi i souk con ottimo artigianato locale; la cucina orientale di tradizione millenaria; la cordialità della popolazione che ti accoglie con genuina ospitalità. E, ancora, caratteristici villaggi berberi, foreste di cedro e distese di ulivi; montagne innevate che fanno da sfondo a dune di sabbia e a palme, vere e proprie cartoline non solo da fotografare con la macchina, ma, anche, con la mente. Suggestioni che rimangono per una vita.Si vedranno anche palazzi reali; fiumi costeggiati da palmeti e fiori; medine, moschee e madrase con un’architettura delicata, caratteristica e con decorazioni di grande fattura. Colori ovunque: da quelli delle lane appena tinte messe ad asciugare su mura millenarie ai maestosi portoni azzurri, al rosso e blu di molti abiti e accessori, alle mura color ocra, dal verde dei palmeti al rosso rosato della sabbia all’azzurro del cielo.Un viaggio in Marocco è un’immersione continua tra storia millenaria, città imperiali, tradizioni vive e paesaggi che cambiano a ogni tappa. Ci sono diversi itinerari per andare alla scoperta di questo Paese ma il «Tour delle città imperiali» è, senza dubbio, il più completo. Infatti accompagna lungo un itinerario affascinante, capace di raccontare l’anima autentica del Paese, dalle metropoli sull’oceano fino alle capitali spirituali e culturali. Il percorso inizia a Casablanca, cuore economico del Marocco, dove modernità e memoria coloniale convivono armoniosamente. Piazza Mohammed V rappresenta il centro pulsante della città, con i suoi edifici anni Trenta, i portici animati e la suggestiva fontana monumentale che, al calar del sole, si trasforma in uno spettacolo di luci. Sul lungomare della Corniche, tra locali eleganti e viste sull’Atlantico, si respira l’anima cosmopolita della città, mentre la moschea di Hassan II, con il minareto più alto del mondo, si impone come simbolo assoluto di Casablanca. In una mattina di viaggio si raggiunge Rabat, capitale amministrativa affacciata sull’oceano. La sua Medina ordinata e luminosa, protetta dalla Muraglia degli Andalusi, racconta secoli di dominazioni e culture intrecciate. Dall’esterno si ammira il Palazzo reale, mentre la Torre di Hassan, vestigia di una moschea mai completata, testimonia l’ambizione degli Almohadi. Dichiarata Patrimonio Unesco, è uno dei monumenti più iconici del Paese. Il viaggio prosegue verso Meknes, la «Versailles del Marocco», circondata da imponenti mura e porte monumentali come Bab Mansour. Medina, kasbah, moschee e granai reali rivelano la grandezza della dinastia alawita.Poco distante, le rovine romane di Volubilis emergono tra uliveti e colline, offrendo uno dei siti archeologici più suggestivi del Nord Africa, dove mosaici e templi raccontano il passato romano della regione. Arrivati a Fez, capitale spirituale del Marocco, si entra in un mondo senza tempo. La Medina di Fès el-Bali, labirinto di oltre novemila vicoli, è un’esplosione di suoni, colori e profumi: souk brulicanti, fontane scolpite, madrase decorate e le celebri concerie. Qui si trova l’Università Al Karaouine, una delle più antiche al mondo, cuore religioso e culturale della città. Anche la città nuova, con le porte dorate del Palazzo Reale, completa il ritratto di una Fez maestosa e profonda.Lasciata Fez, l’itinerario attraversa villaggi berberi, foreste e centri agricoli come Beni Mellal, fino a raggiungere Marrakech, la leggendaria «città rossa». Tra la moschea della Koutoubia, i giardini Menara, le Tombe saadiane e il Palazzo Bahia, la città svela il suo glorioso passato imperiale. Al tramonto, la piazza Djemaa El Fna si anima di incantatori di serpenti, musicisti e artisti di strada, trasformandosi in uno spettacolo unico al mondo, riconosciuto dall’Unesco. Da non perdere una visita ai Giardini Majorelle, oasi di pace e colore.Ecco, in breve, un tour completo e coinvolgente, capace di regalare emozioni autentiche e una visione profonda del Marocco, terra di contrasti, bellezza e accoglienza senza tempo. Tra gli operatori che organizzano questo viaggio, Passatempo (info@passatempo.it) popone anche una partenza per il ponte del Primo maggio.
Nicole Minetti e Carlo Nordio (Getty Images)
Se esiste, il complotto però a me pare che lo abbiano fabbricato direttamente lassù sul Colle. Altro che barbe finte, missioni sotto copertura, provocazioni di potenze straniere: l’operazione Disgrazia è tutta farina del sacco del Quirinale. E se Mattarella è in imbarazzo, come dicono, deve ringraziare qualche suo collaboratore. Del resto, è stato lo stesso portavoce di Mattarella a chiarire i contorni della faccenda l’11 aprile, quando iniziarono le prime polemiche per il provvedimento che cancellava le pene inflitte all’ex igienista dentale di Silvio Berlusconi. «La concessione dell’atto di clemenza - in favore del quale si è espresso il competente procuratore generale della Corte d’appello in un ampio parere - si è fondata anche sulle gravi condizioni di salute di uno stretto familiare minore della Minetti, che necessita di assistenza e cure particolari presso ospedali altamente specializzati». Ora il concetto è stato ribadito da un nuovo commento rilasciato alle agenzie, in cui si sottolinea il ruolo della Procura generale. E, come ci ricordano ogni giorno i quirinalisti, ossia quella curiosa categoria di giornalisti che raccoglie ogni sospiro del presidente, il capo dello Stato è un fine giurista, ossia una persona che pesa le parole. Dunque, se ci fosse stato anche un lontanissimo sospetto che l’operazione Minetti fosse in qualche modo manovrata dall’esterno, il sempre cauto Mattarella non avrebbe certo autorizzato quella nota. Non solo: leggendo il comunicato balza all’occhio come si faccia riferimento non soltanto alle condizioni di salute del bambino adottato dalla coppia Minetti-Cipriani, ma soprattutto all’ampio parere del procuratore generale della Corte d’appello. Non si parla del ministero, dell’opinione di Nordio o dei suoi collaboratori, ma esclusivamente del via libera formulato dal giudice competente a esprimersi sulle richieste di grazia. Nei fatti, è così confermato che il ruolo del ministero, in questo ma anche in altre misure di clemenza, è assolutamente marginale, perché a via Arenula compete solo la consultazione del casellario, per evidenziare eventuali pendenze penali, e l’invio della pratica alla Procura, oltre che, nel caso questa tardi a rispondere entro i termini fissati, un eventuale sollecito per ottenere la risposta.
Nel tentativo di sviare la responsabilità del Colle che, come da sentenza della Corte costituzionale, è il solo titolare del potere di grazia, qualcuno ha pure provato ad alzare un polverone, sostenendo che il ministero avrebbe omesso, nel passare la pratica al procuratore generale, di richiedere indagini all’estero. In pratica, Nordio e compagni (alla giustizia operano molti esponenti di Magistratura democratica) si sarebbero «dimenticati» di ordinare le rogatorie per conoscere le «attività» estere della coppia Minetti-Cipriani, ovvero se in Uruguay l’ex consigliere regionale conducesse uno «stile di vita» (la definizione è della Procura generale) censurabile. Ma, come si fa notare al ministero, la richiesta di grazia non è un procedimento penale, bensì un atto amministrativo nella disponibilità del capo dello Stato. Dunque, non segue l’iter penale. E del resto, Nordio non ha al suo servizio la polizia giudiziaria (che, invece, è agli ordini dei pm) e quindi le richieste di approfondimento inviate a Milano sono le stesse che si formulano in questi casi, né più né meno. E se le risposte non piacevano, come fanno notare in tribunale a loro volta con una nota, il ministero e il Quirinale potevano rimandarle indietro e sollecitare un ulteriore approfondimento. Cosa che non è avvenuta.
In conclusione, nonostante ci sia chi prova a immaginare complottoni o depistaggi degli 007 stranieri, la faccenda nasce al Quirinale e si sviluppa con una serie di suggestioni giornalistiche tutte da dimostrare. Certo, se le informazioni alla base della storia sono come quelle di Sigfrido Ranucci sui viaggi del ministro della Giustizia, la questione non finisce qui.
Continua a leggereRiduci