Il Pg di Milano si discolpa: «Nessuno mandò indietro la relazione sulla Minetti»

La solita fiera all’italiana. Sul caso della grazia a Nicole Minetti ognuno scarica le colpe sull’altro e, alla fine, non ha sbagliato nessuno. Il Quirinale dà la colpa al ministero, il ministero fa cadere le responsabilità sulla Procura generale di Milano, la Procura generale di Milano sostiene di aver fatto tutto bene e riscarica sul Colle. E si riparte da capo.
Secondo il viceministro alla Giustizia, Francesco Paolo Sisto, «parlare di scaricabarile è fuorviante: ogni istituzione ha operato nel rispetto dei propri ruoli e delle procedure. Il governo non ha alcuna responsabilità. Il ministero della Giustizia ha agito nel pieno rispetto delle norme». Una novità, però, c’è. Il Quirinale ha fatto retromarcia e assolve il ministero della Giustizia, parlando di nuovi accertamenti «d’intesa» con via Arenula. «Quando giunge al Quirinale una domanda di grazia accompagnata da parere favorevole degli organi giudiziari competenti, il presidente della Repubblica concede abitualmente la grazia», spiegano dal Colle. «Successivamente sulla stampa sono state prospettate ricostruzioni di condizioni molto diverse. Il presidente ha, dunque, ritenuto necessario chiedere, d’intesa con il ministero della Giustizia, che gli organi giudiziari ne accertassero il fondamento».
Gli approfondimenti riguardano, innanzitutto, la veridicità della sentenza di adozione del bimbo malato e abbandonato in un istituto dai genitori biologici emessa dal giudice di Maldonado nel febbraio 2023 e recepita dal Tribunale per i minorenni di Venezia. A luglio 2024 il tribunale di Venezia ha riconosciuto e dichiarato efficace anche in Italia la sentenza di adozione uruguaiana «pronunciata sul presupposto che il minore si trovava in stato di abbandono sin dalla nascita, con separazione definitiva dai genitori biologici, i quali sono stati dichiarati decaduti dalla responsabilità genitoriale». I magistrati milanesi, adesso, vogliono verificare se quel presupposto sia veritiero, attraverso chiarimenti su padre e madre naturali: se siano vivi e reperibili, se abbiano mai presentato opposizione all’adozione, acquisendo tutti gli elementi utili a ricostruire la vicenda «sotto il profilo di fatti di rilevanza penale».
I controlli si estendono anche sulla morte violenta dell’avvocata dei genitori biologici e di suo marito, per sapere se coinvolgano in qualche modo Minetti e il suo compagno, Giuseppe Cipriani. I legali di Minetti parlano di «ricostruzioni mediatiche che ne hanno fornito una rappresentazione falsa, non aderente agli atti e gravemente lesiva» e che l’obiettivo adesso è la «piena collaborazione». Poi c’è da controllare di nuovo il certificato penale di Minetti e Cipriani: si vuole appurare che non abbiano procedimenti aperti in Spagna, dove lei ha fatto la deejay per lungo tempo, o in Uruguay, dove lui lavora da oltre trent’anni, anche se è residente negli Emirati Arabi Uniti.
La giustizia uruguaiana ha richiesto un esame approfondito dei registri di entrata e di uscita del nucleo familiare dall’Uruguay. La questione cruciale è se davvero Minetti abbia preso una «radicale distanza dal passato» con una «seria e concreta volontà di riscatto sociale», parole usate dal sostituto procuratore Gaetano Brusa, il magistrato che ha dato parere positivo alla richiesta di grazia. Il procuratore Brusa, con un lungo trascorso da magistrato di sorveglianza e, dunque, esperto di esecuzione delle pene, ha chiesto agli investigatori di raccogliere le testimonianze dei due specialisti, uno del San Raffaele e l’altro dell’ospedale di Padova, interpellati privatamente da Minetti per un parere sulla situazione di salute del figlio adottato e sta anche valutando di disporre una consulenza dopo che i due ospedali hanno fatto sapere che dai loro database non risulta alcun riferimento al bimbo. «È la prima volta che mi accade una cosa del genere in 40 anni di lavoro e non mi va di pensare di essere stato preso in giro, né mi voglio sentir dire di aver fatto provvedimenti lacunosi», sottolinea Brusa, precisando che mai nessuno però dal ministero ha sollevato rilievi alle sue osservazioni. «Ho gestito centinaia di richieste di grazia e a mio avviso il fascicolo era completo».
Gli inquirenti stanno acquisendo i documenti originali sulla procedura di adozione in Uruguay per capire se sia stata regolare o meno. Si attendono anche i risultati del capitolo che riguarda lo stile di vita di Minetti, che ha lavorato per parecchio tempo come pr nei locali di lusso del compagno, con verifiche ad ampio raggio nel Paese sudamericano e a Ibiza, per stabilire se i presupposti per concedere la grazia siano concreti e fondati, oppure fare marcia indietro e ribaltare il parere.
Secondo la tv uruguaiana Telenoche, prima di essere adottato da Minetti, il bambino ha vissuto per due anni, seppur a tempo parziale, con un’altra coppia di Maldonado che puntava alla sua adozione, poi negata dall’Inau (Istituto nazionale per bambini e adolescenti in Uruguay). La coppia smentirebbe, dunque, la tesi che il bambino non avesse alcuna famiglia disponibile ad adottarlo. Questa seconda coppia afferma di aver avviato la procedura di preadozione prima che l’Inau prendesse un’altra decisione.
Ovviamente le opposizioni cavalcano volentieri la questione. Per Debora Serracchiani, deputata e responsabile Giustizia del Pd, «Nordio si deve dimettere per mille ragioni».
E il premier, Giorgia Meloni, in conferenza stampa, si stizzisce all’ennesima domanda sul caso: «Ho già risposto. Adesso posso chiedervi ogni tanto di parlare anche di quello di cui io sono responsabile e mi sto occupando? Penso che agli italiani interessi di più sapere che cosa questo governo sta facendo per i loro problemi».






