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2021-04-05
La riforma dell'Irpef resta in alto mare
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Trasparenza, semplificazione, omogeneità nella no tax area e riordino delle detrazioni e deduzioni fiscali. Questi i temi che sono stati maggiormente citati durante le diverse audizioni in commissione finanze Camera e Senato, in merito alla riforma fiscale dell'Irpef. Aspetti deboli del nostro sistema attuale e che dovranno essere rivisti, il problema è come.
La sfida non è delle più semplici anche perché siamo in un contesto socio- economico molto particolare. La pandemia ha infatti danneggiato l'economia nazionale e diverse categorie di lavoratori. Questo rende il progetto di una riforma fiscale molto più impegnativo con il duplice obiettivo, da una parte di guardare all'immediato futuro e dall'altro di garantire una progettualità più ampia. Ci sono stati diversi soggetti che ascoltati in audizione le idee non mancano. Alcune sembrano andare verso una direzione di crescita e altre invece, forse non essendo pienamente immersi nella realtà, hanno pensato a riportare alla luce imposte che potrebbero fare molto male a diverse categorie. Sto parlando per esempio dell'idea di inserire l'Imu anche sulla prima casa.
Assonime, Associazione fra le imprese italiane per azioni, si legge nel testo della sua audizione come: «per ora ci sembra sufficiente mantenere le imposte patrimoniali di tipo reale vigenti, tenendo anche conto del fatto che esse permettono di calibrare meglio il prelievo in funzione delle caratteristiche delle attività̀ patrimoniali incise. Servirebbe tuttavia un'attenta disamina di questi prelievi per migliorarne le regole applicative. Ad esempio, l'Imu dovrebbe estendersi anche all'abitazione principale». Ma non solo, perché l'Associazione si è scagliata anche contro la flat tax fino a 65.000 euro: «a nostro avviso, vanno sicuramente riconsiderati ed eliminati alcuni regimi di tassazione proporzionale e forfettaria che derogano in modo clamoroso all'equità̀ orizzontale dell'Irpef, favorendo il sottodimensionamento delle attività̀ economiche e la propensione all'evasione. Valga come esempio, per tutti, la c.d. flat tax sulle partite Iva fino a 65 mila euro di fatturato». Assonime però, si è anche spinta sul fronte Iva. E dunque, le risorse per ridurre il carico fiscale sul lavoro e le imprese si potrebbero ottenere attraverso un incremento della tassazione sui consumi. E come? «La razionalizzazione delle aliquote Iva potrebbe essere realizzata eliminando l'aliquota super ridotta del 4%, consentita solo come deroga alla vigente disciplina europea, e aumentando l'aliquota intermedia al 12%. Le aliquote diventerebbero a questo punto tre: il 5%, il 12% e il 22%».
Proposte che lasciano a bocca aperta se si pensa alla situazione economica che sta vivendo il paese e al fatto che economicamente, come detto più volte dalla stessa Commissione europea, l'Italia (se tutto va bene) forse potrà iniziarsi a riprendere a fine del 2022. L'aumentare l'Iva sui consumi, introdurre l'Imu sulla prima casa e togliere la flat tax fino a 65.000 euro sono proposte un po' troppo azzardate. Assonime però ha toccato anche altri punti tra cui proprio quello delle "tax expenditure" sostenendone una razionalizzazione. Obiettivo auspicabile vista la situazione in cui attualmente ci troviamo. Dello stesso avviso sono anche il consiglio nazionale dell'ordine dei consulenti del lavoro, i commercialisti con la commissione di esperti coordinati da Carlo Cottarelli e l'Anasf. Oltre alle detrazioni e deduzioni c'è però stato un altro tema che ha messo d'accordo quasi tutti gli ascoltati. E parliamo dell'attuale divisione in scaglioni Irpef e il salto che c'è tra il secondo e il terzo di 11 punti percentuali.
Tutti concordano sul fatto che il meccanismo degli scaglioni deve essere ripensato e riformulato, rispettando il principio costituzionale di progressività, andando a introdurre un meccanismo più equo e dolce nella sua progressione. Diversi i modelli su cui si discute. Da una parte c'è chi pensa di introdurre un'aliquota calcolata per via algoritmica, e chi invece vorrebbe un sistema che si ispira a quello attuale, ma con una moltiplicazione degli scaglioni, facendo in modo che l'aliquota nominale cresca piano piano insieme al reddito, evitando salti improvvisi. E su quest'ultimo le ipotesi si sprecano. L'Unione dei giudici tributari ha ipotizzato che si potrebbe concentrare la tassazione su tre scaglioni. Il primo andrebbe da 0 a 70.000 con un'aliquota del 15%, il secondo da 70.001 a 240.000 con una tassazione al 25% e il terzo dai 240.000 fino a redditi più altri con il 35%. Inoltre, si vorrebbe consentire ai contribuenti del primo scaglione, con redditi fino a 35.000, di poter detrarre per intero il solo imponibile di tutte le spese ordinarie e straordinarie definite di "sopravvivenza" (mediche, scuole per di figli, interessi passivi del mutuo, ecc.).
Ipotesi che potrebbe sembrare interessante e anche di buon senso se non fosse per la babilonia di detrazioni e deduzioni che attualmente abbiamo. C'è infatti il rischio, con questa idea possa andare ad appesantire ulteriormente re un ambito che invece dovrebbe essere rivisto e razionalizzato attorno alle voci più importanti. Il Consiglio nazionale dell'ordine dei commercialisti non si è spinto in maniera ardita sulla riforma Irpef ma ha proposto di frazionare in due lo scaglione incriminato. E dunque ipotizzano l'introduzione di un primo che andrebbe dai 28.000 ai 40.000 con un'aliquota marginale del 32% e un secondo dai 40.001 ai 55.000 con una tassazione al 38%. In questo modo si potrebbe andare ad aiutare la classe media, la più tartassata a causa di una distorsione del nostro sistema fiscale. Ma l'Unione dei giudici tributari ha anche evidenziato un altro aspetto, che potrebbe sembrare secondario, ma nella realtà è molto importante.
Tra luglio e settembre 2020 si è verificato un'impennata dei ricorsi, molti legati ai vari bonus stanziati dal governo Conte. Diversi cittadini si sono rivolti al sistema proprio perché non sono riusciti ad ottenerli, nonostante pensassero di doverli ricevere. Non è infatti un mistero che parlando del governo Conte, questo sia riuscito, con i suoi decreti, a complicare ulteriormente il sistema fiscale italiano. Questo aspetto deve però essere da monito, sia per l'attuale governo ma anche per i prossimi, onde evitare un ulteriore sovraccarico del sistema fiscale italiano, già al limite della complicazione. Infine, c'è stata Assofondi che invece si è contrata su un aspetto tutto suo, il rilancio del secondo pilastro previdenziale. Secondo l'Associazione le adesioni andrebbero sostenute anche attraverso la leva fiscale al fine di sostenere il più possibile le nuove adesioni.
Le idee di Lega, Fratelli d'Italia, 5 Stelle e Pd
Coinvolti nella riforma fiscale non ci sono però solo le varie parti sociali ma anche i partiti. La Verità ha chiesto alle principali forze politiche quali fossero i loro cavalli di battaglia dal punto di vista fiscale. E il quadro che ne è uscito ha evidenziato, da una parte forti punti di contatto, e dall'altra grosse distanze. Per tutti un aspetto fondamentale è la semplificazione del sistema fiscale, le diversità stanno nel come perseguire l'obiettivo.
Per la Lega è fondamentale ridurre i tantissimi adempimenti costosi per le imprese, gli artigiani, i commercianti e i professionisti. E come modello si ispira alla flat tax fino ai 65.000 perché andrebbe a coniugare l'esigenza di semplificazione, riduzione delle imposte e rilancio economico. Fratelli d'Italia guarda alla tassa piatta in un'ottica diversa. E cioè per loro ci dovrebbe essere una detassazione "piatta" sul reddito incrementale. Significa che sul maggior reddito guadagnato rispetto all'anno precedente dovrebbe essere applicata una tassazione al 15%. Questo avrebbe una duplice finalità. Da una parte stimolare la crescita economica e dall'altra combattere l'evasione. Altro obiettivo per Fratelli di Italia è anche quello di andare ad omogenizzare la no tax area attualmente presente. Il Movimento5 Stelle punta invece tutto sulla tecnologia. E dunque il suo obiettivo è rendere il fisco più fruibile a tutti i cittadini. Come? Attraverso un app. Il Pd invece ha il focus sulla razionalizzazione delle spese fiscale, sull'alleggerimento del carico fiscale per il ceto medio e sulla riduzione del carico fiscale per chi lavora e fa industria. Obiettivo, quest'ultimo in comune anche con Forza Italia, al quale si aggiunge anche il taglio sulle agevolazioni e una riforma basata più sulla crescita che sulla redistribuzione.
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Trasparenza, semplificazione, omogeneità nella no tax area e riordino delle detrazioni e deduzioni fiscali. Questi i temi che sono stati maggiormente citati durante le diverse audizioni in commissione finanze Camera e Senato, in merito alla riforma fiscale del prelievo sulle persone fisiche. Aspetti deboli del nostro sistema attuale e che dovranno essere rivisti, il problema è come.Coinvolti nella riforma fiscale non ci sono però solo le varie parti sociali ma anche i partiti. La Verità ha chiesto alle principali forze politiche quali siano le proposte.Lo speciale contiene due articoli.Trasparenza, semplificazione, omogeneità nella no tax area e riordino delle detrazioni e deduzioni fiscali. Questi i temi che sono stati maggiormente citati durante le diverse audizioni in commissione finanze Camera e Senato, in merito alla riforma fiscale dell'Irpef. Aspetti deboli del nostro sistema attuale e che dovranno essere rivisti, il problema è come. La sfida non è delle più semplici anche perché siamo in un contesto socio- economico molto particolare. La pandemia ha infatti danneggiato l'economia nazionale e diverse categorie di lavoratori. Questo rende il progetto di una riforma fiscale molto più impegnativo con il duplice obiettivo, da una parte di guardare all'immediato futuro e dall'altro di garantire una progettualità più ampia. Ci sono stati diversi soggetti che ascoltati in audizione le idee non mancano. Alcune sembrano andare verso una direzione di crescita e altre invece, forse non essendo pienamente immersi nella realtà, hanno pensato a riportare alla luce imposte che potrebbero fare molto male a diverse categorie. Sto parlando per esempio dell'idea di inserire l'Imu anche sulla prima casa. Assonime, Associazione fra le imprese italiane per azioni, si legge nel testo della sua audizione come: «per ora ci sembra sufficiente mantenere le imposte patrimoniali di tipo reale vigenti, tenendo anche conto del fatto che esse permettono di calibrare meglio il prelievo in funzione delle caratteristiche delle attività̀ patrimoniali incise. Servirebbe tuttavia un'attenta disamina di questi prelievi per migliorarne le regole applicative. Ad esempio, l'Imu dovrebbe estendersi anche all'abitazione principale». Ma non solo, perché l'Associazione si è scagliata anche contro la flat tax fino a 65.000 euro: «a nostro avviso, vanno sicuramente riconsiderati ed eliminati alcuni regimi di tassazione proporzionale e forfettaria che derogano in modo clamoroso all'equità̀ orizzontale dell'Irpef, favorendo il sottodimensionamento delle attività̀ economiche e la propensione all'evasione. Valga come esempio, per tutti, la c.d. flat tax sulle partite Iva fino a 65 mila euro di fatturato». Assonime però, si è anche spinta sul fronte Iva. E dunque, le risorse per ridurre il carico fiscale sul lavoro e le imprese si potrebbero ottenere attraverso un incremento della tassazione sui consumi. E come? «La razionalizzazione delle aliquote Iva potrebbe essere realizzata eliminando l'aliquota super ridotta del 4%, consentita solo come deroga alla vigente disciplina europea, e aumentando l'aliquota intermedia al 12%. Le aliquote diventerebbero a questo punto tre: il 5%, il 12% e il 22%». Proposte che lasciano a bocca aperta se si pensa alla situazione economica che sta vivendo il paese e al fatto che economicamente, come detto più volte dalla stessa Commissione europea, l'Italia (se tutto va bene) forse potrà iniziarsi a riprendere a fine del 2022. L'aumentare l'Iva sui consumi, introdurre l'Imu sulla prima casa e togliere la flat tax fino a 65.000 euro sono proposte un po' troppo azzardate. Assonime però ha toccato anche altri punti tra cui proprio quello delle "tax expenditure" sostenendone una razionalizzazione. Obiettivo auspicabile vista la situazione in cui attualmente ci troviamo. Dello stesso avviso sono anche il consiglio nazionale dell'ordine dei consulenti del lavoro, i commercialisti con la commissione di esperti coordinati da Carlo Cottarelli e l'Anasf. Oltre alle detrazioni e deduzioni c'è però stato un altro tema che ha messo d'accordo quasi tutti gli ascoltati. E parliamo dell'attuale divisione in scaglioni Irpef e il salto che c'è tra il secondo e il terzo di 11 punti percentuali. Tutti concordano sul fatto che il meccanismo degli scaglioni deve essere ripensato e riformulato, rispettando il principio costituzionale di progressività, andando a introdurre un meccanismo più equo e dolce nella sua progressione. Diversi i modelli su cui si discute. Da una parte c'è chi pensa di introdurre un'aliquota calcolata per via algoritmica, e chi invece vorrebbe un sistema che si ispira a quello attuale, ma con una moltiplicazione degli scaglioni, facendo in modo che l'aliquota nominale cresca piano piano insieme al reddito, evitando salti improvvisi. E su quest'ultimo le ipotesi si sprecano. L'Unione dei giudici tributari ha ipotizzato che si potrebbe concentrare la tassazione su tre scaglioni. Il primo andrebbe da 0 a 70.000 con un'aliquota del 15%, il secondo da 70.001 a 240.000 con una tassazione al 25% e il terzo dai 240.000 fino a redditi più altri con il 35%. Inoltre, si vorrebbe consentire ai contribuenti del primo scaglione, con redditi fino a 35.000, di poter detrarre per intero il solo imponibile di tutte le spese ordinarie e straordinarie definite di "sopravvivenza" (mediche, scuole per di figli, interessi passivi del mutuo, ecc.). Ipotesi che potrebbe sembrare interessante e anche di buon senso se non fosse per la babilonia di detrazioni e deduzioni che attualmente abbiamo. C'è infatti il rischio, con questa idea possa andare ad appesantire ulteriormente re un ambito che invece dovrebbe essere rivisto e razionalizzato attorno alle voci più importanti. Il Consiglio nazionale dell'ordine dei commercialisti non si è spinto in maniera ardita sulla riforma Irpef ma ha proposto di frazionare in due lo scaglione incriminato. E dunque ipotizzano l'introduzione di un primo che andrebbe dai 28.000 ai 40.000 con un'aliquota marginale del 32% e un secondo dai 40.001 ai 55.000 con una tassazione al 38%. In questo modo si potrebbe andare ad aiutare la classe media, la più tartassata a causa di una distorsione del nostro sistema fiscale. Ma l'Unione dei giudici tributari ha anche evidenziato un altro aspetto, che potrebbe sembrare secondario, ma nella realtà è molto importante. Tra luglio e settembre 2020 si è verificato un'impennata dei ricorsi, molti legati ai vari bonus stanziati dal governo Conte. Diversi cittadini si sono rivolti al sistema proprio perché non sono riusciti ad ottenerli, nonostante pensassero di doverli ricevere. Non è infatti un mistero che parlando del governo Conte, questo sia riuscito, con i suoi decreti, a complicare ulteriormente il sistema fiscale italiano. Questo aspetto deve però essere da monito, sia per l'attuale governo ma anche per i prossimi, onde evitare un ulteriore sovraccarico del sistema fiscale italiano, già al limite della complicazione. Infine, c'è stata Assofondi che invece si è contrata su un aspetto tutto suo, il rilancio del secondo pilastro previdenziale. Secondo l'Associazione le adesioni andrebbero sostenute anche attraverso la leva fiscale al fine di sostenere il più possibile le nuove adesioni.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/irpef-2651335282.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="le-idee-di-lega-fratelli-d-italia-5-stelle-e-pd" data-post-id="2651335282" data-published-at="1617383124" data-use-pagination="False"> Le idee di Lega, Fratelli d'Italia, 5 Stelle e Pd Coinvolti nella riforma fiscale non ci sono però solo le varie parti sociali ma anche i partiti. La Verità ha chiesto alle principali forze politiche quali fossero i loro cavalli di battaglia dal punto di vista fiscale. E il quadro che ne è uscito ha evidenziato, da una parte forti punti di contatto, e dall'altra grosse distanze. Per tutti un aspetto fondamentale è la semplificazione del sistema fiscale, le diversità stanno nel come perseguire l'obiettivo. Per la Lega è fondamentale ridurre i tantissimi adempimenti costosi per le imprese, gli artigiani, i commercianti e i professionisti. E come modello si ispira alla flat tax fino ai 65.000 perché andrebbe a coniugare l'esigenza di semplificazione, riduzione delle imposte e rilancio economico. Fratelli d'Italia guarda alla tassa piatta in un'ottica diversa. E cioè per loro ci dovrebbe essere una detassazione "piatta" sul reddito incrementale. Significa che sul maggior reddito guadagnato rispetto all'anno precedente dovrebbe essere applicata una tassazione al 15%. Questo avrebbe una duplice finalità. Da una parte stimolare la crescita economica e dall'altra combattere l'evasione. Altro obiettivo per Fratelli di Italia è anche quello di andare ad omogenizzare la no tax area attualmente presente. Il Movimento5 Stelle punta invece tutto sulla tecnologia. E dunque il suo obiettivo è rendere il fisco più fruibile a tutti i cittadini. Come? Attraverso un app. Il Pd invece ha il focus sulla razionalizzazione delle spese fiscale, sull'alleggerimento del carico fiscale per il ceto medio e sulla riduzione del carico fiscale per chi lavora e fa industria. Obiettivo, quest'ultimo in comune anche con Forza Italia, al quale si aggiunge anche il taglio sulle agevolazioni e una riforma basata più sulla crescita che sulla redistribuzione.
Russia e Iran, eccesso di petrolio. Rame, tregua dopo i record. Project Vault, sulle terre rare gli USA come la Cina. GNL USA, la Germania cerca alternative.
Ansa
Una piazza che, dietro la facciata della protesta contro il caro-casa e lo sviluppo urbano, ha concentrato fin dall’inizio la propria energia contro i bersagli consueti - il premier Giorgia Meloni, il governo, gli Stati Uniti, l’Ice e la polizia - e che nel momento più critico ha avanzato verso lo sbarramento di via Marocchetti, dove l’accesso è stato chiuso con mezzi antisommossa e qualche carica di contenimento: sono sette le persone fermate e identificate. Nel mirino sono finiti anche il sindaco Beppe Sala e l’amministrazione comunale. Il risultato è un corteo in cui c’è tutto e il contrario di tutto - dalle Olimpiadi alla Palestina, dall’Ice al Comune - in un accumulo di temi che si sovrappongono fino a cancellarsi a vicenda.
I numeri seguono la consueta geometria variabile delle piazze antagoniste: per gli organizzatori i partecipanti erano quasi 10.000, ma in realtà erano meno della metà. Una forbice evidente fin dall’inizio, quando al concentramento iniziale si contavano poche centinaia di persone, circondate da più telecamere (soprattutto straniere) che manifestanti. In testa hanno sfilato gli alberi di cartone, simbolo dei larici abbattuti a Cortina, e lo striscione «Riprendiamoci le città, liberiamo le montagne». Il corteo ha attraversato corso Lodi sotto il controllo delle forze dell’ordine, mentre il Villaggio Olimpico di via Lorenzini è restato un bersaglio solo evocato. Sul ponte dell’ex scalo di Porta Romana sono volati petardi e fumogeni; più avanti Rifondazione comunista ha esposto il cartello contro Manfredi Catella e, al Corvetto, alcuni manifestantisono saliti sul tetto dell’ex mercato comunale, tra cori cantati sulle note di Hanno ucciso l’uomo ragno contro Sala e i governatori Luca Zaia e Attilio Fontana.
Nello spezzone finale il tema olimpico scompare quasi del tutto. Spuntano i grandi poster con la scritta «Libertà» e i volti di Mohammad Hannoun e di altri suoi sodali, tutti accompagnati da richieste di scarcerazione. Hannoun, leader dell’Api, è stato arrestato nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Genova che ipotizza un sistema di raccolta fondi presentati come beneficenza e in realtà destinati a Hamas. Dal megafono prende la parola il figlio di Hannoun, che definisce il padre «una delle prime vittime della guerra della destra alla giustizia, alla libertà e alla Palestina» spingendosi poi su un terreno delirante, trasformando l’intervento in un comizio. «Abbiamo visto cosa c’era negli Epstein files. Daranno Gaza a un gruppo di pedofili».
L’ex vicesindaco Riccardo De Corato di Fdi parla di «un altro patetico corteo», sostenendo che «dietro la facciata della protesta contro Olimpiadi e caro-vita si nasconda il solito odio ideologico contro il premier Meloni, il governatore Fontana e l’Ice». Sottolinea poi che «gli antagonisti hanno attaccato anche il sindaco Sala», segnando una rottura dopo lo sgombero del Leoncavallo, e chiede «sgomberi immediati» dell’ex Palasharp e il ripristino della legalità dopo l’imbrattamento della Casa dello Sport, invocando l’applicazione rigorosa del decreto Sicurezza.
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Ansa
Un contenitore di plastica, inoltre, era pieno di una polvere bianca che emanava odore di Kerosene e conteneva anche una lampadina. Era stato ancorato con una fascetta da elettricista ai corrugati dei cavi elettrici. Mentre in una seconda scatola c’era l’innesco, collegato a una batteria da nove volt. Sul posto sono intervenuti gli artificieri per le operazioni di bonifica. Non ci sono rivendicazioni. Ma il gesto viene collocato da chi indaga, soprattutto per le modalità e per i precedenti, nel perimetro degli antagonisti e dell’area anarco-insurrezionalista. Il momento, d’altra parte, è considerato bollente, perché in concomitanza con l’avvio dei Giochi di Milano-Cortina. La Procura di Bologna ha aperto un fascicolo contro ignoti e procede per l’ipotesi di «danneggiamento aggravato». Ma i pm, coordinati dal procuratore capo Paolo Guido, dopo aver ricevuto una prima informativa, «stanno valutando l’ipotesi di procedere per terrorismo». Nel frattempo è stata disposta «la sospensione del transito dei convogli sulle linee ad alta velocità Bologna-Milano e Bologna-Venezia». I problemi sono cominciati attorno alle 8 e si sono estesi fino a determinare la sospensione della circolazione, poi gradualmente ripresa. I treni ad alta velocità, gli Intercity e i regionali hanno registrato «ritardi fino a 120 minuti».
Insomma la pista del terrorismo è più che un’ipotesi, che si sia trattato di un sabotaggio invece è certezza. Le foto sono inequivocabili e non lasciano spazio a dubbi.
Per il ministro dei Trasporti e vicepremier Matteo Salvini, obiettivo di questi sabotatori evidentemente insieme alle Olimpiadi, è «probabilmente è un atto di terrorismo, di interruzione sull’alta velocità da parte di anarchici e casinisti vari» aggiungendo che «queste azioni di inaudita gravità non sporcano in alcun modo l’immagine dell’Italia nel mondo, che proprio i Giochi renderanno ancora più convincente e positiva» ha commentato. «I gravi episodi di sabotaggio avvenuti nei pressi della stazione di Bologna e a Pesaro, che hanno causato pesanti disagi a migliaia di viaggiatori, sono preoccupanti e ricalcano gli atti di terrorismo verificatisi in Francia a poche ore dalla cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici di Parigi». Insomma parla proprio di terrorismo Salvini garantendo di seguire l’evolversi della situazione molto da vicino.
«Non sono compagni che sbagliano ma sabotatori del più importante evento mondiale del 2026, le Olimpiadi Milano - Cortina», il commento di Alessandro Morelli, sottosegretario di Stato. «La sinistra era già pronta a sciacallare di fronte agli annunci di ritardi e invece si deve mordere la lingua vista la malaparata: una sinistra sempre pronta a coccolare e a volte a giustificare balordi e violenti. Sono curioso di vedere se Lilli Gruber riuscirà ad annoverare i ritardi odierni tra i numeri già da fantasilandia che ha rinfacciato ad un incredulo Salvini nei giorni scorsi».
Il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera dei deputati, Galeazzo Bignami contestualizza: «Siamo dinanzi a un sabotaggio che segue di poche ore l’inizio delle Olimpiadi e che ripropone il tema della difesa delle infrastrutture dagli attacchi di quelli che sono veri e propri terroristi. Anzi sono propri questi eventi che spiegano il ricorso a norme più dure». Bignami non si lascia scappare un commento sulle toghe, augurandosi «che i responsabili siano condannati in maniera ferma ed esemplare. Toghe rosse permettendo...».
«Mentre oggi l’Italia migliore si ritrova unita a tifare per la nazione, a sostenere i suoi valori e a credere nel futuro del Paese, c’è purtroppo chi sceglie la strada opposta: quella della violenza, del sabotaggio e della destabilizzazione. Quanto accaduto a Bologna è un fatto di una gravità assoluta. Sabotare la rete ferroviaria significa colpire infrastrutture strategiche, mettere a rischio la sicurezza dei cittadini e compromettere servizi essenziali del Paese», ha detto il vicepresidente del Senato Licia Ronzulli, che ha chiosato: «Non può esserci alcuna ambiguità né indulgenza verso chi tenta di destabilizzare lo Stato». Sul tema interviene anche Azione con Osvaldo Napoli: «Sono terroristi senza ideologia».
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