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2021-04-05
La riforma dell'Irpef resta in alto mare
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Trasparenza, semplificazione, omogeneità nella no tax area e riordino delle detrazioni e deduzioni fiscali. Questi i temi che sono stati maggiormente citati durante le diverse audizioni in commissione finanze Camera e Senato, in merito alla riforma fiscale dell'Irpef. Aspetti deboli del nostro sistema attuale e che dovranno essere rivisti, il problema è come.
La sfida non è delle più semplici anche perché siamo in un contesto socio- economico molto particolare. La pandemia ha infatti danneggiato l'economia nazionale e diverse categorie di lavoratori. Questo rende il progetto di una riforma fiscale molto più impegnativo con il duplice obiettivo, da una parte di guardare all'immediato futuro e dall'altro di garantire una progettualità più ampia. Ci sono stati diversi soggetti che ascoltati in audizione le idee non mancano. Alcune sembrano andare verso una direzione di crescita e altre invece, forse non essendo pienamente immersi nella realtà, hanno pensato a riportare alla luce imposte che potrebbero fare molto male a diverse categorie. Sto parlando per esempio dell'idea di inserire l'Imu anche sulla prima casa.
Assonime, Associazione fra le imprese italiane per azioni, si legge nel testo della sua audizione come: «per ora ci sembra sufficiente mantenere le imposte patrimoniali di tipo reale vigenti, tenendo anche conto del fatto che esse permettono di calibrare meglio il prelievo in funzione delle caratteristiche delle attività̀ patrimoniali incise. Servirebbe tuttavia un'attenta disamina di questi prelievi per migliorarne le regole applicative. Ad esempio, l'Imu dovrebbe estendersi anche all'abitazione principale». Ma non solo, perché l'Associazione si è scagliata anche contro la flat tax fino a 65.000 euro: «a nostro avviso, vanno sicuramente riconsiderati ed eliminati alcuni regimi di tassazione proporzionale e forfettaria che derogano in modo clamoroso all'equità̀ orizzontale dell'Irpef, favorendo il sottodimensionamento delle attività̀ economiche e la propensione all'evasione. Valga come esempio, per tutti, la c.d. flat tax sulle partite Iva fino a 65 mila euro di fatturato». Assonime però, si è anche spinta sul fronte Iva. E dunque, le risorse per ridurre il carico fiscale sul lavoro e le imprese si potrebbero ottenere attraverso un incremento della tassazione sui consumi. E come? «La razionalizzazione delle aliquote Iva potrebbe essere realizzata eliminando l'aliquota super ridotta del 4%, consentita solo come deroga alla vigente disciplina europea, e aumentando l'aliquota intermedia al 12%. Le aliquote diventerebbero a questo punto tre: il 5%, il 12% e il 22%».
Proposte che lasciano a bocca aperta se si pensa alla situazione economica che sta vivendo il paese e al fatto che economicamente, come detto più volte dalla stessa Commissione europea, l'Italia (se tutto va bene) forse potrà iniziarsi a riprendere a fine del 2022. L'aumentare l'Iva sui consumi, introdurre l'Imu sulla prima casa e togliere la flat tax fino a 65.000 euro sono proposte un po' troppo azzardate. Assonime però ha toccato anche altri punti tra cui proprio quello delle "tax expenditure" sostenendone una razionalizzazione. Obiettivo auspicabile vista la situazione in cui attualmente ci troviamo. Dello stesso avviso sono anche il consiglio nazionale dell'ordine dei consulenti del lavoro, i commercialisti con la commissione di esperti coordinati da Carlo Cottarelli e l'Anasf. Oltre alle detrazioni e deduzioni c'è però stato un altro tema che ha messo d'accordo quasi tutti gli ascoltati. E parliamo dell'attuale divisione in scaglioni Irpef e il salto che c'è tra il secondo e il terzo di 11 punti percentuali.
Tutti concordano sul fatto che il meccanismo degli scaglioni deve essere ripensato e riformulato, rispettando il principio costituzionale di progressività, andando a introdurre un meccanismo più equo e dolce nella sua progressione. Diversi i modelli su cui si discute. Da una parte c'è chi pensa di introdurre un'aliquota calcolata per via algoritmica, e chi invece vorrebbe un sistema che si ispira a quello attuale, ma con una moltiplicazione degli scaglioni, facendo in modo che l'aliquota nominale cresca piano piano insieme al reddito, evitando salti improvvisi. E su quest'ultimo le ipotesi si sprecano. L'Unione dei giudici tributari ha ipotizzato che si potrebbe concentrare la tassazione su tre scaglioni. Il primo andrebbe da 0 a 70.000 con un'aliquota del 15%, il secondo da 70.001 a 240.000 con una tassazione al 25% e il terzo dai 240.000 fino a redditi più altri con il 35%. Inoltre, si vorrebbe consentire ai contribuenti del primo scaglione, con redditi fino a 35.000, di poter detrarre per intero il solo imponibile di tutte le spese ordinarie e straordinarie definite di "sopravvivenza" (mediche, scuole per di figli, interessi passivi del mutuo, ecc.).
Ipotesi che potrebbe sembrare interessante e anche di buon senso se non fosse per la babilonia di detrazioni e deduzioni che attualmente abbiamo. C'è infatti il rischio, con questa idea possa andare ad appesantire ulteriormente re un ambito che invece dovrebbe essere rivisto e razionalizzato attorno alle voci più importanti. Il Consiglio nazionale dell'ordine dei commercialisti non si è spinto in maniera ardita sulla riforma Irpef ma ha proposto di frazionare in due lo scaglione incriminato. E dunque ipotizzano l'introduzione di un primo che andrebbe dai 28.000 ai 40.000 con un'aliquota marginale del 32% e un secondo dai 40.001 ai 55.000 con una tassazione al 38%. In questo modo si potrebbe andare ad aiutare la classe media, la più tartassata a causa di una distorsione del nostro sistema fiscale. Ma l'Unione dei giudici tributari ha anche evidenziato un altro aspetto, che potrebbe sembrare secondario, ma nella realtà è molto importante.
Tra luglio e settembre 2020 si è verificato un'impennata dei ricorsi, molti legati ai vari bonus stanziati dal governo Conte. Diversi cittadini si sono rivolti al sistema proprio perché non sono riusciti ad ottenerli, nonostante pensassero di doverli ricevere. Non è infatti un mistero che parlando del governo Conte, questo sia riuscito, con i suoi decreti, a complicare ulteriormente il sistema fiscale italiano. Questo aspetto deve però essere da monito, sia per l'attuale governo ma anche per i prossimi, onde evitare un ulteriore sovraccarico del sistema fiscale italiano, già al limite della complicazione. Infine, c'è stata Assofondi che invece si è contrata su un aspetto tutto suo, il rilancio del secondo pilastro previdenziale. Secondo l'Associazione le adesioni andrebbero sostenute anche attraverso la leva fiscale al fine di sostenere il più possibile le nuove adesioni.
Le idee di Lega, Fratelli d'Italia, 5 Stelle e Pd
Coinvolti nella riforma fiscale non ci sono però solo le varie parti sociali ma anche i partiti. La Verità ha chiesto alle principali forze politiche quali fossero i loro cavalli di battaglia dal punto di vista fiscale. E il quadro che ne è uscito ha evidenziato, da una parte forti punti di contatto, e dall'altra grosse distanze. Per tutti un aspetto fondamentale è la semplificazione del sistema fiscale, le diversità stanno nel come perseguire l'obiettivo.
Per la Lega è fondamentale ridurre i tantissimi adempimenti costosi per le imprese, gli artigiani, i commercianti e i professionisti. E come modello si ispira alla flat tax fino ai 65.000 perché andrebbe a coniugare l'esigenza di semplificazione, riduzione delle imposte e rilancio economico. Fratelli d'Italia guarda alla tassa piatta in un'ottica diversa. E cioè per loro ci dovrebbe essere una detassazione "piatta" sul reddito incrementale. Significa che sul maggior reddito guadagnato rispetto all'anno precedente dovrebbe essere applicata una tassazione al 15%. Questo avrebbe una duplice finalità. Da una parte stimolare la crescita economica e dall'altra combattere l'evasione. Altro obiettivo per Fratelli di Italia è anche quello di andare ad omogenizzare la no tax area attualmente presente. Il Movimento5 Stelle punta invece tutto sulla tecnologia. E dunque il suo obiettivo è rendere il fisco più fruibile a tutti i cittadini. Come? Attraverso un app. Il Pd invece ha il focus sulla razionalizzazione delle spese fiscale, sull'alleggerimento del carico fiscale per il ceto medio e sulla riduzione del carico fiscale per chi lavora e fa industria. Obiettivo, quest'ultimo in comune anche con Forza Italia, al quale si aggiunge anche il taglio sulle agevolazioni e una riforma basata più sulla crescita che sulla redistribuzione.
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Trasparenza, semplificazione, omogeneità nella no tax area e riordino delle detrazioni e deduzioni fiscali. Questi i temi che sono stati maggiormente citati durante le diverse audizioni in commissione finanze Camera e Senato, in merito alla riforma fiscale del prelievo sulle persone fisiche. Aspetti deboli del nostro sistema attuale e che dovranno essere rivisti, il problema è come.Coinvolti nella riforma fiscale non ci sono però solo le varie parti sociali ma anche i partiti. La Verità ha chiesto alle principali forze politiche quali siano le proposte.Lo speciale contiene due articoli.Trasparenza, semplificazione, omogeneità nella no tax area e riordino delle detrazioni e deduzioni fiscali. Questi i temi che sono stati maggiormente citati durante le diverse audizioni in commissione finanze Camera e Senato, in merito alla riforma fiscale dell'Irpef. Aspetti deboli del nostro sistema attuale e che dovranno essere rivisti, il problema è come. La sfida non è delle più semplici anche perché siamo in un contesto socio- economico molto particolare. La pandemia ha infatti danneggiato l'economia nazionale e diverse categorie di lavoratori. Questo rende il progetto di una riforma fiscale molto più impegnativo con il duplice obiettivo, da una parte di guardare all'immediato futuro e dall'altro di garantire una progettualità più ampia. Ci sono stati diversi soggetti che ascoltati in audizione le idee non mancano. Alcune sembrano andare verso una direzione di crescita e altre invece, forse non essendo pienamente immersi nella realtà, hanno pensato a riportare alla luce imposte che potrebbero fare molto male a diverse categorie. Sto parlando per esempio dell'idea di inserire l'Imu anche sulla prima casa. Assonime, Associazione fra le imprese italiane per azioni, si legge nel testo della sua audizione come: «per ora ci sembra sufficiente mantenere le imposte patrimoniali di tipo reale vigenti, tenendo anche conto del fatto che esse permettono di calibrare meglio il prelievo in funzione delle caratteristiche delle attività̀ patrimoniali incise. Servirebbe tuttavia un'attenta disamina di questi prelievi per migliorarne le regole applicative. Ad esempio, l'Imu dovrebbe estendersi anche all'abitazione principale». Ma non solo, perché l'Associazione si è scagliata anche contro la flat tax fino a 65.000 euro: «a nostro avviso, vanno sicuramente riconsiderati ed eliminati alcuni regimi di tassazione proporzionale e forfettaria che derogano in modo clamoroso all'equità̀ orizzontale dell'Irpef, favorendo il sottodimensionamento delle attività̀ economiche e la propensione all'evasione. Valga come esempio, per tutti, la c.d. flat tax sulle partite Iva fino a 65 mila euro di fatturato». Assonime però, si è anche spinta sul fronte Iva. E dunque, le risorse per ridurre il carico fiscale sul lavoro e le imprese si potrebbero ottenere attraverso un incremento della tassazione sui consumi. E come? «La razionalizzazione delle aliquote Iva potrebbe essere realizzata eliminando l'aliquota super ridotta del 4%, consentita solo come deroga alla vigente disciplina europea, e aumentando l'aliquota intermedia al 12%. Le aliquote diventerebbero a questo punto tre: il 5%, il 12% e il 22%». Proposte che lasciano a bocca aperta se si pensa alla situazione economica che sta vivendo il paese e al fatto che economicamente, come detto più volte dalla stessa Commissione europea, l'Italia (se tutto va bene) forse potrà iniziarsi a riprendere a fine del 2022. L'aumentare l'Iva sui consumi, introdurre l'Imu sulla prima casa e togliere la flat tax fino a 65.000 euro sono proposte un po' troppo azzardate. Assonime però ha toccato anche altri punti tra cui proprio quello delle "tax expenditure" sostenendone una razionalizzazione. Obiettivo auspicabile vista la situazione in cui attualmente ci troviamo. Dello stesso avviso sono anche il consiglio nazionale dell'ordine dei consulenti del lavoro, i commercialisti con la commissione di esperti coordinati da Carlo Cottarelli e l'Anasf. Oltre alle detrazioni e deduzioni c'è però stato un altro tema che ha messo d'accordo quasi tutti gli ascoltati. E parliamo dell'attuale divisione in scaglioni Irpef e il salto che c'è tra il secondo e il terzo di 11 punti percentuali. Tutti concordano sul fatto che il meccanismo degli scaglioni deve essere ripensato e riformulato, rispettando il principio costituzionale di progressività, andando a introdurre un meccanismo più equo e dolce nella sua progressione. Diversi i modelli su cui si discute. Da una parte c'è chi pensa di introdurre un'aliquota calcolata per via algoritmica, e chi invece vorrebbe un sistema che si ispira a quello attuale, ma con una moltiplicazione degli scaglioni, facendo in modo che l'aliquota nominale cresca piano piano insieme al reddito, evitando salti improvvisi. E su quest'ultimo le ipotesi si sprecano. L'Unione dei giudici tributari ha ipotizzato che si potrebbe concentrare la tassazione su tre scaglioni. Il primo andrebbe da 0 a 70.000 con un'aliquota del 15%, il secondo da 70.001 a 240.000 con una tassazione al 25% e il terzo dai 240.000 fino a redditi più altri con il 35%. Inoltre, si vorrebbe consentire ai contribuenti del primo scaglione, con redditi fino a 35.000, di poter detrarre per intero il solo imponibile di tutte le spese ordinarie e straordinarie definite di "sopravvivenza" (mediche, scuole per di figli, interessi passivi del mutuo, ecc.). Ipotesi che potrebbe sembrare interessante e anche di buon senso se non fosse per la babilonia di detrazioni e deduzioni che attualmente abbiamo. C'è infatti il rischio, con questa idea possa andare ad appesantire ulteriormente re un ambito che invece dovrebbe essere rivisto e razionalizzato attorno alle voci più importanti. Il Consiglio nazionale dell'ordine dei commercialisti non si è spinto in maniera ardita sulla riforma Irpef ma ha proposto di frazionare in due lo scaglione incriminato. E dunque ipotizzano l'introduzione di un primo che andrebbe dai 28.000 ai 40.000 con un'aliquota marginale del 32% e un secondo dai 40.001 ai 55.000 con una tassazione al 38%. In questo modo si potrebbe andare ad aiutare la classe media, la più tartassata a causa di una distorsione del nostro sistema fiscale. Ma l'Unione dei giudici tributari ha anche evidenziato un altro aspetto, che potrebbe sembrare secondario, ma nella realtà è molto importante. Tra luglio e settembre 2020 si è verificato un'impennata dei ricorsi, molti legati ai vari bonus stanziati dal governo Conte. Diversi cittadini si sono rivolti al sistema proprio perché non sono riusciti ad ottenerli, nonostante pensassero di doverli ricevere. Non è infatti un mistero che parlando del governo Conte, questo sia riuscito, con i suoi decreti, a complicare ulteriormente il sistema fiscale italiano. Questo aspetto deve però essere da monito, sia per l'attuale governo ma anche per i prossimi, onde evitare un ulteriore sovraccarico del sistema fiscale italiano, già al limite della complicazione. Infine, c'è stata Assofondi che invece si è contrata su un aspetto tutto suo, il rilancio del secondo pilastro previdenziale. Secondo l'Associazione le adesioni andrebbero sostenute anche attraverso la leva fiscale al fine di sostenere il più possibile le nuove adesioni.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/irpef-2651335282.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="le-idee-di-lega-fratelli-d-italia-5-stelle-e-pd" data-post-id="2651335282" data-published-at="1617383124" data-use-pagination="False"> Le idee di Lega, Fratelli d'Italia, 5 Stelle e Pd Coinvolti nella riforma fiscale non ci sono però solo le varie parti sociali ma anche i partiti. La Verità ha chiesto alle principali forze politiche quali fossero i loro cavalli di battaglia dal punto di vista fiscale. E il quadro che ne è uscito ha evidenziato, da una parte forti punti di contatto, e dall'altra grosse distanze. Per tutti un aspetto fondamentale è la semplificazione del sistema fiscale, le diversità stanno nel come perseguire l'obiettivo. Per la Lega è fondamentale ridurre i tantissimi adempimenti costosi per le imprese, gli artigiani, i commercianti e i professionisti. E come modello si ispira alla flat tax fino ai 65.000 perché andrebbe a coniugare l'esigenza di semplificazione, riduzione delle imposte e rilancio economico. Fratelli d'Italia guarda alla tassa piatta in un'ottica diversa. E cioè per loro ci dovrebbe essere una detassazione "piatta" sul reddito incrementale. Significa che sul maggior reddito guadagnato rispetto all'anno precedente dovrebbe essere applicata una tassazione al 15%. Questo avrebbe una duplice finalità. Da una parte stimolare la crescita economica e dall'altra combattere l'evasione. Altro obiettivo per Fratelli di Italia è anche quello di andare ad omogenizzare la no tax area attualmente presente. Il Movimento5 Stelle punta invece tutto sulla tecnologia. E dunque il suo obiettivo è rendere il fisco più fruibile a tutti i cittadini. Come? Attraverso un app. Il Pd invece ha il focus sulla razionalizzazione delle spese fiscale, sull'alleggerimento del carico fiscale per il ceto medio e sulla riduzione del carico fiscale per chi lavora e fa industria. Obiettivo, quest'ultimo in comune anche con Forza Italia, al quale si aggiunge anche il taglio sulle agevolazioni e una riforma basata più sulla crescita che sulla redistribuzione.
Tim Walz (Getty Images)
Secondo tre esponenti del partito a conoscenza delle sue valutazioni, Klobuchar starebbe seriamente considerando una candidatura. La senatrice ha incontrato Walz domenica, hanno confermato fonti istituzionali. «Dopo aver riflettuto a lungo con la mia famiglia e con il mio team durante le festività, sono arrivato alla conclusione di non poter garantire l’impegno totale che una campagna elettorale richiede», ha spiegato Walz in una dichiarazione. «Ogni minuto speso a difendere la mia posizione politica sarebbe un minuto sottratto alla difesa dei cittadini del Minnesota dai criminali che sfruttano la nostra generosità e da chi specula cinicamente sulle nostre divisioni. Per questo ho scelto di fare un passo indietro e di concentrarmi esclusivamente sul lavoro di governo».
Come scrive il Wall Street Journal l’inchiesta sulle frodi, ancora in piena evoluzione e di dimensioni crescenti, ha rappresentato una distrazione costante per Walz e per l’intero Partito democratico del Minnesota, in una fase in cui i dem faticano a ritrovare una leadership nazionale e un peso reale a Washington. Lo scandalo è diventato rapidamente anche uno strumento di attacco per i repubblicani, che lo hanno utilizzato per dipingere il Minnesota e il suo governatore come l’emblema nazionale dello spreco di denaro pubblico e della cattiva amministrazione democratica. Dall’amministrazione Trump sono arrivate critiche quasi quotidiane, accompagnate dalla diffusione sistematica di video e contenuti ostili. Per il presidente Trump, Walz è entrato a pieno titolo nel suo personale «tour di rivincite politiche». Durante i 91 giorni trascorsi sulla scena nazionale come candidato alla vicepresidenza, il governatore aveva assunto il ruolo tradizionale di «cane da guardia», attaccando duramente gli avversari repubblicani e continuando a colpire Trump anche dopo la fine della campagna. Intanto, in Minnesota il clima si è fatto sempre più teso. Sdegno e imbarazzo si sono diffusi ben oltre i confini dello Stato. Influencer conservatori hanno raggiunto il territorio per realizzare video sul caso e mercoledì è prevista un’audizione al Congresso dedicata allo scandalo.
Il passo indietro di Walz innesca ora una corsa interna tra i democratici per individuare un nuovo candidato alla guida di uno Stato che tende storicamente a sinistra, ma che presenta una legislatura quasi perfettamente divisa tra i due schieramenti. Tra i possibili contendenti figurano il segretario di Stato Steve Simon e il procuratore generale Keith Ellison. Tuttavia, Klobuchar resta la figura con il profilo più solido: il maggiore consenso personale, una macchina organizzativa collaudata e una rete politica capillare. Sul fronte opposto, nonostante i repubblicani non conquistino una carica statale in Minnesota dal 2006, circa una dozzina di candidati si preparano alle primarie di agosto per contendersi l’accesso alle elezioni generali di novembre. Tra loro figurano il presidente della Camera statale Lisa Demuth, l’amministratore delegato di MyPillow Mike Lindell, l’imprenditore Kendall Qualls, l’avvocato di Minneapolis Chris Madel e l’ex candidato del 2022 Scott Jensen. Il Partito Repubblicano dispone di un ampio arsenale politico grazie agli sviluppi giudiziari: circa 60 persone sono già state condannate e oltre 90 incriminate in quello che viene descritto come il più grande schema di corruzione dell’era Covid negli Stati Uniti.
La maggior parte degli imputati è di origine somala. Le indagini, coordinate dall’ufficio del procuratore federale del Minnesota, rientrano in un più ampio sforzo del Dipartimento di Giustizia per smascherare i furti ai danni dei programmi di assistenza pubblica. Anche se alcune irregolarità risalgano a periodi precedenti al mandato di Walz, le frodi più estese emerse finora riguardano l’organizzazione no-profit Feeding Our Future, accusata di aver sfruttato un programma federale di nutrizione infantile. I primi 47 imputati sono stati incriminati nel 2022, verso la fine del primo mandato di Walz e durante la presidenza di Joe Biden. Secondo i procuratori, parte dei fondi sarebbe stata utilizzata per acquistare auto di lusso, immobili, gioielli e viaggi internazionali. L’ammontare complessivo delle somme sottratte attraverso frodi legate a pasti, alloggi, Medicaid e altri servizi resta oggetto di stime divergenti. Il Minnesota Star Tribune ha documentato, sulla base degli atti giudiziari, oltre 200 milioni di dollari, mentre funzionari federali e lo stesso presidente hanno ipotizzato cifre che potrebbero raggiungere diversi miliardi.
Martedì, l’amministrazione Trump ha annunciato il congelamento dei fondi federali destinati all’assistenza all’infanzia in Minnesota, citando nuove accuse di frode che coinvolgerebbero asili nido e che sono state rilanciate da un video divenuto virale. Le principali testate locali hanno però contestato alcune delle affermazioni contenute nel filmato. Le pressioni su Walz non sono arrivate solo dai repubblicani. In uno Stato che ha sempre rivendicato standard elevati di buon governo, anche voci autorevoli del mondo dell’informazione hanno chiesto un passo indietro. David Nimmer, giornalista di lungo corso e dirigente editoriale in pensione, ha invocato le dimissioni del governatore in una lettera pubblicata dallo Star Tribune. «Governatore, il tempo è scaduto: è il momento di farsi da parte. La burocrazia della sua amministrazione ha fallito in modo grave», ha scritto. «Che si parli di milioni o di miliardi, la frode al welfare resta comunque uno scandalo».
Negli ultimi mesi, Walz ha tentato di reagire nominando un ex giudice con un passato nell’FBI e alla guida della principale agenzia anticrimine statale per rafforzare la prevenzione delle frodi. Ha inoltre chiuso un programma considerato vulnerabile e ordinato una revisione esterna della fatturazione Medicaid. «È un problema che mi riguarda direttamente. Ne sono responsabile», ha dichiarato ai giornalisti. «Ma soprattutto, sarò io a risolverlo». Sessantunenne, Walz ha progressivamente spostato la propria azione di governo su posizioni più progressiste, dopo essere stato eletto nel 2018 come figura moderata. La sua esperienza nella campagna presidenziale del 2024, come candidato vicepresidente accanto a Kamala Harris, ha però messo in luce anche una propensione a imprecisioni ed esagerazioni nel racconto del proprio percorso personale e professionale, elementi che hanno ulteriormente indebolito la sua credibilità politica.
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Brigitte Macron (Ansa)
Dei commenti malevoli nei confronti della first lady transalpina circolavano già poco tempo dopo la prima elezione di Emmanuel Macron all’Eliseo, nel 2017. Poi, nel 2021, su Youtube, è stato pubblicato un video che faceva insinuazioni nei confronti di Brigitte Macron. L’autrice del video, della durata di quattro ore, è Delphine J., conosciuta sui social con lo pseudonimo di Amandine Roy. Il video, successivamente cancellato, insinuava che Brigitte Macron non sarebbe mai esistita. Al suo posto ci sarebbe stato invece il fratello, Jean-Michel Trogneux. Sempre secondo queste illazioni, l’uomo avrebbe cambiato sesso e dato vita all’identità della première dame. Come riportato dalla tv pubblica France info, Delphine J. aveva dichiarato in un’udienza precedente che «in quanto donna anatomica» si era sentita «attaccata» dalla presunta identità transgender della moglie del presidente francese. Ieri, dopo la lettura della sentenza, la youtuber non ha rilasciato dichiarazioni ai giornalisti, ma ha preferito lasciar parlare una delle sue sostenitrici che ha dichiarato: «Siamo in un sistema monarchico».
Bertrand Scholler, presentato come «gallerista» da vari media transalpini, tra i quali Bfm tv e Le Monde, è stato condannato a sei mesi di carcere con la condizionale per un fotomontaggio di Brigitte Macron, realizzato nel 2024. La reazione del condannato non si è fatta attendere. Uscendo dall’aula del tribunale Scholler ha dichiarato che «se ciò che dite non piace» allora «sarete condannati. È un fatto del principe!». E ancora che «in Francia non si ha più il diritto di pensare!»
Delphine J. e Scholler erano i soli imputati presenti ieri in tribunale. Mancava invece Aurélien Poirson-Atlan, noto sui social come Zoé Sagan e ritenuto colpevole per aver pubblicato dei testi su X riguardanti la moglie del presidente francese. Nelle fasi precedenti del processo, ha ricordato ancora il canale pubblico, Poirson-Atlan aveva affermato che esisteva un «segreto di Stato scioccante» che implicava «una pedofilia tollerata dallo Stato».
Come Poirson-Atlan mancavano dall’aula anche tutti gli altri imputati. In primo luogo Jean-Christophe P., condannato a sei mesi di carcere «puri» anche in relazione alla sua assenza all’udienza. Un quasi omonimo, Jean-Christophe D., è stato invece condannato semplicemente a partecipare ad uno stage di sensibilizzazione sui comportamenti da tenere su internet. Quest’ultimo era stato l’unico a presentare delle scuse a Brigitte Macron. Gli altri imputati, che hanno ottenuto la condizionale, erano Christelle L., Philippe D., Jean-Luc M., Jérôme A. e Jérôme C.
Come ricordato da Le Monde, il processo conclusosi con la sentenza di ieri non ha riguardato il giornalista Xavier Poussard, il cui caso è stato separato perché risiede a Milano. Il quotidiano francese ha scritto che Poussard, autore del best seller Becoming Brigitte (che tradotto in italiano significa «diventando Brigitte») è «l’altro grande istigatore della fake news di portata mondiale» contro la première dame. Tra l’altro, alcuni dei condannati di ieri avevano ripreso delle pubblicazioni di Poussard. I media francesi hanno ricordato anche la denuncia presentata da Macron e dalla moglie negli Stati Uniti contro l’influencer americana Candace Owens.
Domenica sera, Brigitte Macron era intervenuta al tg della prima rete privata francese, Tf1, per parlare di un’iniziativa solidale. La conduttrice le ha però posto delle domande sul processo, alle quali la première dame ha risposto: «mi batto costantemente. Voglio aiutare gli adolescenti a battersi contro il bullismo». La moglie del presidente ha anche detto che nessuno «toccherà la mia genealogia» perché «con questo non si scherza».
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Ecco #DimmiLaVerità del 6 gennaio 2026. Il deputato della Lega Giampiero Zinzi commenta la falsa partenza di Fico in Campania tra incompatibilità e conflitti di interesse.