
La sottoscrizione lanciata dalla VeritàVerità per aiutare il vicebrigadiere Emanuele Marroccella a pagare nel giro di pochi giorni una provvisionale di 125.000 euro ai parenti del pregiudicato siriano Jamal Badawi, ucciso dopo che aveva aggredito un collega del carabiniere il 20 settembre 2020 durante il tentativo di sventare un furto in uno stabile di Roma, «ha commosso» il mio assistito, riferisce l’avvocato Paolo Gallinelli che assieme al collega Lorenzo Rutolo assiste Marroccella.
Oltre a una condanna durissima, tre anni per «eccesso colposo nell’uso legittimo di armi», rispetto alla richiesta del pm che aveva indicato due anni e sei mesi, il quarantaquattrenne carabiniere originario di Napoli deve versare alle parti civili una somma ingente, pari a sei anni di lavoro nell’Arma. Più il risarcimento (800.000 euro) che sarà chiesto nel processo civile
Avvocato Gallinelli, come sta reagendo il vice brigadiere?
«La sentenza è stata un colpo durissimo. Il sostegno dei colleghi e adesso questa iniziativa davvero “storica” da parte della Verità lo stanno aiutando. Non si aspettava certo una sottoscrizione, gli fa solo bene sapere che c’è ancora attenzione, rispetto per le forze dell’ordine».
Sperava in una condanna più lieve?
«Il vice brigadiere era convinto che sarebbe stato assolto perché il fatto non costituisce reato in quanto commesso nell’uso legittimo delle armi. È stata la nostra linea difensiva, non era configurabile l’articolo 55 del codice penale, il cosiddetto eccesso colposo».
Invece nemmeno le attenuanti generiche gli sono state riconosciute.
«Marroccella è distrutto. Già era stata dura per lui prendere atto che il colpo sparato aveva ucciso Badawi. Ha fatto mesi di terapia, fornita dall’Arma perché potesse tornare al suo lavoro con più serenità. Mai è stato sospeso, nemmeno dopo l’accaduto del 2020. Sempre operativo sul campo, vent’anni di servizio nel radiomobile di Roma. Un carabiniere modello».
È stata «una condanna che ha fatto piangere me e la mia famiglia» ha detto il vice brigadiere al ministro della Difesa Guido Crosetto, che l’ha chiamato invitandolo a «continuare a credere nello Stato e nella giustizia nei prossimi gradi di giudizio e non sentirti mai solo». Intanto, da servitore dello Stato il carabiniere si è ritrovato a essere pregiudicato.
«Si era preoccupato della tutela degli altri. Marroccella aveva intimato “alt carabinieri”, non aveva il colpo in canna. Dopo aver visto la reazione, l’aggressione violenta al collega Grasso, ha avuto paura che scavalcando il cancello per fuggire il siriano avrebbe colpito anche i carabinieri che erano fuori. Ha percepito l’estrema pericolosità del soggetto, pensava che fosse armato di coltello, solo dopo si è saputo che era un grosso cacciavite che comunque ha rischiato di perforare il polmone del Grasso».
I rilievi, le relazioni dei Ris hanno dimostrato che il carabiniere aveva sparato dall’alto verso il basso puntando alle gambe per bloccare il malvivente, non al busto.
«Infatti, ma in quel momento il Badawi si è abbassato per prendere lo slancio e saltare il cancello e il proiettile l’ha colpito ad altezza busto, piegato verso il basso».
Nella situazione contingente, il carabiniere poteva muoversi diversamente?
«Gli appartenenti alle forze dell’ordine hanno l’obbligo di intervenire, la scriminante dell’uso legittimo delle armi a favore del pubblico ufficiale non è un privilegio: devono tutelare i cittadini».
Il giudice gli ha attribuito l’eccesso colposo nell’uso legittimo delle armi, oltre ogni ragionevole dubbio.
«Per noi avvocati della difesa, il dubbio doveva esserci per le relazioni dei Ris e perché le telecamere di sorveglianza non sono riuscite a riprendere il Badawi nel momento in cui veniva colpito, mentre se fosse stato in posizione eretta lo si sarebbe visto. Certezza non c’era dell’eccesso colposo, eppure è stato condannato un appartenente alle forze dell’ordine che ha l’obbligo di intervenire nell’adempimento del dovere».
Il carabiniere è sempre stato presente in tribunale?
«Sì, per tutte le dodici udienze, con colleghi e superiori. C’era anche la moglie, ultimamente. È stata una via crucis questo processo, per l’intera famiglia. Le parti civili volevano che fosse imputato addirittura di omicidio volontario, oltre a chiedere una provvisionale astronomica - 200.000 euro -per ciascun familiare. Ridotta poi dal giudice a 15.000 euro per ogni figlio la moglie del Badawi, a 5.000 euro per ciascuno dei suoi fratelli».
Come riferisce Carmine Caforio segretario generale Usmia, l’Unione sindacale militare interforze associati, il vice brigadiere ha detto: «Le parole del ministro Crosetto mi danno la forza per affrontare con più serenità i futuri gradi di giudizio e continuare a credere in ciò che ho giurato il giorno in cui, con orgoglio e onore, ho indossato per la prima volta l’uniforme dei carabinieri». Intanto voi preparate l’appello?
«Certo. Non si trattò né di legittima difesa né di eccesso colposo, ma di uso legittimo delle armi da parte di un pubblico ufficiale che non ha scelta: deve intervenire».






