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2024-10-04
L’Iran ha un arsenale da 3.000 missili. Così tiene sotto tiro persino l’Europa
Quello dell’Iran è «l’arsenale missilistico più ampio e diversificato del Medio Oriente». Lo certifica il sito Iranwatch, del Wisconsin project on nuclear arms control, una non profit di Washington che si batte contro la proliferazione delle armi di distruzione di massa.
Un suo report dello scorso febbraio ricordava le dichiarazioni al Congresso del generale Kenneth McKenzie, dello United States Central command: nel 2022, il militare sosteneva che Teheran avesse a disposizione «oltre 3.000» missili, inclusi i balistici. Si tratta dei vettori con traiettoria suborbitale, almeno 180-200 dei quali sono stati scagliati lunedì su Israele, insieme ad altre centinaia e centinaia di ordigni a raggio più breve. Quei razzi raggiungono altitudini e velocità molto elevate, per poi rientrare nell’atmosfera e dirigersi verso il punto d’impatto. Quelli subsonici viaggiano a meno di Mach 1 (la velocità del suono, appunto), che comunque significa circa 1.225 chilometri orari; quelli supersonici arrivano a Mach 5, cioè 6.125 chilometri all’ora; quelli ipersonici superano persino questa soglia.
L’attacco degli ayatollah, come ha ricostruito Rivista italiana difesa, è stato sferrato da nove diversi siti di lancio, situati nell’area della capitale, a Isfahan, Tabriz, Shiraz, Khorramabad, Arak, Najafabad, Karaj e Kermanshah. È stato condotto in due ondate, con testate a raggio medio/intermedio Dezful, Emad, Qadr-2F/H, Kheybar-Shekan-1/2, oltre agli ormai famigerati ipersonici Fattah (Rid parla di Fattah-1, fonti britanniche di Fattah-2), inaugurati a giugno 2023 e con una gittata che arriva fino a 1.400 chilometri. Non tutti i pezzi utilizzati per la «vendetta» contro Gerusalemme erano pregiatissimi: ad esempio, Qadr-1 ed Emad sono in via di dismissione, mentre gli Shahab-3 sono stati fabbricati tra la fine degli anni Novanta e i primi anni Duemila. In ogni caso, sono efficacissimi: colpiscono a 2.000 chilometri di distanza. Rispetto al raid dello scorso aprile, stavolta l’Iran ha attinto ad alcuni missili di ultima generazione, come i Qadr-2F/H, i Kheibar-Shekan e i temuti Fattah.
Il raggio d’azione dipende dall’arma. Lo spiega bene la tabella contenuta in una relazione di un analista militare israeliano, consultata dalla Verità: i Dezful arrivano a un migliaio di chilometri; gli Emad a 1.800. Secondo Iranwatch, però, sarebbero operativi addirittura alcuni vettori, quali i Simorgh e gli Zuljanah, capaci di spingersi fino a 5-6.000 chilometri. Per capirci: Ali Khamenei e soci sono in condizione di minacciare l’intero continente europeo. Certo, la quantità di testate utilizzabili non è indifferente. Le riserve iraniane, ancorché ragguardevoli, non sono infinite. Ma il Paese ha i fondamentali per accrescere le proprie dotazioni belliche: è la diciannovesima economia al mondo, possiede il 10% delle riserve petrolifere e il 15% di quelle di gas, il che lo rende una superpotenza energetica, peraltro dotata di un proprio programma atomico. Quello missilistico è in continuo avanzamento dagli anni Ottanta, l’epoca del conflitto con l’Iraq. E oggi, in stock, Teheran ha abbastanza missili da saturare la contraerea di qualunque membro della Nato, tra quelli balistici a corto raggio, quelli a medio raggio e quelli da crociera, a traiettoria guidata. In più, ieri, funzionari di Usa e Israele, sentiti dal New Yorker, avrebbero dichiarato che solo l’aeronautica a stelle e strisce ha i mezzi per distruggere le infrastrutture nucleari della Repubblica islamica, specie il sito di arricchimento sotterraneo a Frodow. I pasdaran non sono al livello di Hamas, Huthi e manco di Hezbollah. Anzi, sono i loro fornitori.
Così - citiamo sempre Rid - almeno 35/40 vettori, lunedì sera, non sono stati intercettati dalle difese israeliane (Arrow 2 e 3 e David’s Sling). La metà è riuscita a colpire obiettivi sensibili, tra i quali una piattaforma gasifera al largo di Ashkelon e l’hangar di una base aerea, sebbene i velivoli, decollati in anticipo, non siano stati danneggiati. L’operatività degli scali sarebbe rimasta intatta. Una parte dei razzi è stata semplicemente ignorata dalla contraerea, che calcola le traiettorie di lancio e, se teme la saturazione, snobba le testate destinate a cadere in zone disabitate.
Nell’ottica di un potenziale confronto su larga scala con Israele, infine, può essere utile censire le dimensioni delle forze armate: l’Iran, stando ad Al Jazeera, ha 610.000 soldati in servizio, di cui 350.000 nell’esercito, 190.000 guardie rivoluzionarie, 37.000 membri dell’aeronautica e 15.000 impiegati nella difesa aerea. I riservisti sono 350.000, considerato che la leva obbligatoria scatta, a 18 anni, per tutti gli uomini. Nonostante le dimensioni superiori (lo Stato ebraico conta 169.500 effettivi), lo scarto tecnologico con Gerusalemme, unito alle dotazioni d’intelligence israeliane e al sostegno americano, rende una guerra aperta molto rischiosa per gli ayatollah. Ai quali è già sfuggito l’obiettivo politico principale: unire il mondo islamico contro un nemico comune, sbriciolando gli Accordi di Abramo. Tuttavia, stavolta non basterebbe una fionda per stendere Golia.
Biden valuta i raid sulle raffinerie
Un consigliere militare delle Guardie rivoluzionarie iraniane è morto ieri per le ferite riportate durante l’attacco aereo israeliano su Damasco di martedì scorso. Lo riferisce l’agenzia di stampa iraniana Snn. L’uomo è stato identificato come Majid Divani ma l’agenzia iraniana non ha fornito ulteriori dettagli. Quest’ultimo si aggiunge all’elenco delle quattro persone uccise in un edificio nel quartiere residenziale Mazzeh, nella capitale siriana, tra cui il genero di Hassan Nasrallah, Hassan Jaafar Qassir, fratello di Jaafar Qassir, responsabile per il trasferimento di armi dall’Iran al Libano.
La giornata di ieri ha visto l’intensificarsi della guerra tra le Forze di difesa israeliane (Idf) e gli Hezbollah; i militari di Gerusalemme che hanno dichiarato di aver colpito il quartier generale dell’intelligence di Hezbollah a Beirut durante una serie di attacchi mirati alle postazioni del gruppo sciita nella capitale libanese. I caccia israeliani «hanno colpito obiettivi appartenenti al quartier generale dell’intelligence di Hezbollah a Beirut, tra cui agenti terroristici appartenenti all’unità, mezzi di raccolta di informazioni, centri di comando e ulteriori infrastrutture terroristiche», hanno affermato le Idf in una dichiarazione. Morti anche due soldati dell’esercito libanese durante gli scontri nel sud del Libano, nella zona di Bint Jbeil e a Taybeh, nel Sud del Paese dei cedri, dove i militari erano impegnati «in un’operazione di evacuazione e soccorso» insieme alla Croce rossa libanese nel distretto di Marjayoun. Nel pomeriggio di ieri su Telegram le Idf hanno fatto sapere «di aver colpito circa 200 obiettivi terroristici di Hezbollah in territorio libanese, tra cui siti di infrastrutture terroristiche, terroristi, depositi di armi e posti di osservazione. Inoltre sono stati eliminati 15 terroristi di Hezbollah in un attacco all’edificio del comune di Bint Jbeil dove gli Hezbollah stavano operando».
Attacchi israeliani anche in Siria e in particolare nei dintorni di Damasco, scrive l’agenzia siriana Sana, secondo cui «le difese aeree siriane stanno affrontando obiettivi ostili e sono state udite delle esplosioni nella parte occidentale del governatorato di Rif Dimashq, vicino al confine con il Libano».
Il responsabile di Hezbollah per le relazioni con i media, Muhammad Afif, ha definito «voci infondate» le notizie secondo cui il funerale di Hassan Nasrallah sarebbe stato celebrato oggi. La smentita è arrivata con una dichiarazione di Afif al canale libanese Otv dopo le notizie dell’agenzia iraniana Irna che rilanciava informazioni arrivate dall’Iraq tramite Sabereen News a una settimana dalla morte del leader di Hezbollah.
Mentre scriviamo circolano voci secondo qui è in atto un violento bombardamento su un deposito di munizioni situato a Hmeimim, a Sud Est di Laodicea, in Siria. Questo deposito supporta operativamente la base aerea utilizzata dalle Forze aerospaziali russe, dal 2015 impegnate nella regione. Sempre a proposito della Russia le Idf hanno reso noto che lo scorso 1° ottobre hanno sequestrato armi di fabbricazione russa presso le postazioni di Hezbollah durante un’operazione nel Libano meridionale. Lo ha riferito l’emittente televisiva locale Canale 13. Durante la conferenza stampa sono stati esposti anche il sistema missilistico di difesa aerea portatile 9K32M Strela-2 e il lanciagranate RPG-29 Vampire e RPG-27 Tavolga, destinati alla fanteria. In altre immagini pubblicate dalle Idf si può vedere un lanciafiamme antiuomo a propulsione a razzo Mro-A. Queste armi di fabbricazione russa potrebbero essere arrivate negli arsenali di Hezbollah attraverso Paesi terzi, con la Siria come probabile fonte. Non si esclude inoltre la possibilità di forniture provenienti dalla Russia tramite triangolazioni attraverso Paesi intermedi.
Infine, Il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, ha dichiarato «di essere in fase di discussione con Israele riguardo la possibilità di attacchi contro le installazioni petrolifere iraniane». Tuttavia, ha precisato, «noi non diamo permessi a Israele, noi consigliamo Israele».
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Il regime possiede testate con una gittata fino a 6.000 chilometri. Lo scarto con Israele resta, ma gli ayatollah sanno colpire duro.Biden studia la reazione all’attacco su Israele. Gerusalemme: «Bombardati gli 007 di Hezbollah a Beirut». Morti due soldati libanesi a Sud. Incursioni pure in Siria.Lo speciale contiene due articoli.Quello dell’Iran è «l’arsenale missilistico più ampio e diversificato del Medio Oriente». Lo certifica il sito Iranwatch, del Wisconsin project on nuclear arms control, una non profit di Washington che si batte contro la proliferazione delle armi di distruzione di massa.Un suo report dello scorso febbraio ricordava le dichiarazioni al Congresso del generale Kenneth McKenzie, dello United States Central command: nel 2022, il militare sosteneva che Teheran avesse a disposizione «oltre 3.000» missili, inclusi i balistici. Si tratta dei vettori con traiettoria suborbitale, almeno 180-200 dei quali sono stati scagliati lunedì su Israele, insieme ad altre centinaia e centinaia di ordigni a raggio più breve. Quei razzi raggiungono altitudini e velocità molto elevate, per poi rientrare nell’atmosfera e dirigersi verso il punto d’impatto. Quelli subsonici viaggiano a meno di Mach 1 (la velocità del suono, appunto), che comunque significa circa 1.225 chilometri orari; quelli supersonici arrivano a Mach 5, cioè 6.125 chilometri all’ora; quelli ipersonici superano persino questa soglia. L’attacco degli ayatollah, come ha ricostruito Rivista italiana difesa, è stato sferrato da nove diversi siti di lancio, situati nell’area della capitale, a Isfahan, Tabriz, Shiraz, Khorramabad, Arak, Najafabad, Karaj e Kermanshah. È stato condotto in due ondate, con testate a raggio medio/intermedio Dezful, Emad, Qadr-2F/H, Kheybar-Shekan-1/2, oltre agli ormai famigerati ipersonici Fattah (Rid parla di Fattah-1, fonti britanniche di Fattah-2), inaugurati a giugno 2023 e con una gittata che arriva fino a 1.400 chilometri. Non tutti i pezzi utilizzati per la «vendetta» contro Gerusalemme erano pregiatissimi: ad esempio, Qadr-1 ed Emad sono in via di dismissione, mentre gli Shahab-3 sono stati fabbricati tra la fine degli anni Novanta e i primi anni Duemila. In ogni caso, sono efficacissimi: colpiscono a 2.000 chilometri di distanza. Rispetto al raid dello scorso aprile, stavolta l’Iran ha attinto ad alcuni missili di ultima generazione, come i Qadr-2F/H, i Kheibar-Shekan e i temuti Fattah.Il raggio d’azione dipende dall’arma. Lo spiega bene la tabella contenuta in una relazione di un analista militare israeliano, consultata dalla Verità: i Dezful arrivano a un migliaio di chilometri; gli Emad a 1.800. Secondo Iranwatch, però, sarebbero operativi addirittura alcuni vettori, quali i Simorgh e gli Zuljanah, capaci di spingersi fino a 5-6.000 chilometri. Per capirci: Ali Khamenei e soci sono in condizione di minacciare l’intero continente europeo. Certo, la quantità di testate utilizzabili non è indifferente. Le riserve iraniane, ancorché ragguardevoli, non sono infinite. Ma il Paese ha i fondamentali per accrescere le proprie dotazioni belliche: è la diciannovesima economia al mondo, possiede il 10% delle riserve petrolifere e il 15% di quelle di gas, il che lo rende una superpotenza energetica, peraltro dotata di un proprio programma atomico. Quello missilistico è in continuo avanzamento dagli anni Ottanta, l’epoca del conflitto con l’Iraq. E oggi, in stock, Teheran ha abbastanza missili da saturare la contraerea di qualunque membro della Nato, tra quelli balistici a corto raggio, quelli a medio raggio e quelli da crociera, a traiettoria guidata. In più, ieri, funzionari di Usa e Israele, sentiti dal New Yorker, avrebbero dichiarato che solo l’aeronautica a stelle e strisce ha i mezzi per distruggere le infrastrutture nucleari della Repubblica islamica, specie il sito di arricchimento sotterraneo a Frodow. I pasdaran non sono al livello di Hamas, Huthi e manco di Hezbollah. Anzi, sono i loro fornitori.Così - citiamo sempre Rid - almeno 35/40 vettori, lunedì sera, non sono stati intercettati dalle difese israeliane (Arrow 2 e 3 e David’s Sling). La metà è riuscita a colpire obiettivi sensibili, tra i quali una piattaforma gasifera al largo di Ashkelon e l’hangar di una base aerea, sebbene i velivoli, decollati in anticipo, non siano stati danneggiati. L’operatività degli scali sarebbe rimasta intatta. Una parte dei razzi è stata semplicemente ignorata dalla contraerea, che calcola le traiettorie di lancio e, se teme la saturazione, snobba le testate destinate a cadere in zone disabitate.Nell’ottica di un potenziale confronto su larga scala con Israele, infine, può essere utile censire le dimensioni delle forze armate: l’Iran, stando ad Al Jazeera, ha 610.000 soldati in servizio, di cui 350.000 nell’esercito, 190.000 guardie rivoluzionarie, 37.000 membri dell’aeronautica e 15.000 impiegati nella difesa aerea. I riservisti sono 350.000, considerato che la leva obbligatoria scatta, a 18 anni, per tutti gli uomini. Nonostante le dimensioni superiori (lo Stato ebraico conta 169.500 effettivi), lo scarto tecnologico con Gerusalemme, unito alle dotazioni d’intelligence israeliane e al sostegno americano, rende una guerra aperta molto rischiosa per gli ayatollah. Ai quali è già sfuggito l’obiettivo politico principale: unire il mondo islamico contro un nemico comune, sbriciolando gli Accordi di Abramo. Tuttavia, stavolta non basterebbe una fionda per stendere Golia.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/iran-arsenale-guerra-2669325004.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="biden-valuta-i-raid-sulle-raffinerie" data-post-id="2669325004" data-published-at="1728034698" data-use-pagination="False"> Biden valuta i raid sulle raffinerie Un consigliere militare delle Guardie rivoluzionarie iraniane è morto ieri per le ferite riportate durante l’attacco aereo israeliano su Damasco di martedì scorso. Lo riferisce l’agenzia di stampa iraniana Snn. L’uomo è stato identificato come Majid Divani ma l’agenzia iraniana non ha fornito ulteriori dettagli. Quest’ultimo si aggiunge all’elenco delle quattro persone uccise in un edificio nel quartiere residenziale Mazzeh, nella capitale siriana, tra cui il genero di Hassan Nasrallah, Hassan Jaafar Qassir, fratello di Jaafar Qassir, responsabile per il trasferimento di armi dall’Iran al Libano. La giornata di ieri ha visto l’intensificarsi della guerra tra le Forze di difesa israeliane (Idf) e gli Hezbollah; i militari di Gerusalemme che hanno dichiarato di aver colpito il quartier generale dell’intelligence di Hezbollah a Beirut durante una serie di attacchi mirati alle postazioni del gruppo sciita nella capitale libanese. I caccia israeliani «hanno colpito obiettivi appartenenti al quartier generale dell’intelligence di Hezbollah a Beirut, tra cui agenti terroristici appartenenti all’unità, mezzi di raccolta di informazioni, centri di comando e ulteriori infrastrutture terroristiche», hanno affermato le Idf in una dichiarazione. Morti anche due soldati dell’esercito libanese durante gli scontri nel sud del Libano, nella zona di Bint Jbeil e a Taybeh, nel Sud del Paese dei cedri, dove i militari erano impegnati «in un’operazione di evacuazione e soccorso» insieme alla Croce rossa libanese nel distretto di Marjayoun. Nel pomeriggio di ieri su Telegram le Idf hanno fatto sapere «di aver colpito circa 200 obiettivi terroristici di Hezbollah in territorio libanese, tra cui siti di infrastrutture terroristiche, terroristi, depositi di armi e posti di osservazione. Inoltre sono stati eliminati 15 terroristi di Hezbollah in un attacco all’edificio del comune di Bint Jbeil dove gli Hezbollah stavano operando». Attacchi israeliani anche in Siria e in particolare nei dintorni di Damasco, scrive l’agenzia siriana Sana, secondo cui «le difese aeree siriane stanno affrontando obiettivi ostili e sono state udite delle esplosioni nella parte occidentale del governatorato di Rif Dimashq, vicino al confine con il Libano». Il responsabile di Hezbollah per le relazioni con i media, Muhammad Afif, ha definito «voci infondate» le notizie secondo cui il funerale di Hassan Nasrallah sarebbe stato celebrato oggi. La smentita è arrivata con una dichiarazione di Afif al canale libanese Otv dopo le notizie dell’agenzia iraniana Irna che rilanciava informazioni arrivate dall’Iraq tramite Sabereen News a una settimana dalla morte del leader di Hezbollah. Mentre scriviamo circolano voci secondo qui è in atto un violento bombardamento su un deposito di munizioni situato a Hmeimim, a Sud Est di Laodicea, in Siria. Questo deposito supporta operativamente la base aerea utilizzata dalle Forze aerospaziali russe, dal 2015 impegnate nella regione. Sempre a proposito della Russia le Idf hanno reso noto che lo scorso 1° ottobre hanno sequestrato armi di fabbricazione russa presso le postazioni di Hezbollah durante un’operazione nel Libano meridionale. Lo ha riferito l’emittente televisiva locale Canale 13. Durante la conferenza stampa sono stati esposti anche il sistema missilistico di difesa aerea portatile 9K32M Strela-2 e il lanciagranate RPG-29 Vampire e RPG-27 Tavolga, destinati alla fanteria. In altre immagini pubblicate dalle Idf si può vedere un lanciafiamme antiuomo a propulsione a razzo Mro-A. Queste armi di fabbricazione russa potrebbero essere arrivate negli arsenali di Hezbollah attraverso Paesi terzi, con la Siria come probabile fonte. Non si esclude inoltre la possibilità di forniture provenienti dalla Russia tramite triangolazioni attraverso Paesi intermedi. Infine, Il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, ha dichiarato «di essere in fase di discussione con Israele riguardo la possibilità di attacchi contro le installazioni petrolifere iraniane». Tuttavia, ha precisato, «noi non diamo permessi a Israele, noi consigliamo Israele».
Ecco #EdicolaVerità, la rassegna stampa podcast dell'11 marzo con Carlo Cambi
L’aumento delle bollette energetiche legato alle tensioni in Medio Oriente preoccupa le famiglie italiane. Secondo Eumetra, il 68% ridurrebbe altre spese, dal tempo libero all’abbigliamento, e quasi un quarto potrebbe rinviare visite mediche o controlli dentistici.
Le tensioni in Medio Oriente e il rischio di nuovi rincari dell’energia tornano a pesare sulle preoccupazioni delle famiglie italiane. Se le bollette di luce e gas dovessero aumentare tra il 10 e il 20 per cento, due famiglie su tre sarebbero costrette a ridurre altre spese. È quanto emerge da una ricerca realizzata da Eumetra subito dopo l’attacco all’Iran da parte di Stati Uniti e Israele, che prova a misurare gli effetti delle tensioni geopolitiche sui bilanci domestici.
Secondo l’indagine, solo una minoranza degli italiani ritiene di poter assorbire senza particolari difficoltà un aumento delle bollette energetiche. Il 12 per cento lo considera sostenibile, mentre il 39 per cento parla di una situazione gestibile ma a prezzo di sacrifici. Più critica la posizione di chi teme un impatto pesante: il 31 per cento giudica l’aumento difficile da sostenere e un ulteriore 18 per cento lo definisce addirittura molto critico. Le difficoltà risultano più marcate tra le donne e nelle regioni del Sud e delle Isole. La quota di chi definisce la situazione “molto critica” è invece più elevata nel Centro Italia.
L’effetto immediato sarebbe un taglio ai consumi. Il 68 per cento degli intervistati afferma infatti che dovrebbe ridurre altre spese per compensare l’aumento dei costi energetici, mentre il 32 per cento ritiene che i propri comportamenti di consumo resterebbero invariati. Anche in questo caso emergono differenze di genere: tra gli uomini il 63 per cento prevede di comprimere altre spese, percentuale che sale al 72 per cento tra le donne. I tagli riguarderebbero soprattutto il tempo libero e le uscite, indicati dal 71 per cento di chi prevede di ridurre i consumi. Seguono la riduzione dell’energia domestica (64 per cento) e le spese per abbigliamento e accessori (62 per cento). Quasi la metà degli intervistati, il 49 per cento, limiterebbe invece spostamenti e trasporti non strettamente necessari.
Non mancano però segnali più preoccupanti. Il 26 per cento dichiara che ridurrebbe anche la spesa alimentare e il 24 per cento afferma che potrebbe rinviare visite mediche, controlli o cure dentistiche. Una scelta che riguarderebbe in particolare le donne. Le strategie cambiano anche in base all’età e al territorio. Gli over 55 indicano più spesso la riduzione dei consumi energetici domestici, scelta citata dal 71 per cento e che nel Nord Est arriva all’81 per cento. Nella stessa fascia d’età è più diffusa anche l’intenzione di tagliare le spese per abbigliamento e accessori, indicata dal 73 per cento. Tra i 35 e i 54 anni emerge invece con maggiore frequenza la volontà di limitare spostamenti e trasporti non indispensabili.
Il tema dei rincari energetici si riflette anche sul dibattito sulle politiche energetiche. Il 41 per cento degli italiani ritiene che il Paese debba accelerare sullo sviluppo delle energie rinnovabili, opzione che raccoglie il maggior consenso. Il 27 per cento punta invece su nuovi accordi per l’importazione di energia, mentre il 24 per cento considera prioritario sviluppare il nucleare, una soluzione che trova maggiore sostegno tra i giovani tra i 18 e i 34 anni. Solo l’8 per cento ritiene che non sia necessario cambiare l’attuale strategia energetica.
Secondo Matteo Lucchi, amministratore delegato di Eumetra, le tensioni internazionali confermano quanto l’energia sia diventata un fattore centrale per la stabilità economica e sociale. Anche aumenti relativamente contenuti delle bollette, osserva, possono produrre effetti a catena sui consumi delle famiglie, con conseguenze che finiscono per coinvolgere l’intero sistema economico.
Nel complesso, conclude la ricerca, il rischio di bollette più alte non riguarda soltanto il settore energetico ma potrebbe tradursi in una contrazione diffusa dei consumi, influenzando le scelte quotidiane delle famiglie e alimentando allo stesso tempo una crescente domanda di cambiamento nelle politiche energetiche del Paese.
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