Inps, con la scusa della guerra in Ucraina nasce un nuovo carrozzone pubblico

Attenti alla guerra, perché mentre tutti si è presi dalla battaglia può accadere davvero di tutto. Ed è accaduto infatti nelle lunghe notti del Senato in cui si stava discutendo del primo decreto Ucraina, votando raffiche di emendamenti.
È stato così che discettando della difesa di Mariupol, zitto zitto l'Inps è riuscito a farsi creare un nuovo carrozzone pubblico: un ente di formazione e ricerca che con i soldi dei dipendenti e degli assistiti creerà nuove poltrone e nuove funzioni. L'idea è venuta all'ex ministro del Lavoro, la grillina Nunzia Catalfo, ed è poi stata fatta propria dal governo attuale.
Così nel maxi emendamento sulla Ucraina è stato fatto scivolare l'articolo 5 bis su «Ricerca e formazione Inps» che battezza il nuovo carrozzone pubblico, dandogli una nuova missione inserita nella legge del 1989 che ristrutturava la previdenza pubblica. La nuova struttura dovrà svolgere «attività di ricerca, di aggiornamento, perfezionamento e formazione post-laurea nelle materie di propria competenza, per i dipendenti dell'istituto e per gli iscritti alle gestioni (…) nonché attività di divulgazione scientifica, anche su commissione, finanziate da soggetti pubblici e privati nelle medesime materie».
Siccome i soldi e il personale per il funzionamento del neo carrozzone vengono trovati all'interno dell'Inps e delle sue spese di funzionamento, il ministero dell'Economia non ha storto il naso e alla fine ha dato il suo ok: non ci rimette nulla. L'operazione però non è a costo zero reale, perché per la nuove missione di ricerca e formazione si toglieranno risorse che venivano assegnate sia ai dipendenti che agli assistiti Inps, che quindi vedranno un bel taglio.
Roma è una città dove il palazzo viene sempre guardato da lontano con una sufficiente dose di ironia e sarcasmo. Lo stesso è accaduto all'interno dell'Inps, dove la nuova norma è stata ribattezzata «Noi dopo di noi». Battuta sicuramente da mala-lingua per fare sospettare che l'ente di ricerca sia stato pensato come nuova casa professionale per un vertice - quello guidato da Pasquale Tridico - che andrà in scadenza nella primavera del prossimo anno.
A quell'epoca - maggio 2023 - l'intero Parlamento sarà stato rinnovato alle elezioni politiche ed è assai difficile che il M5s, sponsor di Tridico, abbia lo stesso potere di cui ha goduto nella legislatura che sta finendo. Interpretazione maliziosa o meno che sia in ogni caso il nuovo ente ricerca dell'Inps è stato proprio voluto dall'attuale guida dell'istituto di presidenza e fatto passare così alla chetichella una notte in Senato dalla Catalfo, che di Tridico è stata grande sponsor fin dal primo giorno.
Per capirne davvero dimensioni e costi ora bisognerà attendere il regolamento interno all'istituto che ne definirà meglio il perimetro e il peso della struttura. La norma Inps per altro è del tutto estranea sia al titolo che ai contenuti e alla missione del primo decreto Ucraina. E mostra come ai nostri parlamentari importi poi un fico secco di quel che avviene in quella terra ai confini con la Federazione Russa: appena possono approfittano della gran confusione che in guerra si vive per fare passare lì i comodi o le idee proprie su tutt'altro.
Non una novità assoluta, per carità: tanti decreti legge sono diventati omnibus loro malgrado grazie a questo vizio antico che dilaga soprattutto quando si sente aria di fine impero e di elezioni alle porte. Ma almeno di fronte a una tragedia come quello che sta vivendo il popolo ucraino qualche appetito politico si sarebbe potuto pure tenere a bada per un minimo di rispetto. Se si frena il percorso di questo ennesimo scempio legislativo, anche gli aiuti buoni a chi ne ha davvero bisogno andrebbero in fumo.
Altrimenti sarebbe stato doveroso appellarsi al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, perché rimandi alle Camera questo testo per espungerlo dei due terzi di corpi estranei di cui è stato farcito dall'appetito dei politici.
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Lo scoop pubblicato ieri dalla Verità sull’incontro tra l’ex premier Giuseppe Conte e l’ex commissario per l’emergenza Covid Domenico Arcuri ha scatenato una serie di reazioni politiche tra gli esponenti di Fratelli d’Italia all’interno della commissione parlamentare d’inchiesta sulla gestione della pandemia.
Dopo aver ricostruito il faccia a faccia avvenuto il 18 giugno nell’abitazione romana di Arcuri, quest’ultimo ha confermato che gli capita di incontrare l’ex presidente del Consiglio. Ma c’è anche una sequenza di date a insospettire il centrodestra. Il 17 giugno l’ufficio di presidenza della commissione Covid decide di convocare Arcuri. Il giorno successivo, il 18 giugno, Conte incontra l’ex commissario nell’abitazione romana di quest'ultimo e il 19 giugno Arcuri invia al presidente della commissione, Marco Lisei, una lettera con cui comunica di non avere «alcun problema, né alcun impedimento, d essere sentito nella forma dell’audizione testimoniale».
Il capogruppo dei meloniani alla Camera, Galeazzo Bignami, mette in fila gli avvenimenti: «Oggi sulla Verità, Arcuri ammette candidamente che è solito incontrarsi con Conte. Quindi il testimone chiave della vicenda del Covid è solito incontrarsi con il componente più controverso della commissione Covid. E lo fa con una coincidenza temporale che parla da sé. Il 17 giugno la commissione decide di convocare Arcuri a testimonianza, il 18 giugno Arcuri e Conte si incontrano a casa Arcuri. Il 19 giugno Arcuri per la prima volta scrive alla commissione dicendosi disponibile, anche se in realtà è un obbligo quello di venire in commissione per rendere testimonianza con gli effetti di legge». Per Bignami «non serve Agatha Christie per capire che tre coincidenze in questo caso fanno ben più di una prova. È uno schema già visto e usato in Antimafia da Gioacchino Natoli e Roberto Scarpinato, testimone e commissario protetto dalla sua immunità a essere sentito in commissione: si confrontano prima dell’audizione proprio sui temi di cui dovranno riferire. Un uso distorto delle istituzioni che ha un obiettivo evidente: impedire alla commissione d’inchiesta sul Covid di svolgere il suo lavoro».
Si concentra sulle coincidenze temporali anche la deputata di Fratelli d’Italia Alice Buonguerrieri: «Il 17 giugno l’ufficio di presidenza della commissione Covid decide, con la netta contrarietà del M5s, di escutere a testimonianza Arcuri, nominato da Conte. Il giorno dopo, Conte, componente della stessa commissione, incontra Arcuri. Il giorno dopo ancora, tramite lettera, Arcuri avvisa la commissione, per la prima volta, che è “disponibile” a farsi audire. Disponibile si fa per dire, visto che lui sa bene di essere obbligato dalla legge a rendere testimonianza quando, come in questo caso, è richiesta». Secondo la parlamentare, la ricostruzione della Verità getta gravi ombre sulla futura testimonianza di Arcuri e sul ruolo del suo vecchio dante causa: «Siamo di fronte a fatti gravi, dalla successione temporale inquietante, che rendono ancora più evidente il conflitto di interessi in cui versa Conte, il quale siede in commissione non per far emergere la verità, ma per affossarla».
Anche il presidente dei senatori di Fratelli d’Italia, Lucio Malan, parte dal nostro scoop «sul faccia a faccia tra coloro che gestirono l’emergenza Covid»: «Viene da chiedersi cosa i due avessero da dirsi? C’entra qualcosa con la lettera inviata il giorno dopo da Arcuri al presidente Lisei , in cui ha dato disponibilità a essere audito dalla Commissione? Che avessero necessità di concordare qualche posizione?». Per Malan, «come al solito, Conte preferisce parlare della pandemia altrove, ora probabilmente anche in privato con colui che aveva scelto come commissario all’emergenza Covid, ma non dove dovrebbe e cioè in Commissione». Quindi conclude così: «Fdi continuerà a chiedere che l’ex premier si presenti per raccontare quello che sa su quanto sta emergendo dai lavori».
Sulla stessa linea si colloca Antonella Zedda, vicepresidente dei senatori di Fdi e componente della commissione Covid: «La polemica costruita in queste settimane dalle opposizioni sulla commissione aveva uno scopo ben preciso: proteggere Arcuri. Ora tutto torna. Grazie a un articolo della Verità scopriamo che il 18 giugno, proprio il giorno seguente a un ufficio di presidenza della commissione Covid infuocato, Arcuri e Conte si sono incontrati a cena». La senatrice richiama, infine, il tema dell’audizione testimoniale: «Conte non trova tempo per venire in commissione, dove latita da commissario e dove fugge da audito, ma trova modo di incontrare informalmente un testimone chiave in una tempistica sospetta? Inoltre Arcuri sostiene di essere disposto a venire in commissione, ma vorremmo ricordare a lui e a tutto il M5s che testimoniare sotto giuramento non è una gentile concessione a Fdi, ma un obbligo di legge. Ci chiediamo anche perché non sia venuto prima, quando non era obbligato. Aspettiamo questo momento anche perché sono molti i punti oscuri della sua gestione e gli italiani hanno diritto a delle risposte».
Ci sono nomi di aziende aeronautiche italiane che ormai pochi ricordano. Questa è la storia.














