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2023-04-12
Incantesimo di Cingolani sulla Meloni. L’ex ministro corre verso Leonardo
Roberto Cingolani (Ansa)
Un pezzo di Roma ieri ha trascorso ore al telefono. In attesa che Palazzo Chigi, nello specifico Giorgia Meloni, Giovanbattista Fazzolari e Alfredo Mantovano, trovasse la quadra con i vertici di Lega e Forza Italia. Le nomine delle partecipate pubbliche sono state dunque al centro di messaggi e whatsapp più o meno interessati. È così a ogni partita di giro. Rumor, veline, indiscrezioni, tensioni. La differenza stavolta è che il tavolo di chi decide ha veramente poche seggiole. Per i giornalisti è molto più difficile avere informazioni. Al tempo stesso per i due partiti di maggioranza che affiancano Fratelli d’Italia la partita delle caselle è assai complicata. Infilare nomi in maglie molto strette è assai complicato. D’altra parte il metodo di Palazzo Chigi è attendere quasi l’ultimo per far trapelare il meno possibile. Con tali premesse la riunione di ieri ha sbloccato un po’ di scelte ma non è stata del tutto risolutiva. Confermati Claudio Descalzi, Matteo Del Fante e Stefano Donnarumma che dovrebbe lasciare Terna per Enel. Mancano ancora numerosi tasselli per chiudere gli incarichi di presidenza ed è quasi certo l’ingresso nel perimetro ristretto degli amministratori delegati il curriculum di Giuseppina di Foggia, ad di Nokia Italia. La frizione tra partiti e pezzi di Fdi si è però consumata su Leonardo. Inspiegabilmente. Da un lato, il nome di Lorenzo Mariani, sostenuto sicuramente da Guido Crosetto e da numerosi esponenti di Forza Italia e di Lega. Un figura che negli ultimi 30 anni ha scalato tutti i gradini del gruppo fino a ricoprire il ruolo di vertici di Mbda Italia, il colosso leader della missilistica. Insomma, un manager, non un politico e un nome conosciuto nel comparto della Difesa. Dall’altro lato, un nome che in molti avrebbero voluto cancellare dal taccuino: quello di Roberto Cingolani. Ex ministro del governo Draghi e attuale consigliere del Mase, membro del board del fondo innovazione della Nato, già direttore dell’istituto italiano di tecnologia e per diversi mesi direttore innovazioni della stessa Leonardo. Senza un trackrecord da manager o da esperto di finanza. Insomma, una partita che non si sarebbe nemmeno dovuta giocare. Invece, a quanto risulta, Giorgia Meloni si sarebbe impuntata. E l’ex ministro marcia verso la poltrona di Piazza Monte Grappa. Sarebbero stati proposti altri nomi, interni ed esterni. Ma nulla da fare. Cingolani sembra essere passato direttamente dall’ala protettrice di Mario Draghi a quella della Meloni con un occhio benevolente del Colle. Perché? Quale incantesimo è stato praticato al premier? Da mesi infatti i rumor romani raccontano che Cingolani è stato raccomandato dallo stesso Draghi per un ruolo di peso nella legislatura Meloni. Non potendo essere di nuovo ministro - sarebbe stato complicato spiegarlo agli elettori di Fdi - è stato tracciato un cerchio, preciso come con un compasso, in modo che all’interno finissero incarichi di peso. Perché mai un governo di centrodestra dovrebbe però accettare sollecitazioni da quello precedente a matrice Pd? La risposta potrebbe trovarsi in quella che più volte sulle colonne di questo giornale abbiamo chiamato transizione ordinata. Una sorta di passaggio di consegne tra Draghi e la Meloni che avrebbe consentito soprattutto nelle prime settimane l’avvio di un dialogo con l’Ue o meglio avrebbe impedito che da Bruxelles partissero subito siluri contro Fdi. Un ragionamento simile si può fare anche in queste ore sul tema del Pnrr. Basta vedere i numeri del Def per comprendere che i grandi investimenti ricadono tutti dentro il perimetro del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Comprensibile che Palazzo Chigi voglia mettere al vertice delle partecipate tutte figure che consentano non solo di mettere a terra i progetti di competenza già approvati, ma anche di realizzarne di nuovi in sostituzione di quei cantieri che più che mai oggi risultano inutili.
Insomma, una serie di spiegazioni logiche che però non risolvono nello specifico l’interrogativo sull’incantesimo. Perché Cingolani al vertice di Leonardo? Nessuno ha mai obiettato sulle sue capacità di fisico. Non a caso ha svolto un ottimo lavoro a Genova. Passato a Leonardo ha avuto ben pochi mesi per portare avanti nuovi progetti. Tant’è che nessun quadro o dirigente a oggi lo considera interno all’azienda. Da ministro, piaceva all’Ue, ma ha collezionato un po’ troppe gaffe e sul nucleare è stato a dir poco ondivago. In ogni caso è bene ribadire che il dicastero di sua competenza si occupava di energia e non di armi. Il tema infatti è tutto qui. Molti temono che una governance molto debole rappresenti per Leonardo il rischio di essere schiacciata tra un grande progetto della Difesa comune o l’altro. Insomma, temono uno spezzatino dell’azienda. Sarà interessante capire tra le grandi potenze chi lo sostenga. Se, come sembra non sono gli americani, restano forse i francesi. Il che, inutile dirlo, non è un buon segno. Significa che Thales è alle porte di Roma? Che Leonardo scivolerà fuori dal circuito del G7 della Difesa? Chi lo sa... Però barattare pezzi di Pnrr per la storia della vecchia Finmeccanica non è una grande strategia.
Tensioni: metà manager confermati
C’è il rischio che la partita sulle nomine nelle partecipate statali si trascini ancora un po’, ma ieri sera, mentre La Verità andava in stampa, il Consiglio dei ministri ha dato un colpo secco per chiudere la quadra sugli amministratori delegati di Eni, Enel, Leonardo, Poste e Terna. Claudio Descalzi sarà confermato in Eni, così come Matteo Del Fante in Poste, mentre Roberto Cingolani si avvia verso Leonardo per prendere il posto di Alessandro Profumo. In Enel la scelta sarebbe ricaduta su Stefano Donnarumma, che dovrebbe prendere il posto di Francesco Starace. In Terna, invece, dovrebbe arrivare come amministratore delegato Giuseppina Di Foggia, attuale numero uno di Nokia Italia e considerata molto vicina al presidente del Consiglio.
Sui destini di Enel e Terna, però, l’uso del condizionale è d’obbligo, perché ci sarebbero ancora malumori e questioni da risolvere. La nomina nel colosso dell’energia elettrica è stata una delle più dibattute in queste settimane, tanto da scomodare anche i pareri legali del professor Sabino Cassese e dell’Avvocatura dello Stato. È stata quest’ultima, verbalmente, a dare qualche giorno fa il via libera alla nomina di Donnarumma. Ma a quanto pare Starace non avrebbe intenzione di farsi da parte tanto facilmente. E avrebbe dalla sua anche qualche sponsor politico. Tanto che nella giornata di ieri ha iniziato a circolare l’ipotesi che l’attuale amministratore delegato possa presentarsi con una sua lista appoggiata dai fondi alla prossima assemblea. Sarebbe un unicum nella storia delle nomine nelle partecipate statali. C’è poi da fare attenzione alle date. Innanzitutto, giovedì 13 ci sarà il comitato nomine di Cassa depositi e prestiti. Quindi il 14 aprile vanno presentate le liste di Terna, mentre lunedì 17 è la scadenza per quelle di Enel. A questo punto bisognerà aspettare l’assemblea di Enel, che si svolgerà in concomitanza con quella di Eni il prossimo 10 maggio. Lì bisognerà fare i conti dei voti. Il Mef può contare su un 25% di azioni, una quota che potrebbe non dare rassicurazioni al candidato del governo. A meno che altri azionisti, come Assogestioni, non decidano di convergere su un unico candidato e non su Starace. Tra le novità dell’ultima ora potrebbe arrivare la nomina a presidente di Poste di Paolo Scaroni (prenderebbe il posto di Maria Bianca Farina), attuale presidente del Milan, con un lungo passato nelle aziende statali, da Enel fino a Eni. Ancora incerti i nomi dei presidenti. Ieri per Leonardo sono circolate tramite agenzia indiscrezioni su una possibile nomina di Giuseppe Zafarana, il quale in caso lascerebbe entro poche settimana l’incarico di comandante generale della Gdf. Al suo posto il sottosegretario Alfredo Mantovano avrebbe suggerito il nome del generale Andrea De Gennaro, attuale comandate in seconda. Partite che vanno a incrociarsi e complicarsi.
Già non è stata una giornata semplice quella di ieri per Giorgia Meloni. Di prima mattina in Via XX Settembre sono stati ascoltati i cacciatori di teste scelti dal ministero dell’Economia, Spencer Stuart, Key2People ed Eric Salmon. Lì sono stati limati gli ultimi dubbi tecnici. Poi, nel pomeriggio, si è passati al tavolo politico, non senza qualche fibrillazione dentro la maggioranza. Non a caso, prima dell’inizio del consiglio dei ministri, è stata la Lega a farsi sentire sulle agenzie di stampa. Prima con Matteo Salvini che ha smentito di prima mattina le frizioni. «Chiuderemo in totale serenità». Anche se poi è stato il capogruppo Riccardo Molinari a confermare il malessere. «È chiaro che c’è massimo riserbo sulle scelte, ma è chiaro che sarebbe bizzarro che fosse un solo partito a indicare i nomi a discapito degli altri». In ogni caso ieri a Palazzo Chigi è stato deliberato anche l’avvio della procedura per la nomina di Gabriella Alemanno e di Federico Cornelli a nuovi consiglieri della Consob. La Alemanno, sorella dell’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno, storico compagno di partito del premier, è stata direttore generale dell’Agenzia delle entrate sezione Campania. Cornelli, invece, arriva dall’Abi dove ricopriva la carica di responsabile delle relazioni istituzionali in Italia e in Europa. Ritorna in Consob dove era responsabile dell’analisi finanziaria sotto la presidenza di Lamberto Cardia.
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Il premier vuole l’uomo di Mario Draghi, gradito a Colle e Ue, come nuovo ad dell’azienda nonostante il no di Fi, Lega e i dubbi degli addetti ai lavori. Il rischio è che i concorrenti esteri si mangino l’ex Finmeccanica.Fuori Francesco Starace. Proseguono Stefano Donnarumma, Matteo Del Fante e Claudio Descalzi. Federico Cornelli e Gabriella Alemanno in Consob. Critico il salviniano Riccardo Molinari: «Bizzarro se un solo partito indica i nomi».Lo speciale contiene due articoli.Un pezzo di Roma ieri ha trascorso ore al telefono. In attesa che Palazzo Chigi, nello specifico Giorgia Meloni, Giovanbattista Fazzolari e Alfredo Mantovano, trovasse la quadra con i vertici di Lega e Forza Italia. Le nomine delle partecipate pubbliche sono state dunque al centro di messaggi e whatsapp più o meno interessati. È così a ogni partita di giro. Rumor, veline, indiscrezioni, tensioni. La differenza stavolta è che il tavolo di chi decide ha veramente poche seggiole. Per i giornalisti è molto più difficile avere informazioni. Al tempo stesso per i due partiti di maggioranza che affiancano Fratelli d’Italia la partita delle caselle è assai complicata. Infilare nomi in maglie molto strette è assai complicato. D’altra parte il metodo di Palazzo Chigi è attendere quasi l’ultimo per far trapelare il meno possibile. Con tali premesse la riunione di ieri ha sbloccato un po’ di scelte ma non è stata del tutto risolutiva. Confermati Claudio Descalzi, Matteo Del Fante e Stefano Donnarumma che dovrebbe lasciare Terna per Enel. Mancano ancora numerosi tasselli per chiudere gli incarichi di presidenza ed è quasi certo l’ingresso nel perimetro ristretto degli amministratori delegati il curriculum di Giuseppina di Foggia, ad di Nokia Italia. La frizione tra partiti e pezzi di Fdi si è però consumata su Leonardo. Inspiegabilmente. Da un lato, il nome di Lorenzo Mariani, sostenuto sicuramente da Guido Crosetto e da numerosi esponenti di Forza Italia e di Lega. Un figura che negli ultimi 30 anni ha scalato tutti i gradini del gruppo fino a ricoprire il ruolo di vertici di Mbda Italia, il colosso leader della missilistica. Insomma, un manager, non un politico e un nome conosciuto nel comparto della Difesa. Dall’altro lato, un nome che in molti avrebbero voluto cancellare dal taccuino: quello di Roberto Cingolani. Ex ministro del governo Draghi e attuale consigliere del Mase, membro del board del fondo innovazione della Nato, già direttore dell’istituto italiano di tecnologia e per diversi mesi direttore innovazioni della stessa Leonardo. Senza un trackrecord da manager o da esperto di finanza. Insomma, una partita che non si sarebbe nemmeno dovuta giocare. Invece, a quanto risulta, Giorgia Meloni si sarebbe impuntata. E l’ex ministro marcia verso la poltrona di Piazza Monte Grappa. Sarebbero stati proposti altri nomi, interni ed esterni. Ma nulla da fare. Cingolani sembra essere passato direttamente dall’ala protettrice di Mario Draghi a quella della Meloni con un occhio benevolente del Colle. Perché? Quale incantesimo è stato praticato al premier? Da mesi infatti i rumor romani raccontano che Cingolani è stato raccomandato dallo stesso Draghi per un ruolo di peso nella legislatura Meloni. Non potendo essere di nuovo ministro - sarebbe stato complicato spiegarlo agli elettori di Fdi - è stato tracciato un cerchio, preciso come con un compasso, in modo che all’interno finissero incarichi di peso. Perché mai un governo di centrodestra dovrebbe però accettare sollecitazioni da quello precedente a matrice Pd? La risposta potrebbe trovarsi in quella che più volte sulle colonne di questo giornale abbiamo chiamato transizione ordinata. Una sorta di passaggio di consegne tra Draghi e la Meloni che avrebbe consentito soprattutto nelle prime settimane l’avvio di un dialogo con l’Ue o meglio avrebbe impedito che da Bruxelles partissero subito siluri contro Fdi. Un ragionamento simile si può fare anche in queste ore sul tema del Pnrr. Basta vedere i numeri del Def per comprendere che i grandi investimenti ricadono tutti dentro il perimetro del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Comprensibile che Palazzo Chigi voglia mettere al vertice delle partecipate tutte figure che consentano non solo di mettere a terra i progetti di competenza già approvati, ma anche di realizzarne di nuovi in sostituzione di quei cantieri che più che mai oggi risultano inutili. Insomma, una serie di spiegazioni logiche che però non risolvono nello specifico l’interrogativo sull’incantesimo. Perché Cingolani al vertice di Leonardo? Nessuno ha mai obiettato sulle sue capacità di fisico. Non a caso ha svolto un ottimo lavoro a Genova. Passato a Leonardo ha avuto ben pochi mesi per portare avanti nuovi progetti. Tant’è che nessun quadro o dirigente a oggi lo considera interno all’azienda. Da ministro, piaceva all’Ue, ma ha collezionato un po’ troppe gaffe e sul nucleare è stato a dir poco ondivago. In ogni caso è bene ribadire che il dicastero di sua competenza si occupava di energia e non di armi. Il tema infatti è tutto qui. Molti temono che una governance molto debole rappresenti per Leonardo il rischio di essere schiacciata tra un grande progetto della Difesa comune o l’altro. Insomma, temono uno spezzatino dell’azienda. Sarà interessante capire tra le grandi potenze chi lo sostenga. Se, come sembra non sono gli americani, restano forse i francesi. Il che, inutile dirlo, non è un buon segno. Significa che Thales è alle porte di Roma? Che Leonardo scivolerà fuori dal circuito del G7 della Difesa? Chi lo sa... 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In Enel la scelta sarebbe ricaduta su Stefano Donnarumma, che dovrebbe prendere il posto di Francesco Starace. In Terna, invece, dovrebbe arrivare come amministratore delegato Giuseppina Di Foggia, attuale numero uno di Nokia Italia e considerata molto vicina al presidente del Consiglio. Sui destini di Enel e Terna, però, l’uso del condizionale è d’obbligo, perché ci sarebbero ancora malumori e questioni da risolvere. La nomina nel colosso dell’energia elettrica è stata una delle più dibattute in queste settimane, tanto da scomodare anche i pareri legali del professor Sabino Cassese e dell’Avvocatura dello Stato. È stata quest’ultima, verbalmente, a dare qualche giorno fa il via libera alla nomina di Donnarumma. Ma a quanto pare Starace non avrebbe intenzione di farsi da parte tanto facilmente. E avrebbe dalla sua anche qualche sponsor politico. Tanto che nella giornata di ieri ha iniziato a circolare l’ipotesi che l’attuale amministratore delegato possa presentarsi con una sua lista appoggiata dai fondi alla prossima assemblea. Sarebbe un unicum nella storia delle nomine nelle partecipate statali. C’è poi da fare attenzione alle date. Innanzitutto, giovedì 13 ci sarà il comitato nomine di Cassa depositi e prestiti. Quindi il 14 aprile vanno presentate le liste di Terna, mentre lunedì 17 è la scadenza per quelle di Enel. A questo punto bisognerà aspettare l’assemblea di Enel, che si svolgerà in concomitanza con quella di Eni il prossimo 10 maggio. Lì bisognerà fare i conti dei voti. Il Mef può contare su un 25% di azioni, una quota che potrebbe non dare rassicurazioni al candidato del governo. A meno che altri azionisti, come Assogestioni, non decidano di convergere su un unico candidato e non su Starace. Tra le novità dell’ultima ora potrebbe arrivare la nomina a presidente di Poste di Paolo Scaroni (prenderebbe il posto di Maria Bianca Farina), attuale presidente del Milan, con un lungo passato nelle aziende statali, da Enel fino a Eni. Ancora incerti i nomi dei presidenti. Ieri per Leonardo sono circolate tramite agenzia indiscrezioni su una possibile nomina di Giuseppe Zafarana, il quale in caso lascerebbe entro poche settimana l’incarico di comandante generale della Gdf. Al suo posto il sottosegretario Alfredo Mantovano avrebbe suggerito il nome del generale Andrea De Gennaro, attuale comandate in seconda. Partite che vanno a incrociarsi e complicarsi. Già non è stata una giornata semplice quella di ieri per Giorgia Meloni. Di prima mattina in Via XX Settembre sono stati ascoltati i cacciatori di teste scelti dal ministero dell’Economia, Spencer Stuart, Key2People ed Eric Salmon. Lì sono stati limati gli ultimi dubbi tecnici. Poi, nel pomeriggio, si è passati al tavolo politico, non senza qualche fibrillazione dentro la maggioranza. Non a caso, prima dell’inizio del consiglio dei ministri, è stata la Lega a farsi sentire sulle agenzie di stampa. Prima con Matteo Salvini che ha smentito di prima mattina le frizioni. «Chiuderemo in totale serenità». Anche se poi è stato il capogruppo Riccardo Molinari a confermare il malessere. «È chiaro che c’è massimo riserbo sulle scelte, ma è chiaro che sarebbe bizzarro che fosse un solo partito a indicare i nomi a discapito degli altri». In ogni caso ieri a Palazzo Chigi è stato deliberato anche l’avvio della procedura per la nomina di Gabriella Alemanno e di Federico Cornelli a nuovi consiglieri della Consob. La Alemanno, sorella dell’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno, storico compagno di partito del premier, è stata direttore generale dell’Agenzia delle entrate sezione Campania. Cornelli, invece, arriva dall’Abi dove ricopriva la carica di responsabile delle relazioni istituzionali in Italia e in Europa. Ritorna in Consob dove era responsabile dell’analisi finanziaria sotto la presidenza di Lamberto Cardia.
Luciano Darderi (Ansa)
Nella giornata del «round of 16» è stato infatti l’azzurro numero 17 Atp a prendersi la scena, superando in rimonta nientemeno che Alexander Zverev, che nella classifica mondiale è dietro soltanto ai due mostri sacri Sinner e Carlos Alcaraz. Sulla terra rossa della Grand Stand Arena Darderi è riuscito nell’impresa di riscrivere una partita che sembrava ormai perduta. Specialmente dopo aver incassato un primo set senza storia, perso 6-1 in appena mezz’ora, dando per lunghi tratti l’impressione di non riuscire a reggere il ritmo imposto dal tedesco. Andamento che si stava confermando anche nel secondo parziale, facendo pensare a chiunque che la sfida fosse ormai indirizzata. A chiunque tranne che al ventiquattrenne italo-argentino, che non ha mai smesso di crederci. Dopo che Zverev è salito fino al 4-2 e ha avuto in mano il controllo dell’incontro, qualcosa è cambiato. Darderi ha iniziato a trovare continuità da fondo campo, sostenuto da un pubblico sempre più coinvolto, mentre dall’altra parte il tedesco ha progressivamente perso lucidità. Il momento decisivo è arrivato nel tie-break del secondo set, un’autentica battaglia nella quale Zverev si è fatto annullare quattro match point. Luciano è rimasto aggrappato alla partita con pazienza e coraggio, fino a chiudere 12-10 grazie anche a un doppio fallo finale del suo avversario. Lì, di fatto, il match è finito. Zverev è uscito mentalmente dalla partita e nel terzo set non ha reagito. Darderi ha cavalcato l’inerzia e l’entusiasmo del Foro Italico, dominando 6-0 il parziale decisivo e conquistando così la prima vittoria in carriera contro un top ten. Una serata che difficilmente dimenticherà e che gli vale anche i primi quarti di finale in un Masters 1000, dove affronterà il baby fenomeno spagnolo Rafael Jódar. «È stata una partita molto dura, non mi sentivo bene nel primo set», ha spiegato a caldo Darderi. «Poi sono riuscito a girarla anche perché Zverev mi ha regalato qualcosa. La gente mi ha aiutato tanto, sono molto felice».
Più lineare, invece, il pomeriggio di Sinner sul centrale. Contro l’altra rivelazione di questa edizione, Andrea Pellegrino, il numero uno del mondo ha controllato il «derby» senza particolari difficoltà, imponendosi (6-2, 6-3) e centrando la qualificazione ai quarti. Per il pugliese resta comunque un torneo oltre ogni aspettativa, mentre Sinner continua a macinare record: con quella contro Pellegrino sono diventate 31 le vittorie consecutive nei Masters 1000, eguagliando un primato che apparteneva a Novak Djokovic. «Il derby qui in Italia è sempre speciale», ha detto Jannik dopo la vittoria. «Sono molto felice per Andrea, ha fatto un torneo straordinario». Poi uno sguardo al prosieguo del torneo, dove se la vedrà con il russo Andrej Rublev: «I quarti sono già un turno importante. Il giorno di riposo mi aiuterà».
L’unica nota stonata della giornata azzurra è arrivata dalla sconfitta di Lorenzo Musetti contro Casper Ruud. Il toscano, già apparso in difficoltà fisica nei giorni scorsi, ha ceduto nettamente (6-3 6-1) in una partita condizionata dai problemi alla coscia sinistra: «Chiedo scusa al pubblico, ma la mia condizione fisica non mi ha permesso di giocare come avrei voluto», ha ammesso il carrarino nel post partita.
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@ManuelRighi
Uno dei modi migliori per entrare in contatto con un territorio è penetrarne la natura. C’è chi lo fa in contemplandola e chi attraversandola attivamente. Il Trentino si presta a tutto, grazie a un ambiente variegato, che alterna montagne, laghi e fiumi.
Gli amanti degli sport acquatici hanno un’ampia gamma di possibilità tra cui scegliere. Il rafting, per esempio, praticando il quale si smuovono adrenalina, spirito di squadra e rapporto con la natura. Non un semplice sport, ma un’esperienza a tutto tondo che consente di percepire contemporaneamente sé stessi, l’altro e il fiume, diventando tutt’uno. Punto di riferimento per questa attività outdoor è la Val di Sole con il suo fiume (il Noce), citato dal National Geographic come uno dei migliori al mondo per le discese fluviali a bordo dei raft, speciali gommoni che le squadre da quattro/sei persone devono portare a destinazione con coraggio e attenzione. Si tratta di una disciplina che non richiede alcuna competenza in particolare, a esclusione del nuoto. È comunque bene esercitarla al seguito di una guida esperta, che prima della partenza spiegherà ai partecipanti cosa fare e non fare durante la traversata. Il fiume Noce dona 28 bellissimi chilometri navigabili, tra rapide e tratti più tranquilli che consentono, nel frattempo, di ammirare boschi e vette, garantendo emozioni autentiche grazie all’alternanza di un’attività ad alto tasso di energia e gioia e quieta bellezza paesaggistica.
Non per niente il rafting viene considerato terapeutico, tanto da essere utilizzato per cementare lo spirito di squadra tra familiari e amici, ma anche tra colleghi, uniti da un obiettivo comune al di fuori dell’ambiente lavorativo e delle classiche dinamiche aziendali. I centri rafting del Trentino mettono a disposizione il necessario equipaggiamento: tute in neoprene, giubbotto salvagente, pagaia e casco protettivo; è altresì necessario che i partecipanti arrivino con un abbigliamento sportivo, costume incluso. Il fiume Noce è percorribile anche in canoa e kayak, ma per avere un contatto ancora più ravvicinato con la forza dell’acqua l’ideale è l’hydrospeed, che prende il nome dal bob fluviale con cui affrontare l’acquatico avversario.
Un altro modo per godersi l’estate trentina è il wakeboard, sport che nasce dalla fusione tra sci acquatico e snowboard. Come il rafting, è uno sport adrenalinico ma fattibile anche per coloro che sono alle prime armi. Nella Regione esistono due impianti, situati tra il lago di Ledro e il lago di Terlago. Qui si viene trainati non dal classico motoscafo, ma da un cable wakeboard, ossia una fune simile a uno skilift. Velocità, equilibrio e leggerezza: il wakeboard permette di divertirsi e volare letteralmente sull’acqua.
Lakeline è il centro di Terlago, che propone un percorso di circa 230 metri dotato di strutture galleggianti per salti ed evoluzioni aeree. Benché si tratti di una disciplina adatta a tutti, il centro mette a disposizione - oltre al noleggio attrezzatura - una scuola wakeboard. Al lago di Ledro, precisamente in località Pur, si trova invece il Be Wake System: qui il wakeboard viene presentato nella sua variante più semplice, adatta anche ai bambini dai 7 anni in su. Un’attività che libera dalle calorie e - soprattutto - dallo stress in eccesso, rafforzando i muscoli e il sistema cardiorespiratorio.
C’è poi il canyoning, che consiste nella discesa a piedi, ma tramite l’ausilio di corde, di gole percorse da piccoli corsi d’acqua. Una sorta di fusione tra alpinismo e sport fluviali, da realizzare in gruppo e al seguito di guide professionali. Ovviamente i livelli di difficoltà differiscono a seconda della propria preparazione.
Lo speleologo francese Alfred Martel viene considerato il precursore del canyoning, grazie alle esplorazioni da lui condotte durante i primi anni del Novecento nelle Gole di Verdon. Dalla scienza allo sport il passo fu relativamente breve: negli anni Ottanta francesi e spagnoli vi si dedicavano assiduamente. Per chi è in cerca di questo genere di dinamismo, il lago di Ledro, il Garda Trentino e l’area di Campiglio Dolomiti - con la Val Brenta, il torrente Palvico e il Rio Roldono - sono i luoghi ideali. Scivoli e piscine naturali producono contesti di straordinaria bellezza, all’interno dei quali muoversi diviene un’esperienza completa per il corpo e per lo spirito.
Il brivido della velocità in montagna è un’altra storia con le downhill bike
Dall’acqua alla terra: lo sport, in Trentino, prevede un contatto dinamico con Madre Natura anche attraverso i cosiddetti bike park, strutture attrezzate per le mountain bike.Non si pensi al classico trekking: per questo tipo di attività occorrono infatti biciclette da downhill, dato che si tratta di percorsi in discesa su terreni ripidi e scoscesi, dove il rischio di cadute è piuttosto alto. I salti, le curve paraboliche e gli ostacoli, ma anche i north shore (strutture in legno da attraversare a tutta velocità) e i rock garden rendono felicissimi i biker più spericolati. I centri del Trentino-Alto Adige offrono sempre impianti di risalita e bike shuttle, furgoni che trasportano le biciclette al punto di partenza.Come per gli sport acquatici, anche in questo caso è necessario utilizzare l’attrezzatura adeguata, composta da protezioni per le ginocchia e i gomiti, caschi integrali, paraschiena e guanti. Questo sport può essere praticato in Val di Sole, dove si trovano cinque trail differenti per difficoltà e tre trail enduro. In località Pellizzano esiste anche un Kids Bike Park, dedicato al divertimento dei bambini.La parte più interessante del Bike Park Val di Sole è sicuramente costituita dal Black Snacke, famoso percorso di Coppa del Mondo. È il tracciato più impegnativo e, per questo, adatto solo a esperti e a spericolati che abbiano voglia di mettersi alla prova su terreni particolarmente scoscesi a partire da quota 1.500 metri. Dalla medesima altitudine si dipanano anche tre trail di recente realizzazione, alcuni in stile flow - dunque senza particolari ostacoli - e altri più naturali.Una telecabina da otto posti consente una semplice risalita a tre rider con le loro biciclette. Nella parte bassa del bike park si trova un’altra attrazione degna di nota: il four cross (4x), una discesa per gare a quattro, utilizzata ogni anno anche per il Campionato del Mondo di 4x.Il Bike Park Val di Sole aprirà la stagione indicativamente tra fine maggio e inizio giugno. Il Paganella Bike Park è un’altra area spettacolare non solo per gli amanti della disciplina, ma anche per l’utilizzo che è stato fatto del territorio. Trattasi di tre bike zone nate nel 2010 dalla trasformazione di vecchi sentieri e mulattiere, divenuti ormai tracciati all’avanguardia dotati di tutto il necessario per i praticanti.Non è un caso che sia stato inserito nel circuito del Gravity Card, che permette ai possessori della tessera di muoversi liberamente tra i ventotto migliori bike park d’Europa. Il Fassa Bike Park è situato nel cuore delle Dolomiti della Val di Fassa, sopra Canazei. Il primo bike park del Nord-Est propone dodici linee per tutti i livelli, pensate sia per i principianti che per gli esperti.Infine la San Martino Bike Arena sorge al cospetto delle Pale di San Martino e offre tre tracciati per un totale di dieci chilometri. Nemmeno qui manca un efficiente impianto di risalita, costituito da una cabinovia ad agganciamento automatico che in soli dodici minuti raggiunge i 2.200 metri di altitudine.Il risultato? Discese emozionanti, garantite anche dai wall ride, megaparaboliche in cui usare la forza centrifuga per percorrerle nella parte più alta senza il rischio di cadere. Anche la San Martino Bike Arena aprirà per il ponte del 2 giugno, ma per le prime due settimane solo per durante i weekend.
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