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2018-07-15
Impedire gli sbarchi alla fine paga: «A Francia e Malta 100 migranti»
Ansa
Italia chiama e l'Europa, stavolta, è costretta a rispondere. E questa volta è un «sì», frutto della linea dura mantenuta dal governo italiano, che ha tenuto il punto sulla chiusura dei porti in assenza di una condivisione dell'onere di accoglienza, principio stabilito nell'ultimo Consiglio europeo e ribadito dall'esecutivo sia al vertice Nato che alla riunione dei ministri dell'Interno Ue.
«Francia e Malta prenderanno rispettivamente 50 dei 450 migranti trasbordati sulle due navi militari. A breve arriveranno anche le adesioni di altri Paesi europei». Giuseppe Conte esulta su Facebook alle 20 e allega al post la lettera inviata ieri ai capi di Stato e di governo e ai membri del Consiglio europeo. «È un risultato importante ottenuto dopo una giornata di scambi telefonici e scritti che ho avuto con tutti i 27 leader europei», ha rivendicato il premier, che chiude il post con queste parole: «Finalmente l'Italia inizia ad essere ascoltata davvero». Mentre Malta, in un primo momento, si era girata ancora una volta dall'altra parte, lasciando i migranti in mare. Donne e bambini che avevano bisogno di cure sono stati accompagnati a Lampedusa a bordo di motovedette della Guardia costiera italiana. «Motivi sanitari», hanno precisato le autorità. Gli altri 450 migranti, completato il trasbordo dal barcone di legno soccorso a largo di Linosa due giorni fa, sono sul pattugliatore Protector, inserito nel dispositivo Frontex, che ne ha presi 176, e sul Monte Sperone della Guardia di finanza, che ne ha tirati su 266. L'altro ieri sera, alla vista di tre motovedette della Guardia costiera e di uno dei pattugliatori della Guardia di finanza, il barcone della speranza si è fermato e alcuni migranti si sono tuffati in acqua. A quel punto è partita l'operazione salvataggio. Ma le due navi non hanno avuto l'autorizzazione a sbarcare fino all'annuncio di Conte. E ora che è arrivato il segnale dall'Europa, anche l'Italia, come scrive il premier nella missiva, prenderà la sua quota di migranti.
Le tre alternative possibili, prima dell'ok Ue, erano queste: suddivisione tra i Paesi europei, ritorno in Libia o permanenza a bordo della navi che, così, si sarebbero trasformate in centri di identificazione ed espulsione su mare.
«In Italia solo con mezzi legali». Altrimenti nisba: non si sbarca. Il ministro dell'Interno Matteo Salvini lo aveva detto subito a chiare lettere al premier nel corso di una telefonata. Il governo, su questo punto, si era mostrato compatto.
Per Salvini nessun porto italiano era a disposizione dei migranti. «Occorre», aveva detto , «un atto di giustizia, rispetto e coraggio per contrastare i trafficanti e stimolare un intervento europeo», insistendo subito sull'opportunità che alle due navi venisse data indicazione di fare rotta nuovamente verso Malta o verso la Libia. E in ogni caso, aveva avvertito il ministro, per il barcone i porti italiani sono chiusi: «Abbiamo già dato, ci siamo capiti?». Stessa linea per il ministro dei Trasporti Danilo Toninelli: «Malta faccia subito il suo dovere e apra il porto». Una richiesta che si è trasformata poco dopo in una comunicazione ufficiale della Farnesina all'ambasciata maltese a Roma. Ma i maltesi hanno continuato a fare gli gnorri fino a ieri sera. E all'inizio avevano affidato la risposta all'ambasciatore Vanessa Frazier: «Rispettiamo le regole internazionali, come hanno sempre fatto altri Paesi europei». Una non risposta. Un portavoce del governo maltese citato dal quotidiano Times of Malta, invece, aveva detto che quando è stata segnalata la presenza della nave, era a circa 53 miglia nautiche da Lampedusa e a 110 miglia da Malta. Stando alla versione del governo maltese, le persone a bordo, contattate, avrebbero espresso l'intenzione di procedere verso Lampedusa. Ma i carteggi tra i due Stati dicono altro. Nella nota verbale che ricostruisce la dinamica della vicenda inviata dalla Farnesina all'ambasciata maltese a Roma l'area di soccorso era stata individuata a Malta: «Alle ore 04.25 di venerdì 13 luglio, il Maritime rescue coordination center italiano ha ricevuto una segnalazione su un'imbarcazione con circa 450 persone a bordo in area Sar maltese».
Le autorità maltesi hanno poi comunicato l'assunzione del coordinamento delle operazioni di soccorso e l'invio in zona di un aereo che ha individuato l'imbarcazione alla deriva, senza inviare però alcun mezzo di soccorso. Per questo la Farnesina li ha bacchettati, ricordando che il porto di sbarco era da identificare in area maltese. Su questo il governo italiano è stato irremovibile. Anche perché, come dimostrano il successo di ieri con l'Ue e il calo di sbarchi da quando si è insediato il nuovo governo (27.000 in meno rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso), la linea dura paga. E quindi, per Salvini, non era il momento di mostrare debolezze. Da Palazzo Chigi è partita quindi la comunicazione ufficiale ai leader europei per sollecitare l'applicazione dei principi affermati nel corso dell'ultimo Consiglio Europeo. Secondo le attuali regole d'ingaggio delle navi in missione Ue, quali sono quelle di Frontex, non è possibile lo sbarco in Paesi terzi come la Libia. Centri regionali di sbarco in Paesi terzi sono invece una delle opzioni che sta valutando la Commissione Ue dopo il vertice. E alcuni contatti con Paesi stranieri lasciano ben sperare. Nel frattempo toccherà anche a loro prendersi una fetta di migranti.
Fabio Amendolara
Arrestati due scafisti sulla Diciotti
«La Procura di Trapani ha confermato l'arresto di due immigrati sbarcati ieri dalla nave Diciotti per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina». Il vicepremier Matteo Salvini ha dato l'annunciato su Facebook ieri sera, in contemporanea con il premier Giuseppe Conte che dichiarava la disponibilità dei Paesi Ue a prendersi parte dei 450 migranti sul barcone respinto da Malta. È una svolta nella vicenda dei 67 salvati dalla Vos Thalassa, trasferiti su un'unità della Guardia costiera, due dei quali erano stati indagati dalla Procura di Trapani con il sospetto di essere proprio i due scafisti, e - forse - anche i responsabili del tentativo di ammutinamento, ancora tutto da dimostrare.
Intanto ieri è emerso che, da quando l'Italia, con il giro di vite dell'esecutivo gialloblù, ha dichiarato guerra alle Ong e ha chiuso i porti, e da quando le motovedette libiche, con l'assistenza italiana, pattugliano le acque della neonata zona Sar di Tripoli, sulle nostre coste non arrivano più gommoni e zattere improvvisate.
I gommoni usati fino a qualche mese fa, tutti made in Cina, comprati a migliaia con qualche dollaro investito dai trafficanti di carne umana, non sono resistenti. E allora gli scafisti hanno rispolverato i vecchi mezzi. Il barcone di legno che l'altro giorno, dopo essere passato per le acque maltesi, ha puntato l'Italia, secondo il quotidiano Malta Today, infatti, sembra essere un mezzo insolito: peschereccio a due piani, lungo poco più di 20 metri. Un mezzo che i trafficanti di persone sulla rotta libica non usavano da tempo e che forse è stato rispolverato proprio in risposta al blocco dei porti alle Ong, accusate di favorire indirettamente il traffico illegale di esseri umani.
Barche di legno erano già state usate in passato per trasportare migranti dalla Libia. Il più delle volte si trattava di navi sovraffollate e in pessime condizioni. Ma di certo più robuste dei gommoni cinesi usati per arrivare a poche miglia dalla costa di Tripoli, dove simulare un incidente e lanciare un Sos, quasi certi che qualche Ong sarebbe intervenuta.
Scene di questo tipo si sono ripetute a centinaia negli ultimi anni. Fino a quando non si sono mosse le Procure, svelando che c'erano contatti frequenti tra scafisti e volontari di Ong. Che i sistemi di segnalazione delle navi e i transponder venivano spenti. E che con molta probabilità gli accordi per i finti salvataggi venivano presi in anticipo e viaggiavano sui telefoni cellulari con qualche semplice sms. Senza questo giochetto i trafficanti avrebbero dovuto mollare la rotta.
E allora si sono riorganizzati: hanno messo da parte i gommoni da affondare davanti alle navi delle Ong e si sono procurati imbarcazioni più resistenti, con le quali ci sono più probabilità di raggiungere Lampedusa o Malta. In Calabria, ad esempio, l'altro giorno è approdato un veliero proveniente dalla Turchia con 75 curdi. E poi, ancora in Sicilia, a Noto, Siracusa, Vendicari, gli scafisti ucraini e georgiani continuano a fare affari d'oro. Ma in questo caso, come ricostruito più volte dalla Verità, vengono usati anche yacht di lusso o costose barche a vela da 14 metri. Il prezzo del traghettamento, ovviamente, è salato: si parte da 5.000 euro. Ma per i migranti, pur nella tragedia di essere vittime dei trafficanti, le probabilità di morire annegati sono calate significativamente.
Fabio Amendolara
La strategia coordinata passo passo ha lasciato senza parole Mattarella
La compattezza del governo sul fronte immigrazione produce risultati: la Francia e Malta ieri hanno accettato di farsi carico di 50 migranti ciascuno, dei 450 protagonisti dell'ultimo caso. Non solo: l'unità dell'esecutivo è l'antidoto agli interventi del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. L'armonia tra il premier Giuseppe Conte e i ministri, e soprattutto quella tra i ministri stessi, è condizione indispensabile per non soccombere alla «moral suasion» del capo dello Stato. Considerazione basata su quanto accaduto nel caso della Diciotti: quando Mattarella ha telefonato a Conte, tra i vari argomenti utilizzati dal capo dello Stato per convincere il premier a far attraccare la nave c'è stato anche quello del rischio che le polemiche nella maggioranza potessero acuirsi, mettendo a rischio la tenuta stessa dell'esecutivo. Tutti allineati e coperti, dunque: ieri il governo e i massimi esponenti di M5s e Lega hanno accuratamente evitato di lasciarsi andare a distinguo e sfumature sull'argomento, come gli screzi con il ministro della Difesa Elisabetta Trenta.
Del resto, Mattarella, stando a quanto trapela da fonti vicine al Colle, non ha alcuna smania di tornare a occuparsi in prima persona di vicende che sono di esclusiva competenza del governo. La sua attenzione è puntata sul rispetto di alcuni principi: in particolare, quello dell'autonomia della magistratura dal potere esecutivo. Decidere chi ammanettare e chi no, è compito solo e soltanto della magistratura, a meno che ovviamente non ci si trovi di fronte a una flagranza di reato. Mattarella quindi, salvo clamorosi imprevisti, non muoverà un dito rispetto a questa nuova emergenza. Gli altri paletti che il Colle, fin dal momento delle lunghissime consultazioni del dopo-elezioni, ha ripetuto costantemente ai leader della maggioranza, sono il rispetto dei vincoli di bilancio e dei trattati internazionali. Dunque, la telefonata di Mattarella a Conte per «chiedere informazioni sulla Diciotti» resterà la prima e l'ultima.
La strategia messa a punto ieri nel corso della telefonata tra il premier Giuseppe Conte e il ministro dell'Interno, Matteo Salvini, si è già rivelata vincente e verrà portata fino in fondo senza tentennamenti. Le opzioni per i migranti che si trovano a bordo della nave inglese di Frontex «Protector» (176) e della unità Monte Sperone della Guardia di Finanza (266) erano tre: la redistribuzione immediata dei migranti stessi in collaborazione con altri partner europei (perseguita, con successo); i contatti con Libia per il loro eventuale rientro sulle coste libiche, da dove sono partiti; la permanenza a bordo delle navi dove fare riconoscimenti ed esame delle richieste.
Come sanno benissimo sia Conte che Salvini, la seconda opzione era puramente teorica, e la terza inevitabilmente temporanea. Il vero obiettivo, dunque, è costringere i partner dell'Unione europea a tradurre in fatti concreti le numerose buone intenzioni manifestate nei recenti vertici internazionali. «Sull'immigrazione l'Italia non va lasciata sola!» hanno ripetuto in coro i leader di tutta Europa e i vertici delle istituzioni di Bruxelles nelle ultime settimane. La linea dura di Conte e Salvini ha prodotto già un primo importante risultato: «Francia e Malta», ha annunciato Conte ieri sera, «prenderanno rispettivamente 50 persone dei 450 migranti trasbordati sulle due navi militari. A breve arriveranno anche le adesioni di altri paesi europei. È il primo importante risultato ottenuto oggi, dopo una giornata di scambi telefonici che ho avuto con tutti i 27 leader europei. Ho ricordato loro», ha aggiunto Conte, «la logica e lo spirito di condivisione che sono contenuti nelle conclusioni del consiglio europeo di fine giugno e che prevedono il pieno coinvolgimento di tutti i paesi dell'Ue. È proprio rifacendomi a questi principi, che ho chiesto loro di farsi carico di una parte di questi migranti. Le stesse cose le ho ribadite anche nella lettera che, come annunciato, ho inviato al presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker e al presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, sollecitando una attuazione immediata delle conclusioni del Consiglio europeo».
Il Colle può spingere ma non obbligare il capo del governo ad aprire i porti
Porti chiusi: ma da chi? Il dibattito politico in questi giorni torridi sul fronte dell'immigrazione si concentra anche sulla complessa materia delle competenze dei vari ministri, del presidente del Consiglio e del presidente della Repubblica sugli attracchi delle navi nei porti e sugli sbarchi di chi si trova a bordo. Non sono pochi gli interrogativi sollevati da opinionisti e esponenti politici. Iniziamo da quello più attuale: il capo dello Stato, Sergio Mattarella, è rimasto nell'alveo delle sue prerogative istituzionali quando ha telefonato al premier Giuseppe Conte facendo sì che venisse consentito agli immigrati presenti sulla nave Diciotti di sbarcare a Trapani?
Da un punto di vista prettamente istituzionale, in realtà, quello di Mattarella non è stato un intervento vero e proprio. Il presidente della Repubblica, telefonando a Conte, ha esercitato nient'altro che la più classica delle «moral suasion». In sostanza, quello del capo dello Stato è stato un consiglio, un suggerimento, anzi come ha fatto sapere il Quirinale una «richiesta di informazioni». Ovvio: Mattarella, telefonando a Conte, ha fatto valere il proprio peso istituzionale, ma la decisione di fare attraccare la Diciotti è stata una scelta politica dell'esecutivo, non si è trattato di un atto formale del Quirinale.
In questi giorni, molti media hanno sottolineato che il capo dello Stato sarebbe intervenuto in quanto presidente del Consiglio supremo per la politica estera e la difesa, ed in questa veste in qualità di comandante delle Forze armate, poiché la Diciotti è una nave della Marina militare. Nulla di tutto questo: il presidente della Repubblica ha semplicemente fatto una telefonata, non ha convocato il Consiglio supremo, come invece lo stesso Mattarella fece lo scorso 5 ottobre 2017, quando convocò l'organismo mettendo all'ordine del giorno proprio il tema dell'immigrazione. Se Mattarella volesse intervenire formalmente su una vicenda come quella dell'immigrazione, potrebbe farlo attraverso un messaggio alle Camere, non certo con una telefonata.
I poteri e le competenze sul tema degli sbarchi delle navi sono affidati, principalmente, a due ministeri: quello dell'Interno e quello delle Infrastrutture e Trasporti, e non è un caso quindi che Matteo Salvini e Danilo Toninelli siano i protagonisti principali delle vicende di questi giorni. La facoltà di vietare l'accesso alle acque territoriali o ai porti italiani è stabilita dall'articolo 83 del Codice della navigazione, ed è sempre in capo al ministero delle Infrastrutture e dei trasporti. «Il ministro dei Trasporti e della navigazione», recita l'articolo, «può limitare o vietare il transito e la sosta di navi mercantili nel mare territoriale, per motivi di ordine pubblico, di sicurezza della navigazione e, di concerto con il ministro dell'Ambiente, per motivi di protezione dell'ambiente marino, determinando le zone alle quali il divieto si estende». Il primo caso, ovvero il divieto di accesso alle acque territoriali o a un porto italiano per motivi di ordine pubblico, è quello che ci interessa in questo caso, e chiama in causa il ministro dell'Interno. È accaduto alla fine dello scorso giugno per la Oper Arms, nave della Ong catalana Proactiva con 60 immigrati a bordo, quando Salvini scrisse a Toninelli evidenziando problematiche di ordine pubblico che a suo avviso richiedevano di vietare l'accesso ai porti italiani. Toninelli vietò alla Open Arms l'attracco in Italia, «in ragione della nota formale che mi arriva dal ministero dell'Interno e che adduce motivi di ordine pubblico». La nave andò in Spagna.
Per quel che riguarda poi le funzioni della Guardia costiera, il fatto che le Capitanerie di porto e la Guardia costiera stessa siano un corpo della Marina militare non deve indurre in errore facendo pensare che dipendano dal ministero della Difesa. «Il Corpo», si legge infatti sul sito della Marina, «dipende funzionalmente dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per i compiti attribuiti a tale dicastero in materia di navigazione e trasporto marittimo, vigilanza nei porti, demanio marittimo e sicurezza della navigazione. Svolge, altresì, compiti e funzioni nelle materie di competenza dei seguenti dicasteri: dell'Ambiente e della tutela del territorio e del mare; delle Politiche agricole alimentari e forestali; dell'Interno; dei Beni e le attività culturali». Tra le funzioni e le competenze della Guardia costiera ci sono anche la ricerca e soccorso in mare (Search and rescue); la sicurezza della navigazione, con controlli ispettivi sistematici su tutto il naviglio nazionale mercantile, da pesca e da diporto, attività di Port state control, anche sul naviglio mercantile estero che scala nei porti nazionali e attività di maritime security; il controllo dei flussi migratori clandestini, in concorso con il ministro dell'Interno.
I compiti del ministro degli Esteri, nel caso dell'immigrazione, riguarda i contatti con gli altri Stati e governi: ricordiamo che l'altro ieri, quando si è scatenando la nuova bufera per il barcone con 450 immigrati a bordo, è stata la Farnesina a chiarire che «la responsabilità del soccorso al barcone individuato in acque Sar maltesi spetta a Malta e lo sbarco dovrà avvenire in territorio maltese». Il coordinamento tra i ministeri e l'ultima parola nel caso di eventuali differenti valutazioni spetta naturalmente al presidente del Consiglio.
Carlo Tarallo
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Giuseppe Conte annuncia la vittoria italiana: «Anche altri Paesi sono disponibili all'accoglienza». In giornata il governo era stato compatto sui 450 africani salvati: «Gli Stati Ue facciano la propria parte, altrimenti nessuno scende».Arrestati due scafisti sulla Diciotti. La coppia di africani indagata dopo il caso della Vos Thalassa accusata di «favorire l'immigrazione clandestina». Intanto, con la stretta alle Ong, ci sono meno gommoni.La strategia coordinata passo passo ha lasciato senza parole Sergio Mattarella. Il Colle in silenzio e nessuno screzio tra i ministri: la strada scelta è quella giusta.Il Colle può spingere ma non obbligare il capo del governo ad aprire i porti. Mattarella nel caso Diciotti ha chiamato Conte: la decisione dello sbarco è stata politica. Le leggi fissano paletti al Quirinale.Lo speciale contiene quattro articoli.Italia chiama e l'Europa, stavolta, è costretta a rispondere. E questa volta è un «sì», frutto della linea dura mantenuta dal governo italiano, che ha tenuto il punto sulla chiusura dei porti in assenza di una condivisione dell'onere di accoglienza, principio stabilito nell'ultimo Consiglio europeo e ribadito dall'esecutivo sia al vertice Nato che alla riunione dei ministri dell'Interno Ue. «Francia e Malta prenderanno rispettivamente 50 dei 450 migranti trasbordati sulle due navi militari. A breve arriveranno anche le adesioni di altri Paesi europei». Giuseppe Conte esulta su Facebook alle 20 e allega al post la lettera inviata ieri ai capi di Stato e di governo e ai membri del Consiglio europeo. «È un risultato importante ottenuto dopo una giornata di scambi telefonici e scritti che ho avuto con tutti i 27 leader europei», ha rivendicato il premier, che chiude il post con queste parole: «Finalmente l'Italia inizia ad essere ascoltata davvero». Mentre Malta, in un primo momento, si era girata ancora una volta dall'altra parte, lasciando i migranti in mare. Donne e bambini che avevano bisogno di cure sono stati accompagnati a Lampedusa a bordo di motovedette della Guardia costiera italiana. «Motivi sanitari», hanno precisato le autorità. Gli altri 450 migranti, completato il trasbordo dal barcone di legno soccorso a largo di Linosa due giorni fa, sono sul pattugliatore Protector, inserito nel dispositivo Frontex, che ne ha presi 176, e sul Monte Sperone della Guardia di finanza, che ne ha tirati su 266. L'altro ieri sera, alla vista di tre motovedette della Guardia costiera e di uno dei pattugliatori della Guardia di finanza, il barcone della speranza si è fermato e alcuni migranti si sono tuffati in acqua. A quel punto è partita l'operazione salvataggio. Ma le due navi non hanno avuto l'autorizzazione a sbarcare fino all'annuncio di Conte. E ora che è arrivato il segnale dall'Europa, anche l'Italia, come scrive il premier nella missiva, prenderà la sua quota di migranti. Le tre alternative possibili, prima dell'ok Ue, erano queste: suddivisione tra i Paesi europei, ritorno in Libia o permanenza a bordo della navi che, così, si sarebbero trasformate in centri di identificazione ed espulsione su mare.«In Italia solo con mezzi legali». Altrimenti nisba: non si sbarca. Il ministro dell'Interno Matteo Salvini lo aveva detto subito a chiare lettere al premier nel corso di una telefonata. Il governo, su questo punto, si era mostrato compatto. Per Salvini nessun porto italiano era a disposizione dei migranti. «Occorre», aveva detto , «un atto di giustizia, rispetto e coraggio per contrastare i trafficanti e stimolare un intervento europeo», insistendo subito sull'opportunità che alle due navi venisse data indicazione di fare rotta nuovamente verso Malta o verso la Libia. E in ogni caso, aveva avvertito il ministro, per il barcone i porti italiani sono chiusi: «Abbiamo già dato, ci siamo capiti?». Stessa linea per il ministro dei Trasporti Danilo Toninelli: «Malta faccia subito il suo dovere e apra il porto». Una richiesta che si è trasformata poco dopo in una comunicazione ufficiale della Farnesina all'ambasciata maltese a Roma. Ma i maltesi hanno continuato a fare gli gnorri fino a ieri sera. E all'inizio avevano affidato la risposta all'ambasciatore Vanessa Frazier: «Rispettiamo le regole internazionali, come hanno sempre fatto altri Paesi europei». Una non risposta. Un portavoce del governo maltese citato dal quotidiano Times of Malta, invece, aveva detto che quando è stata segnalata la presenza della nave, era a circa 53 miglia nautiche da Lampedusa e a 110 miglia da Malta. Stando alla versione del governo maltese, le persone a bordo, contattate, avrebbero espresso l'intenzione di procedere verso Lampedusa. Ma i carteggi tra i due Stati dicono altro. Nella nota verbale che ricostruisce la dinamica della vicenda inviata dalla Farnesina all'ambasciata maltese a Roma l'area di soccorso era stata individuata a Malta: «Alle ore 04.25 di venerdì 13 luglio, il Maritime rescue coordination center italiano ha ricevuto una segnalazione su un'imbarcazione con circa 450 persone a bordo in area Sar maltese». Le autorità maltesi hanno poi comunicato l'assunzione del coordinamento delle operazioni di soccorso e l'invio in zona di un aereo che ha individuato l'imbarcazione alla deriva, senza inviare però alcun mezzo di soccorso. Per questo la Farnesina li ha bacchettati, ricordando che il porto di sbarco era da identificare in area maltese. Su questo il governo italiano è stato irremovibile. Anche perché, come dimostrano il successo di ieri con l'Ue e il calo di sbarchi da quando si è insediato il nuovo governo (27.000 in meno rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso), la linea dura paga. E quindi, per Salvini, non era il momento di mostrare debolezze. Da Palazzo Chigi è partita quindi la comunicazione ufficiale ai leader europei per sollecitare l'applicazione dei principi affermati nel corso dell'ultimo Consiglio Europeo. Secondo le attuali regole d'ingaggio delle navi in missione Ue, quali sono quelle di Frontex, non è possibile lo sbarco in Paesi terzi come la Libia. Centri regionali di sbarco in Paesi terzi sono invece una delle opzioni che sta valutando la Commissione Ue dopo il vertice. E alcuni contatti con Paesi stranieri lasciano ben sperare. Nel frattempo toccherà anche a loro prendersi una fetta di migranti.Fabio Amendolara<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem3" data-id="3" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/impedire-gli-sbarchi-alla-fine-paga-a-francia-e-malta-100-migranti-2586732313.html?rebelltitem=3#rebelltitem3" data-basename="arrestati-due-scafisti-sulla-diciotti" data-post-id="2586732313" data-published-at="1770310874" data-use-pagination="False"> Arrestati due scafisti sulla Diciotti «La Procura di Trapani ha confermato l'arresto di due immigrati sbarcati ieri dalla nave Diciotti per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina». Il vicepremier Matteo Salvini ha dato l'annunciato su Facebook ieri sera, in contemporanea con il premier Giuseppe Conte che dichiarava la disponibilità dei Paesi Ue a prendersi parte dei 450 migranti sul barcone respinto da Malta. È una svolta nella vicenda dei 67 salvati dalla Vos Thalassa, trasferiti su un'unità della Guardia costiera, due dei quali erano stati indagati dalla Procura di Trapani con il sospetto di essere proprio i due scafisti, e - forse - anche i responsabili del tentativo di ammutinamento, ancora tutto da dimostrare. Intanto ieri è emerso che, da quando l'Italia, con il giro di vite dell'esecutivo gialloblù, ha dichiarato guerra alle Ong e ha chiuso i porti, e da quando le motovedette libiche, con l'assistenza italiana, pattugliano le acque della neonata zona Sar di Tripoli, sulle nostre coste non arrivano più gommoni e zattere improvvisate. I gommoni usati fino a qualche mese fa, tutti made in Cina, comprati a migliaia con qualche dollaro investito dai trafficanti di carne umana, non sono resistenti. E allora gli scafisti hanno rispolverato i vecchi mezzi. Il barcone di legno che l'altro giorno, dopo essere passato per le acque maltesi, ha puntato l'Italia, secondo il quotidiano Malta Today, infatti, sembra essere un mezzo insolito: peschereccio a due piani, lungo poco più di 20 metri. Un mezzo che i trafficanti di persone sulla rotta libica non usavano da tempo e che forse è stato rispolverato proprio in risposta al blocco dei porti alle Ong, accusate di favorire indirettamente il traffico illegale di esseri umani. Barche di legno erano già state usate in passato per trasportare migranti dalla Libia. Il più delle volte si trattava di navi sovraffollate e in pessime condizioni. Ma di certo più robuste dei gommoni cinesi usati per arrivare a poche miglia dalla costa di Tripoli, dove simulare un incidente e lanciare un Sos, quasi certi che qualche Ong sarebbe intervenuta. Scene di questo tipo si sono ripetute a centinaia negli ultimi anni. Fino a quando non si sono mosse le Procure, svelando che c'erano contatti frequenti tra scafisti e volontari di Ong. Che i sistemi di segnalazione delle navi e i transponder venivano spenti. E che con molta probabilità gli accordi per i finti salvataggi venivano presi in anticipo e viaggiavano sui telefoni cellulari con qualche semplice sms. Senza questo giochetto i trafficanti avrebbero dovuto mollare la rotta. E allora si sono riorganizzati: hanno messo da parte i gommoni da affondare davanti alle navi delle Ong e si sono procurati imbarcazioni più resistenti, con le quali ci sono più probabilità di raggiungere Lampedusa o Malta. In Calabria, ad esempio, l'altro giorno è approdato un veliero proveniente dalla Turchia con 75 curdi. E poi, ancora in Sicilia, a Noto, Siracusa, Vendicari, gli scafisti ucraini e georgiani continuano a fare affari d'oro. Ma in questo caso, come ricostruito più volte dalla Verità, vengono usati anche yacht di lusso o costose barche a vela da 14 metri. Il prezzo del traghettamento, ovviamente, è salato: si parte da 5.000 euro. Ma per i migranti, pur nella tragedia di essere vittime dei trafficanti, le probabilità di morire annegati sono calate significativamente. Fabio Amendolara <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/impedire-gli-sbarchi-alla-fine-paga-a-francia-e-malta-100-migranti-2586732313.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="la-strategia-coordinata-passo-passo-ha-lasciato-senza-parole-mattarella" data-post-id="2586732313" data-published-at="1770310874" data-use-pagination="False"> La strategia coordinata passo passo ha lasciato senza parole Mattarella La compattezza del governo sul fronte immigrazione produce risultati: la Francia e Malta ieri hanno accettato di farsi carico di 50 migranti ciascuno, dei 450 protagonisti dell'ultimo caso. Non solo: l'unità dell'esecutivo è l'antidoto agli interventi del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. L'armonia tra il premier Giuseppe Conte e i ministri, e soprattutto quella tra i ministri stessi, è condizione indispensabile per non soccombere alla «moral suasion» del capo dello Stato. Considerazione basata su quanto accaduto nel caso della Diciotti: quando Mattarella ha telefonato a Conte, tra i vari argomenti utilizzati dal capo dello Stato per convincere il premier a far attraccare la nave c'è stato anche quello del rischio che le polemiche nella maggioranza potessero acuirsi, mettendo a rischio la tenuta stessa dell'esecutivo. Tutti allineati e coperti, dunque: ieri il governo e i massimi esponenti di M5s e Lega hanno accuratamente evitato di lasciarsi andare a distinguo e sfumature sull'argomento, come gli screzi con il ministro della Difesa Elisabetta Trenta. Del resto, Mattarella, stando a quanto trapela da fonti vicine al Colle, non ha alcuna smania di tornare a occuparsi in prima persona di vicende che sono di esclusiva competenza del governo. La sua attenzione è puntata sul rispetto di alcuni principi: in particolare, quello dell'autonomia della magistratura dal potere esecutivo. Decidere chi ammanettare e chi no, è compito solo e soltanto della magistratura, a meno che ovviamente non ci si trovi di fronte a una flagranza di reato. Mattarella quindi, salvo clamorosi imprevisti, non muoverà un dito rispetto a questa nuova emergenza. Gli altri paletti che il Colle, fin dal momento delle lunghissime consultazioni del dopo-elezioni, ha ripetuto costantemente ai leader della maggioranza, sono il rispetto dei vincoli di bilancio e dei trattati internazionali. Dunque, la telefonata di Mattarella a Conte per «chiedere informazioni sulla Diciotti» resterà la prima e l'ultima. La strategia messa a punto ieri nel corso della telefonata tra il premier Giuseppe Conte e il ministro dell'Interno, Matteo Salvini, si è già rivelata vincente e verrà portata fino in fondo senza tentennamenti. Le opzioni per i migranti che si trovano a bordo della nave inglese di Frontex «Protector» (176) e della unità Monte Sperone della Guardia di Finanza (266) erano tre: la redistribuzione immediata dei migranti stessi in collaborazione con altri partner europei (perseguita, con successo); i contatti con Libia per il loro eventuale rientro sulle coste libiche, da dove sono partiti; la permanenza a bordo delle navi dove fare riconoscimenti ed esame delle richieste. Come sanno benissimo sia Conte che Salvini, la seconda opzione era puramente teorica, e la terza inevitabilmente temporanea. Il vero obiettivo, dunque, è costringere i partner dell'Unione europea a tradurre in fatti concreti le numerose buone intenzioni manifestate nei recenti vertici internazionali. «Sull'immigrazione l'Italia non va lasciata sola!» hanno ripetuto in coro i leader di tutta Europa e i vertici delle istituzioni di Bruxelles nelle ultime settimane. La linea dura di Conte e Salvini ha prodotto già un primo importante risultato: «Francia e Malta», ha annunciato Conte ieri sera, «prenderanno rispettivamente 50 persone dei 450 migranti trasbordati sulle due navi militari. A breve arriveranno anche le adesioni di altri paesi europei. È il primo importante risultato ottenuto oggi, dopo una giornata di scambi telefonici che ho avuto con tutti i 27 leader europei. Ho ricordato loro», ha aggiunto Conte, «la logica e lo spirito di condivisione che sono contenuti nelle conclusioni del consiglio europeo di fine giugno e che prevedono il pieno coinvolgimento di tutti i paesi dell'Ue. È proprio rifacendomi a questi principi, che ho chiesto loro di farsi carico di una parte di questi migranti. Le stesse cose le ho ribadite anche nella lettera che, come annunciato, ho inviato al presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker e al presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, sollecitando una attuazione immediata delle conclusioni del Consiglio europeo». <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/impedire-gli-sbarchi-alla-fine-paga-a-francia-e-malta-100-migranti-2586732313.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="il-colle-puo-spingere-ma-non-obbligare-il-capo-del-governo-ad-aprire-i-porti" data-post-id="2586732313" data-published-at="1770310874" data-use-pagination="False"> Il Colle può spingere ma non obbligare il capo del governo ad aprire i porti Porti chiusi: ma da chi? Il dibattito politico in questi giorni torridi sul fronte dell'immigrazione si concentra anche sulla complessa materia delle competenze dei vari ministri, del presidente del Consiglio e del presidente della Repubblica sugli attracchi delle navi nei porti e sugli sbarchi di chi si trova a bordo. Non sono pochi gli interrogativi sollevati da opinionisti e esponenti politici. Iniziamo da quello più attuale: il capo dello Stato, Sergio Mattarella, è rimasto nell'alveo delle sue prerogative istituzionali quando ha telefonato al premier Giuseppe Conte facendo sì che venisse consentito agli immigrati presenti sulla nave Diciotti di sbarcare a Trapani? Da un punto di vista prettamente istituzionale, in realtà, quello di Mattarella non è stato un intervento vero e proprio. Il presidente della Repubblica, telefonando a Conte, ha esercitato nient'altro che la più classica delle «moral suasion». In sostanza, quello del capo dello Stato è stato un consiglio, un suggerimento, anzi come ha fatto sapere il Quirinale una «richiesta di informazioni». Ovvio: Mattarella, telefonando a Conte, ha fatto valere il proprio peso istituzionale, ma la decisione di fare attraccare la Diciotti è stata una scelta politica dell'esecutivo, non si è trattato di un atto formale del Quirinale. In questi giorni, molti media hanno sottolineato che il capo dello Stato sarebbe intervenuto in quanto presidente del Consiglio supremo per la politica estera e la difesa, ed in questa veste in qualità di comandante delle Forze armate, poiché la Diciotti è una nave della Marina militare. Nulla di tutto questo: il presidente della Repubblica ha semplicemente fatto una telefonata, non ha convocato il Consiglio supremo, come invece lo stesso Mattarella fece lo scorso 5 ottobre 2017, quando convocò l'organismo mettendo all'ordine del giorno proprio il tema dell'immigrazione. Se Mattarella volesse intervenire formalmente su una vicenda come quella dell'immigrazione, potrebbe farlo attraverso un messaggio alle Camere, non certo con una telefonata. I poteri e le competenze sul tema degli sbarchi delle navi sono affidati, principalmente, a due ministeri: quello dell'Interno e quello delle Infrastrutture e Trasporti, e non è un caso quindi che Matteo Salvini e Danilo Toninelli siano i protagonisti principali delle vicende di questi giorni. La facoltà di vietare l'accesso alle acque territoriali o ai porti italiani è stabilita dall'articolo 83 del Codice della navigazione, ed è sempre in capo al ministero delle Infrastrutture e dei trasporti. «Il ministro dei Trasporti e della navigazione», recita l'articolo, «può limitare o vietare il transito e la sosta di navi mercantili nel mare territoriale, per motivi di ordine pubblico, di sicurezza della navigazione e, di concerto con il ministro dell'Ambiente, per motivi di protezione dell'ambiente marino, determinando le zone alle quali il divieto si estende». Il primo caso, ovvero il divieto di accesso alle acque territoriali o a un porto italiano per motivi di ordine pubblico, è quello che ci interessa in questo caso, e chiama in causa il ministro dell'Interno. È accaduto alla fine dello scorso giugno per la Oper Arms, nave della Ong catalana Proactiva con 60 immigrati a bordo, quando Salvini scrisse a Toninelli evidenziando problematiche di ordine pubblico che a suo avviso richiedevano di vietare l'accesso ai porti italiani. Toninelli vietò alla Open Arms l'attracco in Italia, «in ragione della nota formale che mi arriva dal ministero dell'Interno e che adduce motivi di ordine pubblico». La nave andò in Spagna. Per quel che riguarda poi le funzioni della Guardia costiera, il fatto che le Capitanerie di porto e la Guardia costiera stessa siano un corpo della Marina militare non deve indurre in errore facendo pensare che dipendano dal ministero della Difesa. «Il Corpo», si legge infatti sul sito della Marina, «dipende funzionalmente dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per i compiti attribuiti a tale dicastero in materia di navigazione e trasporto marittimo, vigilanza nei porti, demanio marittimo e sicurezza della navigazione. Svolge, altresì, compiti e funzioni nelle materie di competenza dei seguenti dicasteri: dell'Ambiente e della tutela del territorio e del mare; delle Politiche agricole alimentari e forestali; dell'Interno; dei Beni e le attività culturali». Tra le funzioni e le competenze della Guardia costiera ci sono anche la ricerca e soccorso in mare (Search and rescue); la sicurezza della navigazione, con controlli ispettivi sistematici su tutto il naviglio nazionale mercantile, da pesca e da diporto, attività di Port state control, anche sul naviglio mercantile estero che scala nei porti nazionali e attività di maritime security; il controllo dei flussi migratori clandestini, in concorso con il ministro dell'Interno. I compiti del ministro degli Esteri, nel caso dell'immigrazione, riguarda i contatti con gli altri Stati e governi: ricordiamo che l'altro ieri, quando si è scatenando la nuova bufera per il barcone con 450 immigrati a bordo, è stata la Farnesina a chiarire che «la responsabilità del soccorso al barcone individuato in acque Sar maltesi spetta a Malta e lo sbarco dovrà avvenire in territorio maltese». Il coordinamento tra i ministeri e l'ultima parola nel caso di eventuali differenti valutazioni spetta naturalmente al presidente del Consiglio.Carlo Tarallo
Ansa
Secondo Marco Femminella e Danila Solinas, gli avvocati dei Trevallion che avevano depositato la segnalazione all’Ordine professionale degli assistenti sociali e all’Ente regionale competente per il servizio del Comune di Palmoli, in provincia di Chieti, «la professionista non avrebbe mantenuto la necessaria equidistanza richiesta dal ruolo, mostrando un atteggiamento pregiudizievole nei confronti della famiglia, soprattutto nella fase successiva al trasferimento dei bambini deciso dall’autorità giudiziaria», lo scorso 20 novembre.
Contestazione rispedita al mittente in tempi record e con poche righe di motivazione: «Non ravvisiamo le contestazioni avanzate, l’operato dell’assistente sociale è stato corretto in ogni sua forma», hanno scritto i funzionari dell’Ente d’ambito sociale di Monteodorisio, organismo sovracomunale che gestisce i servizi sociali su più territori. Manca ancora la risposta dell’Ordine professionale degli assistenti sociali, ma la valutazione amministrativa, non giudiziaria, è già un pessimo segnale.
Nel documento del 29 gennaio, i legali di Nathan Trevallion e Catherine Birmingham contestavano anche la limitatezza dei contatti tra D’Angelo, i genitori e i minori. L’assistente sociale si sarebbe mostrata «ostile» e «avrebbe interpretato le proprie mansioni con negligenza», rilasciando pure eccessive interviste. «Un’esposizione che rischierebbe di minare la neutralità e la riservatezza che l’incarico imporrebbe», evidenziavano gli avvocati.
Per l’Ente, invece, non sarà avviata alcuna azione disciplinare, D’Angelo continua nel suo lavoro senza cambiamenti. Nell’ultima relazione che ha redatto assieme agli operatori della casa famiglia a Vasto conferma che la madre dei bambini è «oppositiva e riluttante a condividere regole diverse dalle proprie». I conflitti con Catherine proseguono, rendendo ancora più complicata la situazione. Eppure, gli specialisti della Neuropsichiatria infantile della Asl Lanciano Vasto Chieti si sono espressi favorevolmente al rientro in famiglia dei minori.
Nella relazione, firmata da un’équipe multidisciplinare, i medici scrivono: «È indispensabile favorire e ripristinare una consuetudine affettiva, attraverso la garanzia di continuità dei legami familiari, al fine di estinguere i comportamenti di disagio evidenziati dai bambini, nell’ottica di una necessaria condivisione con la famiglia degli obiettivi didattici, di adattamento alla collettività tra pari e di scelte per il benessere dei minori».
Il documento bene evidenzia come la separazione stia producendo più danni che benefici, quando invece è dimostrata la capacità genitoriale dei Trevallion: «L’interazione con i genitori risulta validata e questi rappresentano per loro un valido riferimento emotivo».
Anche l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, Marina Terragni, ha espresso preoccupazione per la salute psicologica ed emotiva dei tre bambini ospiti da oltre due mesi nella casa famiglia di Vasto e provati dal trauma dell’allontanamento e della rottura del nucleo familiare. «La perizia indipendente realizzata dall’équipe di psichiatri della Asl Lanciano Vasto Chieti conferma, infatti, lo stato di disagio e sofferenza dei minori segnalato dalla madre Catherine Trevallion», dichiara Terragni.
L’auspicio del Garante, «è che in sede giudiziaria si tenga nel debito conto questa valutazione, conformando anche i tempi del procedimento al superiore diritto alla salute psicologica dei tre bambini». Terragni sottolinea come il caso di Palmoli non sia «l’unico né probabilmente quello maggiormente problematico tra i molti casi di allontanamento di minori che vengono portati ogni giorno alla nostra attenzione, ma ha il merito di avere acceso i riflettori su un sistema che necessita riflessione e anche cambiamenti, laddove necessari».
La sua conclusione è che «al momento basterebbe fare riferimento alla normativa vigente, cosa che purtroppo non sempre avviene. Proprio per questo scopo abbiamo voluto fare il punto con il nostro recente documento Prelevamento dei minori. Facciamo il punto, dedicato al tema». Sui tempi lunghi è intervenuto il sindaco di Palmoli, Giuseppe Masciulli. «I bambini sono nella casa protetta dal 20 novembre. Vogliamo capire se ci sono stati progressi. I cittadini hanno il diritto di sapere», ha detto. Per il Comune, è anche una spesa gravosa considerato che il collocamento costa 244 euro al giorno.
Intanto è cambiata la guida del Tribunale per i minorenni dell’Aquila. Il Consiglio superiore della magistratura ha nominato come nuovo presidente Nicoletta Orlando, ex deputata del Pci-Pds. Sostituirà Cecilia Angrisano, che aveva firmato l’ordinanza dell’11 novembre con cui era stata sospesa la responsabilità genitoriale alla coppia disponendo il trasferimento dei bambini a Vasto.
Ieri è arrivata la sorella psicologa di Catherine che si augura una soluzione positiva, anche un possibile rientro in Australia.
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Bill Clinton e Jeffrey Epstein (Ansa)
Dai documenti declassificati spuntano però altri orrori: secondo i documenti rilasciati dal Doj, Epstein sarebbe stato implicato anche in un folle progetto di eugenetica, costringendo vittime minorenni a portare in grembo suoi figli attraverso maternità surrogata per creare un «pool genetico superiore», così riferisce una presunta vittima in un diario straziante in cui si lamenta di essere stata una «incubatrice umana» per Jeffrey Epstein e Ghislaine Maxwell. I due avrebbero sottratto alla donna la sua neonata pochi minuti dopo il parto. Già nel 2019 il New York Times aveva raccontato che Epstein pianificava di utilizzare la sua tenuta fuori Santa Fe per «ingravidare» le sue vittime, «20 alla volta», nel tentativo di «inseminare la razza umana con il suo Dna».
Dai file desecretati oggi emerge anche che Jeffrey Epstein è stato contattato nel 2018 dal bio-hacker Bryan Bishop per finanziare segretamente la creazione del primo bambino geneticamente modificato, o addirittura clonato, entro 5 anni. Esperimenti preliminari (test e modificazioni embrionali) erano già in corso in un laboratorio in Ucraina. Bishop chiedeva 1,7 milioni di dollari all’anno per un massimo di 5 anni per un totale di 9,5 milioni, oltre a un ulteriore milione per la configurazione del laboratorio, garantendo il totale anonimato degli investitori: in caso contrario, il bambino sarebbe stato visto dai media come un «mostro» o un «fenomeno da baraccone». «Abbiamo una serie di domande su quanto fai sul serio», scriveva Bishop a Epstein nel luglio 2018, «la maggior parte di queste domande riguarda i tuoi requisiti di segretezza e privacy, il rischio reputazionale e anche qualsiasi coinvolgimento finanziario». Il faccendiere non aveva fretta, «no rush», ma rispondeva a Bishop di non aver problemi a investire, «il problema è soltanto se vedono che dietro ci sia io».
Non soltanto lui, a dire il vero: una delle parti più interessanti dei file riguarda le relazioni di Epstein con il mondo della scienza. Anche se ci sono poche prove che il suo programma transumanista sia andato avanti, scienziati di spicco, tra cui Stephen Hawking, hanno partecipato regolarmente a cene, pranzi e conferenze tenute da Epstein. «Tutti si sono domandati se questi scienziati fossero più interessati alle sue opinioni o ai suoi soldi», ha dichiarato l'avvocato Alan Dershowitz, che ha difeso Epstein nel 2008. Fatto sta che la cerchia del faccendiere includeva pezzi grossi della comunità scientifica: il pioniere della genomica e della biologia sintetica George Church, Murray Gell-Mann, il biologo evoluzionista Stephen Jay Gould, il neurologo Oliver Sacks e il premio Nobel per la fisica Frank Wilczek.
Epstein ha anche generosamente finanziato l’università di Harvard con 6,5 milioni di dollari, ma il prestigioso ateneo si è rifiutato di restituire i soldi nonostante il regolamento preveda di rifiutare i contributi dei donatori che hanno guadagnato i propri soldi in modo immorale. L’arma del faccendiere, insomma, era la corruzione attraverso sesso e soldi: nessun esponente dell’élite progressista sembra essere sfuggito alla sua rete d’influenza.
Continuano nel frattempo le reazioni dopo le dimissioni a catena degli ex amici di Epstein, a cominciare da Lord Peter Mandelson, laburista: «Ha mentito ripetutamente al mio staff, mi pento di averlo nominato», ha dichiarato il premier britannico Keir Starmer che, sotto gli attacchi della leader dell’opposizione conservatrice Kemi Badenoch, ha dovuto riconoscere formalmente di essere stato a conoscenza dei rapporti tra Epstein e Mandelson. Anche Bill Gates, minimizzando l’entità delle relazioni con il faccendiere, ha ammesso in un’intervista di essere stato «sciocco» e di essersi pentito di averlo mai conosciuto, pur liquidando come «falsa» l’email mandata da Epstein a sé stesso, in cui il faccendiere si rivolgeva a Gates: «Mi implori di cancellare le email sulla tua malattia sessualmente trasmissibile, sulla tua richiesta che io ti fornisca antibiotici che puoi dare di nascosto a Melinda e sulla descrizione del tuo pene». «Non sono mai andato all’Isola, non ho mai incontrato donne», si è difeso Gates. Sarà, ma la ex moglie Melinda French Gates ha esortato l’ex marito Bill a «rispondere del suo comportamento» aggiungendo che «nessuna ragazza dovrebbe mai essere messa in una situazione del genere». «Le domande in sospeso sono per il mio ex marito, non per me», ha aggiunto, esprimendo «un’enorme tristezza «per le vittime dei crimini del defunto finanziere.
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Il volto dell'angelo con le fattezze di Giorgia Meloni rimosso dall'affresco di San Lorenzo in Lucina (Ansa)
Considerando che per pulire gli obbrobri dei writer dalle pareti dei palazzi passano anni, a stupire sono la rudezza del gesto e la fretta. Scoperta venerdì, la somiglianza dell’angelo che regge una pergamena dell’Italia era stata oggetto nell’ordine: del consueto malpancismo dell’opposizione, del sorriso divertito della modella involontaria, della promessa di sopralluogo della Soprintendenza, necessario nel caso di beni artistici. E infine della decisione del Rettore del Pantheon e della basilica romana, monsignor Daniele Micheletti, di pianificare un’approfondita verifica. Quest’ultima è durata tre minuti. Come se si dovesse far fronte a un allarme sociale per lo sfregio alla Vergine delle Rocce o il profilo pittato fosse quello di Giordano Bruno o della Papessa Giovanna.
La faccenda è inutilmente in evoluzione, l’architetto Cino Zucchi ha rivelato su Instagram di avere trovato il profilo originale pre-restauro nell’account di «Roma Aeterna» e sarebbe diverso, ma con le bufale digitali vatti a fidare. Prima di toccare l’affresco di solito è necessaria una perizia ufficiale con un rigoroso iter istituzionale. In questo caso no, via con la cara procedura Stalin, che cancellava dalle foto i gerarchi caduti in disgrazia. «Ho coperto quel volto perché me lo ha chiesto il Vaticano», ha allargato le braccia Valentinetti. In effetti le pressioni sono state micidiali.
Ha cominciato il cardinal Baldo Reina: «Provo profonda amarezza, le immagini di arte sacra non possono essere oggetto di utilizzi impropri o di strumentalizzazioni, essendo destinate esclusivamente a sostenere la vita liturgica e la preghiera personale e comunitaria». Ha continuato padre Giulio Albanese, responsabile della comunicazione del Vicariato di Roma: «L’originale era diverso, tutto ciò è imbarazzante». Così monsignor Micheletti, che adesso rischia il posto, guardacaso solo ieri si è accorto che «l’opera presentava fisionomie non conformi all’iconografia originale e al contesto sacro». E ha ordinato l’imbiancata.
L’ha fatto togliere di torno e buonanotte, occhio non vede cuore non duole. Soprattutto quello della fazione turbo-progressista del cattolicesimo in ambasce, dal cardinal Matteo Zuppi ad Andrea Riccardi della comunità Sant’Egidio, dalle Caritas alla galassia cattodem già sul piede di guerra e solitamente poco dotata di ironia. Eppure proprio la Chiesa dovrebbe avere metabolizzato quelle che chiama «contaminazioni», cominciate quando Leonardo Da Vinci nel Cenacolo diede a Giuda il volto dell’abate domenicano che lo stava sfrattando da Santa Maria delle Grazie per la lentezza nell’avanzamento (capo)lavori.
Quanto all’indignazione del cardinal Reina per l’«uso improprio delle immagini di arte sacra», sarebbe interessante sapere perché non è rimasto egualmente scosso quando nella cattedrale di Terni è comparso un enorme affresco omoerotico con gruppi laocoontici di corpi intrecciati e con l’allora vescovo Vincenzo Paglia raffigurato felicemente con lo zucchetto episcopale nella «Resurrezione genderfluid». O peggio quando si scoprì che il crocifisso della cappella dell’ospedale Papa Giovanni di Bergamo aveva il volto di Claudio Galimberti, capo ultrà dell’Atalanta, pregiudicato con record di daspo. L’artista Andrea Mastrovito ha sempre rivendicato la burla. Da un decennio, il paziente che si raccoglie in preghiera prima di un intervento chirurgico salvavita, non prega Gesù ma il Bocia. Non risultano note vibranti della Santa Sede.
Accortasi che l’affresco in San Lorenzo in Lucina è diventato la lavagna della Terza C, la Soprintendente di Roma, Daniela Porro, in accordo con il ministero della Cultura ha fatto sapere agli zelanti sacerdoti che «alla luce della cancellazione del volto della decorazione, per qualsiasi intervento di ripristino è necessaria una richiesta di autorizzazione non solo al Vicariato ma al Fondo edifici di culto del ministero dell’Interno, proprietario dell’immobile, con accluso bozzetto». Così, per evitare che compaia il profilo di Ilaria Salis, sul quale nessuno avrebbe nulla da ridire.
Come spesso accade i più delusi sono i fedeli, che domenica hanno affollato la chiesa come non accadeva da anni anche per via di quel cherubino dall’aspetto tanto famigliare. Monsignor Micheletti ha dovuto ammettere: «È stata un’autentica processione, ma venivano per vederlo e non per pregare». Dovrebbe essere contento, visto che le vie del Signore sono infinite.
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