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2018-09-12
Il taglio Irpef mette d’accordo Tria e la Lega
Ansa
L'obiettivo della Lega sembra quello di trovare dentro la propria compagine una sorta di investor relator. Come le grandi aziende hanno un manager responsabile di comunicare il business, così il Carroccio comincia a capire che sui temi economici meno si parla meglio è. E comunque anche quel meno deve essere condiviso, pesato e tarato. Al momento spetta ad Alberto Bagnai la delega alla comunicazione economica. Vedremo se nelle prossime settimane qualcosa cambierà nella logistica ma la sostanza è questa. Confermata dal fatto che il ministro dell'Economia, Giovanni Tria, e i vertici del Carroccio sembrano avere raggiunto un punto di equilibrio su tutti questi temi. Non tanto perché il titolare del Mef ieri ha tenuto a dirlo espressamente (di solito tali affermazioni sono sintomo del contrario) ma perché i paletti messi dal professore della Sapienza sembrano delineare anche i sentieri tracciati a grandi linee durante la consueta riunione leghista. Alla summit convocata da Matteo Salvini, hanno partecipato oltre a Bagnai, Giancarlo Giorgetti, Claudio Borghi, Armando Siri, Massimo Bitonci, Massimo Garavaglia, Alberto Brambilla, Lorenzo Fontana, Giulio Centemero, Dario Galli e i capigruppo Massimiliano Romeo e Riccardo Molinari. Una folta plancia di comando che non ha ancora partorito un documento ma ha comunque fatto presente di voler lavorare per il diritto alla pensione, la pace fiscale, il condono e relativa chiusura con Equitalia. E, per concludere, la flat tax.
Su quest'ultimo tassello per un po' di settimane si giocherà su un probabile misunderstanding. La Lega sembra disposta a porre l'obiettivo della tassa unica molto più in là nel tempo in cambio di una riforma delle imposte per le Partite Iva e una rimodulazione verso il basso dell'Irpef. In pratica un taglio delle tasse per i professionisti e una revisione per i lavoratori dipendenti. Più o meno quello che ieri Tria ha spiegato con qualche dettaglio in più.
«Bisogna trovare gli spazi in modo molto graduale per una partenza di un primo accorpamento e una prima riduzione delle aliquote sui redditi familiari», ha detto il ministro alla Summer School di Confartigianato. «Bisogna vedere le compatibilità di bilancio ma sono molto favorevole a partire la revisione in modo molto graduale. Oggi«, ha detto inoltre, «c'è una complessità di aliquote, aliquote alte, e una massa di tax expenditures. Non si capisce mai chi vince e chi perde. La flat fax va finanziata con le tax expenditures ma è un processo complesso e richiede tempo». Gli ha subito fatto eco il viceministro all'Economia, Massimo Garavaglia, spostando l'agenda almeno all'anno prossimo. «Si pensa di introdurre», ha detto, «una dual tax Ires, al 24% per quello che tiri fuori e al 15% strutturale su quello che resta dentro l'azienda. L'idea è quella di garantire un incentivo ad assumere personale e a capitalizzare». Si tratterebbe di una modifica fiscale «strutturale in modo che ogni anno non sia necessario andare a vedere se ci sono agevolazioni, ammortamenti, incentivi».
In pratica, l'enorme massa di agevolazioni fiscali già dal 2019 comincerà a essere ridotto. Cioè saliranno gli imponibili e scenderà l'aliquota fino a raggiungere un punto di equilibrio che dovrebbe sulla carta consentire di passare alla tassa piatta. Farlo è tutt'altra cosa. Soprattutto in una Paese statalista come il nostro che rifiuta di tagliare la spesa corrente e fare ottimizzazione dei costi. Ecco perché è facile immaginare che il governo voglia spingere l'acceleratore sui liberi professionisti. Un bacino di voti ignorato negli ultimi 15 anni e che può essere terreno di conquista della Lega. «Vogliamo ampliare il regime dei minimi, ma evitando l'effetto schiacciamento e che le aziende non crescano e restino sotto i 65.000 euro», ha aggiunto Garavaglia. La proposta prevede l'allargamento della platea dei destinatari del regime forfettario del 15%, portando la soglia dei ricavi per accedervi da 30.000 a 65.000 euro. «Si penserebbe poi al 20% per la parte di ricavi compresa tra 65.000 e 100.000 euro», ha concluso il viceministro del Carroccio facendo capire che le misure dovrebbero essere più o meno tutte a saldo zero. D'altronde c'è già da sterilizzare l'aumento dell'Iva e l'obiettivo, ribadito ieri da Tria, di «iniziare a ridurre il rapporto debito/Pil e non avere un peggioramento strutturale del bilancio» è condiviso anche dagli altri componenti dell'esecutivo. In sostanza, per il 2019 c'è da spettarsi una correzione del debito non superiore allo 0,1%.
C'è infine un tema sul quale lo stesso Tria si è speso allineandosi alla Lega: quello delle infrastrutture. «Personalmente», ha detto in un altro passaggio del summit replicando a chi gli chiedeva di Tav e Tap, «spero che si facciano, che il problema si sblocchi, che ci sia una soluzione, anche perché si tratta di grandi collegamenti internazionali». Ieri più o meno in contemporanea il ministro delle Infrastrutture M5s, Danilo Toninelli, è tornato invece a ribadire: «Riguardo al progetto dell'alta velocità Torino-Lione così come le altre maggiori opere figlie della legge Obiettivo stiamo procedendo ad una attenta e oggettiva analisi costi-benefici per valutare effetti sociali, ambientali ed economici e vedere quanto e se i costi superino i benefici». La distanza dei 5 stelle con il ministro più mattarelliano sta diventando sempre più marcata.
«Allargare la platea dei “minimi”». Il Carroccio punta sulle partite Iva
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Dal summit economico del partito esce rafforzata la rotta principale: la rivoluzione fiscale. Per cominciare, però, si punta sull'alleggerimento delle imposte a dipendenti e liberi professionisti. Una linea prudente sposata anche da via XX settembre.Il viceministro Massimo Garavaglia promette: «Il prelievo al 15% esteso fino ai 65.000 euro».Lo speciale contiene due articoli.L'obiettivo della Lega sembra quello di trovare dentro la propria compagine una sorta di investor relator. Come le grandi aziende hanno un manager responsabile di comunicare il business, così il Carroccio comincia a capire che sui temi economici meno si parla meglio è. E comunque anche quel meno deve essere condiviso, pesato e tarato. Al momento spetta ad Alberto Bagnai la delega alla comunicazione economica. Vedremo se nelle prossime settimane qualcosa cambierà nella logistica ma la sostanza è questa. Confermata dal fatto che il ministro dell'Economia, Giovanni Tria, e i vertici del Carroccio sembrano avere raggiunto un punto di equilibrio su tutti questi temi. Non tanto perché il titolare del Mef ieri ha tenuto a dirlo espressamente (di solito tali affermazioni sono sintomo del contrario) ma perché i paletti messi dal professore della Sapienza sembrano delineare anche i sentieri tracciati a grandi linee durante la consueta riunione leghista. Alla summit convocata da Matteo Salvini, hanno partecipato oltre a Bagnai, Giancarlo Giorgetti, Claudio Borghi, Armando Siri, Massimo Bitonci, Massimo Garavaglia, Alberto Brambilla, Lorenzo Fontana, Giulio Centemero, Dario Galli e i capigruppo Massimiliano Romeo e Riccardo Molinari. Una folta plancia di comando che non ha ancora partorito un documento ma ha comunque fatto presente di voler lavorare per il diritto alla pensione, la pace fiscale, il condono e relativa chiusura con Equitalia. E, per concludere, la flat tax. Su quest'ultimo tassello per un po' di settimane si giocherà su un probabile misunderstanding. La Lega sembra disposta a porre l'obiettivo della tassa unica molto più in là nel tempo in cambio di una riforma delle imposte per le Partite Iva e una rimodulazione verso il basso dell'Irpef. In pratica un taglio delle tasse per i professionisti e una revisione per i lavoratori dipendenti. Più o meno quello che ieri Tria ha spiegato con qualche dettaglio in più.«Bisogna trovare gli spazi in modo molto graduale per una partenza di un primo accorpamento e una prima riduzione delle aliquote sui redditi familiari», ha detto il ministro alla Summer School di Confartigianato. «Bisogna vedere le compatibilità di bilancio ma sono molto favorevole a partire la revisione in modo molto graduale. Oggi«, ha detto inoltre, «c'è una complessità di aliquote, aliquote alte, e una massa di tax expenditures. Non si capisce mai chi vince e chi perde. La flat fax va finanziata con le tax expenditures ma è un processo complesso e richiede tempo». Gli ha subito fatto eco il viceministro all'Economia, Massimo Garavaglia, spostando l'agenda almeno all'anno prossimo. «Si pensa di introdurre», ha detto, «una dual tax Ires, al 24% per quello che tiri fuori e al 15% strutturale su quello che resta dentro l'azienda. L'idea è quella di garantire un incentivo ad assumere personale e a capitalizzare». Si tratterebbe di una modifica fiscale «strutturale in modo che ogni anno non sia necessario andare a vedere se ci sono agevolazioni, ammortamenti, incentivi». In pratica, l'enorme massa di agevolazioni fiscali già dal 2019 comincerà a essere ridotto. Cioè saliranno gli imponibili e scenderà l'aliquota fino a raggiungere un punto di equilibrio che dovrebbe sulla carta consentire di passare alla tassa piatta. Farlo è tutt'altra cosa. Soprattutto in una Paese statalista come il nostro che rifiuta di tagliare la spesa corrente e fare ottimizzazione dei costi. Ecco perché è facile immaginare che il governo voglia spingere l'acceleratore sui liberi professionisti. Un bacino di voti ignorato negli ultimi 15 anni e che può essere terreno di conquista della Lega. «Vogliamo ampliare il regime dei minimi, ma evitando l'effetto schiacciamento e che le aziende non crescano e restino sotto i 65.000 euro», ha aggiunto Garavaglia. La proposta prevede l'allargamento della platea dei destinatari del regime forfettario del 15%, portando la soglia dei ricavi per accedervi da 30.000 a 65.000 euro. «Si penserebbe poi al 20% per la parte di ricavi compresa tra 65.000 e 100.000 euro», ha concluso il viceministro del Carroccio facendo capire che le misure dovrebbero essere più o meno tutte a saldo zero. D'altronde c'è già da sterilizzare l'aumento dell'Iva e l'obiettivo, ribadito ieri da Tria, di «iniziare a ridurre il rapporto debito/Pil e non avere un peggioramento strutturale del bilancio» è condiviso anche dagli altri componenti dell'esecutivo. In sostanza, per il 2019 c'è da spettarsi una correzione del debito non superiore allo 0,1%.C'è infine un tema sul quale lo stesso Tria si è speso allineandosi alla Lega: quello delle infrastrutture. «Personalmente», ha detto in un altro passaggio del summit replicando a chi gli chiedeva di Tav e Tap, «spero che si facciano, che il problema si sblocchi, che ci sia una soluzione, anche perché si tratta di grandi collegamenti internazionali». Ieri più o meno in contemporanea il ministro delle Infrastrutture M5s, Danilo Toninelli, è tornato invece a ribadire: «Riguardo al progetto dell'alta velocità Torino-Lione così come le altre maggiori opere figlie della legge Obiettivo stiamo procedendo ad una attenta e oggettiva analisi costi-benefici per valutare effetti sociali, ambientali ed economici e vedere quanto e se i costi superino i benefici». La distanza dei 5 stelle con il ministro più mattarelliano sta diventando sempre più marcata.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/il-taglio-irpef-mette-daccordo-tria-e-la-lega-2604052222.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="allargare-la-platea-dei-minimi-il-carroccio-punta-sulle-partite-iva" data-post-id="2604052222" data-published-at="1777414464" data-use-pagination="False"> «Allargare la platea dei “minimi”». Il Carroccio punta sulle partite Iva Il primo scaglione Irpef scenderà dal 23% al 22%. Questo il primo passo verso la flat tax annunciato ieri da Giovanni Tria, ministro dell'Economia, durante la Summer School di Confartigianato. «Bisogna trovare gli spazi in modo graduale per una partenza di un primo accorpamento e una prima riduzione delle aliquote sui redditi familiari» ma, allo stesso tempo sottolinea Tria «bisogna vedere la compatibilità di bilancio». Il quadro che dunque sembra andarsi a delineare vedrebbe l'esistenza di cinque aliquote Irpef: 22%, 27%, 38%, 41% e 43%, dove l'unica differenza rispetto al passato è l'abbassamento della prima aliquota che era stata fissata al 23%. I redditi interessati dalla novità sarebbero dunque quelli compresi tra lo 0 e i 15.000 euro. Le altre quattro fasce restano identiche al passato. Rimarrà dunque la seconda fascia (tra i 15.000 e i 28.000 euro) con una tassa al 27%, il terzo scaglione (tra i 28.000 e i 55 mila euro) con una tassazione al 38%, il quarto scaglione (tra i 55.000 e i 75.000 euro) al 41% e oltre i 75.000 euro sottoposti ad una tassa del 43%. Una decisione che se diventerà realtà si discosterà di molto da quanto era stato preannunciato in campagna elettorale. Il progetto iniziale voleva infatti abbattere i cinque scaglioni Irpef per sostituirli con un'aliquota al 15% per i redditi fino agli 80.000 euro. E una al 20% per le somme superiori. Disegno che non è ancora nei piani di via XX settembre. Questo primo segnale potrebbe però non fermarsi solo alle persone fisiche, ma comprendere anche le imprese. Il viceministro dell'economia, Massimo Garavaglia, ha infatti spiegato come si pensa di formulare una dual tax Ires, applicando una tassazione del 24% e del 15%. L'applicazione di una o l'altra aliquota dipende dal reinvestimento che l'azienda farà in macchinari e assunzioni. Alla società sarà dunque applicata una tassa del 15%, sul capitale investito all'interno dell'azienda, mentre del 24% sulla somma che non investirà internamente. Inoltre, si pensa anche di introdurre una tassazione agevolata per le start up pari al 5%. L'idea, ha sottolineato Garavaglia, è quella di garantire «un incentivo ad assumere personale e a capitalizzare». Si tratterebbe dunque di una modifica fiscale «strutturale in modo che ogni anno non sia necessario andare a vedere se ci sono agevolazioni, ammortamenti e incentivi». La Lega vorrebbe inoltre ampliare anche la platea dei destinatari delle partite Iva, portando la tassazione al 15% per i redditi fino a 65.000 euro l'anno. Fino ad oggi la tassazione del 15% era infatti destinata a chi aveva un reddito annuo pari a 30.000 euro. La proposta della Lega aumenterebbe dunque la platea di destinatari. Se invece si hanno ricavi che oscillano tra i 65 e i 100.000 euro l'anno la tassa salirebbe al 20%. L'obiettivo di questa mossa, secondo Garavaglia, è «ampliare il regime dei minimi, evitando l'effetto schiacciamento». Si vuole dunque spingere le imprese a crescere superando la soglia dei 65.000 euro l'anno.
«Quando ci si adopera per una cura adeguata della nostra Casa comune e di tutti, deve essere considerato un approccio integrale», scrivono i cardinali Michael Czerny e Kevin Joseph Farrell - prefetti rispettivamente dei due citati dicasteri - nell’introduzione al testo dove, peraltro, non manca una citazione di papa Benedetto XVI.
Certo, ci sono pure vari richiami a papa Francesco, com’è inevitabile avendo egli dedicato all’ecologia un’intera enciclica, la Laudato si' (2015). Tuttavia, il testo è del tutto coerente con la linea di papa Leone XIV, il quale, pur citando spesso papa Bergoglio, guida ora la Chiesa su acque dottrinalmente ben più tranquille. Prova ne è il fatto che L’ecologia integrale nella vita della famiglia non si limita, si potrebbe ironizzare, a invitare a fare la raccolta differenziata, ma dedica più passaggi a richiamare il ruolo stesso di quella che, per i cattolici, è la cellula fondamentale della società. Il documento infatti non parla genericamente di famiglia, ma lo fa sempre in riferimento al sacramento matrimoniale; non è un caso che il termine «matrimonio» ricorra ben dieci volte.
A tal proposito, sovvengono le parole di papa Prevost, che nell’omelia in occasione della Messa per il giubileo delle Famiglie, nelle prime settimane del suo pontificato, aveva precisato, esprimendo una linea cristallina, che «il matrimonio non è un ideale ma il canone del vero amore». Non stupisce, allora, che nelle pagine del documento appena pubblicato la famiglia fondata sul sacramento del matrimonio sia richiamata così spesso. Ma c’è più. In un testo che si presenta come di «ecologia integrale», con cioè una prospettiva che si prende cura del creato nel suo insieme, traspare con forza l’idea che non esista cura dell’ambiente senza quella dell’uomo, tanto che viene sottolineata con forza la necessità di far «rispettare la vita umana dal concepimento alla morte naturale dicendo no all’aborto, all’eutanasia, alla maternità surrogata e alle tecniche di fecondazione assistita e alla loro promozione» (p. 34).
Poco prima, anche una condanna all’ideologia antinatalista: «Oggi c’è la tendenza a considerare la crescita demografica come la principale minaccia per l’umanità» (p. 29). A seguire, un ammonimento ai governi che «operano attivamente per la diffusione dell’aborto, promuovendo talvolta l’adozione della pratica della sterilizzazione» e impongono «un forte controllo delle nascite» (p. 30).
Anche le proposte educative alle giovani generazioni, sia pure calibrate sul tema ambientale, sposano sempre un’antropologia cristiana. Così, nelle pagine dedicate all’istruzione, troviamo sì riferimenti all’importanza di «chiedere alla scuola di aggiornare le proprie attività e manuali didattici in materia di ecologia» e a quella di «educare a non sprecare il cibo» (p. 58); ma quest’ultimo impegno arriva comunque dopo l’esortazione a «parlare in maniera adeguata all’età della necessità di proteggere la vita umana da aborto, maternità surrogata ed eutanasia» (p. 57). Il solco tra l’ecologia integrale cristiana e l’ambientalismo caro al mainstream è davvero lampante.
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Il professor Pier Luigi Petrillo ha dato l’anima per questo traguardo. Ieri 27 aprile s’è scoperto grazie alla mobilitazione della Coldiretti - ha portato al passo del Brennero 10.000 agricoltori - che alcuni piatti simbolo di questa cucina sono fatti con ingredienti che d’italiano hanno solo l’etichetta. Una rivelazione scioccante riguarda le mozzarelle campane della serie «tu vulive a pizza c’ha mozzarella e a pummarola in coppa e niente chiù». Secondo l’analisi di Coldiretti e Centro Studi Divulga su dati del ministero della Salute, «l’Italia ha importato nel 2025 circa 1,5 milioni di quintali di cagliate su un totale di 6,4 milioni di quintali di formaggi che arrivano nel nostro Paese (+9% rispetto al 2024)». Passano quasi tutti dal Brennero e «oltre la metà delle cagliate importate finiscono a Napoli (306.000 quintali) a Benevento (183.000 quintali), Campobasso (134.000) e Salerno (92.000)». Due terzi delle cagliate tedesche e polacche sono lavorate al Sud con la Campania che ne assorbe il 46,7%. Ieri al Brennero – Coldiretti aveva il supporto della Guardia di Finanza - hanno scoperto i «Tir dell’orrore». Correva il 9 gennaio 2026 quando sempre il ministro Francesco Lollobrigida annunciava che contrariamente a quanto sostenuto per anni l’Italia diceva sì al Mercosur - il trattato commerciale col Sud America – perché si erano ottenute da Ursula von der Leyen stringenti garanzie sulle clausole di reciprocità, sull’applicazione dell’etichetta d’origine e sullo stabilire in Italia l’autorità doganale europea visto che nessuno si fida dei controlli che fanno gli olandesi. La dogana europea ora sta Lille in Francia che ha detto no al Mercosur. Ursula forse s’è distratta. Al Brennero sono saltati fuori kiwi cileni (l’Italia è il primo produttore al mondo di questi frutti avendo superato anche la Nuova Zelanda) fettine di pollo sudamericano che diventano crocchette italiane, carciofi egiziani, lavorati e venduti come sottaceto italiani, arance sudafricane che diventano succhi di frutta italiani, grano canadese trasformato in pasta italiana. Tutta roba che passa da Rotterdam mentre i nostri partner europei ci danno le cosce di maiale fresche – sono le più «spacciate» al Brennero - che arrivano dalla Germania, dall’Olanda, dalla Danimarca, dalla Francia e diventano prosciutti italiani, così come tonnellate di miele tedesco, centinaia di migliaia di litri di latte francese e polacco e le mozzarelle tedesche già confezionate col tricolore. Un danno enorme alla nostra agricoltura, ma anche alla nostra reputazione commerciale dovuto al codice doganale europeo che consente di etichettare come italiano il prodotto che subisce in Italia anche solo il confezionamento.
«Al centro della mobilitazione che da mesi ha coinvolto almeno 100.000 agricoltori e ha la sua tappa finale qui al Brennero», spiega il segretario generale di Coldiretti Vincenzo Gesmundo, «c’è la battaglia per la revisione della normativa sull’ultima trasformazione che penalizza il lavoro agricolo nazionale e altera profondamente la trasparenza del mercato. E poi vogliamo l’etichetta di origine». Ettore Prandini, che di Coldiretti è il presidente, ribadisce: «L’agroalimentare rappresenta una filiera strategica per il Paese, che vale 707 miliardi di euro e garantisce 4 milioni di posti di lavoro, assistiamo a meccanismi che alterano la concorrenza, comprimono il reddito degli agricoltori e compromettono l’immagine del vero Made in Italy. Vogliamo un intervento europeo immediato. A partire da tre elementi: la sicurezza alimentare, la salute dei consumatori, il reddito degli agricoltori». E giovedì in Coldiretti si replica. A Roma si parla di cibo e salute con il commissario europeo Olivér Várhelyi.
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Matteo Salvini e coniugi Trevaillon (Ansa)
Dopo un colloquio di un’ora nel Municipio dove ha incontrato il sindaco Giuseppe Masciulli, Salvini si è recato nella casa nel bosco dove tutto ha avuto inizio. E dove, dopo la scadenza del contratto con il B&B che la ospitava, la coppia ha fatto ritorno proprio in questi giorni. Ma senza figli. «Ci sono i pannelli solari, il bosco, il fiume, le piante, l’asino. È stato chiesto loro di sistemare casa, fatto. La questione sanitaria, c’è il pediatra, le vaccinazioni, fatto. Sistemate le domande educative, c’è l’insegnante pronta. Non capisco cosa si deve aspettare!», ha detto ancora Salvini. «Io sono sicuro che tutti hanno agito in buona fede ma probabilmente qualcuno ha sbagliato valutazione», ha proseguito riferendosi alla decisione del tribunale per i minorenni dell’Aquila dello scorso 20 novembre con cui aveva sospeso la responsabilità genitoriale della coppia sui tre figli. E all’odissea che ne è seguita. Come l’allontanamento di mamma Catherine dalla casa famiglia deciso lo scorso 6 marzo, in quanto ritenuta un possibile ostacolo al percorso educativo dei minori.
Da allora gli incontri sono stati limitati al massimo. Solo negli ultimi giorni è arrivata la concessione di una videochiamata, forse un piccolo segnale di riavvicinamento, mentre per un incontro in presenza si dovranno attendere ulteriori sviluppi nel percorso stabilito dal tribunale. Che ancora non è chiaro. Come ha sottolineato il sindaco, che ha puntato il dito contro l’assenza di un programma che faccia intravedere un esito finale positivo della vicenda. Una lacuna inaccettabile, spiega, a cinque mesi dall’ordinanza e dopo la soluzione di gran parte delle criticità. Anche perché la gestione dell’intera vicenda è costata al Comune di 850 abitanti già 50.000 euro. Una spesa che, in assenza di un percorso definito, potrebbe raddoppiare.
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Ecco #DimmiLaVerità del 28 aprile 2026. Il nostro Alessandro Da Rold ci spiega perché giovedì sarà il giorno cruciale per l'inchiesta su Rocchi e gli arbitri.