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Il nostro mare non è perduto. La Francia si può fermare


Per il ministero il patto con cui regaliamo mare e petrolio ai francesi va ancora ratificato. Ma Oltralpe hanno già le carte nuove. Roma deve imporre lo stop all'attuazione dell'accordo di Caen: serve un ceffone per placare le smanie di conquista transalpine. Esposto di Fdi: Gentiloni non fa il bene del Paese.

Carlo Pelanda

Comunicato della Farnesina 19 marzo 2018.pdf

Mentre la Farnesina balbetta, la Francia ridisegna le mappe

Nel quasi totale silenzio della politica, si sta consumando lo scippo dei tratti di Mar Ligure e Mar di Sardegna che, per la loro pescosità e la recente scoperta di un bacino di idrocarburi, fanno tanto gola alla Francia. A Parigi, in effetti, si sta facendo largo l'ipotesi di agire autonomamente, procedendo a ridefinire gli attuali confini marittimi senza aspettare che il Parlamento italiano autorizzi la decisione. La versione ufficiale, ribadita dalla Farnesina, è che in assenza di una ratifica da parte delle Camere, il trattato di Caen, siglato nel 2015 dall'allora ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, e dal suo omologo francese, non possa entrare in vigore. Il 25 marzo, però, in Francia è prevista una consultazione pubblica «nel quadro della concertazione preparatoria di un documento strategico» sul Mediterraneo. E si è scoperto che nelle cartine geografiche diffuse a corredo dei quesiti, erano già state riportate le nuove delimitazioni previste dall'accordo del 2015. L'ambasciata francese a Roma, cercando di salvarsi in calcio d'angolo, ha assicurato che si è trattato di un errore e che le cartine «saranno corrette al più presto».

Resta comunque il fatto che, come ha rivelato sul suo blog l'ammiraglio Giuseppe De Giorgi, ex capo di stato maggiore della Marina Militare, la gendarmeria marittima francese, già dal gennaio 2016, si comporta come se quei tratti di Mar Tirreno fossero effettivamente passati sotto controllo transalpino. Così, all'ignaro peschereccio italiano Mina era capitato di essere intercettato e scortato nel porto di Nizza, con l'accusa di aver praticato la pesca del gambero in acque francesi. Per ottenere il rilascio dell'imbarcazione sequestrata, era stato pagato un salato riscatto di 8.300 euro. Secondo De Giorgi, in Francia i contenuti del trattato sono sempre stati di dominio pubblico, mentre da noi solamente alcune voci isolate, a cominciare dal movimento Unidos, capitanato dall'ex presidente della Regione Sardegna, Mauro Pili, avevano denunciato l'inopinata regalia ai cugini d'Oltralpe, promuovendo contromosse clamorose, quali l'«occupazione» delle Bocche di Bonifacio da parte dei pescatori sardi. Tra gli esponenti politici che per primi erano saliti sulle barricate, c'era anche l'attuale deputato leghista Claudio Borghi. Da consigliere regionale in Toscana, aveva presentato un'interrogazione per evidenziare il danno recato al comparto della pesca dal trattato di Caen.

Lo Stato italiano, però, deliberatamente ha omesso di informare i cittadini, con la scusa di «evitare allarmismi», come si può leggere nel testo della mozione che Borghi ha pubblicato su Twitter. L'ultimo tentativo di scuotere una classe dirigente prona ai diktat stranieri, quando non spudoratamente negazionista (si pensi al sottosegretario agli Affari europei Sandro Gozi, secondo il quale, quella della cessione del mare alla Francia, sarebbe una «bufala»), è venuto dai leader di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni e Guido Crosetto. I due hanno presentato un esposto alla procura di Roma contro Gentiloni, firmatario dell'accordo e, in quanto presidente del Consiglio, garante del perseguimento degli interessi nazionali. Meloni e Crosetto hanno fatto riferimento agli articoli 243 e 264 del codice penale, che puniscono gli atti di ostilità e infedeltà nei confronti dello Stato. La Meloni aveva inoltre invocato l'intervento del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, affinché sollecitasse un pronunciamento definitivo del Parlamento, che impedisse a Parigi di appigliarsi a una sorta di silenzio-assenso da parte del nostro Paese. Il timore di Fratelli d'Italia, ha dichiarato alla Verità l'onorevole Crosetto, è che la Francia agisca unilateralmente sfruttando i principi del diritto internazionale, che le consentirebbero di annettere le acque contese semplicemente in virtù della stipula del trattato, senza bisogno dell'intervento della nostra assemblea legislativa.

«Non vogliamo sottoporre il governo a una grana giudiziaria», ci ha spiegato Crosetto, «piuttosto lo scopo dell'esposto è denunciare questa ennesima mancanza di tutela della nostra sovranità, risvegliando dal suo torpore la classe politica di un Paese spaventato, che persino quando la Turchia ha bloccato una nave dell'Eni vicino a Cipro, ha avuto paura di convocare l'ambasciatore turco per ottenere le dovute spiegazioni». Tutto questo clamore, in fondo, può aver sollecitato la nota di delucidazioni del ministero degli Esteri e le goffe giustificazioni dell'ambasciata francese. Oltre a ribadire la necessità di una decisione del Parlamento, la Farnesina ha poi anticipato che «a breve si terranno consultazioni bilaterali, previste a scadenze regolari dalla normative Ue, al solo fine di migliorare e armonizzare la gestione delle risorse marine tra i Paesi confinanti, nel quadro del diritto esistente». Nessuna modifica all'assetto attuale, dunque, ma soltanto una rielaborazione del sistema di sfruttamento delle acque condivise tra Italia e Francia.

Nel frattempo alcuni eurodeputati, raccolto l'appello alla tutela dell'integrità territoriale italiana, il 16 marzo hanno inoltrato una missiva direttamente alla Commissione europea. Si tratta di Lara Comi e Salvatore Cicu, i quali hanno chiarito al commissario per l'Ambiente, Karmenu Vella, che ogni eventuale iniziativa intrapresa da Parigi, quand'anche fosse sottoposta alla consultazione pubblica «che sembrerebbe essere stata accettata da Bruxelles», dovrà essere considerata giuridicamente invalida, poiché rappresenterebbe una «violazione dei diritti dei singoli Stati e un'appropriazione indebita di territori non disponibili all'uso singolo». Se non altro, ai francesi sarà più difficile aggiudicarsi la partita a tavolino, per forfait di un avversario che, fino a pochi giorni fa, risultava semplicemente non pervenuto.

Alessandro Rico

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