True
2018-11-20
Il capo dell’Inps continua l’offensiva: «Senza la Fornero la spesa esploderà»
ANSA
Tito Boeri torna all'attacco del governo, che ribatte a muso duro confermando la riforma delle pensioni che supera la Fornero. Questa volta il presidente dell'Inps, più volte e inutilmente invitato a non fare politica, sferra il colpo basso alla legge di bilancio dalle colonne del Corriere della Sera. In un'intervista a Federico Fubini ribadisce che su quota 100 i conti non tornano, perché a suo dire la spesa per applicare la nuova normativa pensionistica sarebbe insostenibile per le casse dello Stato. Spiega che «il governo ci ha chiesto delle simulazioni e ne abbiamo fatte tantissime. Tutte implicano per forza che ci sia un forte incremento della spesa nei primi anni». «Insomma», affonda Boeri, «in tutti gli scenari con 62 anni di vecchiaia e 38 di anzianità contributiva viene fuori una crescita della spesa nel tempo. L'idea di una dotazione piatta e costante a sette miliardi l'anno non è minimamente supportata», ma «quando ho sollevato il problema, ho avuto solo aggressioni verbali e tentativi di screditarmi».
E arriva addirittura a lanciare un allarme per l'incolumità degli stessi dipendenti Inps, che subirebbero aggressioni per colpa delle promesse fatte dal governo di Giuseppe Conte: «Non vogliamo fare da parafulmine per reazioni a promesse non mantenute. I nostri dipendenti negli uffici territoriali subiscono quotidianamente aggressioni al punto che, Salvini lo sa bene, abbiamo dovuto chiedere di rafforzare la sorveglianza davanti alle sedi». Se non bastasse dice anche di temere, non essendo sufficienti le risorse per tutti gli aventi diritto, «che le sedi Inps vengano prese d'assalto perché tutti cercheranno di scappare prima che scattino le chiusure». Il numero uno della previdenza sociale dipinge così uno scenario apocalittico di rivolta sociale. La colpa? Di un esecutivo che Boeri invita a «scendere con i piedi per terra». Non manca un passaggio anche sui tagli alle pensioni che la riforma comporterebbe: a suo parere, la decurtazione sarà di circa il 35 per cento a causa del mancato versamento dei contributi che ogni singolo lavoratore non fornirà più all'Inps, che erogherà così assegni più bassi.
Infine Boeri interviene anche riguardo alle sue dimissioni che non intende presentare, altro punto di scontro con Lega e 5 stelle: «Se il presidente del Consiglio mi convocasse e mi dicesse che non c'è più fiducia in me, non aspetterei un minuto di più. Lascerei. Ma non posso farlo per un tweet. E trovo pericolosa per la nostra democrazia la delegittimazione sistematica di organi indipendenti, autorità di controllo, regolatori o pareri tecnici». Di sicuro la corda sta per spezzarsi e Palazzo Chigi non ha intenzione di continuare a subire i quotidiani attacchi del presidente Inps. Secondo indiscrezioni riferite dall'Adnkronos, si starebbe pensando di reintrodurre a distanza di dieci anni una governance basata sul consiglio di amministrazione sia all'Inps sia all'Inail, ai cui vertici c'è Massimo De Felice. La misura, che potrebbe essere inserita nel provvedimento sul riordino delle pensioni, avrebbe proprio la finalità di azzerare gli attuali vertici dell'ente previdenziale e di quello che si occupa di assicurare gli infortuni sul lavoro. Ieri è stato il vicepresidente del Senato, Roberto Calderoli, a chiedere per l'ennesima volta un passo indietro da parte di Boeri: «Si dimetta perché non è in linea con le proposte di riforma previdenziale che sono nel contratto di questo governo, perché non vuole quota 100, perché non vuole un calo dell'immigrazione perché a suo dire saranno gli immigrati a pagarci le pensioni. Nessuno lo trattiene, Boeri se ne vada senza continuare a criticare tutto. È una semplice questione di coerenza, se ne vada».
Comunque dopo l'intervista al vetriolo rilasciata al Corriere è arrivata, puntuale, la replica del vicepremier Matteo Salvini: «Sono orgoglioso che questo sia un governo che passa dalle parole ai fatti. Ci eravamo impegnati con gli italiani a cominciare a smontare una legge ingiusta come la Fornero e in questa manovra economica ci sono i primi miliardi di euro per aiutare migliaia di italiani a uscire dalla gabbia che si chiama legge Fornero. Il presidente dell'Inps è ormai da mesi in campagna elettorale con il Pd e magari sfiderà Marco Minniti alle primarie, non lo so». A stretto giro anche la reazione del vicepremier Luigi Di Maio: «Io eviterei allarmismi inutili. Quota 100 si farà», dice a margine della sua visita all'Its Barsanti di Pomigliano. Inoltre, sempre sullo stesso argomento, risponde anche alle critiche mosse dall'ex ministro, Elsa Fornero, che accusava il governo di raccontare bugie: «Vedremo con i fatti quanti posti di lavoro si libereranno grazie al superamento della Fornero con quota 100. Oggi un giornale, che non è del Movimento 5 stelle, dice che si libereranno 620.000 posti di lavoro, con 40.000 assunzioni nella pubblica amministrazione».
Alfredo Arduino
Prima frenata sulla e-fattura dopo l’allerta privacy
Battuta d'arresto per la fattura elettronica. Ieri il presidente della commissione Finanze al Senato, Alberto Bagnai (Lega) ha dichiarato come sulla fattura elettronica sia «auspicabile una riflessione più profonda, che non stravolga l'impianto della manovra, ma eviti di percorrere strade, rispetto alle quali non solo le associazioni di categoria ma anche le Autorità indipendenti hanno espresso un allarme che sarebbe irresponsabile trascurare».
La dichiarazione di Bagnai arriva due giorni dopo l'annuncio del garante della privacy. Venerdì 16 novembre Antonello Soro, presidente del garante, in un parare ha infatti annunciato come il sistema di fatturazione elettronica presenti dei seri problemi in materia di privacy. L'Agenzia delle entrate e gli intermediari scelti dai contribuenti stessi verrebbero infatti a conoscenza di una mole di dati che poco hanno a che fare con il tema fiscale, senza parlare della possibile memorizzazione dei documenti sui server di posta elettronica.
Proprio per questo è stato dunque chiesto all'Agenzia delle entrate di rispondere al più presto in modo concreto alle critiche avanzate. Lacune emerse perché in fase di ideazione e realizzazione del sistema di fattura elettronica non si è pensato minimamente di coinvolgere il garante della privacy. Critiche che si sono aggiunte a quelle avanzate da diversi ordini nazionali, tra cui anche quello dei dottori commercialisti, il quale aveva chiesto, in commissione Finanze alla Camera due settimane fa, di introdurre gradualmente la fatturazione elettronica in base alla grandezza delle società e di estendere il periodo di non sanzioni a tutto il 2019 (per il momento le sanzioni sono sospese solo per i primi sei mesi dell'anno prossimo). Richieste avanzate perché «il sistema Paese non è ancora pronto alla fattura elettronica». La mossa del garante della Privacy sembra dunque essere la goccia che ha fatto traboccare il vaso, facendo aprire gli occhi al governo, sulla questione .
Bagnai ha infatti dichiarato che «il recente intervento del garante della privacy sul tema della fatturazione elettronica solleva problemi che non possono essere ignorati. Secondo il garante le modalità attuative previste comportano “un rischio elevato per i diritti degli interessati", poiché richiedono la trasmissione e memorizzazione di una ingente mole di dati non direttamente rilevanti ai fini fiscali, con conseguenze per la tutela della riservatezza, in particolare in merito alle strategie aziendali».
Sempre in materia di fattura elettronica sono inoltre stati presentati altri due emendamenti, al dl fiscale: quello a firma 5 stelle chiede l'estensione a tutto il 2019 dell'esenzione dalle sanzioni, mentre quello presentato da Forza Italia chiede di far slittare di un anno l'entrata in vigore della e-fattura.
L'esame del dl fiscale, con tutti i suoi emendamenti, è previsto in calendario per questa settimana al Senato e potrebbe coincidere con altre votazioni. Ieri, infatti, 1.014 emendamenti su 3.626 alla legge di bilancio sono stati dichiarati inammissibili dalla commissione Bilancio della Camera. 374 sono stati bocciati perché estranei per materia e 640 per carenza o inidoneità delle coperture. I lavori della commissione Bilancio si dovranno dunque concentrare su 700 emendamenti che devono essere segnalati dai vari gruppi parlamentari entro le 12 di oggi. Mercoledì 21 dovrebbero cominciare le votazioni, sempre che non si decida di posticipare di qualche giorno vista la concomitanza con l'esame del dl fiscale in Senato.ù
Giorgia Pacione Di Bello
Continua a leggereRiduci
Tito Boeri rimette in dubbio il governo: «Io fornisco le simulazioni, loro mi aggrediscono». Luigi Di Maio lo gela: «Andiamo avanti».Fattura elettronica. Alberto Bagnai, commissione Finanze: «Serve riflessione più profonda». Guerra di emendamenti alla legge di bilancio: più di 1.000 bocciati.Lo speciale contiene due articoliTito Boeri torna all'attacco del governo, che ribatte a muso duro confermando la riforma delle pensioni che supera la Fornero. Questa volta il presidente dell'Inps, più volte e inutilmente invitato a non fare politica, sferra il colpo basso alla legge di bilancio dalle colonne del Corriere della Sera. In un'intervista a Federico Fubini ribadisce che su quota 100 i conti non tornano, perché a suo dire la spesa per applicare la nuova normativa pensionistica sarebbe insostenibile per le casse dello Stato. Spiega che «il governo ci ha chiesto delle simulazioni e ne abbiamo fatte tantissime. Tutte implicano per forza che ci sia un forte incremento della spesa nei primi anni». «Insomma», affonda Boeri, «in tutti gli scenari con 62 anni di vecchiaia e 38 di anzianità contributiva viene fuori una crescita della spesa nel tempo. L'idea di una dotazione piatta e costante a sette miliardi l'anno non è minimamente supportata», ma «quando ho sollevato il problema, ho avuto solo aggressioni verbali e tentativi di screditarmi».E arriva addirittura a lanciare un allarme per l'incolumità degli stessi dipendenti Inps, che subirebbero aggressioni per colpa delle promesse fatte dal governo di Giuseppe Conte: «Non vogliamo fare da parafulmine per reazioni a promesse non mantenute. I nostri dipendenti negli uffici territoriali subiscono quotidianamente aggressioni al punto che, Salvini lo sa bene, abbiamo dovuto chiedere di rafforzare la sorveglianza davanti alle sedi». Se non bastasse dice anche di temere, non essendo sufficienti le risorse per tutti gli aventi diritto, «che le sedi Inps vengano prese d'assalto perché tutti cercheranno di scappare prima che scattino le chiusure». Il numero uno della previdenza sociale dipinge così uno scenario apocalittico di rivolta sociale. La colpa? Di un esecutivo che Boeri invita a «scendere con i piedi per terra». Non manca un passaggio anche sui tagli alle pensioni che la riforma comporterebbe: a suo parere, la decurtazione sarà di circa il 35 per cento a causa del mancato versamento dei contributi che ogni singolo lavoratore non fornirà più all'Inps, che erogherà così assegni più bassi.Infine Boeri interviene anche riguardo alle sue dimissioni che non intende presentare, altro punto di scontro con Lega e 5 stelle: «Se il presidente del Consiglio mi convocasse e mi dicesse che non c'è più fiducia in me, non aspetterei un minuto di più. Lascerei. Ma non posso farlo per un tweet. E trovo pericolosa per la nostra democrazia la delegittimazione sistematica di organi indipendenti, autorità di controllo, regolatori o pareri tecnici». Di sicuro la corda sta per spezzarsi e Palazzo Chigi non ha intenzione di continuare a subire i quotidiani attacchi del presidente Inps. Secondo indiscrezioni riferite dall'Adnkronos, si starebbe pensando di reintrodurre a distanza di dieci anni una governance basata sul consiglio di amministrazione sia all'Inps sia all'Inail, ai cui vertici c'è Massimo De Felice. La misura, che potrebbe essere inserita nel provvedimento sul riordino delle pensioni, avrebbe proprio la finalità di azzerare gli attuali vertici dell'ente previdenziale e di quello che si occupa di assicurare gli infortuni sul lavoro. Ieri è stato il vicepresidente del Senato, Roberto Calderoli, a chiedere per l'ennesima volta un passo indietro da parte di Boeri: «Si dimetta perché non è in linea con le proposte di riforma previdenziale che sono nel contratto di questo governo, perché non vuole quota 100, perché non vuole un calo dell'immigrazione perché a suo dire saranno gli immigrati a pagarci le pensioni. Nessuno lo trattiene, Boeri se ne vada senza continuare a criticare tutto. È una semplice questione di coerenza, se ne vada».Comunque dopo l'intervista al vetriolo rilasciata al Corriere è arrivata, puntuale, la replica del vicepremier Matteo Salvini: «Sono orgoglioso che questo sia un governo che passa dalle parole ai fatti. Ci eravamo impegnati con gli italiani a cominciare a smontare una legge ingiusta come la Fornero e in questa manovra economica ci sono i primi miliardi di euro per aiutare migliaia di italiani a uscire dalla gabbia che si chiama legge Fornero. Il presidente dell'Inps è ormai da mesi in campagna elettorale con il Pd e magari sfiderà Marco Minniti alle primarie, non lo so». A stretto giro anche la reazione del vicepremier Luigi Di Maio: «Io eviterei allarmismi inutili. Quota 100 si farà», dice a margine della sua visita all'Its Barsanti di Pomigliano. Inoltre, sempre sullo stesso argomento, risponde anche alle critiche mosse dall'ex ministro, Elsa Fornero, che accusava il governo di raccontare bugie: «Vedremo con i fatti quanti posti di lavoro si libereranno grazie al superamento della Fornero con quota 100. Oggi un giornale, che non è del Movimento 5 stelle, dice che si libereranno 620.000 posti di lavoro, con 40.000 assunzioni nella pubblica amministrazione».Alfredo Arduino<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/il-capo-dellinps-continua-loffensiva-senza-la-fornero-la-spesa-esplodera-2620739312.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="prima-frenata-sulla-e-fattura-dopo-lallerta-privacy" data-post-id="2620739312" data-published-at="1777428554" data-use-pagination="False"> Prima frenata sulla e-fattura dopo l’allerta privacy Battuta d'arresto per la fattura elettronica. Ieri il presidente della commissione Finanze al Senato, Alberto Bagnai (Lega) ha dichiarato come sulla fattura elettronica sia «auspicabile una riflessione più profonda, che non stravolga l'impianto della manovra, ma eviti di percorrere strade, rispetto alle quali non solo le associazioni di categoria ma anche le Autorità indipendenti hanno espresso un allarme che sarebbe irresponsabile trascurare». La dichiarazione di Bagnai arriva due giorni dopo l'annuncio del garante della privacy. Venerdì 16 novembre Antonello Soro, presidente del garante, in un parare ha infatti annunciato come il sistema di fatturazione elettronica presenti dei seri problemi in materia di privacy. L'Agenzia delle entrate e gli intermediari scelti dai contribuenti stessi verrebbero infatti a conoscenza di una mole di dati che poco hanno a che fare con il tema fiscale, senza parlare della possibile memorizzazione dei documenti sui server di posta elettronica. Proprio per questo è stato dunque chiesto all'Agenzia delle entrate di rispondere al più presto in modo concreto alle critiche avanzate. Lacune emerse perché in fase di ideazione e realizzazione del sistema di fattura elettronica non si è pensato minimamente di coinvolgere il garante della privacy. Critiche che si sono aggiunte a quelle avanzate da diversi ordini nazionali, tra cui anche quello dei dottori commercialisti, il quale aveva chiesto, in commissione Finanze alla Camera due settimane fa, di introdurre gradualmente la fatturazione elettronica in base alla grandezza delle società e di estendere il periodo di non sanzioni a tutto il 2019 (per il momento le sanzioni sono sospese solo per i primi sei mesi dell'anno prossimo). Richieste avanzate perché «il sistema Paese non è ancora pronto alla fattura elettronica». La mossa del garante della Privacy sembra dunque essere la goccia che ha fatto traboccare il vaso, facendo aprire gli occhi al governo, sulla questione . Bagnai ha infatti dichiarato che «il recente intervento del garante della privacy sul tema della fatturazione elettronica solleva problemi che non possono essere ignorati. Secondo il garante le modalità attuative previste comportano “un rischio elevato per i diritti degli interessati", poiché richiedono la trasmissione e memorizzazione di una ingente mole di dati non direttamente rilevanti ai fini fiscali, con conseguenze per la tutela della riservatezza, in particolare in merito alle strategie aziendali». Sempre in materia di fattura elettronica sono inoltre stati presentati altri due emendamenti, al dl fiscale: quello a firma 5 stelle chiede l'estensione a tutto il 2019 dell'esenzione dalle sanzioni, mentre quello presentato da Forza Italia chiede di far slittare di un anno l'entrata in vigore della e-fattura. L'esame del dl fiscale, con tutti i suoi emendamenti, è previsto in calendario per questa settimana al Senato e potrebbe coincidere con altre votazioni. Ieri, infatti, 1.014 emendamenti su 3.626 alla legge di bilancio sono stati dichiarati inammissibili dalla commissione Bilancio della Camera. 374 sono stati bocciati perché estranei per materia e 640 per carenza o inidoneità delle coperture. I lavori della commissione Bilancio si dovranno dunque concentrare su 700 emendamenti che devono essere segnalati dai vari gruppi parlamentari entro le 12 di oggi. Mercoledì 21 dovrebbero cominciare le votazioni, sempre che non si decida di posticipare di qualche giorno vista la concomitanza con l'esame del dl fiscale in Senato.ùGiorgia Pacione Di Bello
«Quando ci si adopera per una cura adeguata della nostra Casa comune e di tutti, deve essere considerato un approccio integrale», scrivono i cardinali Michael Czerny e Kevin Joseph Farrell - prefetti rispettivamente dei due citati dicasteri - nell’introduzione al testo dove, peraltro, non manca una citazione di papa Benedetto XVI.
Certo, ci sono pure vari richiami a papa Francesco, com’è inevitabile avendo egli dedicato all’ecologia un’intera enciclica, la Laudato si' (2015). Tuttavia, il testo è del tutto coerente con la linea di papa Leone XIV, il quale, pur citando spesso papa Bergoglio, guida ora la Chiesa su acque dottrinalmente ben più tranquille. Prova ne è il fatto che L’ecologia integrale nella vita della famiglia non si limita, si potrebbe ironizzare, a invitare a fare la raccolta differenziata, ma dedica più passaggi a richiamare il ruolo stesso di quella che, per i cattolici, è la cellula fondamentale della società. Il documento infatti non parla genericamente di famiglia, ma lo fa sempre in riferimento al sacramento matrimoniale; non è un caso che il termine «matrimonio» ricorra ben dieci volte.
A tal proposito, sovvengono le parole di papa Prevost, che nell’omelia in occasione della Messa per il giubileo delle Famiglie, nelle prime settimane del suo pontificato, aveva precisato, esprimendo una linea cristallina, che «il matrimonio non è un ideale ma il canone del vero amore». Non stupisce, allora, che nelle pagine del documento appena pubblicato la famiglia fondata sul sacramento del matrimonio sia richiamata così spesso. Ma c’è più. In un testo che si presenta come di «ecologia integrale», con cioè una prospettiva che si prende cura del creato nel suo insieme, traspare con forza l’idea che non esista cura dell’ambiente senza quella dell’uomo, tanto che viene sottolineata con forza la necessità di far «rispettare la vita umana dal concepimento alla morte naturale dicendo no all’aborto, all’eutanasia, alla maternità surrogata e alle tecniche di fecondazione assistita e alla loro promozione» (p. 34).
Poco prima, anche una condanna all’ideologia antinatalista: «Oggi c’è la tendenza a considerare la crescita demografica come la principale minaccia per l’umanità» (p. 29). A seguire, un ammonimento ai governi che «operano attivamente per la diffusione dell’aborto, promuovendo talvolta l’adozione della pratica della sterilizzazione» e impongono «un forte controllo delle nascite» (p. 30).
Anche le proposte educative alle giovani generazioni, sia pure calibrate sul tema ambientale, sposano sempre un’antropologia cristiana. Così, nelle pagine dedicate all’istruzione, troviamo sì riferimenti all’importanza di «chiedere alla scuola di aggiornare le proprie attività e manuali didattici in materia di ecologia» e a quella di «educare a non sprecare il cibo» (p. 58); ma quest’ultimo impegno arriva comunque dopo l’esortazione a «parlare in maniera adeguata all’età della necessità di proteggere la vita umana da aborto, maternità surrogata ed eutanasia» (p. 57). Il solco tra l’ecologia integrale cristiana e l’ambientalismo caro al mainstream è davvero lampante.
Continua a leggereRiduci
iStock
Il professor Pier Luigi Petrillo ha dato l’anima per questo traguardo. Ieri 27 aprile s’è scoperto grazie alla mobilitazione della Coldiretti - ha portato al passo del Brennero 10.000 agricoltori - che alcuni piatti simbolo di questa cucina sono fatti con ingredienti che d’italiano hanno solo l’etichetta. Una rivelazione scioccante riguarda le mozzarelle campane della serie «tu vulive a pizza c’ha mozzarella e a pummarola in coppa e niente chiù». Secondo l’analisi di Coldiretti e Centro Studi Divulga su dati del ministero della Salute, «l’Italia ha importato nel 2025 circa 1,5 milioni di quintali di cagliate su un totale di 6,4 milioni di quintali di formaggi che arrivano nel nostro Paese (+9% rispetto al 2024)». Passano quasi tutti dal Brennero e «oltre la metà delle cagliate importate finiscono a Napoli (306.000 quintali) a Benevento (183.000 quintali), Campobasso (134.000) e Salerno (92.000)». Due terzi delle cagliate tedesche e polacche sono lavorate al Sud con la Campania che ne assorbe il 46,7%. Ieri al Brennero – Coldiretti aveva il supporto della Guardia di Finanza - hanno scoperto i «Tir dell’orrore». Correva il 9 gennaio 2026 quando sempre il ministro Francesco Lollobrigida annunciava che contrariamente a quanto sostenuto per anni l’Italia diceva sì al Mercosur - il trattato commerciale col Sud America – perché si erano ottenute da Ursula von der Leyen stringenti garanzie sulle clausole di reciprocità, sull’applicazione dell’etichetta d’origine e sullo stabilire in Italia l’autorità doganale europea visto che nessuno si fida dei controlli che fanno gli olandesi. La dogana europea ora sta Lille in Francia che ha detto no al Mercosur. Ursula forse s’è distratta. Al Brennero sono saltati fuori kiwi cileni (l’Italia è il primo produttore al mondo di questi frutti avendo superato anche la Nuova Zelanda) fettine di pollo sudamericano che diventano crocchette italiane, carciofi egiziani, lavorati e venduti come sottaceto italiani, arance sudafricane che diventano succhi di frutta italiani, grano canadese trasformato in pasta italiana. Tutta roba che passa da Rotterdam mentre i nostri partner europei ci danno le cosce di maiale fresche – sono le più «spacciate» al Brennero - che arrivano dalla Germania, dall’Olanda, dalla Danimarca, dalla Francia e diventano prosciutti italiani, così come tonnellate di miele tedesco, centinaia di migliaia di litri di latte francese e polacco e le mozzarelle tedesche già confezionate col tricolore. Un danno enorme alla nostra agricoltura, ma anche alla nostra reputazione commerciale dovuto al codice doganale europeo che consente di etichettare come italiano il prodotto che subisce in Italia anche solo il confezionamento.
«Al centro della mobilitazione che da mesi ha coinvolto almeno 100.000 agricoltori e ha la sua tappa finale qui al Brennero», spiega il segretario generale di Coldiretti Vincenzo Gesmundo, «c’è la battaglia per la revisione della normativa sull’ultima trasformazione che penalizza il lavoro agricolo nazionale e altera profondamente la trasparenza del mercato. E poi vogliamo l’etichetta di origine». Ettore Prandini, che di Coldiretti è il presidente, ribadisce: «L’agroalimentare rappresenta una filiera strategica per il Paese, che vale 707 miliardi di euro e garantisce 4 milioni di posti di lavoro, assistiamo a meccanismi che alterano la concorrenza, comprimono il reddito degli agricoltori e compromettono l’immagine del vero Made in Italy. Vogliamo un intervento europeo immediato. A partire da tre elementi: la sicurezza alimentare, la salute dei consumatori, il reddito degli agricoltori». E giovedì in Coldiretti si replica. A Roma si parla di cibo e salute con il commissario europeo Olivér Várhelyi.
Continua a leggereRiduci
Matteo Salvini e coniugi Trevaillon (Ansa)
Dopo un colloquio di un’ora nel Municipio dove ha incontrato il sindaco Giuseppe Masciulli, Salvini si è recato nella casa nel bosco dove tutto ha avuto inizio. E dove, dopo la scadenza del contratto con il B&B che la ospitava, la coppia ha fatto ritorno proprio in questi giorni. Ma senza figli. «Ci sono i pannelli solari, il bosco, il fiume, le piante, l’asino. È stato chiesto loro di sistemare casa, fatto. La questione sanitaria, c’è il pediatra, le vaccinazioni, fatto. Sistemate le domande educative, c’è l’insegnante pronta. Non capisco cosa si deve aspettare!», ha detto ancora Salvini. «Io sono sicuro che tutti hanno agito in buona fede ma probabilmente qualcuno ha sbagliato valutazione», ha proseguito riferendosi alla decisione del tribunale per i minorenni dell’Aquila dello scorso 20 novembre con cui aveva sospeso la responsabilità genitoriale della coppia sui tre figli. E all’odissea che ne è seguita. Come l’allontanamento di mamma Catherine dalla casa famiglia deciso lo scorso 6 marzo, in quanto ritenuta un possibile ostacolo al percorso educativo dei minori.
Da allora gli incontri sono stati limitati al massimo. Solo negli ultimi giorni è arrivata la concessione di una videochiamata, forse un piccolo segnale di riavvicinamento, mentre per un incontro in presenza si dovranno attendere ulteriori sviluppi nel percorso stabilito dal tribunale. Che ancora non è chiaro. Come ha sottolineato il sindaco, che ha puntato il dito contro l’assenza di un programma che faccia intravedere un esito finale positivo della vicenda. Una lacuna inaccettabile, spiega, a cinque mesi dall’ordinanza e dopo la soluzione di gran parte delle criticità. Anche perché la gestione dell’intera vicenda è costata al Comune di 850 abitanti già 50.000 euro. Una spesa che, in assenza di un percorso definito, potrebbe raddoppiare.
Continua a leggereRiduci
Ecco #DimmiLaVerità del 28 aprile 2026. Il nostro Alessandro Da Rold ci spiega perché giovedì sarà il giorno cruciale per l'inchiesta su Rocchi e gli arbitri.