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Il capo del Dap sbaglia e se ne va. Bonafede fa errori peggiori e resta

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Il capo del Dap sbaglia e se ne va. Bonafede fa errori peggiori e resta
Ansa

Ora che Francesco Basentini ha deciso di mollare la poltrona da direttore del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria (e uno stipendio da 320.000 euro l'anno), l'ultima moda nazionale è diventata gridare: "Abbasso Basentini!". Sull'ex capo del Dap tutti maramaldeggiano, giornali, magistrati e politici: è soltanto colpa sua, dicono, se troppi boss di mafia, camorra e 'ndrangheta sono usciti dalle celle, approfittando del rischio di contagio da Covid-19, per essere trasferiti agli arresti domiciliari dai Tribunali di sorveglianza. Gli errori del ministro sono però molto più gravi, compresa la sottovalutazione.

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Riad rafforza la sponda con Damasco
Khalid Al-Falih e Ahmad al-Sharaa (Ansa)

Riad sta rafforzando i propri legami con Damasco. Sabato, il ministro saudita per gli investimenti, Khalid Al-Falih, è stato ricevuto dal presidente siriano, Ahmad al-Sharaa. Nell’occasione, i due hanno firmato una serie di «accordi strategici».

In particolare, secondo l’agenzia di stampa turca Anadolu, le intese sottoscritte «mirano a rafforzare l'infrastruttura delle telecomunicazioni, sviluppare sistemi di connettività digitale e a dare forma a una nuova fase di partnership basata sulla fiducia e sul rispetto reciproci».

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«Le Olimpiadi una promozione incredibile che vedremo per anni». Lo ha dichiarato in un'intervista il presidente del Gruppo FS Tommaso Tanzilli.

«Gli accordi commerciali Ue devono essere più equilibrati»
Marco Granelli (Ansa)
Il capo di Confartigianato Marco Granelli: «Le intese sono pensate solo per la grande industria di alcuni Paesi. In Italia le pmi alzano i salari, ma faticano ancora a trovare 290.000 lavoratori».
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Jimmy Lai è stato condannato a 20 anni di carcere: la corte di West Kowloon ha evitato l’ergastolo, la massima pena possibile, ma ha comminato a carico del fondatore dell’Apple Daily di Hong Kong, tra i principali attivisti pro-democrazia dell’ex colonia britannica, una pena durissima in considerazione dei suoi 78 anni e delle precarie condizioni di salute. Per Jodie Ginsberg, Ceo del Comitato per la protezione dei giornalisti, «di fatto è una condanna a morte». Sostegno anche dagli abitanti di Hong Kong. «Spero che Lai possa richiedere la libertà condizionale per motivi di salute, perché stare in prigione in queste condizioni anche solo per un giorno è un’ingiustizia e ha un forte impatto sulla sua salute fisica e mentale», ha detto una spettatrice presente in aula nel momento della sentenza. Secondo Shum Ho, ex lettore dell’Apple Daily, «Lai è la coscienza di Hong Kong».

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