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2024-12-25
Il governo pronto a cambiare le ultime nomine di Draghi
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Giorgia Meloni e Giancarlo Giorgetti (Ansa)
È ancora presto per parlarne, ma nelle ultime settimane sta iniziando a montare un certo interesse per la tornata di nomine nelle partecipate pubbliche di primavera. Sarà uno degli appuntamenti di rilievo del 2025, anche perché vanno in scadenza diverse aziende statali che furono rinnovate nel 2022 durante la reggenza del governo Draghi, all'uscita dalla pandemia quando Partito democratico e Movimento 5 Stelle contavano ancora qualcosa. Non c'è ancora un'esatta stima del numero di poltrone e incarichi in scadenza, sarà il Mef a fissarla nei prossimi mesi.
Secondo Repubblica, gli incarichi che dovranno essere rinnovati sono 400, ma il centro studi Comar, massima autorità sul tema, nel 2022 parlava di almeno 600 incarichi tra consiglieri e collegi sindacali. Del resto nel 2022 si usciva dalla pandemia, dagli anni del governo giallorosso di Giuseppe Conte e Mario Draghi di sicuro tenne in considerazione il centrosinistra nello smistamento di incarichi e poltrone. Ora la tornata di nomine sarà anche un buon termometro delle forze e degli umori interni alla maggioranza di governo. All'epoca i riflettori erano puntati su Invitalia, ex avamposto di Domenico Arcuri dove arrivò poi Bernardo Mattarella (nipote del presidente della Repubblica) che dopo quattro anni è in procinto di essere riconfermato. Nel 2022 furono anche rinnovati i vertici di Snam, Italgas e Fincantieri. Delle centinaia di poltrone in scadenza, almeno 15 sono controllate direttamente dal Mef mentre le altre sono controllate indirette attraverso le sue capogruppo Amco, Banca Mps, Cassa Depositi e Prestiti, Enav, Enel, Eni, Eur, Ferrovie dello Stato, Invitalia, Istituto Poligrafico Zecca dello Stato, Leonardo, Poste Italiane, Rai, Sace, Sport e Salute, Stmicroelectronics.
Nell'ultima tornata di nomine il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti e il presidente del Consiglio Giorgia Meloni hanno nominato Flavio Cattaneo come amministratore delegato di Enel e Giuseppina di Foggia presidente di Terna. C'è stata poi la riconferma di Claudio Descalzi e Matteo Del Fante alla guida rispettivamente di Eni e Poste. Stefano Donnarumma è salito al vertice di FS. Mentre in Cassa depositi e prestiti è stato confermato l'amministratore delegato Dario Scannapieco. In linea di massima, quindi, anche nel 2025 si prevede qualche cambio, soprattutto in Sace dove i vertici ( l'amministratore delegato Alessandra Ricci) potrebbero cambiare, anche perché considerati vicini al centrosinistra. A quanto pare a Fratelli D'Italia spetterà la nomina del nuovo presidente, mentre l'amministratore delegato sarà scelto da Giorgetti.
Si cercano uomini di fiducia del Mef, ma si parla anche Federico Merola (amministratore delegato di Arpinge nonchè cognato dell'ex presidente della Corte Costituzionale Giuliano Amato) o di Bernardo Attolico (ex capo business di Sace vicino a centrodestra) ma in pista c'è anche Amedeo Teti, dirigente del Mimit. In Simest dovrebbe cambiare invece Pasquale Salzano, pronto a diventare ambasciatore del Marocco. In Fincantieri si attende l'operatività per la nomina a presidente di Biagio Mazzotta, dopo la scomparsa dell'ex presidente Claudio Graziano, mentre l’amministratore delegato Pierroberto Folgiero dovrebbe essere riconfermato. Traballano anche i vertici di Autostrade per l’Italia, dove però potrebbe essere riconfermato Roberto Tomasi che sta lavorando sul piano economico finanziario.
Già nel 2022, il centro studi Comar calcolava che le partecipate dal settore pubblico (ministeri, regioni, province, comuni, ecc.) erano in totale 8.510 (Istat, dicembre 2020) e, di queste, sono 6.085 le imprese partecipate dell’industria e dei servizi; le controllate sono 3.585, con 587.890 dipendenti. E’ il Mef ad esercitare il ruolo di gran lunga prevalente, sotto tutti i parametri economici, finanziari, occupazionali, con le sue 49 Società controllate, direttamente o indirettamente, con la Cassa depositi e prestiti (Comar non ha considerato le 11 Società dove Cassa depositi e prestiti non va oltre un controllo congiunto o un potere d’influenza, pur notevole, come Enciclopedia Treccani, Rocco Forte Hotels, Telecom Italia, Webuild, ecc.).
Considerando le sole 33 società industriali e di servizi del Mef, l’aggregato mostrava i seguenti dati (ultimi bilanci disponibili, al 31 dicembre 2020): fatturato di 193,5 miliardi di euro (in calo del 19,8% sui 241,4 miliardi del 2019); perdite per 4,2 miliardi di euro (mentre nel 2019 si erano avuti utili per 7,1 miliardi); 461.394 dipendenti (in diminuzione del 2,3% sui 472.344 del 2019); debiti finanziari per 165,1 miliardi (in aumento del 5,1% sui 157 miliardi del 2019); ormai superiori all’85,3% del fatturato (nel 2019 il rapporto era del 65%). Di queste 33 Società industriali e di servizi, 12 sono quotate in Borsa (Enav, Enel, Eni, Fincantieri, Leonardo, Italgas, Poste Italiane, Rai Way, Saipem, Snam, Stmicroelectronics, Terna), per una capitalizzazione che a fine dicembre 2021 era di 178 miliardi di euro, il 23,16% del valore complessivo; di quasi 10 miliardi superiore sui 168,4 miliardi a fine dicembre 2020. A queste 12, si aggiungono 2 Società che hanno strumenti finanziari quotati (Ferrovie dello Stato e Rai).
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Si incomincia a parlare delle scadenze nelle partecipate statali di maggio. Giancarlo Giorgetti e Giorgia Meloni alle prese con i rinnovi di Sace, Snam, Fincantieri e Italgas nominati dal governo dell'ex numero uno della Bce nel 2022. All'epoca furono assegnate più di 600 poltrone, tra consigli di amministrazione e collegi sindacali.È ancora presto per parlarne, ma nelle ultime settimane sta iniziando a montare un certo interesse per la tornata di nomine nelle partecipate pubbliche di primavera. Sarà uno degli appuntamenti di rilievo del 2025, anche perché vanno in scadenza diverse aziende statali che furono rinnovate nel 2022 durante la reggenza del governo Draghi, all'uscita dalla pandemia quando Partito democratico e Movimento 5 Stelle contavano ancora qualcosa. Non c'è ancora un'esatta stima del numero di poltrone e incarichi in scadenza, sarà il Mef a fissarla nei prossimi mesi. Secondo Repubblica, gli incarichi che dovranno essere rinnovati sono 400, ma il centro studi Comar, massima autorità sul tema, nel 2022 parlava di almeno 600 incarichi tra consiglieri e collegi sindacali. Del resto nel 2022 si usciva dalla pandemia, dagli anni del governo giallorosso di Giuseppe Conte e Mario Draghi di sicuro tenne in considerazione il centrosinistra nello smistamento di incarichi e poltrone. Ora la tornata di nomine sarà anche un buon termometro delle forze e degli umori interni alla maggioranza di governo. All'epoca i riflettori erano puntati su Invitalia, ex avamposto di Domenico Arcuri dove arrivò poi Bernardo Mattarella (nipote del presidente della Repubblica) che dopo quattro anni è in procinto di essere riconfermato. Nel 2022 furono anche rinnovati i vertici di Snam, Italgas e Fincantieri. Delle centinaia di poltrone in scadenza, almeno 15 sono controllate direttamente dal Mef mentre le altre sono controllate indirette attraverso le sue capogruppo Amco, Banca Mps, Cassa Depositi e Prestiti, Enav, Enel, Eni, Eur, Ferrovie dello Stato, Invitalia, Istituto Poligrafico Zecca dello Stato, Leonardo, Poste Italiane, Rai, Sace, Sport e Salute, Stmicroelectronics. Nell'ultima tornata di nomine il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti e il presidente del Consiglio Giorgia Meloni hanno nominato Flavio Cattaneo come amministratore delegato di Enel e Giuseppina di Foggia presidente di Terna. C'è stata poi la riconferma di Claudio Descalzi e Matteo Del Fante alla guida rispettivamente di Eni e Poste. Stefano Donnarumma è salito al vertice di FS. Mentre in Cassa depositi e prestiti è stato confermato l'amministratore delegato Dario Scannapieco. In linea di massima, quindi, anche nel 2025 si prevede qualche cambio, soprattutto in Sace dove i vertici ( l'amministratore delegato Alessandra Ricci) potrebbero cambiare, anche perché considerati vicini al centrosinistra. A quanto pare a Fratelli D'Italia spetterà la nomina del nuovo presidente, mentre l'amministratore delegato sarà scelto da Giorgetti. Si cercano uomini di fiducia del Mef, ma si parla anche Federico Merola (amministratore delegato di Arpinge nonchè cognato dell'ex presidente della Corte Costituzionale Giuliano Amato) o di Bernardo Attolico (ex capo business di Sace vicino a centrodestra) ma in pista c'è anche Amedeo Teti, dirigente del Mimit. In Simest dovrebbe cambiare invece Pasquale Salzano, pronto a diventare ambasciatore del Marocco. In Fincantieri si attende l'operatività per la nomina a presidente di Biagio Mazzotta, dopo la scomparsa dell'ex presidente Claudio Graziano, mentre l’amministratore delegato Pierroberto Folgiero dovrebbe essere riconfermato. Traballano anche i vertici di Autostrade per l’Italia, dove però potrebbe essere riconfermato Roberto Tomasi che sta lavorando sul piano economico finanziario. Già nel 2022, il centro studi Comar calcolava che le partecipate dal settore pubblico (ministeri, regioni, province, comuni, ecc.) erano in totale 8.510 (Istat, dicembre 2020) e, di queste, sono 6.085 le imprese partecipate dell’industria e dei servizi; le controllate sono 3.585, con 587.890 dipendenti. E’ il Mef ad esercitare il ruolo di gran lunga prevalente, sotto tutti i parametri economici, finanziari, occupazionali, con le sue 49 Società controllate, direttamente o indirettamente, con la Cassa depositi e prestiti (Comar non ha considerato le 11 Società dove Cassa depositi e prestiti non va oltre un controllo congiunto o un potere d’influenza, pur notevole, come Enciclopedia Treccani, Rocco Forte Hotels, Telecom Italia, Webuild, ecc.).Considerando le sole 33 società industriali e di servizi del Mef, l’aggregato mostrava i seguenti dati (ultimi bilanci disponibili, al 31 dicembre 2020): fatturato di 193,5 miliardi di euro (in calo del 19,8% sui 241,4 miliardi del 2019); perdite per 4,2 miliardi di euro (mentre nel 2019 si erano avuti utili per 7,1 miliardi); 461.394 dipendenti (in diminuzione del 2,3% sui 472.344 del 2019); debiti finanziari per 165,1 miliardi (in aumento del 5,1% sui 157 miliardi del 2019); ormai superiori all’85,3% del fatturato (nel 2019 il rapporto era del 65%). Di queste 33 Società industriali e di servizi, 12 sono quotate in Borsa (Enav, Enel, Eni, Fincantieri, Leonardo, Italgas, Poste Italiane, Rai Way, Saipem, Snam, Stmicroelectronics, Terna), per una capitalizzazione che a fine dicembre 2021 era di 178 miliardi di euro, il 23,16% del valore complessivo; di quasi 10 miliardi superiore sui 168,4 miliardi a fine dicembre 2020. A queste 12, si aggiungono 2 Società che hanno strumenti finanziari quotati (Ferrovie dello Stato e Rai).
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Il quadro resta favorevole anche per il comparto artigiano, che mostra continuità e resilienza: produzione in crescita dello 0,3%, fatturato al +0,2% e ordini esteri in aumento dello 0,7%. Numeri che confermano la capacità delle imprese lombarde, grandi e piccole, di generare valore anche in una fase segnata da tensioni geopolitiche, volatilità dei mercati e rincari delle materie prime.
Su base annua, la Lombardia continua a distinguersi per performance superiori alla media europea. La produzione industriale cresce del 2,4%, mentre l’artigianato segna un +2,0%. Ancora più significativa la dinamica del fatturato: +2,8% per l’industria e +1,9% per l’artigianato. L’export resta uno dei principali punti di forza, con il 38,9% del fatturato industriale realizzato sui mercati internazionali, mentre la domanda interna si rafforza con ordini industriali in aumento del 3,2% rispetto allo stesso periodo del 2025.
Positivi anche i dati occupazionali: nell’industria il saldo tra ingressi e uscite torna favorevole (+0,4%), mentre nell’artigianato raggiunge il +0,8%. Resta contenuto il ricorso alla Cassa integrazione, a conferma della buona tenuta complessiva del sistema produttivo lombardo.
La crescita appare diffusa in diversi settori manifatturieri. Nell’industria spiccano mezzi di trasporto, legno-arredo, siderurgia, meccanica e sistema moda ad alto valore aggiunto. Nell’artigianato risultano in espansione alimentare, tessile, carta-stampa e manifatture innovative.
Restano, però, forti elementi di preoccupazione. «Teniamo duro ma non è facile», ha detto l’assessore allo Sviluppo Economico di Regione Lombardia, Guido Guidesi, «ora o c’è un cambiamento radicale rispetto ai vincoli europei e al protagonismo dei territori o rischiamo veramente di uscire dalla competitività».
Sulla stessa linea Gian Domenico Auricchio: «I numeri di questo primo trimestre confermano la tenuta e la forza del nostro sistema produttivo. In uno scenario internazionale complesso, la Lombardia continua a dimostrare competitività, capacità di esportazione e grande qualità manifatturiera».
Più cauto Giuseppe Pasini, presidente di Confindustria Lombardia, secondo cui «il 2026 per le imprese si prefigura duro e ricco di incognite». Pasini richiama l’attenzione su guerre, crisi permanenti, prezzi delle materie prime e costi energetici, sottolineando che «chi controlla l’energia e le materie prime controlla la crescita».
Dubbi condivisi anche dal mondo artigiano. «Le principali preoccupazioni degli artigiani, in questo momento, sono sicuramente l’impennata dei costi energetici e dei prezzi delle materie prime in questo contesto di crisi internazionali», ha dichiarato Stefano Fugazza, presidente Unione artigiani Lombardia.
Il quadro complessivo conferma, dunque, una Lombardia ancora forte, competitiva e proiettata sui mercati esteri, ma chiamata ad affrontare nodi strutturali decisivi: energia, materie prime, credito, competenze e ricambio generazionale.
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La Commissione Ue sta preparando l’ennesimo giro di vite sul tabacco con una revisione della direttiva europea (Tpd), il quadro normativo che disciplina sigarette e nuovi prodotti senza combustione. Il primo passo è stato già fatto, con l’avvio della consultazione pubblica. Il punto di partenza è però controverso. L’Evaluation Report pubblicato dalla Commissione, che dovrebbe fornire una valutazione oggettiva delle regole attuali, è stato oggetto di rilievi interni: il Regulatory Scrutiny Board ha infatti espresso un parere negativo su una sua versione preliminare, segnalando l’uso di evidenze incomplete e selettive. Il che fa sorgere il sospetto che dietro a questa partita le motivazioni siano più politiche che altro. A conferma di questo c’è l’assenza, nel dibattito europeo, della valutazione dell’impatto che misure più restrittive avrebbero su un settore pesante nell’economia dell’Unione. È quello che è accaduto quando si è dichiarata guerra all’auto a combustione senza mettere in conto che avrebbe annientato l’industria competitiva europea e aperto le porte ai giganti cinesi del motore elettrico.
Il protocollo è simile: più restrizioni e più divieti con l’aggravante di mettere sullo stesso piano prodotti diversi, con una omogeneità regolatoria. Nel dettaglio, la Commissione sembra orientata a trattare allo stesso modo le sigarette tradizionali, quelle che bruciano il tabacco e producono fumo e i prodotti alternativi come sigarette elettroniche, dispositivi a tabacco riscaldato o prodotti a base di nicotina orale, che non prevedono combustione e quindi presentano profili di rischio differenti. Le conseguenze di questa strategia sarebbero un boomerang per il settore. Il rischio è l’espansione del mercato illecito, già oggi un fenomeno massiccio: miliardi di sigarette illegali circolano ogni anno in Europa, con perdite fiscali stimate nell’ordine di decine di miliardi.
C’è anche un altro aspetto che i regolatori di Bruxelles non tengono presente, ovvero che i prodotti alternativi sono sempre più usati dai consumatori per abbandonare la dipendenza dalle sigarette tradizionali in modo anche totale. Eppure il dibattito europeo tende a non distinguere pienamente tra le diverse categorie di prodotti, mettendo in secondo piano il principio di proporzionalità basato sul rischio. Il rischio è di non centrare gli obiettivi dichiarati. La prevalenza del fumo nell’Ue resta intorno al 24,6% e, secondo le attuali proiezioni, è destinata a scendere solo gradualmente nei prossimi anni, restando ben lontana dal target del 5%. Non per mancanza di norme, ma per l’inefficacia di un approccio che non incide sulle dinamiche reali dei consumatori. C’è uno iato tra la politica di Bruxelles e la realtà del fumo.
In Europa c’è chi si muove diversamente e con risultati concreti. La Svezia ha adottato politiche che hanno consentito la diffusione di prodotti alternativi al consumo di sigarette e il numero di fumatori si è ridotto a livelli inferiori al 5%.
La Commissione però con l’avvio della consultazione, intende andare avanti. Resta da capire se sarà disposta a integrare realmente dati ed evidenze, oppure se la revisione della direttiva seguirà un percorso già tracciato, con il rischio di ripetere contraddizioni e limiti già emersi.
In Italia, tutta la filiera del tabacco è in allarme e anche la sinistra fa fronte comune con il governo sollecitando un intervento sulla Commissione Ue. Ieri si è riunito il tavolo permanente dell’Emilia-Romagna per il comparto tabacco (avviato l’anno corso su iniziativa del vicepresidente della Regione, Vincenzo Colla, e dell’assessore regionale al Lavoro, Giovanni Paglia) a cui partecipa la Regione, i sindacati e le imprese del settore, e al termine dell’incontro è partita una richiesta di presa di posizione decisa dell’Italia a Bruxelles, con un intervento urgente del governo con le istituzioni europee, affinché «venga scongiurata la presentazione di una proposta di revisione in una fase già segnata da una complessa congiuntura economica e internazionale». Tutti concordano sul fatto che «se la Commissione dovesse andare avanti in questa direzione, si metterebbe a rischio un comparto strategico, fatto di agricoltura, manifattura avanzata, ricerca e innovazione, con conseguenze su occupazione, investimenti ed export nazionali».
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Ecco #DimmiLaVerità del 26 maggio 2026. Con l'esperto di geopolitica Daniele Ruvinetti commentiamo gli sviluppi preoccupanti della guerra in Iran.
Il centrodestra isola il generale Roberto Vannacci e snobba i suoi sondaggi in crescita (il partito Futuro nazionale ha raggiunto quota 60.000 iscritti in tre mesi, un numero enorme). Così, però, Forza Italia, Lega e Fratelli d'Italia rischiano di regalargli voti e spianargli la strada per correre da solo. A meno che il loro obiettivo non sia imbarcare il poco affidabile Carlo Calenda.