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Il «perdono» talebano e gli appetiti cinesi

Il «perdono» talebano e gli appetiti cinesi
Costfoto/Barcroft Media via Getty Images
  • I nuovi padroni dell'Afghanistan ostentano spirito di riconciliazione: «Perdono per i nemici e diritti alle donne (nella sharia)». Intanto, però, nel loro quartier generale c'è Khalil Al Rahman Haqqani, spietato terrorista della rete creata da Bin Laden.
  • Una regione per sei padrini. Dopo la fuga americana l'Afghanistan fa gola a molti. Russia, Cina, Iran, Qatar, Turchia e Pakistan corteggiano il governo fondamentalista. È in particolare Pechino a puntare le riserve di minerali di cui è ricco quel sottosuolo.

Lo speciale comprende due articoli.

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Strategia Landini: farsi precettare per «vendere» l’allarme democratico
Maurizio Landini (Ansa)
La commissione di garanzia aveva proposto date alternative per lo sciopero dei trasporti aerei, ma Cgil & C. hanno aspettato lo scontro con Salvini prima di cambiare giorno. Obiettivo: parlare di compressione dei diritti.

Cronaca di una precettazione fortemente voluta. Il tira e molla andato in scena venerdì tra il ministro dei Trasporti Matteo Salvini e i sindacati, che poi vuol dire la Cgil di Maurizio Landini, sullo sciopero dei voli in pieno periodo olimpico, non è che l’ennesima puntata di una saga che va avanti da mesi e sta oggettivamente nauseando gli italiani.

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Altri sabotaggi ai treni, Italia spezzata in due
Ansa
Colpite nuovamente le linee dell’Alta velocità che si diramano da Roma, in particolare quelle in direzione Napoli e Firenze. Fs: «Hanno bruciato dei cavi, c’è dolo». Ritardi fino a 190 minuti e cancellazioni. Indaga la Digos. Salvini: «Atti criminali».

Ormai sembra quasi un appuntamento ricorrente. A distanza di una settimana esatta dagli attentati alla linea ferroviaria dell’Alta velocità nei pressi di Bologna, un nuovo sabato di passione ha colpito i viaggiatori, ancora una volta alle prese con episodi di sabotaggio che hanno portato a ritardi smisurati.

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Questa Cei che predica per il No crea imbarazzo nel mondo cattolico
Il presidente della Cei Matteo Maria Zuppi e il vice Francesco Savino (Imagoeconomica)
Dopo gli appelli poco fraintendibili di Zuppi e la prossima partecipazione del vice Savino al congresso di Md, «Avvenire» prova a salvare la faccia: «I vescovi non entrano nella campagna». Ma ormai è tardi.

Ai bravi colleghi di Avvenire, a cui va tutta la nostra solidarietà, è toccato di scodellare in pagina un titolo autobiografico: «Referendum, campagna confusa». Ineccepibile sul piano formale, ma sintomatico. Il fatto è che a essere confusa non è la campagna sul referendum in generale, ma precisamente quella che sta conducendo da giorni la Conferenza episcopale italiana, e al quotidiano dei vescovi tocca l’ingrato e imbarazzante compito di provare a mettere ordine. Compito ovviamente destinato a fallire perché impossibile da portare a termine.

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