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Il «perdono» talebano e gli appetiti cinesi

Il «perdono» talebano e gli appetiti cinesi
Costfoto/Barcroft Media via Getty Images
  • I nuovi padroni dell'Afghanistan ostentano spirito di riconciliazione: «Perdono per i nemici e diritti alle donne (nella sharia)». Intanto, però, nel loro quartier generale c'è Khalil Al Rahman Haqqani, spietato terrorista della rete creata da Bin Laden.
  • Una regione per sei padrini. Dopo la fuga americana l'Afghanistan fa gola a molti. Russia, Cina, Iran, Qatar, Turchia e Pakistan corteggiano il governo fondamentalista. È in particolare Pechino a puntare le riserve di minerali di cui è ricco quel sottosuolo.

Lo speciale comprende due articoli.

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Il sindacato dei giudici rischia la bancarotta
Cesare Parodi (Imagoeconomica)
Il ministero, su richiesta di Fi, chiede trasparenza su chi paga il comitato del No. Il sindacato fa muro, coperto dalla sinistra.

Bilanci non pubblicati e finanziatori anonimi. L’Associazione nazionale magistrati, il sindacato delle toghe, non brilla per trasparenza. E per questo è finita nel mirino del governo a causa della raccolta fondi del comitato «Giusto dire no», che è una sorta di costola dell’Anm e sostiene la campagna referendaria. Sul suo sito è possibile fare donazioni da 10-20-50-100 euro dichiarando di «non ricoprire attualmente incarichi politici e di partecipare alla donazione in qualità di privato cittadino» e di avere preso visione dell’informativa sulla privacy. In cui è espressamente evidenziato che «non è prevista alcuna forma di diffusione dei dati» dei finanziatori.

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Agli ultra il daspo, ai violenti rossi niente
Ansa
Daspo all’ultrà interista che ha lanciato un petardo contro il portiere della Cremonese: eventi sportivi vietati per quattro anni. Meno rigore con i violenti di piazza che hanno assaltato e ferito gli agenti. La sinistra li difende: l’idea del fermo sarebbe liberticida.
Non sono un esperto di fuochi d’artificio, però ieri ho imparato una cosa: non tutti i petardi sono uguali. La differenza sta in chi li lancia e soprattutto in chi li riceve. Se per esempio il mortaretto è sparato da un ultras contro un calciatore mentre

è in corso una partita di calcio, non soltanto l’hooligan rischia l’arresto, ma in un battibaleno la giustizia lo «condanna» a quattro anni di Daspo, proibendogli l’accesso allo stadio. Se invece la bomba carta è lanciata contro le forze dell’ordine durante una manifestazione, come si è visto a Torino e Milano, al massimo si rischia un buffetto.

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Il piccolo Tommaso non si arrende. Oggi si deciderà sul nuovo trapianto
Ansa
La mamma: «Mi hanno confermato che rimane ancora operabile. Sta combattendo come un guerriero». Ma il quadro resta critico.

Patrizia Mercolino «non molla» e non lascia un attimo da solo Tommaso, il suo piccolino che sta lottando come «un guerriero» in quel lettino di ospedale. Il passare delle ore diventa cruciale per il futuro del bimbo di appena due anni ricoverato in coma farmacologico nel reparto di Terapia intensiva dell’ospedale Monaldi di Napoli dopo aver subito il trapianto di un cuore «bruciato».

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Gratteri scorda che sono «per bene» molti imputati
Marco Sorbara (Ansa)
Per screditare la riforma, Gratteri sostiene che la appoggiano indagati e processati. Ma le cronache sono piene di innocenti finiti in cella ingiustamente. Il caso di Marco Sorbara (909 giorni di prigionia) è esemplare.

Ripartiamo dalla grammatica secondo Gratteri, quella che - ipse dixit - lo assolverebbe. «Per il No voteranno le persone perbene» e tanto basta per avere chiaro che in una dicotomia «buoni e cattivi», coloro che voteranno Sì non sono persone per bene: la lingua italiana non è una convenzione borghese. Dunque coloro che voteranno Sì sono dei farabutti, con tonalità più o meno intense: «Indagati, imputati, massonerie deviate e centri di potere». E già qui uno dovrebbe opporre al magistrato la seguente domanda: e da quando un indagato o anche un imputato è una persona non per bene? «Io parlavo della Calabria», ha poi tentato di minimizzare, come se la Calabria fosse un mondo a sé o facendo finta di non sapere che quella regione si porta dietro una serie di pregiudizi che si estendono oltre la regione.

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